lunedì 29 giugno 2009

falsa partenza

lunedì sera, stanca come se avessi scalato una montagna. Week end impegnativo: venerdì la figlia ha fatto l'esame orale. Momento di grande commozione: l'ho raggiunta nel corridoio in cui aspettava di essere chiamata insieme alle sue amiche. Abbiamo di corsa elaborato una strategia per la domanda d'inglese che al primo gruppo di interrogati non era stata fatta, mi ha ripetuto per l'ennesima volta la rivoluzione industriale che sapeva a memoria. Quando è entrata, lasciandomi fuori dalla porta, "solo i soggetti fanno entrare i genitori", mi sono agitata, anche perché la ragazza prima di lei era uscita piangendo. Dopo un quarto d'ora era fuori con un sorrisone, per un attimo la mia bambina felice (già il giorno dopo si era ritrasformata in un mostro ringhioso dalle mille esigenze). Il sabato mattina partenza per il mare carichi di cibarie, valigie e all'ultimo momento del nonno che si è aggiunto a noi per reagire alla sua sciatica debilitante. I ragazzi dovevano restare al mare, io sarei dovuta partire domani mattina all'alba e la tuttofare romena avrebbe dovuto prendere il mio posto. Stamattina corsa su in paese a piedi a riempire il frigorifero in modo che non mancasse niente. C'era il sole, avevo pianificato tutto, cosa avrebbero mangiato a pranzo, merenda e cena. Ho letto due libri in inglese, ho finito una Tyler un po' deludente, ho nuotato e passeggiato sulla spiaggia, ho cucinato le cozze e le sogliole, ho ascoltato papà enumerarmi tutti gli acciacchi dei conoscenti e amici. Nel pomeriggio è arrivato un acquazzone, la figlia ha detto, che ci facciamo qui da soli, non c'è ancora nessuno, il tempo è brutto, portaci a Roma. Io, che ero già in crisi di astinenza da loro pur non vedendo l'ora di abbrutirmi a casa da sola, non me lo sono fatta dire due volte: prendi la spesa deteriorabile e infilala in due borse, chiudi la casa, corri alla fermata, stipati nell'autobus carico di vacanzieri, prendi il treno, prendi l'autobus e torna a casa dal marito, partito la mattina presto in macchina richiamato da pressanti impegni di lavoro. E così siamo di nuovo tutti e quattro a casa, e domani io di nuovo a stressarmi al lavoro pensando a quanta tv e playstation si consuma qui fino a venerdì, momento in cui si realizzerà il trasloco estivo numero due.

lunedì 22 giugno 2009

Berlusconi e le donne, lettera aperta

Gentile Silvio Berlusconi,

questa è la lettera di una donna normale: di mezz’età, sposata, con due figli adolescenti, impegnata nel suo lavoro. Una donna che guarda con crescente disagio all’involuzione delle donne in Italia. Perché indirizzo proprio a lei queste mie considerazioni? Perché credo che lei abbia non poche responsabilità in quello che è accaduto in questi anni dal punto di vista del ruolo e dell’immagine femminile.

Provo a spiegarmi partendo dalla mia esperienza personale. Sono nata in una famiglia borghese. Mia madre faceva la casalinga, ma a noi tre figlie ha trasmesso il valore dello studio e dell’impegno come mezzo per la realizzazione personale. Ci siamo laureate tutt’e tre a pieni voti e ognuna di noi ha poi lottato per conciliare il proprio lavoro con la famiglia, come fanno quasi tutte le donne in Italia. Questo che le ho descritto, pur essendo un modello molto diffuso, è però un modello in qualche modo passato.

Noi, che siamo state ragazze negli anni settanta, per anni ci siamo impegnate in troppe cose diverse e non ci siamo accorte di quello che stava avvenendo fuori dalle nostre case. Il primo campanello d’allarme è suonato quando le nostre figlie sono uscite dall’infanzia e hanno cominciato a bamboleggiare in modo sospetto. Questo è un punto importante, ci tornerò su.

Da qualche anno a questa parte tutte le conquiste femminili stanno perdendo terreno; anni di battaglie per affermarci come soggetto paritario e basta l’onda lunga della tv commerciale per spazzare via ogni illusione di essere giudicate per ciò che siamo e ciò che sappiamo, invece che per come appariamo.

Lei non è solo un grande tycoon, un uomo capace di intuire i gusti del pubblico, di ammaliare le plebi, di vendere qualsiasi cosa, lei è anche un grande corruttore, in primo luogo di coscienze.

Non voglio entrare nel merito delle sue vicende personali che in questi giorni riempiono le cronache dei giornali. Devo però rilevare che le parole del suo avvocato Niccolò Ghedini mi hanno fatto saltare sulla sedia: “pensare che Berlusconi abbia bisogno di pagare duemila euro una ragazza perché vada con lui mi sembra un po’ troppo. Penso che possa averne grandi quantitativi gratis”. “Grandi quantitativi”, “utilizzatore finale”: non stiamo parlando di sostanze, di merci di un qualunque tipo, stiamo parlando di persone.

E qui sta il punto: le donne nel suo circo personale sono tutto fuorché persone. Se penso a quello che è riuscito a fare sul piano politico della figura femminile: parlamentari prese dal mondo dello spettacolo (più che altro dell’avanspettacolo, quello dei calendari e del vallettismo, certo non quello del teatro o del cinema impegnato); ministre incompetenti usate come burattini, deputate serie e di valore schernite con epiteti come “malvestite e maleodoranti”.

E noi donne che la mattina ci prepariamo in fretta per andare al lavoro, che pensiamo a mille cose insieme, che la sera crolliamo a letto morte di sonno, in che modo dovremmo sentirci rappresentate da quelle politiche dall’abbigliamento impeccabile e dall’atteggiamento compiacente, se non ossequioso nei suoi confronti? Cosa hanno fatto per meritare la nostra stima e il nostro rispetto? E vogliamo parlare di quelle povere giornaliste e conduttrici televisive con i lineamenti rifatti che riescono a stento ad articolare un discorso con le labbra incollate tra loro?

Torniamo alle bambine e alla loro educazione. L’educazione, si sa la dà in primo luogo la famiglia, poi la scuola e soprattutto la televisione. Si ha un bello spegnere, si ha un bel dire, non guardare certi programmi. La cattiva educazione è come le erbacce, se non si vigila, si diffondono ovunque. Quello che vedono le nostre ragazze in tv è un’esibizione reiterata e spudorata di corpi. Ci si può stupire se vendersi in Italia per una ragazza sia diventato il modo più semplice e popolare per acquisire notorietà?

Un’ultima annotazione: ci sono donne che apprezzano la galanteria e la annoverano tra i piaceri della vita, ma ci sono anche donne che ne farebbero volentieri a meno. C’è un’italianità deteriore, fatta di barlzette e doppi sensi sulle donne che lei ha sdoganato, che offende il nostro senso comune, che, per usare un verbo a lei caro, ci fa vergognare di essere italiane.

Ci sarà un modo per risalire la china, per salvare il futuro delle giovani generazioni femminili? Ci pensi, presidente. Faccia una cosa per le sue figlie, ci prenda in considerazione come soggetti e non solo come oggetti.

Un saluto

Coraline

Sono andata con i figli a vedere Coraline, il film in 3D di Henry Selick dal libro di Neil Gaiman. L’ho trovato bellissimo. A parte la fatica degli occhialetti (che donano un inizio strepitoso con un ago che sembra uscire dallo schermo per venire a conficcarsi nella pelle ma alla lunga procurano il mal di testa), mi è piaciuto tutto: la splendida animazione, la storia con il suo crescendo di tensione, i personaggi realistici e quelli iperfantasiosi, l’atmosfera cupa e bagnata. E’ un viaggio spericolato nella testa di un’undicenne, è un concentrato di fiabe nere, è una spietata riflessione sull’amore materno che si trasforma in brama divoratrice e insieme è un'acuta disanima delle aspettative irrealistiche dei figli nei confronti dei genitori. Stupisce, diverte, provoca, preoccupa, induce nello spettatore adulto, più che in quello bambino, un’altalena di emozioni come raramente il cinema sa fare.

venerdì 19 giugno 2009

ansie

Papà che si va a fare la tac da solo e poi scrive un messaggio sul cellulare a me, alle sorelle e alla sua compagna con su scritto, urrah, è andato tutto bene. Papà che per la posizione scomoda durante la tac o per un colpo di freddo ha dei grossi dolori a una gamba e si trascina. Papà che spera che le pasticche che gli ha dato il suo amato chirurgo gli rimettano la gamba in sesto. Il figlio che ha finito la quinta elementare, che sta a casa a giocare alla playstation e a guardare la tv e che mi dice di non invitargli amici perché si vuole rilassare. La figlia che veleggia in un mondo tutto suo. Il marito che affoga tutto nel lavoro, suo padre che non riesce a morire, sua madre che sconnette, suo fratello sommerso dai debiti. Io, in mezzo a loro, inadeguata, sempre di corsa, sempre preoccupata per loro e per altro, da cosa si mangia a cena (la frutta c’è? Il pane? Il latte? Da quant’è che non faccio la carne?), a quello che succede al governo e all’opposizione (se ne va? Non se ne va? La smettono di sbranarsi una volta per tutte?), dal mio aspetto fisico (sto crollando? Inizio a ingrassare? Sono tutta un reticolo di rughe?), alla mia salute (quando ho fatto l’ultima ecografia al seno? I brutti pensieri saranno effetto della pre-menopausa?), dalle mie prospettive future (devo ritenermi soddisfatta così? Sono una sfigata? Sono una velleitaria?) alle mie amiche (non la chiamo da troppo tempo? Non sono più andata a trovarla? Non la lascio parlare?) ai ricordi che si riaffacciano (ma come ho fatto a comportarmi così?).
Esiste un modo per spegnere l’interuttore dell’ansia che tengo acceso da quando sono nata?

forse è la volta buona

è successo l'impossibile. Il gelido Ghedini, il gran calcolatore, il sostenitore dell'insostenibile ha fatto un passo falso. Sconvolto dall'ennesimo pasticcio combinato dal suo datore di lavoro, ha pensato prima a costruire una grottesca difesa che a smentire la notizia. Ha definito Berlusconi "l'utilizzatore finale" delle donne che qualcun altro gli portava a casa. Ha detto che lui non aveva bisogno di pagare 2000 euro per una ragazza perché ne poteva avere "grandi quantitativi gratis". Berlusconi si è infuriato (la telefonata che ha fatto a Ghedini, ripresa da Sky si può vedere sul sito del Corriere della Sera). Se Ghedini, che è Ghedini, si esprime in questi termini, vuol dire che non ci sono dubbi, le ragazze e le ex ragazze di Bari andavano a palazzo Grazioli, mangiavano i dolcetti, cantavano con il premier e se si fermavano la notte venivano ricompensate (anche con candidature alle elezioni comunali). Forse mai nel connubio storico tra sesso e potere si è raggiunto un punto così basso. Non basterà neache questo a scalzare quell'uomo dalla posizione in cui si è messo con l'aiuto dei telespettatori italiani?

mercoledì 17 giugno 2009

esami

Esami di terza media. I miei non me li ricordo bene, a differenza di quelli di quinta elementare che ho stampati nella mente: la maestra che voleva interrogarmi a fine giornata, approfittando della mia presenza in aula e anticipando di un giorno il mio esame, la mia fuga impaurita con la scusa che non avevo con me i materiali per l’esperimento di scienze. Delle medie ho in mente solo l’angoscia per il problema di matematica, per quelle figure geometriche improbabili di cui bisognava calcolare aree e volumi. Mia figlia sta affrontando adesso i primi veri esami della sua vita. Ha fatto il tema lunedì, la prova di francese martedì e oggi l’inglese. Serena, tranquilla, una passeggiata, professori disponibili al consigli e al suggerimento, clima rilassato. Da una parte sono contenta per lei che si risparmia lo stress, dall’altro mi chiedo quando lo stress arriverà (perché arriverà, arriva sempre un momento in cui si viene messi alla prova e si teme di fallire) dove troverà le risorse per reagire, come ce la farà. Le sue amiche uguale: il libro aperto per mezz’ora e poi tutte su face book a chattare degli esami, a ritoccare foto, a cercare video, a fondare gruppi all’insegna dell’umorismo e della goliardia. Mi sento preistorica.

ps sono andata a prendere la sua pagella: tutti otto, gran sorrisi, che figlia brava e matura che ha, si è proprio impegnata. Senza parole.

palinsesti

Serata per la presentazione dei palinsesti autunnali della rai. Aperitivo nel piazzale di Teulada. Tutti i capi e molti conduttori di programmi. Io mi aggiro come un pesce fuor d’acqua tra le tende bianche e i cibi dall'aria poco commestibile. Per fortuna c’è il mio amico operatore che sono contenta di poter salutare. Comincia l’evento al chiuso della sala. Max Giusti cerca di rianimare una platea abbattuta dal caldo. Quando si apre il collegamento con Milano dove ci sono Facchinetti e la Colò, al pubblico cominciano ad abbassarsi le palpebre. Si parla di pubblicità , si ostenta ottimismo. Quando finalmente si arriva ai nuovi palinsesti non c’è una sorpresa che sia una: stesse facce, stessi programmi dell'anno scorso e di quelli precedenti. Però la rai è una grande azienda…

domenica 14 giugno 2009

tuffi

Ponza, sabato pomeriggio. Stesa su uno scoglio alle piscine naturali assisto ai tuffi dei miei figli, entusiasti di aver trovato la postazione ideale per lanciarsi in acqua. Ridono, si incitano a vicenda a salire più in alto. L'aria è calda, l'acqua piacevolmente fresca e trasparente. Quando hanno finito di tuffarsi nuotiamo insieme verso la barca. E' difficile acchiappare la felicità, chiamarla con il suo nome quando ci sfiora, eppure a volte la riconosci e provi a trattenerla con te, scacciando i pensieri bui.

mercoledì 10 giugno 2009

serracchiani-brambilla

ieri colpiva a Ballarò la differenza tra la faccia pulita di Debora Serracchiani e l'aria sfatta di Michela Brambilla. Mentre la prima, con gli occhi che le brillavano per la sua recente affermazione personale, sosteneva argomentazioni profondamente sentite, l'altra stridulamente attaccava chiunque osasse criticare il cavaliere, e mentre la serata andava avanti il pesante trucco non le bastava più ed era sempre più livida. Dopo un intervallo pubblicitario non è tornata. Floris scherzava sulla borsa rimasta sulla sua sedia, finché non è riapparsa con nuovi fogli in mano. Anche questo dovevamo vedere: la politica impreparata che va a farsi suggerire al telefono dati e cifre per rispondere agli avversari. Come quelli che si alzano durante la versione di greco e vanno in bagno a farsela dettare da amici compiacenti e forniti di bignami. Il tutto all'insegna del faccio come cazzo mi pare, io sono del partito della libertà, mica del partito delle regole. Il minimo che ci si possa aspettare da un politico in tv è che si prepari prima del dibattito e che taccia se una cosa non la sa. D'altra parte bastava vedere Berlusconi che improvvisava da Vespa sui co co pro e i loro sussidi per capire che non ci si può più aspettare proprio niente.

lunedì 8 giugno 2009

adolescenza

Week end di fuoco, con figlia furibonda. Ha cominciato a disperarsi venerdì sera perché non voleva venire al mare con noi. Le pesava, anche se non l'avrebbe mai ammesso, il fatto che il fratello restasse a roma a dormire dal suo amico per poter partecipare alla sua festa di compleanno. In macchina gemeva, scalciava, pretendeva da noi silenzio, alzava la musica del suo cellulare. Arrivati a casa, si è infilata nel letto vestita. La mattina dopo non è andata meglio: dopo aver bevuto un bicchiere di latte si è rimessa a letto e ha detto che avrebbe passato lì tutto il tempo. Il cielo era nuvoloso, ma pian piano il vento è calato e sulla spiaggia si è cominciato a star meglio. L'ho convinta a venire all'ombrellone, sono andata a prenderle il costume da bagno. Ha incontrato una ragazza che conosceva, si sono buttate in acqua, non uscivano più, si divertivano a prendere le onde. Io invece, esasperata da lei, dal tempo instabile, ho deciso di tornare in città in serata. Abbiamo recuperato anche il figlio e il sabato si è chiuso così. La domenica doveva essere il giorno dedicato allo studio (tra una settimana ha gli esami di terza media). Dopo un velocissimo ripasso sugli schieramenti della prima e della seconda guerra mondiale e una sintesi del verismo e di Verga, la figlia ha cominciato a cercare rogne, ha detto che voleva fare delle crepes, che avrebbe fatto tutto da sola. Io ero in camera mia a leggere, mi ha chiamata, voleva aiuto con il padellino. Gliene ho fatta una e poi ne ho preparata una al fratello. Vedendo quella crepe con la nutella e lo zucchero al velo è impazzita di gelosia. Gli ha tirato un calcio in pancia, lui si è buttato per terra. E' intervenuto il padre, si è scatenata una specie di rissa. Per punirla le abbiamo detto che non poteva andare agli scivoli con le sue amiche lunedì. Oggi è lunedì e agli scivoli ci è andata. Io le punizioni non so neppure cosa siano: immagino che qualcuno sappia usarle e che con qualcuno siano pure efficaci: a me pare odioso privare una persona di una cosa che le fa piacere per insegnarle a comportarsi. Avrà capito lo stesso? Riuscirà un'altra volta a frenare i suoi impulsi, la sua rabbia, il suo scontento? Provare a educare è come andare a tentoni in un buio fitto, guidati solo da un debole istinto.

venerdì 5 giugno 2009

dopo il mercato

Il venerdì nel piazzale sotto casa mia c’è un grosso mercato. Quando torno a casa verso le cinque stanno ancora pulendo. E’ tutto un vorticare di sacchetti di plastica vuoti, tra avanzi di cibo e di vestiario. Oggi è così che mi sento, come un piazzale ingombro di niente dopo che le contrattazioni sono finite, le merci sono state riposte, i camion sono andati via.

lunedì 1 giugno 2009

piove

giornata tetra e piovosa. Ho deciso di andare al lavoro per salvare un prezioso giorno di ferie, pur sapendo che mi avrebbe accolto la redazione deserta. Un assaggio dei mesi estivi, quando a mensa ci vado da sola o con qualcuno che mi raccatta per strada. Oggi non era così male perché c'erano maria cristina e francesco e almeno a pranzo due chiacchiere ce le siamo fatte. Per il resto ho coltivato il mio umore nero, incanalandolo in due direzioni: ho redarguito via mail mia sorella minore che non vota da non so quanto tempo e ho rinunciato al mio amato lavoro di lettrice per anticipare una chiusura di rapporto che sentivo imminente. Di aver urtato mia sorella non mi dispiace: mentre a me pare di vivere dentro un incubo in cui berlusconi si impossessa anche dell'aria che respiro e inquina tutto con i suoi colpi bassi e il suo linguaggio deteriore, lei vive nella sua piccola disneyland dove conta solo la sua famigliolina, la sua carriera, la sua piccola corte di ammiratori veri o presenti. Non si accorge di niente, non legge un giornale, pensa che i politici siano tutti uguali e che sia meglio disinteressarsi di ciò che avviene nel proprio paese. Per quanto riguarda le miei dimissioni, il marito, a cui ho fatto leggere la lettera, mi ha dato della sfigata. Ha detto che avrei potuto volgere in positivo la cosa, calcolare quanti libri ho letto per la casa editrice, provare a rilanciare il mio ruolo, invece di dir loro, non mi utilizzate più quasi per niente, grazie arrivederci. Poi è arrivata una telefonata da Milano e mi hanno spedita a prendere del materiale a casa di Schipani. Promossa a pony express, che gran giornata.