sabato 17 marzo 2012

Vedrai

leggendo Vedrai ho sofferto molto per due motivi: il primo, e più ovvio, e' che racconta le reazioni di Colin di fronte alla morte del figlio di dodici anni, caduto sui binari della metropolitana. Il secondo, e' che nei giorni seguenti al funerale, Colin non fa che rievocare i rimproveri che rivolgeva a Clement, che portava jeans calati, che ascoltava cattiva musica, che aveva una pagella mediocre, che teneva i quaderni in disordine, che lasciava un lago nel bagno quando faceva la doccia, che parlava con accento strascicato con gli amici, che si lasciava prendere in giro dalle ragazze... Mentre mi dicevo, non e' possibile che infierisse così, non e' possibile che non ricordi altro che atteggiamenti ipercritici, mi sono scoperta a paragonare il modo con cui io mi rapporto a mia figlia con quello di Colin, la mia presunzione di essere nel giusto con la sua. C'e' pero' ad attenuare la forza di questo libro il narcisismo e il maschilismo dell'autore (bello come pochi a giudicare dalle fotografie in rete): le donne che frequenta, a parte la sorella malsposata e Ghislaine, che gli offre un appoggio incondizionato, sono tutte isteriche, superficiali, accessorie, al cento c'e' sempre e solo lui, il problema e' solo riuscire a trovare una ragione per restare in vita, per superare il dolore...

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