domenica 29 gennaio 2012

Pazzi scatenati

il sottotitolo del libro di Federico di Vita e' Usi e abusi dell'editoria italiana ma il suo punto di vista della sua inchiesta e' molto romanocentrico, l'analisi delle distorsioni del mercato editoriale riguarda soprattutto le piccole case editrici di Roma e i malcapitati giovani che vi lavorano. Di Vita parte da un dato di fatto: come può una minuscola impresa editoriale avere dieci, undici addetti? Puo': sfrutta la disoccupazione intellettuale, il meccanismo perverso dello stage, il miraggio dell'apprendistato. "Sottrarre tempo a donne e uomini che si affacciano al mondo del lavoro, facendogli perdere anni, sapendo di non potergli garantire un futuro, e' un atteggiamento criminale" e ancora "la scuola editoriale non c'e' più', non c'e' perche' non serve. Serve qualcuno che faccia i pacchetti". I piccoli editori lui li definisce in vario modo: si passa da "idealisti" a "sprovveduti", "figli di papa'", "megalomani". Le eccezioni non mancano, ma anche in posti seri come Minimum fax o Fazi di lavoro per giovani laureati non ce n'e' e non ce ne sarà. Forse prendendo atto che il libro più venduto in Italia e' quello delle ricette di cucina di Benedetta Parodi, laurea in lettere o no, invece di perdere tempo a impacchettare volumi inutili, i ragazzi dovrebbero buttarsi sulla ristorazione.

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