sabato 14 gennaio 2012

cinquanta

ieri sera si festeggiavano i cinquant'anni di mia sorella, ma si festeggiava soprattutto la piccola e affiatata comunità che lei è riuscita a crearsi intorno da quando è arrivata a Zurigo. Sono passati quattordici anni da allora, e in questo freddo paese, Maddalena, che pensava di resistere pochi mesi, ha messo radici al punto da chiedere il passaporto per sé e per i figli. C'erano svizzeri, belgi, americani, italiani alla festa, per lo più professori universitari; si parlava un misto di lingue; il cibo rigorosamente italiano buono e abbondante (avevano cucinato tutto loro). Da grande organizzatrice qual è, Maddalena non ha lasciato nulla al caso: una campanella annunciava i discorsi: il suo, un commosso ringraziamento in inglese ai presenti per essere venuti, ma soprattutto per esserle stati vicini in questi anni di assestamento; quello del marito, un'appassionata e iperbolica dichiarazione d'amore (grazie a te sono l'uomo più felice del mondo), quello del figlio minore sulla sua incapacità di tenere i segreti (è un vizio di famiglia, che dobbiamo farci) e sul suo desiderio di influire sulla vita degli altri. Un amico di Madda appassionato di libri mi ha interrogato sulle mie letture e dato dei buoni suggerimenti, un altro voleva sapere se Berlusconi era tramontato definitivamente, un'amica americana si è fatta raccontare tutto della nostra vita romana. La galleria fotografica sul televisore illustrava il percorso di mia sorella da bambina ad adulta: un po' autocelebrativo, ma gli ospiti a turno educatamente guardavano e commentavano. Una bella festa piena di calore svizzero.

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