domenica 8 gennaio 2012

A un cerbiatto somiglia il mio amore


una coppia di mezza eta’ si aggira a piedi con lo zaino sulle spalle sullo sfondo della Galilea fiorita; pellegrinaggio, escursione, gita romantica, rito propiziatorio: attraverso questo viaggio e la conversazione ininterrotta che lo accompagna arriviamo a conoscere intimamente Orah e Avram, vediamo come li ha squassati la vita. Al centro dei loro pensieri c’e’ dall’inizio alla fine il figlio Ofer, impegnato in un’azione militare che angoscia entrambi. Ad organizzare la gita e’ stata Orah: l’idea di poter essere raggiunta a casa dalla notizia della morte di Ofer la faceva impazzire, e’ corsa da Avram, l’uomo con cui ha concepito il figlio e che non ha mai voluto conoscerlo; lui la deve stare a sentire, parlando di Ofer lei lo proteggera’, lo terra’ in vita. Orah e Avram si sono incontrati a sedici anni nell’ospedale in cui erano allora ricoverati: con loro c’era Ilan e c’e’ sempre stato, come amico di Avram, come fidanzato e poi sposo di Orah.  L’amore complicato tra uomo e donna, tra madre e figlio, tra padre e figlio, tra fratelli, tra amici e’ uno dei temi di questo libro meraviglioso e straziante, poi c’e’ la guerra che mi sembra non sia stata mai stata raccontata con tanta lucidita’ nella sua insensatezza crudele. Nella nota finale Grossman scrive che il suo romanzo era quasi finito quando ha avuto la notizia che suo figlio Uri era morto nel sud del Libano, nelle ultime ore del conflitto. Il libro e’ pieno di questo dolore e insieme lo trascende: Orah, Avram, Ilan, Ofer, suo fratello Adam non sono proiezioni dell’autore, dei suoi fantasmi, ma creature fatte di passione, di carne e di sangue, sono veri come solo i grandi personaggi letterari sanno essere.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Ho amato moltissimo questo libro, vero soprattutto vero. Pieno di poesia come solo la vita e le cose vere sanno essere. Grazie per la bella recensione.
F