venerdì 2 marzo 2012

the day after (grazie del titolo, Isa)

ho la testa come un masso. Al lavoro non mi sono fermata un momento, avevo da fare le cose di oggi e quelle di ieri: ho scritto, letto, visto video; funzionavo appannata. La figlia e' al bar dell'Auditorium circondata da un gruppo di amici che non conosco (sono passata a comprare un libro, l'ho cercata, l'ho salutata). Mi ha chiesto al telefono con voce esitante se poteva uscire per un'oretta. Non ho nessuna intenzione di tenerla agli arresti domiciliari: il castigo se l'e' dato da se', per i prossimi anni dovra' prendere l'autobus. Potevamo gestire la cosa in maniera diversa? Sequestrarle le chiavi della macchinetta, imporle un uso calmierato, accertarci di come guidava? Abbiamo fatto finta che fosse grande, matura, per non perderci tempo? Se si fosse fatta male come ci saremmo sentiti? Dovrei placarmi, smetterla con i se, accendere un cero e soprattutto dovrei farmi una bella dormita.

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