mercoledì 30 novembre 2011

Pietro Grossi e i suoi personaggi

da lunedì il portale di letteratura parlerà di amicizia. Mi e' venuto in mente il romanzo di Pietro Grossi, Incanto e oggi ho fatto un'intervista via skype all'autore. E' nato nel '78, ma a vederlo attraverso lo schermo del computer sembra ancora più giovane. Era a Firenze a casa dei suoi e non deve amare molto le interviste, perché all'inizio le sue risposte erano brevi ed elusive. Poi si e' lasciato un po' andare: mi ha fatto venire i brividi quando ha detto che la moto che i tre amici restaurano e usano a turno e' la donna condivisa e di donna ha anche il nome (avevo notato che nel romanzo spirava un'aria maschilista, ma fino a questo punto non c'ero arrivata). Mi e' piaciuto invece quando mi ha detto che i tre protagonisti rappresentano ognuno una sua aspirazione: la mente matematica di Jacopo, la bravura in moto di Biagio, il sarcasmo e la ricchezza smodata di Greg. Altro elemento che mi ha colpita: gli ho chiesto delle sue letture da ragazzo e ha candidamente ammesso di essere arrivato a leggere tardi e perché voleva scrivere e non viceversa. Sono strani i giovani scrittori.

martedì 29 novembre 2011

Scattone e gli altri

la vicenda di Giovanni Scattone apre, tra gli altri, uno sconcertante squarcio su quello che succede nella scuola italiana. Scattone, per chi non lo ricorda, era un giovane assistente all'università quando una mattina, insieme al suo amico Salvatore Ferraro fece tiro al bersaglio con una pistola da una finestra della facoltà di Giurisprudenza. In quel momento nel viale passava una ragazza, Marta Russo, che fu presa in pieno dal suo proiettile. Cinque anni di prigione e ora Scattone insegna storia al liceo Cavour, lo stesso frequentato da Marta (la coincidenza ha suscitato clamore ma non e' che in un altro liceo sarebbe più appropriato come docente). Oltre alla condanna, aveva avuto l'interdizione dai pubblici uffici, ma la Cassazione l'ha cancellata. E' poi trapelata la notizia che il posto preso da Scattone era occupato da un professore maniaco, che perseguitava alunne e colleghe, procurandosi a scuola i loro numeri di telefono. Chi vince una cattedra, chi e' primo in graduatoria, o fa una strage o nessuno lo smuove.

giallo blu rosa


miracolo nel condominio

essendo terribilmente disordinata nel corso degli anni mi e' capitato di perdere gioielli che avevano in primo luogo un grande valore affettivo: l'anello di fidanzamento comprato ad Amsterdam in uno dei viaggi con il mio futuro marito, gli orecchini con in fondo le perle che mi aveva regalato mio padre ad un compleanno. Ieri mi sono accorta di averne combinata una delle mie: un paio di preziosi orecchini si erano impigliati in mezzo a un braccialetto che avevo indossato. Un orecchino mi e' caduto in casa, dell'altro non c'era traccia. Ho chiesto a Julia di fare attenzione quando passava l'aspirapolvere, poi sono uscita e al lavoro non ci ho più pensato. Appena entrata in casa sono corsa speranzosa allo scaffale dove avevo messo l'orecchino superstite, quasi sperando che facesse da richiamo all'altro, ma era ancora li' tutto solo. Il tempo di provare una fitta di dolore, bussa il citofono, e' il portiere, dice, vorrei ridarle il suo orecchino, una signora l'ha trovato vicino al cancelletto e me l'ha portato, Julia mi ha detto che lei lo cercava. In questa storia ci sono tre brave persone e una sbadatona che per una volta ha avuto una grande fortuna e che per un po' i gioielli li lascerà nel cassetto.

lunedì 28 novembre 2011

sempre più svizzera

più passa il tempo, più mia sorella diventa svizzera. Ne ho avuto la conferma questo week end. Roma, che da ragazza adorava, la confonde. E' andata a vedere il film Scialla: ha detto di aver provato una gran tristezza e di essere contenta che i suoi figli non crescano qui. Quanto alla visita al papa, era contentissima di aver usurpato un posto in prima fila: un invitato e' arrivato in ritardo e grazie a lui ha potuto non solo baciare la mano a Ratzinger e farsi fare la foto con lui, ma persino rivolgergli la parola in tedesco e raccontargli che veniva da Zurigo. Ora che il marito le porta la mozzarella ogni settimana, dell'Italia non le manca più neanche il cibo.

domenica 27 novembre 2011

fine dell'incontro


Miracolo a Le Havre

capelli grigi, meravigliose facce di uomini e donne scavate da rughe, un quartiere di case baracche vicino al porto: la Le Havre che racconta Kaurismaki e' la città in cui un vicino malefico puo' fare la spia per far arrestare un ragazzino del Ghana che vuole solo raggiungere la mamma a Londra, ma e' soprattutto la città in cui ci si può organizzare tra vicini in modo da salvargli la vita a quel ragazzino, in cui un ispettore triste vestito di nero può diventare complice dei cospiratori e una donna può sconfiggere il cancro per non lasciare solo il suo uomo. Molto bello e molto kaurismachiano il protagonista, metodico lustrascarpe con un passato bohémien, cultore dell'amore, dell'amicizia e del vino.

picco bimbo

mattina: la figlia si alza dal letto e viene a cercarmi per dirmi qualcosa. E' in pigiama, così assonnata da stringere ancora in mano il piccolo panda con cui divide le notti. E' buffa, lunga lunga, d'aspetto già quasi adulta, con in mano il peluche. Da sempre dorme con qualcosa a cui aggrapparsi: all'inizio era picco bimbo, un bambolotto che le avevo regalato e di cui aveva consumato l'etichetta a furia di accarezzarla. La serie di bambolotti (quando uno era troppo malridotto gliene compravo un altro) si e' arrestata di fronte al gesto violento del fratello, che in un momento di rabbia, ha tagliato con le forbici la preziosa etichetta. E' stata allora la volta degli animali di peluche, con una netta predilezione per i panda. Mi ero scordata che ci dormisse ancora e vederla aggirarsi con il panda in mano mi ha riempito di tenerezza.

arte povera


sabato 26 novembre 2011

sabato mattina

sette e mezza: il marito si rigira pesantemente nel letto e mi sveglia. Stavo dormendo così bene. Mi alzo, faccio colazione, mi preparo per la palestra. Alle dieci sono a casa. Dobbiamo andare in polizia per il documento del figlio che a dicembre va in Olanda con la scuola. Una volta arrivati tutti e quatto al commissariato, mi rendo conto di non avere con me ne' il passaporto del figlio, ne' i dati della professoressa che li accompagna. Il marito vorrebbe sbranarmi, pensi solo alla tua ginnastica, sei incapace di organizzare alcunché. Prima che si scateni una lite familiare, il poliziotto si trasforma in un angelo: cerca sul computer i dati del passaporto e trova in una cartellina la richiesta di un compagno di classe del figlio con sopra annotato tutto ciò che riguarda la prof. Fucili. In circoscrizione non siamo altrettanto fortunati: arriviamo alle undici e cinque per fare le carte d'identità ai figli, alle undici hanno chiuso. La figlia attacca un capriccio che non finisce più. Vuole andare a vedere le macchinette usate da un concessionario (abbiamo di nuovo accantonato l'opzione motorino che mi da' troppa ansia per tornare all'idea della macchinetta). Mi trovo a perorare la sua causa, contro l'opposizione del marito. Arriviamo sulla Trionfale, una tizia molto chic ci guarda dall'alto in basso, hanno solo un usato che costa una cifra iperbolica. Accanto a noi un ragazzetto pariolino con il naso all'insu', la mamma e la nonna rifatte, sta completando un acquisto. Le costosissime e fragilissime macchinette vanno via come il pane. Ce ne andiamo. La figlia riprende a piagnucolare: non ci vedo più, le urlo in testa, cosa vuoi, che compriamo la prima che c'e'? Cos'e' questa fretta? Non ti accontenti mai, non sai aspettare, sai solo pretendere. Ora un attimo di tregua per il pranzo. Il pomeriggio accompagno la sorella svizzera a scegliere un vestito da indossare per la visita al papa con il marito scienziato. Speriamo che questa uscita sia più distensiva di quella mattutina.

venerdì 25 novembre 2011

chi non e' inferno

ci sono momenti in cui serve aggrapparsi alle citazioni più care. Oggi mi e' più volte riecheggiata nelle orecchie quella del Calvino delle Citta' invisibili, laddove lo scrittore parla dell'inferno dei viventi, che non ci aspetta da qualche altra parte, ma che e' qui ora, e' formato dalla convivenza tra le persone. Dice Calvino che sta a noi "cercare e saper riconoscere chi e che cosa in mezzo all'inferno, non e' inferno e farlo durare e dargli spazio". Non c'e' altra possibilità per sopravvivere alla mala fede dilagante.

La kryptonite nella borsa (il libro)

se guardando il film di Cotroneo mi sono innamorata della sua felicita' narrativa, del suo modo fantasioso e insieme concreto di tratteggiare una storia familiare, leggendo il libro che lo stesso autore ha portato al cinema, mi sono innamorata della sua felicita' linguistica, del suo nitido italiano colorato qua e la' di inflessioni napoletane. Questa lingua particolare, che ricorre al dialetto non solo nei bei dialoghi, ma anche quando ha bisogno di dar corpo alle cose, e' musica alle mie orecchie: mi ha fatto risentire la voce di mia madre che, parlava un italiano napoletanizzato o un napoletano italianizzato, un idioma tutto suo, che mi manca moltissimo e che in qualche modo qui ho ritrovato.

il vino del vicedirettore

ascoltando Fahrenheit in macchina, di ritorno dal lavoro, mi sono imbattuta in un collegamento con Sergio Valzania. Non sapevo che da direttore di radiotre fosse passato a essere vicedirettore di radiorai; comunque si trovava a Bucarest per la fiera del libro. Ha esordito dicendo di avere accanto a se' due ambasciatori, quello vero e un altro, ugualmente importante, che si occupa di vini. Ha fatto parlare quello vero in modo abbastanza generico del rapporto tra Italia e Romania e a quello finto ha chiesto un articolato parere sui vini rumeni. Bel collegamento.

giovedì 24 novembre 2011

Saro' sempre tuo padre

la bravura di Giuseppe Fiorello sta anche nello scegliere personaggi adatti a lui: l'Antonio di Saro' sempre tuo padre, la serie in due puntate che andrà in onda martedì e mercoledì prossimi e' un uomo semplice, allegrotto, dotato di grande comunicativa, ma incapace di entrare in profondità in comunicazione con gli altri, tanto che quando la moglie gli dice, non ti amo più, ne e' sconvolto, non avendo colto alcun segno di quanto stava per capitargli. E' pieno di uomini così ed era giusto raccontarli in una fiction, che per una volta non mette in scena baci e dichiarazioni d'amore, ma il dramma di chi non e' più amato e si trova da un momento all'altro in difficoltà su tutti i fronti, perché viene sbattuto fuori casa e gran parte del suo stipendio non gli appartiene più. Nell'intervista che gli ho fatto oggi, Fiorello insisteva in particolare sul problema dei figli: per i padri di oggi, abituati al contatto fisico con i propri bambini, a starci insieme più a lungo possibile, vivere separati da loro e' dolorosissimo e la legge fa poco per tutelarne i diritti. Nella conferenza stampa che ha seguito la proiezione, si sono levate diverse voci di giornaliste indignate per il personaggio di Diana, la moglie, interpretato da Ana Caterina Morariu. A me lei e' parsa molto efficace: una giovane donna abbastanza forte da riprendersi in mano la vita, da darsi un'altra chance, dopo aver capito che l'uomo che ha sposato e con cui vive da dieci anni non e' quello che vuole. Un tempo matrimoni così andavano avanti per sempre, oggi finiscono soprattutto per iniziativa femminile: le donne non hanno bisogno di avere un'alternativa già pronta, mettono insieme i cocci di se' e guardano avanti. Certo le aiuta sapere che i figli staranno con loro, che i soldi in qualche modo arriveranno. Gasparini, il regista, si e' detto contento di aver reso insieme a Fiorello, più realistica e dura la sceneggiatura e di aver potuto girare tutto a Roma (non se ne può più di fiction ambientate a Trieste, in Toscana e girate in Ungheria o Argentina per abbattere i costi, aggiungendo finzione a finzione). Insomma Saro' sempre tuo padre avrà successo perché funzionerà il traino del Fiorello maggiore in onda il lunedì, ma il successo se lo merita tutto.

mercoledì 23 novembre 2011

balcone


la convenzionalita' di Laura

oggi avrei dovuto fare un servizio su Tutti pazzi per amore 3, raccogliendo le parti più "trasgressive" (il servizio poi e' saltato per mancanza di interlocutori). Così ieri sera mi sono sciroppata le due puntate, godendo della compagnia di entrambi i miei figli. Be', di trasgressivo c'era davvero poco e il bacio sulla bocca tra due ragazze diventava pretesto per una serie di battute abbastanza sceme tra i maschi che vi assistevano. Ma a colpirmi e' stato soprattutto il personaggio di Laura. Nella prima edizione della serie, Laura, interpretata da Stefania Rocca, era una donna spigolosa, che sognava l'amore, ma navigava nei conflitti; lasciata dal marito scopertosi omosessuale, combatteva ogni giorno con il figlio secchione e maniaco della pulizia, la figlia assorta nel dialogo con il suo amico immaginario, il vicino caotico. Oggi la Laura di Antonia Liskova e' la donna più convenzionale del mondo: piagnucola perché il figlio va a vivere al piano di sotto con la sua ragazza (non e' più il mio bambino), ha paura di affrontare un'altra gravidanza dopo l'aborto, ma cede subito di fronte alle faccette del suo uomo. Insomma una protagonista di questo tipo detta il tono del racconto, che finisce per essere una versione più colorata di serie bollite come il Medico in famiglia e i Cesaroni.

scuola occupata

l'entusiasmo travolgente dell'anno passato, quando l'occupazione era ai livelli di una vittoria ai mondiali di calcio, questa volta non c'e' stato; al suo posto solo il sollievo di una settimana senza scuola. La figlia mi ha raccontato com'e' andata: assemblea, votazione, chi e' d'accordo a occupare, mani alzate, un grido, e' deciso, si occupa. Il perché si debbano saltare le lezioni, e' un dettaglio insignificante, e' autunno, e' tempo di occupare. L'anno scorso la figlia si e' battuta per dormire a scuola, quest'anno a stento si affaccia a vedere che si dice. Valli a capire i figli.

martedì 22 novembre 2011

i 25 anni di Archinto

mi e' arrivato l'invito a una serata al Teatro Studio di Milano per i venticinque anni delle edizioni Archinto. Sarebbe bello andarci non solo per Rosellina, ma anche per rivedere Anna e Elena, le due redattrici con cui ho condiviso tre anni e mezzo di vita nella redazione di via Magolfa. Era un bellissimo posto: arrivavo in bicicletta a Porta Ticinese, svoltavo per il Naviglio, mi inoltravo nella stradina, parcheggiavo in cortile ed ero già li'. La mia scrivania era davanti alla stanza di Rosellina, dappertutto c'erano libri e riviste: gli epistolari di scrittori a cui lavoravo io, i numeri di Leggere, le vecchie gloriose copie dei libri per ragazzi della Emme edizioni. Il mio era un lavoro oscuro e solitario: si trattava di leggere libri per lo più in inglese e metterli sul tavolo di Rosellina con sopra un post it con il mio parere, rivedere le traduzioni e parlarne con i traduttori, scegliere i titoli, scrivere risvolti, controllare correzioni di bozze. La cosa più emozionante era ricevere dalla tipografia la prima copia del libro stampato, sfogliarla sperando di non incappare in un errore evidente. Quei libretti dalla copertina di cartone colorata per me erano un po' come parti, li seguivo per mesi: le lettere di Paolina Leopardi, quelle di Giosue' Carducci, Jane Bowles, Victor Segalen mi aprivano mondi. A ora di pranzo Anna scappava dalla figlia e dal "mostro", come chiamava il marito, da cui poi si e' separata; io mangiavo un panino da sola o con Elena, la persona più colta e più disperata che abbia mai incontrato (a un certo punto si era ridotta così male che non ha potuto più lavorare, ma collaborando da casa ha recuperato la sua dimensione e ora credo sia un punto di riferimento per molte case editrici). Rosellina era Rosellina: sorridente, accondiscendente, svagata eppure affezionata ai suoi libri, amava presentarli e regalarli, delle vendite le importava assai poco. E' stato il lavoro più "mio" che abbia mai fatto, ma mi stava stretto: mi mancava il confronto, la discussione, lo star dentro un progetto. Come sono partita da Roma d'impulso, così ci sono tornata. La redazione non e' più via Magolfa; gli epistolari escono ancora. Non andrò a Milano il 12 dicembre alla festa, ma stasera con il pensiero e' come se ci fossi tornata.

lunedì 21 novembre 2011

il bello della mammografia

il bello della mammografia sta nell'aggettivo "invariato", che ti ripaga del dolore provato facendoti strizzare da una macchina prima un seno e poi l'altro di sopra, di sotto e di lato. Ma il bello della mammografia e' che mentre sei li' che aspetti, ti accorgi che non ti importa più dell'arrabbiatura al lavoro, dello scippo che hai subito delle tue idee, del tuo progetto, vuoi solo sapere che stai bene, che non devi tornare li' prima di un anno. E ora che sei a casa, che prepari la cena, guai a te se rivai con la mente al pomeriggio trascorso, vai avanti, sempre meglio essere il derubato che il ladro.

domenica 20 novembre 2011

Ah, la vecchia Bur!

"Ho amato la prima Bur come si può amare un libro assai prima della pattuizione con la morte. Quei libri, umili, grigi, un poco degradati erano la grappa quotidiana di un giovane alcolizzato" sono parole di Giorgio Manganelli riportate nel libro Ah, la vecchia Bur!, Storie di librai e di editori. Marco Vitale ha intervistato Evaldo Violo, direttore per trent'anni della collana economica più famosa d'Italia, quella con le traduzioni più curate, con le introduzioni e le note migliori: ne emerge un avvincente storia dell'editoria milanese dal dopoguerra a oggi. Da Mario Spagnol a Edmondo Aroldi, da Alberto Mondadori a Oriana Fallaci da John Alcorn ad Attilio Veraldi: una galleria di ritratti di persone più o meno famose che credevano nel libro e lo mettevano al centro della propria vita, oltre che del proprio lavoro, che fossero editori, traduttori, grafici, o scrittori.Violo racconta un'epoca di grandi passioni intellettuali, spazzata via poco alla volta dall'avvento del marketing; il libro non indulge nel rimpianto, si limita a testimoniare un passato glorioso, dal quale si potrebbe ripartire, se solo si volesse.

gente di quartiere

e' successo anche stamattina: uscendo verso mezzogiorno dalla palestra ho incrociato la solita coppia che cammina tenendosi per mano. Entrambi sulla quarantina, lei la domenica invariabilmente indossa una tuta nera e con scarpe da ginnastica bianche, lui abiti casual. Ogni volta che li vedo assorti dalla loro passeggiatina mano nella mano provo una violenta fitta di disgusto. Perché? Dovrei farmi psicanalizzare.

parete


i tormenti del sabato notte

ci ha detto in corsa, stasera c'e' un evento, ci va tutta la mia scuola e anche un'altra, abbiamo affittato una villa sulla Giustiniana, ora vado da Cate che mi presta un vestito. Si e' messa le calze trasparenti e gli shorts, ha un aspetto equivoco, deve prendere l'autobus, non riusciamo a fermarla. L'incrociamo di nuovo alle otto e mezza, noi torniamo dal cinema, lei mangia da Benni e poi va alla festa. Con chi vai, con chi torni, a che ora? L'andata e' a posto, il ritorno non ancora, vi chiamo, va bene all'una e mezza sono qui. Alle undici una telefonata, poi cade la linea e il telefono e' irraggiungibile per una mezz'ora. Interrogo il figlio che ha risposto, che voce aveva? Ti sembrava normale? Era alla festa? Lui sbuffa, che ne so io. Stesa a letto con gli occhi sbarrati, dico al marito, non ho l'indirizzo della villa, non ho il numero di telefono delle sue amiche, non ho pace finche' non la sento. Richiama trafelata prima di mezzanotte, non c'e' campo, tranquilli, c'e' il padre di un compagno di classe di Benni che viene a prenderci. Mi addormento. All'una e quaranta spalanco gli occhi, vado in camera sua, già so che non c'e', se fosse entrata l'avrei sentita. La chiamo e il telefono e' di nuovo irraggiungibile. Mi maledico, avrei fatto meglio a dirle che andavo a prenderla io, ora sarei in macchina invece che ad aggirarmi per casa impotente. Alle due finalmente risponde, i malcapitati genitori del ragazzo si sono trovati tre ragazze da accompagnare e prima si sono persi cercando quel posto. Entra in casa alle due e mezza, mi alzo senza accendere la luce, le dico, mi hai fatto morire di paura. Mi stendo accanto al marito che russa, basta un calcio e si acquieta.

sabato 19 novembre 2011

Scialla!


c’e’ un momento in Scialla! in cui pensi che Francesco Bruni, regista e sceneggiatore del film, abbia rovinato tutto, appiccicando un inutile lieto fine alla vicenda, ma non e’ cosi’, ci sei cascato come c’e’ cascato il protagonista adulto, alla fine non c’e’ spazio per false redenzioni ma solo per un cauto ottimismo. Bruni mette in scena con humour ed efficacia l’incontro scontro tra due generazioni devastate: quella dei padri che hanno perso per strada il loro idealismo e ormai tirano solo a campare e quella dei figli, fieri della loro ignoranza e incapaci di concentrarsi su alcunché . Fabrizio Bentivoglio presta all’ex professore la sua stanca autorevolezza, la sua rude dolcezza; Filippo Schicchitano, troppo grande per fare il sedicenne, e’ comunque molto espressivo (quante delle parole e delle movenze sgraziate di mia figlia ho ritrovato nelle sue). E finalmente una scena in cui un uomo si dichiara immune dal fascino della puttana, per bella ed esperta che sia: era tanto che al cinema non si raccontava una cosa cosi’.

marmitta canina


argomenti da evitare in un blog

un'agente letteraria americana ha scritto un post intitolato What not to blog about. E' rivolto agli scrittori e la tizia raccomanda loro di non parlare dei contratti con le case editrici, di non dare informazioni precise sul lavoro in corso, di non lamentarsi di editori e agenti, di non esprimere idee politiche o sociali estreme. E io, di che cosa non dovrei parlare nel blog? Prima di tutto mi e' chiaro non dovrei parlare del mio lavoro, dei miei capi e dei miei colleghi; poi non dovrei parlare delle mie sorelle, che mi leggono e sono sempre pronte ad offendersi se racconto i fatti loro, di mio padre che un po' si monta la testa a sentirsi citato spesso, un po' si irrita che la gente sappia cose che lui non divulgherebbe, dei miei figli (curiosamente a detestare il mio blog e' più il figlio di cui parlo poco, che la figlia che vi compare di continuo); dei miei fatti intimi che non interessano nessuno e infine neppure dei film che vedo e dei libri che leggo perché i miei giudizi sono così personali da non aver alcuna rilevanza critica. Più che evitare determinati argomenti, dovrei evitare il blog e invece più passa il tempo più mi ci avvinghio. E' la mia zattera di salvataggio, il mio porto sicuro. Chi si imbarca con me, dopotutto, impara presto cosa l'aspetta.

venerdì 18 novembre 2011

music center


letteratura e dintorni

impelagata in una surreale discussione sulla necessita' di ospitare almeno un video con Fabio Volo (e' in cima alle classifiche, io a natale quello mi compro) sul portale di letteratura della rai, sto per soccombere, ritirarmi, fuggire. Poi la situazione peggiora: e un po' di vampiri non ce li vogliamo mettere, e un po' di musica, se no i giovani non li attiriamo. Mi aggrappo all'energia beffarda di Gianfranco, ho bisogno di qualcuno che mi capisca, se no divento matta. Il dibattito prosegue, noi due ci spalleggiamo, per il momento possiamo andare avanti come pensavamo, rivediamo soltanto i testi, lo sforzo di essere semplici e accattivanti si può e si deve fare. L'area multimediale di educational e' al piano meno uno, ogni volta che scendo provo un brivido, e' il freddo degli inferi o la paura del tonfo che mi aspetta?

giovedì 17 novembre 2011

La mia lotta (2)


il primo volume della Mia lotta mi era piaciuto molto, il secondo ancora di piu’. Karl Ove e’ piu’ giovane di me di cinque anni, vive in Svezia, e’ nato in Norvegia, ha una moglie e tre bambini, ma ha una cosa in comune con me: scrive  di quello che gli succede e gli e’ successo, delle persone che incontra e di quelle con cui vive, scrive della difficolta’ di essere se stesso giorno dopo giorno, di convivere con ricordi e frustrazioni, di andare d’accordo con gli altri. Questo libro si apre con una vacanza fallimentare: si parte con i figli e si finisce per provare un grosso disagio dovunque si vada, finendo in un luogo simbolico, un vecchio e tristissimo circo. C’e’ poi il racconto di una festa di compleanno di una bambina, con la descrizione minuziosa del comportamento degli adulti che chiacchierano, bevono e si atteggiano, non conoscendosi bene. Karl Ove non risparmia nulla a sua moglie Linda: ne e’ innamorato, ma ne teme l’instabilita’ emotiva, l’incapacita’ a prendersi cura dei figli da sola, la dipendenza da lui. La vicina russa che alza la musica in segno di protesta; l’amico Geir che gli fa da specchio e che lo contrasta; la suocera che cucina, organizza, coccola tutti, e di nascosto si attacca alla bottiglia, la madre orgogliosa di lui e in difficolta’ con la nuora sfuggente; la figlia maggiore Vania, oggetto di grandi attenzioni e preoccupazioni: ogni figura di questo libro si imprime nella mente del lettore, che ne intravede, grazie alla qualita’ della scrittura di Knausgard, al suo essere sincero fino all’eccesso, tutta la dolente umanita’. Quando verranno tradotti gli altri due volumi di questa monumentale e originalissima storia di se'?

mercoledì 16 novembre 2011

ridimensionata

i miei più affezionati lettori avranno notato tempo fa il post che celebrava gli impegni culturali assunti dalla figlia (e rivelava il mio desiderio di considerarla matura e affidabile). Nel giro di poche settimane la sua agenda si e' rapidamente alleggerita: l'esame per andare all'ONU non lo faccio, e' per i più' grandi, troppo difficile, non lo passerei; le lezioni extra di matematica sono pallosissime e ops, coincidono con quelle di inglese per il First. Al momento dei tre resta in piedi solo quest'obiettivo. Lo porterà fino in fondo?

cippimerlo


un bel segnale

sono troppo vecchi, troppo cattolici, troppo banchieri, troppo politici sotto il travestimento di tecnici, ma che bello veder affidato a tre donne dall'aspetto normale, vissuto, tre ministeri importanti, come la giustizia, gli interni, il welfare. Grazie Monti per questo ritorno alla normalità.

martedì 15 novembre 2011

come mi rimotivo

ho cominciato a dire no: no a un articolo per la rivista messicana Zocalo sulla caduta di Berlusconi (la mia amica Graciela, mia grande sponsor, l'avrebbe tradotto in spagnolo), no a un dossier sui romanzi distopici per Liber, no a nuove letture di libri in inglese per ragazzi, almeno per un po'. Mi sento in colpa, ma meglio sentirmi in colpa che crollare sotto il peso di impegni incrociati. Il problema e' che il mio calo di energia riguarda anche il lavoro in rai. E' tutto così confuso, così casuale. Come faccio a trovare delle motivazioni per andare avanti? In attesa di motivazioni cerco di ritrovare energie: tornando a casa, mi sono fermata in farmacia, ho comprato un bel tubetto di vitamine colorate. In mancanza di altro, mi affido a loro.

carta bianca


lunedì 14 novembre 2011

Baciati dall'amore

Giampaolo Morelli, oltre a essere un bel ragazzo, è un bravo attore. Nei panni di Coliandro mi piace molto, ha la giusta dose di goffaggine e humour e rende il suo ispettore un personaggio ricco di fascino e originalità. Nella nuova fiction di canale 5, Baciati dall'amore, è un fioraio napoletano trentasettenne, ha cinque figli, la moglie se n'è andata, vede Gaia Bermani Amaral per strada e ne resta folgorato. Deve essere un po' permaloso Morelli, gli ho detto che in questo ruolo di padre di famiglia (e di figlio di famiglia, i genitori sono gli ingombranti Lello Arena e Maurisa Laurito) mi e' sembrato un po' a disagio; se l'è fatto dire, ma dopo, incrociandomi, mi ha fatto la linguaccia. Carlotta Ercolino, la sceneggiatrice, prima mi ha messo in imbarazzo chiedendomi il mio parere sulla fiction, poi mi ha raccontato le pressioni incrociate su chi scrive: un po' più di commedia, un po' più di sentimento, un po' piu di questo, un po' meno di quello. Ciò spiega perché alla fine in tv si vede roba tutta uguale. La Napoli di Baciati dall'amore è il luogo degli eccessi, l'apoteosi del luogo comune, ogni personaggio è la caricatura di se stesso, tutto è così spiegato, ribadito, evidenziato che lo spettatore si sente regredire, e si chiede, ma per chi mi hanno preso?

domenica 13 novembre 2011

ex voto


il cibo familiare

ci sono dei momenti in cui apprezzi più del solito il cibo familiare, perché ti senti debilitata, perché non hai la forza di cucinare, perché anche se ti impegnassi non otterresti quei risultati, perché nessun ristorante potrebbe darti la stessa sensazione rigenerante. Quando vivevo con il marito a Milano, ogni tanto sentivo acutamente la mancanza di un pranzo dai miei o dai suoi, uno di quelli in cui ti devi solo sedere e mangiare, uno in cui ritrovi sapori noti e rassicuranti, uno come quello che oggi mia suocera ha fatto a noi e papa': lasagna bolognese, roast-beef, patate al forno, verdura, pizza di scarola, crostata di visciole, tutto ottimo, tutto abbondante. Oggi mi sarebbe piaciuto avere a tavola mia sorella Isabella. Lavora come una matta, ha appena avuto la polmonite. Chi le fa un buon pranzo domenicale a Indianapolis?

giorno di sole


sabato 12 novembre 2011

I bet you're glad

Kevin e' il figlio di amici americani dei miei genitori. Vive in America, fa il professore di astrofisica o qualcosa del genere. Alla vigilia delle ultime elezioni in Italia ci eravamo sentiti per e-mail, mi aveva mandato delle foto di quando era venuto a trovarci a Roma, lui doveva avere diciotto anni e io tredici. Gli avevo raccontato il mio sgomento all'idea che Berlusconi potesse essere eletto presidente del consiglio, lui si era stupito per i miei toni drammatici. Oggi mi ha scritto, what are your thoughts about Berlusconi's resignation, I bet you're glad. Sara' il mio innato pessimismo, ma non vedo motivi di allegria in questo momento: sia che si faccia il governo Monti, sia che si vada alle elezioni, vedo un paese bloccato, una classe dirigente da buttar via, un diffuso disprezzo del bene comune, il prevalere ovunque di interessi di parte. Berlusconi ci lascia tutti più poveri, soprattutto dentro.

donna di ferro


empatia maschile

appuntamento con gli architetti nella nuova casa per discutere i dettagli, le luci, gli armadi, le mensole. Ci siamo andati tutti e quattro perché ognuno potesse parlare di camera sua. Ieri sera mi erano venute le mestruazioni, l'assorbente l'avevo, ma mentre ero li' ho sentito un fiume invadermi le gambe, senza che potessi far nulla (il gabinetto ancora non l'hanno montato). Ho pensato che i pantaloni neri mi avrebbero aiutato a nascondere il disagio; in breve ero bagnata fin nei calzini. L'ho detto al marito, lui si e' innervosito, ogni volta ne hai una, smettila di lamentarti, e' importante, dobbiamo definire un sacco di cose. Alla fine sono stati i ragazzi ad insorgere, mamma non puoi stare qui in queste condizioni, andiamo a casa. Il marito era nero; io pallida come un cencio, praticamente dissanguata; gli architetti imbarazzati per noi. L'ho lasciato alle sue rifiniture, ho guidato con due buste di plastica sotto il sedere; a casa mi sono lavata, cambiata, sono tornata a prenderlo. Facevo meglio a lasciarlo li'.

I primi della lista


di Roan Johnson avevo letto Prove di felicita’ a Roma est. In questo suo primo film ho ritrovato le doti di quel libro: la leggerezza, l’umorismo, la capacita’ di dar vita a personaggi credibili e di raccontare storie molto italiane.  Johnson affida a Claudio Santamaria il ruolo di Pino Masi, uno dei tanti leader del movimento studentesco, protagonista nel 1970, insieme a due amici, di una breve e paradossale fuga da Pisa in Austria per timore di un golpe. E’ difficile far ridere sul Sessantotto e dintorni, non mi viene in mente nessun altro che ci abbia provato, I primi della lista ci riesce. Masi-Santamaria incarna molto autorevolmente la figura del fanatico: vede complotti ovunque e inoltre e’ un gran millantatore (le donne cadono ai suoi piedi, gli stati maggiori lo vogliono morto, ovunque c’e’ una telecamera che lo spia). Dei due ragazzi che partono con lui, Gismondi ne e’ politicamente soggiogato (almeno all’inizio), mentre Lulli (un efficacissimo Francesco Turbanti) e’ solo interessato alla sua bravura alla chitarra. I tre giovani, oscillanti tra idealismo, rivalita’, attaccamento alla famiglia, voglia di avventura, vigliaccheria, barlumi di consapevolezza sono specchio di un’Italia che cerca con fatica un’identita’ nuova. La vicenda e’ raccontata con tono di farsa ma, nei cartelli e nelle foto in bianco e nero che la precedono e la concludono, si ricostruisce il clima cupissimo dell’epoca, i morti sulle strade, il tentativo fallito di golpe da parte di Borghese: il poteva andarci malissimo resta sospeso nell’aria. Bravo Johnson, continua così.

fancy gru


venerdì 11 novembre 2011

luna piena

attraverso Testaccio. In cielo la luna piena, la piazza è piena di gente: una lunga fila davanti alla pizzeria, bambini sulle altalene (ma non sarebbe ora di andare a letto?), il teatro Vittoria con Paolo Rossi che fa Mistero buffo. Aspetto Eleonora, il cinema è un pretesto per vederci, crollo di stanchezza, come fanno tutti ad avere così tanta energia?

alla nuova speranza

giovedì 10 novembre 2011

a casa di Giorgio Montefoschi

l'appuntamento era davanti all'Euclide sulla Flaminia: lo scrittore vive su una collina davanti a Saxa Rubra e se non avessimo seguito la sua macchina non avremmo mai trovato casa sua. Eravamo in tre, io, Willi e Carlo, ognuno con il suo mezzo e riuscire a seguire questa strana carovana nel traffico delle sei di sera sulla Flaminia mi e' costato qualche anno di vita. Ci aspettava una villa spettacolare: al buio ho intravisto delle palme e poi sono stata abbagliata dai libri distribuiti su tutte le pareti del grande salone e dello studio. Due enormi cani lupo ci hanno leccato le mani (Carlo era un po' inquieto per il loro abbaiare sonoro). Quando Willi ha finito di illustrare il portale, Carlo ha acceso la sua Canon e siamo partiti con l'intervista. Montefoschi ha parlato dell'importanza dei luoghi nella letteratura; del viaggio come occasione di conoscenza; del suo rapporto con Alberto Moravia, più amico che maestro; del fastidio per la definizione di "cantore dei Parioli" affibbiatagli da un titolista di Repubblica; del suo amore per l'Odissea; dell'interesse che prova per la critica letteraria sul web. Il ritorno e' stato rapido e indolore.

mercoledì 9 novembre 2011

alla seconda ora

ieri sera la figlia e' andata al concerto dei Club Dogo. Io ero così stanca che ho lasciato al marito il compito di aspettarla alzato. Stamattina alle otto meno venti lei ronfava. Ho tirato su le persiane, l'ho scossa. L'ho lasciata in pace per cinque minuti, poi sono tornata alla carica. Ha alzato la testa e ha detto, entro alla seconda ora, la prof non c'e'. Mentiva così chiaramente che non abbiamo esitato a tirarla via dal letto. Stasera, di ottimo umore, ci ha raccontato la lezione di chimica fatta alla prima ora. Ma la prof non doveva essere assente? Si', ma poi e' venuta. Ed eri sola in classe, come ci hai detto stamattina? Proprio sola no, e comunque io sono l'unica a non entrare mai alla seconda ora...

la faccia di Stas

il lavoro sul portale di letteratura procede tra alti (pochi) e bassi (molti). Mi pesa far tutto di corsa, negli intervalli di tempo, non sapere in che direzione stiamo andando, chi c'e' sulla mia stessa barca (ogni tanto si imbuca qualcuno). Oggi pero' mi sono molto divertita. Eravamo in riunione giù al web, e' sceso Stas che da anni fa una trasmissione sui libri. Ha detto, ma voi farete interviste a scrittori? La domanda e' stata accompagnata dallo sguardo più disgustato che io abbia mai visto. Sembrava avesse visto due insetti schifosi profanare la sua casa immacolata. Ci mancava poco che svenisse dall'orrore. Sono soddisfazioni queste.

martedì 8 novembre 2011

Crescere al Sud

 Save the children ha commissionato a Giovanni Piperno un documentario per sensibilizzare la gente sul problema dei bambini in difficoltà. Ne ha parlato con Giulio Cederna, ed e' nata l'idea di chiedere a nove scrittori meridionali di raccontare un episodio, una suggestione della loro infanzia. Il documentario, presentato stasera all'Apollo 11, dura mezz'ora ed e' divertente e ricco di spunti di riflessione. Comincia Erri De Luca, raccontando come per lui il Sud sia il dialetto che ha parlato fino all'ultimo con sua madre, e che ha sostituito tra loro gli abbracci, il contatto fisico: Nicola Lagioia (di cui ignoravo l'umorismo e la teatralità) disegna un pupazzetto grasso con gli occhiali, i brufoli e gli scarponcini ortopedici: lui a quattordici anni; Mariolina Venezia si sofferma sui riti inutili della sua infanzia, l'uncinetto, il corredo; Mario Desiati racconta le partite di calcio e i baci dati all'immaginetta di una bella ragazza prima di giocare; Gilda Policastro descrive la sua Basilicata benestante e civile; Antonio Pascale narra della barista che, rivedendolo dopo sette anni, gli versa la solita berretta e gli rivolge le solite parole. Chiude Camilleri facendosi delle grandi risate al ricordo delle parolacce imparate dai suoi compagni 'plebei' nella scuola pubblica e da lui orgogliosamente padroneggiate. Un bel ritratto del Sud e dei nostri scrittori.

assunto da Decathlon

il suo telefono continuava a squillare: Stefano mi ha detto, scusa, è il mio compleanno. Stavamo montando una sintesi di Amore criminale: come sempre è un piacere lavorare con lui, è attento, rapido, preciso, competente. Gli ho chiesto quanti anni compiva, ci siamo concessi una pausa di chiacchiere. Ha trent'anni, a luglio si sposa. È talmente avvilito dal precariato che mi ha detto, se riesco a farmi assumere da Decathlon, mollo il montaggio, non posso pensare che a giugno mi scade il contratto e chissà quando me lo rinnovano, non ne posso più di guadagnare una miseria e solo dieci mesi l'anno. Che paese è mai questo in cui uno impara un mestiere complesso, lo fa benissimo, ma pur di avere un po' di stabilità sogna di vendere attrezzature sportive in un grande magazzino?

lunedì 7 novembre 2011

Il paese delle spose infelici

facce di ragazzi capovolte: a vederle così e' Francesco, il giovane protagonista del film di Pippo Mezzapesa, che e' stato appeso al ramo di un albero per i piedi, con le mani legate. Arriva Zaza', il capobranco, lo slega, lo fa cadere per terra tra le risate degli altri e lo invita a giocare a pallone. E' un inizio molto suggestivo per un film che si rivela deludente. Siamo in Puglia, a Martina Franca. I ragazzi passano le giornate tra i campi, il mare, il fango del campo da calcio. Francesco e' figlio di un avvocato, Zaza' vive con un fratello spacciatore: diventano amici ed entrambi si innamorano della ragazza che voleva buttarsi dal tetto della chiesa. Gli ingredienti del romanzo di formazione ci sono tutti, da quell'estate il protagonista uscirà cambiato; la sensazione prevalente e' quella del compito svolto con diligenza. Il punto debole e' la sceneggiatura (e forse il libro di partenza: non l'ho letto, ma sul Desiati scrittore nutro dei pregiudizi generati dal suo Ternitti), mentre sono molto giusti tutti i ragazzi, le loro facce, e i luoghi in cui sono ambientate le loro avventure.

Ivonne e' cambiata

sono ormai diversi anni che Ivonne va la mattina alle sette a pulire la casa di papa'. Non ci siamo mai incontrate (viene lui a trovarci, io quasi mai e non a quell'ora). Siccome papa' la considera una di famiglia, il fatto che io non l'abbia mai vista lo disturba parecchio: il suo rinfaccio e' diventato una specie di ritornello, le tue sorelle che abitano lontano conoscono Ivonne e tu no. Quest'estate Ivonne, che e' originaria della Bolivia, e' tornata a casa e ha avuto una gran delusione perché i figli, a cui ha mandato soldi per anni, si sono mostrati freddi con lei. Smaltita la tristezza, ha deciso di cominciare a godersi la vita: parte il week end, va al cinema e pulisce sempre meno. Papa', invece di farle qualche osservazione o licenziarla, le ha chiesto se le dispiace che nel pomeriggio venga ogni tanto un'ucraina a fare i lavori pesanti. Capisci, mi spiega, così ottengo due cose: la casa in ordine e un'alternativa nel caso in cui Ivonne si stufasse di venire da me. Ivonne, non ti conosco, ma ti do un consiglio lo stesso: non mollare papa', un datore di lavoro come lui non lo trovi neppure se lo cerchi con il lanternino.

domenica 6 novembre 2011

La kryptonite nella borsa

la mamma di Peppino (Valeria Golino, che quando sente una parte, la sente sul serio) cade in depressione. Ha scoperto che il marito (Nicola Zingaretti, perfetto nel ruolo di marito fedifrago e padre incapace) la tradisce, non ha con chi parlarne e si butta a letto. Finche' la donna, con grande intraprendenza, non si decide ad andare dallo psichiatra per riprendersi in mano la vita, Peppino e' sballottato tra le feste a cui lo portano i due zii fricchettoni e le lunghe sedute sugli scogli a cui lo costringe un'amica della madre in perenne attesa di adescare qualcuno. Il bambino registra una a una le stranezze degli adulti (dallo zio eterno studente, alla maestra che si distrae per amoreggiare, al padre che compra pulcini e poi li uccide per disattenzione) e quando non ne può più richiama in vita il cugino morto che gli appare vestito da Superman e un po' lo strapazza e un po' lo consola. Il film di Ivan Cotroneo diverte, commuove, appassiona: lo spettatore fa suo lo sguardo del giovane protagonista, ne condivide le trepidazioni, le speranze, l'entusiasmo e la rabbia. Convincenti gli attori, perfetta la sceneggiatura, belli i costumi che ricreano gli anni settanta, bella la musica e bella la fotografia che restituisce una Napoli notturna e misteriosa: il luogo giusto da cui spiccare il volo verso il resto del mondo.

gerarchia


il sushi di Antonella

la bravura di Antonella in cucina sta raggiungendo vertici preoccupanti. Ieri ero sola con i due figli (il marito torna nel pomeriggio dall'Argentina) e lei ci ha invitato a una cena di sushi. Abbiamo mangiato una zuppetta con verdure varie tra cui spiccava un grosso fungo nero: delicata e saporita. Poi e' stata la volta di cinque vassoi: polpettine di riso con sopra gamberetti, pesce spada o salmone, e quei meravigliosi rotolini circondati da alghe con dentro tra l'altro del granchio e del sedano. I miei figli hanno mangiato a quattro palmenti (quando mai ti abbuffi di sushi fatto in casa?), non mancando di rilevare la differenza tra la sua cucina e la mia, quanto mai ripetitiva. A me piace avere gente a pranzo, non mi pesa lavare i piatti, mettere la tavola, ma studiare una nuova ricetta, andare a comprare gli ingredienti giusti, sperimentare, concentrarmi su un piatto: questo mi sembra al di la' delle mie capacita' e della mia disponibilità' mentale. Risolvo facendo sempre le stesse cose, quelle che mi richiedono il minor impegno possibile. Stamattina all'alba ho riempito i cannelloni di ricotta e spinaci, di ritorno dalla palestra faro' le piccatine:  questo il menu' di oggi per zia Giovanna e papa'.

sabato 5 novembre 2011

tutti pazzi per amore 3

alla presentazione di Tutti pazzi per amore 3 sono andata con la figlia e la sua amica Livia: così invece che come una giornata lavorativa l'ho vissuta come un'occasione (più unica che rara) per uscire con le due ragazze. Alla Casa del cinema dominava il caos, la proiezione e' stata rimandata, la Liskova era in ritardo, il photo call funestato dal grigiore del cielo. Ho intervistato i due sceneggiatori Rametta e Bises (Cotroneo era in giro per il suo film), la regista Muscardin, Solfrizzi, Carlotta Natoli. E' stata quest'ultima a stupirmi, a scuotermi dal torpore di risposte e domande sempre uguali. Le ho chiesto com'era stato passare dalla regia di Riccardo Milani a quella di Laura Muscardin. E' partita con una requisitoria sulla difficoltà che incontrano le donne nel mondo del lavoro e ha detto, qualunque stronzo di uomo fa il suo lavoro tranquillo, gli subentra una donna e tutti la contestano. Linguaggio un po' forte, soprattutto se hai una telecamera accesa davanti. Poi c'e' stata la conferenza stampa, seguita dall'immancabile domanda farlocca della Cavallin. Oggi voleva sapere da Del Noce e dalle due attrici che interpretano le lesbiche nella fiction come mai un tema forte come l'omosessualità su Raiuno. Il direttore l'ha presa alla lontana, più o meno dai tempi di Saffo per arrivare rapidamente a esempi più vicini a noi come la serie con Banfi; Anita Caprioli ha detto che l'amore e' uno e poi ci sono tanti soggetti che lo provano; Lucrezia Lante della Rovere si e' infervorata: l'omosessualità fa parte della vita e la missione del servizio pubblico e' raccontare la vita! Il promo che ci hanno mostrato alla fine era molto divertente, un collage di canzoni e balletti, uno più originale dell'altro. Chissa' se Tutti pazzi sara' all'altezza del montaggio scelto per presentarlo.

venerdì 4 novembre 2011

quasi solo

il lungo declino dell'uomo Berlusconi che trascina con se' gli ultimi brandelli di credibilità dell'Italia e' uno spettacolo angoscioso. Non sentiremo ancora per molto i suoi vaniloqui ufficiali (va tutto bene, gli aerei sono pieni, i ristoranti pure) ma quanti ne abbiamo subiti. Lui stesso avrebbe potuto mollare mesi fa, lasciare di se' un ricordo meno imbarazzante. Invece lusinga, minaccia, strepita. Chi lascia il pdl tradisce l'Italia, chi non mi vuole bene e' brutto sporco e cattivo, finisce all'inferno

stella del sud

giovedì 3 novembre 2011

Incanto

Pietro Grossi me l'ha consigliato un amico e io, che in genere degli scrittori italiani diffido, ho accolto volentieri l'invito a scoprirne uno giovane e bravo. Incanto racconta la storia di Jacopo, un ragazzo della Bassa Toscana che vince una borsa di studio a Glasgow e poi finisce per fare il professore di fisica a New York.  La prima parte del libro descrive il protagonista e i suoi due amici Biagio e Greg. Il primo e' selvaggio e ingovernabile, il secondo ricchissimo e sfuggente; a unire i tre e' una vecchia moto rimessa in pista con infinita cura. Con qualche lungaggine, la storia dell'amicizia, delle corse in moto, della vita di provincia funziona. L'incontro tra Jacopo e Biagio adulti, e soprattutto quello tra Jacopo e Greg, invece, non mi sono piaciuti per niente: ho trovato forzata l'idea che uno di loro si fosse fatto burattinaio degli altri. Un discorso a parte meriterebbero le descrizioni dei rapporti del protagonista con le donne: la prima fidanzata Francesca lo annoia a morte, con Trisha finito l'ardore iniziale del sesso non sa più che dirsi, la sua convivente Amanda lo lascia indifferente, solo Tara, con cui ha una veloce relazione, lo fa impazzire per il suo culo stupendo. Mi sono tornati in mente il Sandro Veronesi di Caos calmo, il Francesco Piccolo della Separazione del maschio. C'e' un giovane scrittore italiano le cui pagine non grondino maschilismo?

che cazzo di ingegnere

papa' mi racconta al telefono la sua lezione di tango di ieri. A un certo punto, spazientito perché non riusciva a fargli fare i movimenti giusti, l'insegnante l'ha insultato, che cazzo di ingegnere sei che non capisci un passo? Invece di prendersela, papa' ha riso e ha addotto come scusa la sua eta' avanzata. A quel punto il suo aggressore si e' profuso in complimenti, non ti avrei mai dato ottantadue anni, massimo settantacinque. Anche le ballerine si sono date da fare per consolarlo. Come trasformare un affronto in una rivincita.

arancione


l'entusiasmo di Claudia

mi ero scordata cosa fosse l'entusiasmo e la determinazione. Eppure, per inseguire il sogno dell'editoria, a ventisette anni ho lasciato Roma, la mia famiglia, la mia comoda casa, un contratto in rai e sono andata a Milano a correggere bozze in un'oscura casa editrice, adattandomi a dormire nel gelo di una soffitta senza riscaldamento. Conoscere Claudia e' stato rivedere quella che ero: ingenua, invasata, desiderosa di mettermi alla prova, di far coincidere il mio interesse preponderante per la letteratura con il mio lavoro. Sono passati poco meno di vent'anni: la passione per i libri non e' affatto scemata, l'attrazione per il mondo editoriale e ciò che ci gira intorno si'. Claudia parla del portale di libri come della sua grande occasione e le brillano gli occhi, i miei hanno smesso di brillare da un po'.

mercoledì 2 novembre 2011

l'invasione delle cucine

approfittando della stanchezza che mi impedisce di impossessarmi del telecomando, il figlio mi infligge la visione di Master Chef. Una serie di cuochi dilettanti deve preparare un filetto di lepre. Il figlio si appassiona alla sfida, come se guardasse un film western. Arriva la pubblicità: lo imploro, fammi vedere lo speciale di Mentana. Cambia canale, si sintonizza su Hell's Kitchen: ancora cuochi, ancora sfide, clima ancora più arroventato. Basta, ci rinuncio, vado a letto. Speriamo almeno che impari qualche ricetta.

per la via


martedì 1 novembre 2011

pinocchio nel Minnesota

come e' venuto in mente a uno scrittore del Minnesota di scrivere un romanzo per ragazzi intitolato Wooden Bones i cui protagonisti sono il giovane Pino e suo padre Geppetto, rispettivamente apprendista falegname e falegname, dotati dello straordinario potere di dare vita alle creature di legno da loro intagliate? Ma soprattutto come e' possibile che un editore come Simon & Shuster decida di pubblicare questo libro tetro e privo di originalità in cui i due protagonisti non fanno altro che scappare da folle impazzite a caccia di miracoli? Scrivete pure fiabe nere sul desiderio di sconfiggere la morte e di rincorrere la perfezione, ma lasciate in pace Collodi. Pinocchio e' un'altra cosa.