venerdì 30 settembre 2011

senza luce

siamo arrivati al mare tardi, stanchi morti. Non c'era luce in casa. Io mi sarei rassegnata, il marito ha chiamato l'Enel, sono arrivati due ragazzotti da Formia che hanno riparato il guasto e ci hanno ridato la luce. Senza lui resterei al buio, mi crollerebbe la casa in testa, non sarei in grado di fare alcunché.

dal notaio

un intero pomeriggio dal notaio mentre fuori splende il sole non lo augurerei al mio peggior nemico. Siamo venuti a comprare il pezzo di terra davanti alla casa al mare: una decina di alberi d'ulivo, un bello spazio per mettere un'amaca, due sedie. Insieme a noi ci sono i proprietari delle case accanto. I mariti hanno un'aria placida, rassegnata; le mogli invece impugnano le mappe catastali come randelli, discutono di metri quadri e di confini come se si trattasse di una questione di vita o di morte. Come fanno ad essere così agguerrite? Uscirò mai da questa stanza?

sfida tra i bracci

giovedì 29 settembre 2011

risparmi

oltre a seguire i lavori della nuova casa, il marito si occupa personalmente di comprare pezzi vari su internet: il lavandino della cucina, il forno e poi aggeggi vari che non servono a nulla, ma a lui piacciono tanto, come il tritarifiuti. Ogni giorno arriva un nuovo voluminoso pacco, che apre, controlla e poi carica in macchina per portalo al nostro futuro indirizzo. Tutto ciò gli costa tempo e fatica, ma e' contento, dice, non sai quanto risparmio. E' il suo modo di rilassarsi, di distrarsi alla fine delle sue lunghissime giornate di lavoro, vediamo dove trovo il bidè più bello e più economico che c'e'.

ci voleva Gianfranco

oggi stavo per gettare la spugna, si era capito che le risorse sul progetto si riducevano a due, una delle quali disponibile dal 20 ottobre (la scadenza e' il 30). Poi ho conosciuto Gianfranco. Magari mi sbaglio, ma mi e' parso serio, competente, appassionato della materia. Mi sembra che con lui si possa ragionare. Magari insieme ce la facciamo.

mercoledì 28 settembre 2011

cognati

mentre mi accingo a prepare la cena di stasera (ospito il cognato presidente, mia zia e mio padre, anche se quest'ultimo ci raggiunge più tardi perché ha la lezione di tango), divago pensando alla differenza abissale che passa tra il superimpegnato marito di mia sorella e l'irrequieto fratello di mio marito, entrambi poco più che cinquantenni. Il primo si destreggia tra impegni internazionali e la recente nomina, il secondo si balocca inviando in giro le foto del motel che uno stuolo di filippini sta erigendo per lui. Nelle Filippine mio cognato sta vivendo una seconda giovinezza: ha fatto un figlio, ne aspetta un altro, sogna un'attività di successo: le mail che manda in giro traboccano di entusiasmo e speranza. Conosco entrambi da tanto: il cognato svizzero e' sempre stato un ambizioso e un vincente; il cognato filippino non finisce di stupirmi.

missione impossibile

stanotte mentre mi rigiravo insonne tra le lenzuola, sognando libri siti e portali, più che con le sembianze  della fata turchina la mia direttrice mi appariva con quelle della strega di biancaneve. Ieri sono stata riconvocata e mi e' stata assegnata una missione impossibile da realizzare sola o quasi e in pochissimo tempo. Per questa missione dovrei attingere non solo alle mie (?) doti di creatività, alla mia (?) cultura, ma anche a capacita' gestionali di cui sono priva: il tutto circondata dallo scetticismo, se non dall'aperta ostilità di chi finora si e' occupato di ciò che andro' a riorganizzare. A natale se sopravvivo allo stress vado a Lourdes ad accendere un cero.

martedì 27 settembre 2011

mamma bancomat

ci sono momenti in cui sono più esposta all'atteggiamento sfidante della figlia nei miei confronti. Oggi uscivo da una giornata lavorativa iperfrastornante. Mi ha chiamato, voleva iscriversi in palestra, le servivano i soldi e un passaggio in macchina. Appena ho potuto, mi sono precipitata a casa. Aveva cambiato idea, le servivano i soldi e faceva a meno del passaggio, un'amica la portava in macchinetta. Sa che non vogliamo che vada in macchinetta con gli altri (oltre a essere pericoloso, e' vietato, la polizia potrebbe sequestrare il mezzo). Con gran faccia tosta mi ha ripetuto, vado in autobus con Margherita. No, ora vieni con me e alle otto ti viene a prendere papa'. Perché non mi comprate un motorino, così ci vado da sola, come tutti? Non ci ho visto più, mi sono messa a urlare, la devi smettere di avanzare solo richieste, non sono un bancomat, un distributore di soldi e permessi, non ti basta mai, ti facciamo fare quello che vuoi, ci racconti un sacco di bugie. Urlava anche lei, altro che soldi, ho le scarpe bucate, mi metto sempre gli stessi vestiti. Il finestrino era aperto. Un automobilista ci ha guardato perplesso: una mamma e una figlia che facevano a chi strillava di più. Non un grande spettacolo.

my mother


lunedì 26 settembre 2011

la lite


oggi ci e’ toccato assistere a una lite multimediale: dalla nostra stanza il capo ha litigato in videoconferenza con la redazione milanese e insieme con l’autore romano collegato via skype con questa. L’oggetto del contendere non era chiaro: sono tutti molto ansiosi di accreditarsi presso la direttrice, ma nessuno sa esattamente cosa lei voglia. Facevano a gara a chi urlava piu’ forte. Domani calano a Roma, chissa’ se guardandosi in faccia saranno piu’ pacati.

domenica 25 settembre 2011

Non tutti i bastardi sono di Vienna

al mio compleanno dei quindici o sedici anni, la mia amica Sabina mi regalo' Le confessioni di un italiano di Ippolito Nievo. Di fronte a quei due volumi tascabili stampati in un corpo microscopico e con una copertina ben poco attraente, ricordo ancora di aver pensato, mi vuole punire, con la scusa che mi piacciono i libri mi regala questi mattoni che non riuscirò mai a buttar giù. Ricordo anche di aver letto il libro e di averlo amato (soprattutto la prima parte) con un slancio enorme e pieno di sensi di colpa per quel mio immotivato pregiudizio iniziale. La scrittura di Andrea Molesini mi ha ricordato quella di Nievo: Non tutti i bastardi sono di Vienna e' il racconto di un momento tragico della storia italiana, quello della disfatta di Caporetto, ma il tono della narrazione e' improntato soprattutto alla curiosita', come si addice al giovane narratore, un diciassettenne desideroso di azione. La villa in cui Paolo vive con i nonni e la zia viene sequestrata dai tedeschi e poi dagli austriaci, la nonna trama contro di loro con l'aiuto di un finto fattore, il nonno si astrae scrivendo un libro che non vedrà mai la luce, la cuoca si ingegna a portare a tavola arrosti di gatto, la zia flirta con il maggiore e cura i feriti, il ragazzo spasima dietro la bella Giulia che si diverte a farlo aspettare. Intorno regna la morte: giovani vite mandate al macello, tradimenti, rappresaglie, impiccagioni, stupri e fucilazioni, ma la bravura di Molesini consiste nel restare ancorato al suo personaggio, alle sue emozioni; persino la fuga fallita, l'imminente fucilazione sono da lui vissute come estreme avventure. Finora Molesini aveva scritto libri per ragazzi e in questo, rivolto agli adulti, ha saputo ricreare lo spirito di una letteratura che avvince e intrattiene, nonostante la durezza della materia trattata.

sabato 24 settembre 2011

nello studio del pittore


in tre

in tre in barca, la figlia non è voluta venire, oggi va a pranzo dalla nonna, domani al ristorante con il nonno e stasera dorme da un'amica. Il figlio non è proprio entusiasta di star solo con noi, stamattina stava per chiederci di lasciarlo a Roma, ma si è fatto due tuffi, una nuotata fino alla spiaggia e si gode le nostre attenzioni. C'è una bellissima aria fresca, il sole è caldo, il mare calmo. Il dondolio della barca induce al riposo, ma ho un arretrato di letture (da quando sono finite le vacanze non ho letto che per lavoro); vediamo se il libro che inizio avrà il sopravvento sul sonno.

venerdì 23 settembre 2011

ho incontrato la fata turchina

al colloquio con la nuova direttrice sono arrivata trafelata. Ho dovuto attraversare tutta Roma, dal lungotevere dove e' la sede del Foglio alla Dear. Lei mi aspettava sorridente e preparatissima. Ha fatto subito riferimento al fatto che siamo coetanee, che abbiamo cominciato in rai dalla stessa trasmissione, il 3131, che lei e' diventata direttore e che io sono sempre allo stesso livello. Sembrava sinceramente dispiaciuta per me (più di quanto lo sia io stessa, che alla carriera non ho mai puntato). Mi ha proposto di affidarmi l'ideazione di un sito sui libri con dei percorsi per gli insegnanti. Non credevo alle mie orecchie. Ho pensato, ora mi sveglio e al colloquio con la direttrice ci devo ancora andare e quando ci vado lei mi fa un pistolotto sul suo interesse per la trasmissione e poi mi saluta. Invece non era un sogno, ero li' e lei aspettava da me una risposta. Ha detto che sarà molto impegnativo, che dovrò lavorare giorno e notte, che tutto dovra' essere prestissimo on line e che nel frattempo continuerò a fare tv talk. Sono uscita da li' un po' scossa. Speriamo che la carrozza non diventi subito zucca. Ma chi gliel'ha detto alla direttrice che mi piacciono i libri?

giovedì 22 settembre 2011

la maledizione di vespa

com'e' possibile che una battuta di Vespa che a Roma si sente a Milano risulti coperta da fruscii? E' da martedi' che combatto con un servizio di un minuto in cui quattro giornalisti dicono il loro parere su Santoro: parlano Floris, Paragone, Lerner e Vespa. Nel passaggio via ponte radio Vespa sparisce, oscurato da rumori usciti chissà da dove. Si vede solo l'espressione adirata con cui mi fissa, il dito minaccioso che mi agita contro. Domani si registra la puntata, passero' la mattina a cercare di risolvere il problema. E dopo pranzo una bella visita al Foglio per il collegamento di Giuliano Ferrara. Tutta vita.

mercoledì 21 settembre 2011

mamma frenetica

torno a casa alle sei e un quarto. In macchina faccio programmi per le due orette che mi separano dalla cena: compro qualcosa, cucino, leggo sul computer il libro che mi ha mandato la giunti o quello della mondadori, leggo quello che mi va? Sono stanchissima: ho passato la giornata a cercare notizie sugli ospiti e a scalettare le puntate di Miss Italia per il montaggio di domani (una noia mortale). Entro in casa come una furia, mi spoglio, mi metto una vecchia canottiera, dei leggins stinti. Il figlio, che mi aveva chiesto un passaggio alla pallanuoto e aveva ricevuto un rifiuto, mi dice, ho fatto tardi, per piacere portami. Lo invito ad andare in bici, cerco le chiavi, si fa ancora più tardi, decido di accompagnarlo, mi metto le scarpe restando vestita da schifo, mi sbatto la porta alle spalle, lascio dentro le chiavi di casa. Così conciata non posso scendere dalla macchina. Ho il telefono: mentre vado verso la piscina, chiamo la figlia. E' come al solito a un bar: vado prenderla. Puff: la mia ora d'aria se n'e' andata guidando. Mai fare programmi.

in fuga

martedì 20 settembre 2011

motorino o macchinetta?

il montatore con cui ho lavorato oggi era appena stato dal dottore per una brutta bruciatura al polpaccio, conseguenza di una caduta dal motorino. Ogni volta che sento racconti del genere rabbrividisco pensando alla promessa fatta alla figlia di fornirla di un mezzo tra qualche mese, quando cambieremo casa. Tra l'altro lei, da pigra qual e',  e' passata dal perorare la causa del motorino a quella della macchinetta, facendo leva proprio sulla nostra paura di incidenti. Io alla macchinetta sono contraria per motivi ideologici: mi sembra una cosa da figli di papa', una cosa costosa, inutile, oltre che nociva (chissà quante multe). Posso optare per il motorino per motivi ideologici? E se poi si fa male? Lei lo userebbe poco per non rovinarsi i capelli con il casco, per non bagnarsi, ma il fratello sarebbe pronto ad acchiapparselo e così sarei in pena per lui. D'altra parte se non compriamo niente a nessuno, andranno comunque sui mezzi degli altri, rischiando di più. Penso, penso, ma non trovo una soluzione soddisfacente. Un bel triciclo, quello si che mi ispirerebbe fiducia. Perché non si e' mai preparati ad affrontare i figli che crescono?

Terraferma


la storia di Filippo, ventenne prigioniero dell’isola di Linosa, del ricordo del padre morto in mare, dell’amore del nonno che gli ha insegnato la pesca e dell’amore della madre che non ha nessun altro a cui dedicarsi, mi e’ parsa la cosa piu’ bella di un film complesso e per certi versi irrisolto come Terraferma. Ho amato il Crialese di Respiro e detestato il Crialese di Nuovomondo: in questa opera terza convivono il realismo del primo film e l’astrazione del secondo. Il giovane attore Filippo Pucilli restituisce tutta la voglia di vivere che il suo personaggio e’ costretto a reprimere, la sua attrazione per i coetanei che vengono dalla terraferma, il suo sgomento di fronte agli sbarchi dei disperati che il nonno protegge con furia amorosa e lo zio biasima perche’ allontanano i turisti. A parte Filippo, che e’ tormentato e irrisolto, gli altri personaggi soffrono di un eccessivo schematismo: buonissimo il nonno, cattivissimo l’ufficiale della guardia di finanza, egoistissimo lo zio (interpretato da un Beppe Fiorello molto convincente), debolissima la mamma (una Finocchiaro un po’ troppo bellina e legnosa). La fotografia geometrica, estetizzante toglie pathos a una vicenda che dovrebbe grondarne. Nel complesso e' più si che no, più un bel film che un brutto film.

lunedì 19 settembre 2011

ho fatto arrabbiare Bruno Vespa


era di ottimo umore Vespa oggi. Ha presentato la nuova edizione di Porta a Porta che godrà di un certo numero di speciali in prima serata. Molto morbide le domande dei giornalisti, compresa quella di Palestini di Repubblica che voleva sapere se tratterà delle intercettazioni. A fine conferenze gli ho chiesto se potevo intervistarlo. Fino a quando abbiamo affrontato la scelta dei temi e’ stato tutto un sorriso. Tempo fa aveva dichiarato che un buon giornalista deve scegliere gli argomenti che possono interessare sua moglie. Mi ha specificato di aver ripreso la frase di un giornalista americano e che moglie in quel contesto era sinonimo di persona comune, del popolo. Gli ho fatto notare che non era molto gentile nei confronti delle donne, e lui è esploso, basta con questo vetero femminismo da quattro soldi, in America nessuno si sogna di contestare un’espressione del genere.  Sembrava volesse mangiarmi. Dobbiamo mandar giù tutto: il presidente del consiglio che vuole patonza per tutti, il ministro che racconta storielle sulle suore che gradiscono la violenza sessuale, il giornalista che parla di mogli come minorate mentali. E guai a contestarli: ti becchi subito l’appellativa di vetero femminista da quattro soldi. Un po’ sono orgogliosa di essermelo beccato.

la genuflessione del premier

domenica 18 settembre 2011

padri di oggi

alla lezione domenicale di ginnastica, l'istruttore Tullio si e' portato la figlia, una bambina di circa cinque anni, che non e' stata ferma un momento. Mentre noi eravamo concentrate nel tentativo di imitare gli imprevedibili movimenti di Tullio, lei inventava giochi fantasiosi e pericolosi: prendeva tutte le bacchette di legno e le usava come maxi shangai, costruiva capanne di materassini e ci saliva sopra, brandiva uno yo-yo come un'arma. Lui continuava imperturbabile a dimenarsi sudare improvvisare esercizi. Solo quando lei si e' attaccata con tutte le forze alla sbarra vicino allo specchio, tentando di staccarla, le ha dato una spintarella, invitandola ad abbandonare l'impresa. Pare che il vero mestiere di Tullio sia quello di bancario e che la palestra sia il suo hobby e la sua passione. Chissa' se la streghetta la porta anche in banca.

quadrivio


mamma bella

mi hanno inviato Le notti sembravano di luna di Laura Bosio. Inizio a leggerlo: si evoca un'infanzia lontana, mettendo a fuoco prima la figura di una bambina in bicicletta poi quello che la circonda. La narratrice non si limita a raccontare, commenta, si intrufola dentro la narrazione rivolgendosi a un tu misterioso e questo mi sa un po' di vecchio, di libro per l'infanzia di primo novecento. Pero' proseguo, attratta dalla caratterizzazione dei personaggi. Un intoppo: la mamma della protagonista. "Era bella, Adele. Quale madre non lo e' per una bambina. Nessuna. Bella come una dea, come una santa, come la strega cattiva di Biancaneve. Mi ascolti?". Ti ascolto e non sono d'accordo, quello che hai enunciato mi pare un luogo comune, neppure tanto fondato, se c'e qualcuno che vede i difetti della madre, i segni della sua vecchiaia, questa e' la figlia. Sono solo a p.20, magari dopo migliora.

sabato 17 settembre 2011

visioni


a tempo perso

scherza Berlusconi quando dice a Marysthell Polanco che fa il primo ministro a tempo perso. Scherza e insieme dice la verità: dalle sue conversazioni con il suo procacciatore di donne Tarantini, emerge l'insieme di orgoglio e fastidio con cui considera gli impegni internazionali che lo distolgono da festini lungamente pianificati, ben più interessanti per lui. Gli ultimi fedeli del capo si affannano a dirci che centomila intercettazioni sono troppe, che chiunque di noi se intercettato, così a lungo, verrebbe sorpreso a dire cose così. Non e' vero, Berlusconi e' il peggio del peggio e tenercelo li' e' una vergogna.

non toccare

a Chiara piacciono le foto e i loro titoli, si chiede dove io le prenda. Me la manda per posta elettronica Livio. Le sceglie tra i suoi mille scatti, secondo l'ispirazione e l'umore del momento. Pietro una volta ha detto, e' strano in un blog così romano, così radicato in una certa parte di Roma, vedere Genova e i suoi dintorni (c'e' molto altro nelle foto, ma Livio e' li' che vive, a Genova). Sarebbe bello se Livio aprisse un blog tutto suo, il materiale ce l'ha; nel frattempo sono onorata e felice di ospitarlo nel mio.

Carnage


Penelope e Michael accolgono nella loro casa newyorchese Nancy e Alan, venuti a chiedere scusa per il colpo dato con un bastone dal figlio undicenne al figlio della coppia. Tra i quattro personaggi c’e’ un’evidente disparita’ sociale: Alan e’ un elegante avvocato che poco elegantemente sta tutto il tempo al telefono; Michael vende utensili per la casa e sciacquoni; Nancy e’ chic, annoiata e nevrotica; Penolope non e’ chic e non si annoia perche’ e’ troppo preoccupata per le sorti dell’Africa, ma e’ altrettanto nevrotica. Sulla base della stringente sceneggiatura di Yasmina Reza, Roman Polanski costruisce un perfetto gioco al massacro: l’incontro, che dovrebbe durare poco e sembra sempre sul punto di chiudersi, si protrae fino a che ognuno dei quattro non ha messo a nudo se stesso, la sua fragilita’, la sua rabbia, la sua frustrazione, la sua incapacita’ di amare, il suo fallimento come genitore e come persona. E’ difficile dire chi e’ piu’ bravo tra questi splendidi attori: Christoph Waltz, il mellifluo avvocato che senza cellulare si affloscia, Jodie Foster che dona alla sua Penelope una rabbia feroce, Kate Winslet, nauseata dalla vita e dalle sue responsabilita’, John Reilly che indossa la maschera di bonaccione per coprire il disastro di aver sposato una donna che lo disprezza. Amarissimo e divertente, Carnage e' l'opera di un grande maestro.

venerdì 16 settembre 2011

estate

tutto come prima

quando attraverso le pareti sottili della Dear sono trapelate le urla di una nostra vecchia collega, solita dare in escandescenze verso le tre del pomeriggio, con Jane ci siamo guardate e ci siamo dette, tutto come prima. La nostra vecchia stanza affacciava sui pini, questa qui sugli abeti. Avevamo molto spazio, ora ne abbiamo un po' meno (quando arriveranno gli scatoloni con la nostra roba faremo delle grandi pile sulle scrivanie o sotto le scrivanie), il bagno è lo stesso, il piano è lo stesso. E' cambiata la direttrice: ci ha fissato un appuntamento per conoscerci, ma una gentile segretaria non fa che spostarlo e scusarsi, scusarsi e spostarlo. Lunedì finalmente si comincia, ma salterò la prima riunione, sarò alla conferenza di Vespa. Tutto come prima.

giovedì 15 settembre 2011

con Annamaria

gia' vederla e' stato un piacere: era raggiante, bella come sei bella solo quando sei felice. E infatti ha un uomo, un disegnatore di fumetti conosciuto quest'estate a Patmos come fosse una ragazzina. Io ero arrivata al nostro appuntamento al bar amareggiata dall'ennesima giornata passata a fare scatoloni (tre settimane di lavoro e all'attivo abbiamo solo un trasloco e un controtrasloco). Lei mi ha smontato dicendo che e' tutto finito, la rai, il paese, che bisogna prendere il bene dov'e', in un bel film, un bel libro (mi ha consigliato L'ultimo terrestre, io le ho consigliato Prenditi cura di lei). Annamaria e' una delle poche autrici rai che invece di essere fiera di quello che fa, se ne vergogna, consapevole com'e' che ciò che va in onda e' per lo più monezza. Ridimensiona i miei furori, ci ride sopra, mi restituisce leggerezza.

mercoledì 14 settembre 2011

l'educazione del maschio


la faccenda regalo materno la figlia l’ha risolta a modo suo: siccome non ha mai un soldo, si e’ fatta fare un mezzo prestito dal padre e ha comprato la borsa che desiderava da un pezzo. Neanche a dirlo, il dono e’ stato accompagnato da un, poi me la presti. Il figlio, da gran risparmiatore qual e’, non aveva limiti di spesa, ma pretendeva che fossi io a fare l’acquisto con lui. Gli ho detto che doveva sforzarsi, farsi venire un’idea, che non doveva diventare il maschio medio, senza iniziativa quando si tratta di comprare qualcosa a una femmina. Poi mi ha fatto pena e gli ho dato due indizi: profumeria e scrub. Lui mi ha guardato perplesso, se entro e chiedo uno scrub, non sembrero’ un gay? Ultimamente la preoccupazione di essere scambiato per gay si affaccia spesso nei suoi discorsi (quando gli ho chiesto di portarmi a casa la mia bici senza canna, e’ stata la prima cosa che gli e’ venuta in mente). Sulla strada per la pallanuoto, si e’ fermato in profumeria e ne e’ uscito con un meraviglio esfoliante al bambu’. Magari in futuro una ragazza mi sara’ grata di questo (o un ragazzo, tutto puo’ succedere).

nuovo giorno

la nuvola di malumore si è rapidamente spostata, saranno state le telefonate, i messaggi di chi mi vuole bene, le facce carine di figli e marito che mi hanno accolto al mattino. Di che mi lamento, perché ogni tanto perdo la cognizione dell'amore che mi circonda, perché mi fossilizzo su ciò che non va, cercandolo con la lente d'ingrandimento? I panni della donna appagata non fanno per me, ma che gusto c'è a indossare quelli della plurifallita? Che pazienza che hanno i miei quattro lettori.

martedì 13 settembre 2011

Pietroburgo


mamma isterica

al nervosismo di non sapere se e quando partirà il programma si sono sommati ieri sera i riassunti di mio figlio. Quest'estate l'ho implorato di scrivere le schede sui tre libri che aveva scelto dall'elenco fornitogli dalla prof, ma lui aveva sempre qualcos'altro da fare. Ieri mentre io mi ostinavo a vedere Scarmarcio in tv, lui si è fatto avanti con due testi micragnosi scritti al computer. Voleva che glieli correggessi. Erano cosi approssimativi, cosi pieni di errori e di ripetizioni che sarebbero risultati inadeguati per un bambino di quarta elementare, inconcepibili per un ragazzo di terza media. Un uso cosi sciatto della lingua italiana mi ha ferito, ho perso la testa, mi sono messa a urlare, senza risparmiargli nulla. La figlia, stravaccata sul divano, in preda a un mal di testa acuto da inizio scuola, quasi quasi prendeva le sue difese, a ma' che problema c'hai, sei isterica? Lui si e' messo a testa bassa a provare a rimediare. Sono andata a letto con il magone e mi sono alzata ancora piu' storta. Nemmeno una bella lezione di ginnastica mi ha risollevato il morale. Come faccio sempre quando sono depressa, mi sono messa a fare l'elenco mentale dei miei fallimenti: come madre di due figli ignoranti e illetterati, come lavoratrice sottopagata e sottostimata (e vogliamo parlare della patetica blogger che pochissimi leggono e nessuno commenta?). Sono nelle condizioni migliori per affrontare domani il mio quarantottesimo compleanno.

lunedì 12 settembre 2011

Scamarcio in fiction

avendo visto l'inizio della fiction concorrente, Dov'e' mia figlia?, ero certa che la sfida rai-mediaset non potesse essere vinta da altri che dal Segreto dell'acqua, la serie in quattro puntate in onda su Rai Uno con Riccardo Scamarcio come protagonista. E invece di fronte a un film altrettanto mal scritto, ma molto più pretenzioso ho dovuto ricredermi. Nei panni del vicequestore Caronia, tornato a Palermo per punizione, Scamarcio sfoggia un severo cipiglio che esaurisce la sua espressivita'. La povera Valentina Lodovini, che a forza di recitare sta imparando il mestiere, appena lo vede se lo deve mangiare con gli occhi e nel corso del primo incontro, dopo aver sedato una sommossa, ci deve pure scopare (in circostanze ridicole, a casa della madre adottiva di lui, che e' uscita ma potrebbe rientrare). Dopo l'amplesso lei dice, sono fidanzata, tra poco mi sposo, io queste cose non le faccio. Lui dice, meglio così: lei si offende, lui per consolarla esprime questa meravigliosa sentenza: ho fatto l'amore con tante donne, ma questo non vuol dire che siano tutte uguali per me. Non so se ho trovato più fastidiosi i dialoghi pieni di riempitivi (il poliziotto più anziano che dice a Scamarcio, te l'hanno insegnata la regola di non toccare i cadaveri) o i continui flash back (dovunque lui si giri vede se stesso bambino, con l'effetto di rallentare l'azione). Nell'intervallo pubblicitario mi sono spostata su canale cinque: in Dov'e' mia figlia la poliziotta andava a letto con il suo sottoposto, poi lo lasciava solo, ma gli faceva i complimenti per la sua prestazione. Raiset e' così.

la belle époque


peggio che lavorare

peggio che lavorare esiste solo una cosa, andare al lavoro in attesa che il lavoro cominci. E' il terzo lunedì in cui la nostra speranza che il programma parta e si chiarisca cosa ci si aspetta da noi resta frustrata. Prima eravamo in due, ora siamo in tre, e' arrivata anche Giulia. Non stiamo più a Prati, non siamo ancora alla Dear (la stanza per noi non e' ancora stata ben identificata). A Milano si tratta sui soldi e anche questo contribuisce al nostro senso di straniamento: tutti chiedono un aumento perché il programma si allunga e si complica, da noi ci si aspetta solo ubbidienza e efficienza. Vabbe', basta, la smetto di lamentarmi, e' solo che a furia di non lavorare si comincia a dubitare di saper fare qualcosa. Dovrei scrollarmi di dosso quest'ondata di pessimismo settembrino.

domenica 11 settembre 2011

Burano


dopo la festa

a Procida eravamo stati altre volte, ma la sua vera bellezza l'avevamo intuita più che sperimentata. Ieri ci si è palesata grazie alla discesa a mare della casa in cui si è svolta la festa: un tripudio di macchia mediterranea, una specie di giardino incantato in cui perdersi, giù giù fino al mare che risplendeva nella luna piena. Musica di tutti i generi e ballerini scatenati di tutte le età (soprattutto maturi). Il ballo non è il mio forte, il divertimento neanche (ho fatto ridere mia nipote che mi intervistava sui miei inesistenti bagordi giovanili). Verso le undici ci siamo defilati senza troppi saluti. Alle due sono tornate la figlia a la sua amica Elisa. Stamattina le abbiamo trovate lesse dal caldo dentro i sacchi a pelo. Sudavano e dormivano in piena luce, la barca era piena di sabbia. Ci aspetta un bagno a Procida con chi dei festanti riesce a trascinarsi fino al porto.

sabato 10 settembre 2011

sbarco a Chiaiolella

è stato quasi un assalto: appena entrati in porto ci ha raggiunto un gommone e in un attimo sono saliti a bordo due marinai. La manovra l'hanno fatta loro, spingendo a mano la barca, incastrandola tra altre due. C'è una bellissima luce, il mare di Procida non è un granché, ma le sue case rosa gialle azzurre vecchiotte e scrostate sono piene di fascino. Figlia e nipote sono corse a casa di Pino, attirate dall'idea della festa e dalle loro amiche. Come si festeggiano i cinquant'anni? Oggi lo scopriremo, a noi non manca poi tanto. Da una barca all'altra risuonano saluti e propositi di cena in napoletano stretto. Figlio e marito lavano via il sale, ci vestiamo e andiamo.

venerdì 9 settembre 2011

ci sono nonni

ci sono nonni che vogliono bene ai nipoti ma non vanno al di là di riceverli in visita (ci sono anche nonni che fanno da baby-sitter ai nipoti, e questo è l'eccesso opposto). Poi c'è mio padre, che, saputo che la maggiore dei suoi nipoti era a Sperlonga da Zurigo per una breve vacanza dopo gli esami di architettura, è venuto qui di corsa per portarla a cena, per farsi il bagno con lei e poterci parlare. Giulia domani viene con noi a Procida; lui sta qui ad aspettarla. Lei è contenta di vederlo e un po' imbarazzata da tanto calore: stando in Svizzera si è un po' svizzerata.

Ruggine

una conca desolata, inondata dal sole, ingombra di macchine da rottamare, con al centro un castello fatto di vecchi silos; sullo sfondo il cemento dei palazzoni. La scena in cui si svolge l’azione di Ruggine non potrebbe essere più suggestiva: torme di bambini passano le giornate a giocare a nascondino, a un due tre stella, alla guerra, sporcandosi, ferendosi, scordandosi regole e adulti. Altri pregi del film sono il cast (belle le facce dei bambini, bravi gli attori scelti) e la fotografia, carica di emozione. Ma la sceneggiatura fa acqua da tutte le parti, i dialoghi sono prolissi, Filippo Timi più che un pediatra pedofilo è un orco pazzo totalmente sopra le righe; la lotta giocosa tra Stefano Accorsi e suo figlio dura un tempo interminabile; il consiglio di classe a cui partecipa una Valeria Solarino imbambolata è caricaturale; Mastandrea in tuta che beve e impreca si è già visto mille altre volte.  Poteva essere un bel film sull’innocenza violata e sulle ferite che il tempo non può guarire; si esce dal cinema insoddisfatti e perplessi.   

giovedì 8 settembre 2011

mercoledì 7 settembre 2011

Per cosa si uccide


ci ho riprovato. Mi sono incaponita nella ricerca di un buon poliziesco italiano e di nuovo sono rimasta delusa. La Milano di Gianni Biondillo e’ abbastanza colorita e verosimile, il libro e’ ben strutturato, con vari casi distribuiti nell’arco di quattro stagioni, ma i pregi di Per cosa si uccide si fermano qui. Dialoghi fatti di continue freddure, personaggi improbabili (c’e’ persino Ambrogio, il maggiordomo preso di peso dalla pubblicita’ dei cioccolatini), una bella manciata di maschilismo, un vocabolario scarsissimo, luoghi comuni a go go. Mi chiedo chi, dopo aver letto un Biondillo, un Vichi, possa aver voglia di leggerne ancora.


libri usati?

pomeriggio d'acquisto di libri scolastici. Si va sul Lungotevere dove una ventina di furgoni pieni zeppi di volumi esaudiscono quasi ogni richiesta a prezzi molto ridotti. A colpirmi è lo stato di questi libri "usati": per lo più i possessori precedenti si sono limitati a scrivere il loro nome sul frontespizio, a scarabocchiare sulle prime pagine. I libri passano intonsi di mano in mano: Divine Commedie con ricchi commenti, manuali di storia, geografica, chimica, fisica, antologie di italiano, esercizi di matematica e inglese, tutti mai aperti, mai letti, mai consultati.  Delle due l'una: o la scuola si fa senza libri e allora aboliamoli, aboliamo una spesa che resta molto considerevole per le famiglie, o a scuola non si fa proprio niente e allora aboliamo la scuola, mandiamoli a fare altro i nostri figli.

martedì 6 settembre 2011

la foresta di computer

mentre apriva l'ultimo pacco arrivato dall'America il marito mi scrutava guardingo, ora ti arrabbi. Non c'e' modo migliore per provocare la reazione richiesta: prima ancora di vedere il contenuto del voluminoso scatolone già ero fuori di me. Incapace di resistere alla tentazione di fornire ogni membro della famiglia di un mac, a questo giro il marito ha rivoluzionato il nostro già sproporzionato parco computer casalingo. Il mio portatile va alla figlia, quello piccolissimo del marito va a me, lui si prende l'ultima versione, il figlio già a posto riceve le cuffie che desidera, persino per la sua recalcitrante madre c'e' un i-pad. Il risultato e' che non c'e' più nessuna differenza tra casa nostra e un qualsiasi negozio Apple. Esiste una clinica per malati di tecnologia? E i tecnofili anonimi esistono? Si deve curare, non possiamo andare avanti così. E che fatica per me non potermi mai affezionare allo strumento con cui lavoro.

lunedì 5 settembre 2011

Dov'e' mia figlia?

Dov'e' mia figlia? e' il titolo della fiction che giovedì aprirà la stagione mediaset. Il protagonista e' Claudio Amendola, che veste i panni di un ricco ingegnere intrallazzone a cui hanno rapito la figlia sedicenne. Un tempo mi piaceva Claudio Amendola, mi sembrava uno vero. Forse lo e', nel senso che non si sforza molto di sembrare migliore di quello che e': non si sforza per esempio di recitare.  Dov'e' mia figlia l'ha scritto Andrea Purgatori, anche lui senza impegnarsi molto: l'inizio (lo ammetto, ho visto solo la prima mezz'ora, poi con un sospiro di sollievo sono uscita a intervistare gli attori) mi e' parso un insieme di luoghi comuni e di personaggi stereotipati: non una battuta che non fosse trita e ritrita, non una sequenza che lo spettatore non potesse anticipare. D'altra parte, Scheri, il direttore della fiction mediaset, su questo e' stato molto esplicito: a contare sono "le star", non i contenuti. Elenco delle star: oltre ad Amendola, Bova, Garko, Banfi, Ferilli.

ritorno in dear

tornare nel luogo che avevo lasciato a cuor leggero meno di due mesi fa, in un modo che pensavo definitivo, poteva non essere facile. Invece, grazie al fatto che la nuova direttrice tiene molto al programma, oggi erano tutti di una gentilezza estrema con me e Jane; chi si prodigava per trovarci una stanza, chi per facilitarci le procedure burocratiche, gente prima fredda ostentava sorrisi, si mostrava accogliente. Per quanto mi riguarda, peccato per la bicicletta, ma senza il tragitto in macchina fino alla Dear e ritorno finivo per ascoltare meno la radio. Non sono impazzita ne' mi sono convertita d'improvviso all'ottimismo: raitre, rai educational alla fine che cambia.

domenica 4 settembre 2011

conversazione sulla prospettiva Nevsky


The Tree of Life

per vedere questo film avevo bisogno di un'occasione così: un sabato sera nel cinemino di Sperlonga, sola (a parte una famigliola di cui dirò poi, e due o tre spettatori), riposata, concentrata. Prevenuta ero prevenuta, mi avevano detto che era noioso, quasi privo di dialogo, pieno di spirito religioso. E l'inizio mi ha fatto agitare sulla sedia: quella lucina nel buio, poi tutte quelle esplosioni, le onde, le meduse, i dinosauri, non ne potevo più. Quando Malick arriva a raccontare se stesso bambino, i suoi giochi, i suoi pensieri, i suoi slanci verso la mamma angelicata, il padre duro e frustrato, l'adorato fratello minore, invece mi sono commossa, turbata. Ho provato la stranissima sensazione di essere io quel bambino, di rotolare nell'erba, di spaccare un vetro, di andare in punizione, di dipingere un acquerello, di litigare, di sentirmi solo, di incantarmi in chiesa, di interrogarmi sulle parole del prete, di scambiare i miei familiari con il mondo... Il vero viaggio che mi ha fatto compiere il film di Malick non e' stato alle origini dell'universo ma verso la mia infanzia e l'ha fatto in un modo fantastico, vertiginoso, grazie alla bravura dei suoi attori, alla parsimonia della sceneggiatura, alle inquadrature dal basso. Questo viaggio conturbante si e' concluso prima che il film finisse: di nuovo Malick ha sentito il bisogno di mettere in scena Sean Penn, il bambino da adulto, che tra i grattacieli ricorda da dove era partito e ha una visione di dove andrà, un paradiso spettrale in cui ci si ritrova tutti come si era un tempo e ci si scambiano grandi commossi abbracci. Inutile dire che qui non l'ho seguito, il mio interesse si e' spento. Sono tornata a scrutare invidiosa la famigliola seduta composta a due file di distanza. Due figlie adolescenti che il sabato sera erano con i genitori a sciropparsi un film complicato (la mattina le avevo viste entrambe con un libro in mano sotto l'ombrellone sempre con i genitori al fianco). Come si fa a fare una famiglia perfetta? Saranno stati davvero perfetti? Perché non tornare a immergermi nell'infanzia risvegliata dalle immagini di  Malick invece di farmi i fatti degli altri?

sabato 3 settembre 2011

sul fumo

ormai lo sappiamo da un po': nostra figlia fuma, di nascosto, ma fuma e non tanto poco se, come sospettiamo, i soldi per comprarsi i pacchetti non le bastano mai. Finora il marito ha evitato l'argomento: odia il fumo da quando bambino faceva lunghi viaggi in macchina con i genitori che trasformavano la vettura in una camera a gas e non accetta neppure l'idea che lei possa aver assunto così presto un'abitudine tanto perniciosa. Ogni volta che io sollevavo l'argomento, lui si infuriava, non deve fumare, non se ne parla neppure. Ma se non se ne parla, lei va avanti per la sua strada. Oggi a pranzo nella veranda della casa al mare, davanti al figlio e al suo amico Simone, ci siamo messi d'impegno a farle un lavaggio del cervello incrociato: fa male, malissimo, diventi dipendente, ti rovini i polmoni, la pelle, i denti, ti invecchia, e' veleno, ci sono modi migliori per spendere i soldi, quando smetti ingrassi, e chi più ne ha più ne metta. Ci ha lasciati parlare, un po' frastornata, un po' sardonica (dite, dite, tanto io faccio come mi pare). La speranza e' che ci pensi, si moderi, magari incontri anche lei un ragazzo antifumo. Quella stupida sigaretta in mano la fa sentire così adulta, così desiderabile.

venerdì 2 settembre 2011

il fattore etico

mi ero dimenticata quanto fossero soporifere le conferenze stampa di viale mazzini. Come al solito, ha inaugurato la stagione la presentazione di Miss Italia. Le grandi novità di quest'anno sono lo spostamento della location da Salsomaggiore a Montecatini e il ritorno in conduzione di Fabrizio Frizzi che c'è stato per quindici anni di seguito (!) e ci mancava da nove anni. Mi ha svegliato dal torpore solo la battuta di Patrizia Mirigliani, Fabrizio è il conduttore più etico della Rai. Mi ha colpito quel maggiorativo applicato a un concetto come l'etica: esistono conduttori più o meno etici, e come li si distingue: quelli che ti pugnalano alle spalle, quelli che lo fanno apertamente e quelli che non lo fanno per niente? Era una frecciata alla Carlucci? Lei è meno etica? Sicuri che la Mirigliani, da sempre autoproclamatasi esperta di estetica non abbia confuso un fattore (quello estetico) con un altro, che conosce un po' meno? Grande comunque la Testasecca, vincitrice del concorso passato: non so che farò, se cinema, televisione, moda, per ora è stato bello l'altra mattina tornare a fare la spesa. Avrei aggiunto io, dopo tante inaugurazioni di supermercati, finalmente una cosa utile.

giovedì 1 settembre 2011

contrordine?

è da lunedì che io e Jane stiamo organizzando la nostra nuova sede. Mi ha appena chiamato lei concitata, cambia tutto, torniamo a rai educational, alla dear. Che i programmi possano vagare da una rete all'altra a quindici giorni dalla messa in onda mi pare così assurdo che non riesco ad agitarmi. Eppure sarà così, addio al mio sogno di stare in Prati, di non prendere più la macchina. A parte questo, per me cambia poco, sempre che dopo avermi spostato su raitre mi rispostino su educational. Il problema non è dove vado io a lavorare, ma dove va questa rai, dove va questo paese che nella rai ha il suo specchio fedele.

specialista in frustrazioni

nessuno come Richard Yates sa raccontare la frustrazione, il desiderio di essere una persona diversa da quella che si è, di avere altri amori, altri lavori, altri amici, altre prospettive da quelle che si hanno e che ormai non si possono più cambiare. In Cold Spring Harbor, l'ultimo libro che ha scritto, così racconta il "trucchetto" con cui una signora di mezza età combatte la delusione che prova ogni volta che scarta un regalo. "Per tutta la vita, da quando aveva otto o nove anni, Gloria aveva fatto affidamento su un trucchetto efficace, che ormai le era diventato quasi automatico, per adattarsi alle piccole delusioni. Quando scartava l'involucro colorato di un regalo misero o scelto male, bastava far sì che la mente le suggerisse che era proprio quello che voleva; in tal modo si riusciva a reagire sempre nel modo giusto, e perfino a crederci." Io, che vorrei essere sempre qualcun altro, non posso che rispecchiarmi nella vasta galleria di falliti di Yates, magari consolandomi un po' perché non sono proprio conciata come loro.