lunedì 31 agosto 2009

liti di fine estate

Week end inquieto. Mi agita il pensiero di dover tornare da martedì a vestire i panni dell’intervistatrice (si è mai vista un’intervistatrice racchia?), penso che prima o poi qualcuno mi smaschererà, dirà, è questa chi è, chi ci avete mandato. Arrivo al mare con il pensiero di mio padre, che non ho più sentito dopo la brusca telefonata di mercoledì in cui ho criticato il suo modo di porsi nei confronti di mia figlia e soprattutto il fatto che si sia lasciato influenzare da mia sorella. Mia figlia, in balia di turbe adolescenziali che le fanno trovare ripugnanti i suoi familiari, ha trovato finalmente due o tre ragazzi che si sono associati al suo gruppo di amiche. Non le pare vero avere una sua comitiva all’ombra delle capannine e passa rapida sotto il nostro ombrellone, tornando da noi solo per mangiare. Papà è preoccupato, vede sesso e droga in agguato. Mia sorella, che la sua bambina ce l’ha sempre sott’occhio e che ama pescare nel torbido, si offre per il ruolo di zia-spia. Lo rassicura, ma in termini ambigui. Io, che sono tornata al lavoro e non voglio essere rassicurata, e soprattutto non da lei, mi irrito a mille per il tono circospetto con cui mio padre tratta una questione inesistente. Lui si offende, diventa Re Lear assediato da figlie ingrate. E’ stufo di stare al mare, ma non sa che fare in città. Si lascia prendere dai brutti pensieri. Non vuole schierarsi in questa guerra tra figlie combattuta attraverso le nipoti. Pensa con sollievo che la convivenza sotto l'ombrellone è finita e può tornare a vedere una figlia alla volta senza dover mediare tra di loro. Sperlonga è sotto una cappa di umidità, il mare, generalmente fresco, è una specie di infame brodaglia.

martedì 25 agosto 2009

Elogio della mezza età

Quando ero piccola (sei-sette anni) avevo paura di non trovare un fidanzato, di arrivare troppo tardi al primo bacio, crescendo (sedici-diciassette) ho avuto paura di non trovare un lavoro, poi (trent’anni) di non riuscire a fare figli, poi ancora di non saperli educare. La mezza età consente di relativizzare: amore, lavoro, famiglia….l’importante al momento è esserci, star qui vigile sui cedimenti della testa e del corpo (sarà alzeihmer quella dimenticanza, sarà tumore quella macchia, quel dolore?), godere delle proprie forze, del proprio piccolissimo sapere, degli affetti creati e dei nuovi che spuntano inattesi. Altro che essere giovani a ogni costo, la mia mezza età me la tengo stretta e quando la vecchiaia arriverà mi auguro di essermi ulteriormente placata.

sabato 22 agosto 2009

cose da portare in barca

Da non dimenticare in barca:

· Un’ampia provvista di romanzi

· Tante bottiglie d’acqua

· Del succo d’arancia

· Due costumi da bagno

· Un asciugamano grande

· Un paio di ciabatte

· Un pantaloncino corto

· Un pantalone della tuta

· Una felpa

Da lasciare a casa:

· Scarpe

· Vestiti

· Trucchi

Come mi mancherà l’abbrutimento estivo, come non ho voglia di tornare alla civiltà…

Questo libro ti salverà la vita

Nella Figlia dell’altra A.M. Homes racconta la sua esperienza di figlia adottiva che entra in relazione da adulta con la madre e con il padre veri, scoprendo che la prima è una donna instabile e il secondo, un patriarca egoista e ipocrita. Un libro forte dal punto di vista emotivo, ma che non mi aveva fatto grande impressione dal punto di vista letterario. Ora ho letto Questo libro ti salverà la vita e ne sono entusiasta. Ci sono molte cose già viste nella letteratura americana: una serie di persone che si conoscono per caso e finiscono per costituire una sorta di comunità di affetti molto più solida di una famiglia di sangue; un figlio alla ricerca del padre; una casalinga in crisi; la malattia come elemento detonatore di problemi sopiti…ma è l’insieme che mi ha preso molto, è come entrare di soppiatto da una porticina e scoprire un magnifico castello, ci sono sorprese a ogni angolo e il finale è semplicemente fantastico. Brava Homes!

martedì 18 agosto 2009

Io e l’altra mia sorella

Io e mia sorella minore è una storia più difficile da scrivere che quella con mia sorella maggiore. Tra noi si è verificata una strana deriva di continenti: da piccole io e mia sorella minore eravamo due isole molto vicine, quasi una penisola unica, mentre la maggiore era distante mille miglia. Da grandi io e la maggiore restiamo distanti, ma comunichiamo senza problemi, mentre io la minore ci siamo allontanate tanto che si fatica a stabilire un contatto. Quando ci incontriamo, e non capita spesso perché viviamo in città diverse, parliamo, o meglio parla lei, tanto, ma la confidenza che avevamo l’abbiamo perduta, ed è rimasta serpeggiante in lei la voglia di dimostrarmi che ce l’ha fatta nella vita, che in tanti campi (quello lavorativo, familiare) lei si è rivelata più in gamba di me. Da parte mia c’è la fatica ad accettare, senza dir nulla per non offenderla, il modo in cui tratta sua figlia, vezzeggiandola ed esaltandola ad ogni occasione. La bambina è dolce e si sforza di compiacere i genitori che l’adorano e la ritengono perfetta e ineguagliabile, dando loro le soddisfazioni che si aspettano e limitando al massimo le sue richieste ed esigenze. E’ sempre sorridente, spalanca gli occhi chiari in attesa di complimenti, gode moltissimo della compagnia di sua madre e di suo padre, teme un po’ gli altri, è compassionevole verso chi soffre, non sopporta di venir rimproverata, odia gli insuccessi. E’ una figlia unica che sa stare bene da sola e teme il confronto. Da piccole io ho oppresso mia sorella minore (che ai miei occhi era un po’ la Amy di Piccole donne) con i miei giudizi taglienti. Molte volte lei mi dava ragione perché mi amava e mi teneva in gran conto. Da grandi mi vuole bene con rabbia e pensa che io sbagli pressoché su tutto.

la vista da Castle Rock

sono una grande ammiratrice dei racconti di Alice Munro. Alcuni di essi sono dei capolavori, alcuni sono semplicemente belli, qualcuno ogni tanto è un po' noioso. Non potevo non comprarmi la storia della sua famiglia, uscita da Einaudi con il titolo La vista da Castle Rock. Ci ho messo un po' a trovare il momento giusto per imbarcarmi in questa lettura. Non mi spaventava la lunghezza del libro, ma l'idea degli antenati scozzesi, della saga storica prima che familiare. E' in effetti nell'autobiografia della Munro ci sono lunghe digressioni storiche e di costume e lì il mio interesse si appannava e poi grandi squarci narrativi e lì risvegliava di botto. Quello che mi è piaciuto di più è stato il racconto della sua adolescenza in un paese sperduto con una madre ammalata di Parkinson che monopolizzava le cure familiari e il passaggio del padre da allevatore di volpi a operaio in fonderia. Niente di più lontano dal mio mondo. Eppure quando Alice Munro descrive la sua insofferenza da ragazza ai giudizi della gente su di lei, mi ci sono ritrovata parola per parola.
"I pensieri degli altri su di me ... qualunque pensiero, mi pareva costituire una misteriosa minaccia, una sguaiata insolenza. Detestavo perfino ricevere commenti relativamente innocui. - L'altro giorno ti ho vista passare per strada. Sembravi un po' fra le nuvole.
Giudizi e ipotesi, tutti un unico sciame di insetti pronti a infilarmisi in bocca e negli occhi. Che voglia di schiacciarli. Di sputarli via."

sabato 15 agosto 2009

dall'Elba a Sperlonga (via Giglio), con avaria

E così, recuperata la figlia, pallida, dimagrita e assonnata (effetto dei tre giorni di mondanità, lontana dalla mamma salutista), ci siamo messi in moto verso l'isola del Giglio. Alla fine, Portoferraio, pur con la sua marina paludosa e la strada piena di macchine, ci aveva conquistato. Eravamo diventati clienti fissi dell'Osteria Libertaria che affaccia sul porto mediceo e nelle calette prima di Marciana abbiamo fatto lunghe nuotate. Ci siamo diretti all’Isola del Giglio, dove il marito aveva deciso, contro la mia volontà, di sperimentare la prima notte in rada. Eravamo a Campese, di fronte a due spiagge gremite di gente. La sera siamo sbarcati a terra tutti e quattro sul gommoncino, abbiamo mangiato dei cattivi spaghetti alle vongole alla prima trattoria-pizzeria che abbiamo incontrato e siamo risaliti in barca sul finire di un tramonto spettacolare. Io ero già in tensione per la notte. Non mi fidavo della sola ancora e già ci vedevo spiacciati sugli scogli, tra gli ombrelloni della spiaggia o sbattuti su qualche altra barca. Mi sono addormentata subito (altro che tramonti, stelle cadenti, magia della notte), per risvegliarmi poco dopo con tutti gli altri membri dell’equipaggio che ronfavano sonoramente. Io invece con un orecchio ero tesa a capire se la barca si stava spostando, con l’altro cercavo di evitare di essere sopraffatta dal clamore della musicaccia che proveniva dalla spiaggia. Alle sette di mattina ero un cencio e per le prime ore di navigazione non ho fatto altro che dormicchiare dietro il guidatore (perdendomi così nei dintorni di Giannutri la vista di una balena, o chi per lei, che ha fatto sobbalzare marito e figlio; la figlia era come al solito sotto coperta immersa nella lettura dolciastra dell'ultimo Moccia). Dopo Civitavecchia mi sono rianimata, e approfittando della piattezza del mare, mi sono immersa nella lettura di Amare, ancora di Doris Lessing, in cui una signora sessantacinquenne sperimenta un faticosissimo risveglio dei sensi innamorandosi di vari componenti della troupe teatrale con cui sta allestendo uno spettacolo che le sta molto a cuore. Ero ancora in lettura quando, dopo la sosta al Circeo per il rifornimento, la barca ha emesso un segnale disperato e dai motori si è alzato un grosso fumo bianco. In un attimo il marito ha spento tutto e ci siamo guardati negli occhi disperati. Il mio primo istinto era di buttarmi a mare e raggiungere la riva a nuoto (Terracina non era lontanissima, e io conto su poche cose come sulla mia resistenza in acqua). Il figlio mi ha fatto notare che prima di ricorrere al nuoto c’era il gommoncino di salvataggio (la figlia si limitava a dire, non credo sia arrivata la mia ora di morire). Alla fine non abbiamo usato i due estintori (il fumo c’era, ma non c’erano fiamme) e il marito, dopo essersi calato in mare a esaminare i motori, ha deciso che uno era scoppiato ma con l’altro si poteva proseguire. Continuavo a pensare che saremo saltati in aria, che i nostri corpi sarebbero stati dilaniati ma dopo più di un’ora di un’andatura pot pot siamo arrivati a Sperlonga sani e salvi. Che il marito debba vivere queste avventure per superare lo stress del lavoro, posso anche capirlo, ma noi? Perché ci ostiniamo a seguirlo, a condividere questi momenti di puro terrore?
Ps E’ stato bello rivedere Sperlonga e ritrovarmi in un letto vero dopo tredici notti, ma nonostante la stanchezza non potevo dormire per gli orrendi schiamazzi di un karaoke. Perché in Italia la settimana di ferragosto tutti possono dar sfogo ai loro peggiori istinti in fatto di rumori?

martedì 11 agosto 2009

dalla Maddalena all'Elba

spinti dalla figlia, desiderosa di scendere dalla barca e andare dalla sua amica a fare un po' di vita notturna (quella che io non ho mai fatto né voluto fare, a conferma delle differenze tra noi) ci siamo mossi dalla Sardegna diretti all'Elba. Dovevamo fare tappa in Corsica per la notte, ma una volta che il nostro intrepido capitano si mette al timone non è facile staccarcelo. Sono riuscita a fare una lunga nuotata a Lavezzi, la bellissima isola davanti alle Bocche di Bonifacio e poi un altro bagno dopo Punta Chiappa, in una spiaggia bianca; alle sette di sera eravamo a Porto Ferraio. E' sempre un po' spaesante cambiare scenario in vacanza: ti eri appena abituata ai profumi della macchia mediterranea sarda, ai suoi scogli arrotondati dalle forme stravaganti, ai sapori intensi di pecorino, arselle, sospiri e ti ritrovi in un'isola che già conosci ma che ti pare fredda, vagamente ostile. Abbiamo qualche giorno per addomesticarla.

giovedì 6 agosto 2009

berlusconi e figlia

Leggo il titolone di Repubblica sull'intervista scoop di Vanity Fair a Barbara, la figlia di Berlusconi. I sei figli del presidente del consiglio sanno di avere nelle loro mani un immenso potere: possono con una dichiarazione sincera far crollare il castello di carte che l'avvocato Ghedini e Gianni Letta edificano ogni giorno per proteggere il premier da se stesso, dalle sue battutacce prima ancora che dai suoi comportamenti. Quello che mi ha colpito nelle dichiarazioni della figlia di Berlusconi è lo stile ricattatorio, da avvertimento mafioso: si limita a dire che non capisce la frequentazione tra suo padre e Noemi, ma la chiave dell'intervista sta tutta nella risposta sull'eredità, se lui sarà equo non ci saranno problemi. Il che vuol dire: attento papi, fai pure quello che vuoi e noi diremo sempre che sei un padre fantastico, una persona eccezionale, ma non pensare di favorire marina e piersilvio perché se no, sei finito, noi quattro siamo pronti a svuotare il sacco con i giornalisti, a raccontare chi sei e cosa veramente pensiamo di te. Non è lo stile che preferisco, ma buon sangue non mente.

io e mia sorella

Io e mia sorella maggiore abbiamo venti mesi di differenza. Fisicamente siamo molto simili, ma di carattere non potremmo essere più diverse. Quest'anno ci siamo trovate a condividere prima le vacanze in montagna e poi quelle al mare. Sulla neve l'attivismo di suo marito mi ha stressato parecchio e mi sono ripromessa di tenermi alla larga dalla Svizzera nei prossimi inverni. Ora li stiamo sperimentando in versione estiva, decisamente più compatibile, perché anche noi siamo nel nostro elemento. Dei tre figli c'è solo il più piccolo che è compagno inseparabile del mio. La figlia grande è in Francia a studiare, il secondo è stato mandato in Inghilterra in un soggiorno sportivo di tre settimane per temprarne il carattere ed esortarlo all'impegno. Mio cognato e mia sorella guardano ai figli come appendici di sé, hanno un'idea molto precisa di come devono essere: poliglotti, sportivi, iperattivi, avventurosi, colti e chi più ne ha più ne metta. La prima figlia e il terzo si sono uniformati alle loro richieste; ognuno di loro coltiva il suo spazio di trasgressione, ma riescono a non deludere i genitori, anche ricorrendo a qualche stratagemma. Quello di mezzo manifesta il suo disagio in tutti i modi possibili e soprattutto andando male a scuola e mia sorella non sa darsi pace di quello che considera un inspiegabile fallimento. Spera che al suo ritorno dalla vacanza-castigo sia cambiato e, se non lo sarà, pensa per lui a soluzioni alternative come il rimpatrio in Italia o addirittura il collegio. Io ho aspettative molto più limitate per quanto riguarda i miei. Li vorrei più educati, più sensibili ai bisogni degli altri, più interessati al mondo che li circonda e qui mi fermo. Forse io e mia sorella dovevamo shakerarci meglio prima di uscire dalla pancia, saremmo state delle madri migliori, io un po' più salda e severa, lei un po' più tollerante e accogliente.

martedì 4 agosto 2009

vento

Non avevo finito di scrivere che mi piaceva dormire in barca ed è capitata una notte di vento forte. Da tutti gli spifferi entrava aria e la barca oscillava da un lato all'altro, ma la cosa più inquientate era il rombo del vento che prendeva la ricorsa e poi si quietava dandomi l'illusione di essere calato. Pensavo alla barca di mia zia affondata in porto ad Anzio in una notte di tempesta, prendevo in considerazione l'idea di svegliare il marito, ma lui ronfava così bene che non l'ho fatto fino alle sette e mezza del mattino. Oggi abbiamo fatto il bagno su degli scogli piatti e i ragazzi hanno pescato un pesce con enorme entusiasmo. Io mi sono immersa nelle cupe e pur buffe atmosfere di David Copperfield e sono arrivata fino al punto in cui il perfido patrigno lo manda a lavorare. Stasera porceddu e per me che sono praticamente vegetariana non è una gran festa.

lunedì 3 agosto 2009

da sperlonga alla maddalena

La prima parte dell'impresa è compiuta e ci ho rimesso solo la parte bassa della schiena, che a distanza di due giorni continua a farmi male. Siamo partiti alle sette di mattina dal porto di Sperlonga e siamo arrivati alle sette di sera a Marina del Ponte, un moletto a poca distanza dal centro della Maddalena. Arrivare a Civitavecchia è stato noioso, ma abbastanza semplice; lì abbiamo fatto benzina e deciso di proseguire per la Sardegna. All'inizio si vedevano dei traghetti, parecchie barche a vela, poi più nulla e le onde, pur se non grosse, facevano sobbalzare la nostra barchetta. Il marito stava aggrappato al timone con la faccia tesa, noi tre ci contendevamo lo spazio intorno al tavolino cercando di sdraiarci a turno, e poi tirandoci su per evitare le botte. L'umore dei ragazzi era buono, io ero intontita dalla stanchezza. La notte prima non avevo chiuso occhio, tra i postumi della festa degli ottanta anni di papà e lo scombussolamento della partenza decisa all'ultimo momento per approffittare del mare buono. A un certo punto sono comparsi da lontano, sulla scia della barca, dei delfini che saltavano, ma eravamo già tutti talmente stanchi da non poterci emozionare più di tanto. Più forte è stata l'emozione di vedere terra, di immaginarci in salvo dopo tanto navigare. Ieri ci siamo goduti una bella giornata di sole e di mare piatto, oggi il vento ci ha costretto a lasciare ferma la barca. Siamo andati in giro per tutta l'isola con la mia frenetica sorella e il suo ancor più frenetico marito. Abbiamo visto il mercato del pesce, fatto un bagno a Cala Francese e visitato Caprera. Ho letto La fotografia di Penelope Lively e facevo un po' fatica a staccarmi dall'appassionante storia di adulterio postumo per risalire in macchina, ma i figli godevano della compagnia del cugino e degli zii e la giornata è volata. Mi piace molto dormire in barca e senza figli (che dormono da mia sorella) si gode di una gran pace.