giovedì 17 novembre 2011

La mia lotta (2)


il primo volume della Mia lotta mi era piaciuto molto, il secondo ancora di piu’. Karl Ove e’ piu’ giovane di me di cinque anni, vive in Svezia, e’ nato in Norvegia, ha una moglie e tre bambini, ma ha una cosa in comune con me: scrive  di quello che gli succede e gli e’ successo, delle persone che incontra e di quelle con cui vive, scrive della difficolta’ di essere se stesso giorno dopo giorno, di convivere con ricordi e frustrazioni, di andare d’accordo con gli altri. Questo libro si apre con una vacanza fallimentare: si parte con i figli e si finisce per provare un grosso disagio dovunque si vada, finendo in un luogo simbolico, un vecchio e tristissimo circo. C’e’ poi il racconto di una festa di compleanno di una bambina, con la descrizione minuziosa del comportamento degli adulti che chiacchierano, bevono e si atteggiano, non conoscendosi bene. Karl Ove non risparmia nulla a sua moglie Linda: ne e’ innamorato, ma ne teme l’instabilita’ emotiva, l’incapacita’ a prendersi cura dei figli da sola, la dipendenza da lui. La vicina russa che alza la musica in segno di protesta; l’amico Geir che gli fa da specchio e che lo contrasta; la suocera che cucina, organizza, coccola tutti, e di nascosto si attacca alla bottiglia, la madre orgogliosa di lui e in difficolta’ con la nuora sfuggente; la figlia maggiore Vania, oggetto di grandi attenzioni e preoccupazioni: ogni figura di questo libro si imprime nella mente del lettore, che ne intravede, grazie alla qualita’ della scrittura di Knausgard, al suo essere sincero fino all’eccesso, tutta la dolente umanita’. Quando verranno tradotti gli altri due volumi di questa monumentale e originalissima storia di se'?

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