giovedì 27 ottobre 2011

La mia lotta (1)

comincia con un discorso sulla morte, la grande rimossa nella nostra società, il primo volume dell'autobiografia di Karl Ove Knausgard e finisce con una lunga descrizione dei momenti che precedono il funerale del padre del protagonista. E' un libro anomalo e affascinante La mia lotta. Lo scrittore si mette a nudo, rievoca puntigliosamente i momenti più sofferti della sua infanzia e giovinezza, descrive momenti anche banali (l'improvvisa attrazione per la commessa di un negozio che non alza gli occhi su di lui, una cena in famiglia condita dall'imbarazzo) con un'intensità che colpisce il lettore, che gli fa rivivere sensazioni che aveva scordato. L'hanno definito il Proust norvegese, ma con lo scrittore francese ha in comune solo la lunghezza dei singoli volumi della sua storia; lo stile qui non e' affatto musicale, architettonico, Knausgard scrive sotto la spinta di un'urgenza, vuole capire chi era, chi e', che cosa diventerà, vive la scrittura come una terapia. C'e' un bel ritratto dell'artista da giovane, desideroso di affermarsi come musicista, innamorato perso di una coetanea già fidanzata, succubo del fratello maggiore, visto come depositario di ogni virtu', ma soprattutto c'e' una figura paterna piena di ambiguità', che fa una fine tristissima, ammazzandosi di bevute in casa dell'anziana madre. Ponte alle Grazie ha pubblicato anche il secondo volume, dedicato al rapporto con la moglie e i figli. Non vedo l'ora di leggerlo.

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