lunedì 26 dicembre 2011

Vite che non solo la mia

lo scrittore è in vacanza con la sua compagna a Sri Lanka. E’ il Natale del 2004: arriva lo tsunami. Quel giorno, di cattivo umore, hanno rimandato l’immersione subacquea con i rispettivi figli. L’hotel dove si trovano è abbastanza in alto, non si accorgono del disastro se non dopo che tutto è gia’ avvenuto. Una coppia di francesi con cui hanno fatto amicizia ha perso la figlia di quattro anni che giocava sulla spiaggia: ci si può solo impegnare per riportarne indietro il cadavere e il pensiero, se fosse capitato a me, a mio figlio, è devastante. Dalla storia di Delphine e Jerome, di come si erano conosciuti, del perché si trovavano lì’ e del trauma spaventoso che hanno subito, Carrere passa a quella di Juliette, sua cognata, che a trentatré anni scopre di avere un cancro in fase terminale. Vite che non sono la mia più che un libro sulla morte è un libro sulla sopravvivenza: Juliette vuole che suo marito e le sue tre bambine ce la facciano senza di lei, resiste al male finché puo’, si appoggia all’amico e collega Etienne, che più di ogni altro la capisce e può darle forza, avendo subito come lei il cancro da giovane. Carrère racconta due grandi storie d’amore, quella tra Delphine e Jerome e quella tra Juliette e suo marito Patrice; di contro si interroga sulla propria incostanza, sul desiderio di distinguersi dagli altri, sulla difficoltà che prova da sempre a sentirsi appagato. Anche la lunga digressione sul mestiere di giudice di pace, esercitato da Juliette con competenza e passione insieme ad Etienne, ha un preciso valore: serve ad alimentare il ricordo della donna in chi è rimasto, a dare valore alle sue battaglie civili. Alla fine resta solo la memoria, e la scrittura, una scrittura così intensa, meditata, sofferta restituisce dignità anche al dolore più atroce.



2 commenti:

Chiara ha detto...

Grazie per l'esatta recensione, che io non sarei riuscita a scrivere.

volevoesserejomarch ha detto...

grazie a te di avermelo fatto scoprire, leggerlo mi ha fatto soffrire, mi ha molto agitato, ma mi è rimasto dentro, ci ripenso in continuazione,grande segnalazione.