mercoledì 4 gennaio 2012

Pina


stonata dal mio persistente raffreddore e dalla bustina presa per contrastare il mal di testa, non ero nelle condizioni migliori per affrontare il 3d. All’inizio ho combattuto contro un sonno feroce: la musica mi faceva chiudere gli occhi, ciondolare la testa. Poi la bellezza delle immagini, la forza di quei movimenti angosciosi ha avuto la meglio sulla mia stanchezza. Alla drammaticita’ delle coreografie di Pina Bausch Wenders aggiunge la potenza dei suoi sfondi prediletti: un canyon pieno di sole, un paesaggio urbano, una teca in un bosco dove le figure risaltano con incredibile evidenza. Pina rivive nelle parole dei suoi ballerini: Wenders li inquadra come per un’intervista, ma non aprono bocca, il ricordo e’ affidato alle loro voci come succedeva agli angeli del Cielo sopra Berlino. Donne quasi scheletriche cadono affidandosi a uomini che le rimettono in piedi; uomini tutti vestiti infieriscono su una donna seminuda toccandole la faccia, il corpo come fossero insetti; l’acqua, la terra martirizzano i corpi; movimenti gioiosi, liberatori esaltano la voglia di volo. E’ il vecchio Wenders che ha saputo ritornare nuovo.

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