giovedì 15 marzo 2012

Cesare deve morire

comincia dalla fine il film dei fratelli Taviani: Bruto e' morto, la tragedia si conclude, il pubblico applaude entusiasta, gli attori esultano rumorosamente. Poi gli attori-detenuti tornano in silenzio in cella, dietro di loro si chiude prima il primo, poi il secondo cancello. Sei mesi prima parte la loro avventura: a Rebibbia vengono fatti i provini. Bisogna declinare le proprie generalità, prima in tono lamentoso come in presenza dell'amata da cui si sta per essere separati, poi in tono rabbioso. Sin dal provino si resta colpiti dall'intensità di cui sono capaci quegli uomini in carcere per omicidio e reati di criminalità organizzata. Quando poi recitano Shakespeare, nei dialetti di orgine, diventano grandissimi. Il Giulio Cesare e' la loro storia: una storia di tradimenti, congiure, inganni, falsi obiettivi, scelte sbagliate. Ognuno fa proprio il testo e Rebibbia, i suoi corridoi, la sua biblioteca, i suoi spazi esterni diventano un magnifico teatro allargato in cui vanno in scena dirompenti emozioni. Si guarda con il fiato sospeso Cesare non deve morire: bravissimi gli interpreti (soprattutto Salvatore Striano che e' Bruto), bravissimi i registi che rendono terribilmente vero sia Shakespeare sia l'angoscia della detenzione.

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