giovedì 15 dicembre 2011

Veronesi letto dagli amici

serata di lettura integrale ad alta voce al Politecnico: Baci scagliati altrove, l'ultimo libro di Sandro Veronesi letto racconto dopo racconto da una serie di amici da lui selezionati. Si dice: Veronesi sa scrivere ed e' vero, ma di cosa scrive Veronesi? Scrive di se' e io che sono una fan del racconto autobiografico dovrei apprezzarlo, ma non e' così: lui scrive di se' e del mondo che gli circola intorno per pigrizia, per non sforzarsi di guardare nell'abisso, perché tanto i suoi estimatori ce l'ha e quel che gli rende questa scrittura lieve, ironica, alla moda, che non scalfisce nulla, gli basta. Quanto alla lettura ad alta voce, i suoi effetti sono vari: il primo racconto, quello che da' il titolo alla raccolta l'ho trovato brutto e non so se il problema fosse la trama (un poeta che mangia a sbafo a casa dei ricchi assiste sgomento al suicidio per amore di un ragazzo che aveva conosciuto da giovane) o Valentino Zeichen fuori forma che sbagliava l'intonazione delle frasi, sudava, si innervosiva sotto il riflettore e davanti al leggio. Vincenzo Cerami ha letto con la giusta intonazione Morto per qualcosa: esile raccontino su un figlio che vendica la morte di infarto del padre, rovinando ai superstiti coetanei il gusto di giocare a carte, bevendo e fumando; sua figlia Aisha ha restituito vitalità alla banalissima storia di un tipo che risponde a una che ha sbagliato numero. Molti di questi racconti danno l'impressione di esercizi di stile: chi se non Italo Svevo ha ispirato il racconto Il ventre della macchina dove l'ossessione dell'ultima sigaretta diventa quella per l'ultimo accendino? Ne La scarpa e Le gatte in primo piano balza il maschilismo dell'autore, che da buon toscano le donne le soppesa come fossero bistecche: una scarpa di donna apparsa improvvisamente in un salotto risveglia i desideri del protagonista; un diciottenne corre in macchina con il pene indurito dalla sua fidanzata che e' bella e si fa fare tutto. L'ultimo racconto che ho sentito e' stato Sotto il sole ai Campi Elisi letto da Francesco Piccolo: faceva un po' impressione perché a tratti sembrava scritto da Piccolo invece che da Veronesi, con quell'indugiare in osservazioni comiche sui piccoli disappunti del quotidiano. Bell'esperimento il reading e bello anche il modo informale con cui Sandro Veronesi ha introdotto la serata,  destituendo l'evento di qualunque sacralità e riportandolo a una serata tra amici qual era. Peccato che il Veronesi scrittore proprio non mi convinca, sia che lo legga io, sia che me lo leggano altri.

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