martedì 29 settembre 2009

scoramenti

il bello di avere un blog: sapere che a casa c'è uno spazio bianco da riempire con tutto lo scoramento accumulato in una serata. I fatti: oggi sono andata a montare il servizio sul set di Boris, poi ho dovuto buttarlo e farne un altro senza capo né coda. Quanto ho lavorato a questo pezzo, quanto mi ci sono impegnata, quanto ci tenevo a farlo bene non serve che stia qui a ripetermelo. Alle sette era finito, non ne ero convintissima, non era un pezzo brillante come mi era stato richiesto ma almeno raccontava il set, faceva parlare i protagonisti. L'autrice si sarebbe risparmiata di venirlo a vedere, io ho insistito, lei si è seduta nella saletta di montaggio ed è ammutolita. Le ha fatto schifo, ne ha capovolto l'impostazione e il risultato è un collage di pezzi di Boris 1 e 2, insertati con brevissime dichiarazioni degli attori, una roba che si poteva fare in mezz'ora, senza bisogno di scomodare nessuno. Come mi sento? Come se mi fosse passato sopra un treno. La vera domanda è: che ci faccio a Tv talk? E' il secondo anno che ci lavoro e insisto con le mie domande, i miei percorsi mentali mentre loro hanno bisogno di rvm movimentati che facciano da contraltare alle chiacchiere in studio. Io non li so fare e mi sento terribilmente inadeguata. Chissà che il 13 ottobre non venga a liberarmi da un ruolo non mio? Ora non sono nella posizione di prendere decisioni, di sollevare polveroni. Io non contesto l'autrice, lei sa quello che è funzionale al dibattito in studio, ho solo la netta percezione di non essere io funzionale alla trasmissione (e, com'è nella mia natura, questa sensazione si allarga fino a comprendere gli altri miei ruoli: cos'è che so fare? la madre? ... ma lasciamo perdere, la moglie? peggio mi sento... manco la figlia faccio più bene, sto sempre ad attaccare il telefono a mio padre, presa da chissà quali impegni). Vorrei essere vecchissima e non avere una responsabilità al mondo.

venerdì 25 settembre 2009

comonauta

poteva essere un bel film. L'idea è ottima: una ragazzina all'inizio degli anni sessanta a Roma, i suoi turbamenti ideologici che si mescolano con i suoi turbamenti sentimentali e sessuali, un fratello affettuoso, grassoccio e epilettico fissato con le missioni spaziali russe, un padre comunista morto, una madre fragile risposatasi con un tipo viscido e di destra. In realtà Cosmonauta è una gran delusione: mal girato, mal recitato, con una povertà di ambienti e di mezzi imbarazzante (due location: la sezione del partito e il tinello di casa), una scrittura non all'altezza del soggetto. Sembra una recita di paese, lo sfondo storico pur così vicino è posticcio come se si fossero messe in scena le piramidi, le voci gracchianti, i dialoghi lentissimi. In confronto, il primo Muccino, quello girato al Mamiani, era un capolavoro di coerenza e velocità. Peccato. La protagonista quando sorride e quando si arrabbia è bravissima, una specie di nuova Jasmine Trinca, ma quando recita si uniforma allo stile approssimativo degli altri. Il tema del maschilismo dei compagni è fondamentale, Nicchiarelli tornaci su con un film più convincente.

il mio inglese fa schifo!

ho scritto a Ridley dopo una full immersion nei nove libri suoi che ho in casa e in tutte le interviste che ho trovato via internet. Già in italiano le mie domande suonavano sceme e pretenziose: nel mio stentatissimo inglese erano semplicemente ridicole. Leggo correntemente in inglese, lo capisco abbastanza, ma parlare o scrivere per me è una fatica improba. Se il 13 ottobre verrò cacciata dalla rai voglio andare in Inghilterra e recuperare il tempo perduto. Ops, cosa vado a fare in Inghilterra? Ops e i miei due figli a chi li lascio? Dettagli, l'importante è l'inglese.

domenica 20 settembre 2009

whatever works

grandissimo Woody Allen. Whatever Works- Basta che funzioni è un film godibilissimo per la sua miscela unica di pessimismo, realismo, disgusto per la realtà umana e voglia di vivere, ironia, capacità di godere delle stravaganze del caso. Si esce dal cinema rinfrancati, il mondo che ci aspetta è sempre lo stesso, pieno di dolore, violenza, ingiustizia e gente importuna ma resta una speranza, ci sarà sempre un bel film, un bel libro, un incontro fortunato a farci sorridere e a rendere almeno per un tratto più lieve il nostro cammino.

venerdì 18 settembre 2009

problemi scolastici

mentre mi lasciavo obnubilare la mente da fantasie malate sui giovani fascisti attratti da mia figlia, dimenticavo di pormi la questione se la scelta del liceo linguistico e di quella particolare sezione fosse stata felice oppure no. A scuotermi è stata una telefonata della figlia, stufa dell'ennesima mattina improduttiva: mamma, l'insegnante di italiano e latino non arriva, continuiamo a perdere tempo, perché non mi sposti al classico con le mie amiche, non sono demente, posso imparare il greco anch'io. Piena di sensi di colpa per non averlo fatto prima, stamattina sono andata a parlare con il vicepreside. Gli ho chiesto informazioni tardive sulla classe della figlia e non ho ricevuto nessuna rassicurazione. Un prof malato che manderà una serie di certificati e un messaggio implicito, i ragazzi che vogliono studiare in questa scuola fanno il classico. Parlando con un'insegnante di greco, storia e geografia che avrebbe posto nella sua classe improvvisamente ho capito una cosa: mentre io finora volevo risparmiare a mia figlia lo sforzo di imparare il greco perché mi pareva poco utile e molto impegnativo, ho capito che lei ne avrebbe un grandissimo bisogno. E' pochissimo abituata a sfruttare le sue capacità intellettuali, è preda di mille distrazioni, è disinteressata non dico alla classicità ma al pensiero astratto in generale. Magari avesse tanti compiti da non poter perdere tempo su Facebook o davanti ad America's top model in tv. Forse però è tardi. La scuola è cominciata solo da una settimana, lei ha avuto un attimo di consapevolezza, ma era legata al confronto con le amiche e mi ha già chiarito che se non va nella loro sezione non vuole cambiare. Mi sono lasciata distrarre da tante altre cose e non ho saputa indirizzarla bene. Come mamma non valgo una cicca.

una discesa all'inferno

ieri sera sono andata a vedere Videocracy e mi sono addormentata con una sensazione di sporcizia, come se la mollezza di Lele Mora, il laido candore delle sue stanze, l'unto di Corona, fossero sprizzati fuori dallo schermo per avvolgermi in una nube tossica. Stamattina a Mazzini presentavano i programmi di Raidue della mattina, tutti ideati da Guardì. Mi è parso di essere tornata nella sala di ieri a di vedere il terzo tempo del film. Facce adulanti di conduttori, un nuovo direttore osannato, tutti che si riempivano la bocca della parola famiglia, famiglia, famiglia. Questo succedeva alle undici, all'una si passava alla presentazione dei Fatti Vostri con Max Giusti. Altro direttore, altri lodi smaccate da parte di tutti, altra esaltazione delle famiglie "normali" (ma che cosa significherà mai?). C'erano sette ragazze vistosissime. La caratteristica comune erano i capelli lunghi e le lunghissime cosce scoperte. Nel programma rappresenteranno dee, continenti. Alcune non sapevano neppure l'italiano. Max Giusti, presentandole, ha parlato di "arredo", ha detto che le donne in televisione vanno messe solo se servono. Era stanco, emozionato, un po' su di giri, si è poi scusato per essersi espresso male ma senza volerlo ha dato voce al pensiero di tutti i maschi presenti. Questa è la nostra televisione. Ho avuto una reazione esagerata, uscendo da mazzini avevo le lacrime agli occhi. Quando avevo dieci, vent'anni nessuno avrebbe detto una cosa del genere, non gliel'avrebbero permesso. Perché studiare, impegnarsi, per poi finire a fare la manovalanza al servizio degli uomini, salvo le poche elette messe in vetrina a loro uso e consumo? Tra un po' ci toglieranno di nuovo il diritto di voto, ci daranno solo quello di essere elette in parlamento se siamo brave a letto. Che brutta televisione e che bruttissimo paese.

mercoledì 16 settembre 2009

sul set di boris 3

finalmente è arrivato il momento di andare sul set di Boris 3. I set sono molto meno eccitanti di quanto si possa pensare: i capannoni che nella fiction sembrano immensi, visti da vicino sono piuttosto striminziti, le scene si ripetono un'infinità di volte e sono così brevi che gli attori sono messi a dura prova. Oggi c'era un nonnetto che arrivava in moto con dietro una giovane donna incinta. Sono andati avanti e indietro una marea di volte, sempre sorridenti e tranquilli. Ho intervistato per primo Pannofino-René che è stato disponibilissimo: alla fine è andato persino a prendere la chitarra e mi ha cantato la sua canzone sulla regia. Poi sono venuti Alessandro Tiberi, Caterina Guzzanti e il regista Marengo, che era stanchissimo e bianco come uno straccio. Abbiamo condiviso il pasto con tutta la troupe e gli attori, aspettando l'arrivo di Pietro Sermonti che veniva dalla conferenza stampa di Un medico in famiglia. Ero molto prevenuta nei suoi confronti. Nel ruolo di Stanis è fortissimo: un attore snob all'eccesso, razzista, classista, impotente, vanesio, sadico, puerile, incapace sia di recitare che di relazionarsi agli altri. Forse immaginavo di trovarmi davanti il vero Stanis. Sermonti invece è stato brillante, autoironico, sottile, spigliato, acuto, ha spinto il carrello come gli ha chiesto il mio amico operatore e alla fine mi ha dato due baci lasciandomi tramortita. Boris vale vale vale. E' lo specchio di quello che sta succedendo nel nostro paese, dell'abisso di incompetenza, cialtroneria, corruzione che ci sta sommergendo tutti, di un paese incarognito in cui non ci si stupisce più di nulla e in cui ogni mezzo è lecito non per essere felici ma per restare a galla, per affossare chi ci crede veramente, chi si dà troppo da fare. Solo tre giovani sceneggiatori amici da una vita potevano concepire una fiction che mettendo in scena il peggio del mondo dello spettacolo mette in scena una nazione arrivata al collasso. Si ride molto ma si soffre anche.

il mio peggiore incubo

mia figlia è andata a scuola per il suo primo giorno di liceo. La sento al telefono e mi dice, prevedibilmente, che fa tutto un po' schifo, i compagni di classe e i professori. Ci resto un po' male, mi faccio assalire da dubbi, e se avessi sbagliato a darle ascolto, se avessi dovuto impormi e scegliere per lei un indirizzo più tosto, più collaudato? Ma il mio peggiore incubo si concretizza la sera. Mi informo sui maschi della classe, lei dice con tono casuale, di essere capitata con un amico di una sua amica. Ah, bene, e com'è? E' carino? Lei non si sbilancia sull'aspetto fisico, ma aggiunge un particolare inquietante, fa il pr per varie discoteche. Pr, discoteche, dico io in allarme, allora sarà fascista. Sì dice lei, su Facebook ha scritto orientamento politico: fascio. Non so se essere più traumatizzata dalla notizia che un quattordicenne possa dichiararsi pubblicamente fascio o dal fatto che lei lo abbia già aggiunto ai suoi contatti e ci abbia già chattato. Di notte ai miei incubi sul set di Boris si aggiunge quello di una figlia fidanzata con un fascio che la viene a prendere a casa in macchinetta per portarla in discoteca. Piuttosto la faccio entrare in convento o ci entro io.

venerdì 11 settembre 2009

la regina delle occhiaie

la prossima settimana succedono un sacco di cose. Lunedì compio 46 anni e li festeggio prima, domenica, con gli amici più stretti in modo da togliermi il pensiero. La settimana infatti inizia con l'accompagnamento del figlio al suo primo giorno di prima media, l'acquisto dei libri usati sul Lungotevere, la conferenza stampa di Vespa a Mazzini e la prima riunione di tvtalk nel pomeriggio. Mercoledì vado sul set di Boris. Oggi ho visto 6 puntate della seconda edizione e conto nei prossimi giorni di vedere le altre. Muoio dalla paura, è il mio primo servizio serio e il contesto è complicato perché dovrei essere brillante e leggera (come dire a un orso di sollevarsi in volo). Ho visto sul sito di Fox una tipa scollacciata che per presentare la serie al Fiction festival di Roma si avvinghiava agli attori e subito mi sono venute le turbe: non avrò le tette di fuori, non avrò il tubino nero, non abbraccerò nessuno, sarò lì come una studentessa impacciata a cercare di ricordarmi i nomi veri e fittizi di una miriade di personaggi mentre loro si chiederanno, ma chi ce l'ha mandata? Come farò poi a cavarne qualcosa di trasmettibile? Su un versante più mio mi ha riempito di entusiasmo una mail di Philip Ridley. Ho visto che Salani ripubblica Fenicotteri in orbita (la Mondadori svende i pezzi migliori del suo catalogo), ho chiesto un contatto con lo scrittore che adoro all'ufficio stampa, gli ho scritto nel mio inglese traballante chiedendogli un'intervista via mail per Liber senza crederci nemmeno un po' e lui mi ha risposto subito usando le parole "lovely things" (a proposito delle mie parole su di lui); "I'd love to answer any questions you have" e poi "any time after that would be lovely". Tre volte amore da un tipo tosto come lui mi ha fatto l'effetto di un alcolico potente. Appena archiviato Boris mi tuffo in Ridley e voglio diventare la massima autorità sulla sua narrativa per ragazzi. Se in tutto questo di notte invece di ripassare i miei impegni dormissi, forse non sarei la regina delle occhiaie.

martedì 8 settembre 2009

Non vi lascerò orfani


Ho cominciato a leggerlo in piedi in libreria, per pura curiosità, poi l’ho comprato e mi ci sono tuffata dentro in uno dei viaggi in treno Roma-Sperlonga. In complesso mi è piaciuto, è un libro molto sincero, un’autobiografia senza aggiustamenti. Alcune cose sono molto belle: il senso lancinante di non poter più litigare con la madre a causa della sua morte improvvisa; l’aver perso la persona che si poteva far felice con niente, con il solo fatto di esserci; il confronto tra le testimonianze sulla madre da ragazza, spensierata e piena di energia e la donna lamentosa e ansiosa che era diventata; il rapporto di amore e rispetto con la sorella più grande che ha fatto scelte tutte diverse; il gatto vissuto vent’anni; il lessico familiare; lo sguardo trepido sui propri figli. Daria Bignardi si è esposta con coraggio in questo romanzo, raccontando le sue insicurezze e cercandone possibili motivi e radici. A tratti la narrazione è un po’ aggrovigliata, compaiono troppi parenti, si esalta un po’ troppo la bellezza dell’uno e dell’altra, ma sono difettucci, il testo vale.

mercoledì 2 settembre 2009

intervistando

In realtà, intervistare mi piace un sacco. Sono una timida, ma gli altri mi interessano molto, vorrei sapere tutto di loro, non solo cosa pensano di quella particolare produzione televisiva. Mi divertono gli attori e le loro strategie: il finto svagato che dichiara di non saper rispondere, svicola, evade, sorride; l'impegnato che giura che quello è il miglior copione che abbia mai letto; il polemico che vuol dimostrare che non sei abbastanza preparata; quello che non ti guarda in faccia e quello che ti vuole tirare dalla sua parte; quello che fa il colto; quello che fa il simpatico; quello scostante; quella oca e quella acqua e sapone... Ho scritto alle case di produzione chiedendo di poter andare sui set delle fiction in preparazione e qualcuno comincia a rispondermi. Così dovrò inventarmi dei servizi diversi dalle mie interviste nel rassicurante angolo di viale Mazzini, dovrò aggirarmi tra persone che lavorano interrogandole su quello che fanno, dovrò dare delle indicazioni all'operatore su come riprendermi o non riprendermi, dovrò immaginare una fine e un inizio, uno svolgimento. Ce la farò? Mi cacceranno a pedate?