venerdì 30 aprile 2010

dal dottore

più o meno ogni due anni vado a farmi fare una visita dal vecchio dottore di mio padre. E' davvero vecchio e prende il suo lavoro sul serio come pochi. Oggi sono arrivata con due minuti di ritardo all'appuntamento (c'è un traffico orribile in questi giorni a Roma) e lui stava studiando le mie ultime analisi. Dopo essermi seduta, mi sono dovuta sorbire la lettura degli appunti che aveva preso nel settembre 2008. Ogni volta mi mette sulla bilancia, mi misura l'altezza, la pressione, mi ausculta, prova i miei riflessi, mi prescrive analisi di ogni tipo. Mi chiede anche come va il lavoro e se sono ancora ansiosa. Oggi mi ha sorriso e mi ha detto che pensa che io stia bene. Lunga vita al vecchio dottore, come farebbe un'ipocondriaca come me senza uno come lui?

Simon Konianski

Simon è insopportabile, si comporta come un adolescente imbizzarrito, pur avendo superato la trentina. Lo sanno bene la moglie danzatrice che lo ha lasciato anche se la faceva ridere, il padre che ha dovuto riaccoglierlo in casa e va dal rabbino a farsi consigliare come mandarlo via, il figlio piccolo che lo attende a lungo a scuola oltre l’orario di uscita. Il vecchio ricicla le bustine del tè e in ogni discorso infila i campi di concentramento; Simon non cerca lavoro, non sopporta gli israeliani, non vuole che suo figlio ascolti il nonno. Poi il nonno muore e Simon e il bambino partono in macchina verso Lublino con il cadavere ben impacchettato per rispettare le sue ultime volontà (a bordo salgono anche lo zio e la zia, ma Simon li fa scendere in mezzo al nulla perché parlano male della sua ex moglie). Un film inusuale, irriverente, con qualche bella trovata e qualcosa di già visto che parla della difficoltà di essere padre e di quella di essere figlio, del peso travolgente della memoria e della sua necessità.

spot e handicap

c’è uno spot che passa spesso alla radio e fa parte di una campagna contro la discriminazione dell’handicap: ogni volta che lo sento mi arrabbio. Lo spot vorrebbe far passare l’idea che stare seduti in carrozzina invece che camminare possa essere visto sotto un’altra luce, in una luce creativa. Non a caso usa l’odiosa espressione “diverse abilità”, che sembra sottointendere che chi non può stare in piedi o non può vedere o non può sentire goda di una qualche compensazione, sia dotato di altri poteri. E’ uno spot scemo e mistifica la realtà. Quando vado a vedere un film con Giulia dobbiamo ogni volta affidarci alla buona volontà dei gestori del cinema per attivare le macchine che aiutano a fare le scale; su queste macchine c’è una polvere millenaria: solo la mia amica ha problemi di deambulazione a Roma o solo lei ama il cinema? Ministro che hai pagato lo spot, la prossima volta puoi fare un investimento più mirato? Per esempio cominciando a rendere accessibili i cinema di Roma.

giovedì 29 aprile 2010

cambio di direzione

alla fine in rai ci ho passato metà della mia vita, entrando e uscendo da un programma all'altro, ma il cambiamento di direttore è un'esperienza nuova. Da quello che vedo non è un granché come esperienza: massima incertezza sul futuro, aria sospesa, facce lunghe; una direzione scalcagnata come Educational non sa neppure se e quanto sopravviverà. Eppure se solo si credesse sul serio a un progetto educativo per la televisione si potrebbero fare delle belle cose.

mercoledì 28 aprile 2010

l’effetto paolavigoroso

A casa mia, non questa, quella da cui provengo, chiamavano effetto paolavigoroso il mio sbattere fisicamente fuori dalla mia vita qualcuno. Il nome viene da una compagna di liceo con cui ho preparato quasi tutti gli esami a lettere, prima della storica litigata che ha messo fine alla nostra amicizia. Avevamo due concezioni molto diverse dello studio, lei mirava a passare gli esami con il massimo dei voti, io prendevo spunto per altre letture; ripassare insieme ci aiutava parecchio e scioglieva la tensione. Lo scontro è avvenuto su una tesina di storia della lingua italiana; lei voleva arronzare, io ci tenevo molto. Eravamo nella mia stanza e lei mi prendeva in giro per il mio eccesso di zelo. A un certo punto ho aperto la porta di casa, l’ho spinta verso le scale e le ho detto, ok, la tesina la faccio a nome di tutte e due, ma non ti voglio più vedere. Questa storia mi è tornata in mente perché la settimana scorsa mi è capitato due volte di incrociare il regista con cui ho fatto i documentari sui bambini e ho evitato persino di salutarlo. Anche a lui ho sbattuto la porta in faccia, dopo una stagione difficilissima in cui il lavoro che all’inizio ci aveva appassionati entrambi, aveva smesso di interessargli. Mi è successo altre volte, è sicuramente un sintomo della mia incapacità di stare al mondo, di relazionarmi con la gente: sembro dotata di grande capacità di sopportazione, ma arrivo a un punto di non ritorno con grande facilità. Vorrei avere più equilibrio, o almeno riuscire a ostentarlo.

Un paese di asini

Ha fatto scalpore Giorgio Albertazzi che, intervistato per le pagine lombarde della Repubblica, ha dichiarato la sua avversione a Manzoni. Qualche settimana fa, partecipando in Rai alla conferenza stampa per i Promessi Sposi in musica di Guardì, aveva detto che nel Duomo di Milano avrebbe avuto la prima occasione di leggere ampi stralci di questo libro che non gli era mai andato giù. In quell’occasione più che le parole di Albertazzi, che da vecchio attore può permettersi di esibire le sue idiosincrasie, mi avevano colpito i commenti degli altri partecipanti alla conferenza, un politico, uno sponsor dello spettacolo, tutti sollevati dalla battuta che sdoganava la loro ignoranza, la loro palese mancanza di consuetudine con la letteratura. Dopo Albertazzi era tutto un coro contro Manzoni e il suo romanzo indigesto e tutta un’esaltazione di Michele Guardì e della sua "valorizzazione" teatrale e musicale dell’opera. Siamo un paese di asini.

L’albero delle lattine

Quando un’autrice è di culto come Anne Tyler l’editore sa che qualunque cosa sua pubblichi, i suoi fan la compreranno. Non mi sono chiesta se L’albero delle lattine fosse un suo nuovo libro o un ripescaggio dal passato, mi sono solo affrettata a leggerlo. E’ sicuramente un romanzo minore, forse il meno bello di Anne Tyler, lontano come stile e tematiche dai suoi ultimi, ma anche dagli altri scritti negli anni settanta. C’è una spessa coltre di mestizia che avvolge i personaggi del libro e non è strano visto che racconta le reazioni di una famiglia alla morte improvvisa e accidentale di una figlia di sei anni. Quello che manca è lo scarto, la voglia e la capacità dell’autrice di mostrare come la vita ci possa sempre sorprendere. Ci sono dei personaggi tyleriani: Joan, la nipote dei Pike, che vive con loro perché stanca dei vecchi genitori; James, il vicino che si prende cura con rassegnazione del fratello malato e intrattabile. La relazione bloccata tra questi due giovani costituisce lo sfondo, mentre in primo piano c’è Simon, che ha dieci anni e vorrebbe che qualcuno pensasse a lui e non solo alla sorella morta. C’è una fuga del bambino che oscura la fuga di Joan, anche questa molto breve, come un desiderio appena accennato. Non una grandissima Tyler questa dell’Albero delle lattine ma pur sempre una scrittrice capace di svelarti un pezzo di realtà che avevi sotto gli occhi ma non avevi mai visto così.

lunedì 26 aprile 2010

la guerra in casa

la casa trema sotto i colpi di mitra: è il figlio impegnato in un videogioco insieme a due amici. Perché tre ragazzini che non farebbero male a una mosca passano il pomeriggio a combattere, sia pure in modo virtuale? Da piccolo non gli ho comprato armi: niente fucili, pistole, neppure un arco o una freccia, persino i soldatini erano banditi. Ora non riesco a oppormi all'irrompere sul nostro televisore di immagini di case sventrate da granate ed altri esplosivi. Che c'è che non va nella testa dei maschi?

compleanno in campagna

C’era il sole, il prato era verde abbagliante dopo tutta la pioggia. Sono venuti quasi tutti i suoi compagni di classe, genitori non troppi e discreti e gentili. Cibo tanto e gradito. Non mi sono quasi mai seduta, la giornata è volata. Le ragazze ridevano e chiacchieravano sulle altalene, lo scivolo, i cavallucci a pedali. I ragazzi apparivano a ondate per la sete o la fame: dal campo di calcio si spostavano al recinto delle galline, al fiume. Da questo sono tornati bagnati dalla testa ai piedi: non avevano resistito al desiderio di tuffarsi vestiti e con le scarpe ai piedi. La sera il figlio esausto e felice per la festa riuscita.

sabato 24 aprile 2010

Basilicata coast to coast

Finalmente un film davvero bello, divertente, coinvolgente. Ti fa venire voglia di alzarti dal cinema e saltare dentro lo schermo, di farti un pezzo di strada a piedi insieme ai protagonisti, sperimentando il loro totale senso di libertà. Attori bravissimi: Rocco Papaleo, che è anche il regista, un prof di matematica che adora la musica e non crede nella carriera; Alessandro Gassman, perfetto nel ruolo del belloccio che deve la sua popolarità alla partecipazione agli “Amici dei famosi” in tv; Paolo Briguglia, tenero medico mancato per l’insorgere della depressione; Max Gazzè, suonatore muto per scelta, pescatore innamorato dei pesci; Giovanna Mezzogiorno, figlia di un onorevole, giornalista riluttante che ritrova se stessa mentre accompagna i suonatori da una costa all’altra della Lucania. Un film lieve, scritto benissimo, che racconta un pezzo d’Italia poco conosciuto e insieme l’Italia d’oggi nel suo complesso. La battuta più romantica di un film che parla di amore dall’inizio alla fine? Quella pronunciata da un contadino che dà ospitalità ai suonatori ambulanti: la tv non ce l’ho, perché di giorno lavoro e di sera guardo mia moglie.

conversazioni

Ieri sera sono tornata a casa alle nove. La visita della figlia dall’oculista si è tramutata in un mezzo incubo. Prima lui ha rilevato che non vedeva bene dall’occhio sinistro, poi si è accorto che la ragazza dava indicazioni contraddittorie perché il problema non era la miopia, ma un effetto sfocato dovuto a un’infezione. A pasqua la figlia aveva avuto l’occhio rosso, gliel’avevo portata, mi aveva dato due colliri, ma ora la situazione gli appariva più critica. Dopo aver aspettato per ore che le si dilatasse la pupilla, ci ha finalmente mandate a casa con una nuova cura al cortisone e un appuntamento tra dieci giorni. Il pomeriggio era stato pieno di tensione e ho chiamato mio padre per sfogarmi. Lui aspettava con ansia la mia chiamata: voleva raccontarmi del suo acquisto della mito nuova e della vendita della vecchia macchina bucherellata dalla grandine. L’occhio della nipote non ha avuto molto spazio nella nostra conversazione. Il problema è che, dopo una certa età, dobbiamo smettere di pensare ai nostri genitori come chi ci ascolta, ma solo come chi vuole essere ascoltato.

venerdì 23 aprile 2010

venerdì

Non mi gira tanto bene. Ho aperto il mio laboratorio di pasticceria in vista del compleanno del figlio. Per ora ho infornato una pastiera (era venuta bene, non potevo non ritentare), poi devo tritare le mandorle per la torta di carote e le due capresi. Domani tre torte e un pandispagna da farcire. Lo faccio e insieme mi chiedo, chi me lo fa fare? Gli amici che da anni si sorbiscono le feste di compleanno in campagna magari vengono solo per farmi piacere, i genitori dei nuovi compagni di classe del figlio non li conosco e non li conoscerò, indaffarata come sarò a procurare cibo a tutti. Se non avessi appena avuto le mestruazioni, direi che sono in fase premestruale, ma stavolta non ho scuse per il mio malumore. Altre cause? Squadra antimafia ha preso una svolta melò che mi fa rabbrividire: Claudio Gioè, che è un attore bravo, ma somiglia al comico Paolo Rossi, può essere al centro della rivalità amorosa tra due attrici belle come Simona Cavallari e Giulia Michelini? E soprattutto, perché imprimere questa svolta a un fiction seria sulla mafia? Tra gli altri ho intervistato Sandrone Dazieri che è lo story editor e per un po’ è stato il mio capo alla Mondadori ragazzi (ma lui non lo sapeva, è il mio destino quello di restare ignota ai direttori). Mi è parso generico e pieno di sé. L’altro story editor, quello vero, è il fratello piccolo del mio più caro amico, l’ho salutato, ma senza parlarci. In più dopo la proiezione sono corsa a cercare la troupe e ho scordato in sala un bell’ombrello nero a fiori; quando sono tornata a cercarlo, al suo posto ce n’era uno verdolino. Ancora: piove e devo andare a prendere il figlio a scuola, portare la figlia dall’oculista, portare il figlio in pizzeria per una festa di compleanno. Stasera vorrei leggere l’ultima Anne Tyler, ma ho una discreta pila di libri in inglese da affrontare. Il marito è a Budapest a non far nulla e torna, se torna, sabato sera. Polyanna, la mia seconda eroina preferita, dopo Jo March, direbbe, tanto meglio così (tanto meglio avere un figlio che fa un compleanno che non averlo, tanto meglio avere due lavori che non averne neppure uno, tanto meglio trovare un ombrello brutto piuttosto che bagnarsi la testa).

giovedì 22 aprile 2010

mafia in tv

domani vado alla Casa del Cinema a vedere l'anteprima di Squadra Antimafia 2. Ma lo sa Silvio che Piersilvio produce una fiction in cui si racconta la mafia siciliana di oggi? O nella seconda serie, a differenza della prima che era fatta molto bene, i mafiosi saranno pochi e non faranno paura a nessuno, mentre i poliziotti saranno fortissimi, incorruttibili e vincenti? Lui continua a citare la vecchia Piovra, colpevole insieme a Saviano di rovinare l'immagine dell'Italia all'estero. Capisco che abbia altro da fare che guardare la tv, ma canale cinque è casa sua, possibile che questa produzione gli sia sfuggita?

Due


in Due Irène Némirovsky racconta una storia coniugale, muovendosi rapida tra la descrizione della prima notte passata insieme a vent’anni senza neppure conoscersi bene, alle varie fasi dell’innamoramento e del matrimonio. Ciò che interessa all’autrice sono gli stati d’animo dei personaggi, Antoine e Marianne, le loro aspettative in continua evoluzione. Marianne si sente morire d’amore per l’incostante Antoine, poi quando lui finalmente la sposa, la passione di lei è già spenta. Avranno tre figli, si tradiranno con persone a loro molto vicine senza mai dirsi la verità, ma il tempo avrà l’effetto di unirli, di farli sentire ancorati alla vita grazie al loro legame. Con suprema e leggiadra crudeltà Némirovsky svela la sostanza dei rapporti di coppia. Il suo libro è del 1939 ed è molto più vero dei libri di oggi.

mercoledì 21 aprile 2010

dopo i colloqui

Sto sempre a biasimarla, mi fa arrabbiare, mi delude, mi insulta, ma mi fa ridere, mi stupisce, mi spiazza. Ieri dopo i colloqui a scuola ero una belva e l’ho trovata raggomitolata nel suo letto che faceva finta di dormire. Sapeva benissimo che la sua mattina no, piena di interrogazioni andate male, mi sarebbe stata riferita nel dettaglio e aveva preferito non anticiparmi nulla. Si è alzata di scatto, si è messa a ripetere geografia con slancio, era tutta un sorriso, tutta una domanda. Oggi mi ha telefonato per dirmi di aver fatto bene la verifica. Poi mi ha richiamato dicendo che andava con un’amica a via del Corso. La vorrei seria, impegnata, ubbidiente, costante? Mi piacerebbe se ogni tanto riuscisse ad esserlo, ma piuttosto che rivedere in lei l’adolescente che sono stata io, paralizzata dal senso di responsabilità, mai inconsapevole, mai leggera, mai neanche un po’ bugiarda, preferisco che sia l’essere imprendibile e imprevedibile che è.

martedì 20 aprile 2010

colloqui scolastici

Il pomeriggio dei colloqui con i docenti della figlia non è mai un buon pomeriggio. Oggi poi ci sono arrivata già stanca dopo una mattina passata a vedere una brutta fiction e a intervistare la protagonista (una Lucrezia Lante della Rovere carina e abbastanza simpatica, ma la sua Donna detective non si può guardare). La prof di scienze mi snocciola un cinque e un sei e mezzo: quasi quasi ci si può stare. Poi cominciano le batoste: un quattro e mezzo in francese orale dopo una serie di sette allo scritto; un cinque in diritto con la prof. che dice, non studia; un cinque in matematica messo per il comportamento svogliato (finora aveva sette); solo in inglese si salva. Esco dal liceo come un pugile suonato. E pensare che domenica pomeriggio ci avevo litigato fino a perdere la voce, insistendo perché studiasse in vista di tutte queste interrogazioni. Recupererà, l’ha sempre fatto, ma perché deve accontentarsi di galleggiare, perché mi chiede cosa succede in Iraq solo prima della verifica di geografia, perché passa le serate su Facebook, perché deve assomigliare alle adolescenti isteriche delle fiction di Del Noce?

lunedì 19 aprile 2010

la lettera del padre

Oggi è arrivata all’indirizzo di posta della trasmissione la lettera del padre di una collaboratrice. L’uomo intendeva protestare contro l’ostracismo subito dalla figlia, a suo parere non abbastanza valorizzata, nonostante il suo notevole apporto sia come presenza in video, sia come competenza e preparazione. Farneticava di “papi”, criticava la cultura della raccomandazione. E’ una lettera tristissima, apre uno spiraglio su un rapporto familiare malato. La tipa ha circa trent’anni, una voce querula e un’aria perennemente insoddisfatta: immaginarla mentre si sfoga al telefono con il vecchio padre per i torti che subisce da parte di conduttore, autrice, redazione, consulenti, truccatrici, regista, fa venire i brividi. In quale altro paese un padre prenderebbe un’iniziativa del genere?

scene da un matrimonio

La sposa che aspettava sulla soglia della chiesa che arrivassero gli invitati per fare il suo ingresso. Il vecchietto crollato fragorosamente a terra, forse per un colpo di sonno, mentre eravamo tutti i piedi; messo a sedere si è ripartiti subito con l’omelia. Eleganti scatoline di cartone contenenti riso da tirare agli sposi: della serie, se non ci pensate voi, ci penso io, così la foto con i chicchi in testa è assicurata. La madre della sposa che sottraeva alla figlia il piatto che si era riempita con cura, momento meno adatto per imporre una dieta non poteva trovarlo. La sposa gongolava, lo sposo reggeva bene il gioco. Speriamo che la nube islandese li lasci partire.

sabato 17 aprile 2010

Life During Wartime (Perdona e dimentica)

Entrare nel cinema in cui proiettavano Perdona e dimentica dopo un pranzo a casa della suocera in compagnia del fratello mi ha comunicato un'allarmante sensazione di continuità tra la vita reale e quella rappresentata nel film. Da una parte una donna anziana che continuava ad autobiasimarsi e un figlio di mezza età che infieriva su di lei, dall’altra una galleria di sorelle nevrotiche, le cui facce esasperate riempivano lo schermo. La scena più cruda del crudissimo Perdona e dimentica: il figlio tredicenne lentigginoso si alza dal letto per salutare la madre che è uscita con uno, lei è così su di giri per aver finalmente trovato un “uomo normale”, che dice al figlio, quando lui mi ha sfiorato il gomito, mi sono tutta bagnata. Il ragazzino la lascia parlare, poi le chiede, e sei ancora bagnata? I dialoghi sono il punto di forza di un film che mette a nudo come pochi la realtà dei rapporti familiari nel nostro guerrafondaio presente.

Hanno tutti ragione/2


Superata la metà di Hanno tutti ragione, mi sono un po’ scocciata: ho cominciato ad averne abbastanza non solo dello stile iperricercato ma anche del suo improbabile protagonista. La Napoli di Sorrentino, se pur ammantata da un’aura di cultura, non è molto diversa da quella che alla fine degli anni settanta aveva raccontato De Crescenzo in Così parlo Bellavista: una città di eccessi, fatta apposta per stupire e divertire. Il libro vive di alcune pagine azzeccate: l’elenco d’idiosincrasie iniziale, la lezione sulla seduzione, il racconto dell’iniziazione sessuale ricevuta dalla vecchia baronessa. Sorrentino regista nelle Conseguenze dell’amore aveva eretto contro il caos napoletano la grande enigmatica statua dell’esule Servillo; Sorrentino scrittore in quel caos ci sguazza, attingendone umori, odori, rumori. E appena gira l’angolo, approdando in Brasile, in Corsica e persino a Roma come narratore si perde, divenendo iperbolico cronista di luoghi comuni.

Niente di personale

Bravo Ivano! E bravi Carlo Lucarelli e Rolando Ravello, rispettivamente l’autore e l’interprete di Niente di personale, la seconda puntata della serie Crimini. Ieri abbiamo registrato la puntata di Tv Talk e in studio a Roma sono venuti i due registi Davide Marengo, che già conoscevo dal set di Boris, e Ivano De Matteo. Quest’ultimo mi è parso un po’ bizzarro: scarpe bicolori bianche e nere, scoppola in testa, faccia abbronzata con segno degli occhiali, forte accento romano, istintiva cordialità. La sera ho dovuto lasciare il salotto a figlio e marito per la partita e mi sono vista Niente di personale di Ivano De Matteo nella mia posizione spreferita, cioè stesa sul letto. Ma il film era fatto così bene che non mi sono addormentata prima che finisse: bella la regia, veloce, incalzante; bello il personaggio del killer, con la sua arietta mansueta, la sua sobria determinazione; bello il personaggio femminile, una Donatella Finocchiaro alle prese con un marito politico belloccio colluso con la n’drangheta; bello il giro d’Italia dalle Marche a Santa Maria di Galeria. Crimini racconta benissimo l’aria che si respira oggi nel nostro paese, quindi come Gomorra di Saviano, rema contro, e la tv pubblica si vergogna un po’ di averlo messo in programmazione.

venerdì 16 aprile 2010

di corsa

sto correndo troppo. Ogni tanto suona un campanello di allarme che mi dice, fermati, rilassati, tira un bel respiro, non fare dieci cose insieme ma io lo lascio suonare e riprendo a correre. Nella fretta perdo le cose. Dov’è la mia bustina con i trucchi? Non posso averla di nuovo lasciata in palestra, lì roba del genere non si ritrova, e se mi fosse caduta dalla borsa in uno dei miei frenetici spostamenti? Sarò costretta a rubare quelli smozzicati di mia figlia, andrò in giro più zombie del solito. E domenica c’è pure il matrimonio….

giovedì 15 aprile 2010

da quando scrivo il blog

da quando scrivo devo stare attenta a come parlo, se no le mie amiche mi rivolgono un sorrisetto di compatimento, e mi dicono, questo già lo so, l’ho letto sul blog. Altre amiche non mi telefonano più perché tutto quello che c’è da sapere su me lo sanno attraverso il blog. In compenso qualcuno per commentare mi chiama, qualcuno mi scrive. Da quando scrivo il blog mi sento più viva.

Misure straordinarie

Un ex collega del marito che si occupa della raccolta fondi per Telethon ci ha invitati ieri all’anteprima di Misure Straordinarie di Tom Vaughan. Il film racconta di un padre (Brendan Fraser, l’attore grosso, con gli occhi un po’ in fuori e la faccia da ragazzino) che lotta per salvare la vita dei suoi due figli affetti da una malattia genetica incurabile. Il padre si mette sulle tracce di un eccentrico scienziato del Nebraska (un Harrison Ford in versione fricchettona) e insieme riescono a mettere su un laboratorio di ricerca, poi inglobato da un’azienda biotecnologica e a trovare l'enzima per la cura. Lo spunto è un libro, a sua volta ispirato a una storia vera. E’ un film senza sorprese, senza alcuna sottigliezza psicologica: i genitori dei bambini malati sono belli, ricchi, affettuosi; i bambini sono dolcissimi; il terzo figlio non malato è sensibile e maturo; lo scienziato è burbero ma dal cuore d’oro; il manager dell’azienda appare spietato ma solo per creare un po’ di suspence. Eppure un film così ti obbliga a porti il problema dei fondi per la ricerca scientifica, ti fa mettere mano alla borsa, ti fa pensare a quanto sei fortunata ad avere dei figli che non devi accudire momento per momento con l’angoscia che non arrivino al giorno successivo. Io sono uscita dal cinema piuttosto turbata, il marito teso come era entrato, con la testa ai suoi problemi lavorativi. Era lì, ma era come se non ci fosse.

mercoledì 14 aprile 2010

The Ghost Writer

In una notte buia e tempestosa da un traghetto sbarcano delle macchine. Ce n'è una, vuota, che ostacola le manovre delle altre. La scena comunica una grande inquietudine, inquietudine che cresce quando si vede un cadavere sulla spiaggia battuta dalla pioggia. Un gran bell'inizio per The Ghost Writer, l'ultimo film di Roman Polanski. Ewan McGregor è bravo nel ruolo dello scrittore di best seller coinvolto nell'impresa di terminare e correggere la biografia di un ex primo ministro inglese ricalcato sulla figura di Tony Blair. L'ambientazione in una casa isolata da tutti è perfetta. Non c'è un'inquadratura sbagliata, la tensione non cala. Sembra un film di Hitchcock ma nello stesso tempo Hitchcok è lontano. The Ghost Writer è un giallo politico che sulla politica non dice nulla di nuovo, limitandosi a ispirarsi alla cronaca; del giallo mantiene con grande eleganza l'involucro, ma a guardarlo non si ha il cuore in gola.

in ascensore

L'autostima non è mai stata il mio forte. Da quando accompagno a scuola la figlia è ai minimi storici. Il momento peggiore è quando siamo in ascensore, nello spazio ristretto in cui mi sovrasta, essendo più' alta e più dritta di me. Non posso sfuggire al suo esame: ma che capelli hai? Ah, ma te li sistema qualcuno? Che ti sei messa, il vestito di tua nonna? E quelle scarpe dove le hai trovate? E risalendo con lo sguardo: hai una faccia... Immaginate una mattina come questa, in cui davvero non so cosa mi sono messa addosso, in cui i capelli vanno ognuno per conto suo, in cui devo intervistare Guardì sui Promessi Sposi... Quanto ho desiderato mia figlia prima di conoscerla.

martedì 13 aprile 2010

a casa di Giancarlo De Cataldo

Stamattina alle dieci avevo appuntamento da Giancarlo De Cataldo per l’intervista su Crimini. De Cataldo ha una bella moglie gentile e una casa luminosa e accogliente. Mi ha detto che fa fatica a svegliarsi presto, ma l’aveva fatto per apparire un po’ meno “gufo” di quando è appena alzato. Mentre gli operatori montavano il cavalletto abbiamo chiacchierato della serie, gli ho detto che la prima puntata mi aveva un po’ delusa, e lui ha detto che sua madre gli aveva fatto la stessa obiezione, “ma non lo diciamo nell’intervista”. Voleva a tutti i costi offrirmi un caffè, o un tè, o un whisky, o almeno un bicchiere d’acqua, ma io prima delle interviste a stento respiro, figurarsi se sono capace di deglutire. E’ stato un colloquio piacevole e disteso, mi ha descritto il progetto ideato insieme a Lucarelli, si è detto dispiaciuto e stupito del disinteresse della rai per questa produzione, mandata al massacro il venerdì sera. Sulle porte dell’ascensore ha esclamato, l’ho detto a Sky di prendersi Minoli e tutti i suoi validi collaboratori. Una bella soddisfazione. Peccato che Minoli non abbia idea di chi io sia.

lunedì 12 aprile 2010

una vacanza sbagliata

Ho chiamato mia suocera per farmi raccontare della crociera appena conclusa e l'ho trovata avvilita. Ha detto di aver visto dei bei posti e dei posti così così, ma l'unico obiettivo che le stava a cuore, fare amicizia, scambiare due parole non l'ha raggiunto. Non ce l'aveva con me che le ho lanciato l'idea, né con i compagni di crociera, tutti in coppia o in gruppo, ma con se stessa per non essere riuscita a uscire dal suo guscio. Ha detto che non si muoverà più da casa, che non si è mai sentita così sola in vita sua. Perché ho consigliato a lei una cosa che io non farei nemmeno con una pistola puntata alla tempia?

Hanno tutti ragione

Sto leggendo Hanno tutti ragione di Paolo Sorrentino. Prima ho visto l’autore da Fazio, poi l’ho sentito alla radio, poi l’ho visto dalla Dandini. Mi piace il suo modo sornione di affrontare le interviste, sempre a togliere, a minimizzare: un modo molto napoletano, come molto napoletano è il personaggio del suo libro e molto napoletana la lingua in cui è scritto. Mi diverte leggerlo, ma non ho ancora capito se è un libro bello o solo un libro furbo, devo arrivare fino in fondo per farmi un'idea più precisa.

domenica 11 aprile 2010

il compagno della gommonauta

Falso allarme. La tipa del gommone non era sola ma con un compagno. Un tipo improbabile, ma di sesso maschile e a lei legato. Li ho visti alle quattro quando sono passati da casa nostra per firmare il contratto di acquisto. Lei carina, sportiva, appassionata di barche e di motori (praticamente la donna ideale di mio marito), lui una specie di Lapo Elkann, sia d’aspetto che di testa. Mi fa una specie di baciamano (gesto che m’imbarazza oltremisura), mi chiede se ho letto tutti i libri che ho in salotto. Li rimira, poi afferma compiaciuto: dai libri che hai deduco che voti sinistra, soprattutto dalle tue letture poetiche, lo dico perché sono anche le mie di letture e io voto sinistra, ho la tessera del pci firmata Cossutta, anche se vengo da una famiglia di latifondisti legati da sempre all’msi. E dopo queste mirabili affermazioni, ci hanno salutato, ringraziato e se ne sono andati. Addio gommone, addio donna tentatrice.

sabato 10 aprile 2010

il vestito da matrimonio

domenica prossima si sposa la mia vicina di scrivania. Questa settimana è stata tutta una telefonata: dal menù vegetariano per un'invitata, al brodo per lo zio che ha problemi di deglutizione; dalle bizze del fioraio a quelle del fotografo; dalla vasca idromassaggi nella suite degli sposi alle defezioni degli amici di lui spaventati dalla trasferta romana. Ora che lei ha finito di preoccuparsi (nel senso che avrà dei giorni per dedicarsi a tempo pieno alle ultime incombenze) comincio a preoccuparmi io per il mio vestito. Ci sono donne che hanno un talento naturale: pescano su una bancarella piena di schifezze l'unico capo mettibile e quando se lo mettono addosso tutti fanno loro i complimenti. Ci sono donne (e io rientro in questa seconda categoria) che entrano in un negozio a caso, si provano una cosa che sembra decente, guardano distratte il cartellino del prezzo e tirano fuori la carta di credito (per poi tornare a casa e scoprire che il capo acquistato è troppo chiaro, troppo corto, troppo stretto, troppo brutto). Mi conosco: compro male, ma almeno compro poco. In questi giorni ho scoperto che nel mio guardaroba manca un pezzo fondamentale: uno spolverino. Mi misuro vestiti di ogni tipo e quando chiedo alla commessa, sì vabbe' ma che ci metto sopra, si morirà di freddo in chiesa, loro mi rispondono, ma non ha uno spolverino? No, lo spolverino non ce l'ho: mi fa un po' ribrezzo solo sentirlo nominare, quando poi mi guardo allo specchio con addosso le strane palandrane beigioline che mi vengono fornite sembro la befana. E se mi mettessi il vestito che ho usato al matrimonio di mia sorella minore? In fondo è stato solo una decina d'anni fa, è quasi nuovo.

e se..

E se domani quando la va a prendere all’albergo resta fulminato da lei al primo sguardo? Se in macchina andando a Gaeta scoprono di avere mille interessi in comune? Se dopo che lui le ha venduto il gommone (ma che ci fa una quarantenne commercialista calabrese con un gommone gigante?) decidono di festeggiare con due spaghetti alle vongole? Se poi magari lui, che non beve mai, si scola del vino bianco per farle compagnia, se lei gli chiede di vedere casa nostra a Sperlonga per una sua amica che vorrebbe affittare da quelle parti, se vanno al piano di sopra a vedere il panorama e cadono sul letto matrimoniale attirati da una forza irresistibile? Se sono, e lo sono, gelosa e paranoica, invece di farmi film di bassissima qualità, perché non vado domani a Gaeta con il marito e la potenziale acquirente della sua barca? Perché oltre a essere gelosa, sono fatalista: se deve accadere, accadrà. Speriamo solo che sia racchia.

senza pietas

a tutti capita di ripetersi (io certe volte prima di scrivere un post faccio una ricerca per termini sul blog temendo di essermi già espressa sull'argomento e penso spesso di avere tracce di alzheimer) e maggior ragione a chi ha una certa età. Oggi a tavola mio padre ha attaccato con l'aneddoto sul suo prof di francese mezzo suonato che interrogava la classe su una poesia a memoria e metteva un brutto voto a chi la diceva una volta sola, mentre premiava chi la ripeteva ogni volta da capo finché lui stesso non diceva basta. Mia figlia l'ha interrotto dicendogli, ce l'hai già raccontato. Come fa a essere così spietata, così priva di pietas? Da chi l'ha imparato? Dicono che l'educazione sia fatta soprattutto di esempi: chi ha visto comportarsi in questo modo?

venerdì 9 aprile 2010

la pastiera

stasera voglio fare la pastiera. E' un dolce che mi ricorda mia madre. Lei prendeva il Talismano della felicità e si metteva all'opera. Mi chiamava alla fine per fare le strisce di pastafrolla e mi piaceva moltissimo assaggiare il ripieno di grano, ricotta e canditi. Certe volte la pastiera veniva bene e certe volte male: è un dolce difficile, può essere troppo bagnato o troppo secco, può sembrare una pizza di ricotta, oppure una frittata perché è pieno di uova. Nessuno di noi però criticava la pastiera di mamma, la si mangiava e le si diceva quanto era buona. Da ieri invece il figlio e la figlia, che hanno visto i canditi e mi hanno chiesto cosa devo farci, non fanno che ripetermi, tu la pastiera non la sai fare. Solo perché l'ultima volta non mi è venuta granché: era più di un anno fa, ma per i miei fallimenti hanno la memoria lunga. In questa casa si contesta troppo.

quello che le donne si dicono

Ieri nello spogliatoio della palestra una tipa di cui non conosco neppure il nome ha cominciato a lamentarsi della premenopausa che la fa ingrassare. Un attimo dopo ero lì con lei a confrontare sintomi, tu riesci a dormire, ti viene il mal di testa, quanto sono ravvicinate le mestruazioni. Cose più o meno intime che gli uomini confiderebbero solo al loro migliore amico, ammesso che ne abbiano uno.

giovedì 8 aprile 2010

divergenze coniugali

Fino a qualche anno fa le sue smanie organizzative m’irritavano ed erano fonte di discussione tra noi. Nelle coppie di lunga data o ci si esaspera a mille o s’impara ad accettare l’altro in ciò che più lo distingue da noi. Oggi il marito mi ha annunciato di aver pagato i biglietti per il viaggio che faremo a natale: Hong Kong e le Filippine. Il motivo ufficiale di tanto anticipo è che prima si paga più le tariffe sono vantaggiose, il motivo vero è che lui adora pianificare. Al contrario io trovo inquietante non solo comunicare il piano ferie a fine aprile, come mi chiede la rai, ma anche segnare sull’agenda un’ecografia tra sei mesi. Non ho voglia di rispondergli quando mi chiede accorato quanti giorni voglio passare ad Hong Kong, non condivido il suo bisogno di costruire ponti verso il futuro, ma mi piace pensare che predisporre viaggi familiari per lui, che è così restio a esprimere sentimenti e emozioni, sia un modo per dirci che ci vuole bene e sta bene con noi.

cattiva realtà e buona fiction

Ieri ho visto le puntate di Boris 3 che sono andate in onda martedì sera. Come al solito, fatte benissimo. Ma quello che mi ha colpito è quanto questa fiction sia preveggente. Il regista René scopre che la serie che sta girando, Medical Dimension, non andrà mai in onda. Non si sa perché ma i capi hanno deciso così. Nella realtà succede che la Rai ha una serie importante come Crimini (vabbe’ il primo film non mi è parso un capolavoro ma ciò non invalida il progetto) e cerca di affossarlo mandandolo in onda in primavera e il venerdì sera (serata in cui molti partono per il week end o vanno al cinema) ed evitando di organizzare una vera e propria conferenza stampa. Ma al momento in Rai si ha l’impressione che tutto, proprio tutto, sia casuale o risponda a un disegno diabolico. Tornando a Boris, mi è piaciuta molto anche l’apparizione di Sorrentino, il Sorrentino vero sullo sgangherato set messo in scena dalla serie. Chi gli faceva i complimenti per Gomorra, chi lo lodava per il suo aspetto scambiandolo per Alan Sorrenti. Uno dei miei ultimi post finiva con un’invocazione a Sorrentino e Garrone: un accostamento un bel po’ scontato, ci voleva Boris perché me ne rendessi conto.

mercoledì 7 aprile 2010

Fantasmi dal passato o Io e lo stagista

Io e lo stagista è una storia passata e poco allegra. Perché voglio raccontarla qui? Non ci faccio una bella figura. E’ che la gente normale le sue storiacce le seppellisce una volta per tutte, le mie invece riaffiorano inattese sotto forma di voci mentre sono alla guida della macchina (non voci dall’alto, non sono preda di crisi mistiche, non ancora, voci radiofoniche). Oggi è riaffiorato lo stagista che, essendo trascorso tanto tempo, ha fatto carriera, non è più stagista, ma conduttore. Non era il mio tipo, io ho un debole per gli uomini alti. Lui era basso e la prima volta che l’ho visto aveva i capelli lunghi (che io non sopporto nelle donne figurarsi negli uomini), anzi aveva addirittura la coda. Era venuto a fare uno stage nella nostra trasmissione ed era a caccia di consensi, aveva deciso che quello era il suo posto e che da lì non si sarebbe schiodato per nessuna ragione al mondo. Questo l’ho scoperto dopo. A me sembrava un puro, un ingenuo. Con me era gentilissimo: era un continuo prendere caffè insieme, voleva il mio parere su tutto, mi raccontava le sue sventure amorose (la ragazza che si era fatta trovare a letto con un altro, una prof. molto più grande di lui che aveva corteggiato invano). Io ero in un momento di grandissima debolezza per un motivo serio e uno scemo: il primo era che avevo deciso di far causa alla rai e stavo per lasciare il mio programma preferito senza sapere che cosa mi avrebbe riservato il futuro; il secondo che mio marito aveva comprato un mega gommone senza consultarmi e ci avrebbe costretto a fare vacanze scomode, pericolose (i bambini erano piccoli) e inutilmente dispendiose. Insomma per farla breve ho creduto di essermi innamorata del giovane stagista e perfino, per un attimo di essere ricambiata. L’equivoco è stato subito dissipato da una mia lettera: ricevutala, lui si è imbarazzato moltissimo. Corteggiava me come corteggiava un po’ tutti, cercava di farsi benvolere, ma mai avrebbe creduto che una quasi quarantenne sposatissima si sarebbe messa a fargli gli occhi dolci. Ci siamo scambiati qualche mail ed era così brutto, così insincero il modo in cui scriveva che i miei ardori si sono spenti in un istante. E’ finito il contratto e, con un certo sollievo, non l’ho più rivisto. Oggi l’ho sentito alla radio. Forse dovrei cambiare canale, ogni tanto.

La doppia vita di Natalia Blum

Di Anna Negri ho letto l’autobiografia, Con un piede impigliato nella storia (di cui ho anche scritto qui) e ho visto il film Riprendimi che mi è piaciuto molto (un film su una coppia di precari girato da due amici diventa un film sulla fine di un amore, bravissima Alba Rohrwacher, perfetta la sceneggiatura). Venerdì andrà in onda su Rai due il suo film La doppia vita di Natalia Blum. Fa parte del ciclo Crimini ideato da Giancarlo De Cataldo: otto film noir su varie città italiane a partire da altrettanti racconti di scrittori contemporanei. Questo Natalia Blum l’ha scritto Carofiglio, il protagonista è il mio amato Solfrizzi: mi sembrava che ci fossero tutte le condizioni perché venisse fuori qualcosa di buono. La trama: Solfrizzi è un editor affermato che vive a Roma e non torna volentieri a Bari dove è nato. Ci va per presentare il suo libro su come scrivere un best seller e qui conosce una giovane interpretata da Anita Caprioli, che prima lo ammalia con il suo sorriso, poi lo conquista con il dattiloscritto che gli dà da leggere. E qui sorge un problema: del dattiloscritto fulminante viene letto l’incipit, e questo ancora ancora passi, ma man mano che il nostro protagonista si inoltra nella lettura lo spettatore pensa, che boiata, mentre Solfrizzi è convinto che sia il capolavoro del secolo. Insomma al centro di questo film c’è uno straordinario libro scritto da una donna piena di misteri: per sciogliere i misteri Solfrizzi dovrà farsi lasciare dalla sua compagna, andare a letto con una prostituta, prendersi parecchi pugni e calci, venir accusato di omicidio, pestare un medico. Alla fine il romanzo sarà pubblicato in pompa magna. Ma siccome il libro è tutto fuorché straordinario allo spettatore sorge il dubbio di trovarsi davanti a una puntata di Boris. Quindi in sintesi: Anna Negri resta una brava regista (e una bella persona, per quel poco che ci siamo dette nell’intervista); Solfrizzi un attore espressivo; solo che delle due l'una o Carofiglio è un autore sopravvalutato (da me in primo luogo, ogni tanto si prendono delle cantonate, lo diceva Rossana) o la sceneggiatrice gli ha rovinato le batture (cosa che non mi pare probabile).

martedì 6 aprile 2010

in crociera

mia suocera si è imbarcata lunedì a Napoli. E' la prima vacanza che fa da una decina d'anni, negli ultimi tempi suo marito era troppo vecchio e troppo malato per poter partire e lei non si sarebbe mai sognata di lasciarlo solo. E' da qualche mese che non pensava ad altro, credo che sia persino entrata in un negozio per comprarsi qualcosa di nuovo. Telefona al figlio anche tre volte al giorno per raccontargli come va, cosa ha mangiato. E' ancora un po' scombussolata dalla novità e dalla grandezza della nave, si preoccupa di non aver fatto amicizia. A Palermo ha fatto solo una passeggiatina da sola, domani a Tripoli ha un giro organizzato. Noi possiamo solo fare il tifo per lei.

happy family

perché il cinema italiano è così povero d’idee e così ricco di stereotipi? Perché registi di talento come Gabriele Salvatores prendono una commediola di successo e la rifanno sullo schermo divertendosi solo a giocare con gli attori (un Abatantuono sopra le righe come nella pubblicità, una Buy che fa il verso a se stessa) e con i colori (una scena tutta gialla, comprese le rose, una tutta rossa con le ciliegie)? E’ il nostro cinema che annega nella farsa o è la realtà italiana che è così poco seria da non offrire spunti migliori? Sorrentino, Garrone pensateci voi.

lunedì 5 aprile 2010

infelicità senza desideri

alla fine non è stata un granché come pasqua e non solo per il tempo. Mentre la figlia era piuttosto abbacchiata per un occhio rosso come un peperone (forse per l’eccesso di matita non struccata) ma abbastanza di buon umore e circondata da amiche, il figlio ha avuto una delle sue formidabili crisi di pianto e ci ha rovinato la serata. Il pomeriggio gli avevo rubato la tesserina di Sky per impedirgli di rimbambirsi davanti alla tv. L’ho poi sfidato a biliardino, pur essendo negata: se vinceva lui poteva riprendersela. Stavamo giocando e lui era entusiasta della vittoria che sentiva già sua, quando è sceso il padre a darmi manforte. Le sorti della partita si sono rovesciate, poi sono arrivate anche la figlia e la sua amica Sara e ho lasciato loro il mio posto. Hanno vinto il marito e la figlia contro lui e Sara: l’ho sentito salire le scale con passo pesante e ingaggiare una lotta contro il padre. All’inizio sembrava scherzassero, poi è partito un ululato che si è protratto per circa un’ora. Quando al figlio prende così, non c’è promessa o minaccia che tenga, è come se tutto il dolore del mondo convergesse nella sua testa, vuole solo disperarsi e sfinirsi. Alle otto dovevamo andare a mangiare una pizza, ho mandato avanti il marito e le ragazze perché il figlio non si calmava. A un certo punto si è tirato il cappuccio sugli occhi ed è venuto, ma ha bevuto solo una coca cola. Se da bambino ha queste turbe, che farà da adolescente?

domenica 4 aprile 2010

piove

la pausa in riva al mare si è trasformata in una pausa dentro una casa al mare. Quando ci siamo svegliati era tutto grigio, poi ha cominciato a piovere. Siamo andati a fare la spesa in macchina sotto una pioggia battente e il nostro pranzo di pasqua è stato sconclusionato come tutta la giornata: la figlia si è fatta la pasta alla carbonara, il figlio ha mangiato una bistecca di maiale, io e il marito due piatti di bucatini cacio e pepe. Abbiamo acceso il camino, i ragazzi erano in pigiama. Ho letto di un ragazzino australiano che si rifugia in un luna park abbandonato con un vecchio e un bambino mentre infuria una guerra non meglio specificata e di una ragazza che viene scelta per fare la modella a Londra mentre una banda rapisce suo fratello in Somalia. Fuori fa freddo come se fosse inverno e non ho neppure un paio di calzini. Al cinema in paese ci sono Mine vaganti e il filmastro con Meryl Streep, a Roma io e Giulia qualcosa avremmo trovato. Giornate così, lunghissime e prive di eventi, mi riportano alle domeniche infantili: un libro, un litigio tra sorelle, un po' di tv, la vasca da bagno piena di schiuma. Com'è vicino il nostro passato.

sabato 3 aprile 2010

loro e il blog

I miei familiari sanno che ho un blog. Lo considerano un’altra delle mie anomalie, come il fatto che leggo troppo e vado troppo al cinema, un'attività inutile ma inoffensiva. Sanno anche che racconto i fatti loro, ma ciò non li incuriosisce più di tanto, quello che penso lo dico fin troppo, non hanno bisogno di accendere il computer per conoscere le mie opinioni. Mi prendono in giro quando mi vedono intenta a scrutare le statistiche degli accessi. Ho fatto una scommessa con il figlio: se a natale avrò cento lettori al giorno (ora ne ho una ventina) lui mi deve dare cinquanta euro (di cui venti andranno alla sorella che si è inserita nella scommessa senza rischiare nulla di suo), se no glieli darò io. Aiutatemi a vincere questa battaglia, ne va del mio buon nome in famiglia.

sabato al mare

Svegliarsi senza badare all’ora, con il cinguettio degli uccelli invece che l’eco del tram. Fare colazione e tornare a letto per finire di leggere le avventure di Amelia con una madre troppo vecchia, una sorella internata, un fratello in prigione, un nonno ricoverato con l’ictus. Uscire pigramente dal letto, dopo aver lasciato Amelia in compagnia dei suoi nuovi amici, la compagna di scuola nera, l’ex amante del padre, il fratello redento (nella letteratura americana per ragazzi c’è il filone delle “famiglie di fatto”, in cui si racconta di gente colpita da sventure familiari che crea legami di solidarietà e amicizia molto più forti di quelli di sangue, e neanche a dirlo, è il mio filone preferito). Fuori c’è il sole e devo solo attraversare gli ulivi per raggiungere la spiaggia. Siamo solo noi quattro, non devo fare i letti, non devo fare la spesa, non devo organizzare proprio niente. Giusto lo sforzo di arrivare fino al lettino e iniziare il nuovo libro in inglese, badando a non prendere un colpo di sole. La nostra pasqua sarà così, senza pranzi e parenti, una pausa in riva al mare.

venerdì 2 aprile 2010

se avessi il marito ricco

"Se avessi il marito ricco..." ha detto ieri Viviana guardandomi. Eravamo sedute al tree bar, io, lei e Giulia. Si parlava di bambini: Giulia entusiasta del suo primo figlio che ha due mesi ed è il neonato più fotogenico e fotografato del mondo; Viviana della sua seconda di otto mesi, allegra e iperintelligente. Si discuteva anche di lavoro, della fatica di tornare dopo la gravidanza, di babysitter e altre soluzioni. Io dopo la nascita della figlia ho aspettato un anno perché era prematura e minuscola, dopo quella del figlio solo cinque mesi, ma ho sempre saputo che lavorare per me era come respirare, un modo di stare in vita. I quattro anni di forzato allontanamento dalla rai li ho vissuti sott'acqua, trattenendo l'aria. Radiotre per me in quel periodo è stata la terra promessa, l'oasi in mezzo al deserto, la Mecca (mal me ne incolse e sono finita a dare le notizie del traffico, ma questa è un'altra storia). Il fatto è che il marito ricco per ora io ce l'avrei, ma al mio lavoro sto attaccata con le unghie e con i denti anche se si tratta di rincorrere il max giusti di turno. Beata chi si bea dei bambini.

L’esame da giornalista

Da ragazza non sapevo cosa volevo fare, sapevo solo quello che non volevo fare: la giornalista e l’insegnante. Della prima categoria temevo la superficialità, l’approssimazione, della seconda la frustrazione. Ora che sono più vicina all’età della pensione che a quella del primo impiego, penso di aver sbagliato a scartare entrambe le opzioni. E’ da un po’ che medito sull’opportunità di tentare l’esame di giornalista, provando a far valere questi due anni a tv talk per chiedere il praticato d’ufficio. Come al solito le mie meditazioni assumono presto una forma pubblica: Susanna, mia ex amica, diceva che non so tenermi un cecio in bocca. Voci della mia intenzione, sia pur vaga, sono arrivate a Milano e hanno avuto l’effetto di far sparire dal sito tutte le interviste che avevo fatto l’anno scorso. La redattrice si è giustificata dicendo che aveva avuto il mandato di aggiornare e rinfrescare il sito. Questa difficoltà ulteriore invece di scoraggiar il mio proposito lo ha rafforzato. Scriverò la domanda come posso e chiederò al conduttore di firmarla. Credo valga la pena di tentare, l’esame non cambierebbe il mio ruolo in rai, il mio stipendio, ma costituirebbe un obiettivo a medio termine da perseguire con un bell'impegno.

giovedì 1 aprile 2010

compagni di divano

Ieri sera ho visto con il figlio il film Come Dio comanda di Salvatores, la sera prima una puntata di Lie to me. La figlia stava al computer in camera sua, il marito al computer in salotto. Il film di Salvatores ha spaventato entrambi: c’erano delle scene forti e soprattutto un’atmosfera cupa e angosciosa. Però era un bel film e raccontava in modo molto intenso il rapporto tra un padre e un figlio. Lie to me era incentrato su un ragazzo accusato di aver violentato una sedicenne: si scopriva che in realtà era la sedicenne ad essersi infilata nel suo letto, spacciandosi per maggiorenne e filmando tutto per mostrare il video alle amiche. Non gli argomenti più adatti per un dodicenne. Di solito il figlio cerco di mandarlo a letto prima delle dieci perché a scuola non sbadigli, ma ora la mattina può dormire e averlo come compagno davanti allo schermo mi fa molto piacere.