sabato 7 gennaio 2012

cinque del pomeriggio

non contento di aver fatto otto uova di tagliatelle, il marito ha preparato anche gli gnocchi di patate e si e' lanciato in un ragù: lunedì torna al lavoro, non ne ha voglia, per la testa gli ronzano altri progetti, tutti volti alla cucina, chissà se la ripresa delle normali attività smorzerà il suo ardore di cuoco. La figlia e' in giro con la macchinetta; deve studiare Platone per mercoledì, lo fa un po' alla volta, e' decisa a strappare la sufficienza. Anche il figlio ha dei compiti da finire: ricerche collettive, oggi e' con due amici, domani verranno le ragazze, ride e si scorda la lugubre playstation e le sue sparatorie. Io sto raggomitolata nel letto con le ultime pagine di A un cerbiatto somiglia il mio amore; devo alzarmi, cercare di dare alla casa una parvenza di ordine, stasera siamo dieci a cena. Meglio finire il libro di corsa o tenermi per domani il finale? Mi alzo: i letti sono ancora per aria, il salotto e' invaso da scarpe, la cucina sarà un campo di battaglia, se faccio tutto in fretta un altro po' di lettura non me la toglie nessuno.

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