sabato 11 febbraio 2012

The Iron Lady


una grandissima Meryl Streep riesce a rendere umana la Margaret Thatcher che interpreta (senza che la sceneggiatura mitighi la pochezza del personaggio come statista e primo ministro). E’ vecchia Margaret, la memoria va e viene, il suo amato marito e’ morto e svuotare l’armadio di lui la fa stare male. Dei due figli, quello a cui tiene di piu’ si tiene lontano; con l’altra non e’ mai andata d’accordo. E’ guardata a vista, non vogliono che esca da sola. Il ritratto che emerge dai flash back del film di Phillida Lloyd e’ quello di una donna testarda, incapace di dubbi, cresciuta nel culto del padre, che la esortava a non mollare: lotta contro i sindacati, fa a pezzi lo stato sociale, e’ impermeabile alle contestazioni, manda l’esercito a morire alle Falkland e si gloria dell’inutile vittoria. Una volta uscita da Downing Street e’ una donna fragile e spaesata, che nel marito ha l’unico conforto. Sembrerebbe una storia scontata, la Streep la fa diventare una storia vera sugli effetti del tempo, su quello che resta delle passate passioni.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Ho trovato questo film una vera schifezza, una sceneggiatura povera su un tema difficile, un giochetto ossessivo con il marito, il solito rapporto difficile con la figlia ed una comprensione infinita verso il figlio, la solita minestra. il film salta dalla fine degli anni '50 agli anni '70 come se fosse passato un attimo, tutti i temi sociali giocati con le immagini o con la pochezza degli altri uomini politici.
Non possiamo certo dire che la sola meryl streep salva questo film.
Tempo buttato via, da non andare a vedere.
da milano

Anonimo ha detto...

io invece l'ho visto due volte e forse tornerei a vederlo una terza volta. dei commenti condivido solo l'antipatia politica che anch'io nutro verso la Margareth Thatcher reale.
Ma questo è un film, e l'ho trovato molto bello.
Tra l'altro la figura politica della Thatcher viene dipinta come vincente: una leader politica il cui ritratto viene messo a fianco di quello di Churchill ...
Anche sulle Falkland non sono d'accordo: nel film è uno snodo di successo del personaggio, nel subplot western della donna forte che combatte contro gli uomini deboli e disposti sempre a trovare compromessi. Dice ai militari argentini che sono un gruppetto di fascisti (goduria! i conservatori inglesi i fascisti li hanno a suo tempo sfasciati, e non hanno niente a che vedere con le nostrane destre clericofascsitoidi).
per cui, alla fine, la cow boy solitaria paladina della fermezza, viene tradita dai maschi che la circondano e non accettano la sua violenza verbale (la scena in cui umilia il suo vice Geoffrey)

Insomma, per me è un gran bel film che gioca con i fatti reali in quel modo assolutamente libero (giocoso: to play) e sbilanciato sul lato della narrazione tipico della cultura, letteratura anglosassone.
Se dal punto di vista politico mi sembra un film sull'orgoglio dei tories inglesi, che - vorrei ribadirlo - sono tutt'altra cosa dai nostri rottami clericofascistoidi che chiamiamo centrodestra.