mercoledì 16 agosto 2017

da Boston a Sperlonga

un imbarco ultrarapido, sette ore di volo, un atterraggio in anticipo; Roma ci ha accolto con un caldo abbastanza simile a quello con cui l'avevano lasciata. Senza farmi abbattere dall'afa, ho portato a termine il mio piano: svuota la valigia di panni sporchi, sostituiscili con un carico di libri e computer (Mantova si avvicina, se non leggo come le faccio le interviste? domani devo assolutamente finire Il nudo e il morto che mi ha occupato e angosciato nel corso del viaggio americano), doccia, cibo e si riparte. Mi sono trascinata la valigia alla metropolitana, ho preso il treno e alla stazione di Fondi ho trovato entrambi i figli. Abbiamo poi nuotato insieme alla boa e stasera li ho portati a cena nel ristorante scelto da loro. Si festeggiava la partenza del figlio, ma li ho sentiti insolitamente protettivi nei miei confronti. Mentre io per mandar giù la sua assenza devo paragonare l'università con la guerra e sentirmi sollevata perché non va in prima linea, lui mi pare sereno e determinato. Come al solito, a rubare la scena è la figlia che sproloquia su tutto, ma la cena agli archi è stata davvero gradevole. Ho trovato una casa lercia che più lercia non potrebbe essere. Impareranno.

martedì 15 agosto 2017

ad Harvard con il magone

il pensiero dell'imminente partenza del figlio per Maastricht si è insinuato in una pausa del mio sonno, impedendomi di riaddormentarmi. Non la giornata migliore per andare a visitare una città universitaria: vedevo le coppie di genitori che accompagnavano i loro pargoli nei dormitori e dovevo trattenere i singhiozzi. Mi sono resa conto di aver sbagliato a cedere  alle richieste di tutti: a quella del figlio di lasciargli la casa libera al mare (passarci qualche giorno insieme mi avrebbe forse meno duro questo passaggio) e a quella del marito di essere lui solo ad accompagnarlo in macchina (ora sarebbe pronto a portare anche me, ma ci mancherebbe solo partire con loro e venir scaricata in un aeroporto per consentirgli di raggiungere gli innominabili in Croazia). Ho fatto un goffo tentativo di coinvolgere la figlia in un tour familiare dell'ultimo minuto e lei giustamente ha risposto che sta bene dove sta, al mare, e che suo fratello ha avuto modo di salutarlo in questi giorni. Se avessi dato più retta ai miei desideri forse non sarei stata così attanagliata dalla tristezza, ma la sostanza è che lui se ne va e io non sono pronta per niente.

la Boston dei musei

tra i musei di Boston ho scelto di visitare il Museum of Fine Arts (bellissimo, grandissimo, spettacolarissimo) e l'Isabella Stewart Gardner Museum, che raccoglie la collezione privata di questa miliardaria americana. Nell'Isabella colpisce innanzitutto l'edificio: un palazzetto circondato da un bel giardino e riempito di opere d'arte di ogni tipo, dalle madonne rinascimentali a statue cambogiane,  dagli arazzi ai sarcofagi, dai pittori olandesi alle vetrate delle chiese... un posto incredibile che mi pare sintetizzi bene l'amore bostoniano per la cultura. Più tardi, uscendo dal grattacielo su cui eravamo saliti a vedere la città (e in cui abbiamo assistito a un bel filmato sulla storia di Boston, una storia di immigrazione non sempre gloriosa, come prova il caso di Sacco e Vanzetti, giustiziati solo perché italiani e anarchici) ci siamo imbattuti nella Boston Public Library: ampi spazi super accoglienti, libri in tutte le lingue, computer, postazioni, divani, poltrone, un posto in cui si può bere, mangiare ma soprattutto leggere leggere leggere. Finora l'unica cosa che non mi abbia entusiasmato qui è la metropolitana: l'abbiamo presa stamattina per andare al MFA e ci è parsa cadente, tetra, soffocante. Alla fermata sotterranea c'era un negozietto pulcioso di quelli che vendono di tutto e dentro una povera donna costretta a passare la giornata lì. Per vivere bene qui bisogna essere ricchi o ricchissimi, a parte i barboni, abbastanza frequenti, qui come a Washington e soprattutto a Toronto, deve esserci un sacco di gente che fatica a guadagnarsi da mangiare. Domani Harvard e alle undici di sera il volo diretto per Roma.

lunedì 14 agosto 2017

Boston a piedi e dalla barca

giornata di sole pieno: sulla barca per vedere Boston e le sue isole dal largo sembrava di essere in una grande padella. L'effetto dei grattacieli da lontano è bellissimo. A bordo per novanta minuti una ragazza ha illustrato tutti gli aspetti della città, dai prezzi delle case alla sua storia e noi non abbiamo capito che una parola qua e là, dollar apartments history war pier... siamo scesi piuttosto suonati e ci siamo diretti al parco dove la fontana d'ingresso era piena di bambini che si facevano il bagno e di coppie distese sul prato (un prato verde perfettamente inaffiato e tagliato, ma qui tutto l'arredo urbano è oggetto di una gran cura). Al ritorno un po' di shopping (ho deciso di rinnovare le mie tenute da palestra e qui ho trovato come sbizzarirmi, mentre il desiderio di portare qualcosa ai ragazzi è frenato dai loro gusti difficili). In barca e nel parco abbiamo continuato a parlare parlare parlare. Mi pare che siamo riusciti a superare la fase ostile. Il marito stasera ha l'aria parecchio stanca.

domenica 13 agosto 2017

arrivo a Boston

a Boston siamo arrivati in un soffio, abbiamo lasciato la macchina all'aeroporto e una brusca ispanica conducente di Uber ci ha portati nell'albergo chic nella zona della finanza. La stanza non era pronta e ci siamo mossi verso il mercato con l'idea di mangiare un boccone, poi Boston ci ha catturato con  le sue case di mattoni in perfetta armonia con i grattacieli più avveniristici, le sue strade piene di gente, di suonatori, di giocolieri, i tavoli da ping pong e le scacchiere, le barche, i giardini e siamo rimasti in giro fino a tardi. Con il mio compagno di viaggio ho parlato più in questi giorni che nei quasi quarant'anni che lo conosco. Ho vuotato il sacco sui miei velleitari tentativi di adulterio, e lui mi ha ascoltato tra l'inorridito e il divertito. Come si fa a sentire una persona così vicina e così lontana nello stesso momento. Viaggio molto impegnativo soprattutto emotivamente e Boston ancora più bella di come la immaginavo.

sabato 12 agosto 2017

a Newport

nei giorni passati ero stata molto serena; stamattina alla partenza da Albany invece mi sono sentita oppressa da un pensiero fisso e, siccome non è da me tacere un'ossessione, il viaggio da Albany a Newport è stato un lungo monologo sulla vacanza progettata dal marito in Croazia con i fantomatici amici ungheresi. Il succo del discorso era se vai, tra noi è finita, ed è un peccato finirla visto che stiamo bene insieme. Abbiamo parlato parlato parlato e le bellezze di Newport, il suo porto affollato di barche a vela, le ville maestose, il sentiero sulla scogliera, sono scivolate in secondo piano. In realtà sono convinta che debba andare e togliersi questo sfizio, ci mancherebbe solo averlo intorno sconsolato per il resto dell'estate. Questa cosa non doveva pianificarla, fa parte del suo stato d'insoddisfazione che lo spinge a sognare momenti di evasione, ma se vuoi evadere da un matrimonio fallo per bene e di nascosto, oppure alla luce del giorno e tronca il matrimonio, senza pretendere di tenere tutto insieme, la moglie felice e la vacanza autonoma. Mi pare che abbia recepito il messaggio, per ora e sia  alquanto afflitto. Io sputato il rospo sono più tranquilla, le cose andranno come devono andare. Psicanalizzare il marito mi ha un po' stancato e chissà che il mio punto di vista non sia pure sbagliato.