lunedì 28 febbraio 2011

compleanno

se ieri mia suocera non avesse estratto dalla borsa due cravatte per suo figlio, non mi sarei ricordata che domani è il compleanno del marito. In genere il primo marzo organizzo una cena fuori con amici o un banchetto familiare, invece quest'anno la ricorrenza rischiava di passare inosservata. E' un periodo che siamo un po' distanti. Lui, quando non lavora, è impegnatissimo nella pianificazione della nuova casa. Lo lascio fare, grata che si sobbarchi ogni rogna, incredula di fronte all'entusiasmo con cui passa dai cataloghi di porte blindate a quelli di parchè, cucine e bagni. Di fronte a tanti problemi d'ordine pratico io mi perdo. Se fosse per me, resteremmo qui, nel disordine che mi è familiare, non ci sarebbero panorama, comodità tali da giustificare lo sforzo del cambiamento. Mi sa che più che una moglie sono una palla al piede. Del mio regalo però sono soddisfatta: ha tutto, ma si lamenta sempre dei calzini bucati. Glien'ho comprati tre paia. Caldi, sottili, morbidi, molto chic.

intromissioni involontarie

prendo il mio computer portatile. La figlia lo ha usato tutto il pomeriggio, poi è uscita di corsa, senza curarsi di occultare le tracce del suo passaggio. Mi trovo davanti foto di lei e una sua amica che spalancano la bocca in orribili smorfie davanti alla webcam. Chiudo le foto, clicco su internet. Mi si apre il profilo facebook della figlia. Un'amica ha scritto: il bello dell'alcol è che per due ore i tuoi problemi sono di altri. A un sacco di gente questa frase piace. Si vede che a scuola hanno passato una mattina ad ascoltare un ex alcolista e sua moglie. Non so più cosa volevo scrivere.

domenica 27 febbraio 2011

dopo il pranzo familiare

perché ogni volta che mia suocera mi guarda intensamente e mi dice, sei proprio una bella persona, io penso che stia pensando, com'è bruttina mia nuora, com'è invecchiata, perché se l'è presa mio figlio?

non ho mai molto apprezzato le barzellette di mio padre, né le barzellette in generale. Oggi però sentire qualcuno ridere alla mia tavola mi ha fatto piacere. Le mie due nipoti sembravano imbalsamate, gli unici a chiacchierare animatamente erano mio cognato e papà che non tace neppure ai funerali

vanterie del cognato: quando Eluani è andata a fare l'ecografia, il medico si è accorto subito dalle dimensioni del bambino nella sua pancia che il padre era uno straniero. Quando poi ha visto il pisellino, era davvero stupito...

sabato 26 febbraio 2011

Un gelido inverno

che ci fanno tre ragazzi ben educati, carini e affettuosi in una casa sperduta nella foresta del Missouri con la mamma ridotta a un fantoccio inanimato? Intorno a loro gelo e figure minacciose, dallo sceriffo allo zio drogato, ai vicini fintamente compassionevoli. Ree, la sorella maggiore, è disposta a tutto pur di proteggere i fratellini: le due sequenze più spaventose del film sono quelle in cui la ragazza viene chiusa in un garage per essere pestata a sangue e quella in cui deve ripescare dalla palude il cadavere del padre. Un gelido inverno ci trascina nel cuore marcio di una comunità di diseredati che vivono di spaccio e produzione di droghe chimiche. Saranno le donne ad aiutare Ree, a partire da una sua amica già mamma, passando per la compagna dello zio, fino ad arrivare alle terribili sorelle autrici del suo pestaggio che si riscattano nel finale. Film volutamente ellittico (che cosa è stato a far impazzire la madre? com'era il padre? cosa spiega la diversità dei tre fratelli dal contesto in cui si trovano? come andranno avanti?), si affida alla forza della giovane protagonista Jennifer Lawrence, al contrasto tra la sua faccia pulita e l'orrore indecifrabile che la circonda.

in tram

seduta di fronte a me in tram c'è una ragazza, più o meno dell'età di mia figlia. Come lei ha gli occhi appesantiti dalla matita nera. E' fuori di sé. Parla a voce alta, concitata al telefono. Una professoressa l'ha fatta arrabbiare, l'ha ripresa in classe. Lei dice all'amica, mi faccio esonerare dalla sua materia, la studio privatamente, a me quella non mi vede più. Ma chi chi si crede di essere, non è mia madre, non è mia sorella. Mi trattengo a stento dal dirle, infatti, è la tua professoressa.

tutta colpa di Ken

stavo ripensando alla conversazione di ieri con Giulia. Dopo esserci prese un tè nella sua cucina, come due vecchiette licenziose siamo finite a parlare di quello che ci appare più sexy in un uomo. Io le ho rivelato con una certa vergogna di essere molto sensibile all'addominale teso, mentre a lei la pancetta maschile non dispiace affatto. Oggi mentre facevo i miei esercizi in palestra ho avuto un'illuminazione: ma certo, se mi sento sciogliere davanti a un Alessio Vinci qualsiasi, è colpa di Ken. Da bambina passavo i pomeriggi da sola o con mia sorella Isabella e le sue amiche a giocare con le Barbie e il maschio era il piattissimo aitantissimo Ken. Era lui che volevo sposare ed è logico che quel corpo plastificato si sia impresso nella mia immaginazione. Devo chiedere a Giulia se a lei piacevano le Barbie.

venerdì 25 febbraio 2011

Atelier Fontana

l'inizio è molto suggestivo: si vede un corridoio pieno di manichini con sopra degli abiti colorati. In fondo al corridoio c'è una vecchia signora seduta su una sedia: è Micol Fontana, novantasettenne dalla voce stentorea, che dà il via al film in due puntate sulla storia sua e delle sue sorelle, tre ragazze che venendo da Traversetolo, un paesino in provincia di Parma, sono riuscite a diventare signore della moda. Nella fiction si sottolinea molto il ruolo che ha avuto la famiglia nell'aiutare le tre a realizzare il loro sogno comune: la mamma, una burbera ma appassionata Anna Bonaiuto, e il padre, un tenerissimo Gianni Cavina, le seguono, si preoccupano per loro, ma al momento giusto sanno lasciarle libere. Il problema è che mettere a confronto due attori capaci con tre giovani donne carine, ma sprovviste dell'arte della recitazione, non aiuta a far decollare il racconto. Alessandra Mastronardi, Anna Valle, Federica De Cola ce la mettono tutta a impersonare le sorelle Fontana, ma la prima non ha la stoffa per imporsi come ipercreativa e ribelle, la seconda è legnosa, la terza acerba. La sceneggiatura non riserva sorprese, è il solito alternarsi di momenti comici e tragici, nel puro stile raiuno; guai a lasciare per un attimo lo spettatore a corto di emozioni facili. La confezione, come sempre quando c'è di mezzo la Lux, è di gran lusso. Va in onda domenica e lunedì e sarà un gran successo.

con la nonna

giovedì 24 febbraio 2011

origliando

mentre mi spoglio in palestra aguzzo le orecchie per sentire cosa si stanno dicendo due signore al di là degli armadietti. Bisbigliano, l'argomento è delicato, ma io ci sento benissimo. Non sai cos'è successo a mia sorella, una cosa allucinante. La cosa allucinante è che la nipote vuole farsi suora, ha deciso di dedicare la vita agli altri. L'amica, che ci tiene a dichiararsi cristiana, consiglia subito una visita dallo psicologo, poi suggerisce una missione in Africa, così cambia idea. Se la ragazza si fosse messa in fila per un provino al Grande fratello non ci sarebbe stato bisogno di bisbigliare.

mercoledì 23 febbraio 2011

la cura del ciambellone

mattina convulsa, poi a casa di corsa a mangiare un boccone con la figlia. La telefonata con le domande arriva all'ultimo secondo ed è un incrociarsi di voci: in tre suggeriscono spunti anche divergenti, sta a me metterli insieme. Esco trafelata, senza neppure truccarmi (in video non mi si vede, però pallida e scarmigliata mi sento ancora meno credibile). Per strada mi accoglie un vento gelato. Arrivo a Mazzini come al solito in anticipo e mi agito perché la troupe è in ritardo (di qualche minuto). L'intervista dura cinque-sei minuti, con Paragone a telecamera spenta ci limitiamo a scambiarci i saluti, in un attimo siamo fuori di lì. Mi chiamano per dirmi che non monterò il servizio, devo solo mandare a Milano i tre pezzi, saranno loro ad assemblarli. Provo un grosso sollievo. Scaccio via i brutti pensieri (tornando dalla dear in macchina mi ero fatta un elenco mentale degli scrittori da me intervistati senza che nessuno si fosse sognato di suggerirmi alcunché: non è un bel segnale quando uno deve dirsi da sola, non sei stupida il tuo passato è lì a dimostrarlo). Sono così nervosa che non sopporto neppure radiotre. A radio spenta (incredibile a dirsi) faccio il ciambellone con lo yogurt e man mano che mescolo gli ingredienti riprendo il controllo di me. Ora dal forno si sprigiona un buon profumo di zucchero uova e farina. Guardo sul computer l'ultima puntata di Matrix, mi preparo per l'Alessio Vinci di stasera e il Bruno Vespa di domani.

martedì 22 febbraio 2011

soddisfazioni professionali

prima mi dicono chi devo intervistare, poi mi dicono che domande fargli, alla fine aggiungono, l'inquadratura, mi raccomando, pulita (il che vuol dire, non farti vedere, né sentire). Ci vado io perché il robot intervistatore ancora non c'è.

chi è causa del suo mal

managgia al telefonino. Ero in saletta a rivedere le interviste fatte ieri quando vengo raggiunta da un messaggio disperato della figlia: mi hanno dato il tema donne e manifestazioni, che devo fare? Ieri sera quando mi aveva detto che avrebbero avuto un tema d’attualità, le avevo suggerito due spunti: le rivolte dei giovani arabi alimentate da facebook e twitter e il ruolo della donna nella nostra società. L’avevo costretta a vedere il tg di Mentana, le avevo spedito sulla sua posta elettronica due articoli riassuntivi di questi argomenti. Lei ha passato la serata beatamente al telefono, infischiandosene di leggerli. Stamattina non contenta di avermi chiesto via messaggio aiuto sul tema, mi ha chiamato dal bagno. Mi sono trovata a farfugliare, parla della donna in tv, del fatto che deve essere per forza giovane e bella, di' che le donne guadagnano meno, che i capi sono tutti uomini, esprimi anche il tuo punto di vista, di' che tu la discriminazione non l’avverti ancora. Sono qui che mi chiedo se sarà servito, se se la sarà cavata, mentre avrei dovuto lasciarla sbattere il muso contro l’ostacolo che si è creata da sé.

attrici

conferenza stampa di Cugino & cugino, la nuova fiction di raiuno. Quando viene il suo turno, una delle attrici descrive il suo personaggio come quello di un’oca. A fine conferenza riprende il microfono. Ci tiene a ringraziare il regista, uno che va “al di là delle apparenze”, che le ha chiesto di interpretare un ruolo (quello di una scema) lontanissimo da quello che è lei, contando sulla sua bravura di interprete e vedendola al di là di un naso, dei capelli e delle gambe. Prima ci ha tenuto a dire che lei è molto intelligente e poi a ribadire che ha il naso all’insù, una chioma vaporosa e le gambe lunghe.

lunedì 21 febbraio 2011

Un matrimonio inglese

uno dei miei libri preferiti da bambina era Il giardino segreto: ho amato molto la storia di Mary, la ragazzina rimasta orfana e accolta da uno zio sempre assente, che scopre nella villa inglese in cui è ospitata un meraviglioso giardino in rovina e gli ridona la vita insieme al suo amico Dickon, riuscendo nello stesso tempo a ridare la salute a Colin, il cugino costretto a letto da un eccesso di cure. L'ho letto ad alta voce ai miei figli da piccoli e anche loro ne sono rimasti incantati. Ora la casa editrice Astoria ha tradotto The Shuttle, romanzo per adulti della Hodgson Burnett. Un matrimonio inglese, così si chiama in italiano, è la lettura più distensiva che mi sia capitata da molto tempo a questa parte. Come non appassionarsi alla storia di Betty, bellissima intelligentissima ereditiera americana, che sbarca in Inghilterra decisa a scoprire che ne è stato della sorella Rosie, andata in sposa a un nobile inglese e diventata incomprensibilmente elusiva nei confronti della famiglia d'origine? Betty, che già a nove anni, aveva capito che Nigel, il pretendente della sorella, era un poco di buono, non si dispera quando trova Rosie invecchiata e spaventata in una grande casa in rovina, con la sola compagnia del figlio gobbo, mentre il marito è chissà dove a spendere i suoi soldi. Forte dell'intraprendenza e dell'ottimismo americani, Betty decide, come la Mary del Giardino segreto, di far tornare la villa al suo antico splendore. Grazie ai suoi sforzi, la sorella vince l'apatia e il paese vicino riemerge da una lunga decadenza. Ma il romanzo si fa ancora più avvincente quando d'improvviso Nigel torna e invece della pavida moglie si trova a dover fronteggiare la cognata, che non cede né alle sue provocazioni, né alle sue lusinghe. Altro elemento di interesse del romanzo la figura di Mount Dustan, il nobile decaduto, che ha tentato di far fortuna in America ed è tornato sconfitto nella sua enorme tenuta gravata di debiti. E' affascinante, orgoglioso, disperato: tra lui e Betty si sviluppa un'attrazione irresistibile. E' l'uomo dei miei sogni, peccato solo che l'autrice l'abbia immaginato con i capelli rossi. Leggere Un matrimonio inglese oltre che distensivo è corroborante.

tre e un quarto

domenica 20 febbraio 2011

Il Grinta

Mattie ha quattordici anni, un bel faccino e un proposito ferreo: la vendetta. Suo padre è stato ucciso, l'omicida è scappato lontano. Assolda il Grinta, un vicesceriffo alcolizzato dalla pistola facile (il grande Jeff Bridges che i Cohen sfruttano al meglio), si trova tra i piedi un texano logorroico che cerca l'uomo per via di una taglia (un irriconoscibile e divertente Matt Damon barbuto e baffuto). Tre personaggi a cavallo: l'ubriacone guercio, il ranger, la ragazzina; sullo sfondo una natura bella e ostile (un western pieno di neve non credo di averlo mai visto). Lunghi dialoghi che sarebbe stato meglio sentire dalla voce degli attori, qualche momento splatter, un finale con colpi di scena a ripetizione. La ragazza ottiene la sua vendetta, ma ne resta segnata per sempre. Ne valeva la pena? Degli uomini che l'hanno salvata perde le tracce, alla fine si staglia invecchiata su un panorama deserto. I Cohen qui non deludono.

come due pacchi

non vedevano il padre da cinque mesi. Ieri lui è tornato dalle Filippine insieme a mia suocera: l'ex moglie gli ha detto, vieni subito a casa, sto partendo per quattro giorni, ti lascio le figlie. Due ragazze di sedici e quattordici anni confuse e piene di risentimento verso chi se n'è andato e si è rifatto una vita dall'altra parte del mondo: invece di restare con loro nel momento di questo incontro la madre si dilegua. Forse l'ha fatto per delicatezza, per lasciare che i tre si ritrovassero in pace, per evitare di sovrapporre la sua rabbia a quella delle figlie. Oppure l'ha fatto perché non vedeva l'ora di andar via anche lei. So solo come mi sarei sentita nei panni di una figlia scaricata dalla madre al padre: come un pacco.

sabato 19 febbraio 2011

prima della cena

alle undici puntuale Antonella è venuta a prendermi, lasciando Iacopo a giocare alla play con mio figlio. Il piano prevedeva una visita guidata del mercato di Ponte Milvio; è più di un anno che è stato spostato al chiuso e non c'ero mai andata. Davanti all'edicola ci aspettava Giulia e tutt'e tre ci siamo dirette spedite al banco del pesce. Antonella, che è una professionista della spesa, era munita di carrello con tanto di ruote, noi due ci siamo accontentate di riempirci le braccia di buste. C'era un magnifico sole. Ho comprato una fetta gigante di pesce spada, quattro calamari screscitati, due manciate di gamberetti. Al banco dei sardi (fornitissimo, sembrava il negozio di La Maddalena in Sardegna), ho preso un bel pezzo di pecorino e il pane carasau per l'antipasto. Poi ci siamo concesse un caffè all'aperto. Stasera a tavola siamo dieci: pasta con pesce spada, capperi, olive, pomodorini e prezzemolo, risotto ai gamberetti (questo lo fa il marito), calamari ripieni (dopo averli cucinati con olio, pangrattato, e capperi, seguendo il consiglio di Antonella li ho tagliati a fettine: ora stretti nella pirofila sembrano un appetitoso cibo giapponese). Ora viene la parte meno divertente: apparecchiare la tavola, cercare di mettere un po' d'ordine in casa.

scenario apocalittico

mentre il presidente del consiglio italiano arroccato nelle sue ville elabora strategie di sopravvivenza per sé e per la sua corte di bugiardi, lenoni, prostitute, i popoli arabi in rivolta vengono arruolati in massa dai fanatici dell'Islam, che stavolta invece di promettere il paradiso nell'aldilà glielo propongono nell'aldiqua. In breve un esercito di tunisini e egiziani armati e organizzati dagli iraniani sbarca in Italia e prende il potere: altro che centri di accoglienza. Gli italiani smorfiosi vengono ridotti al rango di cuochi, badanti, infermieri, gli arabi dilagano. Le ragazzine passano dal reggiseno a vista al burqa. Mi dispiace solo per le mie nipotine che non potranno sperimentare il gusto di un tuffo in mare senza costume, di una sudata in palestra in canottiera e pantaloncini.

venerdì 18 febbraio 2011

parole difficili

la figlia deve scrivere una scheda sul Piacere di d'Annunzio, che sta faticosamente finendo di leggere. Comincia a ripetermi la trama: Sperelli fa un duello, poi va in convalescenza... Come va in convalescenza? faccio io. Sì, in convalescenza, conferma lei. Ma lo sai che vuole dire convalescenza? le chiedo. No, risponde lei. Come si fa ad affrontare il mondo con così poche parole per decifrarlo? E che avrà capito di d'Annunzio che quanto a lessico non si faceva mancare niente?

giovedì 17 febbraio 2011

consigli per il premier

rosy for president

l'ha detto Vendola e io mi associo: la persona giusta per guidare la sinistra nelle prossime elezioni c'è ed è Rosy Bindi. Bersani, D'Alema, Veltroni fate il tanto evocato passo indietro, date un segnale a questo paese affranto, alle donne che non ne possono più di una politica (la vostra) che le corteggia a parole e le esclude nei fatti. La Bindi è intelligente, è preparata, è ironica, è cattolica ma sceglie con la sua testa, non si fa intimidire da nessuno. Siete degli antiberlusconiani convinti? Dimostratelo. Candidate la donna che lui più detesta, lasciate che risponda a testa alta alla gragnuola di colpi che si abbatterebbe su di lei se avesse l'ardire di contrapporre la sua bella faccia di sessantenne soddisfatta di sé alla maschera di gomma del satiro che non vuole invecchiare. Fateci vincere con lei o perdere con lei, meritatevi il nostro voto, una volta tanto.

radio e televisione

ripensando ai commenti di Sebastiano sul mio pezzo di ieri su Iacona, mi è parso di capire una cosa: lavoro per la tv ma continuo a ragionare in termini radiofonici. Le puntate sulla spazzatura e le carceri si potevano riassumere in mille modi diversi, tra l'altro un minuto e mezzo per tutt'e due è un tempo brevissimo, giusto il tempo per uno spot. Sebastiano mi ha detto, il racconto c'è, però mi aspettavo qualcosa di forte anche nella seconda parte, un'intervista shock a un carcerato per esempio. Nella prima parte con Ettore, il montatore, ho scelto le immagini di una discarica a mare, nella seconda ho focalizzato l'attenzione sul contrasto tra l'invivibilità di Poggioreale e Bollate, il carcere modello, dove si mira al recupero dei detenuti. Mi importava soprattutto valorizzare il ragionamento della direttrice di Bollate sul rapporto tra chi è fuori dalla prigione e chi è dentro. A questo proposito Sebastiano ha osservato, hai fatto bene a chiudere con una donna. In tv conta quello che si vede, quello che si dice conta molto molto meno.

compagni di trippa

mercoledì 16 febbraio 2011

Leggere Lolita a Teheran


"La letteratura non era una panacea, ma ci offriva lo strumento critico per valutare e capire meglio il mondo, non solo il nostro, ma anche l'altro, l'oggetto dei nostri desideri". Pochi libri come Leggere Lolita a Teheran illuminano il rapporto tra la vita e i testi letterari, tra l'esperienza quotidiana e le scoperte che si fanno attraverso i personaggi nati dalla fantasia degli scrittori. Al centro della narrazione di Azar Nafisi ci sono gli incontri del giovedì tra lei e le sue allieve predilette per leggere e commentare grandi classici, ma c'è anche la storia dell'Iran di oggi dove tutto è vietato, e quella dell'Iran dell'infanzia della scrittrice, un paese aperto e evoluto. E' un libro attuale e struggente: non si può non soffrire per il destino delle ragazze, costrette a coprirsi sotto un pesante velo nero e sottoposte a vessazioni e incomprensibili divieti, e insieme non si può non invidiarle per aver partecipato a quei mitici giovedì dedicati a Nabokov, James e Austen. Romanzi come il Grande Gatsby, Washington Square, Orgoglio e pregiudizio acquistano nuova luce attraverso i dibattiti tra Azar Nafisi, i suoi studenti e le sue giovani amiche, viene voglia di riprenderli in mano. Che bello Leggere Lolita a Teheran, che brava Francesca che me l'ha regalato sicura che mi sarebbe piaciuto.

bimbi d'oggi

la dottoressa M. la conosco da prima che nascessero i miei figli, perché aveva in carico i tre di mia sorella. Ha qualche anno più di me, è fisicamente esile e carina e professionalmente competente e determinata. Pur essendoci frequentate per tanti anni (da piccola a mia figlia è successo di tutto ed ero sempre dalla pediatra) non siamo mai passate da lei al tu. Mi ha sempre colpito di lei il modo brusco di trattare i bambini (che lei non ha avuto), come se pur curandoli con tutto l'impegno li considerasse dei piccoli mostri. Oggi sono dovuta correre da lei con la figlia piena di febbre: volevo sapere se darle l'antibiotico o aspettare ancora. L'ho trovata più stanca e esasperata che mai. L'ambulatorio era pieno di infanti scatenati: c'era quello che correva, quello che pestava i piedi, quello che urlava. Coppie di genitori, mamme, nonne lasciavano fare. La dottoressa M. un tempo era burbera, ora ha oltrepassato i limiti della sopportazione.

cavare gli occhi

alle due di notte la tosse della figlia, due stanza più in là, si è fatta più forte. Barcollando mi sono alzata e sono andata a prendere lo sciroppo in cucina. Chi sei, mi ha detto mezza addormentata, l'ha preso ed è ricaduta sul cuscino. Tornata a letto, sveglia per la tosse che non finiva, ho cominciato a girarmi e voltarmi. Mi tornava davanti agli occhi una donna ripresa dalle telecamere di Ballarò: davanti al tribunale di Milano gridava come un'ossessa, dov'è la Bocassini, se la incontro le cavo gli occhi. Come lei un piccolo drappello di scalmanati inneggiavano a Silvio sfogando contro i giudici una rabbia inaudita. Sono i frutti dell'interrotta semina d'odio condotta da tv e giornali berlusconiani. Anche questa è l'Italia di oggi.

martedì 15 febbraio 2011

popolarità

mi dicono che senza di me a scuola non ci si diverte: la mia malatina è molto popolare tra i suoi compagni di classe. Avrei barattato volentieri il mio dieci in condotta con il suo sette risicato per essere simpatica ai coetanei come lo è lei.

giornata tipo

stamattina palestra, poi viale mazzini a intervistare Garimberti sul ruolo dei tg oggi (ha amabilmente svicolato), poi di seguito la conferenza stampa più soporifera della storia (il solo Ettore Bernabei ha parlato tre quarti d'ora, l'età media degli oratori era ottant'anni), poi corsa dal macellaio (la figlia è malata e un po' di carne ci vuole), poi Dear a prendere le cassette di Presa diretta e a ripassare Spazzatura e Carceri per la sintesi che farò domani al montaggio, poi ad accompagnare il figlio a pallanuoto, poi tre pentole sul fuoco: in una i rigatoni; in una il pomodoro, in un'altra la besciamella, un po' di parmigiano grattugiato e la pasta è pronta per essere infornata. Ora devo solo andare a riprendere il pargolo. Il marito si lamenta perché a Barcellona piove.

che vinca la zucca

lunedì 14 febbraio 2011

un'altra telefonata

stavo guardando l'Infedele. Gad Lerner ha comunicato che il direttore della Rai, Masi, ha chiamato in diretta Simona Ventura per farle gli auguri per il programma L'isola dei famosi e per dirle che gli piace molto a differenza di Anno Zero. Che classe.

contava il ruolo

domani a viale Mazzini c'è la presentazione del libro di Emilio Rossi, E' tutto per stasera. Questo nome non mi diceva niente e invece avrei dovuto conoscerlo: Rossi è stato il primo direttore del TG1 dopo la riforma del 1975 e lo è stato fino al 1981 (è morto nel 2008: il libro, che racconta con grande dovizia di particolari la sua storia di giornalista e la storia della Rai di Bernabei, è stato finito dai suoi collaboratori). Cattolico militante, uomo colto e scrupoloso, ma scrittore prolisso, Rossi nell'aprile del 1977 venne gambizzato dalle Brigate Rosse. Il paragrafo in cui viene descritto questo episodio si intitola "camminavo leggendo Ingrao". Rossi era appena sceso dal 70 a piazzale Clodio e stava dirigendosi verso Teulada quando si vide comparire davanti un lui e una lei con la canna d'arma da fuoco che sporgeva da un giaccone. Così recitava il comunicato delle Brigate rosse: "venerdì 3 giugno 1977 alle ore 10 un nucleo armato delle Brigate rosse ha colpito Emilio Rossi direttore 'politico' del TG1, velinaro del Ministro degli Interni e di piazza del Gesù". "Velinaro"? Trent'anni fa bastava essere un velinaro per rimetterci le gambe, se non la vita. Sempre Rossi riporta il brano di un libro autobiografico di Valerio Morucci che lo riguarda: "A Roma si pensò a Emilio Rossi, un uomo non di punta, finito chissà come alla direzione del TG1. Ma tant'è, ciò che per noi contava era il ruolo". A presentare il libro tanti vecchi amici di Rossi, da Agnes a Bernabei, da Garimberti ad Arrigo Levi da Emmanuele Milano a Zavoli. E io dovrei chiedere a questi signori cosa pensano dei tg d'oggi.

domenica 13 febbraio 2011

se non ora quando

ero già sulla porta quando ho ricevuto una mail da Rosalba, una professoressa bravissima che lavora soprattutto con i migranti, conosciuta ai tempi della Chiave fatata. Rosalba scriveva alle amiche i motivi per cui aveva deciso di non aderire alla manifestazione di oggi. Come lei Antonella, che si è sorbita tutte le polemiche e alla fine si è convinta che era meglio restare a casa. Io ho provato a leggere sui giornali le voci femminili di dissenso, ma mi sono arenata di fronte ai distinguo, alle preoccupazioni di venire strumentalizzate e fraintese. A me pare che la questione delle donne in Italia sia una vera emergenza e vada denunciata ovunque e in ogni modo. Alla manifestazione ero decisa ad andare e, dopo esserci stata con Giulia e con tre amiche della palestra, sono contenta di averlo fatto. Era bella piazza del Popolo piena di donne, di uomini, di vecchi, di bambini, c'era molta calma, molta determinazione, nessuna bandiera di partito. Dal palco ho sentito solo parole sensate: Isabella Ragonese, Angela Finocchiaro, Lunetta Savino, Cristina Comencini, ma anche Giulia Buongiorno e Teresa Camusso hanno parlato di cosa significhi essere donne in Italia: faticare più degli uomini e non avere pari dignità, essere oggetto di barzellette e dileggio, subire tutti i tagli dell'economia sulla propria pelle, meno scuole, meno asili, meno assistenza agi anziani, essere le prime a perdere il lavoro e le ultime a fare carriera. Gridare adesso basta da una piazza gremita può non servire a cambiare le cose, ma restituisce fiducia negli sconosciuti che ti si accalcano intorno. Davanti a me una madre e una figlia adolescente si abbracciavano, ridevano e battevano forte le mani. Ho provato una fitta di invidia per quella madre.

sabato 12 febbraio 2011

Gianni e le donne

le donne in realtà sono solo lo specchio che restituisce al protagonista un'immagine di sé che non riesce ad accettare: un uomo invecchiato, buono a preparare da mangiare, a fare la spesa, ad accompagnare i cani a spasso, ad aggiustare televisori. La moglie scuote la testa, la figlia lo compatisce, la mamma lo opprime come può: a Gianni, andato in pensione anzitempo, non resta che sognare un'amante. Si guarda intorno con l'aiuto di un amico avvocato, ma non gli danno retta né le bionde a cui paga il pranzo, né la vicina carina, né le vecchie amiche, né la furba badante. La sconfitta del maschio: ai fallimenti di Gianni fa riscontro la disfatta del giovane Michelangelo, fidanzato rinunciatario della figlia (se non trovano lavoro quelli che c'hanno una laurea in legge o in economia, vuoi che lo trovi io?), che ciabatta per casa (la casa di Gianni, dove spesso passa anche la notte, fa' che non capiti anche a noi questo triste destino!) mentre la ragazza, che non sa come lasciarlo, è all'università. Come in Pranzo di ferragosto, Gianni Di Gregorio mette in scena un alter ego velleitario, pasticcione, sempre un po' alticcio, sullo sfondo di una Roma molto amata e molto ben fotografata. Racconta la paura di invecchiare, di non piacere più agli altri e neppure a se stessi, lo fa con garbo, con malinconia e con humour sottile. Gianni e le donne è un film che fa riflettere e in più ha il dono della leggerezza.

venerdì 11 febbraio 2011

la rivolta del kenwood

non avendo combinato niente al lavoro, ho pensato di riscattarmi in cucina. Animata dalle migliori intenzioni, ho acceso il kenwood del marito, che per lo più giace inutilizzato in cucina. Sono riuscita a inserire la pala meccanica sopra il pentolone e ci ho versato dentro un litro di latte. Nel frattempo ho preso in mano il Talismano per ripassare la ricetta degli gnocchi di semolino. Mi pareva che il latte non si scaldasse e ho provato a premere tutti i pulsanti. Ho cercato anche le istruzioni della macchina, ma lei a quel punto si è imbizzarrita: per due volte di seguito si è messa a girare a tutta potenza lanciando schizzi di latte in ogni angolo della stanza. A quel punto ci ho rinunciato. Ho versato in una pentola normale il latte che, nel frattempo, senza che me ne accorgessi, era diventato una spuma bollente, ci ho aggiunto il semolino, poi le uova e il burro. Ora una poltiglia gialla mi attende sulla spianata. Appena si sarà raffreddata dovrò affrontarla per tentare di cavarne fuori degli gnocchi rotondi usando un bicchiere. Ora faccio una pausa, mi sfogo sul blog, accompagno il figlio in piscina. Mi sa che facevo meglio a dedicarmi senza rimorsi a Leggere Lolita a Teheran che mi sta molto piacendo.

giovedì 10 febbraio 2011

Biutiful


la vera protagonista dell’ultimo film di Iñárritu è la Barcellona dei diseredati, quella dei cinesi che dormono ammassati in scantinati e sono manodopera a basso costo utilizzabile per tutti gli scopi, degli africani che vendono per strada la merce prodotta dai cinesi e degli spagnoli più poveri che sfruttano cinesi e africani, organizzando il loro lavoro e pagando la polizia per chiudere un occhio sulle illegalità. Su questo sfondo miserando si muove Javier Bardem, nei panni di Uxbal, un uomo che scopre di avere pochi mesi di vita e non sa a chi affidare la figlia e il figlio: l’ex moglie passa di depressione in depressione, beve, si prostituisce e picchia il bambino; il fratello è una specie di magnaccia. Il regista messicano, autore di film belli e durissimi come Babel e 21 grammi, trascina lo spettatore nell’inferno di una delle nostre metropoli e affida alla bravura (e alla bellezza) di Bardem la responsabilità di rendere umana una vicenda al limite del tollerabile. Mentre andavo a prendere la macchina all'uscita del film non riuscivo a smettere di piangere.

a ognuno i suoi giri

come va il tuo blog? Hai scritto che ho preso una bella pagella? Non si scomoda a controllare di persona, ma la figlia non vuole uscire dalla scena, neppure da quella da lei giudicata molto modesta della scrittura materna. Tra i suoi compagni carichi di insufficienze, lei brilla per l'otto in matematica e i sette in inglese e storia. Se studiasse... E' sempre in giro, sempre indaffarata, il pranzo con Cate, quello con Giorgia, ha una dimestichezza con i bar che io che mangiavo sempre a casa ancora non ho. Del fidanza sembra importarle assai poco; le piace averlo, sapere che c'è, esibirlo a scuola, a Ponte Milvio il sabato sera. Mi piacerebbe portarla con me domenica alla manifestazione contro Berlusconi, sarei felice se ci andasse con le sue amiche. Mi ha detto, nemmeno per sogno.

è una coccola

mancano dieci minuti alle sette. Prima di andare a prendere il figlio in piscina entro in profumeria per comprare uno scrub (una specie di crema granulosa da usare sotto la doccia) e una matita per gli occhi. Il mio solito scrub è finito, la profumiera fa un gran sorriso e me ne propone un altro, che oltre ad essere granuloso sprigiona una schiuma. Ci tiene a vendermelo, deve essere caro; per incoraggiarmi, spalanca gli occhi con un'espressione voluttuosa e dice, lo uso sempre, è una coccola. Mi basta lanciarle un'occhiata perché il sorriso le si rattrappisca in faccia e passi ad offrirmi un tubetto anonimo, che subito compro. Una coccola? Magari. Ma non da uno scrub.

mercoledì 9 febbraio 2011

la Traviata

influenzato

peggio che avere l'influenza c'è solo una cosa: avere il marito con l'influenza. Stanotte appena mi appisolavo venivo risvegliata dalla sua tosse, lo sentivo agitarsi, alzarsi rumorosamente a soffiarsi il naso, ripiombare pesantemente sul letto. Mi auguravo che decidesse di trasferirsi in salotto e invece era sempre lì a elevare a temperature impossibilile lenzuola, a emettere rantoli e scaracchi a pochi centimetri da me. Alle sette è scattato dicendo che aveva una riunione con il capo mondiale. Gli ho intimato di restare a casa e, non reggendosi in piedi, mi ha dato ascolto. Passerò in farmacia a cercare un rimedio per lui; in realtà ci vorrebbe una bella trasferta per me.

orrori di ieri

il nome di Paul Getty III non dice nulla ai ragazzi di oggi. A me sentire l'annuncio della sua morte ha immediatamente risvegliato uno dei ricordi piu' bui dei miei dieci anni: il rapimento di un sedicenne americano da parte dei calabresi, conclusosi con il taglio di un orecchio e il pagamento del riscatto da parte del nonno. Da allora non avevo piu' saputo nulla di lui, ignoravo che avesse avuto una vita cosi' disgraziata, che da tanti anni fosse paralizzato in seguito a overdose. L'orecchio di Paul Getty e la straziante prigionia di tanti altri rapiti, il massacro del Circeo, giornalisti e dirigenti d'azienda gambizzati o uccisi ogni giorno: mi vengono i brividi a ripensare allo scenario in cui sono cresciuta. E' andata meglio ai miei figli: il malcostume imperante e' niente paragonato alla violenza degli anni settanta.

martedì 8 febbraio 2011

Mia madre è un fiume


"Mia madre era un albero. Ho avuto la sua ombra." In Mia madre è un fiume Donatella di Pietrantonio mette in scena un corpo a corpo con la propria madre, che è stata una donna dura, dominata dal senso del dovere e dalle incombenze pratiche (prima di sei figlie femmine, cresciuta in Abruzzo tra l'orto e la stalla). Ora la madre sta perdendo la memoria e alla figlia che vede ogni giorno chiede soprattutto ricordi. C'è nel libro un oggi fatto di una pena profonda e uno ieri di antichi rancori: le due strade si incrociano a tratti ("ora posso dirle tutto di noi, senza pietà. Poi dimenticherebbe. Le infliggerei una ferita effimera. Ci fantastico intorno e non me lo invento il coraggio di essere così vigliacca."). E' un libro che muove corde profonde, non importa quanto la storia della lettrice sia lontana da quella della scrittrice. Ogni parola porta un suo peso: Donatella Di Pietrantonio sa trasformare il dolore in linguaggio.

mamma e figlio

la sua preoccupazione maggiore era quella di arrivare e ce l'ha fatta, mia suocera è arrivata a Manila. Da anni non fa una vacanza, non è mai venuta a trovarci a Sperlonga, quest'estate aveva prenotato una settimana a Chianciano ed è scappata via dall'albergo dopo solo due notti perché casa sua le mancava. Ora la aspettano due settimane nelle Filippine, l'incontro con la nuova compagna del figlio e con il nipotino che è la vera ragione del viaggio. Che cosa si diranno la giovane di Bohol e la matura signora bolognese? E come se lo diranno in assenza di una lingua comune? Mi colpisce in mia suocera la capacità di restare accanto al figlio sempre e comunque, di compiere per amor suo ogni impresa. Se mio suocero dall'alto la sta guardando, scommetto che scuote la testa.

prima di uscire

quello che mi manca davvero è una bella sorpresa, qualcosa che esca dai soliti schemi, un po' pesce rosso mi sento: l'acqua è quasi sempre pulita, il cibo buono e abbondante, la vasca è all'aperto, c'è più sole che pioggia, ma è una vasca, non è il mare, al massimo posso scontrarmi con il pesce vicino. A che mi serve saper nuotare?

i modi contano

a riunione il conduttore accennando alla biografia di Elio, chiede a chi se ne occuperà di identificare il momento in cui il suo gruppo è passato dall'essere di nicchia alla popolarità. Peccato che a occuparmi delle biografie sia io, e non da ora, ma da tre anni ininterrottamente. E' una cosa minima, di nessuna importanza, dovrei badare al sodo, rivendicare ben altro, mi rendo conto che sono una sciocca, che basterebbe blandirmi con due complimenti e non starei qui a mugugnare. Non posso farci niente, per me i modi contano.

lunedì 7 febbraio 2011

le reazioni dei genitori

ignoravo che il prof di ginnastica del figlio (o di scienze motorie, come viene chiamato ufficialmente ora) fosse un tipo stravagante dal linguaggio colorito e incline all'insulto. Credo lo ignorassero anche gli altri genitori. Poi, in prossimità delle pagelle, il prof. ha annunciato vari cinque in pagella. Una madre ha scritto una mail circolare per denunciare i comportamenti dell'insegnante e da quel momento ogni volta che apro la mia posta trovo messaggi su messaggi su questo argomento. Non so come andrà a finire la cosa. Di certo a quel professore conveniva essere più generoso con i voti.

deposito

domenica 6 febbraio 2011

Nel mare il fuoco


Emilia è una donna tenace: quando si mette in testa una cosa la ottiene. E' riuscita così a scrivere un libro a più voci, a venti voci per la precisione, su Napoli. Ha rincorso, a volte per mesi, i suoi interlocutori, scegliendoli tra varie professioni. Di ogni incontro ha registrato le parole e l'atmosfera ora cordiale, ora frettolosa, creata nel corso del colloquio tra lei e la persona che aveva davanti. Nel mare il fuoco anticipa il leit motiv della fortunata trasmissione di Fazio e Saviano, Vieni via con me: la domanda di fondo è la stessa, restare o andar via e se, come nella maggior parte dei casi, si è scelto di restare a Napoli, perché lo si è fatto. C'è chi rimane perché dalla città trae suggestioni per il suo lavoro (Valeria Parrella per i suoi libri; Mimmo Jodice per le sue fotografie), chi lo fa per vocazione (il sacerdote Tonino Palmese che collabora a Libera; il magistrato Franco Roberti, amico di Falcone), chi come il filosofo Aldo Masullo si è rammaricato a volte di non essere emigrato altrove. Accanto alle analisi critiche di ciò che non va, spuntano propositi, suggerimenti, si sente la voce di chi non ci sta ad abbandonare Napoli al suo degrado. Di là dall'interessante galleria di ritratti, di là dai contenuti, c'è un terzo livello, il più profondo, ed è la questione delle radici, di cosa voglia dire essere nati in un posto, portarselo dentro. E' quello che sostiene Erri De Luca quando dice che "la provenienza è più forte di ogni appartenenza". Emilia mi ha chiesto di presentare con lei il libro a Roma. Non è il mio mestiere, non l'ho mai fatto, non lo so fare, ma Emilia è sicura che sarò accanto a lei in un sabato di fine marzo ad affrontare i lettori.

sabato 5 febbraio 2011

Another Year


il cinema dei Parioli al primo spettacolo era pieno di teste bianche. Dopo un po' tra gli anziani venuti a vedere Another Year si è levato un brusio, una coppia si è alzata ed è andata via. Non succede niente nell'ultimo film di Mike Leigh, il regista si limita a raccontare attraverso lunghi dialoghi quattro stagioni di due persone che sono invecchiate insieme e si vogliono bene. Lui è geologo, lei psicologa, al lavoro un po' si divertono un po' fanno fatica, li unisce la passione per l'orto e quella per il vino e la buona cucina. Hanno un unico figlio trentenne, si chiedono quando si sistemerà e accolgono con gioia la ragazza che un giorno lui porta a sorpresa. E' tutto vero nel film di Mike Leigh: sono vere le facce dei due protagonisti, i loro discorsi, le smorfie con cui si capiscono; è vera l'amica zitella che trova rifugio presso di loro animata da affetto e da invidia; è vero l'imbarazzante fratello di lui che si è sempre fatto mantenere della moglie, non parla con il figlio, non sa badare a se stesso. Leigh racconta quei due e gli spettatori (non tutti, non quelli che vanno via prima della fine, non quelli che si annoiano a morte) sentono che quella storia li riguarda, che al regista è riuscito un piccolo miracolo, nel suo film ha messo la vita.

Un giorno

vanno a letto insieme dopo la laurea; da allora passano vent'anni e il libro ce li fa rincontrare ogni 15 luglio. Non sempre insieme: a volte sono in continenti diversi, a volte non si sentono da parecchio, ma in ognuno dei due da qualche parte alberga sempre il pensiero dell'altro. Un giorno è un best seller inglese e dovrebbe essere una grande storia d'amore nel tempo. Il primo difetto di questo romanzo balza subito agli occhi: è difficile giudicare dalla leziosissima traduzione se Nicholls scriva in una lingua tutta mossette, diminutivi, vezzeggiativi, ammiccamenti, ma i due traduttori si saranno sforzati di essere fedeli al testo, l'originale sarà per forza un po' così. Poi i due personaggi: lui è dall'inizio alla fine fascinoso, vanesio, incline all'alcolismo, lei è il prototipo della intellettuale di sinistra, impegnata, un po' goffa, sensibile. Lui è ricco, lei è povera; lui gira il mondo, ha mille donne e non avendo alcun talento finisce in tv ma dalla tv viene risputato perché si sa lì il successo non dura; lei fa la cameriera, l'insegnante e, come J.K. Rowling insegna, finisce per scrivere un libro di successo per ragazzi e dì lì tutta una serie. Lui si sposa e divorzia; lei all'apice del successo raccoglie i cocci di lui e finalmente corona il sogno di tutta la vita. Nicholls non ha l'immaginazione di Coe, né l'autenticità di Hornby, scrittori che l'hanno lodato e a cui vagamente somiglia: sa scegliere gli ingredienti giusti e li miscela bene, ma alla fine il sapore del libro è quello di un prodotto industriale.

venerdì 4 febbraio 2011

tutto finto a Camogli

sollievo

sollievo perché è venerdì. E' stata una settimana faticosa, al lavoro si arranca, non siamo un gruppo, ognuno è per sé e già si affacciano i dubbi sul prossimo anno, su chi sarà dentro e chi fuori. Io sono più tranquilla rispetto a settembre, ho poco da perdere se mi tolgono dal programma e poco da guadagnare se mi tengono. Il marito è tornato ieri sera, a casa ci si vede pochissimo eppure in sua assenza mi sento gravata di un peso maggiore. La figlia mi ha chiamato oggi al lavoro, mi ha detto che usciva, domani a scuola c'è assemblea, mi ha chiesto a che ora tornavo. Alle quattro e mezza, entrando in casa con il figlio, l'ho incrociata sulla soglia, c'era anche Lorenzo. Sono sgusciati fuori sorridendo, dovrebbe essere già di ritorno. Ora la chiamo. Finisco di leggere Un giorno, preparo la cena. Ho due giorni davanti e posso fare solo quello che ho voglia di fare.

Il discorso del re


costruire su un argomento come la logopedia un film appassionante non era una sfida da poco. Al centro del Discorso del re di Tom Hooper c’è Colin Firth nei panni del fragile duca di York: ora spaurito, ora arrogante, allevato senza amore nel palazzo reale, incapace di relazionarsi con qualcuno diverso dalla moglie e le due figlie. L’incontro tra il futuro re Giorgio VI e un eccentrico logopedista autodidatta di origini australiane che lo aiuta a vincere la sua balbuzie è raccontato come una progressiva esaltante scoperta di sé: prima di imparare a parlare in pubblico l'uomo dovrà liberarsi dai condizionamenti familiari, sciogliere i propri grovigli emotivi. Sullo sfondo c'è l'offensiva hitleriana, c'è un fratello maggiore che antepone gli interessi della sua amante a quelli del regno. Film vecchio stampo con il bene che vince sul male, con momenti di grande sofferenza (il protagonista che fa scena muta di fronte al microfono in diretta di fronte a tutto il popolo britannico) e speculari momenti di grande commozione (quando ce la fa a pronunciare il discorso patriottico contro i nazisti) si vede con piacere, soprattutto grazie al grande talento dell'interprete principale.

giovedì 3 febbraio 2011

Il divo

Il Divo, rivisto ieri sera in tv con carta e penna in mano per la sintesi che dovevo fare per la trasmissione, mi è parso ancora più bello che al cinema. La prima volta mi avevano colpito la chiave grottesca scelta da Sorrentino, il balletto macabro di personaggi che ruotava intorno al protagonista, la sua figura ingobbita rattrappita, quei mal di testa così insistiti da sembrare quasi contagiosi. Rivedendolo ho potuto apprezzare da una parte la qualità del montaggio e delle scelte musicali, d’altra la finezza dei personaggi femminili (la fedele e scettica segretaria, la moglie). E quelle passeggiate notturne con la scorta in allarme e la contestualizzazione perfetta delle celebri battute… Un grandissimo film che la rai non solo non ha trasmesso, ma a cui ha pensato bene di contrapporre un altro film molto popolare.

mercoledì 2 febbraio 2011

ottoni

i tramonti di Roma

entrando sulla Tangenziale, sul lato destro della strada si staglia la sagoma nera dei pini di Villa Ada, mentre il cielo alle cinque e mezza del pomeriggio di una giornata di sole è di un azzurro forte purissimo solcato appena da nuvole rosa. E' così bello questo tramonto romano che è difficile dirlo. Ti lasci alle spalle la giornata opaca, sei quasi a casa e l'inverno già recede.

amicizie

a diciassette anni d’estate sono partita per la Grecia con un gruppo di amici. Il più grande era Stefano che aveva già compiuto diciotto anni, la più piccola Marina, che era la sorella di Micaela. Paolo aveva coinvolto B., un suo amico del mare, l’unico che non veniva da Roma. E’ stato un viaggio bellissimo e faticosissimo, abbiamo girato molto, piantato poco le tende e dormito quasi sempre in sacco a pelo sotto le stelle. Dopo quella vacanza, con B., con cui avevo stretto una bella amicizia fatta di risate, di chiacchiere e di qualche predica da parte mia (era pigro, spendaccione un po’ ladruncolo) che lui accoglieva con garbo, ci siamo persi. Quando ho visto la sua fotina su facebook (non è cambiato per niente, stessa faccia rotonda, stesso sorriso contagioso) non ho esitato a chiedergli l’amicizia. Ieri sera mentre guardavo distrattamente ballarò sono entrata su facebook e mi sono messa a guardare gli aggiornamenti degli amici. Lo sguardo mi è caduto su un servizio fotografico inserito da B.: la didascalia era “bunga bunga party”. C’era lui, c’erano tante ragazze e signore con abiti neri scollati, c’erano delle finte tette da sovrapporre ai vestiti, c’era un’aria goliardica e strafottente. Meglio stare alla larga da facebook e tenersi i bei ricordi degli amici di un'estate di tanto tempo fa.

martedì 1 febbraio 2011

marcescenza

mentre tornavo in macchina ho sentito alla radio questa citazione da Pier Paolo Pasolini e sono andata a cercarla per poterla trascrivere qui: "L'Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo." Quanto a lungo si può marcire da vivi? E se fossimo già morti senza essercene resi conto?

persuasione occulta

Striscia la notizia è un programma che detesto, mi urta quell’aria finto provocatrice, quello sberleffo generalizzato, il grande qualunquismo di fondo. Ieri sera in attesa che iniziassero Gad Lerner e la Narcotici ho fatto zapping e mi sono trovata di fronte a un servizio che mi ha fatto sobbalzare. Era una carrellata sulla tradizione del varietà in tv, si partiva da Fellini e Totò per arrivare all’esibizione delle cosce da parte di Raffaellaa Carrà, Mina e Monica Vitti. Il messaggio esplicito era, smettetela di fare le bacchettone, di criticare i balletti osé nei programmi televisivi, ci sono sempre stati, fanno parte del nostro bagaglio culturale. Il messaggio implicito, molto più pericoloso, era: Berlusconi, che è un magnate tv e può permettersi di spendere i suoi soldi come vuole, non fa che riprodurre in casa sua con qualche libertà in più gli spettacoli che piacciono a tutti gli italiani, che male c’è? Un servizio così vale più di mille Ballarò e Anno Zero nell’influenzare l’ondivaga opinione pubblica del nostro paese. E le elezioni si avvicinano.