martedì 27 ottobre 2009

sogno ricorrente

quando sono molto stanca, e in questi giorni sono una trottola tra montaggi, interviste, e riunioni scolastiche per i figli, sogno marino sinibaldi. Il sogno ha cornici diverse ma sempre lo stesso contenuto: mi trovo davanti a lui e gli dico quanto mi ha fatto male sentirmi estromessa da fahreneit. Glielo dico con estrema veemenza e mi sveglio stanchissima. Sarebbe bello scacciare questo sogno una volta per tutte.

domenica 25 ottobre 2009

lebanon

Un ragazzo entra dentro un carro armato per la sua prima missione. E' incaricato di puntare al bersaglio e sparare. Fino ad allora la guerra l'ha vista solo attraverso simulazioni. Nel carroo ci sono altri tre ragazzi: un capo dall'aria incerta, un guidatore che si preoccupa per la mamma anziana, un adetto alle munizioni aggressivo e polemico. Lo sportello del carro armato si apre, l'ufficiale che guida la missione si cala dentro e dà le istruzioni in tono perentorio. Siamo in Libano, gli israeliani devono solo attraversare un villaggio distrutto prima di raggiungere una postazione sicura. Il film dura un'ora e in quell'ora succede di tutto: un israeliano della pattuglia a piedi viene ucciso e il cadavere viene messo dentro il carro armato finché non arriva un elicottero a recuperarlo; un contadino con il camion pieno di polli viene fatto saltare in aria e muore in uno svolazzare orrendo di piume; una donna libanese perde in un attimo marito e figlia in una sparatoria e resta senza i vestiti incendiati davanti ai soldati; un siriano è catturato e minacciato in modo orribile dentro il carro armato da un falangista tutto sorrisi; il carro armato si perde e viene attaccato, uno dei quattro, quello che pensava alla mamma, perde la vita. Ma la cosa più straordinaria del film è che lo spettatore per tutto il tempo sta dentro quella scatola di metallo, vede quello che si vede da lì, sente addosso lo sporco che ricopre le facce e i corpi dei soldati, ha i piedi immersi nell'acqua melmosa del fondo del mezzo, prova le sensazioni di vomito, sete, terrore che provano i protagonisti. Si esce provati. Un grande film.

sabato 24 ottobre 2009

perversioni maschili

il catalogo delle perversioni degli uomini politici italiani (persone che sanno perfettamente di non poter godere dell'anonimato in alcun momento della loro giornata e tuttavia non possono esimersi dal fare quello che fanno) si arricchisce di nuovi scoraggianti capitoli. Il che mi fa riflettere sulle perversioni dell'uomo che mi vive accanto. Non parlo di transessuali o escort, non credo frequenti né gli uni né le altre. La sua perversione personale è l'acquisto di tutto ciò che abbia un motore o una spina. Questa mania va avanti da parecchi anni, ma sta subendo un incremento piuttosto preoccupante. L'ultima macchina ad entrare nella nostra cucina, andando a far compagnia a quella del pane, della pizza, delle patate fritte, del caffè, è la macchina per depurare l'acqua, raffreddarla e metterci il gas. E' grande, occupa tutto il vano sotto il lavandino, costa un sacco di soldi e l'unica cosa che produce è acqua, più o meno uguale a quella del rubinetto messa in frigorifero. Tra l'altro pochi mesi fa ne aveva comprata un'altra, più modesta, che comunque è lì sul bancone della cucina, ormai inutilizzata. Su queste spese ho smesso di contrastarlo, capisco che c'è qualcosa di patologico, mi scandalizzo, soprattutto per l'aspetto antiecologico di macchinari inutili, ma lo lascio fare. Quello che non sopporto è che approfitti di un viaggio in America per rifornire i figli di i-pod i-Phone, roba altamente antieducativa. Va bene essere troppo presi dal proprio lavoro per dare un contributo all'educazione dei figli ma remare contro, questo proprio non va.

tacchi

mia figlia ieri voleva che l'accompagnassi a via del Corso a comprarsi delle scarpe con il tacco. Improvvisamente non poteva vivere senza tacchi. Io avevo da lavorare, lei si è organizzata con le amiche. E' tornata a casa la sera con delle scarpe nere altissime. Abbiamo lo stesso piede, me le sono provate e oltre a essere scomodissime erano strettissime. Oggi siamo andate a cambiarle, riuscendo con gran fatica a vincere la resistenza della commessa che si era fatto scudo della regola le scarpe si cambiano dal lunedì al venerdì. Speravo di fargliele prendere un po' più basse ma abbiamo ottenuto solo un numero in più. Tutta entusiasta se le è messa e procedeva barcollante attaccata al mio braccio. A un certo punto ha detto, ad America Next Top Model (la sua trasmissione televisiva preferita) fanno sembrare facile attraversare la città con i tacchi... Forse il problema è tutto lì, io alla sua età vedevo I ragazzi di Padre Tobia, lei guarda America Next Top Model. Se non altro ci guadagna il suo sex appeal (vedi post precedente).

sex appeal

mentre andavo a piedi in palestra questo sabato mattina mi sono messa a contare gli uomini che nella mia vita mi hanno respinta. Immagino che le persone sane quando hanno voglia di bighellonare con la mente contino le loro conquiste. Ci ho provato, ma non prendeva forma nessun elenco, mi si affacciava davanti qualche faccia sorridente, qualche tipo più gentile del solito, qualcuno che manifestava il desiderio di parlare con me, ma non certo una galleria di pretendenti. Invece la galleria di respingenti mi si è parata davanti in tutta la sua evidenza, eccoli lì con nomi e cognomi, storie diverse, tempi diversi, ma sempre lo stesso finale, il momento in cui lui si tira indietro pur dichiarando di apprezzarmi tanto. C'è chi negli uomini cerca conferme del proprio sex appeal, io ho sempre cercato conferme del fatto di esserne assolutamente priva.

giovedì 22 ottobre 2009

letture

Ieri sera avevo un dattiloscritto urgente da leggere. Era la serata ideale, i ragazzi mezzi raffreddati sono andati a letto presto, il marito era in trasferta a Firenze, non dovevo seguire niente in tv. Verso le otto e mezza mi sono immersa nelle trecento pagine di Sing me to sleep e alle undici avevo finito di leggere il libro. Oggi sono andata a cercarmi qualche notizia sull’autrice per avere un quadro più completo. E’ il secondo romanzo di un’autrice che ama le vicende sentimentali e non teme i luoghi comuni. C’è dentro di tutto: la ragazza bruttissima che diventa bellissima con un po’ di laser (!), di trucco e di parrucchiere; l’amico di infanzia da sempre innamorato di lei; un bullo terribile; un ragazzo bellissimo, affettuosissimo, romanticissimo, rispettosissimo che alla fine si scoprirà essere malato terminale; e poi canzoncine, versi, chat, tutto l'armamentario che può piacere alle ragazzine di oggi. Brrrrrr. E pensare che sul mio comodino c’è La sorella di Cleopatra di Penelope Lively: una giovane giornalista e un paleontologo inglesi che si ritrovano prigionieri insieme agli altri passeggeri del loro aereo in uno stato africano in cui hanno fatto un atterraggio di emergenza mentre erano in volo per Nairobi. Lucy e Howard sono molto preoccupati per la situazione ma esaltati dal loro incontro, dalla scoperta di avere tante cose da dirsi. Stasera Penelope non me la toglie nessuno.

martedì 20 ottobre 2009

corsi e ricorsi

otto meno cinque di mattina: pesco nella mia busta dei trucchi per cercare la matita per gli occhi e la tiro fuori tutta rossa e appiccicosa, sporcandomi le mani. Ho già un piede fuori dalla porta e devo star lì a togliermi quel rosso che non se ne vuole andare. Mia figlia, che in genere si fa dare un passaggio a scuola, stamattina è andata a piedi, e quindi non posso strozzarla. Chissà cosa aveva sul suo tavolo, chissà con che poltiglia mi ha sporcato la matita prima di metterla a posto. Quando avevo la sua età, era mia sorella minore a rubarmi i trucchi, le creme, lo shampoo, gli orecchini, a macchiarmi i maglioni. Mi adorava e mi derubava. Crescendo mi ha adorato sempre meno. La figli mi deruba e ostenta di detestarmi; magari, con il passare del tempo, finirà per cambiare idea su di me. Sì, ma ora il problema dei furti e dei danneggiamenti come lo risolvo?

sabato 17 ottobre 2009

non è un paese per donne

tornata al lavoro ieri, ancora piana di mal di testa, tosse e naso colante, una bella sorpresa l'ho trovata. La mia amica, che si era avvilita e con cui ero arrivata quasi allo scontro, è riuscita a scuotersi, a uscire dal burrone di autocompatimento e sfiducia negli altri in cui era piombata. Ha preso un aereo nel week end ed è andata a trovare suo fratello che vive lontano. Due giorni in un'altra realtà l'hanno aiutata a ridimensionare le miserie del nostro posto di lavoro, che riflettono le miserie del nostro paese, a capire che se il suo impegno viene svalutato non è perché lei non vale ma perché i criteri di scelta e promozione prescindono dal merito degli individui. Quando sono approdata a rai educational, quasi quattro anni fa, ho trovato una redazione meravigliosa. C'erano quattro ragazze tra i trenta e i quarant'anni, una più in gamba dell'altra, piene di interessi, spiritose, colte, viaggiatrici. C'era anche un uomo e con il passare del tempo l'unico a consolidare la sua posizione è stato lui, grazie alla capacità di non mollare l'osso, di star sempre alle costole del capo. Tre delle mie amiche hanno affiancato al lavoro precario la maternità, la quarta è lì che si dibatte per capire cosa fare della sua vita. Non è un paese per donne. Il problema è che se non è per vecchi, non è per bambini, non è per donne, che paese è il nostro, un paese per omaccioni a misura del nostro presidente del consiglio, dei suoi sgherri e della marea di servitori che si ritrovano?

giovedì 15 ottobre 2009

raffreddo-blog

ancora a casa avvolta nella più grossa nube di raffreddore che ricordi, un qualcosa di terribilmente ottundente che va dalle orecchie al naso alla gola facendomi sentire la testa come un pallone e privandomi di ogni forza. Con la fortuna che mi caratterizza, nell'appartamento accanto stanno facendo dei lavori, e non appena abbasso la testa sul cuscino parte un trapano che sembra sul punto di squarciarmi le lenzuola. Ieri ho letto sul giornale di una tipa americana che per lanciare il suo blog recensisce un libro al giorno. Ehi, ma io è una vita che leggo un libro al giorno e non sono neppure libri scelti da me, non sono neppure libri in italiano... Quello che conta non è quello che fai o sai fare, ma come lo impacchetti, come lo vendi. Di qui la considerazione che urge una decisione riguardo al mio di blog: voglio che resti timido e clandestino (le persone che vedo ogni giorno ignorano questa mia attività) o voglio cercare di dargli un minimo di visibilità? In questo momento ho una scusa pronta per rimandare ogni decisione: mi manca la necessaria lucidità. Benedetto raffreddore.

martedì 13 ottobre 2009

attese

alle tre in punto chiamo l'avvocato. La segretaria mi dice che lei non c'è, che l'udienza c'è stata, che com'è andata me lo dirà alle cinque. Con una bustina di tachipirina da 1000 in corpo mi metto sotto le lenzuola sperando che mi passino i brividi e che un sonno profondo mi avvolga fino a pomeriggio inoltrato. Invece resto con gli occhi sbarrati a pensare: se fosse stata una buona notizia me l'avrebbe data la segretaria, mi avrebbe chiamato l'avvocato... Per far passare il tempo penso a tutte le attese belle e brutte della mia vita, mi vengono in mente in ordine sparso le attese prima degli esami, con la pancia intorcinata e la bocca secca; l'attesa interminabile che mi togliessero il figlio dalla metà del mio corpo addormentato (quando è nata la figlia dormivo tutta); le attese di aerei in ritardo con libri che colmano i vuoti; le attese attraversate da brutti pensieri dopo le mammografie; l'attesa dolcissima della fine dell'esame di terza media di mia figlia; le attese dei personaggi da intervistare con le domande che ho preparato che mi frullano per la testa; le strazianti attese in clinica quando mamma si faceva la risonanza magnetica; il dolore provato aspettando la tac della figlia che aveva sbattuto la testa in piscina; e tante altre attese minori, sempre vissute con trepidazione perché l'ottimismo non è il mio forte. Mia figlia fa una cosa gentile: prende il mio cellullare e dice, tu dormi, rispondo io, ti passo solo l'avvocato. Alle quattro me la passa, ci parlo e non ci capisco niente. Secondo lei abbiamo segnato un mezzo punto in nostro favore, il procuratore ha invitato la corte a respingere la richiesta della rai. Cosa deciderà la corte si saprà a dicembre. Attesa dilazionata, ma un po' meglio mi sento.

lunedì 12 ottobre 2009

raffreddatissima

benedetto raffreddore! sono così inguaiata, con il naso che cola come una fontana, gli occhi lucidi, la testa confusa, che non riesco a stare in tensione per il verdetto, riesco a stento a svolgere i miei compiti quotidiani, oggi aggravati dalla ricorrenza del quattordicesimo compleanno della figlia, che ho insistito per festeggiare con una cena con due amiche sue, mio padre e mia zia, nonché con una festa danzante sabato prossimo in casa. Se li merita tutti questi festeggiamenti che mi costano non poca fatica? A me si rivolge solo quando ha bisogno di permessi e di soldi, respinge non solo i miei tentativi di andare al cinema insieme, ma anche quelli di avere una conversazione qualsiasi. Però: mi chiama all'uscita da scuola, è puntuale quando esce, riesce a ridere di sé, è brava ad arginare la mia vena patetica (stamattina volevo rievocare la sua nascita drammatica con cesareo d'urgenza e pericolo di morte per lei e per me e eroismo del nonno che ci portate in clinica in piena notte e mi ha fermato, dicendo, no ti prego, la storia della mia nascita no, sai quante volte l'ho già sentita?). Insomma a volte mi chiedo da dove è uscita, mi esaspera, mi fa arrabbiare, però mi è simpatica e spero che dietro la sua ostentata superficialità qualcosa di buono e di bello ci sia e non tardi ad emergere. Ho divagato e ora questo post finisce tra i fumi del mio mega raffreddore.

domenica 11 ottobre 2009

sto male!!!

doveva essere un week end super rilassante con marito in america, libri da leggere, palestra cinema e figli. Stamattina mi sono svegliata con la gola in fiamme e testardamente mi sono trascinata a fare ginnastica. Non avrò somatizzato l'approssimarsi del fatidico 13 ottobre?

giovedì 8 ottobre 2009

grande gabanelli

Conferenza stampa di Report. La Gabanelli arriva puntuale a mezzogiorno, non prima, come fanno le star o le persone schive. L'acchiappano per fotografarla, prima che entri in sala la blocco per sapere se è disponibile per una breve intervista. Lei dice di sì purché sia una cosa veloce. E in effetti è una cosa velocissima: le risposte sono interessanti, ma più corte delle domande. Alla fine le chiedo come giudica l'involuzione della figura della donna in tv una delle poche donne autorevoli della nostra televisione. Lei afferma di non sentirsi autorevole e quindi di non aver nulla da dire sull'argomento. Saranno stati massimo due-tre minuti ma la fatica è stata tanta e sono un po' tramortita. In conferenza stampa il suo atteggiamento è lo stesso: rapida, concreta, non ideologica, non disponibile a farsi arruolare in nessuno schieramento. I giornalisti di Repubblica e dell'Unità vogliono farne un'eroina ma lei si sottrae a ogni beatificazione e respinge l'idea che il suo programma una volta partito possa subire censure o cancellazioni. La sua sfida è quella di scegliere argomenti antitelevisivi come le difficoltà burocratiche o la crisi delle fabbriche di mobili e renderli televisivi; il suo bersaglio polemico sono le troppe cause civili con richiesta di risarcimenti milionari che vengono scatenate nel nostro paese. Alla fine della mattina il mio dubbio se sia una grande professionista o una terribile snob si scioglie: credo sia una persona innamorata del suo lavoro, una tosta come poche.

lunedì 5 ottobre 2009

nei panni degli altri

una mia amica, con cui negli anni scorsi ho condiviso il lavoro e tante piacevoli chiacchierate, sta vivendo un momento di grande difficoltà. Non difficoltà come le mie, aiuto, il mio servizio non piace, nessuno mi dice quanto sono brava, ma difficoltà serie, un cambiamento di redazione, una crisi nel rapporto di fiducia con il capo con cui collabora da un sacco di tempo. E' fuori di sé dalla rabbia, dall'amarezza e dalla delusione, si è messa totalmente in discussione e le sembra che nessuno possa capirla o sia interessato a farlo. Oggi al termine dell'ennesima discussione in cui io cercavo di dirle che non so darle consigli e non so neppure come poterla aiutare, ma che vorrei che si corazzasse un po', che anche a me in rai è capitato di venir azzerata completamente (vedi cciss viaggiare informati), lei mi ha detto che io non so mettermi nei panni degli altri, che è un mio limite, l'aveva già notato in altre occasioni. In pratica mi ha dato della stronza. Forse dovrei farmi un po' più i fatti miei.

venerdì 2 ottobre 2009

essere me

come mi piace piangermi addosso, sentirmi fuori luogo, sprofondare nella tristezza. Poi però sono capace di riscuotermi, rimboccarmi le maniche, inventarmi qualcosa. Sono tornata al montaggio con Gianluigi e Michela e alla fine il pezzo non è venuto affatto male. Quando imparerò a non crogiolarmi nella disdetta, a credere un po' più in me e a relativizzare i problemi? Com'è pesante essere me.