venerdì 10 febbraio 2012

Il gioco dei regni

a Giulia lo aveva consigliato sua nonna, che i personaggi del libro li aveva in parte conosciuti. A me Il gioco dei regni ha fatto un effetto strano, come di un mondo magico e remoto, lontanissimo dall'attualità. Se l'avessi letto da ragazza non avrei avuto quest'impressione; l'Italia e' cambiata così tanto e così in peggio in questi ultimi anni che la descrizione di una quotidianità familiare in cui i figli gareggiano tra loro in letture, lingue straniere, raffinati giochi di immaginazione e' oltremodo straniante. Clara Sereni racconta in capitoli brevi la sua famiglia, dai nonni ai genitori, agli zii. L'ambiente e' quello della Roma ebrea, colta e cosmopolita che partecipa alla creazione dello stato di Israele: in primo piano ci sono lo studio e l'impegno politico, questo preso talmente sul serio che non si arretra di fronte a esilio, prigionia, tortura. Al centro della narrazione l'amore tra Mimmo (Emilio Sereni) e sua moglie Xenia, un amore così forte ed esclusivo che non deve essere stato facile per le figlie conviverci. Le pagine finali dedicate alla malattia e alla morte di Xenia le ho lette piangendo come una fontana. Clara Sereni non indulge nella commozione: dopo aver presentato la lettera di addio della madre al padre, con l'esortazione a risposarsi, racconta che il padre si risposo', ebbe altri figli, ma questa storia non ha posto nel libro. Bello e necessario perché non si perda il ricordo dell'Italia migliore che ci siamo lasciati alle spalle.

Nessun commento: