sabato 29 ottobre 2011

Una separazione


siamo in Iran, ma potremmo essere ovunque ci siano una coppia in crisi, un vecchio padre con l’Alzheimer, una badante molto religiosa con un marito disoccupato, una bambina e una ragazza che assistono sgomente e ferite agli scontri tra i propri genitori. Il film di Asghar Faradhi si svolge tutto tra i corridoi di un tribunale e gli interni di una casa: il dramma raccontato cresce progressivamente di intensita’ e il punto di vista e’ cosi critico nei confronti degli uomini che sembra quello di una donna. Colpisce soprattutto l’ottusita’ di Nader, che si rifiuta di prendere in considerazione le ragioni della moglie, della figlia che lo adora, della badante che si dichiara da subito inadatta al compito affidatole; lui si sente depositario della ragione persino quando mente, quando strumentalizza gli altri. Anche l’altro uomo, il marito della badante, e’ un campione di debolezze maschili: geloso, iracondo, inaffidabile, impulsivo, avido, violento… Perfetto il finale: lo spettatore parteggia spasmodicamente per una soluzione e il regista lo spiazza, donandogli un’ultima immagine da portare con se’: lo sguardo velato di lacrime della ragazzina con gli occhiali, costretta a crescere di botto dall’immaturita’ di chi si dovrebbe prendere cura di lei.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Che il film protrebbe essere ambientato ovunque, non sono d'accordo: i precetti del corano hanno un ruolo fondamentale nel film. Che il protagonista sia un campione di debolezze maschili anche è una visione tutta tua.

volevoesserejomarch ha detto...

finalmente qualcuno che mi contesta un giudizio, che mi dice che non ho capito niente di un film. Provo a spiegarmi: e' chiaro che la storia e' molto iraniana (la moglie vuole principalmente andare via dall'Iran, si capisce che portare il velo la tormenta ed e' preoccupata per il futuro della figlia; la badante e' ultrareligiosa) ma la bravura del regista fa si' che pur essendo tutto molto iraniano e' anche tutto molto universale. E qui veniamo a lui, al marito. Non tutti gli uomini sono così' ottusi, così' convinti di essere nel giusto, così' incuranti delle istanze altrui, così' incapaci di fare un primo passo per risolvere i problemi di coppia, ma molti si', e questo e' qui ben evidenziato.

Anonimo ha detto...

Beh, il protagonista non può andare via dall'Iran come vorrebbe la moglie perchè deve accudire il padre malato. Mi sembra un motivo molto valido. E' la moglie che sembra incurante di questo problema. La figlia infatti sceglie di restare con il padre. Quindi, d'accordo con quello che scrivi ma ribaltato: a me sembra la donna un po' egoista.

(cmq io ogni tanto passo dal tuo blog)

volevoesserejomarch ha detto...

a me sembra un po' più' complicato di così': e' vero che il nonno va accudito, ma l'uomo prende questo come scusa per non dar retta alla moglie; lei sarebbe disposta a restare se lui intavolasse una discussione seria al riguardo, ma lui testardamente si fissa nella parte di chi ha subito un torto: la ragazza si schiera con il padre, perché' capisce che l'unica capace di tornare sui suoi passi e' la madre...Comunque, come diceva il primo anonimo, questa e' una visione tutta mia..