le donne in realtà sono solo lo specchio che restituisce al protagonista un'immagine di sé che non riesce ad accettare: un uomo invecchiato, buono a preparare da mangiare, a fare la spesa, ad accompagnare i cani a spasso, ad aggiustare televisori. La moglie scuote la testa, la figlia lo compatisce, la mamma lo opprime come può: a Gianni, andato in pensione anzitempo, non resta che sognare un'amante. Si guarda intorno con l'aiuto di un amico avvocato, ma non gli danno retta né le bionde a cui paga il pranzo, né la vicina carina, né le vecchie amiche, né la furba badante. La sconfitta del maschio: ai fallimenti di Gianni fa riscontro la disfatta del giovane Michelangelo, fidanzato rinunciatario della figlia (se non trovano lavoro quelli che c'hanno una laurea in legge o in economia, vuoi che lo trovi io?), che ciabatta per casa (la casa di Gianni, dove spesso passa anche la notte, fa' che non capiti anche a noi questo triste destino!) mentre la ragazza, che non sa come lasciarlo, è all'università. Come in Pranzo di ferragosto, Gianni Di Gregorio mette in scena un alter ego velleitario, pasticcione, sempre un po' alticcio, sullo sfondo di una Roma molto amata e molto ben fotografata. Racconta la paura di invecchiare, di non piacere più agli altri e neppure a se stessi, lo fa con garbo, con malinconia e con humour sottile. Gianni e le donne è un film che fa riflettere e in più ha il dono della leggerezza.
9 ore fa
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