giovedì 31 marzo 2011

fuori fila

arrivo trafelata in commissariato alle cinque del pomeriggio. Devo firmare una dichiarazione per far sì che mio figlio possa partire per la gita scolastica a Barcellona affidato alla prof. La fila è quella dei passaporti: praticamente infinita. Mi metto seduta nella sala d'attesa. C'è una brasiliana che vuole socializzare, io penso a tutte le cose che avrei da fare. Individuo una coppia di genitori della classe del figlio. Arriva il loro turno, si alzano e vanno nella stanza dell'addetto ai documenti. Dopo un istante di indecisione li seguo, busso alla porta e dico al commissario: sono qui per lo stesso motivo, posso compilare anch'io il modulo? Colto di sorpresa, mi porge il foglio, stava imbarcandosi in un'amena conversazione che io ho interrotto. Me la cavo in cinque minuti. Uscendo, il sollievo si mescola con la vergogna. Mi sono comportata da italiana deteriore? Avrei dovuto armarmi di pazienza e subire la mancanza di organizzazione del commissariato, la voglia di chiacchierare del funzionario?

accoglienza

sul tema dei migranti è difficile dire qualcosa di sensato. Stamattina a Prima pagina Luca Sofri ha ricevuto una telefonata da Crotone. Lì vicino c'è un centro di accoglienza della Caritas. Il signore che ha chiamato Radiotre ha descritto la situazione nella sua città: i migranti ricevono ogni giorno trenta euro a testa. Sin dal mattino presto una folla si avvia verso Crotone e ne riempie le vie: qualcuno beve, altri litigano per accaparrarsi lavoretti abusivi ai semafori o ai parcheggi. La sera tornano tutti a stiparsi nel dormitorio. Che accoglienza è questa?

mercoledì 30 marzo 2011

la casa svuotata

mentre mi appassiono alla Grande casa, l’ultimo romanzo di Nicole Krauss, mi torna in mente un periodo particolare della mia vita, in cui ho abitato provvisoriamente in una delle vie più chic di Milano a un passo da Sant’Ambrogio. Nel libro la Krauss racconta di un fratello e una sorella che vivono circondati da mobili che vanno e che vengono perché il padre antiquario usa la casa come magazzino. Dall’appartamento in cui stavo io, i mobili si limitavano a uscire. Ci aveva abitato la madre di Rosellina Archinto, mia datrice di lavoro. La signora era morta, la casa era in vendita; quando la mattina io uscivo per andare in redazione, dentro entrava qualcuno che portava via pezzo a pezzo, il salotto, gli armadi, le sedie. Avevo trascorso la prima settimana a Milano a casa di amici dei miei che erano via. Al loro ritorno, grazie alla generosità di Rosellina, era spuntata questa soluzione finché non avessi trovato un affitto. La casa era buia e polverosa, io non la pulivo, mi limitavo a non lasciare tracce di me. La mattina uscivo con in mano il mio sacchetto della spazzatura che non sapevo dove mettere e mi sentivo guardata dall’alto in basso dal portiere dello stabile. In città non conoscevo quasi nessuno, il lavoro editoriale che avevo sempre sognato si era rivelato un solitario esercizio di revisione di traduzioni, non sapevo se la sera avrei ritrovato la poltrona su cui sedermi, mi facevo coraggio da me e mi sembrava che tutto dovesse ancora accadere.

linguaggio alla rovescia

parlare con un adolescente richiede un paziente esercizio di decodificazione: ti dice ti odio e sta esprimendo il suo bisogno di affetto, ti dice sparisci e ti vuole lì, ti augura di schiattare e si sta chiedendo come farebbe senza di te. Il problema è che a fine giornata la tua capacità di decodificare è esaurita e hai l’offesa facile: esplodi. Anche questo serve. L’adolescente in questione di fronte all’urlo si spaventa, fa retromarcia. Il giorno dopo ti manda insperato un messaggio, non lo faccio più. Non ci credi ma ha il potere di rianimarti.

Sorelle Mai


la casa di famiglia, due vecchie zie, una delle quali fa da interprete all’altra che bisbiglia parole incomprensibili, una tavola sempre imbandita, grandi stanze, gli alberi, il fiume, la piscina: questo lo scenario di Sorelle Mai l’ultimo film di Marco Bellocchio, sospeso tra racconto e storia privata. Con le prozie vive Elena, una bambina dalla faccia tonda e i capelli ricci, sorridente e curiosa. Elena è molto legata a Giorgio, lo zio, aspirante attore che ogni tanto torna a Bobbio a riprendere fiato; Giorgio è critico nei confronti di Sara, sua sorella, che invece di star con la figlia è a Milano a cercare particine in teatro. Scorre il tempo, Elena è un’adolescente bella e saggia, Sara una donna felice del suo lavoro, Giorgio un uomo in crisi inseguito dagli strozzini. Gli affetti familiari prevalgono sulle questioni economiche, bisogna dar spazio agli altri, non restare concentrati su se stessi: sarà questa la lezione dell’episodio in cui compare Alba Rohrwacher nei panni di una professoressa che sta per far bocciare un ragazzo, poi si pente ed ammette la sua colpevole distrazione? Fotografia sgranata che contribuisce a dare un tono di verità alle vicende, dialoghi essenziali, ottimi interpreti (che belli e che bravi Donatella Finocchiaro, Pier Giorgio Bellocchio, Elena Bellocchio, le zie e l’enigmatico Gianni Schicchi che finisce nel fiume): dall’Ora di religione a Vincere a questo Sorelle Mai l’ultimo Bellocchio non sbaglia un colpo.

martedì 29 marzo 2011

c'è gente orribile al mondo

di solito la cassiera dell'Eden ci dà i posti giusti in ultima fila, oggi i biglietti li faceva il proprietario che non è molto sveglio. La sala 3 è piccola, ma essendo un martedì sera era quasi vuota. Io e Giulia ci siamo sedute in fondo senza stare a raggiungere la nostra fila. Sono arrivate due coppie attempate e subito hanno rivendicato i loro posti. Ho provato a dire che la mia amica aveva difficoltà a spostarsi, loro sono stati inflessibili. Un ragazzo nella fila davanti si è mortificato per loro e ci ha subito ceduto il suo posto. Uno del gruppo ha detto a Giulia, che si alzava a fatica poggiando sul bastone, lo vede che ce la fa, un'altra ha aggiunto ad alta voce, lei poteva restare, bastava che si spostasse l'accompagnatrice (che sarei stata io). A film appena iniziato sono arrivate due tizie e appena hanno detto che occupavamo uno dei loro posti, ho lasciato Giulia e sono sgusciata in avanti. Le prime sequenze le ho viste a fatica, non potevo credere a quello che era appena successo. Che gente è quella che si comporta così? Mi ha consolato Bellocchio. I quattro dementi sono usciti dicendo, non si capiva niente.

schiatta

torno a casa di malumore. Ho aspettato tutto il giorno una telefonata per l'intervista che devo fare a Camilleri. Alle quattro richiamo il produttore e lui mi dice che manderà la mia mail all'assistente dello scrittore. Peccato che le domande se le fosse fatte inviare ieri. In macchina ascolto le notizie alla radio e non so se angosciarmi di più per la marea di profughi a Lampedusa o per quel buffone screditato che utilizza i processi come occasioni per esibirsi e che domani farà lo stesso nell'isola. In casa incrocio la figlia, le chiedo, mi accompagni al supermercato, una cosa al volo, poi devo uscire. Mi risponde, sto andando a prendermi un gelato, puoi darmi un passaggio? In ascensore, dice, mi dai dei soldi? Inorridita di fronte ai due euro che tiro fuori dal portafogli, comincia a insultarmi. Che siamo dei poracci, ma schiatta. Fulminea ritiro i due euro e la faccio scendere dall'ascensore. Ora ho fatto la spesa, vado al cinema. Speriamo che Bellocchio mi tiri su.

oclocrazia

gli attori non finiscono mai di stupirmi. Ieri Pietro Sermonti che intervistavo su Boris, ha buttato lì, come dice mio padre, l’Italia è davvero una oclocrazia, un governo dei peggiori, siamo tutti rassegnati alla dittatura del brutto. Era la prima volta che dovevo ricorrere al dizionario dopo un colloquio con un attore. Non si è figli del dantista Vittorio Sermonti per nulla.

lunedì 28 marzo 2011

Boris, il film


il rischio di scontentare i fan della serie televisiva e quello di non convincere chi non l'avesse mai vista c'erano, ma mi sembra che Boris, il film li abbia evitati entrambi. E' molto divertente; gli attori mostrano tutta la loro dimestichezza con i personaggi a lungo interpretati; la rappresentazione del mondo del cinema, con le sue meschinerie, i suoi snobismi ridicoli è molto efficace; la sceneggiatura è piena di battute memorabili e non fa il verso alle precedenti versioni. Si comincia con René che deve girare al ralenti la scena di un giovane Ratzinger che corre in un prato: il regista non ce la fa, scappa dal set della fiction e perde il lavoro. I suoi collaboratori lo accusano di averli ridotti alla fame, lui stesso si abbrutisce per mancanza di soldi e di occupazione. Arriva insperato l'invito a girare un film dal libro La Casta di Stella e Rizzo, un film d'autore finalmente. La ricerca dello sceneggiatore dà il via a una vera e propria fiera delle vanità. Alla fine René si rassegna a rivolgersi ai soliti tre cialtroni che, giocando a tennis e cucinando a tempo pieno, ogni tanto fanno una pausa per esaminare i testi che ragazzi sottopagati scrivono per loro. Tra un direttore della fotografia rinomato che se la tira da morire e il suo solito Duccio cocainomane e bollito, René sceglie Duccio, ma subito sorge lo scoglio dell'attrice protagonista bloccata dall'insicurezza. Per convincerla a restare, il grandissimo Pannofino-René deve fingere di essere stressato come lei. Non posso raccontare altro, non per non rovinare la sorpresa, ma perché a questo punto sono dovuta uscire dalla sala per fare le interviste. Peppe era soddisfatto del finale, Michele e Andrea un po' meno. Tornerò a vederlo al cinema, per ora ve lo consiglio; Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre, Luca Vendruscolo, sceneggiatori e registi di Boris sin dalla prima edizione (solo nella terza serie hanno ceduto la regia a Marengo per concentrarsi sul film), raccontano come siamo, fino a che punto siamo arrivati, ma lo fanno senza l'indulgenza e gli ammiccamenti che connotano oggi la commedia italiana e all'italiana.

domenica 27 marzo 2011

nell'aranceto

papà e la centrale

alle centrali nucleari mio padre ha dedicato gran parte della sua vita professionale. Le ha studiate, le ha seguite nei loro sviluppi in ogni parte del mondo, ha contribuito a costruirle, si è disperato per il referendum che le ha bloccate in Italia. Ha scritto un libro dal titolo Maledetta Chernobyl per ricostruire la storia del nucleare nel nostro paese. Prima che avvenisse il disastro in Giappone, era richiestissimo per la sua competenza e la cosa lo riempiva d’orgoglio. Ora è stordito, da una parte è rimasto fedele a se stesso, continua a dire che ci si preoccupa dei morti della centrale che sono pochi e non delle migliaia di vittime del terremoto e dello tsunami; dall’altra non può negare che se a Fukushima si arriva alla fusione del nocciolo ci sarà un’esplosione con conseguenze spaventose per la terra e il mare circostanti. Papà ha smesso da un pezzo di pregare, ma dentro di sé non fa che invocare il miracolo: raffreddati centrale, raffreddati, non scoppiare, fallo per i giapponesi innocenti, per l’umanità intera, e anche per me, che ho sempre creduto nella bontà dell’atomo.

smancerie

a volte vorrei essere sorda, vorrei avere la capacità di isolarmi acusticamente da ciò che mi circonda. In palestra, per esempio. Il sabato e la domenica incontro persone carine con cui riesco a scambiare due chiacchiere; durante la settimana, la mattina presto, quando impazzano le casalinghe disperate, è tutto uno scambiarsi "amore" e "tesoro" che mi trafigge. Prima non ci facevo tanto caso, ma da quando sono state pubblicate le intercettazioni della Minetti, mi sono resa conto di quanto sia diffusa questa sgradevolissima abitudine di rivolgersi appellativi amorosi tra amiche. Finché lo fanno le ragazzine dell'età di mia figlia, passi, ma signore mature che si chiamano amore riescono non solo a svuotare di senso questa parola, ma anche a renderla odiosa.

sabato 26 marzo 2011

in un baleno

quando sei bambina e ti raccontano (in genere lo fa la madre, io mi ricordo ancora che quando l'argomento venne affrontato eravamo in macchina sotto il ponte di Corso Francia) che intorno ai tredici anni avrai le mestruazioni ogni mese, ti sembra una cosa terribile, ti viene da chiedere, ma davvero, tutti i mesi e quando finisce? Ti rispondono che finirà intorno ai cinquant'anni e ti sembra una fine lontanissima, pensi che allora o sarai morta o sarai decrepita e non fai nessun affidamento su questo termine. Aspetti le prime mestruazioni con un po' d'ansia, ma per quanto ti senta preparata, ti colgono di sorpresa, ti stendono (anche di quelle ho un ricordo preciso, eravamo in vacanza a Ponza, mi sono disperata, pensavo non avrei più fatto il bagno). Poi in un baleno ti ritrovi alle soglie della menopausa, o almeno calcoli che così debba essere. Le mestruazioni sono ancora puntuali e si annunciano ora con inediti e acutissimi mal di testa, come per farsi notare. Nel frattempo hai imparato a conviverci, sai che comunque non ti sono di intralcio e, al pensiero che tra poco spariranno, hai un brivido che ti ricorda quello di quando eri bambina, il brivido di una nuova te da dover sperimentare. Poveri uomini, come è piatta la loro vita senza questi sconquassi.

ritorno in patria

mia sorella Isabella è tornata da Indianapolis. Deve svuotare la casa di Firenze per darla in affitto. Al telefono mi racconta singhiozzando (lo so, questo delle lacrime al telefono è un vizio di famiglia, siamo tutti dei gran piagnoni e dissimulare non è il nostro forte) quanto l'abbia colpita lasciare l'America sotto la neve e ritrovarsi di colpo nella primavera fiorentina, rivedere il suo terrazzo fiorito. Sua figlia Margherita, che ha stoicamente accettato la trasferta americana, la nuova scuola, i nuovi compagni, la nuova piscina, la nuova insegnante di pianoforte, è scoppiata a piangere trovandosi di fronte al suo vecchio ambiente e lei non ha esitato a seguirne l'esempio. A suo marito Giuseppe invece l'Italia fa venire l'orticaria (sul serio, lui per vivere ha bisogno delle autostrade e dello smog americano, basta un albero in Italia a scatenargli mille allergie). La patria è sempre la patria, tranne per Giuseppe.

venerdì 25 marzo 2011

limone mutante

La magia dell'ultima estate


in comune con molti altri romanzi e film americani La magia dell'ultima estate ha le occasioni intorno a cui si svolge la vicenda: due matrimoni, lo spargimento delle ceneri di defunti. A caratterizzarlo però è la centralità del rapporto tra il protagonista quasi cinquantenne e i suoi genitori. Il padre è morto, la madre morirà verso la fine del libro; non sono stati cattivi nei confronti del loro unico figlio, eppure la loro influenza su di lui è stata nefasta. Entrambi professori universitari, si sono sempre mossi tra la sopravvalutazione del loro valore accademico e personale e la difficoltà di far fronte alle esigenze della vita quotidiana. Snob, arroganti, perennemente insoddisfatti, infedeli l'un l'altra per puro spirito di competizione, il padre e la madre di Griffin, anche molto tempo dopo che lui è andato via di casa e ha diradato i rapporti con loro, continuano a condizionare le sue scelte e i suoi rapporti. Ne sa qualcosa sua moglie Joy, che lo lascia dopo una vita passata insieme. Griffin non ha altra scelta che guardarsi dentro, riconsiderare quello che è diventato e quello che voleva essere. Lo aiuterà la rilettura di un suo racconto su una vacanza estiva fatta a dodici anni con i suoi, in cui ha sperimentato felicità e disperazione al massimo grado. Nella scrittura di Richard Russo, che è scrittore, sceneggiatore e insegnante come il suo personaggio, convivono tragedia e umorismo, come nella miglior tradizione americana.

giovedì 24 marzo 2011

lacrime al telefono

nella nostra telefonata quotidiana in cui ci accavalliamo per il desiderio di raccontare più che di ascoltare, ho detto a mio padre che ieri avevo avuto un boom di presenze sul blog. Lui non sa bene cosa sia il blog (sa solo che spesso vi viene citato e che qualcuno si tiene informato su di lui attraverso di esso) ma ha capito che la cosa mi aveva reso felice e si è commosso all'istante. E' bello sapere che c'è chi fa il tifo per te sempre e comunque.

mercoledì 23 marzo 2011

primula

leggere a ritroso

chi entra su un blog come il mio per la prima volta si trova nel bel mezzo di una storia, magari una storia scarsamente interessante, ma pur sempre una storia con i suoi protagonisti e i suoi comprimari. Se quello che ho scritto lo incuriosisce, può cliccare su post più vecchi e ricostruire gli antecedenti. E' strana la lettura a ritroso, è un po' come quando riavvolgi un nastro e vedi cosa c'era prima. Chissà se gli studiosi della lettura stanno già esaminando il fenomeno e le sue implicazioni.

come Cacciapaglia

Cacciapaglia è stato il primo fidanzato a entrare in casa nostra, era il fidanzato di mia sorella quando lei aveva sedici-diciassette anni e io quindici. Non il primo dei suoi e neppure l'ultimo, ma quello più desideroso di trovare un rifugio alternativo a casa sua, dove si respirava un'atmosfera opprimente. Carino, intelligente, introverso, un po' pieno di sé; mia madre non aveva per lui una gran simpatia, se non per un aspetto: adorava il cucinato, quando poteva, apriva il frigorifero a caccia di resti. Era la fame legata all'età, ma anche un modo di appropriarsi attraverso il cibo del calore materno che gli mancava. Quando ieri sera ho visto che erano sparite le tracce della mia pizza di spinaci e feta, mi sono quasi commossa: i ragazzi la detestano, chi poteva essere stato a mangiarla se non L., il fidanza che non si sa più se è fidanza o cos'è? Proprio come Cacciapaglia.

martedì 22 marzo 2011

professionista di che?

il prossimo che mi dice che Ferrara è un grande giornalista lo azzanno al polpaccio. Sto raccogliendo pareri illustri per un servizio su Qui, Radio Londra ed è tutto un inneggiare da un parte al pluralismo della rai e dall'altra alla competenza televisiva del suo autore. Oggi ho intervistato Andrea Vianello e Maurizio Costanzo, domani vado da Costamagna, Telese e Paragone. Stasera Ferrara ha esordito con un attacco a De Magistris, poi ha spostato rapidamente il tiro su Santoro, reo solo di averlo ospitato ad Anno Zero. Con abile mossa (atta a colpire lo spettatore sprovveduto) ha quindi mostrato una foto di Enzo Tortora, vittima conclamata di errore giudiziario, per finire con l'invocazione: pentiti, Michele pentiti. Cosa avrà dedotto lo spettatore sprovveduto di cui sopra da questa grande lezione di giornalismo televisivo condensata in cinque minuti? Che un tale magistrato De Magistris è un farabutto, ha fatto condannare Tortora e che Michele Santoro si deve vergognare perché gli ha dato una mano: che bella lezione, che gran maestro.

il ritorno del fidanza

mamma sono sotto casa, sto salendo a mangiare, posso far salire L.? Mentre le dico di sì, mi si affacciano alla mente episodi di cronaca nera, non mi trattengo, le dico, però stai attenta, non c'è niente di peggio degli ex fidanzati, sei sicura che non voglia ucciderti, violentarti, picchiarti? Ah ma', fa lei, posso? Puoi. Chiamo il marito per condividere con lui la preoccupazione, ma mi pare distratto. Confido sulla presenza in casa del figlio. Alle sei la scena è tranquilla, la figlia china sui libri si prepara per l'interrogazione di scienze, il figlio è a pallanuoto. C'è solo una gran puzza di fumo, ma sì, è L. che ha ripreso a fumare. Già vedo cadaveri ovunque, se andassi a Chi l'ha visto come farei a tenere a freno la mia fantasia malata?

lunedì 21 marzo 2011

Franzen e Piperno

la sala dell'Auditorium di Roma, dove si è svolto stasera l'incontro tra Jonathan Franzen e Alessandro Piperno era gremita e di gente piuttosto giovane (una bella sorpresa). Piperno era visibilmente emozionato, la faccia gli si colorava a chiazze mentre parlava. Per presentare Libertà, l'ultimo romanzo di Franzen, è partito dalle Correzioni (che ho molto amato) e poi è risalito più su fino alla Ventisettesima città (che non sono riuscita a finire). Non contento, si è soffermato su una panoramica degli scrittori americani di oggi che hanno trattato il tema della famiglia. Il pubblico ha preso a rumoreggiare, qualcuno è arrivato a urlare "ask the question". In questi incontri tra scrittori e lettori la cosa più stravagante è sempre il pubblico: c'è chi ci va per farsi notare e non vede l'ora che arrivi il momento delle domande (oggi questo ruolo se l'è preso Luca Giurato, che è partito con la questione della guerra in Libia); chi fa un tifo da stadio; chi ride troppo; chi non applaude per partito preso. Piperno è sicuramente verboso, ma si era preparato bene, le sue osservazioni sull'autobiografismo erano interessanti ed è stato bravo a vincere l'amor proprio e ad evitare di andarsene all'ennesima provocazione dell'ala sinistra della sala che lo invitava maleducatamente alla concisione. Franzen è un animale da palcoscenico: dietro l'aria da letterato timido e impacciato, è capace di metter su un vero e proprio show. Fa un sacco di smorfie e di pause, si schermisce, scherza su di sé, racconta fatti privatissimi come la morte del padre o il senso di vuoto seguito al successo del proprio libro. Si è definito un "impatient reader", un lettore impaziente, ansioso di vedere come va a finire la storia, e questo me lo ha reso ancora più simpatico. Ha detto, sulla scorta delle osservazioni di Piperno, di aver smesso di scrivere per cercare di dimostrare di saperlo far bene. Mi sono divertita molto e non vedo l'ora che Amazon.it mi consegni Libertà.

orizzontale, verticale

strani i maschi

quando sono entrata in casa il figlio stava giocando alla playstation con un suo compagno di classe. Ora hanno spento la tv e sono al piano di sotto. A giudicare dagli ansimi e dai tonfi sul pavimento o stanno facendo la lotta o giocano a calcio dentro la camera da letto. Tengono anche un punteggio. Ogni tanto sento un grido e penso che uno dei due si sia rotto la testa contro uno spigolo. Ridono e ricominciano. Devo trattenermi dallo scendere a fermarli, magari sfogare così gli istinti bellicosi fa bene. Sono passati dieci minuti, non ho voglia di passare la sera al pronto soccorso, ora urlo di smetterla.

domenica 20 marzo 2011

La storia dell'amore


Nicole Krauss sarà a Roma ad aprile per la rassegna Libri come (che si apre domani con Franzen, io ci sarò). Il mio amico Francesco mi ha detto, leggila, è più brava del marito (Jonathan Safran Foer, Ogni cosa è illuminata, Molto forte incredibilmente vicino). Ho comprato il biglietto per andarla a sentire e ho comprato il libro per cui è diventata famosa, La storia dell'amore, sentendomi un po' in colpa perché ritenendola troppo carina e troppo moglie di scrittore sopravvalutato l'avevo finora snobbata. La storia dell'amore è un libro su un libro: Leo, un vecchio ebreo polacco scampato da ragazzo alle persecuzioni naziste, lo ha scritto per la sua adorata Alma e crede sia andato perduto; Alma una ragazzina newyorchese ha preso il nome da esso (sua madre lo sta traducendo dallo spagnolo all'inglese). Sono belle sia la storia di Leo, che amava Alma e che quando l'ha finalmente raggiunta a New York l'ha trovata sposata ad un altro, sia la storia della giovane Alma, che soffre per la morte del padre, si preoccupa della madre in lutto e del fratellino fuori di testa. Meno bello è il testo grazie al quale si intrecciano le loro due vite, La storia dell'amore, appunto, di cui ci vengono proposti diversi brani caratterizzati da uno stile artificioso e da un contenuto inconsistente. L'ambizione dell'autrice di creare una struttura narrativa complessa va a discapito della leggibilità del romanzo. Il talento però c'è. Di Nicole Krauss è appena uscito La grande casa: sarà riuscita lì a far piazza pulita dei troppi echi letterari e a trovare la sua vera voce?

sabato 19 marzo 2011

Beyond


Leena vive in Svezia, ha un marito bello e affettuoso, due figlie carine. La sua espressione felice muta di colpo quando al telefono sente la voce di sua madre, con cui aveva da tempo troncato i rapporti. La donna sta morendo in una casa di cura, vuole vederla. E' il marito di Leena a convincerla ad andare, a farla salire in macchina con tutta la famiglia. Da quel momento Leena si sdoppia: c'è l'adulta che deve vincere la ripugnanza che prova per la persona che le ha rovinato la vita e c'è la bambina coraggiosa che riemerge dai flash back. I genitori di Leena vengono dalla Finlandia, il padre ha il vizio del bere, la madre non riesce a contrastarlo perché gli è molto legata, spesso finiscono per picchiarsi tra loro. Leena da piccola si concentra su due missioni: vincere le gare di nuoto per far contenta la madre e proteggere il fratello minore dal clima pestifero che regna in casa. Il film procede asciutto e incalzante tra le scene in ospedale e le scene da un'infanzia negata. Lo spettatore capisce subito che Leena ce l'ha fatta, mentre il fratellino no: la tensione resta fortissima fino all'ultima scena. Un gran bel film questo di Pernilla August, ben scritto, ben recitato.

Lorenzo Lotto alle Scuderie del Quirinale


a parziale risarcimento della mancata visita al museo di Capodimonte, stamattina mi sono fatta accompagnare dal marito alle Scuderie del Quirinale, dove è in corso la mostra su Lorenzo Lotto. E' una mostra bellissima: ha il merito di far scoprire un artista che ha lasciato tante opere sparse che è raro vedere tutte insieme; si concentra su due filoni, le pale d'altare e i ritratti, offrendo splendidi esempi delle une e degli altri; esibisce quadri restaurati in modo prodigioso con colori (verdi accesi, azzurri, rossi, gialli) che lasciano senza fiato. Ci sono delle madonne con il volto sottile e uno sguardo così consapevole che sembrano guardarti dentro e negli uomini e nelle donne ritratte si intravede un carattere, una disposizione d'animo. Una mostra che da sola vale un viaggio a Roma.

venerdì 18 marzo 2011

un lavoro per Sara

era da un po' che non sentivo Sara, da quando era venuta al volo a Roma con marito e figlia. Sentire la sua bella voce siciliana nella stanza in cui abbiamo lavorato insieme fronte a fronte, mi ha riempito di nostalgia. Era divertente dividere lo spazio con Sara, pensare con lei strategie di lavoro, mescolare chiacchiere, ricordi, confidenze. Ora Sara è a Trapani con la sua amatissima bambina, è felice di averla fatta, ma si consuma all'idea di non avere un lavoro né il tempo e la forza di cercarlo. Sara ha una laurea, conosce più di una lingua, è una maga del computer, è piena di idee e creatività. Se invece di fare contratti a termine in rai, avesse fatto l'insegnante o qualsiasi altro lavoro, dopo la maternità sarebbe tornata tranquillamente al suo posto. Non ci sono posti nella Sicilia di oggi: Sara lo sa e un po' si dispera, un po' sogna un miracolo (o un colpo di fortuna). Non vi viene in mente niente da suggerire a Sara (oltre a scrivere un blog, le verrebbe benissimo, io glielo dico sempre)?

la barriera antropologica

qualunque cosa venga detta in tv, la più sciocca, la più irrilevante ha un'immediata copertura mediatica; quello che succede alla radio non arriva quasi mai sui giornali. Stamattina ho potuto dedicare tempo ai quotidiani: sul Messaggero si faceva riferimento all'iniziativa "L'Italia unita a scuola" riportando la cronaca dell'evento al Liceo Tasso di Roma. Peccato che nell'articolo mancasse ogni riferimento alla diretta che ho ascoltato ieri pomeriggio su Radiotre mentre preparavo il ciambellone marmorizzato: un vivace alternarsi di voci di ragazzi (ma da dove uscivano? preparati, colti, concisi) a voci di intellettuali (ho sentito Gentile, Portelli, De Mauro) sui temi del patriottismo, del Risorgimento, dell'alfabetizzazione. Una gran bella trasmissione condotta da Marino Sinibaldi con il suo consolidato talento divulgativo e il giusto distacco ironico. Altro che Baudo-Vespa-Frizzi-Arcuri-Leone-Loren. Ma ormai tra gli ascoltatori di radiotre e gli spettatori di raiuno più che una differenza antropologica c'è una barriera antropologica.

giovedì 17 marzo 2011

il fidanza non c'è più

era da un po' che del fidanza non c'era traccia, ma la figlia, bocca cucita, minimizzava. Stasera siamo andati a cena a un ristorante cinese, la figlia ha portato Caterina, il figlio Giordano. Caterina è fantastica, parla, parla. Si è lasciata sfuggire che la sua amica, nostra figlia, ha lasciato il ragazzo perché si era stufata di lui. Di fronte al nostro stupore e alle nostre domande la figlia ha alzato le spalle. Fine ingloriosa di un primo amore.

150

falsa partenza

alle otto e mezza mi ha svegliato il rumore del marito in cucina. Mi sono ricordata della gita a Napoli, mi sono alzata, ho preparato lo zaino, ho sollecitato i figli a vestirsi. Alle nove e mezza eravamo tutti in macchina con il portabagagli carico di borse. Scendeva una pioggerellina sottile, che in poco tempo è diventata più fitta. Abbiamo girato l'angolo di casa, ci siamo guardati in faccia: siamo sicuri che sia la giornata adatta per salire sul Vesuvio? E' così vicino, possiamo andarci un'altra volta. Abbiamo imboccato l'altro ingresso del garage. Una volta a casa il marito è schizzato all'appuntamento con l'idraulico che aveva a malavoglia delegato, io in palestra (starò esagerando? Però è stato divertente fare lezione con l'istruttore vestito di bianco di rosso e di verde e munito di musica patriottica). Ora fuori c'è il diluvio e sono molto contenta di starmene al caldo di casa mia.

prima dell'aperitivo

I ragazzi stanno bene


è sicuramente il film migliore che abbia visto negli ultimi tempi sulle fatiche del matrimonio e sulle insidie di un lungo rapporto amoroso. Il particolare che la coppia in questione sia lesbica non intacca l’universalità del messaggio. Lisa Cholodenko racconta una famiglia in cui si inserisce un elemento esterno che fa da detonatore a una serie di serpeggianti conflitti e mancanze. Mark Ruffalo è l’irresistibile Paul, da giovane donatore di sperma, che, contattato dai due figli di cui non conosceve l’esistenza, li accoglie entusiasta. Le due madri sono spaventate dall’irruzione dell’uomo nel loro tranquillo ménage e si preparano a neutralizzarlo. Paul prova subito una grande avversione per Nic, l’elemento forte della coppia e una gran simpatia per la fragile Jules: si mette tra loro e rischia di far franare una grande storia d’amore. Bravissime Julianne Moore e Annette Bening nei panni di un’affiatata coppia di mezza età che la pensa diversamente su tutto, grande Ruffalo nel ruolo di un dongiovanni arruffone a cui non sembra vero potersi appropriare di una famiglia già fatta e avviata. Pur mantenendo il tono lieve della commedia e strappando più di un sorriso, il film non risparmia niente e nessuno: le coppie lesbiche che ingenerano nei figli l’ansia di riuscire bene e una gran voglia di padre, gli uomini che hanno sempre bisogno di conferme, le famiglie in genere tutte per certi versi invivibili.

mercoledì 16 marzo 2011

martedì 15 marzo 2011

Ferrara in tv

seconda puntata di Radio Londra: nella prima Ferrara si era occupato del rischio nucleare, oggi invece ha affrontato di petto la sua vera missione, quella di divulgare il vangelo berlusconiano. L'argomento era Ruby e la contestazione di cui è stata fatta oggetto in Puglia davanti a una discoteca. Ferrara ha detto di capire che ci sono degli italiani alle prese con il mutuo o il figlio disoccupato che ci restano male a sentir parlare delle feste del presidente del consiglio con ricchi regali per le ospiti. E poi ha sentenziato: restarci male è legittimo, provare rancore no! Il rancore è da talebani! Chi istiga la gente al rancore è gente orribile. Ha poi chiuso il suo intervento augurando a Ruby ogni bene e ricordando che Gesù ha detto, chi non ha peccato scagli la prima pietra. Poi è andato a casa con i suoi sudati tremila euro. Domani altri cinque minuti altri tremila euro. Non mi è mai importato niente dei megacompensi rai, ma stavolta mi sembra che per gli abbonati rai oltre al danno ci sia la beffa.

più leggera

dopo settimane di nervosismo e tensione, oggi ho ripreso a respirare a pieni polmoni. Sarà stata l'aria primaverile, saranno stati i fiori che imbiancano gli alberi lungo la strada, saranno stati questi giorni di tregua (sabato non si va in onda) o i libri che la Mondadori ha tornato a inviarmi in vista della Fiera, oggi mi girava bene: in palestra confrontando cosce, pancia e braccia con quelle delle altre mi è parso di cavarmela bene, al lavoro ho pensato che non sto così male, persino della mia famigliastra scomposta e polemica mi sono sentita felice. E poi giovedì c'è la gita a Napoli.

lunedì 14 marzo 2011

Persecuzione


mi sono sempre chiesta a chi può venire in mente di bere la pepsi quando c’è la coca cola. Allo stesso modo mi chiedo perché un lettore dovrebbe imbarcarsi nella lettura delle quattrocento e passa pagine del romanzo di Piperno quando esce un nuovo Roth ogni anno. Come Roth Piperno si gioca le carte dell’umorismo, della critica feroce della famigli ebraica, dell’ossessione per il sesso, dello spaccato sociale, ma il suo resta un racconto italiano, anzi romano, a tratti acuto, a tratti prolisso, ma sempre di limitato respiro. Leggendo Persecuzione si fa fatica a credere che un uomo come Leo Pontecorvo, oncologo di fama internazionale, di bell’aspetto, gentile nei modi, legatissimo alla moglie e ai due figli, possa accettare senza reagire la rovina causata dalle false accuse di molestie sessuali da parte della dodicenne fidanzata del figlio. Piperno è efficace nella narrazione del vortice in cui cade il suo protagonista (il ritratto della ragazzina terribile è tra le cose migliori del libro) ma esaurito questo aspetto, riempie pagine su pagine sul nulla. Che l’inazione di Pontecorvo sia la metafora dell’inazione degli ebrei soggetti a persecuzione? Lo stesso Piperno a un certo punto sembra suggerire questa chiave di lettura. Sta di fatto che, a differenza di Gad Lerner, che ha dedicato a questo libro un’appassionata recensione, io del seguito di Persecuzione farò volentieri a meno.

all'uscita da scuola

quando posso, mi precipito a prendere il figlio a scuola. Mi diverte riempirmi la macchina di ragazzini e sentire le loro chiacchiere; in genere a chiedermi un passaggio sono Michele, Simone e Elisa. In cinque siamo troppi, ma spero sempre di non essere fermata dalla polizia. Appena usciti dalla classe, si dimenticano la mia presenza, discutono animatamente tra loro dei fatti appena successi. L'argomento di oggi era la prof di matematica. Ha sbroccato, dicevano, quando è uscita si è messa a piangere. A quanto ho capito c'era stata una contestazione piuttosto accesa nei suoi confronti da parte degli alunni per presunti favoritismi. Lei si era difesa dicendo, e io che per preparare l'incontro con gli olandesi ho dormito tre ore a notte. La risposta unanime del mio quartetto di passeggeri: dormi, prof, dormi.

in consiglio

consiglio di classe della figlia. Partecipo in qualità di rappresentante dei genitori. Nessuna sorpresa: le lamentele sul comportamento scorretto dei ragazzi si alternano alle lamentele sulla loro ignoranza. Davanti ai professori l'altra rappresentante si rivolge alle due ragazze presenti: dovete dare il buon esempio, in modo da limitare i comportamenti lascivi degli altri. Il che immette una nota surreale in quel contesto prevedibile: la classe diventa per un attimo un bordello non solo in senso figurato.

sposa

sposo

domenica 13 marzo 2011

bello il matrimonio

il 17 marzo volevo andare a Zurigo. Era da un pezzo che me l'ero messo in testa. Mi attirava il cambiamento d'aria, la visita a mia sorella e i suoi, la possibilità di visitare con calma la città, così come quella di far vedere ai miei figli come vivono i cugini. Il marito era contrario. Ha scelto un potente diversivo per mettermi in minoranza, promettendo ai figli di portarli a sciare, salvo poi tirarsi indietro con la scusa che io ero contraria. Avrei potuto comprare io i biglietti, minacciare di lasciarlo solo, sarebbe venuto e si sarebbe anche divertito. Ha prevalso la stanchezza, la voglia di evitare polemiche. Andremo a Napoli: non siamo mai saliti sul Vesuvio, non ho mai visitato Capodimonte. Oggi volevo andare al cinema. Il marito voleva guardare la partita con il figlio e sprofondare negli opuscoli casalinghi raccattati alla fiera. Al cinema ci vado domani sera con Giulia e Antonella, ho passato il pomeriggio a leggere Piperno. Bello il matrimonio.

domenica mattina

che fatica alzarsi. Fatta colazione sono tornata sotto le coperte a scrivere la scheda di un libro irlandese in cui un padre di famiglia dopo un incidente torna a casa con il cervello di un bambino di dieci anni, poi ho letto il giornale soffrendo insieme ai giapponesi. Il marito, con uno scatto a lui non abituale, si è vestito per andare a Fiumicino dove c'è una mostra di arredamento, capisci, non è facile trovare tutti insieme, bagni, letti, armadi, cucine. Per me praticamente un incubo, per lui il paradiso: per fortuna ognuno va per la sua strada senza tentare di coinvolgere l'altro (la mia di strada, mi porterà tra poco in palestra). Il figlio va ad assistere alla partita di pallone di un amico, la figlia ha dormito da Eula dopo una festa di carnevale, ora la chiamo per sentire com'è andata. Al pranzo ci pensa la suocera, il che vuol dire cibo anche per stasera e domani. Papà viene con noi e c'è anche il cognato in procinto di tornare nelle Filippine. Devo documentarmi su Chi l'ha visto, perché faccio altro?

sabato 12 marzo 2011

la tua vecchia pelliccia

Il profumo delle foglie di limone


è proprio un brutto libro Il profumo delle foglie di limone. Tutto costruito su una suspence fasulla, man mano che si procede nella lettura si sgonfia come un soufflè mal riuscito: si scopre che le fiale che i vecchi nazisti radunati sulla costa spagnola si contendono contengono innocue vitamine; la ragazza incinta che ospitano da loro subisce un'iniziazione al loro circolo ma poi riesce a fuggire e loro non fanno nulla per inseguirla; il vecchietto ex deportato si accontenta di derubare il più cattivo dei suoi aguzzini di oggetti quotidiani per indurlo a credere di aver perso la memoria; c'è solo un infiltrato morto in un incidente di macchina, ma passa piuttosto inosservato. Se prometti orrore, non te la può cavare con una spruzzatina di paura. Eppure il libro ha venduto, eccome se ha venduto. E la sua autrice Clara Sanchez sogna una trasposizione cinematografica diretta niente meno che da Scorsese.

venerdì 11 marzo 2011

rilettura (per riassunto)

"In quanto alla giustizia, me ne rido: prove non ce n'è; quando ce ne fosse, me ne riderei ugualmente: a buon conto, ho fatto stamattina avvertire il console che guardi bene di non far deposizione dell'accaduto. Non ne seguirebbe nulla; ma le ciarle, quando vanno in lungo, mi seccano. E' anche troppo che io sia stato burlato così barbaramente." E' Berlusconi? No è il don Rodrigo dell'undicesimo capitolo dei Promessi sposi. E ci si chiede a che cosa serva leggere Manzoni.

parlamentari

la prossima fiction di raiuno su amori e tradimenti dovrebbe essere ambientata in parlamento. E’ di oggi la notizia che una deputata passata con Fini in Futuro e libertà (e molto lodata perché nonostante la gravidanza a rischio era andata a votare la sfiducia a Berlusconi), è ora tornata nel Pdl perché è finita la sua storia d’amore con un fedelissimo di Fini. La parlamentare ha dichiarato: “non posso restare un giorno di più nelle stanze del suo stesso gruppo, tra gli stessi banchi in aula.”. Beautiful a Montecitorio va anche bene, la signora può anche scegliere di offrire la sua storia privata ai riflettori, ma tornare da Berlusconi? C'è chi ci è tornato per pagarsi il mutuo, chi per finanziarsi un film, ci mancava solo la delusa in amore.

giovedì 10 marzo 2011

citazioni in libertà

quando uno ha degli occhi meravigliosi come quelli di Alessandro Preziosi potrebbe evitare di rotearli verso l'alto per prendere ispirazione quando parla e soprattutto potrebbe evitare lo sforzo di apparire colto. Mentre mi illustrava il personaggio di Leonida, il comunista che ebbe una storia con Edda Ciano (stiamo parlando del film tv che andrà in onda domenica sera), a un certo punto Preziosi ha citato il noto libro di Italo Calvino "I sommersi e i salvati". Devo aver fatto una tale faccia, che dopo l'intervista lui continuava a insistere, mi sono fatto capire? non so se ho risposto bene alla prima domanda. In conferenza stampa è tornato a citare il noto libro di Italo Calvino. Quello che mi ha colpito è che nessuno dei giornalisti che riempivano la Casa del Cinema è parso saltare sulla sedia, o dire tra sé e sé, ma è di Primo Levi. La stessa cosa era successa durante la manifestazione femminista. Dal palco Isabella Ragonese aveva citato il bel titolo "'Le parole tra noi leggere' di una scrittrice che amiamo molto, Natalia Ginzburg". Non solo nessuno le aveva fatto notare che la scrittrice in questione era Lalla Romano, ma la sua frase veniva riportata il giorno dopo nella cronaca di Repubblica, senza alcuna precisazione. Attori cari, giornalisti, leggere non è obbligatorio, citare l'autore giusto dovrebbe esserlo, se no, non citate.

freddo a Camogli

mercoledì 9 marzo 2011

i meccanismi di un best seller

ci sono libri facili e libri difficili: i primi stendono un tappeto rosso al lettore, gli dicono, vieni, vieni, attirandolo con la semplicità del linguaggio, personaggi accattivanti e colpi di scena a ripetizione; i secondi spesso all'inizio lo respingono con descrizioni elaborate, ragionamenti, digressioni. E' inutile dire che la lettura dei secondi è quasi sempre più appagante, quella dei primi scorre senza lasciare traccia. Ho comprato il best seller spagnolo Il profumo delle foglie di limone (non è strano che più un libro vende più te lo tirano dietro, nel senso che sui siti lo trovi super scontato?). Sono arrivata a pagina 100, in tutto le pagine sono 360. Le voci narranti sono due: quella di Julian, un ottantenne che viene dall'Argentina e quella di Sandra. Lei ha trent'anni, è incinta, non sa che fare della sua vita, non sa neppure se vuole bene al padre del bambino che sta per nascere. Le strade di Julian e Sandra si incrociano sulla Costa Blanca: lei si riposa e prende tempo nella casa al mare di sua sorella, lui è lì per snidare un ufficiale nazista e sua moglie. Sandra, ignara del passato di Frederik e Karin, li ha conosciuti sulla spiaggia, li ha scambiati per due innocui vecchietti e si lascia coccolare da loro. Julian le consegna un vecchio articolo in cui si parla di loro e le dice di stare attenta. E' un libro facile questo di Clara Sanchez: gioca sulla contrapposizione tra bene (la fanciulla un po' svampita e doppiamente vulnerabile perché incinta) e male (i due vecchi aguzzini) e mette in campo un improbabile eroe, il malandato Julian. Chi comincia il libro non può non terminarlo: cosa hanno in mente i due e la misteriosa corte di amici che li circonda? Che succederà quando scopriranno che Sandra conosce il loro passato? Non c'è una frase memorabile, un passaggio sorprendente, al lettore non si aprono nuovi orizzonti: c'è solo la semplice curiosità di vedere come va a finire.

martedì 8 marzo 2011

8 marzo

le mimose mi piacciono molto sugli alberi e poco in mazzetto: me le hanno regalate un'amica montatrice e il figlio e entrambi lo hanno fatto con tanto slancio che non potevo non gradirle. Il gran parlare di donne a radiotre invece ha finito per infastidirmi, quando è troppo è troppo.

mezzo pieno

una giornata al montaggio

da giorni mi trascino un mal di gola devastante, a cui oggi si sono aggiunti un po' di tosse e un po' di naso colante. Nidal, il giovane olandese, stamattina si è infilato sotto la doccia alle otto meno un quarto e ne è uscito alle otto vestito e con i capelli bagnati. Il marito fremeva perché doveva andare al lavoro: si è caricato in macchina lui e il figlio, mentre io avrei dovuto inseguirli con il phon acceso. Fuori splendeva un sole gelato e per tutto il giorno l'immagine del ragazzino con i ricci gocciolanti mi ha perseguitato (e se stasera mi torna con la polmonite?) a riprova che se una è ansiosa, lo è per i proprio figli e anche per i figli degli altri. Il mio compito di oggi consisteva in una riduzione dell'intervento di Saviano da Fazio: da quarantacinque minuti dovevo ricavarne due. Al telefono con Sebastiano concordo i punti, poi mi metto all'opera con Ettore, il montatore. Alle due il pezzo è abbozzato; Sebastiano mi chiede di togliere l'esaltazione della manifestazione delle donne e di inserire la rottura con la Mondadori. Ci rimettiamo all'opera. Vado a Teulada a mandare il pezzo via ponte a Milano. Ricevo un messaggio da Viviana: è lo spiraglio che aspettavo, forse farò un colloquio per cambiare trasmissione. Sarebbe ora di mettermi alla prova, di abbandonare una situazione che non mi convince per provare altre strade. Io detesto cambiare, ma ogni tanto bisogna avere il coraggio di farlo. Non faccio in tempo a entrare in casa (sono digiuna dalla mattina) che mi chiama Sebastiano: il pezzo va bene, ma il montaggio no, bisogna togliere i push e mettere dei flash per evidenziare i tagli. Chiamo Ettore, gli spiego quello che dobbiamo fare, gli dico che sto tornando al montaggio. Se la riduzione di Saviano l'avesse fatta un programmista a Milano con accanto Sebastiano, ci avrebbe messo un'ora, io ci combatto dalla mattina. Mi chiama il figlio, il tour di Roma è finito, posso passare a prenderli. Nidal è vivo e vegeto, i capelli si sono asciugati. Stasera vanno a mangiare la pizza con altri compagni di scuola qui sotto, poi guardano la partita della Roma. Preparo la cena, poi subito a letto.

lunedì 7 marzo 2011

l'ospite olandese

per tre sere ospiteremo un tredicenne olandese. E' la scuola ad aver organizzato l'incontro, la sua classe e quella di mio figlio partecipano allo stesso progetto d'astronomia. Il nostro ospite è nato ad Amsterdam ed è di famiglia marocchina, è magro, piccolo e ha lunghi riccioli neri. Ci ha portato un mulino a vento di ceramica. Parla bene inglese ed è molto educato. Ha mangiato lentamente gli spaghetti al pomodoro, poi non ha voluto altro. Chiacchiera a bassa voce con mio figlio, giocano alla play, provano a vedere i Simpson in inglese. Deve sentirsi lontanissimo da casa.

Come le mosche d'autunno


in pochissime pagine Irène Némirovsky riesce a dar conto di una vita intera. La sua protagonista Tat'jana è tutt'uno con la grande villa in cui ha allevato prima il padrone e poi i suoi figli. Quando in Russia scoppia la guerra e poi la rivoluzione lei resta a vegliare le rovine dell'antico splendore. Vede uccidere in modo insensato il giovane Juri, ha la forza di raggiungere la famiglia presso cui ha sempre prestato servizio. Nel misero appartamento parigino in cui si convive come mosche d'autunno, Tat'jana diventa l'ombra di sé, cuce in silenzio, disapprova ciò che la circonda. La Storia ha spazzato via il suo passato, l'unica cosa che conti per lei. Il racconto della sua fine, la lenta immersione in una Senna nebbiosa che lei vuole scambiare per un paesaggio nevoso è di una bellezza straziante.

la briscola

domenica 6 marzo 2011

domenica sera

e Tiberio Mitri? Il giovedì la Rai presenta ai giornalisti la fiction domenicale e la domenica è costretta a mandare in onda un film che ha in magazzino. Non bastavano le cause dei dipendenti, ora non riescono neppure a nascondere le cause dei parenti dei personaggi rappresentati in tv. Ma chi fa i palinsesti? Giovedì si era parlato del rischio della sospensione della messa in onda (per il dissenso dei nipoti del pugile) e il direttore, il produttore e il regista lo avevano risolutamente negato. Grande esempio di gestione aziendale.

Il gioiellino

dovendo raccontare il crac della Parmalat, Andrea Molaioli sceglie di concentrare il suo occhio di regista soprattutto sulle stanze della contabilità e soprattutto sulle ore notturne. E' di notte infatti che preferibilmente si truccano i bilanci, si elaborano i piani per far durare un'azienda che sarebbe dovuta fallire molto prima e senza coinvolgere tanti ignari risparmiatori. Non c'è giudizio morale nel film, non ci sono strepiti (appena un accenno stilizzato di proteste popolari con del latte versato contro la macchina del capo), c'è solo un magistrale ritratto dei due maggiori colpevoli: il proprietario e il suo ragioniere, rispettivamente Remo Girone e Toni Servillo. Se il primo appare un uomo debole, sempre pronto a rifugiarsi in chiesa, tendente all'autoillusione e all'autoincensamento, è sul secondo che si concentra la fantasia degli sceneggiatori. Il ragioner Botta di Toni Servillo si identifica con l'azienda, quando truffa agisce lucidamente, per lui non c'è altro che conti, non l'onestà, non il sesso, che fa quando gli viene offerto, non la ricchezza che in fondo disprezza. E' un uomo solo. Il gioiellino racconta sulla scia del Divo, anche se con minore potenza evocativa, un pezzo di storia italiana che lascia sgomenti. E non abbiamo ancora voltato pagina.

Togliamo il disturbo

man mano che procedevo nella lettura di Togliamo il disturbo, Saggio sulla libertà di non studiare, l'ultimo libro di Paola Mastrocola in me si affacciavano due sentimenti contrastanti: la gioia nel ritrovare una consonanza di idee sullo stato della scuola italiana, sul lassismo degli studenti e delle famiglie, sullo spregio diffuso della letteratura e la rabbia per esserci dentro fino al collo come madre di ragazzi per nulla diversi da quelli da lei descritti. A metà del libro però l'adesione alle tesi dell'autrice si è improvvisamente interrotta: tra le cause del degrado attuale dell'istruzione in Italia vengono indicate due opere che ho amato moltissimo da ragazza (e tuttora amo) Lettera a una professoressa di Don Milani e La Grammatica della fantasia di Gianni Rodari. Non sono stati don Milani e Rodari ad auspicare un percorso di studi accessibile a tutti perché svuotato di contenuti, questo non puoi dirlo, cara Mastrocola. Inoltre Mastrocola che dichiara di adorare l'i-pad, ce l'ha con i blog, con twitter, con facebook: tutta roba che mette a livello dei pettegolezzi delle portinaie (rivelandosi una gran snob). La parte finale di Togliamo il disturbo torna a essere molto chiara e utile: bisogna che in questo paese i ragazzi vengano indirizzati a fare cose diverse, non tutti a studiare o a far finta di farlo. Sarebbe bello se nei licei si avviasse una discussione tra insegnanti e allievi a partire da questo libro.

messaggio s-confortante

sabato sera: la figlia ha pagato quindici euro per partecipare a un evento. Festa, discoteca sono parole a cui ogni genitore deve abituarsi, ma evento no, evento non si può proprio sentire. Comunque, la cosa a cui partecipano molti suoi compagni di classe, finisce verso mezzanotte e lei pretende di andare a dormire a casa di una sua amica per evitare di venir presa da noi troppo presto. Comincia una lunga trattativa, voglio sapere chi è l'amica, parlare con sua madre, stabilire un orario. Noi tre andiamo a cena dai Berti. Alle undici e mezza, uscendo, mando un messaggio alla figlia: tutto bene? Vuoi che veniamo a prenderti? Lei risponde subito: noooo, tutto apposto. Il sollievo di saperla lucida e tranquilla è mitigato dalla sconfortante conferma che non sa l'italiano.

sabato 5 marzo 2011

la monaca di monza

mamma aiuto, devo fare il riassunto del decimo capitolo dei Promessi sposi e non ci capisco niente. Mentre preparo la cena cinese (una mia rivisitazione di riso cantonese e pollo con le mandorle), la figlia inizia a leggere ad alta voce la storia di Gertrude, interrompendosi per chiedere spiegazioni quando incontra espressioni che non conosce (per es. battere il ferro finché è caldo le sembra ostrogoto). Dopo cena, per velocizzare le operazioni, sono io a leggere. Ci mettiamo sedute fianco a fianco sul suo letto e andiamo avanti spedite con le sventure della monaca riluttante. Procedendo nella lettura, mi accaloro e la figlia si accalora con me: povera Gertrude che, dopo un incauto sì, non riesce più a dire no, rincorsa, fulminata dalle occhiatacce del terribile padre, che riescono a piegarne la volontà. Quando arriviamo a Egidio e alla conversa ricattatrice che viene eliminata, proviamo entrambe un brivido. E' un bel momento, non solo ho riassaporato la prosa manzoniana, ma ho potuto anche condividerla con mia figlia. Per eccesso di zelo, la aiuto a compilare una scaletta e mi allontano, lasciandola all'opera. Dopo un quarto d'ora mi raggiunge con un foglietto. Il suo testo è un'accozzaglia di frasi fatte mal assemblate, non c'è un filo logico, l'unica cosa che si percepisce è la fretta di sbarazzarsi del compito indigesto. Stancamente la invito a riscriverlo, poi finisce come voleva lei, le detto qualche frase. Mi sa che il padre della monaca di Monza avrebbe molto da insegnarmi.

venerdì 4 marzo 2011

Ognuno muore solo

che cos'è l'eroismo? come reagire se ci si ritrova all'interno di un regime crudele, opporsi al quale vuol dire firmare la propria condanna a morte? Le 740 pagine di Hans Fallada ci conducono in piena Germania nazista. Al centro del romanzo la storia vera di una coppia di coniugi tedeschi arrestati e giustiziati per aver distribuito cartoline di propaganda anti hitleriana nei palazzi di Berlino. Fallada racconta la storia di Otto e Anna, evitando ogni idealizzazione. Otto è descritto come un tipo meschino, che ama solo sua moglie (addirittura resta freddo alla notizia che il suo unico figlio è stato ucciso sul fronte francese). Quando Anna disperata dice a Otto, Tu e il tuo Fuhrer, nella mente dell'uomo scatta qualcosa. D'improvviso vede il male che lo circonda, vuole agire, prendere posizione. Scrivere a mano, con cura, dopo il lavoro, cartoline contro Hitler e andare a depositarle nelle portinerie di palazzi lontani dalla propria casa significa per Otto e per Anna affermare la propria distanza dall'orrore imperante. Alla vita quotidiana dei due coniugi si intrecciano altre vite, quelle dei vicini di casa, della vecchia ebrea, del consigliere in pensione, della fidanzata del figlio, del poliziotto che è sulle loro tracce, della postina con il marito ubriacone e donnaiolo, dei compagno di cella. Il realismo espressionista di Fallada non risparmia il lettore, ci sono pagine di intollerabile violenza e brutalità, eppure di tanto in tanto l'umanità dei personaggi viene a galla: non c'è solo silenzio e depravazione, c'è anche compassione, tenerezza, solidarietà, c'è il sogno che tutto finisca, che la vita torni a essere vita. Un libro potente, che scuote e ricorda qual è la sostanza di ogni totalitarismo: controllo delle coscienze, terrore e poi ancora terrore.

il conforto dei luoghi comuni

giovedì sera, salotto. Sullo schermo va in onda Santoro con l’inviato in Libia. La figlia mi tampina con il quaderno aperto, ha bisogno di “argomentazioni” a sostegno di due tesi che le ha dato l’insegnante di italiano e non sa che pesci prendere. Il discorso scivola sulle adozioni. Lei dice, io sono contraria alle adozioni dei single, i bambini hanno bisogno di una madre e di un padre. E perché? le dico io, non si cresce bene anche con un padre soltanto, con due padri, con una nonna, con qualcuno che ti vuole bene? Lei, inorridita, la mamma serve. A che serve, la incalzo io. Be’, con chi vai a comprare i vestiti, chi ti dà i trucchi? Ma se noi non andiamo mai a comprare insieme i vestiti perché litighiamo, se ci sono mille madri che non si truccano… Mentre parlo mi accorgo che sono scesa sul suo terreno, che sto provando a contrastare i suoi luoghi comuni che in quanto luoghi comuni sono più forti di ogni ragionamento. Lo schema genitori reazionari-figli trasgressivi non regge più, le incrollabili certezze che la figlia non trova a casa le cerca a scuola tra i suoi compagni. A volte è colpita dal loro razzismo (pensa mamma, abbiamo discusso di discriminazione con la prof di geografia e tutti quelli di classe mia erano d’accordo che Sucini è diversa da noi, perché è scura di pelle), il più delle volte non fa che uniformarsi al modo di pensare corrente. Poveri poveri professori.

giovedì 3 marzo 2011

mi aiuti? 'sto compito non lo capisco

leggo, sottoscrivo e soffro: "la scuola distrae i nostri ragazzi. Li distoglie dalle loro abituali e più care occupazioni. I giovani sono occupati in altro. Non sono affatto dis-occupati, o non pensanti o non-facenti. Pensano, certo che pensano, ma ad altro; hanno altre cose da fare, altri pensieri, altri interessi. Altri divertimenti. La scuola ci prova a essere divertente, ma poi c'è sempre quel guaio che deve insegnare qualcosa, e chiedere indietro, e allora la scuola rompe quando spiega, quando interroga, quando fa compito in classe. Interrompe. Disturba. Ecco, disturba. Questo è il verbo. Disturbare.Toglie la concentrazione. I ragazzi sarebbero concentratissimi sulle loro occupazioni, giochi, amicizie, svaghi. A loro la vita piacerebbe un sacco, se non fosse che la scuola.." da Togliamo il disturbo, Saggio sulla libertà di non studiare di Paola Mastrocola, Guanda 2011

fide

due madri

anteprima di Tiberio Mitri. Il campione e la miss, film a tinte fosche, diretto da Angelo Longoni in onda domenica e lunedì su raiuno. E' il racconto della travagliata storia d'amore tra il famoso pugile e Fulvia Franco, vincitrice di Miss Italia intorno agli anni cinquanta. Prima di addentrarsi nel rapporto tra i due, gli sceneggiatori hanno immaginato due scene parallele per descrivere l'infanzia dei protagonisti, segnata da un difficile rapporto con le rispettive madri. Tiberio bambino e suo fratello riportano a casa il padre ubriaco e finisce in rissa: Tiberio picchia il padre, la madre picchia lui. La piccola Fulvia invece torna a casa piangendo. La suora le ha tolto la parte della Madonna nella recita, perché bisogna dare il suo posto alla figlia di un ricco. La madre la incoraggia a reagire, a farsi furba. Per le scale della scuola, Fulvia fa inciampare la compagna nel cestino della merenda: la raccomandata si rompe la gamba e lei si esibisce di fronte ai soddisfatti genitori. Tra le due violenze, mi ha turbato molto di più la seconda, meglio gli schiaffi che l'esortazione a primeggiare a ogni costo.

Per una volta eviterò di fare l'elogio del sorriso dell'attore protagonista, un Luca Argentero in forma smagliante. Mi ha colpito la protagonista, Martina Stella. Uno scricciolo: piccola di statura, magrissima, con due occhi meravigliosi. Si è molto accalorata parlando di Fulvia Franco, del suo desiderio di sfondare, dei suoi insuccessi, dell'amore ricambiato che pure non riesce a riempirle la vita. Devono essergliene capitate di cose a Martina Stella.

mercoledì 2 marzo 2011

ci mancava solo l'anniversario

piove a dirotto da stamattina. La figlia è uscita con il fidanza. Devono festeggiare l'anniversario di tre mesi. Le ho detto di sì, a patto di non andare in macchinetta; già sono dei trabiccoli insicuri, con il bagnato è ancora peggio. Non sono affatto sicura che non stiano sfrecciando verso Ponte Milvio e già so che aspetterò le dieci e tre quarti con il cuore in gola. Nel frattempo è arrivato il marito, si è buttato sulle tagliatelle riscaldate e intanto continua a dettare cifre al telefono. Il sì sofferto è tutto mio. Dovevo scendere a controllare che si avviassero a piedi? Devo cercarla al telefono? Devo farmi una camomilla doppia?

scontri allargati

mentre ero al montaggio, si è svolta una riunione in videoconferenza tra Roma e Milano in cui sono volate parole grosse tra il produttore e il conduttore. Il primo, cercando argomenti contro il secondo, non ha esitato a tirarmi dentro, a parlare della mia insoddisfazione, sommandola alla sua e a quella di altri. Così stasera ho dovuto chiarire: la mia insoddisfazione è solo mia, ed è rivolta principalmente verso me stessa; se al terzo anno di collaborazione alla stessa trasmissione invece di progredire ho fatto dei passi indietro, sono io a dovermi interrogare e a dover correre ai ripari, non le persone che mi circondano. Ho le orecchie bollenti per le troppe telefonate ricevute e una gran voglia di vacanza.

martedì 1 marzo 2011

l'utilità della palestra

quando sono uscita dalla Casa del Cinema pioveva. Ho cercato nel portafogli un biglietto dell'autobus o un euro e ho scoperto di non avere né l'uno né l'altro. E' arrivato un autobus stracarico e ci sono salita, pensando che avrei fatto meglio a prendere un taxi a spese della rai invece che rischiare la multa. A piazzale Flaminio ho preso il tram, a casa ho trangugiato un piatto di pasta, sono salita sulla mia cinquecento e alle due e mezza ero alla dear a prendere il caffè con Giulia. E' stato allora che mi sono accorta di non avere più il portafogli. Ho pensato che mi fosse caduto a casa o in macchina. La rovinosa ipotesi furto non volevo neppure prenderla in considerazione. Prima di entrare in agitazione, ho ricevuto una telefonata dalla palestra. Cinzia, la segretaria di un studio legale di Piazzale Flaminio, aveva trovato per terra il mio portafogli, senza un soldo, ma con tutti i documenti e le tessere, compreso il bancomat. Da brava segugia aveva individuato subito la pista giusta: chiamando in palestra e fornendo il mio nome, ha chiesto di avvisarmi del ritrovamento fortuito. Ora il mio bel portafogli, carico di tutte le vie di accesso alle mie attività, è di nuovo nelle mie mani. Andare in palestra serve, eccome se serve.

con Caprino

in genere un'ora prima della conferenza stampa si presentano solo attori minori nella speranza di racimolare un'intervista; i protagonisti (e soprattutto le protagoniste) si fanno attendere. Invece Guido Caprino, pur essendo il Luca Manara del Commissario Manara 2, alle undici già si aggirava per la Casa del Cinema. L'anno scorso l'aveva intervistato Gianluigi e mi aveva detto che riuscire a fargli dire qualcosa era stata un'impresa. Carino è carino. Non un bellone, ha i capelli ricci, è alto, oggi gli avevano pure messo un cerone che un po' lo deturpava, ma quando sorride non vorresti far altro che restare a guardarlo. Ha cominciato a parlare del suo commissario in modo vago, come se stentasse a seguire il filo del suo stesso pensiero, come se avesse paura di sbagliare, di dire una cosa per un'altra. Gli ho fatto una domanda sul cambio di regia dalla prima alla seconda serie, un po' mi ha risposto; ho deciso, la chiudo qui, è inutile che ci torturiamo a vicenda, l'ho ringraziato, nonostante avessi altre curiosità sulla fiction. Lui mi ha chiesto di proseguire perché sentiva di non aver completato il discorso; siamo andati avanti ancora un bel po'. E' stata l'intervista più squinternata che io abbia mai fatto, ma mi è piaciuta, mi è sembrato di aver incontrato una persona vera (oltre che un attore di bell'aspetto).

America