lunedì 31 maggio 2010

assalto alla nave

Alle otto questa mattina ero in macchina verso il lavoro e ascoltavo Prima pagina alla radio. Ha chiamato una signora trafelata, raccontando dell’assalto subito dalla nave turca da parte degli israeliani al largo di Gaza. C’era un fortissimo contrasto tra l’angoscia dell’ascoltatrice che dava la notizia e aveva amici a bordo di quella nave e la freddezza della giornalista in conduzione, preoccupata solo di non sbilanciarsi di fronte a questo imprevisto. Io non sapevo neppure che Gaza fosse isolata, che, per colpire Hamas, Israele impedisce alla popolazione di ricevere aiuti umanitari. Tanto amo la letteratura israeliana, quanto mi fa orrore la folle aggressività di quel paese nei confronti dei palestinesi.

Draquila

Grande Sabina! Con estremo rigore, senso della misura e chiarezza, ma senza rinunciare al sarcasmo che le è proprio, Sabina Guzzanti in Draquila racconta il post terremoto e il pre terremoto, la messa in moto della grande macchina propagandistica berlusconiana, l’intreccio di affari fiorito all’ombra delle new towns, il golpe strisciante che stava per realizzarsi con la trasformazione della Protezione civile in Spa. Tutte cose note a chi legge i giornali, ma Sabina mette insieme tutti i tasselli, sceglie le immagini giuste per inchiodare ciascuno alle sue responsabilità (vedi la tenda vuota del PD all’Aquila). Non si può restare indifferenti alle testimonianze che vengono proposte: il professore sdentato che ha scelto di restare a casa sua, tra i suoi libri, resistendo alle pressioni della protezione civile che lo voleva mandare in albergo; la bionda scarmigliata che prima sembra estasiata dalla nuova casetta splendente e poi estraniata dal fatto che nulla di quello che c’è lì dentro è suo; la signora che adora Berlusconi, il signore che lo discolpa da tutto. Si parte dal centro dell’Aquila deserto e spettrale, si allarga la visuale fino a descrivere l’anno orribile del presidente del Consiglio, la cui popolarità era scesa ai minimi storici per poi risalire di colpo grazie all’immagine dell’uomo dei miracoli, si sentono le voci intercettate che gongolano la notte del terremoto, si evidenzia il cordone stretto intorno ai terremotati perché si affidino ai loro protettori e non esprimano dissenso rispetto alle scelte dall’alto e infine si ricorda come prima della catastrofe la popolazione fosse stata tranquillizzata dagli esperti, che parlavano di scosse inoffensive e di assestamento nell’area. Un pugno nello stomaco il film di Sabina Guzzanti, peccato che siano in pochi a volerselo prendere: il cinema ieri sera era semivuoto. Non hanno neppure bisogno di censurare un’opera così, basta offrire in alternativa un bello spettacolino in tv.

domenica 30 maggio 2010

vacanze scolastiche

la mia preoccupazione principale al momento è quella di organizzare il tempo libero dei figli, ora che finisce la scuola. Lo scenario peggiore e più realistico è quello della figlia che mi chiama per dirmi, esco, e io non so dov'è né con chi, e del figlio che sprofonda nel divano, passando da playstation a tv fino a farsi venire gli occhi come due pozzanghere sanguinolente. A luglio andranno al mare e io partirò il giovedì sera per passare con loro quattro notti a settimana, il problema è giugno. Un piano ce l'avrei, ma si tratterebbe di un atto di arbitrio, perché invece di prendere le mie iniziative come viaggi premio, li considerano lavori forzati. Riuscirò a mandare la figlia a Edimburgo (quanto mi piacerebbe essere al posto suo, quattordicenne in un antico college scozzese) e il figlio ad Anguillara a imparare la vela (anche questo lo farei volentieri: forse hanno ragione loro quando mi dicono, a ma' vacce tu!)? Per non parlare dell'umoristica trovata della Gelmini di lasciarli liberi anche a settembre: più che il turismo incrementerebbe il consumo di alcolici, sigarette e tv, anche questi mercati da non sottovalutare.

sabato 29 maggio 2010

la battuta perfetta


in treno da Milano a Roma ho letto La battuta perfetta di Carlo D’Amicis. Ho comprato questo libro perché tempo fa lavoravo con il suo autore e mi era simpatico e perché sapevo che parlava di televisione, argomento che non mi appassiona, ma che in qualche modo ho seguito negli ultimi due anni. D’Amicis racconta tre generazioni d’italiani e l’involuzione del costume attraverso la tv. Uno dei protagonisti del suo libro è Silvio Berlusconi, proprio lui, non una sua controfigura: lui con le sua scalata economica, le mire sull’Italia, l’ossessione per le donne, il bisogno di essere amato, il seguito di cortigiani compiacenti. L’io narrante del libro è un certo Canio, un uomo la cui unica aspirazione è quella di far ridere tutti, non importa fino a che punto può arrivare ad abbassarsi per questo. Sin dalle prime pagine ho sentito che qualcosa non andava: il ritratto della contemporaneità è molto accurato, certe pagine, come la descrizione della beffa ordita ai danni di un compagno di classe che si suicida per la vergogna, hanno una loro efficacia narrativa, ma… Ma ci sono almeno quattro motivi per cui La battuta perfetta non mi ha convinto. Primo, non sopporto i romanzi, ma anche le fiction tv, i film, in cui i personaggi sono funzionali alla dimostrazione di una tesi o all’illustrazione di un periodo storico: per conoscere la storia della tv in Italia, dal servizio pubblico alle reti commerciali perché non leggere un saggio sull’argomento piuttosto che sentire enumerare da Canio tutte le trasmissioni che vedeva da bambino e che segue da adulto? Secondo: odio le barzellette ed essendo il protagonista il principe dei barzellettieri, il fornitore ufficiale di questa merce al Cavaliere, il libro ne è pieno (ma se l’è inventate tutte Carlo D’Amicis? Non lo sapevo così dotato in questo campo). Terzo: il grottesco dello stile mi è parso persino superfluo, tanto greve è la materia. Quarto: già in altri libri di D’Amicis mi aveva disturbato la sua visione della donna, mamma o puttana. Qui fonde le due cose nel personaggio della madre che scopa con tutti perché il marito l’ha lasciata e mi è parso di cogliere del compiacimento nel modo in cui viene descritto il sesso venduto e svenduto per la tv. Era in Amor Tavor la disquisizione che mi aveva fatto soffrire sulle donne senza tacchi, viste come esseri asessuati? A quando un bel saggio sul maschilismo degli scrittori italiani?

dentro la tv

giornata intensa, ricca di soddisfazione, con un solo piccolo momento di panico. Ma andiamo con ordine. Alle sette sono già sul treno per Milano insieme ad Alessandro. Mentre noi chiacchieriamo il signore seduto accanto a lui si mette a fare le facce e a un certo punto mi interrompe dicendo che non vuole sapere cosa succederà in Tutti pazzi per amore 3 per non rovinarsi la sorpresa. Abbandono la conversazione con Alessandro e mi tuffo in quella con il signore, spaziando dalla tv alla sua famiglia allargata. In treno in genere non parlo mai con nessuno, lo prendo come un segno positivo. A Mecenate mi accolgono con calore Angelica e Annamaria. Comincia la riunione, arrivano gli analisti, Bernardini ha portato cannoli per tutti. Parte una discussione infinita su Lost, io mi perdo, guardo l’orologio, manca poco alla registrazione, scivolo via verso il trucco. E’ qui che accade l’irreparabile. Come al solito mi affido inerme alle mani di truccatrice e parrucchiera, limitandomi a fissare nello specchio di fronte a me quella che pian piano diventa un’estranea. Estranea sì, ma non fino a quel punto! Quando mi alzo sembro una delle strappone che vanno ai programmi di Maria De Filippi, occhi pesantemente sottolineati, il mio mite taglio di capelli trasformato in un aggressivo puntare in tutte le direzioni con l’aiuto di piastra e di lacca. Vorrei piangere, vorrei seppellirmi, vorrei farmi uno shampoo, mi sembra che chi mi guarda non possa che deridermi o compatirmi. MI impongo di non pensarci, di far finta di niente. Entriamo in studio, il mio primo studio televisivo! Sono sui gradini a semicerchio tra Mirco e Gianluigi. Mirco è affettuosissimo, mi tranquillizza dandomi ogni tanto un colpetto sulla schiena per dirmi, va tutto bene, ce la puoi fare. Per fortuna il mio intervento è il secondo, non devo stare tanto in apnea. Dico le mie due cose su Tutti pazzi, citando la mail di Cotroneo. Bernardini è soddisfatto di aver accostato il mio riferimento a Leopardi alle analiste che si sono fatte camminare addosso le galline in Ciao Darwin, è l’alto e il basso, mi guarda compiaciuto e alla fine della trasmissione mi dice, mi sei piaciuta. Invece il fonico viene a sgridarmi perché parlavo in una direzione e tenevo il microfono in un’altra. Passo la restante ora e mezza a sforzarmi di tenere le spalle dritte e non accasciarmi. Brindisi, foto, altri dolcetti, saluti e siamo di nuovo sul taxi e sul treno. Ce l’ho fatta, non mi sono impappinata, non ho taciuto, chi se ne importa se sembravo una pazza con i capelli conciati così.

giovedì 27 maggio 2010

in redazione

quando non la chiama al telefono, le manda una mail o spalanca all'improvviso la porta, sporgendo la faccia per cercarla. Considerato che è nella stanza accanto alla nostra, è un bel tiro incrociato quello a cui sottopone l'assistente ai programmi. Ci fossero delle valide ragioni per infliggerle questo trattamento; invece è solo il suo modo di lavorare, assillare qualcuno perché lavori per Lei, perché la faccia sentire capo. Non sono una che alza le mani, ma se continua così le tiro uno dei beta che ho sulla scrivania. Sarebbe legittima difesa, questo bombardamento stressa anche me.

addestratrice di cani


in un sano impulso antirai, una mia amica mi ha confidato di voler cambiare vita, facendo una cosa che le piace davvero, cioè iscrivendosi a un corso di addestratori per cani. Sentirla dire questo e vedermi comparire davanti la figura di Muriel in Turista per caso di Anne Tyler è stato tutt’uno. Io amo Anne Tyler, non c’è nulla di lei che non abbia letto, ma per questo libro provo un attaccamento particolare, anche grazie al film di Kasdan con William Hurt. Gliel'ho procurato: in libreria non c'era, ma su IBS sì. Stamattina ero dal parrucchiere (in vista della trasferta milanese) e tra il lavaggio testa e il phon mi sono ritrovata a sfogliarlo, perdendomici dentro. Ho ritrovato Macon, il cinquantenne paralizzato dal dolore per la morte del figlio e impantanato nelle guide che scrive per chi, come lui, odia viaggiare; la svampita Muriel, alta, sgraziata, sgargiante, incolta, bravissima a trattare con i cani e con gli umani in difficoltà; il suo bambino allergico a tutto; i fratelli squilibrati di Macon, la sua ex moglie glaciale. Come tutti i grandi libri, Turista per caso ci fa fare un pezzo di strada con i suoi personaggi e chiudendo il libro ce li portiamo dentro per non lasciarli mai più.

mercoledì 26 maggio 2010

genitori oggi

domenica sera la figlia è andata alla festa di compleanno di una compagna di scuola. Il marito l’ha accompagnata, tornava con persone fidate, ero tranquilla; è stato un disastro. Una quindicenne ha riempito la sua macchinetta di vodka e di gin. I ragazzi hanno bevuto nel parcheggio misture fatte da loro e poi vomitato sul prato. La madre e il padre della festeggiata, che avevano controllato gli inviti e offerto solo bevande analcoliche, sono dovuti intervenire perché chi non riusciva a vomitare stava peggio degli altri. Alla fine hanno chiamato l’ambulanza per la tipa della macchinetta e una sua amica. Sono arrivati i genitori della ragazza che ha sfiorato il coma etilico; erano preoccupati per la figlia e si mostravano increduli rispetto all'accaduto. Anche altri genitori hanno avuto reazioni scomposte, minacciando denunce e prendendosela con i padroni di casa. Siamo tutti terrorizzati di fronte a fatti del genere, ma c’è chi invece di cercare di capire cosa fa e come sta suo figlio, lo vuole a tutti i costi innocente e cerca qualcun altro su cui scaricare ogni responsabilità. L'eco di questo evento infelice non si spegne, tra mail di genitori, telefonate, veleni e bugie. Non si sa quale delle due generazioni stia peggio, quella che agisce in modo inconsulto e autodistruttivo e quella che si tappa gli occhi per non scalfire l’immagine di sé.

successo e bugie

Sul giornale di oggi si dà conto di uno studio canadese secondo cui i bambini che imparano prima a mentire hanno più probabilità di avere successo nella vita. Mia madre aveva un odio viscerale per le bugie e credo che mia sorella maggiore un po’ l’abbia ereditato perché niente le fa più male delle storie che le racconta il suo irrequieto secondogenito. Mio padre ha sempre creduto che non ci fosse niente di male nella sua tendenza a omettere i fatti e ad abbellirli a suo piacimento, e fa di tutto per restare in allenamento. Quanto a me, sono stata una bambina ipersincera e solo da adulta mi sono concessa qualche deviazione dal vero: ora so perché non ho fatto carriera.

martedì 25 maggio 2010

aspettando venerdì

l'rvm su Dario Argento a Tutti Pazzi per amore è pronto, per quanto riguarda la ricerca della camicetta da indossare in tv invece sono in alto mare. Ho passato il pezzetto di pomeriggio libero a entrare e uscire dai negozi (in uno in particolare le camice non finivano mai, ne avrò provate una ventina e non me ne piaceva nessuna). Mi manca mia sorella minore, mi manca il suo armadio pieno zeppo di cose tra cui poter pescare. Che ci fa a Indianapolis? Io ho bisogno di lei qui ora.

lunedì 24 maggio 2010

cambio di programma

Sono entrata a riunione tranquilla perché avevo preso la mia decisione, non sarei andata a Milano per l’ultima puntata, mi sarei evitata lo stress dei saluti e della serata mondana. Appena mi hanno detto che ci sarebbero stati tutti e che avrei potuto presentare il mio servizio su Tutti pazzi per amore ho cambiato idea. In realtà è da quando ho cominciato a lavorare per tv talk che mi interrogo su come sarebbe stare in quello studio, parlare davanti alla telecamera invece che averla comodamente dietro le spalle, incontrare le persone che conosco solo a distanza. Quindi salvo problemi, andrò a Milano venerdì dalla mattina alla sera per partecipare alla registrazione. Chissà se riuscirò a farmi uscire due parole da bocca, quando mi basta dover interloquire a riunione per diventare afona o stridula. Quanto alla discoteca serale, quella no, facevo la soggetta da ragazza rifiutando di andarci, posso fare la soggetta ora che sono quasi vecchia.

oscurantismo

Elio Germano ha meritatamente vinto il premio come miglior attore al festival di Cannes. E’ un attore strepitoso, oggi in macchina con il figlio rievocavamo i brividi che ci aveva dato la sua interpretazione di Quattro formaggi in Come dio comanda di Salvatores e anche in Mio fratello è figlio unico era il migliore. E’ salito sul palco, tutto emozionato all'idea di dividere il premio con Javier Bardem e ha dedicato il premio all’Italia e agli italiani che si danno da fare per il loro paese nonostante questa classe dirigente. Al tg1 Mollica ha annunciato il servizio dicendo che il premiato aveva fatto una dichiarazione polemica. Peccato che ci sia stato un buco nell’audio e la dichiarazione non si sia sentita. Su Canale5 sono stati più radicali: hanno fatto sentire Bardem invece che Germano. Alla faccia della libera informazione.

domenica 23 maggio 2010

mamma sadica

di ritorno da un week end a Sperlonga andato storto nonostante il bel tempo, mi sono seduta in macchina sul sedile di dietro, dicendo che non volevo stare accanto al marito. Di colpo ce l’avevo con lui, sempre preso dai fatti suoi, e ce l’avevo anche con i ragazzi (il figlio era stato appeso tutto il tempo, dicendo che non aveva voglia di venire al mare; la figlia invece era di buon umore, ma motivi per prendersela con lei ce ne sono sempre d’avanzo). Ho detto che questa famiglia non mi piaceva, che non sopportavo nessuno di loro, che volevo andarmene per conto mio e lasciarli liberi di rimbambirsi davanti alla tv, di comprarsi cose, di non leggere, di non parlare. La figlia si è stupita, ha detto, ma guarda che esageri, c’è molto di peggio a casa degli altri, il figlio si è messo a piangere in silenzio. Il marito si è difeso con un mamma è matta, ma zitto zitto come segno di pace ha messo la radio sul terzo canale. La verità è che mi agita non sapere che fine lavorativa farò, non vedo come ricollocarmi ora che la trasmissione chiude e rai scuola si spegne prima di essersi mai veramente accesa. Rispetto alle mie amiche ho la fortuna di non dover cercare un contratto, ma non posso pensare di restare parcheggiata senza nulla da fare. Intanto potrei evitare di far piangere il mio bambino sensibile.

La nostra vita

Al centro del nuovo film di Daniele Luchetti, La nostra vita, c’è l’ossessione dei soldi. Il protagonista è un operaio edile romano, si sente più furbo degli altri, se ne frega della regole, aspira alla scalata sociale. Ha una moglie giovane e bella che lo placa, che dà regole ai due figli, che lo ascolta e lo consola. Quando lei (una bravissima Isabella Ragonese, ma tutti gli interpreti di questo film, da Elio Germano a Raul Bova, perfetto nel ruolo del fratello tonto, sono molto bravi) muore di parto, lui si butta nel lavoro come strategia antidolore. A chi cerca di consolarlo affida i bambini che sono diventati tre, lui non ha pensieri che per il cantiere: ottiene un subappalto ricattando il suo capo, fa lavorare gli operai stranieri oltre l’orario, dà loro gli stipendi in ritardo, quando lo abbandonano ne trova altri, italiani, specializzati nel darsi malati nei loro posti e nel fare turni di ventiquattro ore. E’ un ritratto molto realistico dell’Italia di oggi quello che ci consegnano Lucchetti, Rulli e Petraglia. A tratti i dialoghi sono un po’ didascalici; gli stranieri che compaiono nel film, gli operai, la romena in cerca di uomo che il protagonista rifila al fratello, la nera ex prostituta che si è accollata lo spacciatore sulla sedia a rotelle sono tutti lì a sottolineare come gli italiani siano diventati un popolo infame, che invece di accogliere sfrutta. Bello il finale con uno spiraglio di speranza.

venerdì 21 maggio 2010

permesso di soggiorno a punti

tra le tante trovate di questo governo dei soprusi c'è il permesso di soggiorno a punti. Funziona così: l'immigrato che entra per la prima volta in Italia va in prefettura e lo chiede. Per ottenere i crediti deve dimostrare di conoscere la lingua italiana, la costituzione, ma ottiene punti anche grazie a onorificenze pubbliche, attività imprenditoriale, volontariato, docenza, affitto di un'abitazione. Il tutto in due anni, prorogabili a tre. Facilissimo: scappi da un paese africano travagliato da guerre e carestie, arrivi con mille difficoltà in Italia senza un soldo e in men che non si dica diventi un campione in educazione civica, un imprenditore di successo, un linguista esperto, e trovi anche il tempo per dedicarti gratis agli altri. Altrimenti c'è l'espulsione.

stress da superlavoro

così ridotto a causa del lavoro l’avevo visto tanti anni fa. Allora abitavamo a Milano, non avevamo figli, lui lavorava in un postaccio sperduto nella nebbia e poi correva alla Bocconi dove si era iscritto a un master biennale. Io passavo la giornata in casa editrice e il week end facevo letture e editing per riempire il tempo mentre lui studiava. Una volta erano venuti a trovarci Stefano e Cinzia per passare qualche giorno con noi. Era il primo marzo, il compleanno del marito. Siamo andati a fare una gita non mi ricordo dove e lui era così stressato che non ha detto una parola. Lì per lì ci abbiamo scherzato, poi è dovuto andare da un medico perché stava collassando. Sono bastate delle vitamine e la fine del master per farlo tornare alla normalità. Aveva trent’anni, un capo crudele, era all’inizio della carriera. Ora si avvicina ai cinquanta, la sua carriera l’ha fatta eccome, ma passa in ufficio una quantità disgustosa di ore, a casa o è al computer o al telefono, non ascolta, non ci vede neppure. Dice che non sono comprensiva. E’ vero.

Leopardi non si tocca

Ho continuato a vedere Tutti pazzi per amore 2 pur trovando questa serie molto inferiore alla prima per affezione ai personaggi e agli attori che li mettevano in scena. Ma ai tre sceneggiatori, che sono persone intelligenti e garbate, una cosa non la posso perdonare ed è l’irrompere in scena (in più di una puntata) di un gobbo intabarrato, che mastica versi leopardiani con accento marchigiano nei momenti in cui Emanuele, il diciottenne studioso impersonato da Brenno Placido, si sente più sfigato. Cotroneo, Rametta, Bises: Leopardi gobbo e sfigato no! Quest’immagine lasciatela ai parrucconi di destra, a chi non ha mai letto La ginestra, a chi non sente L’infinito. Se c’è mai stato in Italia un intellettuale moderno e agguerrito, questo è Leopardi. Tutti pazzi è vista da un sacco di ragazzini: possiamo evitare di perpetuare stereotipi?

giovedì 20 maggio 2010

la multa

Mi chiama con voce affannata e mi dice, è successo un casino. Già immagino la casa in fiamme, ma la figlia mi rassicura, sono per strada. Allora davanti ai miei occhi si aprono scenari diversi: macchine accartocciate, un’inondazione (ma oggi non pioveva), una frana. Invece ha preso una multa. Era seduta in autobus per andare a recuperare le chiavi di casa che giorni fa ha dimenticato nella borsa di una sua amica che abita dall’altra parte di Roma. Si era guardata bene dal timbrare il biglietto (il figlio spione poi mi ha riferito che da mesi la sorella teorizzava l’inutilità del biglietto timbrato e lo prendeva in giro per la sua solerzia). Al telefono mi dice, ho provato anche a piangere, ma quel tipo non ha sentito ragioni. Con sua grande sorpresa rido sollevata, che scema, ti sei presa una multa (e tra me e me esulto, è viva, è incolume). Però come l’ho educata male.

Vendicami

In una landa desolata, che ha per sfondo i grattacieli di Macao, i tre killer “buoni” fumano l’ultima sigaretta mentre vengono accerchiati da una marea di assassini che avanzano facendosi scudo di balle di carta da riciclo. L’aria è agitata dal volo dei proiettili e da quello di coriandoli, il sangue scorre a fiumi. E’ una delle sequenze più belle di Vendicami del regista cinese Johnnie To. Il film si apre con un’altra sparatoria, molto più raggelante. Sempre a Macao una madre di origini francesi (la super espressive Sylvie Testaud, già vista in Lourdes), aspetta in cucina il rientro del marito cinese e dei due bambini. Riesce appena a togliere l’impermeabile ai figli zuppi per la pioggia, che tre killer le irrompono in casa facendo una strage. Nella scena successiva la donna è in ospedale piena di tubi e al suo fianco compare il padre (uno straordinario Johnny Hallyday, tutto occhi e rughe). Con estrema fatica, la sopravvissuta riesce a comunicare il suo unico desiderio: la vendetta. Il padre, che fa lo chef a Parigi, ma ha una splendida mira (vedi la scena in cui fa avanzare una bicicletta sparandole da dietro), non fa una piega. Sorprende tre killer in azione e affida loro la missione offrendo in cambio ogni suo avere. C’è solo un problema: l'uomo sta perdendo la memoria. Per non dimenticare ruba in polizia le foto del genero e dei nipoti massacrati e ci scrive sotto una didascalia; per non confondere i suoi killer con altri scatta loro una polaroid. In Vendicami si parla pochissimo e si spara tantissimo, le emozioni viaggiano sulle facce dei protagonisti attanagliati dal dolore e dalla pietà. Film intessuto di citazioni cinematografiche eppure originale a suo modo e di grande impatto visivo, non si dorme neanche un po'.

mercoledì 19 maggio 2010

nuove forme di epurazione

non mi è mai stato simpatico Santoro. Non mi piacciono la sua autoreferenzialità, le sue arie da tribuno, la sua vanità, il suo modo di usare intervistatrici giovani e carine come complementi di arredo ai programmi. Però spesso mi è capitato e mi capita di vedere i suoi programmi, apprezzandone i servizi coraggiosi e inusuali: due immigrati lasciati senza stipendio che minacciano di buttarsi da una gru, disoccupati asserragliati in un carcere, gente che nessuno ascolta e ascolterebbe. E’ vero che certi argomenti Santoro li ha cavalcati con fin troppo entusiasmo, penso a Berlusconi e le escort per esempio, ma se non ci fosse stato lui non avremmo avuto informazione piena su quegli argomenti. E infatti questo tipo di informazione non l’avremo più: il direttore generale aveva avuto il mandato di sbarazzarsi di Anno Zero e ci è riuscito, ha dato un sacco di soldi al suo conduttore e lo ha mandato fuori dalla rai. Che la trasmissione abbia sempre fatto il pieno di ascolti non interessa nessuno, del resto anche L’era glaciale di Daria Bignardi andava bene, ma l’hanno fatta fuori, rispedendo l’autrice alla Sette. Il conflitto di interessi dilaga sotto gli occhi di tutti: dietro la rai non c’è una politica aziendale, ma solo la politica nella sua forma più bieca. E se, oltre a far fuori uno che parla contro il governo, privi anche i tuoi canali di una fortissima concorrenza, hai preso due piccioni con una fava. La rai sta messa proprio male, ma Santoro che si fa rappresentare da Lucio Presta non sta molto meglio.

martedì 18 maggio 2010

pony express

oggi bisognava portare dalla Dear a Mazzini ventiquattro beta a Gianluigi per il pezzo su Simona Ventura. Ventiquattro beta saranno una ventina di chili, una roba molto poco maneggevole, ma io mi sono offerta di slancio perché significava guadagnarmi due ore. Andare al supermercato alle quattro, stupire i figli arrivando a casa presto, fare le polpette e le verdure al forno, scrivere con calma la scheda su Paula Fox, leggere il giornale… Non mi interessa guadagnare di più, avere più responsabilità o visibilità, datemi solo del tempo.

la ballerina e il sindaco

Alemanno si candida a guidare la classifica del peggior sindaco di Roma. La città è sporca, cupa, caotica, nell’aria si respira una preoccupante aggressività. L’incapacità è grave, ma l’arroganza è peggio. Sul sito del Corriere ho visto la scena che si è svolta al Teatro dell’Opera, dove era in corso una protesta contro i tagli imposti da Bondi. C’era anche Carla Fracci che, acclamata dal pubblico, ha accennato dei passi di danza con grande leggiadria. Poi la ballerina si è accostata al sindaco che era seduto in prima fila e gli ha puntato contro il dito, Sono due anni che chiedo di essere ricevuta e non ottengo risposta. Lui si è fatto piccolo piccolo. Più tardi si è giustificato dicendo che lei vuole il rinnovo di un contratto che dura già da troppi anni e che è ora di lasciar posto ad altri. Non entro nel merito della questione, ma lei è Carla Fracci e lui è uno che il sindaco proprio non lo sa fare.

lunedì 17 maggio 2010

Il lamento del prepuzio


quando siamo andate al cinema a vedere Simon Konianski a Giulia è venuto in mente Il lamento del prepuzio e al nostro successivo incontro mi ha portato questo libro perché lo leggessi. E’ uno dei libri più divertenti e più amari che mi sia capitato tra le mani. Racconta come è stato crescere in una famiglia ebrea ortodossa dominata da proibizioni di ogni tipo. Il protagonista sin da piccolo si fa un sacco di domande su questo dio che si diverte a rovinare la vita della gente con precetti scomodi e incomprensibili. Per sfidarlo Shalom le prova tutte: recita elenchi di parolacce, si ingozza di wurstel, si tocca, rubacchia. Aspetta invano di essere fulminato, schiantato, distrutto, disintegrato, convive con sensi di colpa devastanti, va avanti per la sua strada lastricata di menzogne domestiche, ma non può evitare di fare i conti con lui, con quel dio che gli è stato imposto sin da quando si è affacciato al mondo. Al contrario di Shalom Auslander, io sono stata allevata da genitori placidamente indifferenti alla religione; per la prima comunione andavo a messa da sola con le sorelle; da adolescente dopo un certo travaglio ho deciso di chiudere per sempre con la chiesa, eppure esattamente come Shalom Auslander convivo con il pensiero che, quando meno me l’aspetto, Dio, o chi per lui, mi darà addosso senza pietà. “Non c’è un’ora che passi senza qualche raccapricciante, orripilante fantasia di morte, angoscia e tormento. Mentre cammino per la strada, mentre riempio il carrello al supermercato, mentre faccio il pieno di benzina. Amici che muoiono, persone care che vengono assassinate, cani e gatti investiti da un camion della nettezza urbana e uccisi.” Prima di scoprire Shalom Auslander mi sentivo più sola nell’attesa della devastazione.

domenica 16 maggio 2010

ordine

non legge il blog ma si impiccia del mio modo di gestirlo (anzi del mio modo di non gestirlo). Così oggi il marito ha preso in mano il computer e si è messo a impostarmi categorie varie, per poi restituirmelo dopo un attimo, dicendo continua tu. E così mi sono impelagata in questa impresa inutile e faticosa: è come quando provo a far ordine nei miei cassetti, piego per bene le mutande e i reggiseni e poi dopo due giorni in un momento di fretta non trovo cià che cerco e aggroviglio tutto da capo. Complice il clima invernale oggi sono uscita solo per fare ginnastica, ho letto un libro su un ragazzo canadese che si innamora di una ragazza nera e tutti hanno qualcosa da dire sull’argomento, ho fatto una torta caprese, ho lavato un sacco di padelle perché ieri sera abbiamo avuto a cena degli amici e ho pasticciato a lungo sul blog.

sabato 15 maggio 2010

La prima cosa bella

quando è uscito al cinema la prima volta non sono andata a vederlo perché Virzì non mi piace molto, è sempre un po’ troppo sopra le righe, più che personaggi i suoi a volte sono caricature. Poi però tutti dicevano di essersi commossi e un bel pianto davanti al grande schermo non me lo volevo negare. La prima cosa bella è un film diviso a metà: c’è una metà riuscita ed è quella che racconta di una madre scombinata con due figli che l’adorano e ne sono devastati e una metà dolciastra e prevedibile. Qui le ambiguità ben rappresentate da Michela Ramazzoti confluiscono in una Stefania Sandrelli, che da malata terminale si comporta come un’animatrice turistica dal sorriso smagliante, preoccupata che tutti intorno a lei si divertano. La Pandolfi fa troppe smorfie e Mastandrea fa sempre la stessa parte di uomo ai margini, lo fa benissimo, ma così non vale. Insomma.

leggere

da quendo ero piccola mi capita di non saper cosa rispondere a chi mi chiede con aria scettica a che cosa mi serve leggere tutti i libri che leggo. Ieri mattina mentre guidavo verso la Dear, il mio ex amico che conduce la rassegna stampa delle pagine culturali su Radiotre ha citato un saggio americano dal titolo The Literary Animal, la cui tesi di fondo è che chi legge molta narrativa spesso dimostra buone capacità empatiche e sociali perché in qualche modo si allena osservando inosservato tutto quello che persone interessanti dicono, fanno e pensano. E io? Quanto alle capacità sociali sono sicuramente molto scarsa, forse va un po’ meglio con quelle empatiche. Ma poi perché devo cercare una giustificazione perché leggo? Non basta dire che lo faccio perché mi diverte?

venerdì 14 maggio 2010

la mostra di Caravaggio


pioveva a dirotto, davanti a ogni quadro c'erano mille persone (mentre entrando a san luigi dei francesi, a sant'agostino, a santa maria del popolo spesso si sta soli con Caravaggio), ma comunque è una mostra da non farsi sfuggire

giovedì 13 maggio 2010

maternità

Una lunga chiacchierata con un’amica che non vedevo da tempo mi ha fatto rivivere il momento della mia vita in cui pensavo che non sarei riuscita ad avere figli e questo pensiero mi riempiva di cupa disperazione. Sicuramente la maternità è stata l’esperienza più bella e più importante che abbia sperimentato, ma le sensazioni fisiche (la gravidanza e poi l’allattamento) per quanto intense, non valgono a mio parere tutto il resto: la crescita e l’accudimento. Essere madre per me significa prendersi cura di un bambino, aiutarlo, per quanto possibile, a diventare autonomo ed è un compito fantastico e spaventoso insieme, pieno di insidie così come di gioie. Il legame di sangue è un dettaglio sopravvalutato, ti è madre e ti è padre chi ti vuole bene, chi ti sa stare accanto mentre cresci. E’ vero che esistono coppie senza figli che vivono benissimo e che sono molto più legate di quelle con prole, ma io non ce l’avrei mai fatta. Io credo che la mia amica non debba rinunciare al suo sogno.

mercoledì 12 maggio 2010

effetto sposina

E' tornata dal viaggio di nozze in Giappone più su di giri di prima. E' tutto un chiamarlo al telefono, sussurrargli parole dolci, concordare cenette giapponesi, affittare film giapponesi. Mi fa sentire una vecchia zitella. Ha messo come salvaschermo al computer la foto del bacio all'uscita dalla chiesa, si incanta davanti al pc a riguardare i posti in cui è stata. Glielo dico, la prego di contenere l'aura zuccherosa che promana da lei, ma ottengo l'effetto contrario. All'uscita dalla mensa mi ha detto che stamattina l'ha svegliata a suon di bacini. I bacini no! Voglio un'indennità di contatto con felicità eccessiva.

martedì 11 maggio 2010

soddisfazioni

scopri per caso (te lo segnala una cara amica) che il tuo nome in fondo alla trasmissione appare scritto in modo storpiato da mesi; una collega preoccupata per te ti manda da un programmista che per ottenere il riconoscimento di quanto stabilito dal giudice ha dovuto fare un'altra causa alla rai; controlli le statistiche del blog e apprendi che il tuo punteggio da 10/50 è ridisceso a 9; apri la posta e la trovi ingombra di offerte speciali da parte di librerie online (solo i venditori di libri hanno motivo di ricordarsi di te?); poi però vai alla visita medica triennale offerta dall'azienda e ricevi dal divertito medico del lavoro complimenti per il tuo cuore allenato dalla ginnastica e per i tuoi polmoni puliti: non avresti mai creduto di doverti rivolgere alla forma fisica per avere delle soddisfazioni.

lunedì 10 maggio 2010

Gli amori folli

Quando al cinema non riesci a star ferma, ti dondoli sulla sedia, guardi l’orologio, ti pesano le gambe o sei molto stanca o il film non è granché. Stasera ero stanca e il film è stato una delusione. Dei film francesi mi piace la leggerezza con cui trattano temi amorosi, la capacità degli attori di dar vita a personaggi originali, la brillantezza dei dialoghi. Gli amori folli ha il guscio del film francese tipico ma è un guscio vuoto; il regista è un grande ma qui si è appisolato. Di quello che succede (o meglio che non succede) tra un signore nevrastenico e la dentista di cui lui ha ritrovato il portafogli mi è importato pochissimo e in più mi davano fastidio la giovane e compiacente moglie di lui e la strampalata collega di lei. Meglio stare a casa.

domenica 9 maggio 2010

A sangue freddo


A sangue freddo ce l’avevo sul comodino da un po’: non mi sembrava mai il momento giusto per affrontarne la lettura, che temevo particolarmente cruda (non lo è). In questi due giorni a Sperlonga è stato difficile staccarmene. Truman Capote ricostruisce un fatto di cronaca realmente accaduto in Kansas: l’omicidio della famiglia Clutter avvenuto il 16 novembre 1959 per mano di due balordi, Perry e Dick. Lo fa non solo raccontando la vita dei due assassini, ma anche descrivendo nel dettaglio chi era Clutter, chi era sua moglie, chi erano i loro due figli minori che si trovavano in casa quella sera. Dopo il delitto entra in scena un altro protagonista, il detective che perde il sonno per cercare i colpevoli. Per analizzare l’orrore insensato, l’autore non ha esitato a viaggiare al suo interno, seguendo da vicino tutto il processo (culminato con la condanna a morte dei colpevoli). A sangue freddo è un romanzo che contiene all’interno una serie di romanzi parallelli; è pieno di dettagli e insieme avvincente; è distaccato e pieno di umana comprensione; mette insieme cronaca e immaginazione, ottenendo un risultato sorprendente.

sabato 8 maggio 2010

sabato pomeriggio

Alle nove eravamo già in macchina nonostante la pioggia scrosciante: io avrei preferito partire dopo la palestra, i ragazzi avrebbero gradito dormire, ma il marito era proiettato verso i suoi appuntamenti a Sperlonga e non ha sentito ragioni. Ora sono sulla veranda di casa con la mia pila di libri, un bel sole caldo si sta facendo strada tra le nuvole, ho comprato tre vaschette di fragole di Terracina, i pomodori e la mozzarella. Michele e i suoi due amici, l’altro Michele e Simone, passano dal biliardino al pallone, alla musica che esce dai loro i-pod, alla spiaggia. C’è solo una cosa che mi tiene in ansia: la festa a Formello della figlia. Ieri sera ho parlato con la madre del ragazzo che ha fatto gli inviti: mi ha detto che saranno una quindicina, mangeranno da lei, staranno all’aperto, e ad accompagnarli lì dopo la scuola saranno i genitori di alcuni di loro. Non conosco nessuno di questi ragazzi, m’immagino cupi scenari (e se la tipa con cui ho parlato fosse la cameriera filippina istruita dal finto bravo ragazzo, se la festa a quindici fosse un’orgia travestita, se non esistessero i genitori con la macchina, ma un pericolante motorino…) ma le ho dato il permesso, come al solito non supportata dal marito, che in questi frangenti lascia a me la facoltà di decidere. Stamattina mentre infilava nella borsa della scuola la spazzola, il pigiama per dormire da Eula, l’ombrello, lo spazzolino, la figlia rispondendo alla mia raffica di domande, mi ha guardato con compatimento e mi ha solo esortato a farmi meno film.

Il ballo


in ottanta pagine Irène Némirovsky condensa uno scontro epico tra madre e figlia adolescente in un crescendo quasi intollerabile di tensione. La madre è un’ex dattilografa che ha sposato un brutto ebreo senza soldi, contando che l’avrebbe resa ricca. Ed è stato così. Ora è arrivato il momento che la donna ha sempre sognato: ha una bella casa, bei vestiti, bei gioielli. Decide di dare una festa da ballo invitando duecento persone: tutti quelli che contano e anche chi non conta nulla, ma sarà lì per invidiarla. La figlia quindicenne viene tenuta alzata una sera per scrivere a mano gli inviti: alla madre interessa solo la sua calligrafia, alla festa non la vuole anche perché si sforza di apparire giovane e l’età della figlia rivela la sua. La ragazza prova per la madre un sentimento di puro odio e per caso si trova tra le mani un formidabile strumento di vendetta. L’istitutrice inglese a cui vengono affidate le buste con gli inviti è distratta dal suo spasimante; passa alla giovane l’incarico di infilarle nella buca delle lettere, lei, d’impulso le getta tutte nella Senna. La sera della festa i saloni sono illuminati, i suonatori accordano gli strumenti, i tavoli traboccano di ostriche e altri cibi raffinati, lo champagne è freddo al punto giusto. Il lettore non può parteggiare per nessuno, né per la frivola madre né per l’implacabile figlia: è solo un racconto, ma sulle donne dice davvero molto e lo dice benissimo.

venerdì 7 maggio 2010

da settembre

dopo settimane di incertezza totale sul futuro della trasmissione, oggi ho avuto una rapida telefonata dell'autrice che, con tono sollevato, mi ha detto che si andrà avanti, passando dal sabato mattina al sabato pomeriggio. Il mio primo pensiero è stato: sì, ma io? Ci sarò anch'io nella prossima edizione di tv talk? Naturalmente lei non poteva dirmi nulla in proposito, ed è già stata carina a chiamarmi. Mancano tre puntate alla fine e quest'anno il mio bilancio è largamente positivo: le interviste, sia pur rapide e sempre focalizzate su un tema, mi divertono molto, la fiction televisiva resta per me un terreno da esplorare con curiosità e anche programmi che non mi piacciono per niente mi fanno scoprire pezzi di realtà. Certo che se sono io la prima a defilarmi, a evitare di comparire, a tagliarmi persino le domande, non posso pretendere di essere considerata un elemento irrinunciabile del programma.

il museo di Sperlonga

A Sperlonga c'è un museo archeologico che è un piccolo gioiello. Contiene i reperti trovati intorno alla Villa di Tiberio, tra cui un Polifemo accecato da Ulisse e dai suoi compagni: reperti importanti, di grandi dimensioni, molto spettacolari, molto ben esposti e illustrati. Uscendo dal museo si fa una passeggiata nel curatissimo giardino che ospita i resti della villa imperiale e si arriva alla Grotta che confina con il mare: un antro contenente un'ampia piscina naturale intorno alla quale erano disposte le statue del ciclo troiano. Chiunque visiti questo sito ne resta affascinato; d'estate diventa cornice per concerti di musica classica e incontri su temi culturali. Un'archeologa, cara amica di mio padre, dirige da anni questo museo. Ora è successo qualcosa di nuovo: si è fatta una visita medica, è stata ricoverata d'urgenza e operata; mentre era in ospedale ha saputo che forse sarà sollevata dal suo incarico. Questo fa gola a qualcun altro: per scippare la direttrice hanno tirato fuori l'incompatibilità tra il suo incarico di Sperlonga e quello di Formia. Nessuno le ha posto il problema, nessuno le ha chiesto di scegliere tra i due. Lo stipendio resterebbe invariato, ma sarebbe come portarle via un pezzo di sé. Non riesce a pensare ad altro, non si preoccupa minimamente della sua salute. Può fare causa, rivendicare i suoi diritti, ma i tempi della giustizia sono lentissimi e niente la risarcirebbe del torto subito. Far bene il proprio lavoro in modo sommesso e costante non serve, quando diremo basta a questa Italia terra di prepotenze, di clientele, di malgoverno a tutti i livelli?

giovedì 6 maggio 2010

cena pronta

oggi ho fatto una cosa che mia madre non avrebbe mai fatto. Non è la prima volta che mi viene in mente un pensiero del genere, ma questa volta mi sono sentita maggiormente in colpa rispetto a trasgressioni più serie. Sono andata a comprare il pane e ho comprato anche una lasagna già fatta per la cena dei miei figli. Devo andare alla casa del cinema a intervistare Bud Spencer (!) e già pensavo di impiegare l'oretta a casa per preparare da mangiare. Invece, spinta da un irrefrenabile impulso, ho comprato una vaschetta dall'aspetto invitante, ho spiegato alla figlia come scaldarla e ora ho un po' di tempo per recuperare qualcosa di caldo da mettermi (ho portato in cantina scarpe e vestiti invernali e fuori si gela). Nella telefonata quotidiana a papà ho accennato alla lasagna e lui ha riso stupito, come se gli avessi detto che avevo comprato un diamante. Belli i condizionamenti familiari.

mercoledì 5 maggio 2010

Quello che mi spetta


Masumeh è una ragazzina iraniana che cresce oppressa da tre fratelli ignoranti violenti e maschilisti; la madre non ha occhi che per loro, il padre è un uomo buono e poco ascoltato in famiglia. A quindici anni Masumeh comincia a scambiarsi dolci occhiate e qualche biglietto con un giovane farmacista, i fratelli la scoprono e la giudicano disonorata: le fanno rompere i rapporti con la migliore amica, mettono in fuga il farmacista, le organizzano un matrimonio riparatore con uno sconosciuto. Quello che mi spetta è un polpettone iraniano, un feuilleton pieno di colpi di scena, scritto in un modo rapido e approssimativo, che si legge d’un fiato. Attraverso la vita di Masumeh, l’autrice riepiloga gran parte della storia recente del suo paese: il marito incontrato alle nozze è un comunista che lotta contro il regime dello scià (passerà anni in prigione, verrà poi esaltato come eroe, per finire ucciso in carcere dai khomeinisti); lei tirerà su da sola tre figli e nel frattempo riuscirà a lavorare e portare a termine gli studi; uno dei figli rischierà di diventare un estremista islamico; un altro verrà fatto prigioniero dagli iracheni. Alla fine del romanzo Masumeh cinquantenne rincontra il farmacista dei suoi sogni: lui è sposato, ma per lei, che è stata il suo unico grande amore, non esiterebbe a divorziare. E Masumeh che fa? Rinuncia perché i figli considerano scandaloso che una donna della sua età faccia qualcosa di diverso dalla nonna. Non è giusto, dovevano finire tutti felici e contenti.

le pentole nuove

Antonella è una gran cuoca. Adora andare al mercato a scegliere gli ingredienti freschi uno a uno, sperimentare nuove ricette prese da libri, da riviste e da internet o rifare i piatti che ha mangiato al ristorante. E’ normale che una come Antonella goda a usare le nuove pentole di ceramica che le ha regalato la suocera. Un po’ meno normale è che mio marito, il giorno dopo che lei gli ha decantato le virtù di queste pentole, corra sul web a cercarle e nel giro di una settimana venga recapitato a casa nostra un voluminoso pacco contenente tutte le padelle e i padellini della serie. In un’altra vita mio marito era una casalinga disperata. (A causa di Antonella abbiamo già la macchina per fare il pane: Antonella ti prego, non svelare più a casa nostra i tuoi stratagemmi culinari.)

martedì 4 maggio 2010

reale e virtuale

nell’ultima settimana le letture per la mondadori mi hanno trasportato a piedi dal Sudan all’Etiopia e al Kenya con un ragazzo in fuga dalla guerra; in un campo profughi in Thailandia con una famiglia proveniente dal Laos e in un paesino dell’Afghanistan insieme a una ragazza con il labbro leporino schiavizzata dalla matrigna. Mentre io viaggio tra gli orrori della realtà contemporanea, segnalando libri di cui mi sembra importante la pubblicazione, i miei figli si baloccano nei mondi virtuali offerti da facebook playstation e televisione. Come divulgatrice culturale sono un successo.

lunedì 3 maggio 2010

saluti

Gita a Firenze in macchina sotto una pioggia battente: si festeggiava la comunione di mia nipote Margherita. Noi non ci siamo accostati alla chiesa, il nostro scopo era quello di salutare la famigliola in partenza per Indianapolis. Ci siamo incontrati con papà che veniva da Venezia con Anna e Virginia in un ristorante fiorentino. Dovevamo mangiare solo un boccone perché nel pomeriggio c'era il festino, ma papà, tra prese in giro generali, non ha rinunciato a un piatto di tagliatelle e a un secondo di salsicce e fagioli. Poi siamo andati da mia sorella e faceva un po' tristezza vedere la loro casa così curata e piena di piante sul punto di venir smantellata e passata ad estranei. C'era un bel contrasto tra mia figlia con il vestito cortissimo, gli occhi anneriti dal trucco, stravaccata sul divano in una simulazione di sonno e Margherita che ad ogni regalo diceva con la sua voce flebile e aggraziata, che bello, grazie, non dovevate, è bellissimo. Il rinfresco doveva essere all'aperto; causa acquazzone siamo stati in una sala d'albergo spaziosa con vista sul parco. Mia sorella si aggirava felice con un bel vestitino sui tacchi nuovi di dieci centimetri, pronta a salutare le amiche e a farsene di nuove nella villetta americano a due piani che ci hanno mostrati orgogliosi nel filmino girato il mese scorso. Distratto dagli ospiti e il cibo papà è riuscito a non piangere.

cosavogliodipiù

In Cosavogliodipiù Silvio Soldini racconta un amore clandestino nella periferia milanese di oggi. Anna (Alba Rohrwacher) ha una vita normale: un compagno sovrappeso e un po’ troppo gentile (Battiston), una madre e una sorella con cui non va molto d’accordo, una zia che la protegge, degli amici con cui passare le vacanze, delle colleghe con cui confidarsi, un capo che la stima. Abita in una casa piccola, i soldi bastano appena e i desideri sono tanti. Per caso incontra Domenico (Pier Francesco Favino) e la passione che divampa tra loro fa da catalizzatore a tutti i suoi sogni irrealizzati, all’aspirazione alla felicità. Domenico ha una moglie e due figli piccoli (in particolare è legatissimo alla bambina di cinque anni), con il suo lavoro in una ditta di catering arriva a stento alla fine del mese. Lui prova a resistere a Anna, alla sua furia amorosa, ma cede una prima volta e altre ancora perché l’incontro tra i loro due corpi il mercoledì pomeriggio nel motel tutto specchi diventa l’unico modo che ha per sentirsi vivo, per scordare le sue preoccupazioni. E’ tutto molto vero in questo film: la tristezza, il disagio, la mancanza di prospettive, le bugie buttate lì con impaccio, l’anonimo sfondo urbano. Su tutto domina l’illusione che con i soldi si aggiusterebbe tutto, vedi il capo di Anna che si è sposato tre volte, vedi la padrona del catering che non molla un anticipo e vive in mondo dorato. Non c’è spazio neppure per la tragedia nell’Italia descritta con precisione da Soldini, la vita va avanti, con pena e disgusto, ma va avanti comunque. Bravissimi gli interpreti e grande la sceneggiatura, non una parola di troppo.

sabato 1 maggio 2010

S e P o non avevo capito niente

S l’ho conosciuta a Educational. Sicilianissima, sveglia, simpatica, piena di vita e insieme un po’ incline al lamento. Fidanzata dai tempi del liceo con P, entrambi laureati in Lettere, entrambi trapanesi. Avevano cercato fortuna a Roma, lei era entrata nel circuito dei contratti a termine rai, lui era rimasto impantanato in una serie di stages senza sbocco, aveva provato a fare il cameriere, si era depresso. I genitori siciliani a un certo punto comprano al figlio un tabacchino in un paese vicino Trapani perché possa sistemarsi. P parte e S si dispera. D’estate P chiede a S di sposarlo e di tornare in Sicilia. Lei dice di sì e fa un ultimo contratto a Roma. E’ qui che io sbaglio di grosso. Temo che finisca anche lei prigioniera del negozio di sigarette, che il loro amore si infranga sullo scoglio di un’organizzazione di vita imposta da altri. Sottovaluto S, la sua forza di volontà. Lei prima si vive il suo matrimonio da favola (anche su questo avevo molte perplessità, ma è stato bello, ed esattamente come lei lo voleva), poi riesce a farsi prendere a contratto alla rai di Palermo. Non fa un gran lavoro, cerca notizie per i giornalisti della testata regionale, ma chi di noi fa un gran lavoro in rai? Ora S sta per avere una bambina e P già pensa di trovare qualcuno che lo sostituisca in negozio quando lei riprenderà a lavorare e bisognerà badare alla figlia. S e P una storia a lieto fine. Voglio anch’io un tabacchino.