sabato 11 febbraio 2012

Venivamo tutte per mare

il capitolo più appassionante di Venivamo tutte per mare il romanzo di Julie Otsuka pubblicato da Bollati Boringhieri e' il primo: una folla di giapponesi, alcune quasi ancora bambine, altre ragazze, altre ancora mature, si imbarcano per andare in America. Ad attenderle i futuri mariti che loro immaginano ricchi e belli e si riveleranno per lo più poverissimi e rozzi. Sulla nave la spasmodica attesa, i grandi disagi rendono le donne un tutt'uno, una massa sofferente e sognante: quando scendono ognuna va incontro al proprio destino, ma Julie Otsuka non abbandona il noi; mescola frase dopo frase ogni vita, riproducendo e accostando singoli turbamenti, rimpianti, speranze e disperazioni. Le giapponesi coltivano fragole al fianco dei loro compagni, diventano cameriere in ricche magioni, sudano in tintorie, finiscono in bordelli; hanno figli, partoriti di corsa per tornare al lavoro; i figli crescono, vanno a scuola, si integrano (non tutti, non sempre). La storia finisce con una pagina nera: scoppia la guerra, il Giappone e' paese nemico. Prima i sospetti, gli arresti, poi la deportazione, una pagina poco nota tra gli orrori di quel tempo non troppo lontano. Le giapponesi fanno i bagagli e spariscono silenziosamente dal paese che le aveva accolte anni prima. Chiuso il libro resta un'eco di voci, di storie. Bello il noi variegato di Otsuka, capace di raccontare vita, attitudini, carattere di un'intera popolazione.

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