sabato 24 marzo 2012

che m'importa del tornado

parlo per telefono con mia sorella Isabella. Ieri suo marito e' stato operato a Indianapolis per una dolorosissima ernia del disco. E' un fiume in piena: mi racconta la tensione dei giorni precedenti l'operazione, l'ipocondria di Giuseppe, che si era convinto di avere gravissimi mali aggiuntivi, lo spavento della figlia Margherita, la fatica di continuare a lavorare nonostante i problemi in famiglia, la dissimulazione con papa' per evitare che si preoccupasse, prendesse l'aereo e la raggiungesse li'. In America quando ti operano, ti mandano subito a casa: Giuseppe e' uscito in sedia a rotelle poche ore dopo l'intervento, imbottito di antidolorifici, senza sapere se era davvero tutto a posto come dicevano i medici. Ieri c'era l'allarme tornado in citta': bisognava rifugiarsi nel basement perché se fosse arrivato proprio su casa loro l'avrebbe portata via con se'. Isabella aveva accumulato così tanta tensione, aveva così tanto sonno, che ha mandato marito e figlia nel sottoscala, si e' infilata nel suo letto alle nove e mezza di sera e si e' svegliata solo stamattina, tornado o non tornado.

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