giovedì 30 settembre 2010

di corsa

accompagno il figlio a scuola (il marito è a Milano), vado in palestra, parcheggio la macchina a Teulada, mi carico i sei beta della Pivetti story più il mio computer e raggiungo la sede in viale Angelico. Il montaggio è abbastanza rapido, arriva Guendalina, mi dà la sua approvazione, mangiamo insieme, mando il pezzo per ponte. Corro alla riunione di classe del figlio, si parla di biblioteca, di teatro, del viaggio ad Amsterdam in famiglia cancellato per l'opposizione di alcuni genitori. Riesco a passare un attimo da casa, metto in forno delle verdure, preparo una pizza di spinaci. Alle sei al bar dell'Auditorium c'è una riunione informale della classe della figlia: a tema ci sono la mancanza della prof di italiano e latino (dall'inizio dell'anno) e il progetto della preside di tenere chiusa la scuola il sabato. Siamo in sei, tutte donne. Mi chiama la figlia, vuole che alle sette vada a fare ginnastica con lei perché la sua amica le ha dato buca. Devo ancora infornare la pizza, preparare le domande per il Bandito e il campione e sono esausta. Però è bello che me l'abbia chiesto.

la fine del divertinglese

è ufficiale, anche Repubblica.it lo ha raccontato, tra i tanti tagli della Gelmini è stato tagliato anche il progetto di Rai Educational per insegnare l'inglese (e l'italiano) ai bambini attraverso la tv e il web. Non importa che siamo una nazione di analfabeti per quanto riguarda le lingue straniere (e anche la nostra), non importa che il ministero abbia speso un sacco di soldi negli anni passati per dotare le scuole elementari di parabole per far vedere la tv a scuola, non importa che il sito del D abbia più di ventimila docenti iscritti, che usano i materiali per variare e arricchire le loro lezioni. Il ministero è in balia di una donna con la falce, ma la Rai, che è ancora un'azienda pubblica finanziata con il canone, uno sforzo per non buttare a mare un progetto così poteva farlo.

mercoledì 29 settembre 2010

invisibilità

intervisto Oliviero Beha sul suo programa televisivo Brontolo, poi c'è la conferenza stampa. Un giornalista gli chiede dei suoi problemi con la Berlinguer, lui dice, questa domanda me l'ha già fatta prima un collega con la telecamera. Il collega ero io e avevo un maglioncino rosa che difficilmente sarebbe stato indossato da un uomo. La prossima intervista vado a farla in pigiama, tanto non mi vedono.

storie peregrine

dal mare vichingo alle praterie australiane: da una storia di amore filiale e coraggio sullo sfondo degli scontri tra guerrieri svedesi e norvegesi alla disperazione di una ragazzina per il cavallo che ha dovuto sopprimere in seguito a un incidente. Le ultime letture che ho fatto per mondadori mi sono costate molto in termini di concentrazione: non solo non mi importava niente delle protagoniste e delle loro traversie, ma la lettura è andata avanti per salti perché in entrambi i testi ho incontrato una gran quantità di gergo a me sconosciuto (chissà se ho capito e riassunto fischi per fiaschi). Il prossimo libro è ambientato nella Venezia di fine cinquecento: un po' di attualità, please!

martedì 28 settembre 2010

rassicurazioni

invece di un calcio nel sedere stamattina dal capo ho ricevuto un caffè un bacio e la rassicurazione che il mio benessere è più importante di qualsiasi cosa, della trasmissione, dell'azienda intera. E poi subito al lavoro per ricostruire la Pivetti story. Appena ho un po' di tempo voglio scrivere un manuale di istruzioni su come non fare carriera e insieme collezionare ampi attestati di stima: sono la campionessa nazionale in questo campo.

lunedì 27 settembre 2010

me sto a scava' la fossa

è la seconda volta in pochi giorni che affronto il capo, rifiutando gli incarichi che mi vuole affibbiare. Non so se miro a esasperarlo in modo che sia lui a cacciarmi e non io ad andarmene, ma so che arriverà il giorno in cui mi chiamerà e mi dirà, vai pure. Oggi l'argomento del contendere era il sito. Non ce la faccio a inventarmi i sondaggi, a gestire il forum, a scrivere i testi e insieme a preparare le interviste e i servizi per la trasmissione. Non ce la faccio e non ho voglia di prendermi altro lavoro e di essere la meno pagata del gruppo. Queste cose non le so dire, mi accaloro, divento stridula. Me sto a scava' la fossa.

domenica 26 settembre 2010

ragazze nella tempesta

non le vedevo da un anno Martina e Beatrice, le nipoti di mio marito. L'anno scorso di quest'epoca i genitori erano in aperto conflitto ma presidiavano entrambi la festa di compleanno della nonna; ora invece la crisi è scoppiata, la madre si sta rifacendo una vita con un altro compagno, il padre era lì, dimagrito, teso, un fascio di nervi, con la foto del neonato filippino sul cellulare e problemi economici che non lo fanno dormire la notte. Loro due, sedici e quattordici anni, capelli lunghi e lisci, facce tonde, jeans e maglietta, hanno partecipato al pranzo, risposto educate alle mie domande sulla scuola, gli impegni. Tutti dicono che stanno reagendo bene, che capiscono il padre, stanno vicine alla madre. A me sono parse uguali in un modo inquietante: mentre prima la grande era placida e la seconda maliziosa, ora sono entrambe un po' spente, come avvolte in una tristezza piena di rassegnazione.

sabato 25 settembre 2010

ritorno in palestra

io ho ripreso a fare ginnastica il giorno in cui hanno riaperto, il primo settembre; lui ha comprato ora venti ingressi. Io oggi ho fatto una lezione molto divertente e faticosa con i nuovi step e i bilancieri con due chili per lato, lui è salito al piano di sopra per fare i pesi. Quando ho finito sono andata a cercarlo, mi sono preoccupata perché non c'era e ho chiesto sue notizie all'istruttore. Questo, prima ha fatto fatica a capire chi fosse, poi ha indicato lo spogliatoio. Lui si è già pentito di aver preso venti ingressi invece di dieci e sta facendo il conto alla rovescia nella speranza che finiscano presto. Ho sposato un atleta.

La passione


il pregio maggiore del bel film di Mazzacurati, La Passione è la credibilità dei suoi personaggi. Il regista cialtrone a corto di idee e di soldi, il produttore incattivito, l’attricetta di fiction che vuole emanciparsi dall’eroina ottocentesca che ha interpretato troppo a lungo, così come il ladro generoso e innamorato della recitazione, il metereologo farneticante con velleità artistiche e i vari abitanti del paese toscano compongono tutti insieme il quadro più realistico che si sia visto da molto tempo a questa parte dell’Italia di oggi, un quadro a tratti buffo, a tratti sarcastico, a tratti desolante, a tratti commovente. E’ un film che sa giocare su più registri, La passione e che cresce nel finale dando corpo e voce alla parola evangelica in modo originale ed emozionante. Attori uno più bravo dell’altro da Silvio Orlando a Kasia Smutniak, da Giuseppe Battiston a Cristiana Capotondi, da Corrado Guzzanti a Marco Messeri.

talento manipolatorio

c'è chi ce l'ha il talento di manipolare gli altri, di ottenere da loro ciò che vuole, e chi non ce l'ha. Mia figlia ne è abbondantemente provvista. Ieri mi chiama al lavoro con una vocina assonnata, mi annoio, usciamo, andiamo a vedere gli stivali per il mio compleanno? Le pongo come condizione che mi accompagni a piazzale flaminio dove devo lasciare le analisi del figlio. Lei è un po' perplessa, il tram non rientra nei suoi programmi, poi cede. Ci avviamo alle cinque e alle sette torna a casa con il seguente bottino: un paio di stivali costosi (il marito mi ha chiesto perplesso, ma tu hai mai speso tanti soldi per scarpe per te?), tre collant e cosa più grave di tutto, l'ultimo romanzo di Fabio Volo, adocchiato alla Feltrinelli mentre io facevo man bassa di libri. Più manipolatrice di così.

venerdì 24 settembre 2010

Ma le donne no


nel suo libro, il cui sottotitolo recita Come si vive nel paese più maschilista d’Europa, Caterina Soffici racconta con passione ed estro narrativo storie di donne. Comincia dall’estero, da impiegate e dirigenti che negli Stati Uniti e in altri paesi si sono battute contro la discriminazione di genere e hanno fatto causa alle aziende che, a parità di mansione, le pagavano meno dei colleghi. Quando arriva all’Italia il tenore dei suoi racconti cambia: qui è tutto uno sfilare di donne che, grazie alla loro bellezza e determinazione, hanno puntato in alto, ottenendo posti di potere. L’ascesa di Mara Carfagna, di Barbara Matera, ma anche di Marianna Madia, sono altrettanti schiaffi ai milioni di donne italiane che studiano, si preparano, si impegnano e, se tutto va bene, ottengono uno straccio di lavoro, da conciliare a loro spese con le esigenze della vita familiare. Soffici mette bene in luce la rassegnazione femminile: ci sembra tutto normale, essere subalterne sul lavoro, doverci confrontare con inarrivabili modelli di corpi perfetti e visi levigati sui cartelloni pubblicitari e in tv, appoggiarci ai nonni e alle babysitter in assenza di asili nido, subire barzellette e scherzi discriminatori da parte di figure istituzionali. All’inizio del libro c’è una cronologia che rivela quanto recenti siano le conquiste di diritto da parte delle donne, ma ciò che documenta Soffici è soprattutto come sia cambiata dagli anni sessanta a oggi la mentalità comune, quanto si sia tornati indietro (bello l'esempio riguardante la presunta illibatezza di Noemi: che colpo di genio riesumare un concetto desueto come questo per colpire la fantasia dei fan del capo e dei lettori dei giornaletti di propaganda). Suggestionata dalla lettura di Ma le donne no ogni pubblicità in tv mi pare sessista (un fondo pensione che ti garantisce di esaudire i tuoi sogni: il vecchietto fa parapendio e corse ciclistiche, la vecchietta volontariato) e anche certi atteggiamenti nei miei confronti, a cui in genere non faccio caso, mi appaiono nella loro luce sinistra (come il simpatico Mimun che arriva in studio, saluta con calore i due operatori, poi si volta verso di me, insignificante esemplare di femmina di mezza età, e mi dice: non dovevamo fare un collegamento? No, rispondo io, un’intervista e io sono qui per farla. A vabbe’, e l’intervista comincia nel gelo).

giovedì 23 settembre 2010

ricatti incrociati

che senso ha che Fini vincoli il dialogo con Berlusconi sul lodo Alfano all'andamento della campagna persecutoria contro di lui condotta dai giornali del premier? Un tempo le decisioni sulla politica, almeno all'apparenza, erano determinati da ragioni politiche, non da ragioni personali, non da ricatti incrociati sotto gli occhi di tutti. A me pare che questo parlamento abbia perso ogni parvenza di credibilità.

la società dei giovani

tema a casa: "La società dei giovani, un rapporto in continuo cambiamento, un tuo commento". La figlia arriva con il foglio protocollo pronto, fammi fare una bella figura con la nuova prof. Ma che è la società dei giovani, forse avrà dettato "la società e i giovani", così non ha senso, le dico. Parte a chiamare al telefono mezza classe per verificare la correttezza del titolo. Torna trionfante, avevo ragione io, è proprio la società dei giovani. Vabbe', ma io su questo argomento così generico e confuso non ho niente da suggerirti. Eh no, ma', Lucrezia ha scritto due pagine, basta parlare dei problemi dei giovani, il solito: anoressia, bulimia, droga, depressione, litigi con i genitori. Cita questi argomenti come se si trattasse di ere geologiche, roba astrusa ma di sicuro impatto. A fine serata ha riempito le sue colonne ed è così soddisfatta del risultato che fa leggere il tema al padre. Lui resta stupito di fronte a un centone di frasi mie, sue e copiate da internet. Complimenti per il tema.

mamma sciagurata

ieri ho portato i figli al controllo dalla dentista e sono stata rimproverata perché entrambi i denti se li lavano poco e male. Come mamma faccio acqua da tutte le parti, sono talmente poco rigida che loro fanno un po' come vogliono. Io ero un soldatino e non mi sono mai ribellata; la mia ribellione a posteriori verso il duro regime educativo di mia madre è l'incapacità di imporre direttive ai miei pargoli. Sono liberi di essere zozzi, di stare sul computer, di guardare la tv, di mangiare dove e quello che vogliono, di invitare chiunque a casa. Poi ogni tanto perdo la pazienza e urlo con tutto il fiato che ho in gola, li spavento e per un po' si comportano meglio. Di buono c'è che tra noi il canale di comunicazione è sempre aperto, le cose ce le diciamo tutti i giorni, discutendo animatamente. Speriamo bene.

mercoledì 22 settembre 2010

Santoro a porte chiuse

una conferenza stampa rai in cui all'ingresso vengono bloccati i dipendenti perché possono entrare solo i giornalisti accreditati non mi era ancora capitata. E le anomalie non si sono fermate qui. Il tavolo delle conferenze non è mai stato così vuoto, accanto a Santoro solo un vicedirettore di raidue (si è detto che il direttore era stato trattenuto da un contrattempo a Milano). E' stato al solito un Santoro show, ma chi se non Santoro dice cose come queste: "la Rai deve produrre scandali, se no che industria culturale è, se no non respira", "la cultura non è tale se non solleva problemi", "La politica italiana lavora in una sola direzione, imporre ordine, silenzio", "il core business della rai è fare programmi che piacciano al pubblico, i partiti facciano i partiti", "il nostro mestiere non si può più fare in queste condizioni" (i contratti del suo programma sono stati firmati a ridosso della messa in onda come forma di mobbing e quindi non si è potuto cambiare niente, neppure la scenografia, neppure le luci), "va in onda la marmellata, i formati che si predispongono oggi sono morti prima ancora di nascere", "la rai di oggi o è Villa Serena o sono reality", "stiamo perdendo la libertà poco alla volta senza accorgercene", "la nostra è una società culturalmente povera". (A questo proposito mi duole raccontare che ad uno dei due consiglieri di sinistra, che ha preso la parola dopo che una signora gli aveva urlato di dare le dimissioni, è uscito un "se cambierebbe qualcosa" e non si è corretto, è andato avanti come se niente fosse.)

martedì 21 settembre 2010

stress

lavorare in un altoforno, guidare un tir, fare il poliziotto sono sicuramente mestieri stressanti, ma anche chi sta nella sala multifunzione di Teulada non se la passa tanto bene. Oggi ci ho passato più di un'ora in attesa di poter mandare via ponte radio dei pezzi di interviste a Milano: entra un'annunciatrice con un testo su Sandra Mondaini, da Messina arriva un servizio per Vespa sui litigi tra medici a ginecologia, altre dieci persone si affacciano a chiedere di mandare pezzi e di riceverne, poi c'è chi vuole un dvd subito, chi può aspettare domattina. Mentre sono lì, mi chiama il figlio, posso andare a comprarmi un videogioco. Vai. Sì, però è un videogioco in cui si ammazza parecchio. Allora non comprarlo. Ma io lo voglio. Compratene un altro. Ma io voglio quello. Sto lavorando! Metto giù e trovo un messaggio della figlia, mamma sto uscendo, vedo Gio a via del Corso. Le rispondo, attenta c'è brutta gente in giro, torna alle sette. Mi chiama Jane disperata perché deve trovare un bello sketch della Mondaini e non sa dove mettere le mani. Ma come un bello sketch, non ti hanno dato nessun'altra indicazione? No, dove lo piglio io un bello sketch? Quando riesco a mettere giù, mi chiama Erika da Milano, le leggo le mie domande a Mimun e me le fa cancellare tutte. Sullo sfondo sento Bernardini che urla. E non è finita qui, a casa rielaboro le domande, ma domani prima dell'intervista Erika mi richiama con altre indicazioni sui dati d'ascolto. Quando arriva natale?

lunedì 20 settembre 2010

La solitudine dei numeri primi


del libro di Giordano mi ricordavo tre capitoli: quello in cui il protagonista perde la sorella gemella, quello in cui la protagonista cade dagli sci e l'episodio di nonnismo femminile, quando nello spogliatoio la ragazza viene costretta dalle compagne a mettersi in bocca una gomma da masticare sulla quale hanno appiccicato ogni schifezza possibile. Saverio Costanzo dilata queste tre scene a coprire quasi tutto il suo film; sceglie un'Alice e un Mattia diversi per ogni età (infanzia, adolescenza, maturità); compie un atto di crudeltà gratuita facendo dimagrire all'eccesso Alba Rohrwacher e ingrassare fino a sformarsi Luca Marinelli, li fa balbettare invece che recitare, mette in scena l'orrore di chi è nato nella famiglia sbagliata e non si è mai ripreso. Il libro non era granché, il film non decolla, l'unica cosa strepitosa è il clown interpretato da Filippo Timi che compare per pochi istanti.

si riparte

prima vera riunione del programma che riparte sabato alle tre. Invece dell'intervista a Mentana, che sarà in collegamento, mi viene affidata quella a Mimun su Mentana. Ci parliamo un po' tutti addosso, la comunicazione non è facilitata dalla video conferenza con Milano, c'è parecchio entusiasmo e anche del nervosismo. Io racconto la mia impressione delle fiction che ho visto, si dibatte del Peccato e la vergogna, di X Factor. Al posto di Gianluigi che vedevo a stento, ma con cui non c'è mai stato uno screzio, ora ho Jane e Guendalina con cui divido la stanza, oltre che le interviste e i servizi. Saremo capaci di essere civili fra noi? La vecchia redazione del Divertinglese resta un modello di spensieratezza e condivisione, chissà se questa saprà avvicinarvisi.

domenica 19 settembre 2010

sconfitte e vittorie

la buona notizia è che la figlia mi ha detto di aver liquidato la tizia dei corsi per modelle che l'aveva tampinata ancora per telefono. La cattiva è che oggi mentre eravamo a pranzo da mia suocera e io la bombardavo di domande sulla telenovela filippina, sempre la figlia se ne esce con un, di che colore è 'sto cugino? Mia suocera si è affrettata a dire, sembra chiaro, ma l'ho visto solo dalle foto sul cellulare. A quattr'occhi ho detto alla figlia, ma come ti viene? ma che t'importa del colore, sei la peggio pariolina. Non è né scema né razzista, però atteggiarsi a scema e razzista le riesce bene.

sabato 18 settembre 2010

che bello è una frattura

dopo un mese di luglio da incubo e la sospensione estiva oggi abbiamo portato il figlio dal luminare fiorentino che viene due volte l'anno a villa stuart. Con la radiografia in mano ha detto, frattura da stress e agli altri esami ha dato appena un'occhiata. Finalmente un parere deciso e una strategia da percorrere: l'esonero da ginnastica a scuola, il riposo, il nuoto come unico sport. Tra qualche mese dovrebbe passare, se no gesso. Non mi sembra vero, che bello.

venerdì 17 settembre 2010

pasqualinopassaguai

giornata strastorta. Alle otto e mezza chiamo il mio capo dal lavoro per comunicargli che non andrò in posta a fare il bonifico per i giornali on line al posto della segretaria malata. Lui mi dice, è un'emergenza e tu ne fai una questione di status. Io sbotto, perché lo devo fare io, perché non quella o quell'altra, tra un po' mi chiederai di pulire l'ufficio. Ci lasciamo in modo brusco. Dopo pranzo devo incontrare Erika per parlare del programma. Trovo sul cellullare un messaggio del figlio, ho perso un botto di sangue dal naso, mi gira la testa, portami dal dottore. Chiamo la pediatra che mi consiglia di cercare un otorino. Chiamo Erika, le dico che non ci sarò. Trovo un otorino, gli porto il figlio, gli cauterizza una narice (in pratica gliela brucia con il nitrato d'argento). E' stata una cosa rapida, gli ha fatto un po' male, ma io ho passato un'ora di pura angoscia. Come direbbe mia madre, mio figlio è pasqualino passaguai.

Graciela a Roma

Graciela l’ho conosciuta quindici anni fa. Era primavera, lavoravo per radiotre, ero incinta e non l’avevo ancora detto a nessuno, di lei mi sono fidata, gliel’ho subito spifferato. Era venuta da Città del Messico per un stage di tre mesi alla radio, era una ragazza timida colta e gentile, parlava poco italiano. Per un periodo l’ho ospitata da me perché i soldi della borsa di studio non coprivano le spese del residence. Siamo rimaste amiche, lei a Roma è tornata spesso e in Messico è diventata docente universitaria e giornalista. Ora è qui per una tesi di dottorato sulle trasmissioni dedicate al tema dell’immigrazione e dell’intercultura. E’ rimasta identica: ha sempre un’aria timida e indifesa, anche se sul lavoro sa esattamente cosa vuole e riesce a ottenerlo. Con gli uomini finora non non ha avuto fortuna, continua a sognare il grande amore che non si tiri indietro. Si ferma a Roma di nuovo tre mesi, osserva l'Italia. Da me non ne sente parlare con grande entusiasmo.

Preferisco il paradiso

a proposito di opinioni. Campiotti è un bravo regista, Proietti un attore generoso, Mariuzzo uno sceneggiatore capace: perché Preferisco il paradiso invece di essere una buona fiction è una fiction mediocre? L’impressione che ho avuto scambiando due chiacchiere con Giorgio Mariuzzo, nell’atmosfera concitata che precedeva la conferenza stampa, è che chi scrive per raiuno si autocensuri per compiacere la rete, adeguandosi a uno stile fatto di ammiccamenti al pubblico, di risate facili e altrettanto facili commozioni. Tutto, dai dialoghi alla fotografia, dalla musica alla recitazione punta verso il cliché; l’originalità, la sorpresa, la provocazione sono altrettanti spauracchi, il pubblico va blandito, anestetizzato, deve solo passare due ore in poltrona prima di andare a letto, non deve essere scosso, non deve pensare, né divertirsi troppo. Qui si racconta di Filippo Neri e della Roma del Cinquecento, altrove di una ristoratrice ladra o di un poliziotto dal cuore d’oro; cambiano gli attori, i registi, gli sceneggiatori, qualche produzione è più ricca, altre sono più povere e si vede; dovunque regna il già detto, il già visto. Ivan, dimmi che Tutti i pazzi 3 non si allinea a questo andazzo.

rinunciare alle opinioni

eh no Rob! ti leggo ogni venerdì, sei il mio faro, mi fai sorridere, mi fai pensare, ma chiedermi di rinunciare per sette giorni a tutte le mie opinioni "sui politici, sulle persone famose, sull’immigrazione, sulla musica rockabilly, sulle fidanzate dei miei amici, su qualsiasi cosa" mi sembra troppo. Lo so che se lo facessi, "alla fine dell’esperimento" sarei "più rilassata di quanto non capitava da parecchio tempo", ma davvero non posso. (Rob è Rob Brezsny, l'oroscopista di Internazionale. Con la rivista ho un conto in sospeso, è bella, ma io riesco a leggerne solo l'oroscopo: però lo leggo con attenzione.)

giovedì 16 settembre 2010

raiuno e le donne

Carlo Conti presenta la quarta edizione dei Migliori anni. Lui è seduto al centro dello studio, accanto ha il direttore di raiuno, dall'altro lato i responsabili della Lotteria Italia. Poi ci sono Bassetti di Endemol e Frassica. Ognuno di loro dice qualcosa. In quattro poltroncine laterali sfoggiano i loro chilometri di gambe le "madrine" del programma. Sorridono quando si sentono guardate. Dopo la conferenza intervisto al volo Conti. Tra una domanda e l'altra sui Migliori anni, insinuo, le donne a raiuno sono solo decorative? Ma no, risponde lui, queste quattro parlano, poi quella che sa ballare balla, quella che sa cantare canta. No comment.

mercoledì 15 settembre 2010

le tazze e la crema

ieri a stupirmi sono state due donne: Julia, la nostra tata romena e mia figlia. La prima, con cui ho un rapporto di silenzio assenso comodo per entrambe (non le dico cosa deve fare se non è proprio indispensabile, si gestisce lei i suoi orari, non mi lascia mai scoperta, ma sparisce appena io entro in casa) mi ha lasciato sulla scrivania quattro tazze che si è fatta portare dalla Romania da una sua amica al posto delle nostre tutte sbeccate. La figlia invece, per il mio compleanno, mi ha regalato una crema in erboristeria; è vero che nell'entusiasmo di farmela annusare l'ha aperta e mezza rovesciata, ma è anche vero che è stato il primo regalo che io abbia ricevuto da lei, un regalo pensato, comprato e pure ben scelto. Sta crescendo.

la ladra

anteprima della Ladra, la nuova fiction domenicale di raiuno con Veronica Pivetti. Il regista è quello dei Cesaroni, le sceneggiature sono di Dido Castelli e Giovanna Gra, che hanno scritto per la Pivetti anche la fiction sulla befana e quella sulla prof. Quello che colpisce nella prima puntata è l'approssimazione con cui è scritto, girato e recitato. Si fatica a immaginare un pubblico che possa restare seduto di fronte al televisore a vedere una tipa che gestisce un ristorante, si inquieta per la bellezza e le bizze del nuovo aiuto cuoco, fa le coccole al figlio diciassettenne e la sera organizza con tre amiche dei furti per sanare ingiustizie. Tinni Andreatta, aprendo la conferenza stampa, ha detto che la Pivetti ha sempre fatto buoni ascolti (fino a sei milioni di spettatori) e per questo Rai fiction, pur mettendo in cantiere la befana 2 e la prof 5, ha anche osato su un terreno nuovo. (Cosa ci sia di nuovo in una fiction che sogna Arsenio Lupin e somiglia ai Delitti del cuoco, serie flop con Bud Spencer, è tutto da dimostrare.) Altre perle dalla conf: lo sceneggiatore racconta che all'inizio avevano immaginato una specie di Eva Kant, ma siccome si era su raiuno non si poteva avere una protagonista troppo trasgressiva e si è optato per la versione Robin Hood; dal pubblico di giornalisti (!) viene un suggerimento: Veronica è così brava che sembra Katherine Hepburn, anzi Monica Vitti. Non ci sono altre domande, tutti a tavola.

martedì 14 settembre 2010

Sag Harbor


la magia dell’estate a quindici anni: un posto in cui si va tutti gli anni, dove si ritrovano gli amici, dove si sperimenta una libertà di movimenti che è negata in città. In Sag Harbor Colson Whitehead costruisce una narrazione in cui è facile identificarsi (l’emozione dell’arrivo, lo straniamento della partenza, le bravate rischiose, i mutevoli equilibri del gruppo, un lavoro per guadagnare qualcosa) e insieme racconta la particolare sensazione di essere tra i pochi ragazzi neri in una località per ricchi bianchi. Benji, figlio di un medico e di un avvocato così impegnati sul lavoro da restare spesso in città, a Sag Harbor è in balia di se stesso: si rimpinza di junk food, guarda tutta la tv che gli pare, beve e sta fuori a orari impossibili. Cerca se stesso e sa che crescendo niente sarà più come prima. Una lettura molto adatta a chi a settembre fa fatica a staccarsi dal mare e dall’idea di vacanza.

e se scappassi a Chi l'ha visto?

quando Viviana mi ha mandato il messaggio sul cellullare, qui a Chi l'ha visto cercano programmisti, vieni! per un attimo ho avuto la tentazione di dirle, arrivo. Non si lavora bene in questi giorni, il capo ci aggiorna in continuazione sugli scontri con la direzione, continuo a fare interviste non mirate per mancanza di direttive, Jane si agita tra la paura di essere lasciata nelle retrovie e l'ansia per la prima linea, tutta Educational sembra non aspettare altro che il nostro flop... Che faccio, scappo a Chi l'ha visto?

una rosa da Genova

lunedì 13 settembre 2010

fiori a sorpresa

primo giorno di scuola

al secondo anno di liceo la figlia ha cambiato tutti gli insegnanti, tranne quella di inglese: erano tutti precari, ognuno di loro è finito altrove. Grazie Gelmini. Il figlio invece ha ancora la sua prof. d’italiano, ma è scandalizzato perché gli ha dato da studiare i verbi irregolari: che ci faccio con il passato remoto di elidere, evadere, incidere, si chiede.

domenica 12 settembre 2010

Somewhere


la prima inquadratura è tutto un programma: una curva nel deserto. Si sente il rombo di una macchina: è una ferrari nera che appare, affronta la curva, scompare, ritorna, affronta la curva e scompare di nuovo. Il film di Sofia Coppola è fatto di indugi, ogni scena è lunghissima per lo spettatore, che si tratti della lap dance che due bionde molto professionali fanno a domicilio del protagonista, dell'esibizione sui pattini di sua figlia o della maschera per invecchiare che gli viene confezionata addosso. Al centro del film c'è un attore hollywoodiano bello e famoso: un'agente gli organizza le giornate, le donne gli si offrono in continuazione, lui passa di gozzoviglia in gozzoviglia. L'ex moglie parte e lui si ritrova intorno la figlia undicenne. Lei è una ragazzina incantevole: seria e simpatica, adora suo padre, non le importa niente del lusso in cui vive e delle attenzioni che tutti gli riservano, vorrebbe solo averlo un po' tutto per sé. Passano insieme qualche giorno felice, poi lei va a un centro estivo e piange perché non sa quando rivedrà sua madre. E' un film impalpabile, a tratti esasperante, ma molto vero. Racconta benissimo il sentimento che lega la figlia al padre e il padre alla figlia, unica cosa autentica in un contesto totalmente fasullo. La figura peggiore la fa l'Italia: l'attore viene a Milano per ricevere un telegatto e persino un erotomane come lui rimane stupito quando si trova circondato sul palco da Valeria Marini e altre ballerine discinte (per non parlare di Ventura e Frassica che si prestano a raffigurare se stessi, cioè il peggio della nostra tv). Forse non è da Leone d'oro ma un bel film lo è di sicuro.

bestie di testa e di mare

di nuovo noi quattro a dondolare in barca davanti alla spiaggia dei Trecento scalini. Stamattina la meta era Ponza ma, nonostante le riparazioni fatte in settimana, appena siamo partiti è scattato l'allarme ai motori. Il marito si è arreso, ha puntato sulla baia più vicina e ha lasciato messaggi di fuoco sulla segreteria del responsabile del cantiere. L'aria è fresca, il mare pieno di meduse marroni. Per fare il bagno siamo andati in gommoncino a San Vito. Sulla barca ho esaminato con cura la testa della figlia su cui ho trovato poche uova residue. La prima volta che i figli hanno preso i pidocchi, anni fa, mi era parsa una tragedia. Ora ogni volta che il problema si ripropone partiamo con trattamenti a ripetizione, pettinino, lavaggi: lo spidocchiamento è diventato routine. Le altre barche fanno la caccia alle meduse, noi a bestie più piccole e non meno odiose.

sabato 11 settembre 2010

aspirante modella

una cosa importante, dice la figlia sedendosi accanto a me sul lettino. Siamo in spiaggia, c’è un bel sole caldo, pochissima gente. Devi starmi a sentire, aggiunge. Prima, mentre andavo alla grotta con Sara, ho avuto una telefonata. Un giorno io e Ari abbiamo incontrato per strada una tizia che ci ha chiesto se volevamo fare un provino per modelle. Le abbiamo lasciato i nostri numeri di telefono, Ari è stata scelta, sta facendo il corso, impara a camminare e a truccarsi, poi le trovano dei lavoretti, voglio farlo anch’io, la tizia al telefono mi chiedeva se poteva fissarmi un appuntamento, parlare con te. Mi vengono i brividi, non ci posso credere, mia figlia che abbocca a una proposta del genere, che mi guarda tra il supplichevole e il minaccioso, dicendo, mi piacerebbe, mi divertirebbe, potrei guadagnare dei soldi. Io e il padre la investiamo con una valanga di improperi, non pensi che nell’ipotesi migliore siano interessati a spillarti i soldi del corso, nella peggiore che vogliano avviarti alla prostituzione? Per un po’ ci urliamo a vicenda, poi si alza sdegnata e se ne va. So che se si mette in testa una cosa del genere può farla di nascosto, spero invece che mi ascolti; quanto a parlare al telefono con l’organizzatrice dei corsi, nonché adescatrice di ragazzine sprovvedute, aspetto solo che richiami.

venerdì 10 settembre 2010

anticipazioni

più leggo più imparo ad anticipare, a prevedere sin dalle prime righe del libro quale sarà lo sviluppo della sua trama. A volte lo utilizzo come criterio di valutazione: se sin dall’inizio è chiaro dove un romanzo vuole andare a parare, le sue possibilità di piacermi sono limitate (anche se non è sempre vero, libri senza sorprese possono essere bellissimi e libri pirotecnici possono risultare inutilmente stancanti). L’anticipazione funziona anche al cinema (che belli i gialli dove non si capisce fino in fondo chi è l'assassino, che meraviglia le storie d'amore con finale a sorpresa) mentre nelle fiction televisive il più delle volte è tutto talmente scontato, tutto così scoperto sin dalle prime battute che si apprezza l'originalità degli intervalli pubblicitari (vedi i Cesaroni 4 di ieri sera).

eroi del nostro tempo

questa settimana a Prima pagina c’è il direttore di Avvenire. Stamattina dopo aver parlato del sindaco di Pollica ucciso in un attentato, ha letto la mail di un’ascoltatrice. La donna raccontava la storia di uno zio siciliano, un ragioniere dell’Anas che aveva passato la vita a resistere contro le pressioni di mafiosi che volevano imporsi nei lavori autostradali. Era stato minacciato e picchiato, persino quando stava male per la leucemia che l’aveva poi ucciso. Viveva in una casa in affitto, era preoccupato per la sussistenza della sua famiglia, ma non aveva ceduto. Una bellissima lettera senza un briciolo di retorica, una storia di ordinario eroismo.

giovedì 9 settembre 2010

regalo di compleanno

entrare in un negozio con papà per scegliere un regalo di compleanno è come avere una bacchetta magica: puoi realizzare ogni desiderio, l'importante è scegliere in fretta, d'impulso. La collana con le pietre colorate che mi ha comprato oggi ci ha ricordato la giacca rossa dei miei diciotto anni: un regalo per niente ponderato ma pieno di amoroso slancio.

mercoledì 8 settembre 2010

presi per la gola

ore dodici, presentazione del Day Time di Raidue in un ristorante con giardino vicino a circonvallazione gianicolense: i giornalisti ci sono, i divi tv arrivano con il contagocce, prima le ragazze, tutte altissime, abbronzatissime, strizzatissime, sorridentissime nei loro vestini sgargianti, poi gli uomini bassi, vecchi, con la pancia, con il potere. All'una la conferenza parte senza il direttore, "bloccato nel traffico". Quando finalmente arriva, si scusa goffamente del ritardo, snocciola i numeri dei suoi programmi, chiede ai giornalisti di scrivere bene di raidue e sparisce prima di ricevere la fatidica domanda su Santoro. Una sfilza di vicedirettori presenta i vari conduttori, in un attimo si va tutti a fare la ressa intorno al ricco buffet. Scriveranno bene di raidue i giornalisti invitati?

martedì 7 settembre 2010

appresso ai cesaroni

la mia spedizione alla Garbatella è cominciata male ed è continuata peggio. Dovevo andare alla presentazione dei Cesaroni 4, organizzata davanti al bar di piazza Giovanni da Triora. Salgo su un taxi e il conducente scuote subito la testa: e come la trovo io questa piazza? Apre una vecchia guida cartacea e comincia a sfogliarla nervosamente, poi parte. Arrivati in zona Garbatella si agita, io qui non mi ci ritrovo, le strade sono tutte uguali, scruta la mappa, chiede ai passanti, si perde e si riperde. Alla fine vedo un gruppetto di ragazzi, decido di seguirlo a piedi pagando la corsa e sbarazzandomi del tassista che di strade ne capiva quando me, cioè zero (io però di mestiere non trasporto la gente). L’operatore per fortuna era stava già riprendendo gli scarsi presenti che circondavano gli attori della serie. Questi arrivavano uno a uno per incontrare i fan, farsi fotografare, concedere autografi e poi salire su un pulmino scoperto da cui ricevere il tributo della folla. Dovevo chiedere alla gente cosa pensava dei Cesaroni e quasi tutti mi voltavano le spalle. Vedo una tipa molto truccata, mi accosto, le chiedo, lei è qui per i Cesaroni? Lei risponde sì, sono una delle attrici dei Cesaroni. Oops. Altre persone (a quel punto sono stata attenta a chi interpellavo) mi hanno detto che a loro dei Cesaroni piaceva “tutto”. Un tipo si è arrampicato su un muretto e si è messo a urlare con tutto il fiato che aveva in gola: “A Cla” a Claudio Amendola. Lui, a differenza di tutti gli altri, è sceso in macchina fino al pulmino. Si capiva che il bagno di folla non lo attirava per nulla, poi però ha detto di essersi ricreduto e di aver trovato la corsa in pulman molto divertente. Sulla terrazza della Casa del gusto ho intervistato il direttore delle fiction mediaset e i protagonisti della serie, tutti entusiasti, pronti a giurare che la serie è viva e che non stanno raschiando il fondo del barile. Io invece stasera sono sfatta, sarà stato lo stress del tassista, la confusione della piazza, l'interminabile conferenza stampa. Inutile dire che non mi sono fermata a mangiare alla Casa del gusto.

lunedì 6 settembre 2010

notizia bomba

torna a casa il marito e dice, ho una notizia bomba. Ti sei licenziato?, gli chiedo. No, sorride. Ragazzi avete un cugino filippino, è nato il 31 luglio. Suo fratello è tornato ieri dalle Filippine: deve definire la separazione dalla moglie, vendere la casa, provvedere alle due figlie, ma nel frattempo ha assistito con entusiasmo al parto della sua compagna. Magari è la volta buona che mia suocera esce di casa, prende un aereo e va a conoscere il suo nuovo nipote. Siamo diventati una famiglia multietnica.

chiacchiere al sole

parliamo di futuro, del futuro del nostro paese e di quello dei nostri figli. Siamo in barca, c’è il sole, siamo circondati da un mare trasparente pieno di pesci, lo scenario indurrebbe all’ottimismo e Iacopo contesta la mia visione buia di ciò a cui andiamo incontro. Secondo lui non è vero che in Italia lavoreranno solo i raccomandati, che neppure studiare molto e scegliere la facoltà giusta sarà un modo per farsi strada e non è vero che le donne saranno sempre più discriminate, anzi, secondo lui è colpa delle donne se non sanno affrontare responsabilità dirigenziali. Il marito si sveglia dal sonno catatonico che l’aveva colto a prua, decidiamo di tornare, la discussione si ferma lì. Durante il viaggio di ritorno Iacopo torna all’attacco, mi chiede se pessimista così ci sono diventata o ci sono nata. Non ho dubbi, lo sono sempre stata. Mario, il mio capo, dice che il mio intercalare preferito è io temo. Mi piacerebbe smettere di fare la cassandra, vedere un po’ di luce ogni tanto.

domenica 5 settembre 2010

Non è un paese per vecchie


è appena uscito il nuovo libro di Loredana Lipperini, che rappresenta il seguito ideale del suo Ancora dalla parte delle bambine. Mentre lì ci si occupava dell'immagine delle bambine nella nostra società, qui l'attenzione è rivolta alle donne in menopausa, le cosiddette invisibili. Applicando il collaudato metodo Lipperini (consistente nel mescolare esperienze dirette, fatti di cronaca con citazioni letterarie, cinematografiche, analisi di programmi televisivi, testi di canzoni, pubblicità e di tutto ciò che si agita sul web, dai blog ai social forum a facebook) l'autrice descrive la rimozione della morte e della vecchiaia dal nostro orizzonte quotidiano. Non è facile essere vecchi in Italia, a meno di non rientrare nella ristretta élite di vecchi ricchi colti e in buona salute, ma soprattutto non è facile essere vecchie, perché l'imperativo dominante per le donne è essere belle e non dimostrare l'età, usando ogni mezzo per camuffarla. L'unico ruolo sociale ammesso per l'anziana è quello di nonna: chi non rientra in questa rassicurante categoria provoca disagio, ed è sconvolgente leggere quanta gente usi internet per insultare o deridere donne colpevoli solo di camminare lentamente o di non avere un aspetto particolarmente curato. Eppure uno spiraglio di speranza c'è e viene dallo stesso web: lo scoprono donne di ogni età, lo usano per entrare in contatto tra loro, per essere se stesse di là dagli stereotipi imposti dalla società. Grazie Loredana per averlo evidenziato.

una notte nella centrifuga

alle sei siamo scesi a terra. In questa bella baia di Palmarola, di notte deserta, se non per gli scarsi clienti del Francese, di giorno arrivano i barconi e gli yacht da Ponza e il caos è garantito. Ieri al tramonto, nella solitudine più totale, mentre i ragazzi si divertivano a infilzare le meduse sulle canne o a ucciderle a sassate, sono salita con il marito e Francesca lungo un dirupo sassoso fino al punto in cui si vede anche l'altro versante dell'isola. Una vista stupenda: da una parte un faraglione giallo, dall'altra l'alta scogliera bianca, la colata di lava nera e arancione, il canneto, il sole che calava nel mare, le barche che si allontanavano... tutte tranne la nostra, che è rimasta a dondolare solitaria davanti alla spiaggia. Secondo il marito dopo mezzanotte il vento sarebbe sparito, secondo gli altri capitani no, e saggiamente sono andati tutti a cercare riparo altrove. Finita la cena al ristorante gestito da poco affabili napoletani e romeni, lasciato il figlio con gli amici al sicuro, noi due abbiamo affrontato il mare buio con il gommoncino, ci siamo infilati in cabina e lì è cominciata una lunghissima notte ballonzolante da cui non pensavo di uscir viva. Ma sono qui a scrivere nel sole che sorge e non c'è un altro posto al mondo dovrei vorrei trovarmi in questo momento.

a palmarola

abbiamo ancorato davanti a O' Francese, l'unico ristorante dell'isola, e abbiamo sbarcato i Berti che passeranno la notte in una delle loro stanze in affitto. Dove la passeremo noi la notte ancora non è chiaro, si sbatacchia come sulle montagne russe, si è alzato il vento, non è proprio una notte da rada, ma altro non c'è. La figlia al solito non ci ha seguito nell'avventura marinara, il figlio ha ceduto solo perché con i tre Berti non gli mancava la compagnia. Stamattina la barca faceva le bizze, il segnale di allarme ha suonato più volte, poi, quando stavamo per desistere e tornare indietro, si è finalmente placata. Io sarei rimasta volentieri sulla spiaggia a riprendermi dalle tensioni della settimana (ieri in particolare è stata una giornata impegnativa, tra la prima intervista della stagione venuta abbastanza insulsa; il conduttore che mi incalzava, chiedendomi se me la sentivo di partecipare alla prima puntata andando in studio e una richiesta di troupe che mi ha costretto ad andare fino in dear perché non c'era nessun altro che potesse farla). Finirà settembre e finiranno queste gite belle e stancanti. L 'acqua di Palmarola è di un azzurro incredibile, peccato per le medusone che la infestano a branchi.

venerdì 3 settembre 2010

prossimamente a Presa diretta

la conferenza stampa di Presa diretta oggi si è trasformata in una sorta di show di Iacona che si è alzato in piedi e ha illustrato le anteprime delle sue prossime puntate. Si parlerà di ‘ndrangheta, evasione fiscale, ma anche di un argomento che si affronta meno in tv, la discriminazione di genere. Iacona è andato a casa di una signora con due figli piccoli che ha lasciato il lavoro perché non le davano il part-time. La signora è laureata in economia e commercio e si occupava di contabilità in un’azienda vicino Arzignano. Quando è nato il primo figlio è tornata a lavorare a tempo pieno: usciva di casa alle sei, lo portava dalla madre e lo riprendeva alle sei e mezza, sette di sera. Quando ha avuto il secondo, ha chiesto al principale di lavorare mezza giornata, garantendogli che avrebbe svolto lo stesso i suoi compiti. Lui ha risposto che non poteva dare il cattivo esempio, che tutte le donne l’avrebbero voluto, che poteva licenziarsi se non le andava bene star fuori tutto il giorno. Una testimonianza sobria e precisa di come il lavoro femminile, il curriculum scolastico non contino nulla nella nosta società, di come in Italia le donne siano lasciate sole di fronte al dilemma se sentirsi cattive madri o mogli frustrate. Torna la buona tv, quella che ci racconta come siamo, dove stiamo andando.

giovedì 2 settembre 2010

solo al mare

al telefono papà è un diluvio di chiacchiere. E' solo a Sperlonga a godersi gli ultimi bagni e insieme la settimana culturale, ma naturalmente al centro dei suoi racconti ci sono le donne: dalla zia Nila, una vecchia signora (sua coetanea) che quest'anno non ce la fa ad arrivare a nuoto alla boa (cosa che lo fa inorgoglire, perché invece lui sì che nuota); alla madre di Picci, l'amica di mia figlia, che è giovane, carina, abita a Napoli e subisce le sue attenzioni senza troppo protestare; alla signora svizzera che accetta di andare a cena con lui e gli parla dei suoi mali; alla vedova appena conosciuta con cui piange rievocando la malattia di mia madre; all'amica noiosa che si diverte a maltrattare (quanto sei invecchiata) per evitare che lo assilli con racconti interminabili e foto di viaggio. A settembre papà è il re dello stabililmento, il suo indiscusso pascià.

Quella sera dorata


al secondo o terzo invito (hai letto Quella sera dorata?) da parte di persone diverse ho ceduto, ho letto Quella sera dorata e ne valeva davvero la pena. Il libro racconta di Omar, che vuole scrivere una biografia autorizzata di Jules Gund, un autore semisconosciuto morto suicida, per ottenere un finanziamento dall’università. Omar non è così convinto di voler scrivere questo libro e neppure di aspirare alla carriera universitaria, ma non riesce a sottrarsi alla pressione di Deirdre, la sua fidanzata, che arriva fino a spedirlo in un posto sperduto in Uruguay perché convinca gli eredi di Gund della validità del progetto. La forza di questo libro sta tutta nei meravigliosi dialoghi. All’inizio pensiamo che Omar sia un tipo meschino perché Deirdre non fa che pungolarlo e sgridarlo, poi quando arriva in Uruguay viene accolto dai familiari dello scrittore con stupore e simpatia e scopriamo che il giovane non è affatto male: è sincero, leale ed è anche di bell'aspetto. L’autore evita le descrizioni, lascia che sia il modo di parlare dei personaggi a connotarli: Adam, il fratello di Jules, è un vecchio irriverente consapevole di star assaporando gli ultimi piaceri, Catherine, la moglie di Jules, un groviglio di contraddizioni, Arden, l’amante di Jules, affascinante ma rinunciataria, sua figlia Porzia, sveglia e curiosa. Quando Omar viene punto da un’ape e cade da un albero, Deirdre si precipita ad assisterlo, facendosi detestare da tutti. Sarà riuscito James Ivory a riprodurre sullo schermo la magia, lo humour, la brillantezza di questo romanzo sui capricci del destino, sulla vita e la scrittura? Il film è di prossima uscita.

mercoledì 1 settembre 2010

resistenza al nuovo

fino a giugno il giornale ci arrivava alle sette di mattina sulla soglia di casa, ora il marito ha disdetto l'abbonamento cartaceo e ne ha fatto uno per il suo i-pad. A colazione sbirciavamo in due i titoli, ora li legge solo lui sul suo rettangolino nero; la sera, quando torno, prendere in mano l'i-pad mi fa più fatica che prendere il giornale e la mia lettura è ancora più veloce e distratta, per intero di articoli ne leggo solo pochi. Insomma la tentazione di andare all'edicola e di comprarmi il mio giornale ce l'avrei, poi mi dico che mi devo abituare, che è un bel risparmio di carta, che è la scelta più ecologica. Che fatica rincorrere un marito tecnologicamente sempre all'avanguardia.

Diaco e Minzolini

nella mia ricerca di materiali per l’intervista a Mentana (che farò quando? mah) mi sono imbattuta nel dialogo tra Pierluigi Diaco e Augusto Minzolini andato in onda il 26 agosto a Uno mattina. Mi è parsa l’intervista più indecorosa che abbia mai visto. Impressionanti le domande di Diaco, che più che domande sembravano suggerimenti di un prof. corrotto a un alunno impreparato (Diaco chiede, dopo aver premesso “cominciamo con la ciccia, come si dice in gergo”, “ Dimmi la verità i tuoi detrattori hanno nomi e cognomi o sono l’ideologismo e il dogmatismo?” e Minzolini risponde “io penso che l’analisi che fai è giusta, sono l’ideologismo e il dogmatismo”). Impressionanti anche le facce di bronzo dei due, facce da cui non trapelava alcuna emozione, che rivelavano un solo carattere dominante, la furbizia: furbo il conduttore arrampichino, furbo il cronista salito sul massimo scranno grazie a un servilismo devastante. Minzolini ha detto di avere dato un’anima al tg1 e che Berlusconi ha reso l’Italia un paese più moderno. Sono entrati due giornalisti del tg1 e a quel punto lo spettacolo da indecoroso si è fatto pietoso. Che rai è una rai che manda in onda cose così?