lunedì 31 ottobre 2011

davanti al Piper

lei e Eula si erano scambiate i vestiti e forse anche le scarpe. Per tranquillizzarmi ho voluto accompagnarle io al Piper. Quando ho visto mia figlia uscire dalla macchina con un miniabito verde scollato (niente giacca, mica voglio pagare il guardaroba) e avviarsi con la sua amica verso una muraglia umana costituita per lo più da esseri umani di sesso maschile e dall'eta' variabile, mi sono sentita morire. Se avessi dovuto seguire il mio istinto materno, l'avrei richiamata, infilata in macchina, portata a casa di peso. Invece l'ho lasciata andare, pretendendo solo il ringraziamento che si era scordata di proferire, tutta presa dall'eccitazione del momento. Stasera dormono in cinque da Olli, con la madre ho parlato. Non sono tranquilla per niente.

l'albero


servizio pubblico

oggi mi e' toccato rivestire gli scomodi panni della cronista d'assalto. Mi hanno mandato a seguire la conferenza stampa di Michele Santoro alla federazione nazionale della stampa e alla fine per intervistarlo mi sono dovuta fare strada tra una giungla di microfoni. Stavo per rinunciare, poi con voce stridula ho buttato li' una domanda e, avendo ottenuto una risposta e il silenzio di chi mi circondava, sono andata avanti a chiedere con tutte le telecamere che si incrociavano sulla sua faccia. Santoro gongola: ha chiesto dieci euro al suo pubblico come contributo per il programma e a oggi hanno risposto in 93.000. La sua vocazione al combattimento ne esce esaltata. Di Berlusconi parla al passato, oggi il suo bersaglio polemico e' soprattutto il Pd, reo di non averlo difeso in Rai nonostante i suoi ascolti (e in questo ha ragione, non lo sentivano organico). Ce l'ha con Bersani, ma anche con Renzi, che fa grossi numeri su Internet ma non sa sfoderare che un frigorifero in scena. Dire il Servizio Pubblico sono io e' spararla grossa; d'altra parte il servizio pubblico si e' perso per strada, nessuno sa più cosa sia. Beato il paese che non ha bisogno di santori.

domenica 30 ottobre 2011

esmeralda

per far venire a pranzo da noi mia suocera ho dovuto chiederle di fare la pasta al forno (se non porta il cibo la sua presenza non le sembra giustificata). Ben felice di non dover fare altro che delle polpette e degli involtini di melanzane (pochi, lei mangia pochissimo, Virginia pure e papa' sapevo si sarebbe buttato sul primo), ho passato la mattina in palestra. Papa' ha chiesto a mia suocera notizie del figlio nelle Filippine: tutto bene, al momento la sua più grande preoccupazione e' trovare un nome per la bambina (e se fosse un altro maschio?) che nascerà ad aprile. Aveva pensato a Esmeralda. Per fortuna la sua compagna lo lascia fantasticare e poi da' al figlio il nome filippino che più le aggrada.

bianco rosso verde


sabato 29 ottobre 2011

Una separazione


siamo in Iran, ma potremmo essere ovunque ci siano una coppia in crisi, un vecchio padre con l’Alzheimer, una badante molto religiosa con un marito disoccupato, una bambina e una ragazza che assistono sgomente e ferite agli scontri tra i propri genitori. Il film di Asghar Faradhi si svolge tutto tra i corridoi di un tribunale e gli interni di una casa: il dramma raccontato cresce progressivamente di intensita’ e il punto di vista e’ cosi critico nei confronti degli uomini che sembra quello di una donna. Colpisce soprattutto l’ottusita’ di Nader, che si rifiuta di prendere in considerazione le ragioni della moglie, della figlia che lo adora, della badante che si dichiara da subito inadatta al compito affidatole; lui si sente depositario della ragione persino quando mente, quando strumentalizza gli altri. Anche l’altro uomo, il marito della badante, e’ un campione di debolezze maschili: geloso, iracondo, inaffidabile, impulsivo, avido, violento… Perfetto il finale: lo spettatore parteggia spasmodicamente per una soluzione e il regista lo spiazza, donandogli un’ultima immagine da portare con se’: lo sguardo velato di lacrime della ragazzina con gli occhiali, costretta a crescere di botto dall’immaturita’ di chi si dovrebbe prendere cura di lei.

venerdì 28 ottobre 2011

alla stazione di Milano

sono corsa qui sperando di prendere il treno prima, ma già sapevo che era un'impresa disperata, vanno tutti al Sud per il ponte. Mi è piombata addosso la stanchezza della giornata e della notte insonne. Tutta 'sta fatica per dire in tv a Del Noce che i suoi registi sono troppo vecchi che dovrebbe sperimentare di più (da parte sua mi sono guadagnata uno sguardo pieno di odio, ma l'attore Lorenzo Flaherty, presente in studio, mi ha dato ragione). La mattina è volata tra la riunione, qualche chiacchiera e il trucco (stavolta leggero, per niente imbarazzante), poi è cominciata la registrazione tra grandi ritardi e esplosione di nervosismi. Che bello essere a Roma e non dover subire questo strazio ogni settimana. La cosa migliore della giornata è stata la conversazione con il mio dirimpettaio in treno, l'autore di Darwinomics che ha attaccato discorso colpito dal libro Ah la vecchia Bur, che io stavo leggendo. Abbiamo parlato di lettura, case editrici, vecchi libri e nuovi convegni e il tempo è volato. Andava dal Saggiatore a studiare strategie di lancio per il suo libro. Auguri.

cambiamenti

che è successo a nostra figlia, ci siamo chiesti ieri sera io e il marito andando a letto. Si è iscritta a un corso extra di matematica tutti i giovedì, vuole partecipare a una selezione per andare all'Onu con la scuola, ha preso sette all'interrogazione sul Dolce Stil Novo, otto al compito di grammatica francese, mi ha accompagnato a fare la spesa, si è placata riguardo al motorino perché pensa che tra qualche mese lo avrà, ogni tanto la sera esce dal bunker di camera sua e viene in salotto a fare facebook davanti alla televisione, mi ha detto di aver votato sinistra alle elezioni per il consiglio d'istituto... Lo vedi? ho detto al marito, stiamo raccogliendo ii frutti della mia educazione permissiva, pensa se mi fossi messa di traverso quando scalpitava, bastava darle tempo, farla crescere. In realtà sono solo segni passeggeri, chissà quante altre volte ancora cambierà, ma quanto mi solleva saperla tranquilla e moderatamente impegnata.

giovedì 27 ottobre 2011

La mia lotta (1)

comincia con un discorso sulla morte, la grande rimossa nella nostra società, il primo volume dell'autobiografia di Karl Ove Knausgard e finisce con una lunga descrizione dei momenti che precedono il funerale del padre del protagonista. E' un libro anomalo e affascinante La mia lotta. Lo scrittore si mette a nudo, rievoca puntigliosamente i momenti più sofferti della sua infanzia e giovinezza, descrive momenti anche banali (l'improvvisa attrazione per la commessa di un negozio che non alza gli occhi su di lui, una cena in famiglia condita dall'imbarazzo) con un'intensità che colpisce il lettore, che gli fa rivivere sensazioni che aveva scordato. L'hanno definito il Proust norvegese, ma con lo scrittore francese ha in comune solo la lunghezza dei singoli volumi della sua storia; lo stile qui non e' affatto musicale, architettonico, Knausgard scrive sotto la spinta di un'urgenza, vuole capire chi era, chi e', che cosa diventerà, vive la scrittura come una terapia. C'e' un bel ritratto dell'artista da giovane, desideroso di affermarsi come musicista, innamorato perso di una coetanea già fidanzata, succubo del fratello maggiore, visto come depositario di ogni virtu', ma soprattutto c'e' una figura paterna piena di ambiguità', che fa una fine tristissima, ammazzandosi di bevute in casa dell'anziana madre. Ponte alle Grazie ha pubblicato anche il secondo volume, dedicato al rapporto con la moglie e i figli. Non vedo l'ora di leggerlo.

chi e' seduto

riunione per eleggere i rappresentanti dei genitori in classe della figlia. Arrivo trafelata. Sulla cattedra c'e' l'insegnante di matematica, una donna giovane e preparata, davanti a lei tre genitori. Mi siedo, scusandomi per il ritardo. La prof riprende a parlare. Dietro di lei una scritta sul muro: chi e' seduto qui e' uno stronzo/a, poi una freccia verso il basso. Sussurro alla signora accanto a me: e quella scritta? Lei dice, ha colpito anche me, ma non l'hanno fatta i nostri, era già li' dall'anno scorso. L'insegnante imperturbabile ci aggiorna sul comportamento dei ragazzi. Possibile che nessun professore abbia preso l'iniziativa di cancellare la scritta? Che scuola e' mai questa?

pericoli


mercoledì 26 ottobre 2011

basta cenerentole

la miniserie della settimana scorsa Dove la trovi una come me? metteva in scena una squattrinata e improbabilissima aspirante giornalista che si fingeva escort per fare uno scoop, e la trama andava a parare verso il suo matrimonio con il principe azzurro, un ricchissimo e sconsolatissimo capitano d'industria. La fiction che andrà  in onda domenica s'intitola più esplicitamente Cenerentola: lei (Vanessa Hessler, faccino angelico e gambe lunghe) fa la cameriera nell'hotel dove un tempo viveva; a riscattare il suo triste destino penserà l'ennesimo riccone infelice (Flavio Parenti, begli occhi, bel sorriso, bel tipo). Che nel 2011 si torni a proporre come scopo di vita alle giovani donne la ricerca dell'uomo che dara' una svolta alla loro vita non deve stupire: non e' stato il presidente del consiglio a dire a una ragazza che si preoccupava del suo futuro, sposa un ricco, sei carina, ce la puoi fare? Quando si dice fiction di regime.

martedì 25 ottobre 2011

vado?

lunedi' a riunione me l'hanno buttato la': vieni venerdì in trasmissione, si parla di fiction, tu le hai viste tutte... Ho detto si', mentre pensavo, no, no, no. Ieri ho allontanato da me il pensiero, oggi come rito propiziatorio mi sono comprata un paio di pantaloni neri, una maglietta grigia chiara e un maglione grigio scuro. Un bello sciopero dei treni venerdì' mattina? Una piccola inondazione? Mi si nota di più se vado o se non vado?

lunedì 24 ottobre 2011

la tac da solo

stamattina alle nove ho chiamato papa'. Non c'era e gli ho lasciato un messaggio in segreteria. Li' per li' mi ha stupito che fosse uscito presto poi, presa dal lavoro, me ne sono scordata. All'una ho trovato sul cellulare il messaggio, fatta tac tutto ok, scusate il mio umore nei giorni scorsi. Oltre a essere felice del buon esito dell'esame, mi ha commosso il fatto che fosse andato ad affrontarlo tutto solo, senza farne parola con nessuna di noi per evitare che io lo accompagnassi. Tutt'altra reazione ha avuto mia sorella. Ci siamo sentite poco fa, voleva confrontarsi con me su quello che riteneva un affronto personale, capisci, non me l'ha detto, lo vedevo incupirsi e non sapevo perché, almeno a me poteva dirlo. Maddalena si sente genitrice nei confronti di suo padre, vorrebbe proteggerlo e in qualche modo assoggettarlo; io sono molto grata a mio padre per il fatto che faccia ancora il padre, che sia lui a proteggere me.

domenica 23 ottobre 2011

vacanze d'ottobre

lasciandosi dietro la consueta scia di tisane e cioccolata, gli svizzeri sono ripartiti. Senza le lotte giocose tra cugini che l'hanno animata in questi giorni, la casa sembra stranamente silenziosa. La missione di mio padre di riconciliare la figlia con il marito e con la sua promozione italiana non e' del tutto riuscita, ma in questi dieci giorni ha fatto del suo meglio per farli stare insieme e parlare. Ce la faranno, si vogliono troppo bene, sono troppo simili per crollare davanti agli ostacoli del pendolarismo Roma-Zurigo e alle insidie italiane. Lei lo incalza con critiche feroci, lui resiste inebriato dal raggiungimento del suo massimo obiettivo, i ragazzi evitano di schierarsi e si autogestiscono dando prova di grande maturità.

Sorrentino e la critica

in televisione Sorrentino non nasconde di provare un grande imbarazzo. Ci va pensando al suo film, a quegli spettatori in più che può portare al cinema, e dosa molto le sue apparizioni. L'ho visto da Fazio e l'ho visto l'altra sera da Lilli Gruber (questi sono i programmi che vedo io, magari e' stato anche altrove). Sia Fazio sia la Gruber erano entusiasti di This Must Be The Place; il primo gli ha steso un super tappeto rosso (ho trovato molto carina sul Fatto Quotidiano la finta copertina di un libro con su la faccia di Fazio e il titolo "Interviste in ginocchio"); la Gruber gli ha chiesto se le critiche gli avessero insegnato qualcosa e lui ha risposto, no, in altri casi ho ricevuto critiche che mi hanno fatto riflettere, stavolta dalle critiche non mi e' arrivato nulla di interessante. Ci tiene molto Sorrentino al suo ruolo di artista, ma senza umiltà non c'e' artista, c'e' solo l'esibizione del proprio piccolo talento.

sabato 22 ottobre 2011

Io sono Li

li vediamo i cinesi aggirarsi silenziosi nelle nostre città, gestire non solo i loro negozi ma anche bar, ristoranti, che di cinese non hanno nulla. Non ci sfiora il pensiero che accanto a noi, popolazione tutelata e protetta, viva un'umanità ridotta in condizione di schiavitù. Andrea Segre mette in scena il dramma di Shun Li che lavora per pagare il debito di cui non conosce l'entità che ha nei confronti di chi l'ha fatta venire in Italia, ma soprattutto per poter un giorno ricongiungersi al figlio di otto anni, lasciato con il nonno in Cina. A Chioggia, dove viene mandata a gestire da sola un bar dall'alba alla notte, Shun Li conosce Bepi (Rade Sherbedgia, bravissimo bellissimo) un vecchio pescatore d'origine iugoslava. Tra i clienti del bar, lui e' il più gentile, l'unico a mostrare interesse per lei. I due non potrebbero essere più diversi, ma hanno in comune l'amore per il mare e per la poesia. L'ispirata fotografia di Luca Bigazzi ci restituisce una Chioggia nebbiosa e piovosa illuminata a tratti da sprazzi di luce. All'amore tra Bepi e Shun Li si oppongono da un lato i pregiudizi degli italiani (una cinese? sarà la mafia a mandarla, vorrà prendergli i soldi, sposarlo, non importa se lui di soldi non ne ha, ma almeno se la sarà scopata...) dall'altra il veto dei padroni cinesi. Verso la fine del film ho cominciato a commuovermi e sui titoli di coda non riuscivo a smettere di piangere. Che bel film, che bella storia, che brutto il mondo in cui viviamo.

i vinti

in questi giorni di grande attività mi e' capitato di incrociare un paio di persone spente: un montatore e una programmista che sembrano affrontare il lavoro con un misto micidiale di sofferenza e indifferenza. Hanno i loro buoni motivi: il montatore, pur bravo, lavora solo saltuariamente e su quello che capita; alla programmista tocca ogni settimana andare fuori dai cinema a chiedere alla gente pareri su film che non ha visto e che non vedrebbe neppure costretta, ma e' terribile vedere qualcuno portare in faccia i segni del proprio quotidiano scontento.

venerdì 21 ottobre 2011

e invece ne valeva la pena

mi lamento, mi lamento, ma dopo un'ora e mezza di attesa mi sono fatta cinque minuti di chiacchierata con   un bel tipo, uno di quelli che nella vita normale non ti capita di incontrare e tanto meno di parlarci. Daniele Pecci e' altissimo, e io per gli alti ho sempre avuto un debole, ed e' molto carino. Abbiamo parlato della fiction Dove la trovi una come me, che sulla carta sembra una boiata pazzesca, ma secondo lui e' una raffinata commedia sul modello dei classici americani del genere. L'ho intervistato anche sulla crisi della fiction; più per trattenerlo che altro. Comunque sono stati bei momenti.

nel Teatro delle Vittorie

Frizzi è in ritardo per la registrazione dei Soliti ignoti. Se lui non comincia, si allontana il momento in cui i due attori potranno uscire dallo studio e farsi intervistare da me. La giornata è stata più pesante di quanto immaginassi: villa borghese era occupata da una manifestazione e ho dovuto attraversarla a piedi per raggiungere la Casa del Cinema. La troupe era bloccata nel traffico. La conferenza stampa del Grande fratello prima non cominciava mai e poi non finiva mai. Prima di poter rivolgere due domande ad Alessia Marcuzzi, mi sono sorbita tre interminabili interviste sulla sua bambina, il suo compagno il suo peso ritrovato. Senza mangiare, sono corsa alla Dear per l'intervista via Skype al tizio di Anobii. Fondata ad Hong Kong da un certo Greg, che si è ispirato a Facebook, la piattaforma dedicata ai lettori è stata comprata dalle più importanti case editrici inglesi. Per ora esponiamo i nostri giudizi sui libri, tra poco ci venderanno gli i-book. Dalla Dear sono venuta qui. È un'ora che aspetto e mi sono anche schiacciata un dito nella macchinetta per pagare il parcheggio. Un applauso: è arrivato. Intravedo una luce in fondo al tunnel, forse non dormirò qui.

giovedì 20 ottobre 2011

ora e' troppo

ero al montaggio quando mi hanno detto che domani alle interviste ad Alessia Marcuzzi e all'amministratore delegato di Anobii si aggiungevano quelle a Gabriella Pession e a Daniele Pecci: mi sarei messa a ululare. Dalla casa del cinema, alla dear, al teatro delle vittorie: girero' come una trottola con i miei appunti in mano e la voce sempre più fioca. Se penso che nel week end ho tre letture urgenti che mi aspettano... Almeno mi arricchissi con tutto questo lavorare... Dovrei dire di no ogni tanto, ma sono come uno che ha provato la fame e non sa dire no quando gli offrono cibo. Ci sono stati momenti in cui avrei pagato per fare una lettura, per sentirmi impegnata in qualcosa. Ora non vorrei altro che un giorno intero per sprofondare nei due volumoni in cui il norvegese Knausgard racconta se stesso.

antiruggine


mercoledì 19 ottobre 2011

far bene il proprio mestiere

oggi ho incontrato Flavia Paone, la giovane giornalista del Tg3 che ha condotto la diretta da piazza San Giovanni sabato scorso. Nel collegamento con l'edizione straordinaria del tg alle cinque, Flavia aveva la voce roca per i fumogeni, ma si sforzava comunque di raccontare tutto quello che le capitava intorno. Mi ha detto che non aveva dormito pensando all'intervista di oggi, che le costava un grosso sforzo mettersi davanti alla telecamera per parlare di lei, del suo mestiere, e non di cose concrete. Ma come, non hai paura in mezzo alle bombe carta e agli idranti e hai paura di me, le ho detto, mentre ci preparavamo a filmare la nostra conversazione nel piazzale davanti a Saxa Rubra. Mi è parsa una bella persona, seria e determinata come raramente sanno essere i giornalisti.

This must be the place

tanto avevo trovato promettente il trailer, per il ritmo, la fotografia, le battute, le inquadrature, tanto mi ha deluso il film che di quello stesso trailer sembra la versione diluita. Mentre guardavo This must be the place, l'ultimo celebratissimo film di Sorrentino, mi agitavo sulla poltrona, mi davano fastidio le teste dei signori davanti, il cellulare della vicina che consultava i messaggi, le risate fragorose del pubblico di fronte a battute sarcastiche non pensate per scatenare tanta ilarita': insomma mi distraevo. L'ennesimo film on the road alla ricerca di se stessi: che Cheyenne-Sean Penn alla fine si ritrovi e' evidenziato dalla trovata di farlo apparire in chiusura senza parrucca e rossetto, ma che cosa ha imparato lo spettatore seguendolo in questo suo blando peregrinare al seguito di un trolley per le vie d'America? Il mio problema e' che non sono riuscita ad appassionarmi a nessuno dei drammi dell'ex rock star in declino (la rottura con il padre tanti anni prima, la scoperta che questo era stato umiliato ad Auschwitz, il suicidio di alcuni suoi giovani seguaci, la fuga da casa del figlio di una cara amica, il disgusto generalizzato per la volgarità di quanti lo circondano) tanto tutto veniva buttato la' con aria di sufficienza, con l'ansia di stupire più per la bellezza della confezione  che per la verità del racconto. Ridateci il Sorrentino delle Conseguenze dell'amore.

martedì 18 ottobre 2011

di corsa

e' andata bene: tranne qualche particolare, il progetto e' stato approvato. Ora comincia la grande corsa: la mattina sono l'inviata di tv talk, il pomeriggio la coordinatrice del portale. Finiro' per chiedere alla giornalista del tg3 notizie sulla repubblica dei lettori e al blogger letterario cosa si prova a raccontare in diretta la rivolta. Torno a casa trafelata, mangio pasta e zucca con il figlio e il nipote svizzero, che ormai qui ha messo radici; prima di andare a vedere Sorrentino con Giulia incrocio la figlia che mi da' una buona e una cattiva notizia. La buona e' che ha preso 8 al compito di francese, la cattiva che ha intenzione di votare azione non so che cosa al consiglio di istituto. Le urlo, non puoi votare la destra, questo non me lo puoi fare. Lei risponde, non e' il Blocco, quelli offrivano corsi di autodifesa, questi parlano di un giornale scolastico, del concerto di natale, di cose concrete, quelli di sinistra non avevano in mente niente. Ora scappo al cinema e per il momento cerco di concentrarmi sulla buona notizia.

lunedì 17 ottobre 2011

mangite nervosa

dopo un attimo di esitazione, bussando alla sua porta alle otto e mezza del mattino, ho ottenuto dalla direttrice un appuntamento per domani mattina presto. L'idea e' quella di presentarle il nuovo progetto: i miei compagni di avventura non sono entusiasti della mia iniziativa. Comunque vada, qualche chilo in più me lo ritroverò: stasera non riesco a smettere di mangiare. Dopo cena ho attaccato i biscotti e ora sto divorando un grissino dopo l'altro. Vediamo se con un tazzone di camomilla riesco a spegnere la fame compulsiva.

era ora


finalmente


domenica 16 ottobre 2011

gambe pelose

gita in barca con sorella, marito e nipoti. L'aria e' fredda, l'unico a fare il bagno e' il temerario Tommaso, che proprio oggi compie quattordici anni. Chiacchieriamo, mangiamo pane e mozzarella, olive, uva. Al ritorno ci stringiamo tutti a poppa per scaldarci. Circondata dalle gambe pelose di mio figlio e dei mie due nipoti, improvvisamente sento il peso degli anni: quand'e' che sono cresciuti così, com'e' che al posto dei tre bambini che conoscevo mi ritrovo circondata da tre quasi omaccioni, come devo apparire decrepita ai loro occhi, perché il tempo mi e' scappato via senza che me ne accorgessi?

sabato 15 ottobre 2011

Un giorno di gloria per Miss Pettigrew


Miss Pettigrew ci viene presentata come “una spigolosa signora di mezza eta’ e di media statura, magra per la scarsita’ di pasti nutrienti, con un’espressione timida e frustrata e un’evidente terrore negli occhi, se qualcuno si fosse dato la pena di guardare”. Di mestiere ha sempre fatto l’istitutrice, non ha avuto fortuna, non ha parenti, non ha amici, non ha piu’ neanche un posto per dormire, ed e’ alla disperata ricerca di un lavoro. Viene indirizzata da una tale Miss Fosse e, grazie all’incontro con questa svampita e generosa cantante di night, Miss Pettigrew sperimenta in un giorno quello che si e’ negata nel corso della sua vita, ma soprattutto scopre in se’ delle “frivole inclinazioni” di cui ignorava l’esistenza. Miss Fosse e’ contesa tra vari uomini e non sa come uscirne: grazie alla sua prontezza di riflessi, Miss Pettigrew viene promossa sul campo amica, complice, consigliera di vita; scopre il gusto di bere un bicchiere di troppo, di fumare, di truccarsi, di vestirsi bene, di essere ascoltata, di chiacchierare, di ballare, di piacere agli altri e di farseli piacere. Accantonati i pregiudizi, abbassata la soglia della sua inibizione, la donna scopre la piacevolezza di un ambiente che non avrebbe mai pensato di poter frequentare. Un giorno di gloria per Miss Pettigrew e’ costruito come una commedia: si svolge per lo piu’ in interni, ci sono le due protagoniste e intorno a loro un via vai di pittoresche comparse. E’ molto inglese, insolito, divertente, per una bacchettona come me, persino istruttivo.

perché parlo

venuti al mare per stare con mia sorella ci siamo imbattuti in una giornata stupenda. Si sta in costume, i ragazzi da ore giocano a palla in acqua. A dar fastidio ci sono solo le vespe e un elicottero che fa su e giù dal mare per spegnere un incendio. Dopo pranzo ero stesa sul lettino, accanto a me papà, e poi mia sorella. Lei se ne stava tranquilla; come mi sia venuto di attaccare papà, di discutere con lui su vecchie questioni su cui non serve tornare, non riesco a spiegarmelo. So solo che lui c'è rimasto malissimo, si è offeso, è salito presto a casa. L'ho visto incamminarsi verso la salita ingobbito dalla tristezza e mi sarei mangiata la lingua. Lui ha un buon carattere, gli passerà, farà finta di niente, ma tacendo potevo risparmiargli un dispiacere inutile. Dovrei impormi un salutare mutismo.

venerdì 14 ottobre 2011

Alfredo e Rodrigo

a interpretare il ruolo della Traviata, nella miniserie televisiva che andra' in onda domenica e lunedì, e' stata scelta Vittoria Puccini e al personaggio che era di Dumas figlio, che e' stato di Verdi, ed e' infine approdato alla scrittura di Sandro Petraglia in vena di melo', lei dona la sua bellezza mutevole, la sua sensibilità, la sua intelligenza di attrice e di donna. Molto più a rischio l'attribuzione della parte di Alfredo all'argentino Rodrigo Guirao Diaz, perfetto per la parte di vaccaro nella fiction Terra ribelle che l'ha lanciato, ma molto più a disagio in quella di studente e patriota nella Milano sotto gli austriaci. Che storia quella di Guirao! Cinzia Th Torrini lo sceglie per Terra ribelle dopo averlo visto nel Mondo di Patty, una serie argentina per bambini e ragazzi. Viene a Roma alla conferenza stampa di lancio, pensando di trattenersi una settimana, ma il direttore Del Noce folgorato dalla sua bellezza lo manda al provino di Violetta e a quello della Certosa di Parma. Viene scelto per entrambe le fiction, e' Alfredo, sarà Fabrizio Del Dongo. Da vicino e' più palestrato che sullo schermo, abbronzato,  denti perfetti, grandi occhi verdi, capelli lisci e un po' lunghi; troppo ragazzino e troppo perfetto per essere sexy. A salvarlo e' la sua simpatia: in un terribile italiano ringrazia tutti per gli sforzi fatti per aiutarlo a recitare, e ringrazia il cielo di aver trovato fortuna in Italia. Del Noce ha trovato il futuro Don Matteo?

giovedì 13 ottobre 2011

Drive


lui e lei sono vicini di casa e non appena i loro sguardi si incrociano e’ amore a prima vista. C’e’ anche un bambino, ma non e’ un problema, lui ci sa fare con i bambini, quello di lei e’ conquistato dalla sua gentilezza. L’atmosfera cupa con cui si apre il film fa presagire un finale tutt’altro che lieto. Lui e’ l’attore Ryan Gosling, bravissimo a passare da una faccia inespressiva a un sorriso travolgente all’aria di chi non conosce pieta’. Fa la parte di un meccanico-stuntman-pilota che in passato guidava la macchina per rapinatori e ora ha deciso di cambiare vita. A far precipitare gli eventi e’ l’uscita dal carcere del balordo marito di lei che lui vuole aiutare contro il suo interesse. Si guida molto in questo film, si spara molto, schizza molto sangue eppure e’ la storia d’amore impossibile a restare nel cuore dello spettatore, il languore infinito del bacio in ascensore, la concisa dichiarazione al telefono.

un alieno in classe

la prof di arte ha criticato il modo di Tommaso di farsi avanti con la mano tesa, gli ha detto, sono gli adulti che devono prendere l'iniziativa di salutare, non i ragazzi; quello di musica lo ha guardato con sospetto, si capiva che pensava, e questo chi e', com'e' che mi e' sfuggito finora; la prof di francese era felice di avere qualcuno in grado di rispondere alle sue domande; la prof. di italiano gli ha fatto raccontare le sue esperienze scolastiche; quello di tecnica si e' rivelato un appassionato di Zurigo e degli svizzeri. A riservare a mio nipote l'accoglienza peggiore sono stati i ragazzi che non hanno gradito le sue osservazioni sulla sporcizia e il caos di Roma. Tommi e' più' tosto di loro, tempo una settimana saranno tutti suoi amici.

sms


ieri sera, mentre aspettavamo mio padre per spegnere le candeline (guai a chi glielo tocca il tango del mercoledì sera), ho acceso la tv e, per un moto nostalgico verso gli amici di Chi l’ha visto, mi sono sintonizzata sul terzo canale. Andava in onda un servizio su una donna scomparsa. In realtà, più che di lei, si parlava dell’amante di suo marito attraverso gli sms che questa aveva ricevuto dall’uomo. I messaggi venivano letti ad alta voce, mentre il loro testo scorreva sul video, alternandosi alla foto della scomparsa e a una messainscena molto artigianale dei fatti raccontati. In pratica la storia era questa: pur continuando a vivere con la moglie, il tizio da più di un anno diceva all’amante di averla lasciata e di amare lei alla follia. Lei gli aveva creduto; quando ha scoperto che era tutto falso e che forse era stato lui a far scomparire la moglie, ha pensato bene di consegnare il suo cellullare alla trasmissione perché potesse costruire una macabra docufiction sulla base dei testi memorizzati. Mettiamo tutto in piazza, le parole dell’amore tradito, gli stracci del nostro passato, diamoci pure in pasto alla morbosità altrui; in premio avremo l’elogio del nostro coraggio in diretta tv.

mercoledì 12 ottobre 2011

week end a Ischia

cena allegra con le amiche delle figlia. Si parla dell'aperitivo di sabato. Una di loro non ci sarà, il suo fidanzato compie diciotto anni, vanno insieme a Ischia, e' stata lei a fargli questo regalo. Ha sedici anni! Faccio un balzo sulla sedia, le dico, non ti sembra presto per il week end a due? Lei alza le spalle, sorride, e' quasi un anno che stiamo insieme. E l'altra sua amica che abita all'Aventino (dall'altra parte di Roma) e torna a casa alle undici da sola in motorino? Genitori così rovinano il mercato, ci fanno sembrare dei super parrucconi.

sedici anni

da ieri la figlia saltella entusiasta. L'idea di compiere sedici anni la elettrizza. Stamattina le sue amiche alle otto le hanno fatto trovare sotto il portone un'enorme striscione con su scritto ti amo (ma ti amo non lo dicevano i fidanzati?). Sabato si e' organizzata un "aperitivo" insieme a Eula che compie anche lei sedici anni e una trentina di persone. Stasera aveva detto che usciva, poi ha invitato due amiche, poi tre e ci sono i due cugini svizzeri. Dovrei mettermi a cucinare invece di cincischiare sul blog.

tesserini

a fine giornata, esausta, al supermercato invece della tessera per gli sconti, estraggo il tesserino della rai. Il cassiere divertito mi chiede un provino. Gli dico, mi dispiace, sto a rai educational. Di educazione c'e' molto bisogno risponde lui. Sullo sfondo un signore da' in escandescenze per non si sa quale motivo. Il cassiere sorride e scuote la testa. Dopo una vita alla cassa niente più lo sorprende.

martedì 11 ottobre 2011

l'interrogazione di filosofia

al telefono la figlia mi investe con una lunga descrizione dell'interrogazione di filosofia della sua amica Susanna. Parte da lontano, hai presente Susanna, la mia amica bravissima, quella che ha tutti nove? Oggi e' stata interrogata in filosofia, sapeva tutto, gliel'ha detto benissimo, con tutti i particolari. Lo sai quanto ha preso? Sei, incredibile! Quando le chiedo quanto ha preso lei, non ho dubbi riguardo all'insufficienza. Cinque, mi risponde, e va benissimo, per quella prof e' come se fosse sette. Come faccio a non gioire con lei?

obsession


lunedì 10 ottobre 2011

Tomboy

Laure ha dieci anni. Si è appena trasferita con il padre, la madre incinta e la sorellina in una nuova casa. Esce in esplorazione e Lisa, la prima ragazza che incontra, la scambia per un maschio. Da quel momento, fuori casa, Laure è Michael, e sentirsi bambino le fa provare una grande ebrezza: gioca a calcio, fa la lotta, finisce pure per baciare Lisa. Céline Sciamma registra con mano leggera le emozioni della protagonista, i suoi turbamenti, le sue paure, ma anche la sua gioia e il suo ardimento. Bellissimo il rapporto con la sorellina smorfiosa, lei sì femmina all'ennesima potenza, che la copre e la incoraggia anche in questa iniziativa che non sa spiegarsi. Lo spettatore sta con il fiato sospeso, in attesa che il gruppo di ragazzini scopra l'inganno. Tomboy racconta la fatica di crescere, di essere una cosa sola, di andare nella direzione segnata e lo fa come meglio non si potrebbe.

ruota sole


la tentazione del passo indietro

che voglia di rimettere il mandato, di lasciare che se la vedano da soli o con chiunque altro che non sia io. Prima di prendere una di quelle decisioni impulsive che sono la mia autolesionistica specialità, mi sono consultata con il marito. Di solito non li prendo neppure in considerazione i suoi consigli lavorativi tanto sono lontani dalla mia mentalità; stavolta voglio provare a starlo a sentire, a darmi ancora una possibilità. Ma quanto lo farei volentieri, ora, subito, per togliermi il pensiero, questo benedetto passo indietro.

domenica 9 ottobre 2011

la scoperta dell'ipad

per il suo settantottesimo compleanno mia suocera ha ricevuto dal figlio un ipad. Ignorava cosa fosse internet e questo regalo le ha cambiato la vita. Fa ancora quello che faceva prima: guarda la tv, legge libri, fa le parole crociate, esce a fare la spesa, scambia messaggi con il figlio lontano e telefonate con quello vicino, ma le giornate che prima non le passavano mai, ora sono diventate piene di cose da apprendere e da ricercare. Con l'ipad e' in atto una guerra aperta: non capisce ancora bene come funziona e, per vincere la sua battaglia, su un quadernino segna ogni dubbio (perché mentre legge il giornale si blocca, perché le compare la scritta copy sotto al dito, come si fa a far apparire la tastiera per scrivere). Oggi le ho fatto vedere come ordinare un volume introvabile su Libraccio.it: non mi ha mai baciato con così sincero slancio. Grazie Steve Jobs.

Cose da salvare in caso d'incendio

Cose da salvare in caso d'incendio ho cominciato a leggerlo ieri e l'ho finito stamattina appena sveglia. Haley Tanner, la sua giovane autrice, e' riuscita a raccontare cosa si prova ad avere dieci anni, a non capire la lingua del paese in cui si vive, a essere terrorizzata da tutto: dalla zia e dal suo brutto modo di vivere, dalla scuola e dai compiti, dalle altre bambine, così sicure così felici. Quando conosce Vaclav, Lena e' in gran difficoltà', e quel bambino, russo come lei, altrettanto impopolare e fissato con la magia, diventa il suo punto di appoggio, la sua ragione di esistere e di resistere. Il titolo originale del libro era Vaclav & Lena e la storia e' quella di due persone che si conoscono da piccole e non smettono di amarsi, ma c'e' un terzo personaggio che non compare nel titolo e che rende il romanzo bello e realistico, per niente sdolcinato, ed e' Raissa, la madre di Vaclav. Questa ha lasciato la Russia per offrire al figlio un futuro migliore e si occupa di tutto, mentre il marito, una volta architetto, guida il taxi e si rifugia in soap opera e vodka. L'amore esclusivo, lancinante, prematuro di Vaclav e Lena sboccia sotto i suoi occchi e lei non sa se preoccuparsi di più per il figlio che e' la luce dei suoi occhi o per quella bambina ferita, esposta a ogni rischio, chiusa a riccio nel dolore di non avere famiglia. La prima parte, dedicata all'infanzia dei due protagonisti e' la piu' emozionante, ma anche quando li incontriamo sette anni dopo, la loro storia non manca di stupire e coinvolgere il lettore, anche in virtù di una lingua particolarissima, apparentemente semplice, che coglie sempre nel segno.

sabato 8 ottobre 2011

belgio


essere mamma

"Certe volte essere mamma e' un po' come quando si accende la luce e tutti gli scarafaggi scappano a cercarsi un nascondiglio: se guardi bene per terra con l'idea di vedere il fuggi fuggi, allora lo vedrai, ma se stai pensando a cosa mangiare a merenda o stai guardando il ventilatore al soffitto cercando di ricordarti quand'e' stata l'ultima volta che l'hai spolverato, allora il fuggi fuggi non lo vedrai" p.70 di Cose da salvare in caso di incendio di Haley Tanner, Longanesi, 2011

venerdì 7 ottobre 2011

Il generale della Rovere

non sapevo nulla del Generale della Rovere il film di Roberto Rossellini, uscito nel 1959, con Vittorio De Sica come protagonista. L'ho scoperto andando a vedere l'anteprima della fiction che andrà in onda su Raiuno domenica e lunedì. In conferenza stampa, Pierfrancesco Favino, l'interprete principale e Carlo Carlei, il regista, si sono dovuti difendere dall'accusa di aver profanato un capolavoro, di aver fatto un inutile remake. Il primo pregio di quest'operazione e' invece proprio quello di riaccendere l'interesse per un film che nessuno vede da molto tempo (su youtube ne ho visto un frammento in cui si coglie un grandissimo De Sica, perfettamente calato nella parte di un infingardo che si deve destreggiare tra mille pericoli). La storia, tratta da un racconto di Indro Montanelli, e' molto bella e molto italiana: parla di un truffatore e baro che si mette d'accordo con un ufficiale tedesco per infiltrarsi in carcere e individuare un capo partigiano, ma poi, colpito dall'eroismo e dalla purezza di ideali di chi lo circonda, preferisce morire che perpetuare il suo tradimento. Favino e' un attore colto e intelligente, ed e' anche molto gentile, intervistarlo e' stato un piacere. Sullo schermo mi ha convinto a meta': l'ho trovato bravo nel sembrare più' vecchio e vissuto, un po' meno nel darsi le arie da carismatico generale (sembra sempre che sotto sotto se la rida). Oggi ci hanno fatto vedere la seconda puntata, quella ambientata nel carcere dove tutto accade. E se la prima fosse solo un riempitivo per ammortizzare i costi distribuendoli su due prime serate?

rosso di sera

giovedì 6 ottobre 2011

Mirador

la minore delle due figlie di Irene Nemirovsky, Elisabeth, nel 1992, passati i cinquant'anni, ha sentito il bisogno di raccontato la terribile storia di sua madre: l'infanzia segnata dalla più anaffettiva delle madri, la precoce passione per la letteratura, la fuga dalla Russia rivoluzionaria, l'approdo in Francia, la fama come scrittrice, la sottovalutazione della minaccia nazista, fino alla deportazione e alla morte in campo di concentramento (dopo aver garantito la salvezza delle sue bambine). E' un libro che gronda sofferenza e passione, Mirador, ma per il lettore della Nemirovsky e' difficile accettare che l'io narrante sia la stessa Irene: lo stile dei chi scrive e' molto elaborato, a tratti lirico, ma non e' lo stile della grande scrittrice, ne e' solo una sorta di calco. Chi ha letto Il vino della solitudine, ma anche I cani e i lupi, Jezabel trova le stesse vicende, riportate alla verità storica e  private del loro fascino narrativo. Ad emozionare veramente sono i rari brani delle lettere, in cui si affaccia la vera Irene. Se Elisabeth Gille si fosse concessa di raccontare la sua storia di figlia, forse avrebbe scritto un libro migliore.

la preside conquistata

giornata turbolenta: monto il pezzo, devo rifarlo, il ponte non funziona, i tizi del web mi danno il tormento per l'altro lavoro, domani ho le interviste per la fiction e non ho ancora avuto il tempo per pensarci. Però un risultato l'ho portato a casa: ho convinto la preside della scuola media del figlio ad accogliere per una settimana mio nipote. L'altra volta era stata perentoria: non si possono far entrare in classe 'esterni'. Oggi ci sono andata agguerrita: le ho raccontato che Tommaso è un ragazzino particolare, curioso e studioso, che è stato a scuola a Singapore, oltre che a Zurigo, che, a differenza della maggioranza dei suoi coetanei, odia l'ozio e ama imparare. Alla fine, sorridendo, ha detto: ho trovato! Parlo con la prof. e faccio partire una richiesta, non sarà lui a chiedere di venire in classe, ma noi a invitarlo. I nipoti quelli sì che li so vendere bene.

croissant


mercoledì 5 ottobre 2011

quattro ore e dieci minuti

convegno promosso da Mediaset sul tema "Italia audiovisiva: diritto d'autore e creatività'". L'argomento centrale e' la pirateria sul web con le sue conseguenze: i grandi profitti realizzati da chi gestisce i motori di ricerca senza immettere alcun contenuto, l'impoverimento di chi produce opere d'ingegno come film e serie televisive e si vede sottrarre gli introiti proveniente dai biglietti al cinema e dalla pubblicità. I relatori hanno dibattuto a lungo su come si potrebbe regolamentare internet, ma pare difficile trovare alternative al modello poliziesco cinese o a quello francese che va a colpire gli utenti (dopo due avvisi, a chi scarica illegalmente viene tolta la connessione). Nel torpore generale che connotava il dibattito, svoltosi nella splendida cornice della Biblioteca Casanatense di Roma, mi ha fatto balzare sulla sedia solo Confalonieri che vantava il dato italiano secondo cui passiamo in media quattro ore e dieci minuti al giorno davanti alla tv. Altro che morte della televisione, ha detto, come dicono alcuni giornali facinorosi, siamo ancora più che mai centrali! Per essere un dato medio e' spaventoso: per i molti che io conosco che la tv non ce l'hanno o si scordano come si accende, c'e' gente che ci passa davanti la giornata. E Confalonieri non può che apprezzare un altro dato: il 94 % degli italiani usa la tv per informarsi sulla politica. Tutto torna.

martedì 4 ottobre 2011

A Dangerous Method

non e' facile fare la matta e Keira Knightly, nonostante si impegni molto nell'interpretare il ruolo di Sabina Spielrein, la paziente che fece innamorare di se' il dottor Jung, o forse proprio perché si impegna troppo, e' una matta sopra le righe. In compenso Michael Fassbender e' uno Jung un po' carciofo: ha sposato una donna ricca, carina e insipida; parlare di masturbazione con la paziente lo eccita, ma ha bisogno che a rivelarglielo sia Otto Gross, un collega fissato con il sesso. Quando Jung decide di lasciarsi andare, si lascia andare sul serio e sfruttando ciò che Sabine gli ha raccontato di se', prima di fare l'amore, la frusta. C'e' poi Sigmund Freud, un Viggo Mortensen sornione, che evita di raccontare l'allievo i suoi sogni per non fare brutta figura, ne invidia la ricchezza e ne ammira l'intenso appetito.  Prendimi l'anima, il film di Faenza dedicato allo stesso tormentato rapporto, mi aveva emozionato e turbato, questo no.

La pelle che abito

uscendo dal cinema Roxy, dove abbiamo visto in compagnia di altre quattro persone La pelle che abito, per una volta io e Antonella eravamo d'accordo: eravamo entrambe perplesse e deluse. Che cosa ha voluto raccontare Pedro Almodovar con questo film raggelante e privo dell'ironia che lo contraddistingue? Che ci dice La pelle che abito sull'identità e in particolare su quella sessuale, sui rapporti d'amore, sul mondo artefatto in cui viviamo? La macchina narrativa e' ben congegnata, la suspense e' alta, gli attori sono bravi (in particolare lei, eterea e stralunata), la fotografia e' perfetta: ma perché coinvolgere lo spettatore in un personalissimo incubo che gli lascia dentro solo un'acuta sensazione di fastidio? Gli unici personaggi autentici sono le due mamme, quella del chirurgo e quella della sua vittima: due donne tenaci che entrano a pieno titolo nella bella galleria femminile di Almodovar. Il resto e' un esercizio di stile, una fantasia nera tradotta in termini cinematografici.

autoritratto con amata e betoniera

lunedì 3 ottobre 2011

messaggio retro'


prove di emancipazione

stamattina giurava che non avrebbe più messo piede da MacDonald, stasera se l'e' già dimenticato. Ieri il figlio si era organizzato un pranzo domenicale alternativo: invece di mangiare con noi e il nonno i sani pesci che avevamo pescato il giorno prima, e' andato al fast food con due amici. Il marito era molto perplesso (a casa sua la domenica era sacra, almeno a tavola); io gli ho dato il permesso, contenta che avesse preso un'iniziativa che lo portava lontano dal divano e dal televisore. Ci ha raccontato che lui e i suoi amici hanno vagato a lungo per il centro prima di trovare il posto che cercavano. Una volta li', erano talmente affamati che hanno trangugiato un big mac, un cheese burger, un hamburger, una porzione di patatine e una coca cola a testa. Roba da restarci secchi. Poi sono andati al cinema all'orario sbagliato e alla fine si sono ritrovati davanti alla playstation di uno di loro. Più disorganizzato della figlia, molto meno maturo, ma almeno anche lui e' pronto a uscire dal guscio.

domenica 2 ottobre 2011

la moglie del presidente

Michelle Obama si traveste da casalinga e va a fare la spesa in un supermercato (per ragioni elettorali, ma chissà, anche perché stufa di farsi servire e riverire). Mia sorella Maddalena, che da Zurigo potrebbe tornare a Roma e mettersi a fare a tempo pieno la moglie del presidente (non quello degli Stati Uniti, ma pur sempre il presidente di un ente di un certo prestigio), resta in Svizzera, aggrappata al lavoro, alle amicizie, ai figli che in Italia sarebbero pesci fuor d'acqua. La sua decisione l'ha presa, pero' piange. Piange perché otto anni sono un'enormità, piange perché lui da Roma fa telefonate brevi e distratte, piange perché quando torna e' stanchissimo e non le da' tanta retta. Poi siccome e' mia sorella e noi siamo tutte un po' matte, piange anche per altro: perché non si sente più desiderata dagli uomini e perché a lui potrebbero offrire delle escort. Fino a qualche anno fa quest'ultima preoccupazione non l'avrebbe sfiorata. Se avessero nominato suo marito presidente a Singapore, mia sorella piangerebbe un po' meno.

sabato 1 ottobre 2011

a pesca

Stefano non se l'è fatto ripetere due volte l'invito a raggiungerci all'alba per una battuta di pesca. Ha lasciato la famiglia e ora è qui con mio marito a ridere per la felicità, tirando su i poveri maccarelli creduloni che abboccano ai loro ami in movimento. È una giornata stupenda, fresca e soleggiata. Il golfo di Gaeta è pieno di barchette intente alla nostra stessa operazione. Mentre loro vanno a caccia di pesci, io raccolgo le idee per la proposta che devo presentare, prendo il sole, leggo il libro e il giornale. Questa è vita.