mercoledì 27 maggio 2009

esibizioni

Quinta elementare, recita di fine anno. L'insegnante di teatro è un giovane psicologo volenteroso, ogni volta crea degli spettacoli a partire dai personaggi che i ragazzi vogliono interpretare. M. prova un imbarazzo immenso a stare di fronte a un pubblico. Per due anni si è sottoposto alla tortura di salire sul palco: concitato, cercava di dire le sue battute più in fretta che poteva senza guardare il teatro buio e pieno di genitori e nonni in festa. Quest'anno ha puntato i piedi, non c'è stato verso di convincerlo a fare una parte anche minima. Il maestro alla fine ha ceduto, dando a lui e al suo amico Francesco il ruolo di aiuto registi. M. si è occupato di azionare lo stereo e prima che lo spettacolo cominciasse ha letto un breve testo da lui composto sull'esperienza fatta. Leggeva a voce alta, di corsa, con l'aria di chi vorrebbe essere in tutt'altro posto. Alla fine è salito sul palco come tutti e il suo è stato l'inchino più rapido e meno convinto. Un commediante nato, mio figlio.

martedì 26 maggio 2009

una bella scuola

oggi sono tornata per un giorno al mio vecchio mestiere (oddio tanto vecchio no, diciamo il mestiere che ho fatto negli ultimi due anni). Si tratta dei documentari nelle scuole. Mentre negli anni passati mi ero occupata di tutto (scegliere gli istituti, contattare i presidi, concordare con gli insegnanti le lezioni, spiegare di che si trattava ai ragazzi), questa volta sono andata solo a dare una mano a Maria Cristina che sta girando la sua prima Chiave fatata. Eravamo in una scuola media di Roma, dalla parte di via Tiburtina. In questa scuola c'è una classe di ragazzi rom. Arrivano dal campo tutte le mattine verso le nove in un pulmino. Sono ragazzi di età diverse, messi insieme in una prima media per cercare di far loro chiudere il ciclo della scuola dell'obbligo. Non si tratta di una classe ghetto, tutt'altro. E' un po' come un'ultima possibilità. Il professore che si occupa di loro, li fa interagire con un'altra prima media. I ragazzi italiani e i ragazzi rom studiano storia insieme attraverso degli schemi e dei disegni che aiutano i secondi a visualizzare gli eventi. Una delle ragazzine rom, appassionata di danza, ha insegnato alle femmine delle due classi una danza zingara e ha creato una coreografia. In questa loro esibizione erano goffe come lo sono le ragazze adolescenti, alcune troppo grasse, altre piccole, altre giganti, ma muovevano tutte benissimo il bacino seguendo l'esempio della loro giovane maestra. Serissimi nell'intervista i ragazzi italiani dicevano di quelli rom, sono simpatici, andiamo d'accordo, siamo diversi di età, ma per il resto siamo uguali. Alla faccia di chi dice che l'Italia non è multiculturale.

lunedì 25 maggio 2009

estrema vecchiaia

ieri pomeriggio sono andata in ospedale a trovare mio suocero. Ha novantacinque anni e nel giro di pochi mesi le sue condizioni fisiche si sono terribilmente aggravate. Era in una stanza a quattro letti, c'era un gran caldo. Quando siamo entrati aveva la mascherina dell'ossigeno sulla bocca, gli occhi chiusi, il corpo scoperto, le gambe lunghe giallastre e ossute, le braccia gonfie e tumefatte dagli aghi. La moglie ci ha detto che aveva perso lucidità. Ci siamo accostati, la faccia gli si è illuminata, ha fatto un grosso sorriso. A fatica, ma con piena cognizione di causa, ci ha chiesto dei bambini, del mare, della barca. A un certo punto ha fatto una battuta sul vicino di letto che faceva lo spaccone con l'infermiera. A tratti ripiombava in un suo delirio e parlava di una prova con delle palline che salivano e scendevano guardandosi intorno desolato perché capiva che non lo capivamo. Oggi lo hanno trasferito in un altro ospedale, gli hanno fatto la dialisi. Da una parte c'è la vita che se ne va, dall'altra la medicina che la trattiene e in mezzo un uomo, la sua coscienza, i suoi ricordi, i suoi affetti, i suoi rimpianti, i suoi terrori.

domenica 24 maggio 2009

dalla vita al libro e ritorno

da qualche mese in redazione è arrivata una programmista nuova. Ha un'aria affaticata, strana. Stamattina leggendo il romanzo di Rebecca West, Proprio stanotte, ho trovato questa descrizione: "aveva l'aria di essere stata strapazzata, come una bambola fatta cadere troppe volte dalla carrozzina". E' un libro in cui non succede quasi niente ma che vive di similitudini fantastiche che saltano dalla pagina e arrivano dritte al lettore ridescrivendogli la sua stessa vita.

venerdì 22 maggio 2009

Un'ondata di caldo


è appena uscito da Guanda un libro della scrittrice inglese Penelope Lively. L'altro giorno stavo per comprarlo, poi mi sono detta, non ho mai letto la Lively anche se ha tutto per essere una scrittrice che mi piace, non devo rischiare delusioni, perché cominciare dall'ultimo, vediamo se c'è qualcos'altro in libreria, magari un suo libro che ha avuto più di un'edizione. Così ho comprato Un'ondata di caldo ed è stata una gran bella scoperta. La situazione: una casa in campagna che si chiama World's End. Ci vivono Pauline, una signora di mezz'età che rivede dattiloscritti (di qui la mia immediata immedesimazione), e nell'altra area della casa sua figlia Teresa, con il bambino Luke e il marito Maurice. Lively racconta una calda estate inglese facendoci sentire le sensazioni delle due donne che si capiscono al volo, e quelle del bambino che muove i primi passi da solo ed è alla scoperta del mondo. Pauline ha avuto un marito professore universitario che l'ha tradita molte volte finché lei non l'ha lasciato. Ora ha un suo equilibrio: il lavoro, un amico libraio, la figlia e il nipote. La figlia la preoccupa un po': Maurice è più grande di lei di quindici anni, è uno scrittore brillante e fatuo, che ama ascoltarsi e stupire, Teresa invece è una creatura fragile, innamorata. Arriva Carol, una bionda di quelle che invece di andare a letto con un libro, vanno a letto con chi l'ha scritto (lo dice la Lively meglio di come lo riporto io). Il libro procede tra la cronaca di quell'estate e i flash back in cui Pauline rivive le infedeltà del marito. Il finale è strepitoso. Brava Lively, ora posso procedere con gli altri romanzi.

martedì 19 maggio 2009

intellettuali

Questa settimana alla radio c'è E. che parla dei libri della sua vita. E. l'ho conosciuto a diciannove anni all'università. Seguivamo gli stessi corsi di letteratura italiana. Abbiamo studiato insieme due volte, una volta a casa sua e una a casa mia, gli ho prestato i miei appunti di filologia romanza. Sono stata innamorata di lui senza dirglielo, ma soprattutto lui è stato il prototipo degli amori fantomatici con cui avrei potuto farmi del male. Quando ho conosciuto E. venivo da un liceo classico frequentato da ragazzi in fuga dalla matematica. A parte G., che era un amico e che la pensava diversamente da me su tutto, non conoscevo ragazzi appassionati di letteratura. L'amore per i libri era un mio vizio esclusivo e in fondo al cuore nutrivo la speranza di incontrare la mia anima gemella, l'uomo che avrebbe condiviso con me questa passione totalizzante. E. amava parlare, amava stupire il suo uditorio con una sequenza intricata di citazioni. Sembrava che avesse letto tutto e a me, che venivo da molte letture, ma che non avevo mai sfogliato una rivista letteraria, la sua cultura appariva sterminata. Quando uscivamo dalle lezioni pomeridiane su Petrarca, ci fermavamo a parlare accanto ai motorini. Lo ascoltavo a bocca aperta e con occhi adoranti. Mi piacevano i suoi capelli ricci, i suoi occhi, mi colpiva la sua ostentata fragilità (figlio di due famosi psichiatri sembrava dare per scontato di avere una vita complicata). Sono passati un sacco di anni, ci siamo incrociati qualche volta alla radio, lui ha scritto dei libri, è diventato un critico letterario abbastanza noto. Quando parla, quando scrive è il nulla assoluto. E' rimasto com'era.

sabato 16 maggio 2009

con tutti e due i piedi fuori dalla storia

ho appena finito di leggere Con un piede impigliato nella storia di Anna Negri e mi ritrovo a interrogarmi sulla mia di adolescenza. Io e Anna siamo quasi coetanee, lei del '64, io del '63, abbiamo vissuto in due grandi città, lei Milano, io Roma, abbiamo visto gli stessi film nei cineclub, abbiamo letto le stesse terribili notizie sui giornali, abbiamo fatto delle vacanze in Grecia con gli amici e con i genitori. Le analogie si fermano qui. Certo lei era la figlia di Toni Negri, io di un dirigente dell'Enel, lei ha subito negli anni dell'adolescenza la prigionia del padre, l'assenza della madre, è cresciuta insieme al fratello abbandonata a se stessa, ma io perché ho vissuto infanzia e adolescenza in un bozzolo in cui non succedeva mai nulla? Perché non mi sono mai sbronzata, non ho mai tirato una canna, non ho mai dormito nel letto con amici e amiche, non ho mai attaccato un manifesto, non ho lavorato in una radio, non ho saltato un giorno di scuola? E non posso neppure dare la colpa ai miei genitori, mia sorella maggiore la sua dose di trasgressione se l'è vissuta e ora è coerentemente diventata una conservatrice, quella minore ha sempre bamboleggiato in linea con i suoi tempi, e io? Sono mai stata giovane io? Forse per questo mi placa la vecchiaia incombente, è come se arrivasse la mia vera età.

venerdì 15 maggio 2009

lavori in corso

l'anno lavorativo si sta quasi concludendo e io continuo a galleggiare in una strana sensazione di letargo. Tra un mese cominceranno a scadere i contratti, la redazione diventerà un deserto, il capo riverserà su di me tutte le sue angosce sui progetti futuri e sugli assetti che cambiano.
La cosa più strana per me è non sapere cosa augurarmi. Non so se mi piacerebbe restare alla trasmissione o venirne estromessa. Da una parte sarebbe bello avere un minimo riconoscimento per il lavoro fatto e se restassi lì potrei il secondo anno farlo meglio, con un po' più di sicurezza e disinvoltura. D'altra parte ogni volta che vedo la trasmissione provo un senso di estraneità; a me della tv piace pochissimo e quello che non mi piace mi pare non valga neppure la pena di analizzarlo: quindi che ci faccio lì? Sul versante lingue e ragazzi che mi interessa sicuramente di più, incombono grosse nuvole, proverò a buttar giù un progetto sui libri per ragazzi e le scuole, ma così tanto per tenermi impegnata. A scuotermi dal letargo però è venuta la notizia che Non pensarci, il film di Zanasi che mi era piaciuto parecchio è diventato una fiction in dodici puntate. Ho fatto un po' di telefonate, ho trovato l'ufficio stampa, ho avuto l'ok dell'autrice e infine lunedì all'una incontro alla Garbatella il regista e l'attrice per parlarne. Ma prima mi tocca niente meno che intervistare i vertici della rai a viale mazzini sul digitale terrestre, argomento che mi interessa quanto la fissione nucleare o la formula uno. Prevedo un week end in cui la formulazione di domande che mi stanno a cuore si alternerà a quella di domande che mi fanno annegare di sbadigli.

martedì 12 maggio 2009

famiglie

mentre i ragazzi guardano la telenovela argentina Il mondo di Patti in cui si dibatte sulla paternità del bruno Leandro, mi chiama al telefono mia suocera per sfogarsi. Ascoltandola mi sembra di essere dentro un'altra brutta telenovela con solo tre personaggi: marito moglie e badante. Sento la disperazione di mia suocera per il capovolgimento dei valori in cui ha creduto, per la mancanza di prospettive, per l'umiliazione a cui si sente esposta. E vedo lui, il vecchio generale, che è sempre stato un leone e ora è ridotto a un vecchietto che si sposta dal letto alla poltrona. Nella signora etiope che lo accudisce vede qualcosa che gli ricorda le giovani amanti di quando combatteva in Africa? La sua gentilezza eccessiva nei confronti di lei è solo un mezzo per mettere in difficoltà la moglie, per combattere un'ultima battaglia, per sentirsi impegnato in qualcosa, per rivendicare il suo ruolo di maschio dominatore? Sta di fatto che lei è super esaurita e M., il suo figlio adorato, sta rivelando tutta la sua inadeguatezza di fronte a questo problema. Lui non ce la fa proprio a prendere in mano la situazione, è tutta la vita che tenta di sottrarsi all'atmosfera pesante di casa sua chiudendosi a riccio. Come trovare un finale dignitoso a una storia così triste, così avvilente?

venerdì 8 maggio 2009

sono a pezzi

quando alla settimana tipo (un montaggio, una conferenza stampa, qualche biografia; un cinema serale; due o tre palestre mattutine) si aggiungono i colloqui alla scuola media diluiti in due giorni con annesse file, un pediatra, un dentista, delle analisi del sangue, il venerdì sera è un miraggio e quando ci arrivi ti senti prosciugata. Ma poi fai un bilancio e vedi le cose positive: un bel film, Fortapasc, un buon montaggio di Mattei con la bravissima Ramona, le prof che dicono che la figlia studia e capisce (è con noi allora che dà il peggio di sé), le analisi del figlio che non presentano problemi. E ora letto.

giovedì 7 maggio 2009

seratacce

L'altra sera lo spettacolo indecoroso di Berlusconi da Vespa mi ha fatto fare una nottataccia. E ora risulta che per la maggior parte degli italiani il suo "ora parlo io show" è stato convincente. Nanni Moretti, il vecchio Nanni Moretti di Palombella rossa per cui avevo un culto incondizionato non l'ambiguo Nanni Moretti di oggi che recita in filmacci come Caos calmo, diceva che chi parla male pensa male. Sentir parlare Berlusconi l'altra sera dava i brividi: andava avanti a ruota libera mescolando brani da puro comizio elettorale (dal termovalorizzatore di Acerra al terremoto dell'Aquila) con precisazioni di una futilità impressionante sui compleanni dei suoi figli, chiamava le aspiranti parlamentari europee "signorine" e per amplificarne i meriti le definiva "iperlaureate", si proclamava un padre "straordinario" e cercava di accreditare l'immagine della moglie come di una mentecatta che per farsi un'opinione su suo marito legge i giornali sbagliati. Se fosse per lui le "gazzette della sinistra" sarebbero chiuse già da un pezzo, così come i programmi di Fazio, Floris, Santoro, Dandini ecc. Ma quello che più mi ha impressionato della serata è stato l'intervento di Ferruccio De Bortoli. Quando ho visto comparire la sua faccia nello schermo dietro Vespa ho tirato un sospiro di sollievo, allora c'è qualcuno che gli farà delle domande, non c'è solo quel servo untuoso che si strofina le mani pensando ai dati di ascolto. De Bortoli però sembrava sprofondato in un imbarazzo devastante. Berlusconi, nervosissimo, ha esordito ringraziandolo in modo plateale per come il Corriere aveva affrontato il tema del suo divorzio. In quel ringraziamento era contenuto un ricatto neanche troppo celato: continua a comportarti così, resta nella lista dei buoni, ti conviene. E De Bortoli in quella lista c'è rimasto, altro che se c'è rimasto, trovando tra tutte le possibili obiezioni al comportamento scriteriato del massimo esponente del governo, quella capace di far fare a Berlusconi la figura migliore. Gli ha contestato la presenza alla festa di gente qualunque e le foto con camerieri tra cui uno con la maglietta "songo 'e napule". Che grande occasione per il presidente operaio-contadino-cameriere-cantante-e chi più ne ha più ne metta per dire che lui ama il popolo, che lui non può sottrarsi al suo abbraccio, che senza il contatto con i suoi devoti il suo mandato non avrebbe senso. E così abbiamo archiviato tutto, le cadute di linguaggio, lo strapotere, gli attentati contro la parità femminile, l'esibizione della ricchezza, l'occultamento sistematico della verità. Libera stampa in libero paese (e libera televisione: manca poco al servizievole Vespa a reti unificate).

martedì 5 maggio 2009

divorzi

confesso di seguire in modo morboso tutti gli articoli che trovo sul divorzio del secolo. A me Veronica non sta né simpatica né antipatica, in questo momento mi fa una gran pena perché è una donna che sta per affrontare il linciaggio e ne è pienamente consapevole. Quello che mi fa più paura in lui è il modo in cui manipola la realtà, il modo folle in cui mente, credendo alle sue stesse bugie. Lei, che sa con chi ha a che fare, ha detto che lui non sta bene e credo che i passi falsi continueranno nei prossimi giorni, gli manca la lucidità, il delirio di onnipotenza gli ottenebra la mente. L'altro giorno alla radio Gian Antonio Stella ripeteva il vecchio ritornello secondo cui l'errore della sinistra è stato quello di demonizzare Berlusconi. Ma Berlusconi è il demonio: un demonio piccolo e checché lui ne pensi dai poteri limitati, un italianissimo demonio con tutte le dannazioni del nostro popolo, il machismo, il linguaggio da osteria, il disprezzo delle regole e degli avversari, la furbizia come tratto dominante, la corruzione come mezzo per entrare in relazione con gli altri, l'ostentazione della ricchezza, la volgarità, il bisogno di essere circondato da cortigiani, il terrore della morte e del decadimento fisico. Bastasse un divorzio per poterselo dimenticare...