martedì 24 gennaio 2012

La talpa


Pietro ha detto, e’ un gran bel film. Papa’ mi ha chiesto, che vado a vedere al cinema? Gliel’ho consigliato, avvertendolo che non l’avevo visto. Lui e Virginia sono usciti perplessi, avevano capito poco. Ieri sera ci sono andata con Peppe e Antonella. Anch’io ho capito poco e la compagnia di due complottisti nati non mi ha facilitato: la facevano ancora piu’ complicata di quello che  era (o forse no). E’ una storia di spionaggio e controspionaggio: siamo a Londra nel 1973 e l’ambientazione, le facce, i costumi sono perfetti. In un ufficio multipiano in cui si aggirano segretarie e addetti dall’aria innocua e burocratica si trama contro i russi, ma la presenza di una spia neutralizza ogni azione. In Ungheria viene ucciso un agente, poi si scopre che no, non e’ stato ucciso, solo catturato e torturato. Il racconto procede per ellissi, affidandosi all’intelligenza dello spettatore o alla sua conoscenza del romanzo di Le Carre’ da cui e’ tratto il film. Chi come me non e’ molto acuto e non ha letto il libro annaspa tra le pedine di questa difficile partita. Si capisce che Smiley, il protagonista, ha un’unica debolezza, l’amore per sua moglie e il nemico ha saputo sfruttare questa informazione che ha ricevuto per caso; ci sono una passione omosessuale fatta di sguardi e una biondina che prende le botte prima di venir trucidata per aver tentato di mettersi in salvo. Oltre che una ballerina, una cantante, una scienziata ho scoperto che non sarei potuta essere neppure una spia, i complotti non fanno per me.

Nessun commento: