mercoledì 24 dicembre 2008

la magia del natale

Il mio bambino fa la quinta elementare e ogni tanto deve scrivere un tema. Gli danno ancora dei temi come si davano una volta, generici e un po' insulsi. Per queste vacanze deve descrivere la magia del natale. Ieri sera gli ho detto che la magia del natale vale solo per chi crede in Dio e questo poteva essere il punto di partenza del suo tema. Lui mi detto, vuoi farmi fare la figura dell'ateo pazzo. Ha capito subito che in Italia dichiararsi atei è peggio che dichiararsi assassini, ladri, zombie. Chi non crede ricorre a formule dubitative: non aderisco alla religione ma sento che l'uomo non è solo carne, non ho tanta fede ma sento la spiritualità. Noi invece non crediamo e basta. Quando abbiamo avuto i figli, io avrei preferito dir loro subito che babbo natale non esiste e che non porta niente. Per qualche anno mi sono sforzata di fare come gli altri, perché non fossero mine vaganti e non andassero in giro a togliere ai loro coetanei l'illusione del natale coltivata con tanta cura dagli altri genitori. Ora però lui ha dieci anni, la sorella tredici, il nonno è partito, possiamo goderci un bel natale senza magia e ci dobbiamo preoccupare di cosa raccontare alla maestra?

martedì 23 dicembre 2008

partiamo dal titolo



Veramente volevo anche essere Beth March: dipendeva dai giorni, in quelli tristi mi consolavo pensando che sarei morta giovane come la piccola pianista di casa March, in quelli più ottimisti aspiravo come Jo a conquistare la mia indipendenza scrivendo libri. Ho compiuto 45 anni, ormai la morte giovanile è un’aspirazione naufragata, non ho mai suonato una nota, quindi niente Beth, e anche sulla strada di Jo di passi ne ho mossi ben pochi. Non ho sposato come lei un professore con la barba, più grande di me e più saggio di me (anche se qualche mira sul mio relatore della tesi di laurea l’ho avuta). Ho sposato un quasi coetaneo (sei mesi di meno), per niente letterato, che conserva un aspetto irritantemente giovanile e aitante, anche se l’unico sport che fa è picchiare sui tasti del computer. Io invece sono una mattina sì e una no alle otto e mezza a sudare in palestra insieme ad altre donne assatanate e i miei anni li dimostro tutti, ma questa è un’altra storia e non vale la pena di inserirla in testa alla mia autopresentazione. Riprendiamo il filo, stavo parlando di Jo e del mio rapporto con lo scrivere. Al momento scrivo qualche presentazione e qualche newsletter, qualche tema a mia figlia (quando proprio è disperata, perché al massimo le faccio prendere un risicato 6/7), qualche riassunto e qualche biglietto d'auguri a mio figlio, molte schede di libri in inglese e qui mi fermo. Intorno ai dodici anni avevo cominciato a scrivere ogni giorno un diario segreto e sono andata avanti fino ai diciotto-diciannove. I diari ora sono in soffitta e, anche se riuscissi a decifrarli, rivivere la mia adolescenza non mi farebbe gran che bene. Mi ha fatto bene allora. Ora, nell’età del declino, ho di nuovo un gran bisogno di raccontarmi e invece di cercare spazi segreti aspiro a spazi condivisi. Comincio in una sera prenatalizia, sapendo che tra due giorni parto e non vedrò questo blog che ad anno nuovo iniziato. Se avessi continuato a pensarci non l'avrei più fatto e quindi eccomi qui, tra un pacchetto mal incartato, un figlio sprofondato sul divano a guardare Disney Channel, una figlia immusonita su messanger (chissà se si starà lamentando con le sue amiche perché la mamma non vuole farle la cena di natale) e un marito alla sua solita immancabile postazione, faccia a faccia con lo schermo del suo computer. Domani una giornata inutile al lavoro, ma non avendo ospiti a cena la serata sarà tranquilla e riuscirò a preparare le valigie e a convincermi che sto per andare in montagna.