martedì 31 maggio 2011

nel pallone

ieri sera sono andata a letto prestissimo, non mi reggevo in piedi. Stamattina ho deciso che un po' di palestra mi avrebbe aiutato a scaricare la tensione. Mentre agitavo in aria i pesi e sudavo, circondata dalle mie compagne di fatica, non riuscivo a concentrarmi, mi dicevo, devo andare in redazione. Dopo mezz'ora ho desistito, sono scesa nello spogliatoio e non ho trovato i miei vestiti nell'armadietto che avevo lasciato aperto come faccio di solito. Di corsa sono andata dalla segretaria e ho dovuto aspettare che finisse una telefonata e mi desse retta. Insieme alla donna delle pulizie siamo tornate sul luogo della misteriosa sparizione e i miei vestiti c'erano, solo erano nell'armadietto accanto a quello in cui li avevo cercati. Sorbendomi le occhiate di disapprovazione delle due donne e profondendomi in scuse, mi sono infilata sotto la doccia. Ho poi passato la giornata a scorrere e inoltrare agenzie (saltando ogni tanto qualche Scazzi, Rea e altri delitti, ma oggi c'era ancora Viviana a correggere i miei errori). Al momento di uscire, sono andata al computer di un'inviata assente per controllare la mia posta. Ho digitato male la password, il computer si è bloccato. Mi sarei messa a piangere, volevo andare via e avevo fatto un guaio. Me ne sono andata via, non ho pianto, non ho rimediato al guaio, rimandando a domani la soluzione del caso computer bloccato. Sono una pasticciona di mezz'età, perché mi cimento con roba da gente giovane e sveglia?

lunedì 30 maggio 2011

la zia angelicata

il primo giorno

che ci faccio qui e chi me l'ha fatto fare si sono alternati tutto il giorno nella mia testa con però, è interessante selezionare le notizie di scomparsa e cercare di saperne di più, finalmente un vero lavoro. A spaventarmi al momento è l'aspetto tecnico: non è semplicissimo districarsi tra cartelle condivise al computer, sistemi di archiviazione, smistamento delle notizie, aggiornamento del sito. In più la curatrice, vista in piena operatività, è indaffarata e severa in un modo che mi intimidisce. La redazione è tutta un via vai di persone, per lo più hanno un'aria cordiale. Sono affranta dalla stanchezza, non riesco neppure a gioire per l'esito delle elezioni e il figlio mi aspetta al varco con un tema da scrivere. Pietà.

domenica 29 maggio 2011

Ave Mary


credenti o non credenti, tutte noi dobbiamo fare i conti con Maria, con la sua valenza simbolica iniziale e con quella che le è stata appiccicata addosso nei secoli: questo ci dice Michele Murgia, nel suo brillante saggio Ave Mary, appena pubblicato da Einaudi. "Non è stato il cattolicesimo a inventare la prassi della subalternità della donna nel matrimonio, né la concezione di inferiorità che la fonda; è anzi evidente che quell'idea esisteva da secoli. Tuttavia i padri della Chiesa potevano scegliere di utilizzare il potenziale destabilizzante e innovatore dell'annuncio cristiano e della figura di Maria per modificare alla radice le situazioni di ingiustizia e svalutazione della persona che quel sistema imponeva e continua a imporre". Il sì di Maria all'angelo, un sì all'origine rivoluzionario e pieno di ardimento, è stato trasformato nel sì della passività, dell'abdicazione ed è stato additato alle donne come modello di comportamento. Partendo dal prete di paese che rivendica il contributo fondamentale delle donne nella vita della parrocchia e si sente rinfacciare da loro il fatto che questo consiste nella pulizia della chiesa, Michela Murgia passa in rassegna l'immagine della donna oggi, mantenendo sempre il paragone con l'immagine della Madonna. Che per gli uomini sia più facile invecchiare che per le donne è sotto gli occhi di tutti (d'altra parte Dio è un bel vecchio; Maria una donna condannata all'eterna giovinezza); è un po' meno evidente il fatto che al sesso femminile non sia concessa neppure una morte autonoma, indipendente da quella del "sesso forte". Un esempio lampante sono le mogli celebri, da Giulietta Masina a Sandra Mondaini, che nella rappresentazione giornalistica si vogliono stroncate dal dolore invece che da una ben più prosaica malattia (la Madonna morta è un tabù, in pochissimi l'hanno rappresentata, il suo dolore la blocca nell'atto di perdere il figlio). "Non esistono narrazioni prive di conseguenze: nemmeno la più innocente delle fiabe lascia il mondo come lo ha trovato", sostiene Michela Murgia. E alle narrazioni bisogna tornare, per capire la sostanza del messaggio. Portare alla luce ciò che la Chiesa ha sovrapposto al testo biblico per quanto riguarda il femminile, come fa in questo libro Murgia con acutezza e ironia, è di grande aiuto alla causa delle donne: soprattutto in un paese come il nostro, dove quello che dice la religione ufficiale conta, eccome se conta.

sabato 28 maggio 2011

alla boa

ieri tutto il giorno in treno, taxi e navetta, oggi in spiaggia a fare il bagno, l'acqua calda e pulita, poca gente, vento fresco. Mi ero scordata il sapore del mare, è stato bello risentirlo nuotando fino alla boa. Si è sganciato da noi anche il figlio, rimanendo a dormire da un suo amico ed evitando di perdere la partita di pallanuoto di oggi. In ascensore, prima di salire in macchina, il marito mi ha guardato con odio, a tredici anni io andavo con i miei senza discutere (se per questo, anche a venti, e i suoi erano pesanti come due massi e non lo portavano in posti belli). Essendo io la responsabile dell'assetto familiare, imputava a me la colpa della diserzione dei figli. A me dispiace non passare insieme il fine settimana, ma mi fa piacere la loro autonomia, sapere che se la cavano anche senza di noi, e so che son bene affidati. In compenso abbiamo papà, che si è fatto prendere a casa, ha nuotato, passeggiato con me e ha sempre parlato. Stasera cena con lui al ristorante su in piazza, domani se il mare ce lo consente, gita in barca. Com'è lontana Milano.



netto miglioramento

un anno fa entravo in un incubo: ero andata a fare una radiografia alla tibia al figlio che lamentava un bozzo sotto il ginocchio ed ero finita con lui in una spirale di consulti medici, tac, risonanze, scintigrafie, dottori ottimisti, dottori pessimisti, dottori comunque perplessi, orribili pensieri da tenere a bada. Lunedì l'ho portato a fare l'ennesima radiografia di controllo: nel referto a proposito dell'"alterazione strutturale" alla tibia si parla di "ridotte dimensioni" ed "evidenti fenomeni riparativi". Mai parole sono suonate così dolci al mio orecchio.

ultima puntata

di andare a Milano per l'ultima puntata di tv talk non avevo alcuna voglia. Non era un impegno lavorativo, ma una sorta di gita scolastica e le gite scolastiche non mi sono mai piaciute. In treno la mattina mi ha raggiunto un messaggio di mio padre che diceva, goditi la giornata diversa e cerca di migliorare le tue relazioni con il mondo esterno. Ho cercato di seguire i suoi consigli, per quanto possibile. Delle cose piacevoli nella giornata ci sono state: le chiacchiere con Jane in treno, quelle con Mirco, Angelica, Giorgia prima della trasmissione; l'osservazione della registrazione della puntata, con i contrattempi e l'euforia da ultimo giorno; l'inattesa gentilezza di Erika; la visita nella spettrale redazione di Sempione mentre fuori infuriava il temporale. Al ritorno ho fatto una testa così a Maria Teresa sui rischi della sua attuale euforia da sospensione da farmaci, chissà che combinerà nelle prossime settimane tutta sola alla Dear. Io sono insieme sollevata e terrorizzata dal cambiamento che mi aspetta, da lunedì comincio Chi l'ha visto, ritorno apprendista redattrice, devo affrontare la difficoltà dell'inserimento in un nuovo ambiente. Ho una rete di sicurezza, mi hanno ripetuto di volermi a tv talk a settembre, in mezzo c'è un agosto tutto libero, tutto per me, due mesi passano in fretta, qualunque cosa mi mettano a fare. Per ora devo provare a ricaricarmi, a scrollarmi di dosso la grande stanchezza e la tensione accumulate negli ultimi giorni.

giovedì 26 maggio 2011

scrittori alla radio

ho sentito alla radio un'intervista a Kyung-Sook Shin, la scrittrice coreana di cui mi è molto piaciuto Prenditi cura di lei, pubblicato da Neri Pozza. Tanto il romanzo è intenso, stratificato, potente, tanto le parole dell'autrice (filtrate attraverso un'interprete dal coreano) mi sono parse irrilevanti. Non era colpa dell'intervistatrice, Loredana Lipperini, che il libro l'aveva letto e bene, era Kyung-Sook Shin che non aveva voglia di parlare, di uscire allo scoperto. Ripeteva che il suo era un libro sulla mamma, sull'importanza degli affetti, sul fatto che scopriamo di voler bene alle persone quando non ci sono più. Non mi sembrava di sentir parlare di Prenditi cura di lei, ma di un altro libro, molto più scontato, che non avrei comprato. Non tutte le interviste fanno bene ai libri.

I bambini della sua vita


i titoli di testa scorrono tra i disegni di un cartone animato che ci mostra una bambina operata agli occhi (e i disegni tornano nell'epilogo a chiarire l'ultimo punto in sospeso). Poi comincia il film e non si capisce più niente: c'è una ragazza tormentata che sente voci in francese e si aggira in una vecchia casa, c'è la città di Cagliari tutta cemento, c'è una bambina con grossi problemi di vista, c'è una giovane donna troppo su di giri, c'è un bel francese che fa l'architetto, c'è una nonna molto religiosa. Peter Marcias centellina i pezzi del puzzle, non ha fretta di fornire allo spettatore le chiavi interpretative di ciò che gli mostra, pretende attenzione assoluta. Si ha quasi la tentazione di alzarsi e andare via dalla sala (peraltro deserta). Si resta e pian piano si comincia a capire: la ragazza è tornata nella casa in cui era bambina e assisteva alle terribili liti tra la mamma drogata e la nonna (brava, bravissima Piera Degli Esposti); va a trovare in carcere il giovane francese, amico di sua madre, che andava a prenderla a scuola e le insegnava a cantare e giocava con lei. Per raccontare le diverse sofferenze che si intrecciano nell'infanzia della protagonista, il sardo Marcias sceglie un stile aspro, difficile e alla fine la sua è una sfida vinta, il film (lentamente) si fa strada nel cuore dello spettatore. Attori ispirati, fotografia originale, bei dialoghi molto parchi di parole. Ma perché s'intitola I bambini della sua vita?

mercoledì 25 maggio 2011

il duello di Napoli

De Magistris non mi fa impazzire: ogni volta che vedo il suo faccione compiaciuto, il suo sguardo fiero, tremo per Napoli e per i napoletani: sarà capace di mettere da parte il suo ego debordante, di togliersi la tuta da superman per occuparsi dei problemi della comunità? In compenso Lettieri mi fa venire i brividi: mi sembra un burattino, ha un'aria infida e non conosce l'italiano. A Ballarò se ne è uscito con un agghiacciante "se vincerebbe" , stasera dalla Gruber ha detto ripetutamente, "La rispondo" invece che " le rispondo". Ci manca solo il sindaco analfabeta.

madre e figlia

a volte il clima burrascoso che domina nelle relazioni tra me e mia figlia conosce insperate schiarite. Oggi pomeriggio per esempio: è venuta Stefania, a lei ha fatto la ceretta, a me ha messo lo smalto. Poi siamo uscite, la figlia voleva dei mocassini. Nel primo negozio mi sono comprata io delle scarpe, al terzo abbiamo trovato le scarpe per lei. Nel frattempo mi raccontava delle mamme delle sue amiche: una non fa che litigare con il marito, che forse tradisce, e le figlie sono costrette ad ascoltare urla e rinfacci; un'altra, tutta rifatta, pensa solo al nuovo fidanzato e alla figlia dà soldi ma zero ascolto. Sentendola parlare mi sono rincuorata, a volte immagino che mi vorrebbe tutta diversa, griffata, pettinata, elegante, poi mi accorgo che sotto sotto le vado bene così, arruffata, affannata, sempre pronta a riconcorrerla, a sgridarla, ad ammonirla, ma bene o male partecipe di quello che fa, contenta di vederla serena forte spavalda.

carrello

martedì 24 maggio 2011

Bobby l'aggiustatutto

si avvicina l'estate e come ogni anno la Rai è in sommovimento: il caldo e le nomine sembrano andare molto d'accordo. In giro c'è gran nervosismo, il cambiamento di direttori sarà positivo o negativo? Molto agitato è il nostro capo, che non sa che fine farà il programma e soprattutto non sa che fine farà lui. Ci chiama nella sua stanza, ci intrattiene a lungo. Ribadisce più volte la sua virilità (per fortuna solo a parole). Il culmine del suo monologo è la frase, non sono mica Bobby l'aggiustatutto. Peccato, di cose da aggiustare ce ne sarebbero parecchie.

partenza per la pesca

Il ragazzo con la bicicletta


è un fascio di nervi Cyril, bambino abbandonato dal padre. Non si rassegna a perdere i contatti con il suo unico genitore, lo rincorre, lo bracca, non può credere che l’uomo abbia deciso di tagliare i ponti con lui. Cyril affida la sua rabbia alla bici, pedala come un disperato e lo spettatore soffre con lui, ne sente tutta la fragilità, l’impotenza, lo vede esposto a ogni insidia, scoperto, inerme. In una delle sue fughe, il ragazzo incappa in Samantha, una donna che lo accoglie, cercando di temperarne la furia. Samantha (come è bella e brava Cécile De France, già vista nell'ultimo film di Clint Eastwood) oppone al male che circonda il ragazzo un amore tutto fatto di azioni concrete. Quando sembra che il peggio sia passato, che Cyril sia finalmente al riparo, i fratelli Dardenne aggiungono un’ennesima svolta tragica alla sua storia. Molto bello, molto vero.

lunedì 23 maggio 2011

grossi dubbi di rilevanza

accingedomi a compilare la biografia di un ospite del programma ho trovato su Wikipedia “un dubbio di enciclopedicità”. In pratica, l’enciclopedia on line poneva l'interrogativo se il personaggio in questione meritasse una voce. Poiché chiunque può entrare in Wikipedia, creare voci e modificarle, molte persone innamorate di se stesse si autoinseriscono. Come si fa a convivere con “grossi dubbi di rilevanza” riguardo alla propria persona, anche se espressi da un’anonima enciclopedia?

meraviglioso

nello speciale tv talk andato in onda domenica pomeriggio c'era un'intervista di Erika ad Alfonso Signorini. A un certo punto lei gli faceva una domanda sul “meraviglioso racconto popolare” rappresentato dal suo lungo dialogo con Ruby all’interno dell’Alfonso Signorini Show. Eh, no, Erika, quel dialogo si poteva definire in tanti modi: fasullo, artefatto, menzognero, infame, disonorevole, obbrobrioso, mostruoso, un insulto all’intelligenza dello spettatore, il punto più basso raggiunto dalla televisione nell’ultimo anno. Tutto tranne che meraviglioso.

sabato 21 maggio 2011

Prenditi cura di lei


Park So-nyo, una signora di sessantanove anni viene separata dal marito dalla folla nella metropolitana di Seul: lui prende il treno e non se la trova più accanto. Da parte dei figli comincia un'angosciosa ricerca, si stampano volantini, si cerca di mobilitare la polizia, si offre un compenso; qualcuno sembra aver visto la donna, ma poi le sue tracce si perdono. Kyung-Sook Shin, scrittrice coreana, costruisce il racconto attraverso le voci di due figlie, un figlio e il marito della protagonista. Ognuno ripercorre con la memoria il suo rapporto con la scomparsa: ne emerge il ritratto di donna che si prodigava senza tregua e nascondeva agli altri i suoi cedimenti. Park So-nyo e la sua smaccata predilezione per il figlio maggiore, che con la sua applicazione allo studio la risarcisce del dolore di non aver mai imparato a leggere; Park So-nyo e il suo travagliato rapporto con la figlia scrittrice che rimprovera perché non si è sposata e viaggia troppo, ma di cui di nascosto si fa leggere ad alta voce ogni libro; Park So-nyo e il marito fedifrago e ubriacone; Park So-nyo e la figlia farmacista che secondo lei ha sprecato la laurea mettendo al mondo tre figli. La complessità del ruolo materno, le molte ombre che accompagnano la luce di questa figura, sono al centro dell'indagine dell'autrice, che sa imprimere il marchio della verità alle sue parole. Il finale ambientato all'interno della Basilica di San Pietro, dove la figlia scrittrice, contemplando la pietà di Michelangelo, arriva a sentire il dolore della madre, è bellissimo. Tutto il libro si legge d'un fiato e ci si ritrova con le lacrime agli occhi.

rosso e nero

venerdì 20 maggio 2011

Il primo incarico


il pregio principale del film di Giorgia Cecere Il primo incarico è quello di lasciare molto spazio all’immaginazione dello spettatore. Non sappiamo molto della protagonista Nena (Isabella Ragonese, qualunque cosa faccia la fa bene): vive con una madre anziana e inasprita e una sorella molto più giovane; ha studiato per diventare maestra; è mezza fidanzata con un giovane ricco colto indeciso; ha voglia di sperimentarsi, di emanciparsi ma non sa in quale direzione. Arriva in un posto sperduto del Salento: la scuola consiste in una stanza in cui piove, ha pochi allievi di tutte le età, i vecchi del posto la marcano stretta incuriositi dalla sua aria esotica, dai suoi pulloverini eleganti. La svolta arriva quando il fidanzato la lascia: lei impazzisce di dolore, si butta in un pozzo, la ripescano, si infila nel letto dell’unico giovane. Il film deve essere costato assai poco: è tutto girato tra due case in Salento, l’abitazione di lei, la villa del ricco; alla povertà dei mezzi fa riscontro la ricchezza delle emozioni e delle suggestioni: nel giro di un anno Nena trova se stessa e l’amore nell’ultimo posto in cui credeva di poter fare queste scoperte. Giorgia Cecere è molto brava nel raccontare l’oscillazione femminile tra l’ideale e il reale, tra l’idillio sognato e il riconoscimento di ciò che è autentico e fa stare bene.

giovedì 19 maggio 2011

traslochi

pianificando il futuro trasloco, avevamo pensato che per mio padre sarebbe stato comodo trasferirsi a casa nostra, che è molto più centrale e ben collegata della sua. Io avevo diversi motivi per incoraggiarlo in tal senso: l’avrei avuto più vicino, avrei mantenuto il legame con la casa a cui sono affezionata perché ci sono cresciuti i miei figli, mi sarei preoccupata di meno sapendolo libero dell’obbligo di spostarsi in macchina (dove sta ora non ci sono negozi). Lui ha fatto finta di prendersi del tempo per rifletterci. In realtà sapeva già di non voler affrontare questo cambiamento: lui ama la casa in cui vive da più di quarant’anni, in cui è morta mamma, in cui si sono sedimentati i suoi ricordi; non gli importa niente se è troppo grande, troppo lontana dal centro. Non voleva scontentarmi, cincischiava, accampava scuse come quella di sentire vicina la fine: questo un po’ mi ha innervosito. Poi ho capito. Ho smesso di insistere, di tentare di convincerlo. Ci mancherebbe solo che, per compiacere un mio desiderio, dovesse rinunciare al suo diritto di stare dove gli pare.

dalla parte delle donne?

a me pare che schierarsi dalla parte delle donne sempre e comunque sia controproducente per la causa femminile. Due esempi di questi giorni: il caso Strauss-Kahn e il Booker Prize a Philip Roth. Che le ministre delle finanze europee si siano schierate contro il politico francese senza aspettare che la sua posizione si chiarisca non mi è piaciuto per niente (tra l’altro io ho una mia teoria in proposito, secondo cui sarebbero entrambi vittime di un complotto: lui aspettava, come altre volte, una prostituta e ha assalito la prima donna che ha visto, la cameriera è stata mandata allo sbaraglio da chi sapeva cosa le sarebbe successo e voleva utilizzarlo per distruggere l'avversario). Per quanto riguarda Roth, è un grandissimo scrittore e male ha fatto l’editrice Carmen Callil della Virago Press a scandalizzarsi dell’attribuzione del premio. Quanti danni si possono fare in nome della politically correctness.

lago

mercoledì 18 maggio 2011

incartata

non è difficile incartarsi. Vai a letto nervosa e agitata e al mattino tutto ti sembra di una complicazione infinita: il figlio ancora con la febbre, il montaggio del servizio, l'interrogazione della figlia. Poi succede che il figlio dalla pediatra te lo porta il nonno (e la diagnosi è un banale mal di pancia); il servizio ti impegni a farlo e ti diverti anche; la figlia ti manda un messaggio un po' acido ma molto rassicurante "non sono deficiente come pensi, ho preso sei e mezzo". Che bello scartarsi.

martedì 17 maggio 2011

il chiasmo no

fine giornata: devo ancora mettere i piatti in lavastoviglie, vorrei godermi un Ballarò post elettorale. Arriva la figlia con aria minacciosa: la prof ha osato darle per casa il Canto notturno di un pastore errante per l'Asia e lei non ci capisce molto. Ha trascritto accanto al testo a penna la parafrasi e già questo mi mette di cattivo umore. Vuole che l'aiuti a rispondere a una serie di quesiti sulle parole chiave, sulle rime, sulle figure retoriche, sul passaggio dalla visione espressa da Leopardi in A Silvia e quella che emerge da questa poesia. Sono stanca, non sopporto il disprezzo con cui tratta Leopardi, il chiasmo non riesco a trovarlo, né a spiegarle a quale funzione corrisponda. Ci mettiamo a urlare come pazze, io le dico, potevi studiare oggi pomeriggio, invece di stare in giro fino alle cinque. Lei ribatte, tanto tu non c'eri, pensi solo al tuo lavoro, alle tue stupide interviste. Il marito cerca di separarci. Lei si chiude sdegnata in camera sua, dicendo, se prendo quattro a te non importa. Deve ancora ripetere biologia. A me ha fatto passare la voglia di vedere Ballarò, ma sono troppo tesa per leggere o per andare a letto.

racchia e disonesta

giornata di interviste. Sono molto ferrata sull'argomento (la fiction rai e mediaset), tra anteprime e tv ho visto praticamente tutto. La mattina vado da Fabrizio Del Noce (rai), il pomeriggio da Giancarlo Scheri(mediaset). Dal primo arrivo trafelata: in palestra ricevo un messaggio della figlia che ha scordato gli appunti per l'interrogazione a casa, devo portarglieli a scuola, faccio tardi. Nel corridoio incontro le signore dell'ufficio stampa della fiction, siamo quasi amiche, ci vediamo a ogni presentazione, mi chiedono cosa faccio lì, mi prendono in giro perché non sono abbastanza truccata, pettinata e vestita per il direttore. Rispondo, mi volete male, mi togliete la fiducia in me. Ridono, no, lo dicevamo per lui, che ama le belle donne. In chiusura di intervista Del Noce mi fa fare un salto quando dà la notizia che Rodrigo Guirao, il protagonista di Terra ribelle, ex meccanico argentino dagli occhi azzurri e i pettorali sempre in vista, è stato adottato dalla fiction italiana, tanto che reciterà la parte di Fabrizio del Dongo nella Certosa di Parma (la Certosa di Parma, no!). Fin qui sono solo racchia e turbata dalla notizia. E' l'intervista a Scheri a darmi la patente di disonesta. Vado con la troupe sull'Aurelia Antica, dove c'è la loro sede. Lui si presenta con un quarto d'ora di ritardo. Prima si affaccia la sua addetta stampa che mi ha chiede nervosamente di confermarle che al direttore farò due domande sui successi della stagione. Con Scheri parlo dieci minuti: dei successi e degli insuccessi della stagione, lui è preparato e disinvolto. Finita l'intervista, lei dà in escandescenze: sei disonesta, gli hai fatto domande non concordate, volevi fregarci. Lui ride. Lei mi minaccia, la prossima volta, prova a chiedermi un'intervista. A restarci male è soprattutto l'operatore, mi dice, non doveva darti della disonesta, non te lo meritavi, è un insulto pesante. Che sollievo depositare a breve il ruolo di intervistatrice televisiva e le sue conseguenze.

lunedì 16 maggio 2011

Torino, Milano, Bologna

Enrico Mentana l'ha chiamata la breccia di Pisapia, per me è il trionfo del vecchietto di Gaeta, sta di fatto che stasera finalmente si riprende a sperare.

tutto per gli uomini

sui cartelloni di Roma domina la pubblicità di un noto marchio che lancia una nuova linea di intimo. Una ragazza in reggiseno e mutande trasparenti sta distesa con le braccia tese in lato e allacciate, il corpo incurvato ad arte. Per lo più sono le donne a comprarsi la biancheria, ma questa foto è pensata per gli uomini. C’è il corrispettivo maschile: un ragazzo muscoloso in posa analoga: mutande, braccia in alto e sguardo languido. Alle donne che la guardano questa foto non dice nulla: è rivolta a un pubblico gay. Anche questo è un segno del maschilismo imperante.

domenica 15 maggio 2011

snaturati

alla fine la più saggia è stata la figlia. Lei si è fatta due giorni in beato isolamento con la nonna che l'ha coccolata e aiutata a ristabilirsi. Ora è sotto il portone con "tre amiche e degli amici", riposata, un fiore. Il figlio che è venuto con noi, invece, non ha fatto in tempo a entrare dalla porta di casa che è corso in bagno a vomitare. Il bagno in mare, l'uscita in barca con il cielo coperto, la dieta a base di mozzarella e vongole: non il massimo per chi è appena uscito dall'influenza. Genitori snaturati. E anche il nonno.

elezioni

sulla piazza principale di Gaeta un vecchietto su una panchina con un tubicino nel naso e la bombola dell'ossigeno accanto. Tra le mani l'Unità con il titolo Salviamo l'Italia. Speriamo che come ce l'ha fatta lui ad arrivare in piazza a leggersi il giornale ce la facciano i milanesi, i napoletani, i bolognesi, i torinesi a salvare l'Italia.
Published with Blogger-droid v1.6.8

sabato 14 maggio 2011

sola

resto dalla nonna, non potete costringermi a venire al mare con voi: già ieri la figlia aveva espresso il suo fiero proposito di sganciarsi dal nostro week end. Stamattina speravo che la bella giornata la spingesse a cambiare programma, a concedersi due giorni sulla spiaggia invece che nella casa buia di sua nonna. Invece era decisissima e il figlio si sentiva infelice a venire con noi, anche lui, potendo, avrebbe scelto la nonna per farci dispetto. Alla fine abbiamo lasciato lei alle cure di mia suocera, esaltata dalla novità di avere compagnia, e siamo passati a prendere mio padre, che in macchina ha sempre parlato. Lui e il figlio hanno fatto anche il bagno, ottandue anni e tredici, incuranti dell'aria fresca. Ora sono quasi le sei, si sta benissimo, i miei familiari se ne sono andati, il sole è ancora caldo. Resto ancora qui stesa o vado a comprare le vongole?
Published with Blogger-droid v1.6.8

venerdì 13 maggio 2011

post ritrovato 2: se vince letizia

non ho mai provato simpatia per Letizia Moratti e come molti spero fortemente nell'elezione a sindaco di Pisapia, che darebbe un segnale importante a Milano e a tutta l'Italia. Oggi però la Moratti ha fatto una cosa che non mi aspettavo, una cosa davvero bieca. Ha aspettato che stesse scadendo il tempo del dibattito televisivo e ha tirato fuori una vecchia accusa da cui Pisapia era stato assolto gettandogli addosso del fango in maniera subdola e premeditata. Lui non poteva replicare, ha potuto solo manifestarle il suo sgomento rifiutando di stringerle la mano. Se vince la Moratti vince la metà degli italiani che crede che per mantenere il potere ogni bassezza sia lecita, l'Italia in malafede.

post ritrovato 1: dogsitter (grazie silvia)

non avevo mai visto Julia, la signora che pulisce casa nostra, ridere così di gusto.Oggi le ho chiesto di attaccare in portineria un foglio in modo visibile per tutti i condomini. C'era scritto: “Sedicenne affidabile, amante degli animali, offresi come dogsitter”. Rantolando dalle risate, Julia ha detto, già li vedo i cani scappare fino a Tivoli. Che mia figlia non sia il massimo dell'affidabilità è un fatto e il suo amore per i cani era molto vivo quando era piccola ma si è affievolito se non perso crescendo. Portare a spasso i cani, raccoglierne la cacca, impegnarsi per guadagnare quei soldi che spende così facilmente le farebbe un gran bene. Speriamo che qualcuno abbocchi

senza blog

stamattina ho provato a entrare nel mio blog e l'ingresso mi era negato. Ci ho provato più volte, mi sono accorta che i miei post di ieri (uno sul tentativo di far fare la dogsitter a mia figlia e uno sullo scontro Moratti-Pisapia) erano scomparsi. Più passavano le ore, più diventavo inquieta. E se pian piano tutti i post sparissero, se non potessi più accedere a questo spazio accogliente? Panico. Ora tutto sembra tornato alla normalità e pazienza per i post spariti. Non mi abbandonare mia realtà virtuale, al momento non saprei fare a meno di te.

Ternitti


il titolo è bello; è bella la copertina che mostra una donna curiosa, in attesa; è bello e importante il tema dei morti d’amianto, gli immigrati pugliesi che in Svizzera andavano a cercare lavoro e tornavano con i polmoni distrutti. Ma il romanzo di Mario Desiati non mi è piaciuto per niente. La lingua: un impasto indigesto di espressioni auliche (il crine, le ricordanze), lingua quotidiana e dialetto; un insieme ridondante e retorico che non restituisce quasi mai la concretezza di cose, persone, paesaggi. Quanto alla protagonista, così scrive l’autore a p.130 “la storia di Mimì era fatta di accostamenti incongrui, di similitudini arbitrarie. Era una donna che scompaginava le convenzioni, le sicurezze dei suoi più intimi conoscenti. Di persone simili l’umanità è piena, ma ben pochi hanno la coscienza per vivere a fondo questa elezione”. Da bambina Mimì si nasconde sotto al letto per non andare a scuola, da ragazza resta incinta di un operaio e si tiene la figlia, da donna sceglie con disinvoltura gli uomini (anche se a volte sbaglia come nel caso di un romantico musicista che si rivela un nomade ammogliato, puzzolente e violento). E questa è, o dovrebbe essere una descrizione fisica di Mimì: “Le labbra di Mimì non erano un monogramma misterioso, non erano un’eclissi di luna, i suoi seni non erano camelie tra le mani della notte e le gambe non erano scontro tra folgori, esplosioni al magnesio… Mimmì non era donna che poteva consegnarsi a qualche verso. A volte nulla per una donna è più offensivo di una poesia”. Per dirla con Desiati, nulla è più offensivo per un lettore di un libro pretenzioso e mal scritto.

malata

da ieri la figlia giace a letto malatissima, contagiata dal fratello. Anche nella malattia sono diversi: tanto lui torna bambino e pretende attenzioni ma soprattutto rassicurazioni, tanto lei resta selvatica, respingente. Chiede l’acqua, chiede cibo (le viene voglia di nutella, che non è il massimo in presenza di vomito), chiede tutti i telefoni, chiede coperte, dice, non respiro, dice vattene, mi richiama, cade in un sonno comatoso, si risveglia, si pettina. Un po’ mi fa avvicinare, ma non molto, le tocco la fronte bollente, ma se accenno una carezza allontana la mano. Cerco di approfittare della sua debolezza per estorcerle qualche segreto, le chiedo di Andrei, il ragazzone bruno che l’abbracciava l’altra sera davanti all’ingresso. Vorrei sapere se è russo, se sua madre ama Tolstoj, lei mi guarda come fossi matta, si pente di essersi lasciata sfuggire quel nome. Lui la chiama al telefono, lei mi caccia, il tempo che mi ha concesso è scaduto.

giovedì 12 maggio 2011

dogsitter

non avevo mai visto Julia, la signora che pulisce casa nostra, ridere così di gusto. Oggi le ho chiesto di attaccare in portineria un foglio in modo visibile per tutti i condomini. C'era scritto: “Sedicenne affidabile, amante degli animali, offresi come dogsitter”. Rantolando dalle risate, Julia ha detto, già li vedo i cani scappare fino a Tivoli. Che mia figlia non sia il massimo dell’affidabilità è un fatto e il suo amore per i cani era molto vivo quando era piccola ma si è affievolito se non perso crescendo. Portare a spasso i cani, raccoglierne la cacca, impegnarsi per guadagnare quei soldi che spende così facilmente le farebbe un gran bene. Speriamo che qualcuno abbocchi.

mercoledì 11 maggio 2011

se vince letizia

non ho mai provato simpatia per Letizia Moratti e come molti spero fortemente nell’elezione a sindaco di Pisapia, che darebbe un segnale importante a Milano e a tutta l’Italia. Oggi però la Moratti ha fatto una cosa che non mi aspettavo, una cosa davvero bieca. Ha aspettato che stesse scadendo il tempo del dibattito televisivo e ha tirato fuori una vecchia accusa da cui Pisapia era stato assolto, gettandogli addosso del fango in maniera subdola e premeditata. Lui non poteva replicare, ha potuto solo manifestarle il suo sgomento rifiutando di stringerle la mano. Se vince la Moratti vince la metà degli italiani che crede che per mantenere il potere ogni bassezza sia lecita, l'Italia in malafede.

guarito

il mio livello di stress è tale che ieri ho dovuto respingere la tentazione di portare il figlio al pronto soccorso. La febbre gli saliva a quaranta, era tutto scosso da brividi, gli davo la tachipirina, gli scendeva e dopo due ore stava di nuovo malissimo. Mi sono detta, è un robusto tredicenne, non un neonato, anche i neonati non si portano in ospedale quando hanno la febbre, al massimo lì li spogliano e li rinfrescano, stai calma, razionalizza. Alle nove e mezza è crollato a dormire mentre io ero sveglissima per la preoccupazione. La mia notte è andata avanti così, con continue passeggiate in camera sua a toccagli la fronte. Stamattina sono andata al lavoro sentendomi uno straccio. Dopo tre ore ci ho rinunciato e sono tornata, in tempo per mangiare una cosa con lui rifiorito e rimettermi a letto. Ora lui si aggira per casa sfebbrato ma con il mal di testa da convalescenza. Ho provato ad approfittare della sua debolezza per mettergli in mano il Barone rampante che gli è stato regalato al suo compleanno. Io amo quel libro. Gli ho detto, ti leggo ad alta voce il primo capitolo, se non ti piace lo lasci, se ti piace continui da solo. Mentre io mi esaltavo rincontrando la Generalessa che ricamava cannoni, il padre perso nelle questioni dinastiche, la sorella che cucinava porcospini, il figlio spalancava la bocca in enormi sbadigli. Quando mi ha chiesto, quanto dura il primo capitolo, ho smesso. Rivado alle mie letture in inglese, lo lascio ai suoi canali tv sulle innovazioni tecnologiche. Chissà se un giorno aprendo un libro di Calvino e scoprendo come è bello si ricorderà della sua mamma, dei suoi vani tentativi per farglielo apprezzare.

formica all'arancio

martedì 10 maggio 2011

in taxi

prendere un taxi a Roma può essere un’esperienza parecchio spiacevole. Le macchine sono spesso vecchie e sporche, i finestrini tutti abbassati o in alternativa il riscaldamento acceso al massimo, i guidatori logorroici. Ma la cosa peggiore è la radio. I tassisti romani non ascoltano quasi mai radio rai, ascoltano canali assurdi (tipo quello per tifosi romanisti) e a un volume stratosferico. Stamattina nel taxi in cui sono salita c’era una voce che blaterava su Osama Bin Laden. Parlava delle sue dodici mogli, del viagra che usava, della barba che si tingeva, dei suoi seguaci che nell’aldilà lo aspettavano per fargli la festa dato che non avevano trovato le vergini che erano state loro promesse. Quando ha cambiato argomento ed è passato a insultare gli zingari che fanno speculazioni edilizie stavo per chiedere al tassista di farmi scendere. Vedere la casa del cinema mi ha aperto il cuore.

malato

verso le due di notte il figlio ha cominciato a vomitare e non ha smesso per tutta la notte. Era un sacco di tempo che non restavo sveglia alle prese con una malattia notturna dei figli. Com'è dura alle sette alzarsi e far finta di niente. Ora lui sta buttato sul divano, pallidissimo, pieno di febbre e mal di pancia. La pediatra mi ha detto che mezza Roma è nelle sue condizioni. Gli ho comprato dei fermenti lattici in gocce, glieli ho dati con l'acqua cucchiaino dopo cucchiaino. Io mi devo vestire, truccare (ci vorrebbe un mago, un truccatore professionista non basterebbe a cancellare dalla mia faccia i segni del vicino tracollo) e andare alla Casa del Cinema. C'è di buono che massimo alle due sarà di nuovo a casa. Il marito aveva in programma riunioni a Milano, stanotte ha chiesto, che succede ed è tornato a dormire, stamattina è partito fresco come una rosa e torna domani. Ora vado.

lunedì 9 maggio 2011

stanchezza

i postumi della festa sono stati duri: stanotte, mentre mi rigiravo tra le lenzuola con la gola in fiamme (gli ultimi genitori sono arrivati alle sei e mezza passate a prendersi i figli, cominciava a far freddo), rivedevo gli occhi fuori dalle orbite del padre che mi accusava di aver perso sua figlia. Oggi al lavoro ero zombie. Da zombie sono stata convocata dal mio capo, che si è detto sicuro che traghetterà il programma su raitre. Mi ha detto, ti fidi di me? Gli ho risposto, mi fido e non mi fido. Perché mi fidi ha chiamato l'autore, gli ha chiesto di venire domani a incontrarci. Così ho una riunione alle cinque, mentre la mattina mi aspetta l'anteprima dei Liceali. Da Milano piovono letture su letture. Perché mi complico la vita, mentre l'unica cosa di cui avrei bisogno sarebbe una lunga vacanza?

mani in pasta

domenica 8 maggio 2011

Tatanka


nonostante le buone intenzioni, non è un gran che Tatanka, il film tratto da un racconto di Roberto Saviano. Comincia bene, con due ragazzi belli e dannati che nello scenario desolato del Casertano si destreggiano tra furti, fermi della polizia e tuffi dagli scogli. Michele vorrebbe fare il pugile ma Rosario, che è di indole rissosa, lo porta a rapinare un magazzino, uccide il guardiano e lascia che l'amico si prenda la colpa. Otto anni dopo Michele, che ha passato il tempo in carcere ad allenarsi, ritrova Rosario e il suo vecchio allenatore (Giorgio Colangeli). Questa seconda parte in cui Michele è in balia di Rosario che, divenuto un camorrista agli ordini del boss, gli organizza incontri truccati, è meno bella della prima. Ma è nella terza parte che il film scade definitivamente. Dopo aver vinto l'incontro che doveva perdere per ordine del boss, Michele scappa in Germania da un'amica ristoratrice, lasciando l'allenatore in balia dei camorristi infuriati. A Berlino non ha voglia di fare il mantenuto e va a cercarsi un altro allenatore. Torna a casa per la morte del nonno e il suo ultimo incontro con l'amico Rosario avrà un esito tragico. Inevitabile il confronto con Gomorra, film tanto più emozionante e visionario. Qui c’è un'evidente povertà di mezzi e un racconto poco coerente dagli sviluppi abbastanza prevedibili.

deve essere un berlusconiano

lo scenario è il seguente: un grande prato, ragazzini che scorrazzano felici, disperdendosi tra il fiumiciattolo sottostante, il campo da calcio circondato da erba alta, il tavolo con sopra patatine, coca cola, pizzette, formaggi, salame. I genitori dei compagni di classe del figlio arrivano, lasciano i ragazzi, chiedono a che ora è prevista la fine della festa, salutano e se ne vanno. Erano le quattro, qualcuno dei nostri amici voleva andare via, abbiamo tirato fuori le torte anche se tutti i ragazzi non erano tornati dal fiume. Arriva una macchina, scendono un padre, una madre e un figlio. Ci chiedono notizia della figlia, di sua sorella e di un'amica. Gli dico che devono essere ancora al fiume, i ragazzi stanno risalendo alla spicciolata, tutti bagnati e entusiasti. Il padre, mi chiede come si va al fiume. Gli indico la discesa. Si avvia ma torna subito indietro, dicendomi, c'è troppo fango, mi sporco le scarpe. Per un po' me li dimentico. Appena arriva mio figlio parte la canzoncina con gli auguri. Mentre lui spegne le candeline, il padre infuriato mi fronteggia, qualcuno mi trovi mia figlia. Tremo pensando che sia indeciso se strozzarmi o chiamare la polizia, quando sua figlia riemerge dal fango con la sorellina e l'amica. Sono tutte bagnate e il sorriso muore loro sulla bocca quando vedono il padre furioso. L'uomo le acchiappa e si avvia verso la macchina senza salutare nessuno. La moglie mangia un po' di dolci, saluta e se ne va come se niente fosse (evidentemente sa che lui la sta aspettando dietro l'angolo in macchina). La mamma di un altro ragazzo mi racconta che l'aveva incrociato all'andata e lui le aveva fatto dei gestacci perché pretendeva che gli lasciasse libera la strada. Non credo lo vedremo mai più in campagna e non mi dispiace, mi ha rovinato le candeline. Deve essere un berlusconiano. (Vabbe' anch'io mi sarei preoccupata se non avessi trovato mia figlia o mio figlio dove li avevo lasciati, ma le persone ansiose è meglio che i propri figli non li perdano d'occhio e poi quando l'ansia è passata si può tornare a essere persone civili).

sabato 7 maggio 2011

Io cammino in fila indiana


Ascanio Celestino rimette mano ai monologhi scritti per la trasmissione Parla con me e dove ne sente l'esigenza allunga la versione originale: Io cammino in fila indiana è il ritratto beffardo dell'Italia che ci circonda, incattivita, immiserita, sporca dentro e fuori. "Il piccolo paese", come lo chiama lui, è in balia di Toni Mafioso e Toni Corrotto, ma a far paura è soprattutto l'Opposizione che "trova più elegante passare le sue giornate a giocare a bridge e sorseggiare scotch nel salotto privato del Bar della Mafia in via della Corruzione". Il libro si apre con una goccia: l'uomo la sente cadere, immagina i suoi nefasti effetti e non fa nulla. Non fa nulla neanche nell'intermezzo in cui torna la goccia e non fa nulla neppure nell'epilogo in cui "affoga serenamente": quello che succederà a noi. Tra una goccia e l'altra c'è l'uomo che gira con la pistola, c'è lo spacciatore di dolore, c'è quello che vorrebbe trasformare l'Africa in una grande piscina e affogare tutti i negri. Il racconto che mi è piaciuto di più si chiama "La fila della diversità": una maestra di fila indiana (tutti gli altri insegnamenti sono stati cancellati perché dannosi) s'interroga sul criterio con cui incolonnare i ragazzi e butta giù dalla finestra tutti gli scartati a partire dall'africano e dalla zingarella; alla fine di ragazzo non ne resta nessuno, ognuno a modo suo era diverso dagli altri. Finalmente una classe senza bocciati, è la considerazione finale. Parla con me va in onda quando io dormo, ma uno di questi monologhi l'ho sentito leggere da Ascanio Celestini a Radio tre: è fantastico come portino l'impronta della sua voce, tanto che anche se uno se li legge da solo la sente risuonare.

l'ingresso dei ricordi

venerdì 6 maggio 2011

It


800 grammi: tanto pesa sulla bilancia della mia cucina il tascabile della Sperling di It di Stephen King. E' valsa la pena di aver sopportato questo peso sul petto per più e più serate: It è davvero il grande libro che tutti dicono. Avendo etichettato mentalmente King come uno scrittore di horror pensavo che giocasse tutto sul piano della suspence. Non è così. It affronta con grandissima ricchezza di sfumature un tema che mi appassiona da sempre: la fine dell'infanzia. Racconta più che vicino, da dentro, cosa significhi essere bambini, lasciarsi travolgere dall'immaginazione, non porre limiti al desiderio di esplorare se stessi e il mondo circostante, sentire un muro invisibile con il mondo dei grandi. Racconta anche cosa vuol dire, una volta diventati adulti, provare a rientrare in contatto con il bambino che si è stati, riaccendere quelle emozioni, farci i conti. E poi naturalmente parla del Male, non solo di quello misterioso, inspiegabile, ma anche del male quotidiano: il padre che domina con la paura la figlia; il marito che picchia la moglie, il ragazzino geloso che soffoca il fratello in culla, il bullo che desidera solo straziare i compagni. A tanta mostruosa violenza, King non oppone che una cosa: l'amicizia. It è il più bell'inno all'amicizia tra ragazzi che io abbia mai letto. C'è poi la scoperta del sesso in adolescenza, c'è l'amore che resiste nel tempo. C'è davvero tanto in questo librone che comincia con una barchetta di carta che finisce in un tombino in un giorno di pioggia.

gru

tre torte e tre libri

tutta presa dal problema della mia prossima collocazione televisiva, avevo completamente accantonato l’argomento letture. Negli ultimi tempi il flusso dei libri per ragazzi da leggere in inglese si era ridotto considerevolmente e io ne avevo approfittato per dedicarmi a libri scelti da me (quando mai avrei trovato il tempo per It di Stephen King all’epoca in cui leggevo dieci libri al mese per lavoro?). Improvvisamente la casa editrice riprende a chiedermi letture e insieme la tizia che dirigeva il settore ragazzi si fa viva, mi dice che ha cambiato editore e vuole che collabori con lei. Guadagno così poco che dovrei rispondere, no grazie, a questi voluminosi dattiloscritti che mi intasano il computer, nonché il poco tempo libero. Eppure ogni volta prevale la curiosità, la fame di letture diverse, l’emozione delle rare scoperte. Se non avessi fatto la lettrice non avrei mai incrociato The Miseducation of Cameron Post opera prima di Emily Danforth dedicata a una ragazza che scopre la sua omosessualità, mentre è alle prese con il trauma della morte dei genitori in un incidente d’auto e con l’affidamento a una zia bacchettona. Insomma questo week end si preannuncia impegnativo: oltre alle tre torte che sono il mio contributo per la festa in campagna del figlio, ho tre libri in inglese che si contenderanno la mia attenzione.

giovedì 5 maggio 2011

salgari ad alta voce

i classici della letteratura per l’infanzia li ho letti quasi tutti: un po’ li ricevevo ai compleanni, un po’ li ereditavo dai cugini più grandi man mano che facevano pulizia sui loro scaffali. Mio padre in particolare era fissato con Salgari e non me ne faceva mancare uno. Non ho mai amato Sandokan e i suoi, li trovavo terribilmente noiosi, ma diligente com’ero non c’era volume ambientato in Malesia che non leggessi dalla prima pagina all'ultima. Mi sorbivo interminabili descrizioni di battaglie, aspettando l’amore e quando questo arrivava non ne ero poi tanto soddisfatta, anche se non sapevo perché. Oggi in macchina ho sentito il seguente bravo delle Tigri di Mompracen letto ad alta voce su Radio tre:
“- Milady - disse Yanez con voce grave. - Non temete, Sandokan. E’ uno di quegli uomini che sanno far felice la donna che amano. Fu uomo terribile, crudele anche, ma l'amore lo ha cambiato e vi giuro, signorina, che mai vi pentirete di essere diventata la moglie della Tigre della Malesia.
- Vi credo - rispose Marianna. - Che importa se il suo passato fu tremendo, se ha immolato vittime a centinaia, se ha commesso vendette atroci? Egli mi adora, egli farà per me tutto ciò che io gli dirò, io farò di lui un altro uomo. Io abbandonerò la mia isola, egli abbandonerà la sua Mompracem, andremo lontani da questi mari funesti, tanto lontani da non udirne più mai parlare. In un angolo del mondo dimenticati da tutti, ma felici, noi vivremo assieme e nessuno mai saprà che il marito della Perla di Labuan è l'antica Tigre della Malesia, l'uomo che ha fatto tremare regni e che ha versato tanto sangue. Sì, io sarò sua sposa, oggi, domani, sempre e l'amerò sempre!" C’è quell’atroce signorina nel bel mezzo dell’apologia di Sandokan fatta da Yanez; c’è Marianna che si propone di fare del pirata dal passato tremendo un maritino borghese. Ad alta voce si possono proporre solo capolavori, se no per quanto l'attore si impegni l’effetto è controproducente.

mercoledì 4 maggio 2011

fa bene, fa male

fa bene vedere il nome di un operatore amico sull'assegnazione di troupe, fa bene andare con lui dalla Dear all'Aventino spettegolando del più e del meno, fa bene trovare il giornalista da intervistare pronto e disponibile, fa bene sentirgli dire cose sensate senza darsi arie, fa bene montare l'intervista con il solito Ettore, prendere con lui il caffè, scambiare due chiacchiere. Fa male invece a fine giornata sentire l'autrice smontarti tutto: l'intervista e persino l'inquadratura. Fa male soprattutto il tono con cui te lo dice, come se tu fossi una scolara zuccona, che proprio non ci arriva. Mancano solo due puntate, ce la posso fare.

festa continua

le avevo detto che avremmo mangiato insieme a pranzo perché ero qui vicino al montaggio. La figlia mi manda un messaggio, non torno, c'è la festa a sorpresa di una. Le rispondo, certo che devi tornare. Lei replica, è un compleanno, non posso non andarci. Il problema è che nel suo liceo ci sono più di mille studenti e lei è amica di un numero molto elevato di loro; c'è sempre qualcosa da festeggiare e lo studio scivola inevitabilmente all'ultimo posto. Ieri era pesta perché andando a scuola, china sul suo telefono a leggere un messaggio, è andata a sbattere la testa contro un palo. E' rimasta rintronata tutto il giorno. E io dovrei metterle un motorino in mano? Il fidanza in qualche modo mi dava sicurezza, invece è stato appena da lei liquidato con manifesto sollievo. Erano cinque mesi oggi, ci pensi? Non ne potevo proprio più. Crescerà? Diventerà un po' più responsabile un po' meno insensibile?

martedì 3 maggio 2011

shopping con sorelle

le mie sorelle sono diverse tra loro, sia fisicamente sia caratterialmente. Sono però entrambe molto loquaci e vivono entrambe lontano da Roma. Andare in giro per negozi con loro mi fa ripiombare ai tempi della mia infanzia, quando mia madre attaccava discorso con ogni negoziante, mentre io rimpicciolivo per non farmi notare. Un mese fa è venuta a trovarci Isabella e al venditore di swatch ha raccontato quasi tutta la sua vita recente, godendosi l'effetto che faceva il trasferimento a Indianapolis su un giovane commesso che sembrava non aver mai messo fuori il naso dalla sua città. Oggi è stato il turno di Maddalena di fare uno show nella boutique in cui siamo entrate per comprar pantaloni, tirando fuori Zurigo. Io un po' mi imbarazzo e un po' mi diverto: le incursioni romane delle sorelle, pur sfiancanti, lasciano un grosso vuoto dietro di loro.

osteria

lunedì 2 maggio 2011

vicino allo stadio

ero con mia sorella e i suoi figli all'angolo tra via Flaminia e via Fracassini. Siamo usciti da un negozio e ci è passata davanti un incredibile sfilata di polizia in tenuta antisommossa. C'era un tipo in borghese con uno sfollagente in mano e una camionetta dal cui tetto cui usciva un poliziotto con il mitra imbracciato. Rumore di sirene assordante. Un attentato? No, scortavano autobus pieni di tifosi. Stasera si gioca Lazio-Juventus. Normalissima guerra urbana.

prova d'amore

mai fare dei test per verificare il proprio gradimento: il rischio delusione è troppo grande. Oggi mi sono decisa a dare la notiziona ai miei colleghi milanesi, ho buttato lì, dal 30 maggio sono a Chi l'ha visto. Reazione zero. Se stasera dico a mio marito, ho un amante, il minimo che possa aspettarmi è che risponda, ah sì?

domenica 1 maggio 2011

ancora da It di Stephen King

"concluse che ai bambini era sempre riuscito più naturale trovarsi a un passo dalla morte, come era sempre stato più facile per loro assorbire nella propria vita quotidiana i fenomeni inspiegabili. Essi credevano implicitamente nel mondo invisibile. I portenti - benigni o maligni che fossero - andavano accettati, oh sì per forza, ma non per questo fermavano il mondo. Un'improvvisa manifestazione di bellezza o di terrore a dieci anni non pregiudicava l'eventualità di un sandwich supplementare a mezzogiorno. Ma con l'età adulta, tutto questo cambiava. Non si restava più svegli nel letto, convinti che ci fosse qualcosa accovacciato nell'armadio o fuori dalla stanza, a grattare alla finestra... ma quando accadeva qualcosa di straordinario, qualcosa che sfuggiva a qualunque spiegazione razionale, si verificava un sovraccarico dei circuiti... La mente continuava a tornarci, a giocherellarci con cautela come un micio con un gomitolo di spago... finché, naturalmente, o cedeva l'equilibrio mentale o ci si andava a rifugiare in un posto il più lontano possibile." p. 584

Italy Today


in fondo alla prima sala del museo Macro di Roma, le alte pareti bianche sono piene delle scritte, i disegni, gli scarabocchi del rumeno Dan Perjovschi, che ricostruisce dissacrando la storia recente del nostro paese. I tre ragazzi, mio figlio e i due cugini svizzeri ne sono stati entusiasti. Non ero mai stata al Macro e non potevamo scegliere mattina migliore: mentre metà città si stipava a piazza San Pietro e l'altra metà a San Giovanni, via Nizza era deserta; un sole primaverile illuminava la struttura di vetro e dal tetto la vista del museo era fantastica. Di fronte all'educazione e alla gentilezza dei miei nipoti svizzeri rivaluto i duri metodi di mia sorella, la sua ferrea disciplina, la sua abitudine a farli marciare (in senso figurato ma anche non, visto che camminano e non si lamentano). Dopo averli abbondantemente nutriti con spaghetti pomodoro olive e capperi, li ho spediti al circolo dei nostri amici Berti a giocare a pallone. La figlia è dalle dieci di mattina alle prese con vari capitoli di storia: a pranzo ci ha intrattenuti con le sue scoperte sulla religione islamica (nel bozzolo in cui è chiusa non aveva mai sentito parlare di Ramadan o della Mecca). Lo Stephen King di It si sta facendo sempre più trucido: i protagonisti tornati da grandi nel paese dove hanno passato l'infanzia vedono ovunque l'orribile clown sanguinario, che li minaccia non visto dagli altri. Mi sto preparando per Chi l'ha visto?