domenica 25 settembre 2011

Non tutti i bastardi sono di Vienna

al mio compleanno dei quindici o sedici anni, la mia amica Sabina mi regalo' Le confessioni di un italiano di Ippolito Nievo. Di fronte a quei due volumi tascabili stampati in un corpo microscopico e con una copertina ben poco attraente, ricordo ancora di aver pensato, mi vuole punire, con la scusa che mi piacciono i libri mi regala questi mattoni che non riuscirò mai a buttar giù. Ricordo anche di aver letto il libro e di averlo amato (soprattutto la prima parte) con un slancio enorme e pieno di sensi di colpa per quel mio immotivato pregiudizio iniziale. La scrittura di Andrea Molesini mi ha ricordato quella di Nievo: Non tutti i bastardi sono di Vienna e' il racconto di un momento tragico della storia italiana, quello della disfatta di Caporetto, ma il tono della narrazione e' improntato soprattutto alla curiosita', come si addice al giovane narratore, un diciassettenne desideroso di azione. La villa in cui Paolo vive con i nonni e la zia viene sequestrata dai tedeschi e poi dagli austriaci, la nonna trama contro di loro con l'aiuto di un finto fattore, il nonno si astrae scrivendo un libro che non vedrà mai la luce, la cuoca si ingegna a portare a tavola arrosti di gatto, la zia flirta con il maggiore e cura i feriti, il ragazzo spasima dietro la bella Giulia che si diverte a farlo aspettare. Intorno regna la morte: giovani vite mandate al macello, tradimenti, rappresaglie, impiccagioni, stupri e fucilazioni, ma la bravura di Molesini consiste nel restare ancorato al suo personaggio, alle sue emozioni; persino la fuga fallita, l'imminente fucilazione sono da lui vissute come estreme avventure. Finora Molesini aveva scritto libri per ragazzi e in questo, rivolto agli adulti, ha saputo ricreare lo spirito di una letteratura che avvince e intrattiene, nonostante la durezza della materia trattata.

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