sabato 31 marzo 2012

al mare

ce l'ho fatta, sono riuscita a portare tutti al mare, papà in macchina con noi, la figlia in treno con l'amica Livia, il figlio di pessimo umore per la partita di pallanuoto che gli abbiamo fatto saltare, il marito stanco e desideroso di monitorare i lavori alla casa. Da stamattina siamo tutti al sole in spiaggia, il vento fresco si è pian piano placato, il figlio ora gioca a palla con gli amici della figlia e finalmente sorride. Ho finito di leggere Il negativo dell'amore che mi ha lasciata piuttosto perplessa e ho ripreso Il vecchio pozzo che invece mi piace tantissimo: Ungheria batte Italia, che fatica trovare un romanzo italiano contemporaneo davvero ben scritto! Al cinemino locale fanno Ozpetek: a Roma non mi va di andarlo a vedere, qui sarebbe perfetto, ma tra meno di un'ora saremo di nuovo in macchina per tornare a casa. La vita familiare è fatta di compromessi.

venerdì 30 marzo 2012

Maria di Nazareth

vado a Mazzini a vedere l'anteprima di Maria di Nazareth, il film prodotto dai Bernabei che andrà in onda domenica e lunedì su raiuno. Tutto molto prevedibile: la confezione elegante (belli i costumi della Biscossi), la ricchezza degli scenari (a Tunisi la Lux Vide ha fatto un'altra Cinecitta'), il cast internazionale. Mi ha fatto molto soffrire, pur essendo prevedibile anch'essa, la domanda di una giornalista rivolta alle tre interpreti principali: qual e' il vostro rapporto con la fede? Ora, e' chiaro che e' molto improbabile che, sedute accanto a Del Noce e Bernabei, nella cattolicissima Roma, dopo aver interpretato il ruolo di Maria, di Maddalena e di Erodiade in una megaproduzione cattolica, tre attrici facciano pubblicamente professione di ateismo. Alissa Jung, la sorridente tedesca che fa Maria, prima ha detto che un'attrice e' un'attrice e fa qualsiasi ruolo a prescindere dai suoi convincimenti, poi se l'e' cavata raccontando nel suo italiano incerto una conversazione con la figlia sul tema delle religioni, finita con, ci sono tante strade per arrivare a Dio; Paz Vega, Maddalena, ha detto che era una domanda molto personale che non si aspettava, poi ha aggiunto di aver studiato in scuola cattoliche e di credere nelle persone, in suo fratello, nei suoi genitori e in tanta altra gente. Antonia Liskova, Erodiade, pensava di averla sfangata, ma la tizia dal pubblico ha insistito e lei ha detto tutto d'un fiato, la mia famiglia e' molto cattolica e anch'io lo sono, molto. Contenti? Che alto livello giornalistico.

giovedì 29 marzo 2012

pasqua


Ciappelletto

domani mi interroga su Boccaccio, mi devi aiutare. Così mia figlia al telefono. Tornata a casa, l'ho trovata che  mi aspettava al varco, nervosissima. Sono ore che ripasso Petrarca e Boccaccio, devo prepararmi sulla novella di ser Ciappelletto e non ci capisco niente. Gliela leggo ad alta voce, cambiando un po' le parole, e Boccaccio torna a stupirmi per la sua cattiveria e la sua modernità. Questo Cepparello-Ciappelletto che si e' macchiato dei peggiori delitti e si diverte in punto di morte a fingersi santo di fronte a un confessore estasiato e' un gran personaggio. Ogni tanto la figlia si distrae, il racconto e' lungo e la sua attenzione scarseggia. Alla fine pero' anche lei sembra colpita dal rovesciamento della verità, da quest'ultima beffa. Il colpo di genio ce l'ho cercando su youtube la parola Ciappelletto. Mi compaiono quattro minuti del Decameron di Pasolini; c'e' tutto, la confessione, i due usurai che l'ascoltano di nascosto, l'ingannatore e l'ingannato, un linguaggio che rispecchia quello della novella ed e' comprensibile e divertente. Mi guarda perplessa: non so se dico alla prof di questo Pasolini, magari penso che voglia fare la lecchina. Io all'eta' sua il Decameron di Pasolini lo andavo a vedere al cineforum il pomeriggio, lei ce l'ha spezzettato sul computer e non sa bene che farci.

mercoledì 28 marzo 2012

martedì 27 marzo 2012

chiusure e svendite

nel giro di un mese tre negozi del quartiere Flaminio che erano qui da sempre hanno chiuso: il mercatissimo dove mia madre ci comprava le scarpe da ginnastica quando eravamo piccole e l'alimentari e il fruttivendolo sulla via Flaminia. Un conto sono i negozi volanti, quelli che aprono per una stagione, poi falliscono, un altro conto i punti di riferimento degli abitanti della zona. Resisteranno solo i discount, i supermercati, i grandi magazzini sul raccordo? Chi prenderà il posto delle vecchie botteghe? Basta che non sia l'ennesima banca.

lunedì 26 marzo 2012

l'annuncio


impicciatissima al lavoro: mi squilla il cellullare, rispondo. Sono Maurizio. Vorrei chiedergli maurizio chi, non l’ho riconosciuto, ma ha una voce affranta. Aggiunge, e’ morto papa’. E ora che faccio? Ora si’ che non posso chiedergli niente. E se avesse sbagliato numero? No, ha detto il mio nome. Puoi avvisare tuo padre? Finalmente capisco, Maurizio e’ il figlio di Antonio e Franca, cari amici dei miei; Antonio era caduto, era stato operato, ma non si era ripreso. Maurizio lo frequentavo da bambina, mi aveva commosso venendo a trovare mia madre quando stava male in ospedale. Gli dico che mi dispiace, gli chiedo del funerale, lo ringrazio di averci avvertito. Tra carte e computer si materializza sulla mia scrivania l’immagine di Antonio. Era burbero e lentigginoso, si divertiva a intimorirci. A Tortoreto ci avevano ospitato d’estate: non si poteva tirare lo sciacquone se si era fatta solo pipi’ e sulla spiaggia bisognava spingere un pesante attrezzo per cercare telline. Se posso giovedi’ vado al suo funerale.

domenica 25 marzo 2012

in palestra con il cellullare

sara' la seconda o terza volta che capita: durante la lezione di ginnastica della domenica, una signora si porta il cellulare e tra un esercizio e l'altro esce dalla palestra per parlare, poi rientra, poi riparla, poi riesce... Il suo via vai disturba la lezione, lei si profonde in scuse, dice, e' per lavoro, ma nulla le impedirebbe di lavorare da casa o da qualsiasi altro posto. Che mestiere fa l'impegnatissima signora? L'ufficio stampa di un politico di sinistra di spicco, di quello che e' maggiormente sotto i riflettori. Come si fa a curare l'immagine di un altro se nel frattempo si vuole curare la propria? Le contraddizioni della sinistra.

17 ragazze

Camille e' la leader indiscussa di un gruppetto di liceali. E' bellissima e molto insoddisfatta: le stanno stretta la cittadina sul mare in cui vive e la sua famiglia composta solo dalla madre, ora che il fratello si e' fatto soldato. Quando Camille scopre di essere rimasta incinta, le amiche restano sconcertate. Poi quella che proprio non riesce a farsi accettare dal gruppo decide di emularla, e le altre non vogliono essere da meno. Ispirandosi a una storia vera successa in America, Delphine e Muriel Coulin raccontano le ragazze di oggi: l'amicizia che le lega, il senso di indipendenza e insieme il conformismo che le connota, il gusto della ribellione, la paura e la confusione riguardo al futuro, la voglia di stupire e di mettersi in mostra, il sogno di un mondo diverso e più vero.  Le due sorelle registe creano una suspense sottile: di fronte a questa frotta di ragazze con il pancione, così fragili, così sbalestrate, lo spettatore sta con il fiato sospeso. Le cose non vanno come avevano immaginato, quella della condivisione totale si rivela un'utopia: resta un inquietante ritratto di adolescenti simili a quelle che abbiamo tutti i giorni sotto gli occhi e su cui tutti i giorni ci interroghiamo.

sabato 24 marzo 2012

che m'importa del tornado

parlo per telefono con mia sorella Isabella. Ieri suo marito e' stato operato a Indianapolis per una dolorosissima ernia del disco. E' un fiume in piena: mi racconta la tensione dei giorni precedenti l'operazione, l'ipocondria di Giuseppe, che si era convinto di avere gravissimi mali aggiuntivi, lo spavento della figlia Margherita, la fatica di continuare a lavorare nonostante i problemi in famiglia, la dissimulazione con papa' per evitare che si preoccupasse, prendesse l'aereo e la raggiungesse li'. In America quando ti operano, ti mandano subito a casa: Giuseppe e' uscito in sedia a rotelle poche ore dopo l'intervento, imbottito di antidolorifici, senza sapere se era davvero tutto a posto come dicevano i medici. Ieri c'era l'allarme tornado in citta': bisognava rifugiarsi nel basement perché se fosse arrivato proprio su casa loro l'avrebbe portata via con se'. Isabella aveva accumulato così tanta tensione, aveva così tanto sonno, che ha mandato marito e figlia nel sottoscala, si e' infilata nel suo letto alle nove e mezza di sera e si e' svegliata solo stamattina, tornado o non tornado.

venerdì 23 marzo 2012

sulla panoramica

lascio la figlia alle quattro e mezza alla scuola guida. Mi chiama alle cinque e trentuno, eccitata. Indovina che strada ho fatto oggi con l'istruttore? La Panoramica. Volevamo scendere da un'altra parte, ma quella strada era chiusa e quindi ho fatto la Panoramica, ma l'ho fatta benissimo e pianissimo. Chiunque altro si sarebbe rifiutato di affrontare con la macchinetta le curve dove meno di un mese fa ci stava lasciando le penne, lei no, lei le ha affrontate ed era molto contenta di averlo fatto. Michele, il mio amico operatore, e' del partito, tu sei matta, non si da' una seconda opportunità a chi si e' giocata così male la prima: ogni volta che ci vediamo per le riprese mi chiede della figlia e m'insulta. Questo partito ha un sacco di iscritti, alcuni dichiarati, altri no. Io lo lascio parlare; da domani, quando la macchinetta riparata uscirà dall'officina, ricomincio a tremare. Stara' attenta, lo deve fare.

Mai per amore

di questi quattro film prodotti da Claudia Mori per Raifiction sulla violenza sulle donne si e' parlato molto. Erano pronti a settembre e c'e' voluta un'interrogazione parlamentare perché ne venisse decisa la messa in onda. Erano sei e si sono ridotti a quattro (pare che a Mazza, direttore di Raiuno, quello sulla pedofilia e sulla tratta delle nigeriane proprio non siano andati giù, li ha ritenuti troppo forti per il pubblico della sua rete). Alla conferenza di oggi la parola d'ordine era negare, sopire i contrasti, festeggiare l'evento con molti compunti discorsi sul ruolo del servizio pubblico. Il film di cui ho visto l'inizio si intitola Troppo amore, la regia e' di Liliana Cavani, e andrà in onda martedì, seguito da due storie dirette da Marco Pontecorvo e da una di Margarethe von Trotta. Antonia Liskova, che in televisione in genere fa la mamma di tanti bambini, qui e' una ventottenne fuori corso, che vive spensierata insieme a un'amica e si mantiene vendendo filtri per l'acqua (non c'era una ragazza che potesse interpretare questo ruolo? la Liskova e' carina, simpatica e intelligente, ma la sua eta' la dimostra tutta e farle fare la studentessa toglie credibilità alla trama). Dalle finestre della casa di fronte la spia Massimo Poggio, che in genere fa il belloccio tenerone, mentre qui e' un belloccio cattivissimo: un ricco professore di storia dell'arte che prima fotografa di nascosto la vicina, poi le fa la corte, poi la porta a vivere con se' e l'allontana da tutti. Non posso giudicare il film perché ne ho visto solo l'inizio; la prima parte non era molto distante dalla solita fiction. Sullo stesso argomento e' molto più forte la docufiction di Amore criminale: se si vuole sensibilizzare il pubblico su un argomento come questo perché non mettere in prima serata le storie vere, le facce e le testimonianze di madri e di padri che hanno perso le figlie per mano di uomini pronti a scambiare l'amore con il possesso, l'affermazione di se' con una devastante violenza?

giovedì 22 marzo 2012

le pantofole di Boncompagni

oggi abbiamo registrato la puntata con un giorno di anticipo per problemi di studio. Il primo ospite da Roma era Gianni Boncompagni. Si e' presentato in tuta blu e pantofole, si' proprio pantofole con il tallone nudo da fuori. Ha riso parecchio ascoltando la trasmissione, gli sono piaciuti tutti: Bellavita che ha definito in onda il professore comunista, Specchia (non sapevo che a Libero ci fossero anche giornalisti intelligenti), gli analisti (ma dove li trovate ragazzi così?). Di Freccero ha detto che va fatto santo subito, di se stesso che i suoi reati televisivi di gioventù oramai sono in prescrizione, della Calandrelli, nostra direttrice, che deve essere bravissima perché suo fratello e' il suo medico curante e non lo batte nessuno. Verso la fine del collegamento gli e' squillato il cellulare e ha scoperto che a casa lo aspettava una troupe: si era sbagliato, aveva pensato che noi fossimo loro e loro noi. Gli e' subentrato per l'ultimo quarto d'ora Alberto Angela. Sorriso smagliante, tenuta sportiva (ed elegante, niente tuta), risposta appropriata, nessuna sorpresa: si e' definito, come fa sempre, uno scienziato prestato alla televisione. Viva i vecchi irriverenti.

mercoledì 21 marzo 2012

i libri brutti

ci sono tanti tipi di libri brutti: libri non riusciti fino in fondo, libri con difetti di trama, di linguaggio, libri prevedibili, libri noiosi, libri inutili. I peggiori sono i libri insinceri, scritti tanto per aggiungere la voce scrittore alla propria biografia, per godersi il piccolo clamore della pubblicazione.  Ho un argomento forte, nell'ambiente culturale mi conoscono tutti, parto con una bella citazione, ci metto una spruzzatina di storia, considerazioni ponderate, un pizzico di autobiografia, sesso appena un accenno, e voila'. Tanto si sa che in Italia i giornalisti a stento leggono la quarta di copertina. I libri brutti sono tanti come le brutte persone, il vantaggio e' che puoi disfartene più facilmente.

martedì 20 marzo 2012

visti da loro

la figlia e il figlio parlano di noi genitori mentre io preparo da mangiare. Papa' e' tutto felice per il frigorifero nuovo, dice lei e aggiunge, che poi, non sta mai a casa, che ci fa con quella cucina? Tra due anni perde il lavoro, risponde lui, allora gli resterà solo la cucina. 'Sta storia del tra due anni la sentiamo da un pezzo, il marito ha sempre detto che il suo lavoro non e' per sempre, che guadagna bene, ma da un momento all'altro potrebbero cacciarlo. Io al marito disoccupato non ci penso ne' lo temo, potrebbe anche capitare, ma e' un tipo pieno di risorse, qualche altra cosa si inventerà e magari dara' finalmente un taglio al consumismo tecnologico che tanto mi stressa. Loro invece, attaccati come sono alle comodità, si preoccupano: non sia mai vivere con il misero stipendio di mamma.

il regno delle luci


lunedì 19 marzo 2012

Dove finisce Roma


Ida si nasconde in una cava e ci passa tre giorni. E’ il 1943 e lei e’ una staffetta partigiana, una giovane sarda che vive a Roma con la sorella maggiore; l’hanno avvertita che la stanno cercando. Dal suo nascondiglio ripensa a tante cose: all’isola e alla famiglia lasciate a dodici anni, al professore amato insieme ai libri che le ha fatto scoprire, alle sue amiche (Rita conosciuta al catechismo, Micol sparita, forse deportata), al cognato fascista che detestava ed e’ morto per una bomba, ad Antonio che le piace tanto e che un po’ la cerca e un po’ la evita. Il lettore si lascia trasportare dal flusso dei ricordi di Ida, ma c’e’ una tensione costante: lei non sa cosa succede fuori, Rita l’ha trovata, promette di assisterla, ma poi sparisce, due uomini entrano nella grotta e uno trattiene l’altro da approfittare della ragazza isolata. Il libro di Paola Soriga, nata nel 1979, e’ ricco di echi letterari, i romanzi della Resistenza lo attraversano tutti, eppure l’autrice riesce a donare alla sua protagonista una propria voce, ai luoghi raccontati una consistenza reale. Ida e’ una partigiana, una che ha scelto da che parte stare, affrontandone i rischi, ma e’ soprattutto una ragazza vera e quando finalmente arriva il momento tanto sognato, l’ingresso degli americani a Roma, e’ una delusione amorosa ad offuscarne la gioia. Ben scritto, evocativo, sincero: un bell’esordio.

domenica 18 marzo 2012

il mio complesso di Cenerentola

andiamo a vedere lo stato dei lavori nella casa nuova. Siamo io, il marito e mia suocera. Lei e' in visibilio e più che guardarsi in giro, guarda me per vedere come reagisco, mi vorrebbe grata e entusiasta, pensa che ho avuto una fortuna sfacciata a sposare suo figlio, si chiede per l'ennesima volta cosa cosa ci veda lui in me. Che cucina che hai, quanti sportelli, due forni, che spazio, che vista, chissà che pranzi farai. Ho un flash: vedo il mio primo fornello, nella soffitta a piazza Sempione a Milano: una piastra elettrica sopra il frigorifero basso. Mi bastava. Come cuoca non ho fatto molti progressi da allora. La cucina nuova e' bellissima ma sproporzionata: troppo grande, troppo tecnologica, troppo professionale. Cenerentola nel palazzo del principe era più a suo agio di me.

sabato 17 marzo 2012

Hugo Cabret


Hugo e’ orfano e vive, sporco e spaventato, nella torre dell’orologio della stazione di Parigi. Da li’ osserva i movimenti della guardia e della fioraia, dei due anziani che si corteggiano osteggiati dal cagnolino di lei, del vecchio che aggiusta i giocattoli. A quest’ultimo (che scoprira’ essere un grande regista del passato) ruba di tanto in tanto degli ingranaggi: vuole ridar vita a un automa che e’ tutto quanto gli e’ rimasto del padre. L’Hugo Cabret di Martin Scorsese e’ un inno al cinema, alla sua magia. Per la prima volta il 3 d non mi ha stancato, ogni inquadratura e’ piu’ bella e sorprendente della precedente: dalla stazione, alla libreria, dalle strade innevate, alla biblioteca, fino al set dei primi film affollati di sirene, tritoni, lune, nuvole e guerrieri. Hugo e la sua amica lettrice sfidano ogni pericolo, vincendo l’ostilita’ degli adulti e riuscendo a ridare loro serenita’. Una bellissima favola sul potere dei sogni.

Vedrai

leggendo Vedrai ho sofferto molto per due motivi: il primo, e più ovvio, e' che racconta le reazioni di Colin di fronte alla morte del figlio di dodici anni, caduto sui binari della metropolitana. Il secondo, e' che nei giorni seguenti al funerale, Colin non fa che rievocare i rimproveri che rivolgeva a Clement, che portava jeans calati, che ascoltava cattiva musica, che aveva una pagella mediocre, che teneva i quaderni in disordine, che lasciava un lago nel bagno quando faceva la doccia, che parlava con accento strascicato con gli amici, che si lasciava prendere in giro dalle ragazze... Mentre mi dicevo, non e' possibile che infierisse così, non e' possibile che non ricordi altro che atteggiamenti ipercritici, mi sono scoperta a paragonare il modo con cui io mi rapporto a mia figlia con quello di Colin, la mia presunzione di essere nel giusto con la sua. C'e' pero' ad attenuare la forza di questo libro il narcisismo e il maschilismo dell'autore (bello come pochi a giudicare dalle fotografie in rete): le donne che frequenta, a parte la sorella malsposata e Ghislaine, che gli offre un appoggio incondizionato, sono tutte isteriche, superficiali, accessorie, al cento c'e' sempre e solo lui, il problema e' solo riuscire a trovare una ragione per restare in vita, per superare il dolore...

venerdì 16 marzo 2012

pilotina


Il sogno del maratoneta

non e' la solita fiction, Il sogno del maratoneta, la miniserie che andra' in onda domenica e lunedì prossimo. C'e' una cura dei dettagli che quasi commuove: a un certo punto Dorando Pietri, il protagonista (un grande Luigi Lo Cascio), corre incontro alla fidanzata che ha trascurato per allenarsi alla corsa, lei gli da' un ceffone e i bambini sullo sfondo si schiaffeggiano l'uno con l'altro imitando quel gesto. Una piccola cosa, ma rivelatrice del tipo di lavoro che ha fatto Leone Pompucci, un regista lontano dal cinismo che domina la sua categoria. Nell'intervista che gli ho fatto e in conferenza stampa, Lo Cascio ha parlato con entusiasmo di Pietri, figlio di contadini di Carpi, un po' tisico, sottoalimentato, che credeva nella maratona e arrivo' a vincere quella di Londra del 1908, per poi essere squalificato. Lo Cascio ha detto di essere cresciuto in una famiglia fissata con la corsa (suo padre l'aveva praticata) e con l'atletica (suo zio aveva vinto un Rischiatutto presentandosi su questa materia). Peccato che per attirare il pubblico si siano inventati il personaggio di un'amante (Laura Chiatti) e che, nella bella sigla in cui i vari personaggi si presentano, la Chiatti si mostri a seno nudo: c'era bisogno di dichiarare così il suo ruolo all'interno della fiction? Peccato che Alessandro Haber abbia gelato il clima della conferenza stampa, in cui tutti facevano complimenti al regista, raccontando un lungo aneddoto su uno scontro tra lui e Pompucci, risoltosi con le scuse di questo che riconosceva in lui un grande attore. Come stanno male certi attori.

giovedì 15 marzo 2012

Young Adult


Charlize Theron ama i ruoli limite, quelli che la imbruttiscono, la abbrutiscono o almeno ci provano. In Young Adult e’ Mavis, una trentottenne sempre sbronza che mangia solo junk food, scrive storie sceme per ragazzine, e ha l’unica compagnia della sua cagnetta. La mail di un ex fidanzato che reclamizza la nascita della sua prima figlia aizza il suo spirito di competizione: Mavis salta in macchina e parte per la cittadina d’origine decisa a riprenderselo. Per incontrarlo, si toglie la tuta, si ripulisce, si trucca, si traveste al meglio. Non importa che lui sia un bietolone entusiasta di moglie e bambina, lei deve sedurlo, rinverdire i fasti di reginetta della scuola, ribadire che lei e’ la migliore di tutte. Il film di Jason Reitman (l’autore di Tra le nuvole) racconta una forma estrema di egocentrismo femminile, senza alcun moralismo e con humour sottile. Alla fine la storia non regge, lo spunto e’ un po’ troppo esile, ma certe scene, come quella in libreria in cui lei vorrebbe firmare delle copie e viene fermata da un commesso che si preoccupa per le rese, valgono il biglietto.

Cesare deve morire

comincia dalla fine il film dei fratelli Taviani: Bruto e' morto, la tragedia si conclude, il pubblico applaude entusiasta, gli attori esultano rumorosamente. Poi gli attori-detenuti tornano in silenzio in cella, dietro di loro si chiude prima il primo, poi il secondo cancello. Sei mesi prima parte la loro avventura: a Rebibbia vengono fatti i provini. Bisogna declinare le proprie generalità, prima in tono lamentoso come in presenza dell'amata da cui si sta per essere separati, poi in tono rabbioso. Sin dal provino si resta colpiti dall'intensità di cui sono capaci quegli uomini in carcere per omicidio e reati di criminalità organizzata. Quando poi recitano Shakespeare, nei dialetti di orgine, diventano grandissimi. Il Giulio Cesare e' la loro storia: una storia di tradimenti, congiure, inganni, falsi obiettivi, scelte sbagliate. Ognuno fa proprio il testo e Rebibbia, i suoi corridoi, la sua biblioteca, i suoi spazi esterni diventano un magnifico teatro allargato in cui vanno in scena dirompenti emozioni. Si guarda con il fiato sospeso Cesare non deve morire: bravissimi gli interpreti (soprattutto Salvatore Striano che e' Bruto), bravissimi i registi che rendono terribilmente vero sia Shakespeare sia l'angoscia della detenzione.

mercoledì 14 marzo 2012

l'altra giostra


tra vent'anni

il figlio sconsolato mi racconta il tema in classe. Doveva scegliere tra tre tracce: un bilancio dei tre anni di medie, una lettera a un amico su un problema personale e un autoritratto tra vent'anni. Mi dice che hanno scelto tutti l'ultimo e che tutti hanno raccontato trasferimenti in America per mancanza di lavoro. In particolare lui ha immaginato di essersi laureato in fisica e di essere sul punto di emigrare lasciando la famiglia e una fidanzata molto contrariata dalla sua partenza. Gli ho fatto impietosamente notare che tra vent'anni avrà trentaquattro anni, che sono un po' troppi per cercare lavoro in un altro paese. Ha risposto, fosse questo il problema, non ero per niente ispirato, chissà come l'ho scritto, gli altri due devo farli a casa, comincia a pensare che devo scriverci. Ma temi un po' meno generici, meno fatti per raccogliere luoghi comuni non si potrebbero avere?

martedì 13 marzo 2012

Roberto Saviano a Discorso diretto

che Saviano fosse un oratore efficace lo sapevo, ma ignoravo che fosse così bravo a comunicare con i ragazzi. Oggi la sala Petrassi dell'Auditorium era piena di liceali. All'inizio si agitavano sulle sedie, si alzavano, rumoreggiavano. Quando lui ha cominciato a parlare e' sceso il silenzio. Ha chiesto subito se c'erano domande: i ragazzi si alzavano timidi con il foglietto preparato in classe e lui prendeva lo spunto per partire con i suoi discorsi. L'argomento iniziale e' stato il calcio: di questo parlava un suo racconto distribuito alle scuole partecipanti. Ha scaldato la platea raccontando che, quando era piccolo, Maradona si allenava il mercoledì mattina, e quel giorno le scuole di Napoli erano vuote perché andavano tutti allo stadio a vederlo. Ha raccontato dei ragazzini che giocavano a calcio per strada e venivano assoldati dalla camorra per fare i pali: se vedevano una macchina sospetta dovevano buttare la palla in una certa strada per avvisare gli spacciatori. Si e' soffermato a lungo sulla mitologia dei delinquenti, sul fascino che esercita sui giovani chi ha tutto e chi si prende tutto quello che vuole. Ha detto che la loro vita e' un inferno: braccati, impauriti, incapaci di godersi alcunché. Ha raccontato l'episodio della cinquecento trovata carbonizzata in una strada, della gente che insultava il cadavere prima di accorgersi che si trattava di quello di una ragazza. Lui quel cadavere carbonizzato l'aveva visto e anche il vigile urbano che aveva vomitato la pasta e patate mangiata a pranzo. La ragazza uccisa era fidanzata con un giovane affiliato a un clan. Lui aveva provato ad allontanarsi dalle attività criminose; lei era stata presa dai camorristi. Nessuno sa cosa le avessero fatto: il rogo serviva a nascondere le tracce sul corpo. Saviano ha spiegato la differenza che c'e' tra il raccontare i dettagli e scrivere due righe in cronaca. Ha detto che Cosa nostra non ti lascia scegliere nulla: con chi ti fidanzi, con chi parli, dove vivi e con chi. Ha raccontato di un suo coetaneo, figlio di Schiavone che in discoteca aveva ucciso a pugni il ragazzo che aveva preso le difese della sua ragazza, uscendone pulito perché la sua guardia del corpo si era preso la colpa. Ha detto che suo padre voleva che lui facesse il calciatore, ma che a pallone e' sempre stato negato, e così a pugilato, ma se l'e' sempre cavato bene con le parole. Ha parlato del suo amore per i libri, della convinzione che l'avrebbero fatto crescere e emergere, delle tante vite che ha vissuto leggendo. Ha raccontato il suo esordio, il racconto astratto alla Landolfi spedito a Goffredo Fofi, la risposta di questo, tenuta a lungo nel portafogli, scrivi bene ma scrivi stronzate, apri la finestra e scrivi quello che vedi intorno a te. Ha detto che mentre prima se volevi fare il cantante jazz potevi pensare, e' meglio che faccia il dentista, almeno avrò un guadagno assicurato, ora che c'e' la crisi e nulla e' più sicuro, ognuno può fare ciò che vuole davvero e vedere come andrà a finire. Ha espresso il pensiero che lo tormenta, me ne vado, mi metto una parrucca, vivo tranquillo in Nuova Zelanda: ha detto che gli piace troppo fare lo scrittore in Italia, godersi il successo, i rari incontri con il suo pubblico per riuscire a sprofondare nell'anonimato. Il finale e' stato su Martin Eden, personaggio di Jack London con cui Saviano si identifica per la sua voglia spasmodica di elevarsi attraverso la lettura e la scrittura. Leggete per non farvi fregare, ha chiuso, sul palco sono calate le guardie del corpo e l'applauso dei ragazzi e' stato convinto e scrosciante. A cena ho raccontato ai miei figli di Saviano e anche loro si sono incantati ad ascoltare.