giovedì 30 aprile 2009

non ci posso credere

non finirà mai di stupirmi quello che esce dalla bocca di quell'uomo. Ieri sera tornavo a casa in macchina e non credevo alle mie orecchie. L'ho sentito dire, si dovrebbero vergognare loro che mandano in Europa persone "maleodoranti e malvestite". Chiunque ha incontrato nella vita persone degnissime e intelligentissime, non particolarmente profumate e non particolarmente chic. E queste persone non dovrebbero ricoprire la carica di parlamentare? Ma cos'è il parlamento, quello italiano, quello europeo, quello di qualsiasi paese del mondo, un salone di moda? Un palcoscenico? Come osa parlare in questo modo? Perché si ostina a trascinarci verso il basso? Perché un personaggio così mediocre, così incapace di mettere la sordina ai suoi stessi biechi pensieri, può decidere del futuro del nostro paese?

martedì 28 aprile 2009

studiando

mi sto appassionando al caso Mattei. Domani devo andare a Mazzini a fare le interviste per la fiction di Rai Uno e di Mattei ho sempre sentito parlare senza saperne molto. Massimo Ghini l'ho già intervistato ed è uno che chiacchiera generosamente, sono andata anche a vedermi la sua intervista da Fazio, ma quello che mi mancava era proprio la conoscenza del soggetto. La settimana scorsa ho ripassato David Copperfield e nei mesi scorsi grazie ai film tv ho scoperto personaggi come Giacomo Puccini, Giuseppe Di Vittorio, Coco Chanel, lo smemorato di Collegno... Anche sceneggiati non eccelsi hanno il merito di attirare l'attenzione su figure e temi importanti, su episodi poco noti della storia recente. Per fortuna c'è la fiction rai.

domenica 26 aprile 2009

amici

La giornata era cominciata male. Volevo festeggiare m., ma lui, fiaccato da una settimana di tosse, febbriciattola e antibiotico era privo di desideri. Quando il week end vado in palestra la mattina mi sento in colpa, penso che se fossi una buona madre porterei i miei figli in giro per Roma invece di pensare ai miei addominali e glutei. Ieri la palestra era chiusa perché era il 25 aprile e nessuno poteva impedirmi di organizzare una visita a una mostra. Ho scelto Giulio Cesare perché m. l'aveva appena studiato e aveva anche fatto una ricerca su di lui. F. si è subito dissociata dall'iniziativa con la scusa dei compiti. M. non aveva scelta ed è venuto con noi. In macchina si è sdraiato sul sedile posteriore e si è tolto le scarpe, chiaro sintomo di disinteresse per l'uscita. Alla mostra, che si teneva nel bellissimo chiostro di Bramante, vicino piazza Navona, trascinava i piedi, non leggeva nulla, e a un certo punto non l'ho visto più. Ho rapidamente visitato tutte le sale, cercando lui o suo padre e li ho trovati all'uscita che mi aspettavano. Archiviata questa mattina infelice (e i miei futuri sensi di colpa per la palestra), il pomeriggio eravamo in casa senza nulla di pianificato tranne una pizza serale. Ci hanno chiamato Stefano e i suoi. Io e Stefano siamo amici dalla quarta ginnasio, siamo stati fidanzati tra i diciotto e i vent'anni e da allora siamo stati di nuovo ininterrottamente amici. Lui e Cinzia hanno due figli: Matteo che è uno spilungone quattordicenne bravo a scuola e gentile e Valerio, che ha solo quattro anni ed è una furia scatenata. Insieme siamo andati a fare una passeggiata all'Auditorium. Poi ha chiamato Paolo, altro amico del liceo e ci ha raggiunti lì. Siamo entrati in libreria, siamo saliti ai giochi per far andare Valerio sullo scivolo, siamo tornati a casa a mangiare un po' di torta, poi siamo usciti tutti insieme in cerca di pizza. M. ha giocato alla play con Matteo e in pizzeria ha riempito di scarabocchi la tovaglia di carta insieme a f. e Matteo. Lui ha passato un bel compleanno e io ho assaporato una serata di quelle che ti danno l'illusione che nulla finisca, che le persone a cui vuoi bene siano lì per te sempre e comunque.

venerdì 24 aprile 2009

compleanni

domani è il 25 aprile e undici anni fa stavo per subire la seconda volta un taglio sotto la pancia. Ora ho un bambinone che sta per superarmi in altezza, che soppesa i miei discorsi, che rileva le mie contraddizioni, che mi critica e insieme mi ama di un amore incondizionato. Che mamma ingombrante che sono. Dico la mia su tutto, non mi sta bene niente, non faccio discorsi da mamma. Sono ansiosa, a ogni colpo di tosse vedo il baratro, ogni ritardo mi uccide, ma nello stesso tempo sono temeraria, lascio che m. giri senza canottiera in inverno, mando f. in discoteca a tredici anni. Ho in loro la massima fiducia, li vedo per lo più solidi, tranquilli, affidabili. Eppure loro non sono come me che a mia madre raccontavo tutto, sentendomi vincolata all'obbligo della sincerità. Loro mi raccontano solo quello che ritengono raccontabile, il resto lo omettono, per non incorrere in critiche, per non esporre gli altri ai miei giudizi taglienti. Sanno di poter contare su di me in ogni momento, ma nello stesso tempo sanno che non sono sempre qui: ora al lavoro, ora al cinema, ora in palestra. Mia madre era parte della casa, tornare era trovarla e non aprivo neppure il frigorifero senza chiederglielo. Loro dispongono della casa, del telecomando, di tutto, a loro piacimento, mi vedono entrare e uscire trafelata, appendono su di me le loro richieste pratiche e sanno che appena possibile verranno esaudite. Crescono a gran velocità, non sono mai uguali a come erano prima. Richiedono elasticità, io elastica non sono, ma per loro cerco di diventarlo. Buon compleanno, m.

lunedì 20 aprile 2009

Two Lovers

Un uomo cammina su un ponte. Ha in mano un vestito appena uscito da una lavanderia e questo rende ancora più incongruo il suo gesto. Scavalca il ponte e si butta in acqua. E' chiaramente un tentativo di suicidio, ma una volta in acqua l'uomo si riscuote e nuota verso l'alto per salvarsi. Accorrono delle persone, lui tutto bagnato si allontana senza dare spiegazioni. A casa ci sono i suoi genitori, i proprietari della tintoria per cui lui fa le consegne. La madre dice al padre, ci ha riprovato. Joachin Phoenix, il Commodo del Gladiatore, dona al protagonista un aspetto ferito, un passo incerto, uno sguardo un po’ folle (apprendiamo poi che ha un grande amore finito alle spalle ed è tornato a vivere con i suoi). Succede che l’uomo incontri due donne: una bruna, carina, affidabile, che non vede l’ora di prendersi cura di lui e una bionda, stravagante, sbandata, fragile, legata a un altro. A spingerlo verso la bruna sono anche i suoi genitori, amici dei genitori di lei e presto loro soci in affari, l’altra lo vorrebbe solo come amico, come spalla su cui piangere. Lui, Leonard, si barcamena tra le due, poi d'un tratto approfitta di una crisi della bionda per convincerla a scappare con lui. E’ la notte di capodanno e nel giro di poche ore si decide il suo destino e quello di una delle due donne. Il film racconta con la massima economia di parole e di immagini le dinamiche dell’attrazione amorosa, come è facile invaghirsi della persona sbagliata e appenderle addosso i nostri sogni, come a volte disprezziamo i doni che la vita ci offre perché ci appaiono scontati e come però tutto può finire bene se non ostacoliamo il destino.

mercoledì 15 aprile 2009

ritratto di famiglia in viaggio

quando siamo in viaggio ci divertiamo a criticare gli altri, guarda quella famiglia, hanno più cellulari, i-pod e gameboy loro di un negozio di elettronica, guarda quella come è vestita, guarda quello che faccia, hai sentito quello che ha detto la signora? E noi? Come siamo noi quattro visti da fuori? Sicuramente siamo un quartetto anomalo. In genere le famiglie hanno un tratto dominante, o sono tutti bori o sono tutti distinti, o tutti chiassosi o tutti silenziosi, o di chiesa con l'aria buonina o scatenati con l'aria sfrontata. Noi siamo inclassificabili. M. ci guida in tutti gli aspetti pratici, non è molto loquace, odia discutere e non attacca mai discorso con nessuno. Quando non ha niente da fare e non ha un computer sotto mano legge riviste di nautica e se le fa durare tantissimo: è lì davanti a modelli di barche che si perde in chissà quali considerazioni. F. sogna vestiti firmati ma si accontenta degli indumenti anonimi che trova nel suo armadio. Passa il tempo a lisciarsi i capelli con le mani. Si piace molto e si lava poco. Ogni tanto si tuffa in un libro e non le importa più del mare, di niente, legge raggomitolata finché non ha finito. In generale quando parla fa finta di essere più scema di quello che è. M., nascosto dietro lo schermo dei suoi inseparabili occhialini, scruta tutto, rileva le nostre contraddizioni, fa mille domande. E' pacato, attento, disponibile. Poi d'un tratto, per lo più quando è molto stanco, perde la testa, si dispera platealmente, si "incapronisce" come diciamo noi, si pianta a terra e non c'è verso di farlo ragionare, per farlo rinsavire si può solo tentare di distrarlo. E poi ci sono io, la mente che tira le fila del quartetto. Sembra che mi faccia trasportare ma sono io a dettare la direzione del movimento, a dire dove si dorme e dove si mangia e quando, e cosa si deve visitare e cosa si può tralasciare. Appena posso prendo fiato in un libro e non c'è mai volume abbastanza lungo e scritto abbastanza piccolo da soddisfare le mie esigenze di viaggiatrice-lettrice. Questi siamo noi, mai del tutto concordi ma abbastanza affiatati per bastarci come compagni d viaggio.

lunedì 13 aprile 2009

il mare di cuba

veramente posso raccontare solo il mare di Cayo Largo, un'isoletta su cui siamo atterrati in aereo e che non ha nulla di cubano, tranne i camerieri dei ristoranti, i giardinieri e le donne delle pulizie. Le spiagge sono lunghissime e la sabbia è bianca e fina fina, l'acqua è azzurra e calma. Si fanno dei gran bagni, si può nuotare tranquillamente. Ci sono delle stelle marine rosse di una grandezza impressionante e tante conchiglie colorate. Pesci pochi: li abbiamo visti solo quando ci hanno portato con la barca alla barriera corallina. Tante aragoste, e cucinate in barca dal vecchio cubano con aglio olio e pomodoro erano davvero squisite. Unica nota negativa una discarica in cui siamo capitati per caso noleggiando una jeep: bruciavano i rifiuti tutti insieme, una distesa di barattoli anneriti, un fumo puzzolente, plastica a non finire.

L'Avana

L'Avana è una città bellissima e assurda. Appena usciti dal circuito turistico delle case restaurate, ti trovi tra antichi palazzi finemente scolpiti che conservano solo delle splendide facciate. Alcuni sono crollati e dietro le facciate non c'è nulla, altri sono degli antri bui, sovrappopolati, con panni stesi tra le colonne, cani e galli che si affacciano dai balconi istoriati. Per strada c'è un sacco di gente e non c'è un tipo o un colore dominante, ci sono cubani bianchi come il latte, cubani marroncini, cubani nerissimi, ci sono tipi atletici e ciccioni, ragazze slanciate e donne sederone. In genere sono sorridenti e cordiali, desiderosi di parlare e non troppo invandenti. Fernando, un tipo che si è offerto di farci da guida insieme alla figlia, parlava un ottimo italiano, imparato parlando con i turisti e guardando programmi educativi in tv. Si lamentava della penuria di tutto e ci ha detto che loro hanno solo la salute e l'istruzione. Dappertutto foto di Che Guevara, cartoline di Che Guevara, statue con Che Guevara (se fosse stato meno bello e fotogenico come avrebbero fatto a trasformarlo in icona della rivoluzione?). E poi ci sono le macchine. Sembra di stare in un film: grosse macchine americane degli anni cinquanta che girano ancora, per lo più senza vetri e con pezzi di ricambio di fortuna. Dal punto di vista tecnologico il tempo si è fermato e questo contribuisce al fascino della città: risciò, sidecar e vecchie carrette, con un traffico limitato (ma gli autobus abbondano anche se molto affollati).

uomini che odiano le donne

otto giorni e due lunghi voli aerei sono un sacco di tempo. All'ultimo momento ho messo in valigia anche un librone che mi ero comprata per pura curiosità, perché da mesi è in cima alle classifiche dei bestseller e perché avevo letto del suo autore, morto prima di potersi godere il successo della sua trilogia e della sua compagna, privata dagli eredi di lui dei soldi che le spettavano di diritto. Uomini che odiano le donne dello svedese Stieg Larsson, 667 pagine che si leggono d'un fiato, è un giallo mediocre, con un bel titolo e una trama che inizialmente prende ma poi delude parecchio. L'azione si svolge su due filoni paralleli: il protagonista Mikael è nei guai perché ha fatto uno scoop giornalistico su un riccone ed è stato condannato per diffamazione; un vecchio industriale lo assume per risolvere il caso della nipote adolescente sparita tanti anni fa. La coprotagonista è una ragazzetta piena di tatuaggi e piercing, una hacker geniale piena di problemi personali. Come giallo vale poco perché sin dalle prime pagine ho immaginato la soluzione del caso della ragazza scomparsa; i rapporti di Mikael con le donne si riducono al fatto che tutte vogliono andare a letto con lui, lui volentieri si presta e tutte si innamorano di lui e si disperano per questo, tranne la sua amica e collega Erika che è sposata ma va a letto con lui quando le pare; c'è un lungo indugiare nella descrizione di pratiche sadiche sulle donne; i personaggi sono tagliati con l'accetta, uno cattivissimo, uno buonissimo e per finire i dialoghi spesso sono di una bruttezza imbarazzante. Diventerà un film e tutti comprano anche i due volumi successivi. Mi piacerebbe sapere perché piace tanto.

Cuba e i libri

Il viaggio in aereo era lungo e quindi ho deciso di affrontare subito un volumone che mi aveva attirato per il titolo: Aspettando la neve all'Avana. Non potevo fare una scelta più felice. Carlos Eire racconta la sua infanzia all'Avana prima della Rivoluzione e la sua cacciata dal Paradiso. E' un libro pieno di nostalgia, di humour e di amarezza, Cuba è descritta benissimo, così come la famiglia del ragazzo, il padre giudice, collezionista di opere d'arte, la mamma con la gamba zoppa per la poliomelite, il fratellastro infame, gli innumerevoli zii e cugini. E' un libro profondamente anticastrista. In breve le mie altre letture cubane. Divertente e molto illuminante sulla fissazione dei cubani per il sesso è Il nido del serpente di Pedro Juan Gutiérrez. Di Leonardo Padura Fuentes ho letto Il romanzo della mia vita in cui le vicende di un letterato cubano emigrato in Spagna e tornato per un mese all'Avana si intrecciano con la travagliata storia del poeta dell'Ottocento da lui studiato e Addio Hemingway, un giallo con al centro l'ex detective Mario Conde e il suo rapporto di amore e odio con il grande scrittore americano. Per finire un classico inglese: Il nostro agente all'Avana di Graham Green. Con grande senso dell'umorismo Green ambienta nella Cuba prerivoluzionaria le vicende di un tranquillo venditore di aspirapolveri che si adegua al ruolo di agente segreto supplendo con la fantasia alla mancanza delle informazioni richieste.

tornando da Cuba

Tornando da Cuba ho gli occhi ancora pieni di immagini che le centinaia di foto che abbiamo fatto non contengono o almeno non rendono appieno. Invece di un racconto fiume ho deciso di frazionare le mie considerazioni in tanti post quanti riuscirò a scrivere questo pomeriggio prima di stancarmi o prima di venir assalita di nuovo dai figli con residui di compiti da fare. Guardandomi allo specchio ora non vedo solo una federica marroncina che mi piace di più della federica bianca cadaverica che è partita una settimana fa, ma soprattutto una faccia distesa. Basterà mezza giornata in rai per sbiancarmi e tornare un fascio di nervi, ma per ora mi godo la coda della vacanza. Quando viaggio con M., e viaggio con lui per il mondo da più di vent'anni, ridivento bambina, non porto l'orologio, non cambio i soldi, gli affido il mio passaporto e i miei biglietti, giro senza un pensiero approfittando di ogni pausa per leggere. Può esistere qualcosa di più distensivo?

venerdì 3 aprile 2009

frozen river

non è un film perfetto, ci sono delle cose che non convincono, il neonato che sopravvive all'abbandono in una borsa lanciata sul ghiaccio di notte, lo sceriffo comprensivo, l'adolescente super amorevole nei confronti del fratellino, ma la sostanza c'è, c'è una splendida descrizione di quello che vuole dire essere una madre angosciata per i propri figli e della solidarietà tra due donne messe alle strette dalla vita. Si sta scomodi al cinema, si avverte tutto il tempo aria di tragedia e non si sa da quale parte verrà lo sconquasso finale: dal fiume ghiacciato che si creperà, dall'intervento della polizia, da un gesto inconsulto dei ragazzi lasciati soli. Invece il finale rianima e consola, pur essendo realistico. Nel gelo dei rapporti a volte si può creare un insperato calore.