mercoledì 31 agosto 2011

This is England


Shaun è un dodicenne con la faccia da uomo. A scuola lo prendono in giro perché porta i pantaloni a zampa d’elefante e perché suo padre è morto nella guerra delle Falklands. Siamo nel 1983 e il regista Shane Meadows ricostruisce con musiche e immagini suggestive il cupissimo clima dell’Inghilterra tatchariana. Accolto in un gruppo di skinhead per un capriccio di Woody, il capo, che prende a proteggerlo, Shaun prova l’ebbrezza di spaccare a martellate una casa, travestirsi, fumare marijuana, bere birra, baciare una ragazza grande. La madre, riccioluta e occhialuta, si preoccupa per la sua testa rasata, ma è felice che sia in compagnia. Esce dal carcere Combo, ex amico di Woody, e niente è più come prima: pieno di rabbia, vorrebbe che gli altri lo seguissero nella sua svolta razzista e nazionalista; nella sua tela cadranno solo i più deboli, il ciccione, il bambino. Shaun e noi con lui, assistiamo all’esplosione di violenza di Combo: incontenibile, immotivata, folle. Un film fatto sei anni fa eppure attualissimo, che non giudica, non spreca parole, limitandosi a mettere sotto gli occhi degli spettatori l’emarginazione dei giovani senza futuro e la strumentalizzazione di cui possono diventare oggetto.

Roma dopo le vacanze

dopo le vacanze Roma è sporca. Camminare sui suoi marciapiedi o andare in bicicletta è ostacolato da migliaia di foglie secche che si accumulano ovunque. Qualche portiere volenteroso spazza il tratto di strada davanti al suo portone, chi indossa sandali non sa come usciranno i suoi piedi dal tappeto di fogliame impolverato. La pista ciclabile che costeggia il Tevere è piena di bottiglie, cartacce. Povera Roma, poveri romani.

martedì 30 agosto 2011

pre e post

sui cartelloni romani campeggia la pubblicità di un marchio di biancheria intima. La modella indossa delle mutande da uomo e una canottierina stropicciata, ma ha i capelli appena usciti dal parrucchiere ed è parecchio truccata. Il gioco del pubblicitario consiste nell'attirare l'attenzione di chi guarda con una contraddizione: guardando in faccia la modella si pensa a un pre scopata, mentre guardando il corpo si pensa a un post, a una che si è rivestita con le prime cose che ha trovato. Sono io che me la racconto così?

lunedì 29 agosto 2011

Piccola guerra perfetta


Elvira Dones è albanese; Piccola guerra perfetta l'ha scritto in italiano e la lingua "sporca", parlata, non letteraria, accentua il realismo del libro che inchioda il lettore pagina dopo pagina, conducendolo dentro l'inferno. Si comincia con un'occasione lieta, una festa di compleanno. Le amiche di Rea provano a far finta di niente: sono a Pristina nel 1999, già infuria la pulizia etnica di Milosevic. Dones racconta i tre mesi in cui è successo di tutto. Rea, Nita e Hana vivono chiuse in casa quei tre mesi in cui la Nato sgancia le bombe e la violenza serba infuria per le strade, assistendo impotenti alle stragi casuali compiute dai militari sui loro vicini. Ogni tanto sfidano la morte, uscendo di casa per un filone di pane fresco o per una telefonata all'estero. Il ragazzo di Rea, giornalista, riesce a fuggire e a raccontare l'orrore; la tredicenne Blerime vede trucidare tutti i suoi cari, compreso il fratello Fatmir, fatto a pezzi dai miliziani, viene violentata più volte, si salva buttandosi da un camion pieno di cadaveri. A colpire nel racconto di Elvira Dones non è il cumulo di atrocità, ma la "normalità" degli aguzzini: il cameraman che filma lo stupro della bambina, si fa dare il cambio per violentarla anche lui e poi parla con rimpianto del festival di Cannes che "la merdosa guerra" gli sta facendo saltare; il serbo che vuole aprire un garage e spara all'albanese colpevole di guidare la 500 che manca alla sua collezione. C'è anche chi si sottrae al clima avvelenato: la donna che abbraccia la ragazza albanese fingendo di conoscerla bene, l'ufficiale che libera la preda dai suoi aguzzini, ma la ferita è aperta, è successo pochissimo tempo fa, vicinissimo a noi. Un libro atroce e necessario.

la nuova redazione

sono salita al primo piano, ho spinto la porta già aperta dell'appartamento, ho chiesto dov'era la nostra redazione a una tipa di un altro programma che ascoltava la musica in cuffia. Ho individuato il mio computer, l'ho acceso. Né ufficio (troppo spopolato), né casa (troppo sguarnita), un ibrido da addomesticare. Per oggi abbiamo riempito gli scaffali di cassette delle passate edizioni; non serviranno a molto, ma combattono il vuoto. Roma è infuocata, i ragazzi sono ancora al mare e io non so bene dove mi trovo.

vorrei essere una veterinaria

ho dormito ben poco. Il pensiero di venir risucchiata dal lavoro, che in parte sarà simile a quello che ho fatto e in parte diverso e più impegnativo, non mi dava tregua. Mi sono svegliata alle sei e mezza e ho pensato quanto sarebbe bello essere una veterinaria. C'è la suggestione del libro Lo schiaffo, in cui viene descritto con abbondanza di particolari il mestiere della protagonista, c'è l'aspirazione a un lavoro pratico, concreto, utile (anche se non terribilmente carico di responsabilità come quello del medico): tutto il contrario di quello che vado a fare io. Siccome però non ho studiato veterinaria ma lettere, sono su un treno che sta partendo da Pomezia e sto andando a riprendere confidenza con il mio futilissimo incarico di programmista regista. Mi aspetta il mio vecchio e lento computer, trasferito in una nuova sede; ci saranno Jane e Mario, i milanesi a distanza. Vorrei riuscire a prenderla con leggerezza: è un lavoro che non serve a nulla, che almeno serva a me per distrarmi.

domenica 28 agosto 2011

vicissitudini alla boa

ieri sera la cena è riuscita proprio bene, non tanto per merito del cibo che era abbondante ma confuso (la carne e i calamari cotti alla brace dal marito, il cous cous di Stefano, i peperoni di Alba, la verdura ripassata di Virginia) quanto per il buon umore dell'assortita compagnia. I ragazzi erano sei e sghignazzavano per qualunque cosa e anche noi adulti ce la siamo passati bene. L'infortunio di papà alla boa non ha mancato di suscitare grandi risate. Era andato, come al solito, a nuotare al largo. Aveva distanziato Virginia e Agnese, la dodicenne figlia della sua amica Alba. La boa bianca, alla quale è solito attaccarsi per godere della sensazione di aver raggiunto il traguardo e soprattutto per riposarsi, era occupata da una signora in topless sdraiata su un materassino. Questa, vedendo mio padre avvicinarsi con rapide bracciate, si era messa a urlare, vada via vecchio guardone. Lui si era offeso a morte e solo l'arrivo di Virginia aveva messo fine a uno scambio di insulti sempre più pesanti. Non è stato facile per me immaginare papà, sempre cortese con le donne, mentre urla contro una sconosciuta in mezzo al mare. Lui non l'ha detto, ma a pesargli, nell'assurdità della situazione, era stato soprattutto quel 'vecchio' che la bagnante seminuda si era sentita in dovere di rovesciargli addosso. Non è un paese per vecchi, neanche una nuotata si può fare in pace.



sabato 27 agosto 2011

Morte a Firenze


non avevo mai letto Marco Vichi e a un certo punto ho pensato che dovevo rimediare a questa lacuna. I gialli non mi dispiacciono ed ero curiosa di incontrare il suo commissario Bordelli; Morte a Firenze è ambientato durante la famosa alluvione del 1966 e questo era per me un ulteriore motivo di interesse per il libro. Delusione su tutti i fronti: il commissario alle soglie della pensione che sogna il grande amore, guarda le ragazze, si rimpinza di cibo, ha come migliore amica un’ex puttana, è una sbiadita copia di tanti commissari letterari più incisivi di lui; la storia del bambino rapito violentato e ucciso non offre gran colpi di scena e l’alluvione, ma anche il contesto storico degli anni sessanta sono un po’ appiccicatticci, messi lì tanto per fare figura. Il punto più basso: far finire una scena di sesso con puntini puntini (“Nella penombra si lasciarono andare a mille giochi, sussurrandosi parole dolci e parole volgari. Si sentivano liberi, potevano permettersi qualsiasi cosa…).

venerdì 26 agosto 2011

la moltiplicazione dei panni

da quando siamo tornati avrò fatto dieci lavatrici: ne stendo una e ne metto un’altra. Stendere i panni mi piace, mi dà soddisfazione l’odore di pulito. Odio piegarli (di stirarli non se ne parla neppure) e quindi faccio lunghe pile, qui la roba del figlio, qui quella della figlia, qui le magliette extra large del marito, senza decidermi a rimettere il tutto nei cassetti. Fa caldo. Arrivare dal pescivendolo, prendere il pescespada e i calamari, ritornare a casa, è stata un’impresa. Il resto della mattina l’ho passata dentro il mare con papà che, indomito, chiacchierava nuotando. Tra un po’ vengono Stefano e Cinzia con Matteo e Valerio: a Roma non resistevano più. In loro onore ho persino spazzato l’ingresso, fatto sparire le scarpe che ostacolavano il passaggio. Ora devo tirar fuori un po’ di energia per scrivere la scheda del libro che ho letto. Chissà cosa sono i Black Radishes che ai soldati nazisti piacevano tanto da distrarli dal compito di controllare i camion alla frontiera.

giovedì 25 agosto 2011

sulla spiaggia

in barca sembravano stufi di noi, ma in questa prima giornata di ozio sulla spiaggia ci siamo trovati intorno sia il figlio che la figlia, come se fossero riluttanti a riprendere le vecchie abitudini, a ignorarci in favore degli amici. Il marito sotto l'ombrellone si spegne, diventa un'ameba (oggi è giustificato perché deve ancora smaltire la stanchezza di ieri). Io ho ripreso le mie vesti di lettrice (di lettrice professionista, quelli di lettrice e basta non le depongo mai e tanto meno in vacanza). Oggi era il turno di un romanzo americano ambientato nella Francia occupata dai nazisti: la fuga di una famiglia ebrea vista con gli occhi di un ragazzino di dieci anni. Interessante e ben scritto ma senza alcun guizzo: tutto molto corretto e prevedibile, una profusione di buoni sentimenti, come se in occasioni terribili tutti potessero diventare dei piccoli eroi. Ho trovato mio padre in gran forma, dopo una settimana passata da solo a socializzare con chiunque gli passasse a tiro. Oggi voleva presentarmi le nuove amicizie; ai suoi occhi sono sempre la sua bambina scornosa e non un'arcigna signora di mezza età che vorrebbe dedicarsi al suo libro. Stasera ci porta a scoprire un nuovo ristorante. Sono un po' stufa di cucinato, di pesce, di cose buone, è ora di tornare al mio pomodori e stracchino. Il sole tramonta e fa ancora caldissimo.



mercoledì 24 agosto 2011

d'estate, in giardino

è più di un'ora che i nostri vicini di casa, seduti comodamente in giardino discutono di Parolisi, il caporalmaggiore accusato di aver ucciso la moglie Melania (che si chiamava Carmela ma preferiva il nome Melania e ormai è per tutti familiarmente Melania). Colpevole o innocente? Qualunque cosa mi capiterà di dover fare a Tv talk, è un bel sollievo per me non essere a Chi l'ha visto? a sentir ancora parlare di Parolisi e Melania, delle corna che le faceva lui, dei centrini che gli ricamava lei, delle mille ipotesi che la gente fa su questo triste caso.

Lo schiaffo


non ci fanno una gran figura i maschi quarantenni di origine greca nel libro di Cristos Tsiolkas ambientato nella Melbourne dei giorni nostri: ossessionati dal sesso, vanitosi o maneschi, più che legati, dipendenti da genitori e parenti. All’inizio Lo schiaffo non mi piaceva: non mi piaceva perché ho trovato detestabile Hector (una vera lettrice dovrebbe scindere l’antipatia che prova per un personaggio da quella per il libro che lo raffigura) e non mi piaceva per lo sfoggio di una lingua cruda, volgare (solo nella prima pagina compaiono i termini scoreggiava, pisciava ruttava, belle fighette) che in traduzione diventa ancora più pesante, ostentata. Invece proseguendo nella lettura sono rimasta colpita dalla capacità di Tsiolkas di raccontare l’oggi partendo da un episodio marginale come uno schiaffo dato a un bambino pestifero da un adulto durante un barbecue. Descrivendo le azioni e i pensieri di varie persone che assistono al fatto, Tsiolkas riesce a parlare del rapporto di coppia, dell’educazione dei figli, della paura della morte (l’episodio che ha come protagonista il padre di Hector, Manolis che va al funerale di un amico, è a mio parere, il più bello del libro), dell’amicizia tra donne, della crisi di mezza età degli uomini, dell’adolescenza omosessuale in un crescendo di tensione e drammaticità. Insomma Tsiolkas mi ha spiazzato, rivelandosi molto più bravo di come mi era parso in un primo momento.

in compagnia di un delfino





come all'andata, ma più a lungo abbiamo navigato tra i delfini. Uno in particolare ci ha preceduti per un po', gratificandoci con i suoi salti e con le sue evoluzioni. Siamo già nel golfo di Napoli, il più è fatto.

martedì 23 agosto 2011

l'estate sta finendo

il segnale che la vacanza sta per finire è il livello di disordine e sporco della barca, che ha superato i limiti di guardia. I primi giorni mi sforzavo di togliere le lenzuola dalle cuccette, riponendole nell'apposito gavone, e di mantenere la distinzione tra panni puliti e panni sporchi, ma poi, come al solito, ha prevalso il caos, e qualunque cosa ci mettiamo addosso a fine giornata è stropicciata e puzzolente. Per l'ultima giornata eoliana abbiamo scelto una larga baia di Lipari con Vulcano sullo sfondo. L'acqua è limpidissima e calda, il suo colore dorato riflette quello delle rocce gialle. Quando sarò a Roma devo portare con me la sensazione dei lunghissimi placidi bagni odierni. Stamattina mi ha chiamato il mio capo. Voleva convocarmi, si sentiva solo nel nuovo ufficio di Prati; ha accettato senza troppo mugugnare di vedermi la settimana prossima quando ricominciano anche gli altri. Il silenzio della baia è rotto da un barcone simil aliscafo che si appresta a scaricare sulla spiaggia i turisti. Al megafono viene detto che prima deve scendere chi sa nuotare, poi gli altri. Quanti sono? Un centinaio?
Risate e urletti, tuffi e salvagenti. La figlia è tutta sorrisi perché vede la fine del tunnel, il figlio è invece abbioccato per un mal di gola feroce. Stasera cena in un agriturismo che si chiama Il Cappero e domani tiratona fino a Gaeta se il mare e la barca ci assistono.


lunedì 22 agosto 2011

La vita oggi


è la storia di August Melmotte, un trafficone che con la sua incredibile faccia tosta riesce a convincere l'alta società inglese che è ricchissimo e conquista così anche un seggio in parlamento, ma nella Vita oggi ci sono anche molte altre storie che tengono il lettore con il fiato sospeso fino all'ultima pagina del libro. Qui, come negli altri romanzi di Trollope, stupisce la modernità dei personaggi femminili. Mrs Hurtle, l'americana che insegue il suo Paul fino a Londra, cercando di convincerlo a mantenere la sua promessa di sposarla e alla fine sportivamente rinuncia a lui; Marie, la figlia di Melmotte, che s'innamora del primo uomo che le fa la corte (e pure in modo assai blando) e impara dalla disavventura a non farsi più illusioni; Ruby, che non si vuol rassegnare al matrimonio con il polveroso fornaio che non sa ballare né parlare d'amore; Henrietta, sempre assennata ma irriducibile nel rifiuto dell'affidabile cugino privo di fascino; Lady Carbury che sa di scrivere romanzi mediocri e affida alla sua capacità di irretire i direttori di giornale la possibilità di avere buone recensioni: basterebbe questa galleria di ritratti di donne per raccomandare ai lettori il grande Trollope. Perdersi nei suoi romanzi è la migliore delle vacanze.



ansie estive

a fare l'immersione subacquea stavolta li ho incoraggiati io. È bello che facciano una cosa impegnativa con il padre, una cosa da ricordare. Sono risaliti sul gommone tutti allegri, parlando del polipo e della cernia che avevano visto, della figlia che si era impantanata tra le alghe e aveva sfoggiato il suo stile ibrido, mezzo rana e mezzo stile libero. L'istruttore, un toscano tarchiato e poco espansivo, da me interrogato su come se la fossero cavata i miei figli, ha lodato entrambi per la disinvoltura sott'acqua e la mancanza di paura, resa evidente dal giusto consumo dell'aria a disposizione. Io però le loro immersioni (per fortuna non più di una l'anno) le vivo malissimo. D'estate, quando ho i figli sott'occhio tutto il giorno, il mio livello d'ansia nei loro confronti cresce, vedo pericoli ovunque, mi basta un tuffo ardito per farmi palpitare. È per questo che ho bisogno di tornare a lavorare, per allentare la tensione, concentrandomi su qualcosa di diverso dai miei malcapitati figli.



domenica 21 agosto 2011

tra Alicudi e Filicudi

un mare così piatto per così tanti giorni nelle nostre avventure marine non ci era mai capitato. Stamattina siamo partiti presto da Salina diretti a Alicudi, la più piccola e lontana delle Eolie, l'unica in cui non ero mai stata. Mi hanno stupito le case arrampicate su per il monte: in quel caldo pazzesco solo l'idea di raggiungerle a piedi faceva sudare. Il porto consisteva in un alimentari, un bar, un albergo. I barconi di turisti rovesciavano il loro carico umano per tornare a riprenderselo qualche foto (e qualche insolazione) dopo. Una spiaggia di sassi arroventati e l'acqua infestata da meduse piccole e dotate di lunghissimi tentacoli completavano il quadro. Siamo scappati a farci un bagno al faraglione di Filicudi. Davanti a noi c'è un'elegantissima e lunghissima barca blu. A bordo una donna magra, bruciata dal sole con i capelli grigi legati in alto, il marito altrettanto anziano, abbronzato e distinto e un piccolo botolo grigio con il muso rincagnato. Lui si è tuffato verso l'isola e un discreto marinaio ha preso a seguirlo a breve distanza con il gommoncino. La barca ha la bandiera inglese e i proprietari potrebbero essere due personaggi del mio romanzo di Trollope, un lord e sua moglie, anche se i lord vittoriani non venivano a fare il bagno in Sicilia e le loro mogli a settant'anni non si mettevano il due pezzi rosso. Mi sa che il sole mi sta dando alla testa, meglio tornare a leggere che scrivere pensieri senza capo né coda.

sabato 20 agosto 2011

i giocatori di carte

se me l'avessero detto quindici giorni fa, quando al massimo si insultavano incrociandosi a pranzo e a cena, non ci avrei creduto. Vedere il figlio e la figlia giocare a carte per ore, dopo essersi sbellicati dalle risate fotografandosi a turno nell'atto di tuffarsi in tutti i modi possibili, è una sorpresa e un conforto, un fantastico ritorno all'infanzia che solo una vacanza così poteva favorire. Miracoli della noia.

a Pollara

quando torniamo? Quando mi comprate il motorino? Mi comprate gli orecchini che ho visto ieri sera? Nel calore del primo pomeriggio solo la figlia ha ancora la forza di parlare e soprattutto di chiedere. Oggi mi ha fatto impressione ripercorrere in barca il tratto compiuto a nuoto circa venti fa da Rinella a Pollara. Ero in campeggio con tre amici, volevamo raggiungere Pollara, che è il posto più bello dell'isola di Salina (quattro altissime pareti di tufo a picco sul mare, uno scoglio piatto, un enorme arco naturale: tutto è rimasto com'era). C'era un autobus, ma forse l'avevamo perso, l'alternativa era l'autostop. Convinta che superato il capo avrei trovato la baia, mi sono tuffata dando appuntamento agli altri a Pollara. Non mi ricordo quanto ci ho messo a raggiungere a nuoto la meta; oggi mi pareva di conoscere ogni singola pietra di quel tratto di costa che quel giorno sembrava non finire mai. Che bello essere qui di nuovo, invecchiata certo, ma ancora appassionata di mare, di nuoto, di scogli.


venerdì 19 agosto 2011

Da La vita oggi

"Non c'è dubbio che l'arroganza causa sottomissione e c'è gente che giudica gli altri dal metro con cui costoro valutano se stessi. Queste persone non potevano fare a meno di pensare che Melmotte fosse potente proprio perché ne assumeva l'aria, e porgevano il loro posteriore perché venisse preso a calci unicamente perché lui vi aveva appoggiato la punta delle scarpe. Conosciamo tutti uomini di questo calibro, e sappiamo che crescono ogni giorno di numero"(p. 642). La domanda è: come faceva Anthony Trollope quando scriveva La vita oggi a dipingere con tanta accuratezza Berlusconi e i berlusconiani? Il suo racconto dell'ascesa dell'oscuro August Melmotte tra i nobili londinesi e nel partito conservatore, grazie a capitali di dubbia provenienza, non solo è attualissimo, ma sembra ricalcato sull'Italia contemporanea. Sentite questo stralcio da un discorso di un vescovo su Melmotte: "quelli che fanno tendenza sanno - o in ogni caso credono- che egli è quello che è perché è stato un imbroglione più grande di altri imbroglioni. Che cosa ne deriva, come naturale conseguenza? Che la gente si riconcilia con l'imbroglio. Anche se intendono personalmente comportarsi in modo onesto, la disonestà in se stessa non è più per loro una cosa odiosa" (p.653). Adoro i vittoriani e non solo per come sanno raccontare gli intrighi amorosi.



i colori di Lipari

dal porto di Vulcano ci siamo spostati a Lipari. La giornata era caldissima e anche il mare si era adeguato, raggiungendo temperature tropicali. Sullo sfondo pareti di roccia rossa, gialla e bianca, grotte, faraglioni. Il figlio sembrava impazzito, continuava a tuffarsi e il suo entusiasmo ci ha contagiato tutti, siamo stati più in acqua che fuori. L'approdo a Salina è stato un po' periglioso: nonostante avessimo prenotato da mesi, ci hanno fatto infilare in un posto strettissimo tra due barche a vela. A sinistra ci sono sei milanesi arcigni e con le puzze sotto il naso, tutti scottati (i veri velisti evidentemente non usano creme solari). Hanno assistito al nostro ingresso accanto a loro come fossimo degli appestati (perché siamo targati Napoli, perché siamo una famiglia e non single, perché andiamo a motore?). Almeno non fa più caldo. Ci vestiamo e andiamo alla scoperta del paese.



giovedì 18 agosto 2011

Vulcano day

salire su Vulcano alle sei di pomeriggio è stata una faticaccia, ma ne valeva la pena. Da lassù, oltre all'impressionante cratere da cui salivano fumi densi, si vedevano tutte le isole e il sole che tramontava. Non c'è stato verso di convincere la figlia a seguirci; per farsi perdonare ha scritto due riassunti sui libri letti come compito estivo. Il marito ha retto bene fino al ritorno, ora è crollato come una foca e sarà difficile che si rialzi per andare a mangiare; il figlio sudava ma era felice dell'impresa da compiere. Oggi è stata tutta una giornata dedicata a Vulcano (che domani lasciamo per Salina): stamattina abbiamo fatto il bagno nel fango e nelle acque calde, a pranzo ci siamo concessi gli stupendi arancini e le granite di Remigio, alle due abbiamo scoperto una baia tranquilla con sabbia nera e senza meduse. Ricca di cose da fare Vulcano e tranquilla, una bella scoperta.



la vacanza del capitano

stavamo rientrando nel porto di Vulcano. Il marito ha urlato il consueto, parabordi! Il figlio si è avviato da un lato della barca, io dall'altro. Mentre maldestramente spostavo i parabordi dall'interno dell'imbarcazione all'esterno, uno di questi si è sganciato ed è caduto in mare. Il marito mi si è rivoltato contro con furia selvaggia, degna di miglior causa. Ha agitato verso di me il mezzo marinaio come fosse una lancia, urlando, ti ho vista, ho visto come lo facevi, sciatta, senza impegno, è la seconda volta che fai cadere in acqua un parabordo, ora ti butto in mare il tuo libro, vediamo se ridi ancora.
La figlia si è schierata in mia difesa, faccio bene io a non fare niente, è isterico, lascialo perdere. Il fatto è che mentre noi tre siamo in vacanza e non facciamo niente dalla mattina alla sera, tranne nuotare, mangiare, leggere, discutere, lui si stressa con lunghissime tirate di guida, con manovre impossibili nei porti e ai distributori di benzina, con la paura dei guasti alle apparecchiature elettroniche e ai motori. Ieri gli ho detto, non posso pensare di tornare al lavoro, ho la testa così sgombra. Mi ha risposto, io invece non vedo l'ora di stare un po' seduto in ufficio davanti al computer. La vacanza del perfetto manager: un incentivo a tornare al lavoro.


mercoledì 17 agosto 2011

ripasso delle Eolie

la prima volta qui avrò avuto quindici anni, siamo stati a Salina e Filicudi. Papà ancora mi rinfaccia come piangevo sulla barca del pescatore che ci trasportava dall'isola più popolata a quella più deserta, in una crisi di disperazione adolescenziale (come erano più misurate e meno moleste per gli altri le mie crisi rispetto a quelle che ci infligge mia figlia). Quell'anno abbiamo fatto tutto quello che si fa qui: l'ascensione serale sullo Stromboli (in cui ci stavamo rimettendo mia madre, affaticata dalla salita e dal caldo); le scivolate sulla pietra pomice a Lipari; i bagni nei fanghi di Vulcano; le immersioni con la maschera a Filicudi. Alle Eolie sono tornata in campeggio, in gommone, con amici, con i miei genitori (la volta in cui a Stromboli ho incontrato Nanni Moretti e papà ci ha presentati facendomi diventare di tutti i colori), con i figli piccoli. Ogni volta resto stupita dalla loro diversità e dalla loro bellezza selvaggia. Oggi siamo a Lipari: le discese di pomice che ricordavo alte e numerose sono ridotte a una in cui la gente si accalca, ma il mare è sempre azzurro e pulito, la pelle, dopo la scivolata è liscissima. I figli in acqua si divertono come due bambini.

il rispetto delle regole

a Vulcano non c'è acqua. La porta ogni giorno una nave cisterna. Ieri sera al porto c'è stata una contesa tra i proprietari delle barche su chi doveva fate rifornimento per primo. Si distingueva tra le altre la voce acuta di una donna che continuava a ripetere che lei aveva cinque bambini a bordo (trattandosi di acqua non potabile era difficile immaginare che i cinque non più bambini ma ragazzini si disperassero all'idea di non poter fare la doccia). Una regola imposta dai marinai è che non si lavino le barche. Stamattina, vedendo i marinai impegnati altrove, la nostra vicina di barca ha lungamente sciacquato tutta la sua imbarcazione, compresa la bandiera italiana. Io già detesto le solerti mogliettine che lavano tutto per far contento il marito. Mi ha sorriso orgogliosa, augurandomi buon giorno. L'avrei strozzata. Forse è il caldo che aumenta l'aggressività.



martedì 16 agosto 2011

La Torre

finito di leggere La Torre di Uwe Tellkamp mi sono trovata in balia di due sentimenti contrastanti: dispiacere di abbandonare Christian e i suoi proprio quando stavano per riacquistare la libertà e sollievo per essere venuta a capo di uno dei romanzi più faticosi letti ultimamente. Il soggetto del libro di Tellkamp è molto interessante: la storia di una famiglia della borghesia colta di Dresda negli anni precedenti alla caduta del Muro di Berlino; tanto loro vorrebbero occuparsi di musica, teatro, arte, ricerca scientifica, editoria, tanto sono costretti a ingegnarsi per la sopravvivenza quotidiana in un clima di paura e sospetto. La Torre è insieme profondamente autentico e insopportabilmente letterario: ci sono capitoli appassionanti e terribili come quelli dedicati al servizio militare di Christian e ai dilemmi di Richard, ricattato dal regime per la sua relazione extraconiugale, e interminabili capitoli di disquisizioni letterarie. Insomma 1300 pagine che per un verso sono troppo poche e per altro troppe e un autore il cui unico limite ai miei occhi è l'eccesso di cultura.

lunedì 15 agosto 2011

il taglio del baffo

io insistevo nel dire che non ce n'era bisogno, che a fine estate i baffetti del figlio si sarebbero sbionditi e nessuno li avrebbe notati, ma il marito ha approfittato dell'ozio pomeridiano per darci sotto di schiuma da barba e rasoio. Il mio bambino che comincia a radersi. Brrrr. Siamo dietro Palinuro, di fronte a una scogliera gialla traforata di grotte. Bellissimi bagni e stanotte dormiamo qui, nel silenzio, dondolando.



babà al limone

tra i piaceri del nostro viaggio verso la Sicilia non mancano quelli gastronomici. Mentre la prima sera ad Agropoli abbiamo scelto una pizzeria a caso, il cui unico pregio si è rivelato l'estrema economicità, ieri ci siamo avvalsi del sito trip advisor che ci ha mandati da Tommasini, un locale spoglio, lontano dalle passeggiate turistiche. Alle otto e mezza c'era solo un altro tavolo occupato e, mentre ci guardavamo intorno un po' spauriti, è arrivato il cuoco e padrone, imponente nella sua divisa gessata e cappellone. Ci ha proposto senza indugi degli schiaffoni allo scoglio che stava per buttare in pentola per gli altri avventori e non abbiamo osato contrastarlo. Ottimi. Nel frattempo il ristorante si è popolato. La moglie di Tommasini, dall'aria simpatica e un po' affranta, ci ha portato un'orata al forno con zucchine e pomodorini e una seppia alla griglia, ma il clou della serata è stato il babà. La signora ci ha raccontato che lo cuoce nel forno a legna a fine serata e lo bagna con un liquore fatto da lei con limoni biologici. Davvero notevole. I figli, entrambi famelici, hanno apprezzato e la giornata si è conclusa felicemente.



domenica 14 agosto 2011

uneventful

che meraviglia una giornata in cui non succede nulla di nulla: la famiglia stesa pigramente al sole, una nuotata nel mare pulito e senza troppe meduse, la figlia che dorme e ascolta la musica, il figlio che scorrazza in gommoncino, vento fresco, poche barche, il libro, i giornali, stasera ancora ad Agropoli, dove non possiamo più perderci allungando la strada. Domani però si riparte, la strada per le Eolie è ancora lunga.

ad Agropoli

per venire incontro all'esigenza della figlia di smettere di ondeggiare, esigenza espressa rumorosamente insieme a quella di avere il motorino a ottobre (e pare che quest'ultimo sarà il tema ricorrente di ogni sua comunicazione con noi) abbiamo lasciato Capri e i suoi faraglioni e siamo arrivati al porto di Agropoli al tramonto. Banchina molto ordinata e accogliente, bella vista del paese sulla collinetta con luna piena che saliva tra le case. Stanotte ho dormito bene come non mi capitava da tanto, sarà che era stata una giornata pesante, tutta di navigazione, sarà che non avevo la preoccupazione del rientro notturno della figlia. Al risveglio, prima che gli altri aprissero gli occhi, ero già nella DDR con il giovane Christian della Torre. Sono intorno a pagina 700, a metà del romanzo, e il profondo Sud soleggiato in cui mi trovo fisicamente si sovrappone alle atmosfere della Dresda infida in cui mi calo attraverso le pagine di questo librone dalla lingua ricercata e preziosa.



sabato 13 agosto 2011

davanti a Marina Piccola

odio questa barca: mentre ondeggiamo di fronte a Marina Piccola tra yacht giganti e barchette stracolme di turisti, la figlia dà in escandescenze all'idea di dover dormire in rada perché al porto di Capri non c'è posto. Stamattina siamo partiti con gran ritardo, c'era un segnale di acqua nel carburante, poi il marito in qualche modo è riuscito a risolvere. E il problema di un'adolescente che si dispera a bordo come lo risolviamo?




venerdì 12 agosto 2011

prima della partenza

ma sarà una buona idea salpare domani mattina, passare i prossimi giorni in balia del mare, stare tutti e quattro stretti stretti così a lungo senza possibilità di evasione? Siamo in grado di affrontare questa vacanza? Il marito crede di sì, la figlia mugugna da mesi al solo pensiero. Alle Eolie siamo già andati in gommone e la fatica non me la sono scordata; ora con la barca siamo un po’ più protetti, ma se viene il maltempo sarà dura lo stesso. E’ deciso, si parte e stasera l’insopportabile chiasso di un karaoke preferragostano ci dà l’ultima spinta.

da La torre di Uwe Tellkamp

"Adesso qualche volta Meno pensava all'infanzia. Forse si stava avvicinando a quella età in cui si comincia a guardare indietro, stupiti del tempo trascorso di soppiatto, e la sera, quando si è soli con le ombre, si apre l'album pieno di volti irrigiditi, si possono ancora sentire gli aromi che li circondavano, è accaduto appena adesso e non un giorno di venti trenta anni fa come sostiene la data dietro la foto..." p.217

il cognato presidente

di ritorno da una passeggiata sulla spiaggia trovo un messaggio di mia sorella da Singapore, suo marito è stato nominato presidente di un'importante istituzione scientifica italiana. La chiamiamo, le passo papà. Lei è frastornata, è una bellissima notizia, ma non sa ancora cosa comporterà in termini pratici per lui, per tutta la famiglia che si è stabilizzata in Svizzera. Papà mi ripassa il telefono e mentre io chiacchiero con lei di Malesia e altro, lui scoppia a piangere d'orgoglio sotto l'ombrellone, incurante di chi lo circonda. Si capisce che sii sente un po' come se avessero nominato lui. Noi siamo fatti così, abbiamo la lacrima facile sia che siamo felici, sia che siamo tristi.

giovedì 11 agosto 2011

la bugia gratuita

la figlia è pronta per la sua uscita serale, la incrocio vicino alla porta di casa, le dico, ti sei messa il rossetto rosso. E' solo un'osservazione. Lei ribatte, ma che dici, ho solo la bocca rossa di sole e ho usato il lucidalabbra. Esce. In bagno trovo i suoi trucchi sparsi sul lavandino. Tra questi spicca un rossetto che non avevo mai visto prima. La domanda è: che bisogno aveva di spararla grossa? Gliela pongo la mattina dopo. Ride. Forse le serviva per mantenersi in allenamento.

mercoledì 10 agosto 2011

yogurth


altri ritorni

è tornato anche papà e per non smentire il suo vitalismo, è sbarcato la mattina a Fiumicino da New York, è passato per casa a Roma, ha preso la macchina, poi è venuto qui al mare e si è fatto il bagno con le onde. Stamattina era in forma, felice del viaggio. Ci siamo incrociati rapidamente sotto l'ombrellone, lui e Virginia andavano a prendere un'amica di lei che ospitano e che stasera porteranno a cena da noi. Virginia, sbarrando gli occhi, mi ha solo detto, parlava con tutti. Dove, in America? Sì, con tutti, solo in aereo per un po' ha taciuto. Se fa così davanti a me e davanti a Virginia, sapendo quanto il suo incontenibile attaccar bottone ci faccia soffrire, che farà dopo il 15 una volta lasciato qui solo?

martedì 9 agosto 2011

la maledizione della marmellata

anche stavolta non ho ricevuto la marmellata d’arance promessa: il figlio se l’è scordata in aereo insieme ai biscotti. Quando l’ho visto uscire dal gate a Fiumicino, più alto, un po’ pallido, con la sua aria seria e tranquilla, mi sono venute le lacrime agli occhi; reazione quanto mai involontaria e sconsiderata, tale da crearmi un grande imbarazzo. In macchina ci ha raccontato la sua Inghilterra, le gite, lo sport, il cibo, gli amici, la scuola: gli abbiamo fatto un sacco di domande e lui ci ha risposto gentile e assonato. A cena abbiamo preso le pizze, non mi sembrava vero trovarci tutti e quattro insieme di nuovo.

Questo bacio vada al mondo intero


a volte in traduzione italiana i titoli dei libri migliorano: in questo caso no. Se non avessi letto I figli del buio di Colum McCann non avrei mai affrontato un romanzo dal titolo così brutto e sdolcinato (l’originale era tutt’altra cosa: Lascia che il mondo giri in vortici infiniti). E avrei perso un bellissimo libro, una storia a più voci della New York dei vinti, con sullo sfondo la fantastica impresa di Philippe Petit che nell’agosto del 1974 camminò su una corda d’acciaio stesa tra le Torri Gemelle. Il primo personaggio che McCann ci presenta è irlandese come lui e come lui ha a cuore la sorte dei diseredati: Corrigan abbraccia la fede, guida un pulmino con vecchi invalidi e offre ospitalità amicizia e conforto alle prostitute del Bronx. Tra queste ci sono Tillie e sua figlia Jazzline, entrambe sul marciapiede da quando sono ragazzine. Poi c’è Claire che ha perso il figlio informatico in Vietnam e solo quando incontra altre donne nelle sue condizioni riesce a riprendere fiato, c’è Gloria che di figli ne ha persi tre in quella guerra, c’è Lara che tra droga e alcol ha smarrito il senso di sé, c’è il fratello di Corrigan che viene a trovarlo, lo scopre felice e poi deve seppellirlo. Ognuno dei protagonisti incrocia l’impresa del funambolo, lo vede, ne sente parlare e il pensiero dell’uomo che cammina sul filo si insinua tra gli altri suoi più gravosi pensieri. Il libro è del 2009, le Torri già non c’erano più, spazzate via da una violenza inaudita: Colum McCann non accenna alla strage, ma anch’essa inevitabilmente fa da sfondo alle sue drammatiche storie.

lunedì 8 agosto 2011

in nero


sul balcone


chi siamo, chi eravamo

vengono a trovarci in spiaggia Francesco, la moglie Karis e il piccolo Gabriele. Tra un bagno e due formine, Karis mi racconta dei suoi genitori, della madre inferma, del padre che si ostina a guidare nonostante la salute malferma. Il bambino all'inizio dell'asilo, la scuola in cui insegna: Karis ha accumulato un'enorme stanchezza. Sono passati tre giorni, invito la famigliola a pranzo. Stanno tutti e tre meglio, prima Karis mi concede di far giocare Gabriele sulla sabbia invece che sopra il lettino e lo fa a lungo sguazzare in mare, poi a tavola accenna di nuovo a sua madre, che era una delle più amate e temute professoresse del Tasso. L'immagine della vecchietta bisognosa di aiuto, che mi ero fatta l'altro giorno, stride con quella della donna realizzata che amava studiare e insegnare il greco. E' l'orribile democraticità della vecchiaia che ci rende tutti dei pesi, che cancella ciò che eravamo per noi e per gli altri.

domenica 7 agosto 2011

San Lorenzo retinato

notte a Chiaia di luna

dalle sei di pomeriggio quando siamo arrivati, alle otto quando ho attraversato a nuoto tutta la baia, il mare ha continuato a cambiare colore, man mano che il sole calava e il suo riflesso, unito a quello della scogliera, rendeva l'acqua ora azzurra, ora verde, ora dorata, ora blu, ora d'argento. Chiaia di luna è uguale a trenta-quaranta anni fa, alla prima volta che mi sono stupita di fronte al suo splendore: una spiaggia di sassi stretta e lunga con alle spalle un'altissima parete rocciosa prevalentemente bianca, a strapiombo. Sui lati dell'ampia baia i segni di un'antica attività lavica: colate di giallo e di bianco che interrompono la roccia grigia e i magri cespugli che crescono abbarbicati alla terra posata dal vento. Che meraviglia chiudere gli occhi e riaprirli la mattina a Chiaia di luna.
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sabato 6 agosto 2011

Ruth


quando Mr. Bellingham la seduce, Ruth ha solo sedici anni. Lavora come sarta in condizioni di semischiavitù dopo la morte dei suoi; si affeziona al bel giovane conosciuto per caso e ingenuamente gli si affida. L'inizio del romanzo di Elizabeth Gaskell è appassionante: al sesso non si accenna, ma quando lui si ammala nella locanda del Galles, in cui i due si sono stabiliti, e arriva sua madre a riprenderselo, la povera Ruth si accorge di essere incinta. La salva un prelato gobbo di buoni sentimenti, che la affida a sua sorella e alla domestica, la accoglie in casa. La parte più noiosa è la descrizione di come Ruth matura grazie alla maternità. Dedicandosi anima e corpo al piccolo Leonard, Ruth diventa una donna colta, meditativa e caritatevole. Finalmente rivede il suo seduttore: è diventato un politico, la terribile madre è morta, lui vorrebbe riaverla (lei è più bella di prima). Ruth resiste e questa è la parte più emozionante del libro che è stato pubblicato nel 1853, la più moderna: ce l'ha fatta da sola, con l'aiuto di persone amiche, l'ha amato tanto, non lo vuole più. Lui si stizzisce, è rimasto un bambino viziato, abituato a ottenere ciò che desidera. Adoro i romanzi vittoriani. Quando mi ha telefonato mia sorella dalla Malesia, ero in barca che singhiozzavo sulla fine di Ruth.

avvistare un pescespada

dormicchiavo a poppa per riprendermi dalla fatica di aver caricato acqua e provviste in barca sotto il sole cocente, quando il marito si è messo a urlare, guarda, guarda. A prua c'era un pesce lungo, magro, appuntito, che entrava e usciva dall'acqua saltando. Il marito dice che era un pescespada. Bello, qualunque cosa fosse. La figlia è rimasta a casa, l'idea di un week end con noi a Ponza non l'attirava per niente. Più tardi chiamo la mamma di Sara per assicurarmi che le due ragazze siano sotto la sua supervisione. Un po' genitori degeneri siamo a lasciarla così, ma lei era felice e anche noi lo siamo di non averla qui col muso, di stare da soli. Il mare è piatto, si annuncia una bellissima giornata.
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venerdì 5 agosto 2011

sei

ancora distopie

la fantascienza dell’inglese Higson che racconta una Londra in cui gli adulti si sono ammalati e cercano di divorare i ragazzi prima di morire mi ha conquistata, mentre ho fatto molta fatica ad arrivare in fondo all’altro romanzo distopico che mi è stato proposto, il ponderoso Gone di Michael Grant. Qui siamo in America, in una cittadina cresciuta intorno a una centrale nucleare. Gli adulti sono spariti in un lampo e chi ha meno di quindici anni si trova a cavarsela da solo. Al centro dell’azione Grant mette due fratelli gemelli che sono cresciuti separati, Sam e Caine, uno buonissimo e carismatico, ma riluttante a prendere il comando, l’altro cattivissimo e risolutissimo a dominare gli altri. Gone è lungo, prevedibile, tutto basato su scontri degni di videogiochi (i coyote mutanti, i superpoteri dei protagonisti), i dialoghi sono pochi e piuttosto insignificanti. Ciò che accomuna Higson e Grant è il tirarla per le lunghe senza chiarire nulla: il primo ha messo in cantiere ben quattro romanzi sull’apocalisse (di cui il terzo esce a ottobre), il secondo fa vincere lo scontro al buono, ma lascia in vita il cattivo in modo da garantirsi il seguito. E il lettore si chiede: ma che è successo, perché mi raccontate di un mondo senza adulti e non cominciate con lo spiegarmi la causa degli straordinari avvenimenti narrati? Si vede che la fantascienza non è il mio genere…

depressissima

ieri è stata una serata nera. La figlia non ha fatto niente di particolare, si è attenuta al suo atteggiamento consueto, per me non esisti se non quando ho bisogno di soldi e permessi. Arrivata al quinto giorno di solitudine, forse non sono più tanto beata, forse non sto dormendo bene, sta di fatto che il suo ritardo a cena è bastato a mandarmi in crisi. Quanta pazienza ci vuole per riuscire a convivere con una ragazza che semina sporco e disordine, non dà una mano in casa, lascia le luci accese, usa tutti gli asciugamani, critica quello che fai da mangiare, non passa un minuto con te se non ha una richiesta da farti? Il suo desiderio di opporsi a me è talmente deliberato che dovrei non prendermela e invece non ci riesco. Mi avvilisce l'idea che non abbassi mai la guardia, che non abbia voglia di condividere niente con me. Stasera arriva il marito. Non si è mai sentita tanto la sua mancanza.

giovedì 4 agosto 2011

involontariamente

nell'ultimo numero della rivista Liber c'è un bell'articolo di Antonio Faeti sull'Unità nazionale. Finalmente qualcuno che dice qualcosa di molto sensato su un tema su cui si sono letti fiumi di retorica. Faeti cita Renzo Renzi, autore di un libro intitolato Fascismo involontario e a proposito dell'"involontarietà" scrive: "è una delle componenti più rilevanti e meno studiate dell'anima italiana. Rappresenta la nostra tendenza a fare una cosa senza sapere di farla, è pericolosa, ma non sempre, perché involontariamente, a volte si finisce perfino col fare la cosa giusta". Da meditare.

il mio venditore preferito

nel clamore degli altri che enunciano ad alta voce la merce da vendere, cocco, ciambelle, orecchini, cavigliere, pizza, frittata di pasta, massaggio, il mio venditore preferito si distingue per il suo mutismo. È basso, scuro, con un cappello di paglia in testa e un grosso sacco di plastica in spalla. Ti compare davanti all'improvviso e parte con il suo show silenzioso. Estrae dalla busta uno dei teli ricoperti di fili d'oro,lo sciorina in aria e poi sulla sabbia. Con cura lo libera dai granelli, lo ripiega, parte con il secondo e il terzo che non sono molto diversi dal primo. Alla fine riparte, ricomincia più in lá. Finirò per comprare uno dei suoi orridi teli dorati per ripagarlo della sua discrezione, per mostrare apprezzamento per il suo inconfondibile stile.
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mercoledì 3 agosto 2011

porta aperta

mi raggiunge al mare, si stende accanto a me e subito cerca argomenti per litigare. Perché non mi comprate il motorino al mio compleanno ad ottobre, perché non posso star qui da sola come tutti i miei amici? Io di litigare non ho alcuna voglia, i discorsi cadono, mi chiede di giocare a palla con lei, vuole esercitarsi perché gli altri la criticano. Dopo qualche tentativo di pallavolo in acqua mi caccia, sei negata, sei peggio di me. Fa caldo, le do appuntamento a casa all'una e mezza. Trovo la porta d'ingresso spalancata, penso ci sia Rosalba che passa a pulire. Rosalba se n'è andata, è stata la figlia a lasciare aperto. Quando arriva, la sgrido, poteva entrare chiunque, un topo, un gatto, un ladro.. Ride. E io dovrei affidarti la casa, il motorino? Sbagliando s'impara, risponde lei, lo vedi non lascio più il latte fuori dal frigo. Facciamo progressi.
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bacio

il brutto di agosto

e poi c'è quello che non mi piace della spiaggia agostana: il venditore marocchino che ti mette la sua bottega ambulante così vicino che se allunghi la mano tocchi i vestiti e ti devi sorbire le signore che si provano tutto, si consigliano, si guardano allo specchio e flirtano con lui, che è un po' è gentile e un po' le deride; le grassone con costumi ridottissimi che spariscono sotto la ciccia; i tatuati dalla testa ai piedi che si aggirano soddisfatti di sé e della loro pelle straziata; i bambini che strillano; quelli che in mare ti schizzano; quelli che ti dicono, palla e tu, essendo scampata alla pallonata, non hai voglia di fargli il piacere di rimandargliela. La spiaggia è bella fino alle undici di mattina, dopo non più; nel pomeriggio per ricordarti perché sei lì devi nuotare e nuotare e nuotare, oppure stare a casa al fresco, leggere e magari piangere, come mi è capitato con The Summer I Learned to Fly. Dana Reinhardt racconta com'è avere tredici anni e sentirsi pronta a tutto per un ragazzo appena conosciuto.

martedì 2 agosto 2011

grillo padano

riposo

non so se mi piace di più leggere il giornale alle dieci sulla spiaggia con la testa al riparo dal sole o nuotare alle undici da una boa all’altra finché non mi stanco o mangiare con la figlia la pasta davanti all’ulivo del nostro giardino o ritirarmi nella mia stanza da letto e dedicarmi alle letture in inglese che arrivano sul mio computer o tornare al mare verso le tre con la soddisfazione del dovere compiuto e rituffarmi nella lettura a piacere fino al momento della seconda nuotata o sentire al telefono la voce del figlio allegro e eccitato per una caccia al tesoro. Gli altri anni non facevo in tempo a smettere di lavorare che dovevo imbarcarmi in una delle nostre avventure marine: grazie alla gara del marito e alla partenza del figlio ora mi godo un vero riposo. A parte la figlia e qualche gradita telefonata non parlo con anima viva, niente chiacchiere da ombrellone, i libri sono il mio scudo e la mia armatura, sono un guerriero del silenzio.

Il tempo delle donne


una bambina che fino a sette anni non dice una parola. Intorno a lei, la madre, una giovane operaia che si ammazza di lavoro per guadagnare qualche soldo in più e tre “nonne”, tre donne anziane che condividono il minuscolo appartamento con la mamma e la figlia. Siamo nella Leningrado degli anni Sessanta, dove ognuno ha diritto a quattro metri quadri di abitazione, dove per i bambini c’è l’asilo nido, e la fabbrica insiste che ci vadano tutti anche se la vigilatrice è una sola per tanti e non può dar retta a chi non sta bene. Elena Cizova alterna i punti di vista: c’è la bambina, ora grande, divenuta un’artista, e ci sono i pensieri della bambina che osserva e disegna le donne che la circondano; c’è la mamma, una donna semplice cresciuta nella propaganda di regime che si preoccupa per le americane che crede stiano peggio di lei; ci sono le tre nonne che come le fate danno ognuna il suo contributo affinché la bambina cresca forte e ben educata. Attraverso i battibecchi tra le vecchie emerge tutta una vergognosa pagina di storia: famiglie distrutte dalla Rivoluzione, gente privata di tutto, la paura di parlare e venir denunciati. Bello, forte, realistico e fiabesco insieme.

il pensiero non basta

è scesa dall’autobus fresca e leggera, non sembrava avesse attraversato mezza Italia cambiando ogni tipo di trasporto. Sorridendo la figlia mi ha raccontato le sue avventure elbane con l’amica che doveva studiare latino. Voleva farsi subito un bagno in mare, le avevo portato un costume e un pareo, l’ho lasciata sulla spiaggia e sono tornata a casa con il suo trolley. Ho preparato la cena, le ho chiesto, e la marmellata che mi hai comprato dov’è? Oh, mi sono scordata, l’avevo vista in un negozio, poi dovevo tornarci, non fare quella faccia, se vuoi te la compro qui. E io che ci avevo scritto pure un post, che mi ero emozionata all’idea di essere stata pensata. Mia suocera avrebbe detto, basta il pensiero, nell’ottica secondo la quale le mamme danno e i figli ricevono. Io non sono d’accordo.

lunedì 1 agosto 2011

un pompelmo intero

con lo pseudonimo di Lemony Snicket, Daniel Handler ha scritto Una serie di sfortunati eventi, tredici libri per ragazzi semplicemente geniali. I fratelli Baudelaire, dopo la morte dei genitori nell’incendio della loro casa, affrontano adulti crudeli, sciocchi o semplicemente incapaci di prendersi cura di loro, mentre un perfido patrigno vorrebbe ucciderli per impadronirsi della loro eredità. Dell’ironia, della sottigliezza, del gusto di stupire, della capacità di creare personaggi terribili, non ho trovato traccia in Why We Broke Up, un romanzo per giovani adulti firmato Handler che mi è stato mandato in anteprima. Qui Min (abbreviativo di Minerva, come lei stessa spiega a chiunque conosca) rimanda indietro in una scatola a Ed, il suo ex ragazzo, tutti gli oggetti che glielo ricordano, raccontando oggetto dopo oggetto, capitolo dopo capitolo, la storia della loro relazione. Che tra Min, anticonformista e fissata per il cinema d’autore e Ed, spensierato capitano della squadra di basket, idolo delle cheerleader, non potesse che finire con una rottura era chiaro sin dall’inizio. Di che si rammarica Min? Di aver perso la verginità con un ragazzo bello esperto e gentile? Non era vero amore, lui la tradiva con un’altra, e vabbe’. L’unica battuta che mi è piaciuta di questo prevedibilissimo libro è la risposta di Min a Ed, dopo che hanno fatto l’amore la prima volta. Com’è stato, chiede lui. Come mettersi in bocca un pompelmo intero, fa lei. Per me era stato come un dito in un orecchio.

il sugo con le cipolle

entrando in casa vengo investita dall'odore del sugo con le cipolle della vicina napoletana. Improvvisamente darei qualsiasi cosa per un piatto di pasta condito così: un po' è la fame, ho mantenuto il mio proposito di mangiar poco, come quando sono andata a vivere da sola la prima volta (e mio padre veniva apposta a Milano in missione per portarmi al ristorante e darmi la sua porzione oltre la mia); molto è la nostalgia per mia madre che quel sugo lo faceva ogni domenica. Sentire quel profumo la riporta in vita, non posso credere che non sia da qualche parte con la sua pentola a pressione ad aspettarmi, a chiedermi le novità. Chiudo la porta, mi asciugo gli occhi, apro il frigo, qualcosa troverò.

non più sola

avevo appena fatto in tempo a sperimentare il senso di libertà dell’essere in vacanza da sola che ieri sera sono stata bruscamente ricondotta ai miei incubi materni. Alle nove e mezza mi ha chiamato il figlio e alla domanda come stai, ha risposto, non tanto bene. Chissà perché ho pensato subito a una pallonata e già lo vedevo disteso su una barella con la testa fasciata. Dopo la gita a Cambridge ho vomitato e ho avuto un gran mal di pancia, ha aggiunto. Per prima cosa, ascoltandolo ho sentito anch’io una fitta alla pancia, poi ho calcolato quanto ci avrei messo a prendere il primo aereo per Brighton. Mi ha assicurato che al momento si sentiva meglio, e ci siamo lasciati con la promessa di sentirci stamattina. Lui ha dormito bene, io non tanto. Nel frattempo la figlia è stata messa sul primo traghetto dai suoi ospiti elbani. Ora deve scendere verso Roma e ha già cominciato a tempestarmi di telefonate per farmi partecipare alla sua impresa, passo dopo passo. Sono andata a fare la spesa dopo due giorni di pane e pomodoro. Il mare è piatto, la spiaggia semideserta, riuscirò a godermi il mio libro e la mia nuotata senza agitarmi per i figli lontani?