martedì 13 dicembre 2011

superstress

finita di seguire la conferenza stampa, mentre i presenti si fiondavano sui tortellini dello chef a tre stelle, sono corsa a scuola della figlia per la seconda tornata di colloqui. Ero li' all'apertura, ma ciò non mi e' valso che un posto tra il quindicesimo e il venticinquesimo negli elenchi dei nomi attaccati fuori dalle porte dei prof. Mentre ondeggiavo tra una porta e l'altra, aspettando che arrivasse il mio turno, hanno cominciato a chiamarmi da Milano. Domani devi fare un'intervista su Minzolini, ma non devi nominare Minzolini, devi aggirare l'ostacolo, riuscendo pero' a raggiungere l'obiettivo. L'intervista deve durare tre minuti, cerca di starci dentro così non si taglia niente. Nel frattempo si era liberata l'insegnante di chimica: chi e' sua figlia? Ah quella che chiacchiera, che potrebbe fare molto di più, sveglia e' sveglia, ma di studiare non ha alcuna voglia. Esco da chimica e vado dalla prof di storia, non prima di aver telefonato alla segretaria dell'intervistando per chiederle un appuntamento per domani. Ah, sua figlia, se solo studiasse, si accontenta del sei. C'e' il problema della troupe da chiedere. La prof di matematica si illumina, le ho messo nove all'ultimo compito, a volte si annoia quando spiego quello che lei ha gia' capito, in orale va meno bene, ma la sto coinvolgendo, e' intelligente, se solo volesse... Ad amarla e' soprattutto quella di francese; quello di inglese, al contrario, la trova irritante e svogliata. La segretaria del direttore vuole i nominativi degli operatori, Mario vuole sapere che domande faro'. L'ultimo colloquio e' con quella di spagnolo, una donna giovane, determinata, delusa: sono così ragazzini, della scuola, di imparare non ne vogliono sapere, hanno altro per la testa, peccato... Mentre lei parla io mi chiedo se ho spento il telefonino, se faccio ancora in tempo a richiamare la segretaria per l'indirizzo, se ho sbagliato a chiedere la troupe un'ora prima per avere un passaggio in macchina fino all'Aventino. Uscendo dalla scuola vedo entrare Elena Sofia Ricci, che ha la figlia nello stesso istituto. E' vestita come stamattina, si e' solo tolta i tacchi, ha la mia stessa aria stanca e trafelata. E' più facile fare la suora sullo schermo (o la programmista o qualsiasi altra cosa) che la mamma di una liceale il giorno dei colloqui a scuola.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Superfederica forever, noi tifiamo per te!