mercoledì 20 marzo 2019

parossismo intervistatorio

oltre a caricare sul sito le undici interviste fatte a Libri Come, questa settimana ho incontrato: una scrittrice siciliana che si è presentata da me con un dono; un collega emozionato che ha curato una nuova edizione di un importante autore del Novecento; un giornalista a cui ho dovuto strappare tre battute prima della sua affollata presentazione romana; il simpatico libraio di Scampia che ha scritto una raccolta di racconti sui perdenti. Ho pure delle amiche che vanno a vedersi le mie interviste e me le commentano: che voglio di più?

lunedì 18 marzo 2019

i benefici del viaggio

è stato un bell'azzardo prenotare il volo per il Marocco. Non l'avrei mai fatto se la proposta di Francesca di unirmi a lei e ad altre due sue amiche non mi fosse arrivata mentre ero dalla figlia a Milano, che ha subito preso l'iniziativa di prenotare con Rynair. Così sabato parto conoscendo una compagna di viaggio su tre e con una vaghissima idea dell'itinerario (so dove atterriamo e da dove ripartiamo, so che c'è un giro nel deserto). Però mi fa bene l'idea, scaccia altri pensieri, mi rende la routine più leggera. Sto stretta tra i video di Libri Come da caricare e i libri da leggere per la Fiera di Bologna che è subito dopo la vacanza: questa settimana niente serate davanti alle serie tv, solo lavoro e lavoro. Per il resto valigia leggera e il kindle come salvagente.

sabato 16 marzo 2019

I villeggianti

non poteva esserci film più aderente al mio umore stasera. Se mi fosse piaciuto bere mi sarei scolata una bottiglia, invece mi sono scolata tutta sola I villeggianti di Valeria Bruni Tedeschi e ne ho apprezzato ogni goccia. Perché stasera ero lei, che si aggrappava in mondo insensato a Riccardo Scamarcio (che impersonava il suo grande amore), non volendo credere al suo abbandono. Tornano in questo film le ossessioni che la regista e attrice ha ricavato dalla sua vita: il bellissimo giovane che l’ha lasciata; il fratello morto di Aids; la mamma che suona il pianoforte isolandosi dal mondo; la sorella (interpretata da una meravigliosamente vacua Valeria Golino) con velleità artistiche e marito detestabile. Poi c’è la servitù: un cuoco intraprendente che si scopa la sceneggiatrice solitaria; un cameriere esarcebato dai padroni affabili e squattrinati che ti trattano come uno di famiglia e non ti pagano gli straordinari. Il tutto raccontato con spietata leggerezza. Un bel film e un bell’antidoto alla voglia di piangersi addosso.

scontrosissima

non è che di solito ai festival io vada per socializzare, ma oggi a Libri Come ho superato me stessa. Appuntamento con l'operatore alle dodici ai cancelli: siamo sgusciati dentro il punto più nascosto dell'auditorium dove ci sono le foto degli scrittori e lì abbiamo piazzato il cavalletto e aspettato gli scrittori, niente ufficio stampa, niente saluti e baci. È arrivato Francesco, e ha fatto Francesco: si è fatto firmare la sua copia dei libri, ha fatto conversazione, ha lodato me e l'autore davanti a me, ha cercato di rendersi utile offrendosi di andare a prendermi cibo o bevande, si è sentito frustrato per i miei no ai suoi tentativi. Dall'auditorium siamo schizzati all'hotel Ritz, dove in ogni angolo si tenevano interviste. La minuscola soddisfazione di stupire con una domanda un po' meno banale delle altre, un po' più attinente al testo; per il resto sono troppo abituata alla chiacchiera distesa nel mio contesto casalingo per divertirmi a intervistare in fretta, in piedi, con rumori di fondo.

venerdì 15 marzo 2019

sulla soglia

dopo la prima settimana di stage la figlia imita le voci impostate delle persone che la circondano, riferisce discorsi interminabili sull'argomento diete e critica l'abitudine ad arrivare tardi al lavoro la mattina per uscire tardi la sera. Quanto ci metterà a diventare una di loro, a calarsi nel branco modaiolo milanese? Per ora è qui che ride con le sue amiche romane. Ride e controlla l'account istragram che le hanno affidato nel terrore di aver fatto un errore.

giovedì 14 marzo 2019

La bambina sulla banchisa

a nove anni Adélaïde ottiene dai suoi genitori il permesso di uscire da sola per una commissione. Vicino al portone di casa incontra un uomo che sale le scale con lei, la immobilizza, le infila le dita nella vagina, il pene in bocca. Traumatizzata, lei va dai genitori, racconta tutto, viene portata in commissariato per la denuncia. La bambina sulla banchisa di Adélaïde Bon, tradotto da Silvia Turato per e/o, è il racconto di quello che ha significato per l’autrice convivere con il ricordo della violenza e insieme provare disperatamente a negarne la portata. L’immagine ricorrente è quella delle meduse, dei loro tentacoli che la trascinano in basso. L’adolescenza e la giovinezza di  Adélaïde sono segnate da problemi sessuali, dalla bulimia, dall’abuso di sostanze, e a peggiorare il rapporto che ha con il suo corpo c’è un grave incidente in motorino. A ventun anni comincia una psicoterapia che andrà avanti per lungo tempo; il teatro è la sua passione ma ha difficoltà a gestire la sua voce. Trova l’amore, si sposa, fa un figlio, e anche la gravidanza e il parto sono momenti di grande sofferenza. L'anziano pedofilo seriale viene finalmente identificato e portato a processo: per  Adélaïde cambiare la sua testimonianza di allora, sostituire la parola molestie (che aveva rassicurato in qualche modo la sua famiglia) con la parola stupro è un passaggio fondamentale. Solo chiamando le cose per quello che sono riusciamo a liberarci dal loro peso, la negazione è un’ulteriore ferita.  La bambina sulla banchisa è una lunga discesa all’inferno, ma con risalita; la scrittura è una delle forme più efficaci di cura.