martedì 31 gennaio 2012

concentrato di pomodoro

il marito stasera e' a Milano; in compenso ha fatto la spesa on line. Sono uscita di casa alle otto di mattina e sono tornata alle otto e mezza di sera (dopo il lavoro ho portato il figlio dall'oculista, c'era gente, abbiamo fatto tardi). All'ingresso ho trovato ad aspettarmi una decina di buste. Ho messo a posto detersivi, pasta, biscotti, pelati per un esercito, ma a stupirmi sono stati i sei mega tubi di concentrato di pomodoro. Non l'abbiamo mai comprato. Deve aver chiesto a sua madre una ricetta, lei deve aver menzionato questo prodotto. Va bene un tubetto per provare, ma sei? Gli si deve essere incantato il dito alla voce concentrato.

dal medico da sola

ha un caratteraccio e quando non si sente bene è più stizzosa del solito. Alle quattro di mattina la figlia mi ha chiamato: ho mal di gola, fai qualcosa, vado a fuoco. Alle sette l'ho trovata sul divano, furiosa, rauca e piena di febbre. Le ho detto, devi andare dal dottore a fargli vedere la gola. Si è vestita, ha preso la sua macchinetta e ci è andata. Non lo conosceva, ho appena fatto la variazione dalla pediatra a lui. La figlia ha un caratteraccio, ma è molto autonoma. Si è fatta visitare, si è comprata l'antibiotico che le è stato prescritto ed è tornata a casa. Il figlio, che è molto più mammone, non sarebbe mai andato dal medico da solo. Io a sedici anni non l'avrei mai fatto. Mi piace vedere che se la cava da sé.

lunedì 30 gennaio 2012

La famiglia vuota

ho molto amato Il faro di Blackwater e anche questi racconti sono belli, ma al calore che sprigionava da quel libro dedicato all'amicizia, qui si sostituisce il gelo che emana da rapporti famigliari di facciata. Gli amori che racconta Toibin ne La famiglia vuota appartengono al passato: c'è la famosa scenografa che ha amato per anni un attore senza mai condividere con lui più di qualche notte, ci sono le passioni tra giovani omosessuali rinnegati da matrimoni e nascita di figli, ci sono figli respinti dalle madri che non riescono ad assisterle in vecchiaia, nipoti legate alle nonne scomparse. L'altro elemento comune ai vari racconti sono i viaggi, gli spostamenti: l'umanità che lo scrittore irlandese descrive non trova pace, non mette radici, se torna a casa lo fa con disagio. Dublino appare spesso ammantata di buio, funestata dall'imperversare degli agenti atmosferici: un luogo oscuro dell'animo da cui non si può fuggire una volta per tutte. Un libro pieno di solitudine e amarezza: ad essere vuota nella visione di Tóibín non è solo la famiglia come istituzione, ma l'intera vita, dopo che è finita o sta per finire.

domenica 29 gennaio 2012

Il sentiero


Amar e Luna sono giovani e si amano. Lei fa la hostess, lui il controllore di volo, abitano a Sarajevo. Sono due anni che provano ad avere un bambino, hanno deciso senza troppi drammi di ricorrere all’inseminazione artificiale. Succede che Amar perde il lavoro perche’ sorpreso a bere; l’incontro casuale con un suo ex commilitone che e’ un musulmano integralista gli fa scoprire un mondo fatto di certezze in cui non esita a rifugiarsi. Nel tetro barbuto che cita il Corano, prega sul tappeto, osteggia l’alcol e le feste, Luna non riconosce piu’ il suo amante appassionato; come si fa a fare un figlio con un uomo che ti fa paura? Raccontando la storia di Amar e Luna, la regista Jasmila Zbanic racconta il crudele lascito della guerra in Bosnia: il dolore per le perdite subite, i traumi di chi ha combattuto, il fondamentalismo religioso che cova piu’ o meno nascosto. Guardando Il sentiero non si puo’ non sentire lo strazio della protagonista, che si vede sottrarre quanto ha di piu’ caro. Bravissimi i due attori protagonisti, lei bella e intensa in ogni situazione, lui capace di passare da focoso a rigido, spento, ottuso.

Pazzi scatenati

il sottotitolo del libro di Federico di Vita e' Usi e abusi dell'editoria italiana ma il suo punto di vista della sua inchiesta e' molto romanocentrico, l'analisi delle distorsioni del mercato editoriale riguarda soprattutto le piccole case editrici di Roma e i malcapitati giovani che vi lavorano. Di Vita parte da un dato di fatto: come può una minuscola impresa editoriale avere dieci, undici addetti? Puo': sfrutta la disoccupazione intellettuale, il meccanismo perverso dello stage, il miraggio dell'apprendistato. "Sottrarre tempo a donne e uomini che si affacciano al mondo del lavoro, facendogli perdere anni, sapendo di non potergli garantire un futuro, e' un atteggiamento criminale" e ancora "la scuola editoriale non c'e' più', non c'e' perche' non serve. Serve qualcuno che faccia i pacchetti". I piccoli editori lui li definisce in vario modo: si passa da "idealisti" a "sprovveduti", "figli di papa'", "megalomani". Le eccezioni non mancano, ma anche in posti seri come Minimum fax o Fazi di lavoro per giovani laureati non ce n'e' e non ce ne sarà. Forse prendendo atto che il libro più venduto in Italia e' quello delle ricette di cucina di Benedetta Parodi, laurea in lettere o no, invece di perdere tempo a impacchettare volumi inutili, i ragazzi dovrebbero buttarsi sulla ristorazione.

il trucco del fratello

prima che il figlio diventasse un nottambulo, per me era dura restare sveglia o dormire con le orecchie in allerta finche' il sabato sera la figlia non tornava. Ora io e lui abbiamo trovato un accordo che mi consente di addormentarmi serena: io vado a letto e gli lascio la tv, lui a mezzanotte meno un quarto le manda un messaggio dal mio cellulare con su scritto, torna! e posso contare sul fatto che sei lei non tornasse puntuale lui mi chiamerebbe. Durera' poco, verra' il tempo in cui invece di appoggiarmi a lui, dovrò preoccuparmi per due, ma finche' posso non mi privo della mia oretta di sonno. E il marito? Lui e' quello che chiede la mattina, a che ora e' tornata?

sabato 28 gennaio 2012

rime baciate


E ora dove andiamo?

la sequenza iniziale con un gruppo di donne nerovestite, giovani vecchie belle brutte, che danza compatto verso il cimitero, per poi dividersi in due gruppi, chi va alle tombe musulmane chi a quelle cristiane, e’ molto bella. Il film e’ cosi’ e cosi’: la mescolanza di comico, tragico, musicale non sempre funziona; il punto di vista e’ un po’ troppo ideologico: l’effetto complessivo e’ sgangherato.  In un villaggio sperduto convivono chiesa e minareto: i due capi religiosi si rispettano e vanno d’accordo, le donne sono molto legate tra loro, mentre gli uomini, assordati dalle notizie della guerra che infuria nel paese, non aspettano altro che l’occasione per uccidersi tra loro. Per tenerli buoni, le donne se ne inventano di tutti colori: fanno piangere sangue alla Madonna, sotterrano i fucili, ingaggiano delle ballerine bionde, mescolano hashish al pane, arrivano persino a nascondere la morte di un ragazzo che si era avventurato fuori dal villaggio. Come videoclip funziona, ma e' troppo lungo, non basta una buona idea per fare un buon film.



venerdì 27 gennaio 2012

La vita che corre

all'origine della miniserie rai sulle stragi del sabato sera c'e' stata una richiesta da parte della stradale, che voleva attirare l'attenzione della gente su questo problema (e il capo delle relazioni esterne della polizia si e' dichiarato molto soddisfatto del risultato). L'incidente che coinvolge cinque giovani e il conducente di un camioncino avviene nella prima mezz'ora, poi la storia prende una pista gialla, sono stati ritrovati due chili di cocaina bisogna scoprire a chi appartenevano. Non manca il pippone sui genitori che non conoscono i figli, che non sanno nulla di loro pur vivendo sotto lo stesso tetto. Molto brutta una delle scene iniziali, la cena nella villa del primario: De Caro fa il padre dei due ragazzi che la sera faranno l'incidente e sembra quasi urlare allo spettatore inerme IO SONO UN PROFESSORE SFIGATO, IL MIO FIGLIO MAGGIORE E' UN MEDICO DI BELLE SPERANZE CHE STA PER FARE UN BUON MATRIMONIO CON LA FIGLIA DEL SUO PRIMARIO, IL MIO FIGLIO MINORE E' UN POCO DI BUONO. Il poco di buono ci lascia subito la pelle, l'altro e' meno innocente di quanto sembrava. E qui veniamo a uno dei pochi pregi di questa fiction: l'attore Flavio Parenti. Non solo e' bello come pochi, ma ha un'aria stropicciata, dimessa, non urla lui, non scandisce, non strabuzza gli occhi, non li rovescia indietro; recita. Ora e' impegnato a Bologna nelle riprese della serie televisiva diretta da Pupi Avati in cui fa il compagno di Micaela Ramazzotti. Chissa' se a ottobre saro' ancora a tv talk a seguire le fiction.

giovedì 26 gennaio 2012

lo scrittore e il suo telefono

ha venti anni esatti meno di me, e' un giovane scrittore. Ha una faccia tonda, sincera e la sua scrittura gli somiglia, va dritta ai fatti, alle persone, trovando una voce originale e ricca di echi ma senza compiacimenti. Dovevo intervistarlo alle due e mezza, mi ha scritto un messaggio chiedendomi di spostare di un'ora. Sono scesa a prenderlo all'ingresso, era impegnato in una conversazione telefonica. Ha continuato a parlare al telefono lungo il viale, poi all'interno dell'edificio, fin dentro la stanza in cui gli abbiamo mostrato la sedia su cui e' seduto per l'intervista. Cose così mi succedono spesso con gli ospiti di tv talk: sono televisivi, per loro conta solo il momento di andare in onda. Da uno scrittore mi aspettavo un briciolo di attenzione in più. E' un giovane scrittore pieno di impegni: perché mi meraviglio che si comporti in modo diverso dai divi della tv?

mercoledì 25 gennaio 2012

bollettino medico

stamattina a Julia, la pulitrice romena, che scuoteva la testa con aria preoccupata e diceva, non si può mai stare tranquilli, avrei staccato la testa (ieri continuava a consigliare al marito una tac, manco fosse un rimedio portentoso). I due medici che il marito ha visto finora, il dermatologo-chirurgo e il vecchio dottore, non hanno capito perché la sua pelle sia esplosa nel giro di un mese in due punti diversi. Ora lo aspetta una sfilza interminabile di analisi. Perché i miei uomini, il figlio e il marito, non hanno mali normali, con un nome e una cura, ma strane manifestazioni, un bozzo sull'osso, pustole infiammate, che sembrano fatte apposta per togliermi il sonno? Devo dare ragione al pessimismo atavico di Julia, peggiorato da anni di comunismo?

Middlesex


Middlesex e’ tanti libri insieme, uno piu’ bello dell’altro. Ogni personaggio cresce e si modifica sotto i nostri occhi, proprio come la vita modifica gli esseri viventi e la Storia entra pesantemente nelle vicende private influenzandone il corso. Ho adorato la storia di Desdemona e Lefty, i due fratelli greci rimasti orfani in un villaggio sperduto a cercare di contrastare il sentimento incestuoso tra loro, lui cercando l’oblio tra le braccia delle prostitute turche, lei ingegnandosi a trovargli una moglie. A spingerli uno nelle braccia dell’altra e’ la guerra che insanguina  e brucia la loro terra, costringendoli a fuggire negli Stati Uniti. Il racconto di come i due sulla nave fingono di non conoscersi e di corteggiarsi a vicenda, finendo per crederci davvero, e’ strepitoso. Poi c’e’ l’arrivo a Detroit, la breve e terribile esperienza in fabbrica, c’e’ il contrabbando di alcol, l’apertura di un locale, la nascita dei due figli funestata dalla paura delle malattie genetiche. Romantica e contrastata e’ anche la storia d’amore tra i due cugini Milton e Tessie: lui che va in guerra perche’ lei lo ha respinto, lei che guardando un cinegiornale capisce di essersi sbagliata e di volere solo lui. Infine c’e’ la storia del/lla protagonista dichiarata bambina alla nascita, scopertosi ermafrodito nell’adolescenza: la sua scoperta del sesso con una coetanea, la visita dal medico che s’innamora del caso, l’avventurosa fuga dai genitori sconvolti sono pagine che incollano il lettore al libro. Middlesex pullula di personaggi minori, ognuno descritto con la cura che merita: la cugina lesbica Sourmelina; Zizmo, il suo marito frustrato; padre Mike che si rassegna a sposare la sorella della donna che ama; Chapter Eleven, il fratello di Callie, travolto dagli anni settanta. Lo sguardo di Eugenides sulla varia umanita’ che mette in scena resta sempre affettuoso ed ironico; non giudica, non stigmatizza; prende atto della varieta’ della vita e sulla scia del suo amato Omero la rende oggetto di narrazione. Nel mio personale viaggio a ritroso nella sua opera manca la prima tappa: urge l’acquisto del Giardino delle vergini suicide.

a proposito degli sfigati

"Chi non si laurea a ventotto anni e' uno sfigato": sull'affermazione del vice ministro al Welfare Martone, io e Stefano, il montatore trentenne concordiamo. Chiacchierando con lui, scopro che non e' solo molto bravo a fare il suo lavoro, ma ha anche una laurea tre più due in arte e spettacolo presa a Roma Tre (senza uscire fuori corso). Oggi e' più avvilito del solito: mi racconta che la società per cui lavora ha vinto un altro appalto con la rai, solo che per farlo ha dovuto ribassare le tariffe. Una montatrice che aveva in passato collaborato con loro ha accettato un contratto al 30% in meno di quello che guadagnava l'anno scorso: trenta per cento in meno su mille e duecento euro al mese fa una miseria, non si rifiuta solo se si e' disoccupati da mesi e non si vede niente all'orizzonte. Stefano teme che a settembre, al momento del rinnovo del contratto, la stessa proposta venga fatta a lui: accettare gli farebbe odiare per sempre quello che fa, non accettare lo metterebbe in guai seri. Stefano si sta prosciugando dalla tristezza e dalla preoccupazione, il pensiero del matrimonio imminente non lo rallegra come dovrebbe, il problema del lavoro non gli da' tregua. Caro Martone, prima di pensare a chi poltrisce all'università pensi agli sfigati iperqualificati senza agganci politici e sociali: sono tanti, più di quanti lei possa immaginare.

Duca di Urbino


martedì 24 gennaio 2012

La talpa


Pietro ha detto, e’ un gran bel film. Papa’ mi ha chiesto, che vado a vedere al cinema? Gliel’ho consigliato, avvertendolo che non l’avevo visto. Lui e Virginia sono usciti perplessi, avevano capito poco. Ieri sera ci sono andata con Peppe e Antonella. Anch’io ho capito poco e la compagnia di due complottisti nati non mi ha facilitato: la facevano ancora piu’ complicata di quello che  era (o forse no). E’ una storia di spionaggio e controspionaggio: siamo a Londra nel 1973 e l’ambientazione, le facce, i costumi sono perfetti. In un ufficio multipiano in cui si aggirano segretarie e addetti dall’aria innocua e burocratica si trama contro i russi, ma la presenza di una spia neutralizza ogni azione. In Ungheria viene ucciso un agente, poi si scopre che no, non e’ stato ucciso, solo catturato e torturato. Il racconto procede per ellissi, affidandosi all’intelligenza dello spettatore o alla sua conoscenza del romanzo di Le Carre’ da cui e’ tratto il film. Chi come me non e’ molto acuto e non ha letto il libro annaspa tra le pedine di questa difficile partita. Si capisce che Smiley, il protagonista, ha un’unica debolezza, l’amore per sua moglie e il nemico ha saputo sfruttare questa informazione che ha ricevuto per caso; ci sono una passione omosessuale fatta di sguardi e una biondina che prende le botte prima di venir trucidata per aver tentato di mettersi in salvo. Oltre che una ballerina, una cantante, una scienziata ho scoperto che non sarei potuta essere neppure una spia, i complotti non fanno per me.

lunedì 23 gennaio 2012

Bruno


di Bruno Schulz ha scritto Grossman: “è uno di quegli autori la cui opera, come pure la personalità e la vita, è spesso soffusa da un alone di meraviglia e di mistero”. A Schulz e alla sua fine prematura per mano di un nazista e’ dedicato il libro di Nadia Terranova con le illustrazioni di Ofra Amit. Lo pubblica la casa editrice Orecchio acerbo. Nadia  Terranova ha scelto di raccontare l’autore delle Botteghe color cannella come il personaggio di una fiaba: una fiaba in cui l’eroe muore, ma la sua opera no, perche’ viene ritrovata dopo la sua morte. Con un linguaggio chiaro che non edulcora la realta’, ma ne omette gli aspetti piu’ brutali l’autrice ricostruisce le tappe fondamentali della vita di Schultz. Bruno e il padre, Bruno e il suo lavoro di insegnante, Bruno e l’ufficiale che gli spara senza motivo: nelle tavole di Ofra si perde la forza di gravita’ per dar spazio al volo della fantasia. Bello e struggente, adatto a lettori di ogni eta’.

domenica 22 gennaio 2012

a kind hearth


l'insegnante americana di mia nipote ha scritto su di lei un report pieno di elogi che mia sorella mi ha girato via mail: e' brava nello spelling, scrive bene, legge molto, si impegna, ha spiccate doti musicali. Ma a colpirmi e' stato soprattutto l'incipit di questo report: "Margherita has a kind hearth and is a friend to everyone". Un cuor gentile: non so immaginare un complimento piu’ bello.