sabato 22 ottobre 2011

Io sono Li

li vediamo i cinesi aggirarsi silenziosi nelle nostre città, gestire non solo i loro negozi ma anche bar, ristoranti, che di cinese non hanno nulla. Non ci sfiora il pensiero che accanto a noi, popolazione tutelata e protetta, viva un'umanità ridotta in condizione di schiavitù. Andrea Segre mette in scena il dramma di Shun Li che lavora per pagare il debito di cui non conosce l'entità che ha nei confronti di chi l'ha fatta venire in Italia, ma soprattutto per poter un giorno ricongiungersi al figlio di otto anni, lasciato con il nonno in Cina. A Chioggia, dove viene mandata a gestire da sola un bar dall'alba alla notte, Shun Li conosce Bepi (Rade Sherbedgia, bravissimo bellissimo) un vecchio pescatore d'origine iugoslava. Tra i clienti del bar, lui e' il più gentile, l'unico a mostrare interesse per lei. I due non potrebbero essere più diversi, ma hanno in comune l'amore per il mare e per la poesia. L'ispirata fotografia di Luca Bigazzi ci restituisce una Chioggia nebbiosa e piovosa illuminata a tratti da sprazzi di luce. All'amore tra Bepi e Shun Li si oppongono da un lato i pregiudizi degli italiani (una cinese? sarà la mafia a mandarla, vorrà prendergli i soldi, sposarlo, non importa se lui di soldi non ne ha, ma almeno se la sarà scopata...) dall'altra il veto dei padroni cinesi. Verso la fine del film ho cominciato a commuovermi e sui titoli di coda non riuscivo a smettere di piangere. Che bel film, che bella storia, che brutto il mondo in cui viviamo.

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