mercoledì 21 dicembre 2011

Troppa felicita'


fa la cameriera in un motel e le va bene cosi’: non deve parlare con la gente. Che su Doree, la protagonista del primo racconto della raccolta Troppa felicita’ di Alice Munro, incomba il ricordo di una tragedia, e’ chiaro sin dall’inizio, ma il lettore non sa di che tragedia si tratti. Poi pian piano se ne definiscono i confini: la ragazza ha assistito la madre malata, ha sposato un inserviente conosciuto in ospedale, ne ha subito le manie e il carattere chiuso, ha fatto tre figli con lui. Una sera hanno litigato, lei e’ andata a dormire da un’amica, la mattina dopo, tornata a casa, ha trovato i bambini soffocati nel sonno, ora lui e’ ricoverato in un istituto per malati mentali e lei va a trovarlo. Il finale del racconto con Doree che si trova a salvare la vita a un ragazzo che ha avuto un incidente getta un raggio di luce sul suo cupissimo destino. Sono racconti crepuscolari questi della Munro: a volte coprono archi di tempo molto lunghi, riassumono una vita dall’infanzia alla maturita’, altre volte si concentrano su una crisi momentanea, ma il senso della morte li attraversa tutti, come un’ombra a cui non si sfugge. E’ difficile leggere racconti piu’ belli e piu’ tremendi.

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