martedì 22 gennaio 2019

irrealtà

come nei giorni seguenti a un lutto ti sorprendi a chiederti quand'è che qualcuno si deciderà a dirti che non è vero, che la persona non è morta, che la rivedrai, che potrai ancora parlarci, toccarla, sentirne la voce, così ora che l'uomo che amo è uscito di scena la sensazione più forte che provo è quella di irrealtà. Non è successo a me. Ora mi sveglio.

lunedì 21 gennaio 2019

progressi

rientrando a casa dal cinema mi era venuta una grande tristezza; alla domanda del tizio del piano di sotto incrociato al  portone, come sta il maritino, ho risposto, tutto bene, si è ripreso, ha ricominciato a viaggiare. Stamattina ho fatto tutta la lezione di ginnastica senza farmi venire le lacrime agli occhi. Avanti così.

domenica 20 gennaio 2019

Vice

è un filmone, uno di quelli da non perdere per nessuna ragione: è un condensato degli ultimi anni di storia degli Stati Uniti e spiega come meglio non si potrebbe la distruzione dell'Iraq, la nascita dell'Isis, l'incanaglirsi della società americana. Per raccontare la spaventosa figura di Dick Cheney, il vice e il vero artefice della politica dell'imbelle George W.Bush, il regista Adam McKay, sceglie una chiave grottesca e procede per paradossi (basti pensare alla scelta dell'io narrante della storia: sorpresa finale che non rovinerò). Il film si apre con un ragazzone che viene fermato mentre guida dalla polizia ed è così ubriaco da crollare a terra appena aperto lo sportello: è lui, Dick (uno straordinario Christian Bale), che è stato cacciato da Yale a causa del suo comportamento e lavora come elettricista sui pali della luce. Ma al suo fianco c'è Lynne, che lo ama, lo sostiene e gli dai un out out: o lascia la cattiva strada e diventa una persona importante o non la vedrà mai più. Lui ci tiene a Lynne e fa il miracolo, fino a diventare capo gabinetto per il presidente Ford. Aspira alle elezioni presidenziali ma ci rinuncia perché ha una figlia gay e vuole proteggerla. Quando il giovane Bush lo ripesca, Dick torna ad assaporare il potere, si circonda di orrendi figuri come il suo vecchio amico guerrafondaio Rumsfeld e l'11 settembre offre a questo manipolo di affaristi senza scrupoli l'occasione per prendersi l'Iraq, falsando i documenti, manipolando l'opinione pubblica: conseguenza di tutto ciò, oltre a mirabolanti guadagni per le società petrolifere, un numero spaventoso di morti e il quadro politico mondiale destabilizzato forse per sempre. Il tutto tra un attacco di cuore e l'altro. È incredibile che si possa fare un ritratto così spaventoso a un personaggio tutt'ora vivente; è quello che rende grande l'America nonostante tutto. 

sabato 19 gennaio 2019

La memoria della cenere

Elena è nata ad Aosta e vive a New York con Patrick. Si riprende da un’aneurisma cerebrale e decide di trasferirsi in Francia con lui. Andranno a vivere nel piccolo paese sotto il vulcano in cui Patrick è cresciuto. Qui li raggiungono i genitori di lei, ancora molto preoccupati per lo stato di salute della figlia e proprio in quella settimana il vulcano erutterà, creando uno sconvolgimento che in qualche modo corrisponde a quello che si è verificato nella testa della protagonista. Come nelle Notti blu, il suo libro precedente, Marchelli entra nei dettagli di argomenti non proprio romanzeschi come la malattia e i movimenti della terra: si sente la sua necessità di ancorare il racconto d’immaginazione alla realtà, alla concretezza dei corpi, dell’ambiente in cui i suoi personaggi sono calati. C’è lo stato di debilitazione e paura di Elena, c’è l’affiorare dei suoi ricordi d’infanzia, c’è il suo incontro con Bruno, l’ex insegnante di Patrick che si offre di leggere quello che sta scrivendo e si confida con lei, c’è il dolce disagio di ritrovarsi insieme al proprio padre e alla propria madre, ma soprattutto c’è una rivelazione che riguarda Patrick, l’uomo che con tanto amore si prende cura della sua compagna. La tensione nel libro cresce ed è una tensione tutta interiore (Marchelli riporta un giudizio dell’agente di Elena “le tue storie esplodono tutte dentro” che si applica perfettamente alla sua di scrittura) costruita attraverso un’accurata ricerca linguistica. Davvero bello.

venerdì 18 gennaio 2019

la fede nel cassetto

dicevo, non cambia niente, il marito si opera, io gli sto vicina perché gli voglio bene, lui appena si riprende se ne va. Lo dicevo e dentro di me pensavo, cambierà tutto, si accorgerà di quello che veramente conta nella vita, scoprirà che non può fare a meno di me, ripescherà la fede che ho buttato nel cassetto qualche anno fa di fronte ai suoi primi vaneggiamenti, si metterà in ginocchio e mi pregherà di ricominciare come prima, meglio di prima. La mia fantasia kitsch non si è avverata: si è operato, gli sono stata vicina, si è ripreso e se n'è andato. Mo però se n'è andato sul serio: niente telefonate, niente messaggi, niente caffè al bar, niente cene, niente notti nello stesso letto. Sono io a non voler contatti. Basta essere disponibile, basta resistenza a oltranza. Nella zitellite mi ero calata temporaneamente, ora si fa sul serio.

Il caso Kaufmann

nel romanzo Il caso Kaufmann (Rizzoli) Giovanni Grasso parte dalla storia vera di un commerciante ebreo condannato a morte nella Germania nazista per il reato di “inquinamento razziale”: la sua accusa è quella di aver avuto una relazione con una giovane ariana, figlia di un suo amico. Il suo Leo entra in scena a sessantadue anni. Siamo a Norimberga nel 1933, Leo Kaufmann ha ereditato una fiorente ditta dal padre e dal nonno ed è il presidente della comunità ebraica locale. Il vento dell’antisemitismo soffia già feroce, ma lui, come molti altri, è convinto che passerà; si considera un tedesco di religione ebraica e non immagina cosa lo aspetta. Irene, ventidue anni, arriva a Norimberga dopo una terribile delusione amorosa e viene ospitata nella mansarda di Leo per l’amicizia che lega questo a suo padre. Studia fotografia ed è da subito attratta da quest’uomo molto più grande di lei, gentile e fascinoso. A sua volta il vedovo Leo vede in Irene una bella ragazza e uno spirito libero. I due si frequentano, vanno a cena fuori, lui la incoraggia e la sostiene. Grasso descrive il progressivo incanaglirsi del clima attorno ai due protagonisti fino alla spaventosa Notte dei Cristalli e il prosperare di esseri spregevoli come il vicino di casa Otto, un delinquente che non esita a spargere voci sulla relazione infamante tra un ebreo e un’ariana. Gli fanno eco la portinaia che Leo ha dovuto licenziare per colpa delle leggi razziali, un’inquilina influenzabile e, quando la storia arriverà in tribunale, anche l’oste, il fioraio. Il processo sta per concludersi con il proscioglimento di Leo: un giudice onesto lo ritiene non colpevole per mancanza di prove; interviene la Corte Speciale, il diritto viene piegato alla causa nazista, l’uomo verrà decapitato, la donna dovrà scontare quattro anni di prigione per falsa testimonianza. La storia è raccontata in modo semplice, senza particolari vezzi stilistici: è tutto terribilmente lampante, terribilmente autentico. Come il rimpianto che coglie Leo prima dell’esecuzione: avessimo almeno fatto l’amore, avessi ceduto ai miei impulsi, al desiderio di lei, invece di tirarmi indietro in nome di cosa? Un libro che ci ricorda come il fanatismo sia dietro l’angolo e l’inimmaginabile possa diventare realtà. L’autore è giornalista e consigliere del presidente della repubblica per la comunicazione: sarà un caso che scriva a un certo punto “i giornalisti sono i primi a vendersi”?