sabato 12 novembre 2011

I primi della lista


di Roan Johnson avevo letto Prove di felicita’ a Roma est. In questo suo primo film ho ritrovato le doti di quel libro: la leggerezza, l’umorismo, la capacita’ di dar vita a personaggi credibili e di raccontare storie molto italiane.  Johnson affida a Claudio Santamaria il ruolo di Pino Masi, uno dei tanti leader del movimento studentesco, protagonista nel 1970, insieme a due amici, di una breve e paradossale fuga da Pisa in Austria per timore di un golpe. E’ difficile far ridere sul Sessantotto e dintorni, non mi viene in mente nessun altro che ci abbia provato, I primi della lista ci riesce. Masi-Santamaria incarna molto autorevolmente la figura del fanatico: vede complotti ovunque e inoltre e’ un gran millantatore (le donne cadono ai suoi piedi, gli stati maggiori lo vogliono morto, ovunque c’e’ una telecamera che lo spia). Dei due ragazzi che partono con lui, Gismondi ne e’ politicamente soggiogato (almeno all’inizio), mentre Lulli (un efficacissimo Francesco Turbanti) e’ solo interessato alla sua bravura alla chitarra. I tre giovani, oscillanti tra idealismo, rivalita’, attaccamento alla famiglia, voglia di avventura, vigliaccheria, barlumi di consapevolezza sono specchio di un’Italia che cerca con fatica un’identita’ nuova. La vicenda e’ raccontata con tono di farsa ma, nei cartelli e nelle foto in bianco e nero che la precedono e la concludono, si ricostruisce il clima cupissimo dell’epoca, i morti sulle strade, il tentativo fallito di golpe da parte di Borghese: il poteva andarci malissimo resta sospeso nell’aria. Bravo Johnson, continua così.

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