venerdì 2 dicembre 2011

retrocessione

che le cose non si stessero mettendo bene per me era chiaro già da un po'. Alla nuova situazione mi stavo quasi abituando in maniera indolore, ma oggi a spalancare la ferita e' arrivata una lettera che stabilisce l'organigramma e sancisce la mia posizione: se tre mesi fa ero capocantiere in via ufficiosa ora sono in via ufficiale manovale. E' la storia della mia vita, non ho mai fatto alcuna carriera, e non avendo alcuna smania di comando non dovrei turbarmi più di tanto. Eppure non posso non interrogarmi sui miei limiti caratteriali, sulla mia incapacità di farmi rispettare, di ottenere un minimo di riconoscimento per i miei sforzi. E' vero che lavoro in un contesto difficile, che il criterio meritocratico e' l'ultimo a essere applicato nella mia azienda, ma in molti sono riusciti comunque a ottenere non soldi, non posizioni di particolare prestigio, ma almeno un orticello da coltivare in pace e con soddisfazione. Perché io no? Forse perché sono la prima a non credere in me, e poi perché non so fingere, perché quello che penso e' nei miei occhi, nei miei gesti, se non nelle mie parole, e chi comanda vuole essere riconosciuto e adulato e io questo proprio non lo so fare. Si riaffaccia prepotente la voglia di fuga. Ma dove vado?

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