giovedì 5 gennaio 2012

Il restauratore

solo a riassumere la trama si ha un'idea di che pasticcio sia questa nuova fiction che andra' in onda in sei puntate su Raiuno: Basilio, un ex poliziotto (Lando Buzzanca), ha sparato ai due uomini che hanno ucciso sua moglie incinta e ha scontato vent'anni di carcere. Esce per buona condotta e si mette a fare il restauratore di mobili, mestiere imparato in carcere. Scopre allora di avere un dono: toccando gli oggetti vede le disgrazie che stanno per capitare ai loro proprietari e corre a salvare vite. Il produttore, Iacchia, a cui si deve la brillante idea di partenza, ha anche coniato un nome per queste visioni, le ha chiamate "luccicanze". E questo non e' l'unico obbrobrio linguistico che ho dovuto ascoltare oggi: Paola Masini, la responsabile di Rai fiction ha detto che film così "accarezzano l'anima"; Martina Colombari, entusiasta di recitare finalmente da coprotagonista, ha detto che il suo personaggio, la datrice di lavoro di Buzzanca, e': "scusate la parolaccia, una donna cazzuta". Questa serie, scritta e recitata come una soap, maldoppiata, ambientata a Roma ma girata a Belgrado, si candida di slancio come la peggiore dell'anno e a rafforzare la sensazione di essere di fronte a una caricatura di Boris c'e' la presenza di Paolo Calabresi e Caterina Guzzanti: che ci fanno qui attori così? Buzzanca era un fiume in piena; la mia intervista e' durata almeno un quarto d'ora, non facevo in tempo a fare una domanda che partiva con una disquisizione infinita, io, io, io. Mi toccava il braccio, mi fissava, e più lui si avvicinava, più io mi allontanavo; un bel balletto. In conferenza ha stampa ha rivelato un particolare toccante: da piccolo era così buono che voleva che tutte le partite di calcio finissero pari perché non ci fossero perdenti. Tutti hanno concordato sul fatto che Il restauratore con i suoi piccoli miracoli sia espressione di saldi principi cristiani e che di questi tempi il pubblico abbia bisogno di tre cose: evasione dalla realtà, bontà e sorrisi. Amen.

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