lunedì 12 dicembre 2011

gita ad Amsterdam

essendo un'ansiosa mi colpisce e mi gratifica la tranquillita' dei miei figli. Stamattina alle sette a Roma infuriava uno spaventoso temporale: ero sveglia da un po' e quando ho alzato le serrande non c'era uno spiraglio di luce. Mi sono precipitata a chiamare il figlio che doveva partire per Amsterdam e dormiva alla grossa. Il marito aveva l'incarico di portare a Fiumicino lui, il suo amico Simone, le prof di italiano e matematica. Come sempre, alle prime gocce di pioggia, la città e' sprofondata nel caos: il raccordo era bloccato e hanno raggiunto l'aeroporto appena in tempo per l'imbarco. Imbottigliata nel traffico di Talenti pensavo a loro, augurandomi con tutto il cuore che ce la facessero. Alle due un laconico messaggio: siamo arrivati. Alle sei, mentre aspettavo che verbosi genitori finissero di infastidire le insegnanti ai colloqui di classe, ho chiamato il figlio che era già a casa di Tyl, il ragazzo olandese che lo ospita per tre notti. Tutto bene, mi annoio un po', giochiamo a freccette, si cena alle nove, si', sono stanco, il tempo e' bello. In albergo si sarebbero divertiti di più, come esperienza questa vale almeno il doppio. Chissà com'e' questa famiglia, la casa in cui sta, che si staranno dicendo, cosa starà capendo.

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