mercoledì 29 febbraio 2012

Polisse

di film su poliziotti se ne sono visti tanti; questo di Maïwenn Le Bosco non assomiglia a nessuno di loro. La squadra che si occupa di abusi sui minori viene vista dall'interno in un miscuglio inestricabile tra vita privata e lavoro. All'inizio si e' colpiti dal fatto che le poliziotte e i poliziotti non facciano altro che parlare di sesso, fare sesso  tra loro o con i loro partner, poi in qualche modo non sembra più strano perché il loro e' un mondo a parte, in cui e' difficilissimo resistere e ci si attacca a quello che si trova: il sesso, ma anche l'umorismo nero, il cameratismo spinto. Bambine violentate da padri e nonni, ragazzini molestati dagli istruttori di ginnastica, madri che masturbano i bebe' per farli dormire, piccole rom torturate per piegarne la volontà: il campionario degli orrori da fronteggiare giorno per giorno e' infinito. La regista si ritaglia il ruolo di una timidissima fotografa che segue la squadra tenendosi in disparte: il poliziotto che all’inizio e’ piu’ ostile con lei e' quello di cui s’innamora, vedendolo soffrire per un bambino separato dalla madre. Tra le scene piu’ forti quella del litigio tra due componenti della squadra che sono sempre state grandi amiche: una accusa l’altra di perdere tempo su facebook, a entrambe saltano i nervi, si dicono cose bruttissime, si prendono per il collo. Molto bello il finale in cui una tremenda sconfitta si intreccia con una luminosa vittoria.

libretto scolastico

prima di andare al tango, papa' passa a salutarmi. Mi dice, ho una sorpresa per te. Frugando tra le sue carte ha trovato un mio ingiallito libretto scolastico. Alla voce profilo finale c'e' scritto: l'alunna ha una preparazione culturale e una maturità superiore alla media. Il ritmo di apprendimento e' stato nel triennio sicuro e continuo. Ha rivelato subito doti di serietà e impegno non comuni con interessi vari e profondi. Ha una straordinaria sicurezza di verbalizzazione e profondità di senso critico e giudizio. Il tutto datato 1977, ma papa' era commosso come se io avessi appena ricevuto questa valutazione. Che brava bambina che ero.

e Eugenio?

da quando e' tornata dalla montagna la figlia e' sempre in giro per recuperare il tempo passato lontano dalle sue amicizie. Fino a due minuti fa era accasciata sul divano in preda, diceva, a forti mestruazioni. Ha avuto una telefonata e si e' rianimata. Vado prima al bar dell'auditorium ad aiutare Eula e le sue amiche che non capiscono la matematica, poi al bar mazzini, mi ha detto al volo prima di uscire. E la palestra? Te l'ho detto che ho mal di pancia. E Eugenio? Non ho tempo per tutti, mi ha risposto con un enorme sorriso. Che personaggio mia figlia.

martedì 28 febbraio 2012

problemi di connessione

stasera facciamo a gara io e il mio computer a chi e' più lento. Io ho arrancato tutto il giorno, combattendo contro il mal di testa e la voglia di tornare a casa; lui stenta a connettersi, non mi fa vedere i video, non voleva neppure farmi entrare nel blog. Quando e' a casa il marito, chiamo lui e lui risolve. E' a Barcellona fino a giovedì: se si trattasse di un'emergenza potrei invocare il suo intervento a distanza. Invece spengo il computer felice di non dover lavorare, ne' vedere niente in tv. Sul comodino mi aspetta lo Yehoshua della Scena perduta: non il migliore dei suoi libri, ma solo pregustarne l'inconfondibile voce, il gusto dei dettagli, lo spirito di osservazione psicologica ha il potere di rianimarmi.

lunedì 27 febbraio 2012

aperiTav


fifa nera

da spezzoni di racconti e' emerso che la settimana sulla neve ha riservato ai miei figli anche momenti di pura paura: in particolare mi hanno raccontato di una pista nera chiamata Oh My God (!) che si sono trovati ad affrontare più di una volta, seguendo zia e cugino, senza sapere come uscirne. La cosa bella e' che non si sono lamentati con me al telefono, hanno stretto i denti e se la sono cavati. A volte le vacanze possono essere più formative di settimane di scuola (a patto di portare a casa le ossicine integre).

domenica 26 febbraio 2012

di ritorno

alle due siamo andati a prenderli a Fiumicino. Sorridenti, con la faccia arrossata dal sole e dal vento, carini. Il figlio entusiasta dello sci e della neve, la figlia un po' meno (sembravano pazzi, non si fermavano mai, almeno con voi ogni tanto si sta nei rifugi). E' stata una pausa salutare dalla loro vita cittadina piena di impegni, smog e tecnologia; non c'era la tv, non c'era internet, la sera giocavano a carte, andavano a letto presto, si alzavano presto. Hanno mangiato tanto e bene (tua sorella si' che cucina) anche se si sono un po' scandalizzati per l'abuso di dolci e di panna. Una volta a casa la figlia e' corsa a lavarsi e piastrarsi i capelli (tra un attimo sarà fuori dalla porta), il figlio e' crollato a dormire accanto a suo padre. Mi sono mancati.

sabato 25 febbraio 2012

sommessa intensa felicita'

i ragazzi sono sani e salvi e hanno passato una bella settimana in montagna; stamattina la casa nuova piena di sole e di scaffali in attesa di libri mi ha conquistata; con papa' siamo andati alla scoperta di un buon ristorante; e' stato bello al cinema commuovermi con il marito accanto.

Paradiso amaro


Elizabeth e’ stata una moglie difficile: bella, capricciosa, viziatissima dal padre, desiderosa di emozioni forti, di bei vestiti, di vita mondana. Ora che e’ in coma in seguito alla caduta da un motoscafo, Matt, suo marito, si rende conto di averla trascurata per dedicarsi al lavoro, e spera con tutto il cuore che si riprenda per poter ricominciare con lei. Per il momento deve occuparsi delle due figlie: della piccola, che e’ grassa, si fa odiare dalle coetanee, usa il turpiloquio e fa cose inadatte alla sua eta’; della grande, cosi’ in conflitto con la madre da sottovalutare la portata del suo incidente. E’ la figlia maggiore a rivelare al padre che sua moglie lo tradiva; da quel momento Matt combatte con sentimenti contrastanti: il dolore, la rabbia, la voglia di saperne di piu’. Lo sfondo e’ quello delle Hawaii e il tema di una grossa vendita di terreni per una speculazione edilizia si intreccia a quello del lutto e ne viene condizionato. Mi e’ piaciuto il film di Alexander Payne: George Clooney e’ bravissimo a rendere le emozioni del suo personaggio e lo stesso vale per le attrici che interpretano le due figlie. E’ un film in cui si sorride molto e si piange molto; belli i personaggi del vecchio nonno aggressivo e dell’amico della figlia, rozzo all’estremo ma dotato di istintiva saggezza.

quore


venerdì 24 febbraio 2012

Walter Chiari. Fino all'ultima risata

quando ho saputo che Alessio Boni non avrebbe partecipato alla conferenza stampa (non e' riuscito a prendere il volo dal Portogallo), me ne sarei andata a casa per la delusione. Sono rimasta e ho diligentemente visto la prima mezz'ora del film  che andrà in onda domenica (lui e' molto bravo e assomiglia molto a Walter Chiari: sorride solo un po' troppo, come lui sorrideva in tutte le foto), poi sono uscita e ho intervistato il regista Enzo Monteleone, Luca Barbareschi che ha prodotto il film (l'aveva promesso allo stesso Walter Chiari depresso per la sua fortuna calante) e Bianca Guaccero che fa Valeria Fabrizi. A me la Guaccero non piace e mi sono sentita giuda quando mi ha salutata con due baci sulle guance. In conferenza stampa lei così bella spariva accanto alla vera Valeria Fabrizi, una donna di una certa eta', dotata di passione, profondita', cose da dire, tutto quello che a lei manca. C'era il figlio di Walter Chiari, Simone Annichiarico: nevrotico, agitava le mani, appariva indeciso tra il disagio (non deve essere facile vedere la propria vita romanzata: il momento in cui tua madre dice a tuo padre che aspetta un bambino, quello in cui in carcere una guardia da' a tuo padre l'annuncio che sei nato) l'aria sbarazzina, i complimenti ad Alessio Boni, la voglia di pubblicizzare il proprio libro sul padre. Il momento più umoristico della conferenza stampa e' stato quando un vecchio giornalista(?) ha obiettato che nel film non si capiva niente: prima Walter Chiari viene arrestato mentre partecipa a un programma a via Asiago, poi fa il pugile, poi ha successo in teatro, poi e' di nuovo in carcere. Si chiamano flash back, ed essendo una fiction rai, sono molto espliciti, non lasciano nulla all'immaginazione. Monteleone si e' arrabbiato con lo spettatore testone, Barbareschi e' intervenuto a far da paciere. Alessio Boni barbuto, partecipante alla conferenza via skype se la rideva tra se'.

giovedì 23 febbraio 2012

viola


in una piazza di Prati

faccio un po' effetto barbona, seduta su una panchina con il mio yogurth e il mio succo in una piazza di Prati. C'è un meraviglioso sole primaverile. Stamattina sono entrata in montaggio, dicendo, ce la caviamo con poco, vogliono trenta secondi di Montalbano, ho le clip. Non è andata così: le clip sembravano scelte a caso, non erano per nulla significative. Quando mi sono accorta che il materiale era inservibile, ho chiamato la società di produzione, ho chiesto la puntata. Mi hanno detto che mi avrebbero fatto sapere. Tre ore dopo è uscito fuori che il DVD con la puntata l'avevano spedito a Milano. Da Milano, invece di selezionarsi i trenta secondi di cui avevano bisogno, hanno riconvertito il file e alle due mi mandano un ponte di mezz'ora: io scelgo i trenta secondi e glieli rimando. Il tutto facendo la spola tra viale Mazzini e Teulada che non sono proprio a due passi. Del mio tempo, del turno di montaggio sprecato non importa a nessuno. C'è un bel sole caldo, ora chiudo gli occhi e me lo godo facendo finta di essere in un rifugio in montagna. In Svizzera, lontano da qui.

mercoledì 22 febbraio 2012

la passione di Emilia per i libri

sono brutte le interviste via skype, l'intervistato fa il suo monologo cercando di guardare la telecamera, e' innervosito dall'aspetto tecnico, e' difficile che entri in sintonia con l'intervistatore, che riesca a far passare attraverso il computer le sue emozioni. Oggi pero' ascoltando l'appassionata oratoria di Emilia Lodigiani mi sono ricreduta, anche attraverso skype si può tirar fuori quello che si ha a cuore. Emilia Lodigiani e' l'editrice di Iperborea: da venticinque anni a Milano pubblica scrittori del Nord, svedesi, norvegesi, finlandesi, danesi. All'inizio questi scrittori non li conosceva nessuno in Italia, ora sono diventati popolari soprattutto come giallisti. Lei di loro ama il senso etico, lo humour sottile, l'assenza di cinismo, il ricorrere di temi sociali e legati alla natura. Ha raccontato di aver pensato da ragazza di fare la scrittrice, poi di essersi resa conto che il suo stile non era all'altezza delle sue ambizioni. Ha detto che i libri che pubblica sono quelli che avrebbe voluto scrivere e che ha scelto di esprimersi attraverso di loro. Mi e' piaciuta anche la sua definizione del mestiere che ama come catalizzatore di passioni: la passione dello scrittore per la scrittura e quella del lettore per i libri. Mi e' venuta voglia di fare una scorpacciata dei volumi che ho di Iperborea e di procurarmene di nuovi.
PS l'intervista che dovevo fare a Renata Colorni e' saltata, non perche' non fosse interessante quello che diceva, ma perche' alla Mondadori avevano una pessima connessione. Basti pensare che la direttrice dei Meridiani si e' collegata dal computer di una stagista, l'unico dotato di telecamera.

martedì 21 febbraio 2012

6 passi nel giallo

quattro anni fa quando ho conosciuto Giancarlo Scheri, il direttore della fiction mediaset, ci siamo detestati a prima vista. Era una delle mie prime interviste, seguivo alla lettera le indicazioni che mi arrivavano da Milano, lui si e' innervosito per una domanda inopportuna, mi ha attaccato, io ho retto, ma mi sono a mia volta molto arrabbiata. Un'altra volta la sua addetta stampa, che non lo perde di vista un momento, mi ha accusato in maniera molto dura di fare domande a tradimento. Oggi pero' devo riconoscere a Scheri che non parla a vanvera: alla fine dell'anno scorso aveva detto che Mediaset avrebbe sperimentato nel settore della fiction e che i nuovi prodotti sarebbero stati pensati per un mercato internazionale. 6 passi nel giallo, la serie presentata stamattina alla casa del cinema, che andrà in onda su canale cinque a partire da mercoledì, va proprio in questa direzione. L'idea e' quella di rifare il verso ai film gialli e horror degli anni settanta. Tarantino ha celebrato registi italiani di quegli anni come Bava, Castellari, Fulci e Margheriti che da noi ora sono quasi sconosciuti. I sei film che Mediaset ha commissionato al figlio di Mario Bava, Lamberto, e al figlio di Lamberto, Roy, nonché al figlio di Antonio Margheriti, Edoardo, non sono dei capolavori, ma mi sono sembrati dei bei gialli, con la giusta dose di tensione. I temi sono quelli classici del genere: la sensitiva ossessionata da una bambina morta; il serial killer che stacca gli scalpi alle donne dopo averle violentate e uccise; la gemella cattiva e la buona; la famiglia in ostaggio di rapinatori drogati. Il ritmo e' incalzante, la musica pure. I film sono stati girati tutti in inglese e sullo sfondo dell'isola di Malta. Un'idea così non poteva venire alla Rai? Non dovrebbe essere il servizio pubblico a sperimentare, a scuotere lo spettatore? Avevamo Crimini di De Cataldo e Lucarelli: dopo due serie non se n'e' fatto più niente. Continuiamo a fare fiction per vecchi (e non vecchi normali, vecchi con grossi problemi di udito vista e comprensione), continuiamo a farci del male.

a Grindelwald

se stessero partendo per il fronte forse sarei meno preoccupata. Mi si affacciano alla mente immagini di arti rotti, ospedali, crepacci, dirupi. Pero' ieri, vedendo attraverso skype la bella faccia colorita di mia sorella contrapposta alla mia, ho pensato che ai ragazzi farà bene la montagna, che e' una bella cosa che vadano, lasciandosi dietro la mamma stressata e le sue paure. Questa settimana intervisto mezzo mondo: ho bisogno di distrarmi. Quanto e' lontano sabato sera, quando avranno riposto i malefici sci.

lunedì 20 febbraio 2012

io e la vicina

la nostra vicina di casa e dirimpettaia e' una signora anziana e burbera. Ci capita a volta di incrociarci sul pianerottolo o di prendere insieme l'ascensore, ci salutiamo, mi dice quanto sono cresciuti i miei figli. Mi sembra di avere con lei rapporti cordiali. Ogni volta che incontra mio padre pero' si lamenta di me, dice che sono brusca, che vado sempre di corsa. Ieri lo ha detto anche a mia zia, che non aveva mai visto prima, raccomandandole di non riferirmelo. Chissa' chi verra' ad abitare a casa nostra quando ce ne andremo, chissà se i nuovi vicini piaceranno alla vicina.

domenica 19 febbraio 2012

Albert Nobbs

nei panni di Albert Nobbs, un silenzioso cameriere che nella Dublino dell'Ottocento nasconde a tutti la sua identita' femminile, Glenn Close e' molto credibile, tanto che nell'unica scena in cui si veste da donna appare veramente impacciata. E' uno strano film Albert Nobbs: comincia raccontando la solitudine della protagonista, il suo sogno di comprarsi un negozio, il ripetersi di giorni tutti uguali in albergo,  poi l'incontro tra Albert e un pittore che si rivela anche lui donna fa virare la storia da dramma della povertà in dramma di un'omosessualità che non può uscire allo scoperto. Albert ama una giovane cameriera che lo respinge: le propone di sposarlo anche se non ha ancora deciso quando le rivelerà di essere donna. Più che la trama o i dialoghi resta impresso lo sguardo infelice e volutamente imbambolato dell'essere che nascondendosi dietro modi impeccabili non sa più chi e'.

Il demone a Beslan


quando Francesco mi ha detto, sto leggendo un libro bellissimo sulla tragedia di Beslan (il sequestro, nel settembre 2004, di una scuola dell’Ossezia da parte degli indipendentisti ceceni, in seguito al quale morirono 304 persone, di cui la meta’ bambini) devi assolutamente intervistare l’autore, la mia prima reazione e’ stata, no, non ce la posso fare. Per un intero pranzo Francesco non ha parlato che di Marat, il protagonista ceceno, l’unico sopravvissuto del commando che ha preso in ostaggio la scuola: sta in prigione e oltre alle visite di orribili scarafaggi, riceve quelle di due fantasmi, il bambino Petja e il vecchio Ivan, rispettivamente testimoni dell’evento dall’interno dell’edificio e dal suo esterno. Mi ha convinta. Arrivata a pag.309 del libro ho incontrato la figura del prete del carcere che va da Marat e gli dice, all’inizio non volevo neppure accostarmi a te, ti ritenevo troppo lontano e malvagio, poi ho letto i fogli che scrivi ogni sera, ti ho ascoltato e a un certo punto mi e’ sembrato di averti compreso. Anche a me addentrandomi nella lettura del Demone a Beslan e’ parso di comprendere un evento sul quale la mia mente rifiutava di soffermarsi. Tarabbia ci conduce nella testa di Marat, dei suoi compagni, ci mette davanti alla loro disperazione di fronte all’indifferenza con cui il mondo assiste al loro massacro da parte dei russi. Ognuno dei membri del commando ha subito lutti orrendi: le milizie in Cecenia gettano granate sui villaggi oppure torturano gli abitanti casa per casa, stuprano le donne davanti ai loro uomini, sventrano quelle incinte, falcidiano con i mitra i bambini. Un’intera generazione e’ cresciuta cosi’, convivendo con la morte, la violenza, la paura (l’episodio dei ragazzini di Groznyj che giocano tra le case abbandonate e trovano in una cantina i cadaveri mutilati di una famiglia e’ tra i piu’ spaventosi anche se apparentemente non succede nulla). La cronaca che Tarabbia fa dei tre  giorni nella scuola assediata e’ asciutta, essenziale. Non e’ un libro schierato, l’autore non nasconde al lettore le conseguenze del folle gesto di tenere in una palestra senz’acqua ne’ cibo mille persone sotto la minaccia di mitra e di bombe. I membri del commando sono molto diversi tra loro: c’e’ chi e’ crudele e fanatico come il capo Ruslan, chi va avanti sotto l’effetto della cocaina, chi paga con la vita la sua opposizione alle stragi ordinate per mostrare che si fa sul serio, chi si sente soverchiare dalla pieta’. Il punto e’ che tutta la vicenda e’ stata troppo frettolosamente archiviata, che l’odio, la crudelta’ generano altro odio, altra crudelta’. Il libro di Tarabbia non parla solo della strage di Beslan, ne’ solo del massacro sistematico del popolo ceceno, parla di quando agli uomini e’ sottratta la loro umanita’ e di come non si possa restare indifferenti e lontani rispetto a questi eventi. Un libro bellissimo e necessario.

sabato 18 febbraio 2012

frenata

sovrappensiero sono partita in macchina con il freno a mano inserito. Togliendolo, ho pensato che era una perfetta metafora di come io vivo da sempre: frenata. Non eccedo (con l'alcol, col cibo, con le sigarette), non mi butto (non rispondo agli attacchi, non mi difendo neppure), non oso (neppure un taglio di capelli diverso, un colore, un vestito), me ne sto li' sempre presente a me stessa, guardinga, a smontare da me ogni mia velleità. Per questo forse lo sci non mi piace: come fai a farti una bella discesa se detesti l'ebbrezza della velocità, se pretendi di potermi fermare in qualunque momento? Magari fossi diventata così invecchiando, da ragazza ero peggio perché più complessata. Chissa' cosa proverei se quel freno riuscissi almeno per un attimo a disinserirlo.

limoni


venerdì 17 febbraio 2012

Il treno del lago

e' una settimana che torno a casa di corsa per leggere Il treno del lago e la mattina esco con il rimpianto di non poter rimanere tra le lenzuola ad addentrarmi nelle vicende che vi sono narrate. Ora che l'ho finito, so che mi mancherà. L'ultimo romanzo di Sue Miller parla dell'elaborazione del lutto, ma anche dell'ambiguità dell'amore. Il treno del lago e' uno spettacolo teatrale, lo ha scritto Billy, una giovane drammaturga; la sera della prima vanno a vederlo una coppia di amici Leslie e Pierce e portano con loro Sam. Billy era fidanzata con Gus, il fratello di Leslie: lui e' morto nell'aereo che si e' schiantato sulle Torri gemelle. Al centro della pièce c'e' un uomo che riceve dal figlio la notizia che il treno su cui si trovava la moglie ha subito un attentato. Prima di sapere se la donna e' sopravvissuta o no, il protagonista riconsidera il rapporto che aveva con lei: la tradiva, voleva lasciarla, eppure l'idea di averla persa per sempre lo schianta. Questo spettacolo imprime una svolta nella vita di molte persone: di Leslie che era convinta che Billy amasse Gus quanto lui amava lei; di Rafe, l'attore, che ha una moglie molto malata e si rispecchia nei tormenti del suo personaggio; di Billy che, finalmente, mettendolo in scena, si libera del senso di colpa per aver voluto lasciare Gus; di Sam, che s'innamora di Billy prima per come scrive e poi per com'e'. Sue Miller racconta in terza persona, assumendo capitolo dopo capitolo il punto di vista di Leslie, Billy, Sam e Rafe alle prese con il sentimento amoroso, la sua mancanza, il suo desiderio, il coraggio, la vigliaccheria, il dolore o la felicita' che ne deriva. Lo sguardo di Miller mette a nudo i personaggi, i loro moti più intimi, senza mai risultare impietoso e il lettore, come gli spettatori del Treno del lago, si immerge nella storia scoprendo oscuri lati di se'.

giovedì 16 febbraio 2012

non mi sento tanto bene

non mi sento bene, e' stato il ritornello del figlio da qualche settimana a questa parte: si e' fatto venire a prendere a scuola prima, ha saltato pallanuoto, ha passato due week end di seguito in pigiama. All'ennesimo non sto bene vieni, mi sono preoccupata. Ieri sera l'ho portato dal medico (la pediatra, se le dico che non ha la febbre, neppure lo prende in considerazione). Dopo la visita, questo era perplesso, ha detto, forse ha un virus che lo spossa, ma io non vedo niente, lo tenga a casa un giorno, passera', si potrebbe fare un'analisi del sangue, ma non mi sembra il caso. Una volta entrato il tarlo nella mente, non e' facile farlo uscire. Stamattina sono uscita all'alba con lui e l'ho portato al laboratorio di analisi di mia zia. La diagnosi per me era chiara: mononucleosi. Ne ero così convinta che mi ero calmata, in fondo la mononucleosi l'ha avuta anche la figlia, non e' così terribile, passa con il riposo. Dopo la corsa in laboratorio, dove la dottoressa si e' mostrata più preoccupata per il mio aspetto sbattuto che per quello del figlio, ho lasciato lui a casa e mi sono fiondata a Teulada a prendere la cassetta di Monti  a Skytg24. Il tecnico della multifunzione mi ha accolto con un ben poco gentile, cornuti. Non ce l'aveva specificamente con me, se no non avrebbe usato il plurale, ma non e' bello sentirsi rivolgere questo epiteto con aria seria e per motivi non chiari. Al montaggio ho lavorato con Stefano al Monti di cui sopra e a un pezzo sulla sentenza Eternit; su Monti abbiamo dovuto rimettere le mani, l'altro e' andato subito bene. Mi ha raggiunto una telefonata di mia zia: tuo figlio sta bene, non ha proprio niente. Mi sono sentita felice e colpevole insieme: non e' che sta male per attirare la mia attenzione, per corrispondere alla mia ansia, perché sa che sono preoccupata per l'imminente partenza sua e della sorella? Ho chiamato il figlio, gli ho detto, stai bene, studia, domani vai a scuola. Portata la cassetta alla multifunzione, sono volata a casa e di li' in taxi alla Garbatella da Carofiglio. Se non avessi il lavoro che farei? Porterei i figli in ospedale un giorno si' e uno no? Che mi sta succedendo?

Gianrico Carofiglio a Discorso Diretto

al teatro Palladium di Roma la fondazione Bellonci ha organizzato una serie di incontri tra il pubblico e gli scrittori. Ha cominciato Faletti, che non ha voluto le telecamere, oggi e' stata la volta di Carofiglio, il mese prossimo ci sarà Saviano. Sopra un palco Carofiglio e' nel suo elemento, gli piace tantissimo raccontarsi e intrattenere il pubblico. Il suo repertorio non e' vastissimo, l'avevo visto due anni fa all'Auditorium insieme a Concita De Gregorio e gli aneddoti sulla sua carriera letteraria sono più o meno sempre gli stessi. Carofiglio ha descritto i suoi primi tentativi bocciati dalla moglie, il primo libro accettato dalla Sellerio, ma rifiutato sei mesi dopo la pubblicazione da una casa editrice a cui l'aveva mandato tempo prima (con la motivazione che il comitato commerciale non l'aveva ritenuto adatto al mercato). Carina la digressione sugli aspetti autobiografici dell'opera: per Il passato e' una terra straniera si e' visto attribuire un passato di drogato e di baro, mentre il successo dell'avvocato Guerrieri con le donne lo ha spinto a non negare l'identificazione tra personaggio e autore. Il pubblico era molto misto: c'erano dei liceali che avevano prodotto un book trailer ben girato ma poco significativo sul suo ultimo libro, signore adoranti, professori. Sollecitato dalle domande della platea, Carofiglio si e' espresso a favore dell'editing (ha rivelato che Il silenzio dell'onda era piu' lungo di sessanta pagine prima che gli venissero proposti dei tagli), ha parlato dell'amore per i cani, dei film tv tratti dai suoi libri (che non gli sono piaciuti), della sua invidia per Camilleri e la sua popolarità, della sua carriera politica come un'esperienza ormai esaurita. Per chiudere ha letto un brano della sua intervista impossibile con Tex Willer dedicato agli spazi bianchi tra i fumetti, a quello che di un personaggio letterario non sappiamo e non sapremo mai.

mercoledì 15 febbraio 2012

il libro di Galbraith

alle undici squilla il telefono, è la signora Nicholson. Da gennaio dà lezioni d'inglese una volta a settimana a mia figlia. Sentendola mi preoccupo, che avrà combinato stavolta, oltre i ritardi, i soldi scordati? Con la sua voce gentile e decisa mi dice, scusi se la disturbo al lavoro, volevo parlarle di sua figlia. Da qui parte come un torrente in piena. E' una ragazza speciale, non me ne sono accorta subito, la prima volta che si e' presentata a casa mia, ho pensato, la solita adolescente mandata qui dalla madre, sarà dura per me questa ora. E in effetti le prime volta guardava l'orologio, scattava alla fine del tempo previsto. Poi l'ho scoperta: e' intelligente, simpatica, determinata. Mi ha detto che vuole studiare economia, che oltre all'inglese ama molto il francese. E' raro trovare persone della sua eta' così mature, così consapevoli. La interrompo estasiata e incredula, ma sta parlando di mia figlia? E' sicura? Con me a stento parla e mai di cose serie. Lei osserva, forse mi vede come una nonna, e' normale che con sua madre abbia un atteggiamento diverso. E aggiunge, le ho dato un libro di Galbraith, ne ho altri da consigliarle, vorrei che li leggesse. Se lei legge Galbraith io mi faccio suora di clausura, ma a parte questo e' stata una bella telefonata.

piercing

martedì 14 febbraio 2012

Homeland

il lunedì sera su Fox è iniziata una nuova serie americana, Homeland. Finora sono andate in onda tre puntate. La protagonista è Carrie, un'agente della CIA: una biondina fanatica, che si imbottisce di antidepressivi, si dimentica di mangiare, trasgredisce ogni regola pur di dare la caccia ai terroristi. Si è messa in testa che Nicholas Brody, il sergente dei Marines ritrovato in Iraq dopo otto anni di prigionia, sia un infiltrato di Al-Qaeda. L'America vuole festeggiare Nicholas come eroe; Carrie si fa aiutare da un amico a istallare di nascosto delle telecamere a casa sua, lo spia tutto il giorno anche quando è a letto con la moglie. Tante cose di questa serie si sono già viste al cinema e in televisione, ma il bello sta nell'ambiguità dei personaggi: Nicholas è perseguitato dal ricordo delle torture subite ed è a disagio con i figli e la moglie (lei, credendolo morto, aveva stretto una relazione con il suo migliore amico, lui fa finta di non averlo capito), a tratti sembra uno che nasconde qualcosa, a tratti un padre affettuoso e una brava persona; di lei ho già detto, è una tipa strana, in preda a private ossessioni. Homeland ha un pregio raro per la tv: guardandolo non si sa come andrà a finire.

la giusta dose di eroismo

ascoltando Dacia Maraini in video chat ho avuto un fremito. La Maraini ha raccontato con il garbo consueto l'episodio che ha segnato la sua infanzia: la reclusione in un campo di concentramento giapponese. Eravamo in Giappone, è scoppiata la guerra, hanno chiesto ai miei genitori di firmare l'adesione alla Repubblica di Salò. Potevano farlo, non erano particolarmente politicizzati, ma del fascismo non sopportavano l'atteggiamento razzista. Così ci hanno internato, ho sofferto una fame terribile e avevo tanta paura, un soldato mi diceva, vi ammazzeremo tutti. Sono grata ai miei genitori per la loro scelta, è stata una lezione importante. Fin qui la Maraini. La mia testa ha cominciato a frullare. Io che avrei fatto al posto di sua madre? Avrei firmato per evitare ai miei figli un'esperienza così terribile, gettando all'aria ogni coerenza, ogni principio? Probabilmente sì. E non avrei fatto loro del bene. Sto sempre a preoccuparmi del mal di pancia dell'uno, della guida spericolata dell'altra, del mandarli a sciare, dell'ora in cui tornano a casa e perdo di vista le questioni fondamentali, non insegno loro nulla di veramente importante. Prima di diventare genitori bisognerebbe imparare a essere meno scioccamente apprensivi e almeno un po' eroi.

lunedì 13 febbraio 2012

Francesco e i suoi suggerimenti

Francesco muore dalla voglia di collaborare al portale di letteratura, ma e' stato assegnato a quello di arte. Quasi ogni giorno passa a trovarmi in redazione e mi lascia qualche suggerimento, questo e' un bravo scrittore, questo un libro interessante, perché non li prendi in considerazione? Il suo attivismo si sposa a perfezione con la mia passività attuale: al progetto del portale così come sta andando avanti non riesco a crederci, se devo lavorarci tanto vale seguire i suoi consigli, fare mie le sue proposte. Se glielo lasciassi fare, Francesco mi fornirebbe anche le domande sui libri. A questo punto non sono ancora arrivata: leggo  ancora tutto scrupolosamente, mi preparo. Sarebbe bello averlo come compagno di banco invece che come suggeritore occulto. E non toglietemi Gianfranco, non ci provate.

domenica 12 febbraio 2012

un figlio molesto

la visita di mio cognato a sua madre e' durata una ventina di giorni e l'ha messa a dura prova. L'avevo sentita lamentarsi dell'invasione di campo (e' stato ospite da lei e non e' stato un ospite facile, decideva cosa e a che ora mangiare, non dava una mano, era molto disordinato), ma non immaginavo che se la sarebbe presa con lei per le sue abitudini solitarie. Per spingerla a uscire, a rifarsi una vita, lui e' arrivato a insultarla, dicendo che spreca il suo tempo, che e' una donna inutile. Lei, che prende tutto alla lettera, si e' offesa. Oggi a pranzo ci ha raccontato che da quando lui e' ripartito per le Filippine, lei non fa altro che piangere (e non perché ne senta la mancanza). Si sono scambiati delle mail, lui ha provato a spiegarsi: e' chiaro che non intendeva ferirla, ma esortarla a darsi da fare. E' con l'avanzare dell'eta' che ci si rende conto di quanto possano essere molesti i propri figli.

maneggiare con cura


sabato 11 febbraio 2012

The Iron Lady


una grandissima Meryl Streep riesce a rendere umana la Margaret Thatcher che interpreta (senza che la sceneggiatura mitighi la pochezza del personaggio come statista e primo ministro). E’ vecchia Margaret, la memoria va e viene, il suo amato marito e’ morto e svuotare l’armadio di lui la fa stare male. Dei due figli, quello a cui tiene di piu’ si tiene lontano; con l’altra non e’ mai andata d’accordo. E’ guardata a vista, non vogliono che esca da sola. Il ritratto che emerge dai flash back del film di Phillida Lloyd e’ quello di una donna testarda, incapace di dubbi, cresciuta nel culto del padre, che la esortava a non mollare: lotta contro i sindacati, fa a pezzi lo stato sociale, e’ impermeabile alle contestazioni, manda l’esercito a morire alle Falkland e si gloria dell’inutile vittoria. Una volta uscita da Downing Street e’ una donna fragile e spaesata, che nel marito ha l’unico conforto. Sembrerebbe una storia scontata, la Streep la fa diventare una storia vera sugli effetti del tempo, su quello che resta delle passate passioni.