lunedì 18 giugno 2018

Il profumo bruciò i suoi occhi

prima muore il padre in un incidente d’auto (ma erano già mesi che non dava sue notizie), poi è il nonno ad avere un attacco di cuore. Matthew si occupa della madre, caduta in un grave stato depressivo, finché lei non si riscuote e decide di usare i soldi dell’eredità per trasferirsi a Manhattan. Il diciassettenne cresciuto nel Queens si trova proiettato in un mondo diverso e scopre che nel sontuoso palazzo in cui vanno ad abitare c’è un inquilino straordinario: si tratta di Lou Reed. Siamo nel 1976 e il romanzo di di Michael Imperioli Il profumo bruciò i suoi occhi, pubblicato da Neri Pozza nella traduzione di Serena Prina, racconta l’incontra il giovane in difficoltà e l’artista maledetto che lo prende in simpatia. Tra gli impegni scolastici e le uscite notturne insieme a Lou Reed,  Matthew ha il tempo di innamorarsi perdutamente di una compagna di scuola bella intelligente e tenebrosa, Veronica, che lo coinvolge in una sordida avventura. Il debutto narrativo di Michael Imperioli, attore e sceneggiatore della serie I soprano è un romanzo di formazione sui generis, pieno di cupezze, ma illuminato dal fascino bizzarro di un personaggio molto amato dallo scrittore e dal suo protagonista. 

domenica 17 giugno 2018

A Quiet Passion

non era facile raccontare una vita, come quella di Emily Dickinson, che si è svolta tutta tra le pareti domestiche. Terence Davis in A Quite Passion si affida soprattutto alla bravura della sua interprete Cynthia Nixon (capace di apparire seducente e poi spenta, rigidissima e piena di animazione), alla forza dei dialoghi e alla bellezza dalle poesie recitate fuori campo. La Dickinson raccontata in questo film è dapprima una ragazza che si schiera contro il conformismo religioso a scuola, poi una femminista ante litteram che denuncia le costrizioni subite dalle donne, ma è soprattutto un’artista che si consacra con piena consapevolezza alla sua arte, riducendo a zero le distrazioni e trovando nei propri familiari il guscio protettivo entro cui ripararsi dal mondo. Il rapporto con il padre, che ogni tanto si scontra con lei ma che la ama e la sostiene; con la sorella che è la sua più grande ammiratrice; con la debole madre bisognosa di cure; con il fratello e sua moglie sono tutto quello di cui Emily si nutre; ci sono anche un’amica arguta e un reverendo che fa bei sermoni, ma la loro presenza è transitoria nella vita della protagonista, come lei stessa dolorosamente ammette. La rinuncia all’amore non le pesa, mentre le piacerebbe moltissimo vedere pubblicate le sue poesie; della stima dei posteri non sa che farsene. Non un film per le masse, ma ai dickinsoniani non può non piacere.

sabato 16 giugno 2018

La terra dell'abbastanza

firmano La Terra dell’abbastanza come Fratelli D’Innocenzo, Damiano e Fabio D'Innocenzo, gemelli trentenni di Tor Bella Monaca perché volevano un nome “da officina meccanica o da pastificio”. Il film ha una trama semplice, inesorabile, e neppure una sbavatura. La prima volta che li vediamo Manolo e Mirko sono in macchina, mangiano sgangheratamente panini con scarola, ridono e si lamentano della scuola alberghiera. È notte e Mirko, non vedendo l’uomo che furtivo attraversa la strada, lo investe. I due decidono di scappare e di raccontare tutto al padre di Manolo. Questo (Max Tortora, per una volta efficace e misurato) prima li esorta a non dire niente a nessuno, poi, quando scopre per caso che l’ucciso era un informatore ricercato dal boss locale, gongola per l’occasione che ha il figlio di venir accettato dal clan. Manolo diventa un delinquente e Mirko lo segue a ruota, entusiasta dei soldi facili e non troppo a disagio con la pistola in mano. La loro discesa agli inferi è raccontata attraverso momenti emblematici: Mirko perde la confidenza con la giovane madre a cui era legatissimo e perde il rapporto con la fidanzata perché non riesce più fare l’amore con lei dopo aver passato la giornata a distribuire preservativi alle ragazze che si prostituiscono. Una fotografia livida, primi piani strettissimi. La gioventù criminale è stata raccontata in tanti modi: i D'Innocenzo scelgono il punto di vista di due che si perdono per colpa del caso e della loro amicizia.

venerdì 15 giugno 2018

La metà di bosco

di Laura Pugno mi piace la chiarezza della scrittura. La prima parte del suo nuovo libro, La metà del bosco(Marsilio), che racconta di Salvo, giovane medico insonne costretto dal suo primario a prendersi una vacanza perché non dormendo non si regge più in piedi, l’ho divorata. Salvo accoglie l’invito del suo amico Kostas ad andare in un’isola greca vicino Rodi dove lui ha una casa; ci sono stati insieme da ragazzi, lì troverà Nikos, il nipote sedicenne di questo e l’ex cognata Magdalini, ora incinta di un ricco tedesco. Arrivato a Halki, Salvo riprende a fare lunghi sonni e la compagnia di Nikos e della sua ragazza Cora lo rallegra. Decide di lasciarli soli per un po’ e quando torna da una breve gita scopre che Cora è morta. Questa parte è caratterizzata da uno stile realistico e da un’atmosfera sospesa; c’è il problema di Salvo che si risolve d’incanto e c’è la Grecia dimessa della crisi economica (traghetti cancellati, sviluppo del turismo arrestato). Poi il libro prende un’altra piega: Pugno non è interessata a far luce sul delitto di Cora ma sullo shock di chi è rimasto in vita. Salvo si troverà coinvolto in un breve soggiorno nell’isoletta mezza secca e mezza boscosa di Krev in cui convergono tutti i personaggi della storia, compresa Cora o meglio il suo fantasma. Da sempre nella sua narrativa Pugno attraversa il confine tra realtà e immaginazione, affidando all’elemento naturale poteri speciali. Sarà il mio eccesso di razionalismo, ma su questa strada fatico a seguirla.

giovedì 14 giugno 2018

di stanchezza in stanchezza

non ho fatto in tempo a riprendermi dalla fatica delle Tremiti che mi è toccata la serata a casa Bellonci (più riposante scalare un monte insieme a cento ragazzini che pescare ospiti per la diretta facebook in un appartamento stipato di persone che bevono mangiano chiacchierano). Il tutto con il figlio in fase recriminatoria (perché non lo finanzio come vorrebbe, perché non gli riempio il frigo come vorrebbe, perché non lo lodo come vorrebbe) e una fila di scrittori che preme alle porte. Oggi dopo la puntualissima Bonvicini delle quattro, ho fatto l'esperienza di aspettare Marianne Jeaglé che doveva arrivare all'aeroporto alle cinque fino alle sette e mezza: lei deliziosa e il suo libro sugli ultimi due anni di Van Gogh molto interessante, ma sbarellavo dalla stanchezza. E fa un caldo...

martedì 12 giugno 2018

la festa

non so chi abbia avuto l'idea della festa estiva per Pietro: è una bella idea, è bello che sua moglie, i suoi amici si ritrovino insieme per parlare di lui, per bere, piangere e ridere ricordando com'era. Ora che Alba mi ha invitato, la tentazione di partire giovedì prossimo per Milano è forte, lui era parte integrante della mia vita e ne è uscito all'improvviso lasciandomi il trauma di non avere più su di me la sua grande ombra protettiva; mi piacerebbe tanto sentirlo aleggiare nell'aria, anche solo per una sera. Non andrò, non ce la posso fare. Mi tengo stretta il mio Pietro, lo sconforto della sua mancanza. Lui non approva, ma mi vuole bene lo stesso.