giovedì 14 dicembre 2017

un’ora a Salerno

stanca, soprattutto di testa, stamattina a Salerno ho fatto le mie interviste con il pilota automatico. Al Grand Hotel erano calati stormi di ragazzi di ogni età. In mezzo al frastuono ho chiesto ai singoli scrittori, che avevano il compito di intrattenere le scolaresche, di descrivermi i loro laboratori. Peppe, l’operatore salernitano, aveva l’aria di uno che sa il fatto suo. Tessaro straordinario quando disegna Don Chisciotte; meno convincente nei panni di riscrittore di Pinocchio (“è stato
scritto nell’Ottocento, non si capisce, nessuno lo legge più”); Tognolini incantatore di bambini con la sua lingua sciolta e un infinito bagaglio di rime. Tutto molto rapido. Nell’ora che mi avanzava sono andata al Duomo, ho visitato la cripta. Per pranzo una sfogliatella calda che da sola valeva la gita. Ora di nuovo in treno, con due libri in borsa e nessuna voglia di aprirli. Mai arrivata così cotta a Natale.

mercoledì 13 dicembre 2017

l'invito

sociopatica lo sono da quando ero bambina e in vecchiaia questo tipo di patologie non migliora. Eppure quando mi sono vista includere nel gruppo whatsapp wilcarboidrato, e poi sollecitata ad aderire a una serata in un locale, non ho esitato a rispondere positivamente. Ritrovarsi tre volte a settimana in palestra alle sette e mezza di mattina, con le occhiaie fino a terra, senza un filo di trucco, che piova o tiri vento, da settembre a luglio, crea un legame indissolubile: come facevo a tirarmi indietro? Ora che sono tornata a casa, distrutta dopo la terza giornata passata in cuffia a tradurre e sottotitolare, con la prospettiva di un'altra sfacchinata a Salerno domani, guardo al mio divano con straziante rimpianto. Nell'invito si parlava di un aperitivo-cena, seguito alle nove e mezza da un concerto. Appena si abbassano le luci, scappo. Divano, aspettami.

lunedì 11 dicembre 2017

benedetto kindle

giornata di lavoro frenetica. Ho tutte le interviste fatte a Più libri da rivedere, tradurre, caricare (ho perché voglio averle; diciamo che nessuno me le ha chieste). Inciampo su Zadoorian, l'autore di The Leisure Seeker, pubblicato da Marcos y Marcos. Alla mia domanda sulla galleria di stravaganti personaggi incontrati dalla sua coppia di vecchietti in fuga, lui mi cita una persona con il raffreddore incontrata nella visita alle caverne e poi parla di un'uniforme troppo larga. Non mi ricordo assolutamente a cosa faccia riferimento, ho bisogno di verificare sul libro e ho lasciato la mia copia a casa. Vengo fulminata da un'idea: sul telefono ho l'applicazione kindle e il libro di Zadoorian me lo sono comprata questa estate in versione digitale. Basta richiamare The Leisure Seeker, fare un cerca sulla parola raffreddore e poi su quella uniforme ed ecco che mi compaiono il brano della signora raffreddata che guidava nelle caverne e quello dell'uomo con un'uniforme di due taglie più grandi. Dettagli? Certo. Ma che meraviglia avere la soluzione che cercavo così a portata di mano. Guai a chi mi dice che il kindle non è la più grande invenzione degli ultimi anni.

domenica 10 dicembre 2017

Hotel Grande A


un ragazzino bravo a calcio che vive in un hotel in riva al mare con il padre e le tre sorelle: Sjoerd Kuyper dà voce a Kos, immaginando che, in un momento di grande difficoltà, lui affidi a un vecchio registratore la cronaca delle sue giornate. Hotel Grande A, tradotto in italiano da Anna Patrucco Becchi per La Nuova Frontiera Junior, si concentra sul mese in cui, mentre il tredicenne sta per essere selezionato per la squadra dell’Ajax, suo padre viene colpito da un infarto. Kos si trova così a dover improvvisamente far fronte, insieme alle sciroccate Libbie, Brieke, e Pel, alla gestione dell’hotel (la madre è morta anni prima). I debitori incalzano, i clienti scappano e, mentre il protagonista cerca di salvare l’impresa familiare, vorrebbe dedicarsi al suo nascente sentimento per Isabel e combattere la paura di non essere alla sua altezza. Rispetto alle striminzite storie raccontate nei libri per ragazzi italiani, questo romanzo olandese straripa di spunti e personaggi, ma soprattutto sa esprimere le pulsioni adolescenziali senza edulcorarle.

L'insulto


Toni, un fanatico della destra cristiana, fa il meccanico, ha una moglie bella e intelligente e una figlia in arrivo; Yasser, palestinese, è un ingegnere che per sopravvivere fa il capocantiere: s’incontrano a Beirut dove vivono entrambi, impegnandosi nel lavoro e covando entrambi una grande rabbia repressa. Litigano per una grondaia, Yasser dà del cane a Toni; Toni pretende le scuse, lo scontro verbale degenera, vola un pugno e si finisce in tribunale. L’insulto del regista libanese Ziad Doueiri sceglie una piccola lite tra due persone per mostrare il clima malato che si respira nel suo paese. Gli avvocati che dibattono la causa sono padre e figlia: il primo non vede l’ora di dimostrare la prepotenza dei rifugiati palestinesi, che si atteggiano a vittime, ma sono stati a loro volta autori di spaventosi massacri; la seconda dà voce al dolore e all’umiliazione di Yasser, che ha perso la patria e deve ringraziare per un lavoro molto al di sotto delle sue capacità. Intorno a loro l’intera città ribolle, dividendosi in opposti schieramenti. Un film pieno di tensione, scritto e recitato benissimo. Solo se gli uomini si ricordano di essere uomini, e non esponenti di un partito o di una fazione, se cercano di mettersi l’uno nei panni dell’altro, i conflitti si superano e il male viene arginato.

sabato 9 dicembre 2017

dentro la Nuvola

Francesco me l'aveva detto, ci vai storta perché non ti hanno dato la postazione, ma poi ti diverti, ti stanchi un sacco, ma ti diverti. E così è stato. Stamattina sulla metropolitana verso l'Eur avevo il morale sotto i tacchi (manco due sedie e una luce, e dire che avevo pure partecipato a una riunione, ufficializzando la mia richiesta), ma già trovare il Francesco videomaker pronto con la sua telecamera nell'angolo più tranquillo della caotica Nuvola mi ha messo di buonumore e questo è cresciuto di intervista in intervista. Begli incontri dal serissimo nigeriano Barrett al radioso norvegese Henriksen, dal mio amatissimo Aramburu (identico all'attore che fa Saul in  Homeland) al sarcastico Beatty e al tenebroso Pauls. Mentre noi ricevevamo gli autori secondo scaletta, la Nuvola si riempiva a dismisura di gente che faceva file su file (per il biglietto, per l'ingresso, per salire sulla scala mobile). Non ho mai visto una fiera del libro così popolata. Selfie a volontà. L'effetto Nuvola, senza dubbio, c'è stato.