domenica 18 novembre 2018

Widows

in Widows, il regista Steve McQueen non racconta solo la rapina organizzata da tre vedove di criminali per risollevarsi dai problemi economici ereditati dai mariti (spettacolarmente saltati in aria dopo un colpo), offre anche un ritratto dell’America di oggi e non è un ritratto confortante. Siamo a Chicago e due uomini si contendono il diciottesimo distretto: il primo, bianco, appartiene a una famiglia che da sempre detiene quella carica e oscilla tra l’odio verso il padre, il desiderio di dimostrare il suo valore e il cinismo di chi vuole vincere a tutti i costi; il secondo, nero, è un orrendo criminale che aspira a una vita più comoda come politico. Oltre alla violenza diffusa (poliziotti e sgherri dei politici uccidono e picchiano impuniti), c’è un diffuso darsi da fare per fregare gli altri, anche i più stretti congiunti. Si salvano le tre donne, le uniche a restare umane nonostante tutto. Un po’ troppo lungo e inzeppato di temi ma originale e pungente.

sabato 17 novembre 2018

il ritorno anticipato

alle tre, mentre mi preparavo ad uscire per andare al cinema, ho sentito il citofono; ho aperto la porta pensando che fossero Tommaso e Giulia e mi sono trovata davanti il marito. Non sei contenta di vedermi, ho anticipato il ritorno perché avevo voglia di vederti. Un vero squilibrato. Io più squilibrata di lui ho lasciato che venisse a cena con i ragazzi (dopo aver pensato e scritto, non capiterà più). La paura dell'operazione gli ha fatto diventare i capelli grigi. Con qualcuno se la deve prendere, con chi meglio che con me. Mi vuole, non mi vuole: non lo sa neanche lui. Attento che tira oggi tira domani, l'incantesimo finisce, la bella addormentata si sveglia e se ne va.

To Chesil Beach

qualcuno dica a Ian McEwan che gli spettatori cinematografici sono come i lettori, amano il non detto e non sopportano la spiegazione finale. Comunque, tolte le ultime scene pleonastiche, Chesil Beach di Dominic Cooke, tratto dall'omonimo libro di McEwan e da lui stesso sceneggiato, mi è piaciuto molto. Non era facile riprodurre sullo schermo il dolore e la delusione provata durante la prima notte di nozze da un ragazzo e una ragazza arrivati entrambi vergini al matrimonio nell'Inghilterra del 1962. Edward e Florence sono belli, intelligenti, dotati; lui si è laureato in storia, lei è una musicista. Attraverso ben orchestrati flash back scopriamo che si sono piaciuti al primo incontro, hanno passato insieme giorni felici e ognuno di loro prova un forte desiderio di lasciare la famiglia d'origine: Edward ha una mamma cerebrolesa che passa il tempo a dipingere, Florence dei genitori freddi e meschini. Quella notte, nell'albergo sulla spiaggia, però va tutto storto: i camerieri sono invadenti, lui è impacciatissimo, lei rigidissima. Anni prima, quando sposarsi era una condanna a vita, sarebbero rimasti insieme comunque, anni dopo sarebbe stato inconcepibile affrontare il sesso con tanta impreparazione: i due sono vittime di un periodo di passaggio, oltre che del reciproco orgoglio. Grande l'interpretazione di Saorse Ronan che dona alla sua Florence il giusto mix di dolcezza e testardaggine.

quello che hai perso

mio nipote Tommaso è venuto a Roma con la fidanzata, si ferma due notti da me. Ieri sera siamo andati a mangiare con mio padre in un ristorante di Prati. La cena è stata carina, Giulia che è sveglia, anche se non parla molto italiano, lo capisce, e si si è fatta grandi risate di fronte alle uscite del nonno. Uscendo da lì, mentre tornavo verso casa, mi è piombata addosso una tristezza infinita. Ho pensato a tutte le volte in cui sono stata in quel ristorante con il marito. Insieme ai figli, alla suocera, a suo fratello, a mia sorella, volte in cui davo per scontato che lui ci fosse. Ho pensato che non ci andremo più insieme e mi sono sentita malissimo. Il dolore era così intenso che mi sembrava di non poterlo sopportare. Invece si sopporta tutto: ho scambiato due-tre messaggi con la figlia che è stata molto affettuosa, mi sono fatta una tisana e sono andata a dormire.

venerdì 16 novembre 2018

l'omaggio

mentre torno a casa in macchina ricevo una telefonata da un call center. Il tizio molto educato con accento del Nord mi dice che rispondendo a un sondaggio lampo l'altro giorno (Cambia canale quando c'è la pubblicità in tv? Sì, Molte grazie) ho vinto un premio. Domenica posso ritirarlo in un hotel romano: un apple watch, un fornetto elettrico, un frullatore o un misurapressione a mia scelta. L'unica condizione è che ci vada insieme a mio marito. Allora niente premio gli dico, mentre mi sale il magone (per il marito, non certo per il premio). Il tizio, a cui preme molto che io vada all'appuntamento, cambia in corsa le regole: può andarci anche da sola, gli uomini non possono ritirare senza le mogli, le donne sì. Gli rispondo che non m'interessa comunque, lui si adombra, lo saluto e metto giù. Se fosse stato un po' più simpatico gli avrei raccontato le mie traversie amorose.

giovedì 15 novembre 2018

Le più fortunate

Julianne Pachico è nata in Inghilterra ma cresciuta in Colombia ed è la Colombia violenta e imprevedibile degli ultimi anni la protagonista del suo libro Le più fortunate (tradotto da Teresa Ciuffoletti per Sur): undici racconti che rappresentano un unico affresco con personaggi ricorrenti. Bellissimi e terribilmente inquietanti il primo e il secondo: un’adolescente decide di non partire per il ponte con i genitori e il fratello, pregustando un week end di libertà, e poi finisce barricata in casa con un uomo minaccioso alla porta senza contatti con il mondo esterno; un professore americano, tenuto prigioniero per cinque anni insegna Amleto ai sassi e alle felci per non impazzire. Negli altri racconti il punto di vista si frantuma, gli stili letterari si moltiplicano: Pachico sfida il lettore a trovare il bandolo della matassa. Ricorre il ricordo di ricche feste tra ragazze, ricordo inquinato dalla crudeltà verso la compagna grassa: non c’è posto per l’idillio in questi spaccati di vita dove una realtà nerissima si confonde con un’immaginazione altrettanto inquietante. Nell’ultimo racconto un giornalista a cui sono state mozzate tre dita torna con la fidanzata in Colombia per scrivere un articolo dal titolo: "La possibilità di un’economia di pace in Colombia. Come la possibile fine del conflitto decennale e il raggiungimento della stabilità economica rappresenteranno un modello per altri paesi negli anni a venire". Chissà se Pachico ci crede a questa possibilità.