sabato 20 gennaio 2018

Ella&John


The Leisure Seeker, il libro di Michael Zadoorian tradotto in italiano In viaggio contromano (da Claudia Tarolo per Marcos y Marcos) non è un libro con grandi pretese letterarie, ma è un libro pieno di grazia: raccontando di una vecchia signora che prima di morire di cancro, senza consultare i due figli, decide di concedersi un ultimo viaggio con l’amato marito, provando a scrostargli un po' di dosso il bozzolo di Alzheimer in cui si sta richiudendo, fa sorridere, emozionare e commuovere. Ella & John, il film che da questo libro ha ricavato Paolo Virzì (scrivendolo con Francesca Archibugi, Francesco Piccolo e Stephen Amidon), solo a tratti convince: è ben girato, si avvale di due grandi attori come Helen Mirren e Donald Sutherland, eppure, a differenza del romanzo, dice la stessa cosa dall’inizio alla fine e riduce i dialoghi pieni di verità tra i due protagonisti a scontati siparietti. Due curiosità riguardo alla sceneggiatura: perché John da americano medio e incolto viene trasformato nello stereotipo del raffinato professore di letteratura (per girare il finale nella casa di Hemingway invece che nella più costosa Disneyland, perché Sutherland è troppo fico per fare l'americano medio?); e perché trasformare il tarlo che consuma Ella di fronte al riaffiorare  del nome di un’altra donna sulle labbra del marito nella penosa scena di gelosia in cui lei sbatte il marito in un ospizio dopo avergli estorto la confessione del suo tradimento?

Lealtà


la relazione tra Giulia, studentessa di economia a Milano e Michele, quarantenne che lavora in una prestigiosa banca londinese, viene vissuta dalla ragazza in modo ossessivo e l’uomo, esasperato dalla quantità di messaggi che lei gli manda (fino a sessanta al giorno) e desideroso di tutelare la propria pace familiare (ha una moglie e una figlia), sparisce. Dieci anni dopo Giulia è a Londra, nella stessa banca in cui era lui, guadagna molto e si diverte poco. In occasione di un viaggio in Italia, ricontatta Michele, a cui ha chiesto l’amicizia su facebook. Letizia Pezzali, trentanove anni, in Lealtà, uscito da Einaudi, il suo secondo romanzo, parla soprattutto di desiderio, coniugando due termini apparentemente antitetici come amore ed economia. Pezzali analizza le scelte della sua protagonista attingendo al linguaggio e alle leggi della finanza: minata dalla mancanza del padre, morto in un incidente prima che lei nascesse, Giulia cerca un indennizzo, vuole diventare ricca come compensazione; lei stessa si sente fatta della stessa materia dei mercati (“il mercato ha la caratteristica di immaginarsi superiore al disordine, pur operano all’interno della volatilità”); la domanda al centro dell’esistenza le sembra essere “mi sto perdendo qualcosa?”. Sullo sfondo c’è la crescente invadenza del mondo virtuale dei social (che hanno distrutto concetti millenari come l’amicizia e la felicità facendoli diventare materia da esibire in pubblico) e il referendum contro l’Unione Europea che destabilizza gli italiani a Londra. Efficacissimo nel raccontare a freddo un’ossessione amorosa e nel delineare la realtà dei trentenni espatriati e in carriera, Lealtà si perde un po’ verso la fine e nei personaggi secondari: Seamus, il capo di Giulia, e Luca, il musicista compagno della madre, appaiono uno macchinoso, l’altro leggermente superfluo. Resta la nitidezza rivelatoria della scrittura e l’acutezza dello sguardo sulla contemporaneità.

venerdì 19 gennaio 2018

trasfertaccia

dalla mattina alla sera a Bologna. I lati positivi: il libro letto in treno, la città piena di sole e ragazzi, la compagnia di Maria Luisa, la gentilezza di operatore e fonico, un vigile che è bastato dire rai per farci parcheggiare in pieno centro (neanche il tesserino ci ha chiesto). Su quelli negativi soprassediamo. È andata. E ho pure comprato i tortellini per il pranzo con papà.

giovedì 18 gennaio 2018

la chiave di The Crown

prima di tutto la gratitudine verso Giulia che ha insistito perché vedessi questa serie. Se fosse stato per me non avrei mai preso in considerazione tutte queste puntate dedicate alla regina Elisabetta d'Inghilterra, dal momento che consideravo i reali i personaggi meno interessanti al mondo. A torto. Il creatore di The Crown, Peter Morgan (quello che ha scritto il film The Queen e Frost/Nixon) ha avuto una trovata geniale nella sua semplicità: raccontare la storia recente d'Inghilterra (e del mondo a lei legato), scegliendo i momenti di crisi che tutti ricordano (le impuntature di Churchill, la crisi di Suez) e nello stesso tempo mettendo in scena una famiglia in cui ognuno trova un pezzo della sua famiglia (la figlia impegnata a dare il massimo e la figlia che vorrebbe solo divertirsi, la mamma un po' sciocca, il padre amatissimo, lo zio nazista, il marito fringuellone geloso del ruolo di primo piano della moglie). Prendete la puntata che ho visto ieri sera, quella in cui Elisabetta incontra Jackie Kennedy: c'è lo scontro tra due visioni della vita in contrasto tra loro, tra  vecchio e nuovo mondo (anche se alla lunga sarà il formalismo pieno di sostanza degli inglesi a risultare vincente sul glamour di facciata della coppia americana), ma soprattutto c'è una donna terrorizzata all'idea di dover affrontare un'altra donna famosa per il suo charme. Qui è tutto condensato, funzionale alla narrazione; in una fiction italiana l'evoluzione dei rapporti tra le protagoniste sarebbe stata diluita in lunghi momenti di futilità. Claire Foy è un'Elisabetta ricca di sfumature, i suoi occhi azzurrissimi bucano lo schermo e dicono più di quanto esce dalla sua bocca. Miglior omaggio alla regina non si poteva fare. E miglior regalo a chi ama le serie come le amo io.

mercoledì 17 gennaio 2018

So tutto di te


l’inglese Clare Mackintosh è stata in polizia dodici anni prima di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura. So tutto di te, uscito da DeA nella traduzione di Chiara Brovelli, è il suo secondo romanzo: 444 pagine che si leggono con un ritmo sempre più affannoso seguendo l’intensificarsi dei colpi di scena. C’è un io narrante, Zoe Walker, una quarantenne che lavora come contabile a Londra, separata, con due figli e un compagno giornalista: in metropolitana, scorrendo un giornale, trova la proprio foto tra gli annunci erotici. Poi c’è una narrazione in terza persona che segue il personaggio di Kelly Swift, agente della Omicidi declassata alla Polizia dei Trasporti perché ha picchiato uno stupratore, e infine c’è la voce del cattivo che appare negli intermezzi in corsivo (chi si nasconda dietro questa voce si scopre solo nell’ultima pagina del romanzo). Tutto ruota intorno a un sito internet in cui, a pagamento, si trovano informazioni su donne che prendono ogni giorno i mezzi pubblici (la loro fotografia, la loro taglia, il loro itinerario, come si vestono, le loro abitudini). Gli utenti di questo sito sono potenziali molestatori, stupratori, assassini, che trovano eccitante sapere tutto di qualcuno che non li conosce. Una donna dovrà essere uccisa e un’altra violentata prima che la polizia, sollecitata da Kelly, che conquista l’appoggio di Nick Rampello, l’ispettore capo di origini italiane, prenda seriamente in considerazione la denuncia di Zoe. Quanto a lei, comincia a dubitare di tutti: del suo ambiguo datore di lavoro, del suo convivente che non le ha detto di aver perso il lavoro, del viscido fidanzato di sua figlia, del figlio che è un mago del computer… Usando lo strumento del thriller, Mackintosh affronta temi di grande rilevanza sociale come la solitudine delle vittime di abusi sessuali (che spesso non se la sentono di affrontare l’impatto dei processi sulle loro vite) e la violazione continua di privacy che subiamo in nome della sicurezza  e per essere presenti sui social network (l’uso delle telecamere nella metropolitana e le immagini condivise su facebook hanno un ruolo di primo piano nella trama). Mackintosh passa da Roma il 31 gennaio; io pronta per intervistarla.

martedì 16 gennaio 2018

la cittadina che protesta

capita spesso di subire soprusi grandi o piccoli e di lasciar correre. Io lascio sempre correre. Domenica però non mi era andato giù scoprire alla cassa del cinema che il mio abbonamento per dieci ingressi non era più valido nel week end di uscita del film. Ho scritto a Circuito Cinema per protestare; loro mi hanno offerto come riparazione un biglietto gratis. Ho riscritto sostenendo che era una questione di principio, che non si cambiano le regole in corsa. Si sono offerti di farmi un bonifico per ridarmi indietro la parte di abbonamento di cui non avevo ancora usufruito. Di colpo mi è passata  la smania di giustizia e ho pensato che mi sto inesorabilmente inzitellendo.