domenica 20 novembre 2011

i tormenti del sabato notte

ci ha detto in corsa, stasera c'e' un evento, ci va tutta la mia scuola e anche un'altra, abbiamo affittato una villa sulla Giustiniana, ora vado da Cate che mi presta un vestito. Si e' messa le calze trasparenti e gli shorts, ha un aspetto equivoco, deve prendere l'autobus, non riusciamo a fermarla. L'incrociamo di nuovo alle otto e mezza, noi torniamo dal cinema, lei mangia da Benni e poi va alla festa. Con chi vai, con chi torni, a che ora? L'andata e' a posto, il ritorno non ancora, vi chiamo, va bene all'una e mezza sono qui. Alle undici una telefonata, poi cade la linea e il telefono e' irraggiungibile per una mezz'ora. Interrogo il figlio che ha risposto, che voce aveva? Ti sembrava normale? Era alla festa? Lui sbuffa, che ne so io. Stesa a letto con gli occhi sbarrati, dico al marito, non ho l'indirizzo della villa, non ho il numero di telefono delle sue amiche, non ho pace finche' non la sento. Richiama trafelata prima di mezzanotte, non c'e' campo, tranquilli, c'e' il padre di un compagno di classe di Benni che viene a prenderci. Mi addormento. All'una e quaranta spalanco gli occhi, vado in camera sua, già so che non c'e', se fosse entrata l'avrei sentita. La chiamo e il telefono e' di nuovo irraggiungibile. Mi maledico, avrei fatto meglio a dirle che andavo a prenderla io, ora sarei in macchina invece che ad aggirarmi per casa impotente. Alle due finalmente risponde, i malcapitati genitori del ragazzo si sono trovati tre ragazze da accompagnare e prima si sono persi cercando quel posto. Entra in casa alle due e mezza, mi alzo senza accendere la luce, le dico, mi hai fatto morire di paura. Mi stendo accanto al marito che russa, basta un calcio e si acquieta.

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