lunedì 30 aprile 2012

iris


ritorno soft

tornare al lavoro il lunedì di ponte e' un bel tornare: nessun traffico per strada (e dopo gli ingorghi di Istanbul e' un bel sollievo), tempo velato da non far rimpiangere gite, riunione in tono minore (e una sola, quella del web l'abbiamo per fortuna saltata). Organizzo i miei compiti settimanali senza la consueta frenesia, prendo contatti, pianifico montaggio e interviste. Da casa mi chiama più volte la figlia, esco, cosa mangiamo, riesco e stasera faccio tardi. Il figlio per accompagnarmi a fare la spesa fa lo sforzo di vestirsi e riempiamo il carrello di patatine in vista della festa di domenica (i quattordicenni le mangiano ancora? lui si'). Il marito scorrazza per Roma in motorino: deposti i panni del tour operator oggi e' di nuovo capo cantiere. Il solito rassicurante tran tran.

domenica 29 aprile 2012

circumvesuviana


La porta

nel raccontare il travagliato rapporto tra una scrittrice e la sua donna delle pulizie, Magda Szabo' affronta temi cruciali della convivenza umana, come il rispetto dell'altrui volontà, la devozione, la sincerità, la coerenza, i limiti dell'amore. Emerenec, la portinaia tuttofare, dotata di un'incredibile forza fisica, di un'intelligenza vivissima e di un'ostinazione feroce e' una creatura mitologica con cui e' quasi impossibile avere a che fare. Persino gli animali ne sentono il carisma: il cane Viola e' il suo più fedele adepto, ne asseconda ogni desiderio, subisce da lei senza protestare qualunque punizione, anela solo alla sua vicinanza. La scrittrice fatica ad essere all'altezza dell'amicizia che poco alla volta Emerenc le concede come privilegio esclusivo: e' l'unica ad aver messo piede nella casa che tiene sbarrata, l'unica a conoscere i particolari della sua tragica infanzia, ma sa che e' molto facile deluderla, ferirla, scatenare la sua ira. Emerenec fa della sua autosufficienza, del suo prodigarsi per gli altri, la sua ragione di vita; quando si ammala e' pronta a morire pur di non chiedere aiuto a nessuno. E' il secondo libro che leggo di questa grande scrittrice ungherese e, come nel caso del suo volume autobiografico Il vecchio pozzo, mi colpisce la capacita' che ha la sua scrittura di suscitare echi profondi in chi legge, come se i personaggi da lei descritti non fossero creature di carta, ma parti oscure di noi.

passero romano


sabato 28 aprile 2012

la borsa del bazaar

al quarto giorno, l'armonia familiare si è infranta. Stamattina era il figlio a strascicare i piedi e a tenere gli occhi bassi mentre percorrevamo le interminabili sale del palazzo Dolmabahce costruito a metà Ottocento da un sultano megalomane; oggi pomeriggio ha dato di matto la figlia quando al bazaar né io né il marito ci siamo impegnati nella contrattazione di una borsa il cui prezzo di partenza era duecento euro. Ora lei fissa un punto imprecisato davanti a sé con la musica nelle orecchie (il messaggio, chiarissimo, è quando mi libero di questi?), mentre il marito e il figlio si contendono il narghilè che doveva servire a calmarla. Quando le passano la pipa al sapore di mela si concentra sulla produzione di anelli di fumo che rivelano in lei una fumatrice provetta. Fino a ieri pensavo, dovremmo passare più spesso del tempo tutti e quattro insieme, ora non ne sono più tanto sicura.

venerdì 27 aprile 2012

sul Bosforo

oggi abbiamo dedicato la giornata alla gita sul Bosforo. Ci siamo imbarcati su un traghettozzo a Eminonu e a bordo di questo abbiamo percorso tutto il tragitto fino a Anadolu Kavagi. Ci si lascia presto alle spalle la città con i suoi grattacieli e si vedono meravigliose ville sull'acqua, circondate dal verde delle colline. Più avanti ci sono piccoli villaggi di pescatori. A Kavagi siamo scesi dalla barca e ci siamo inerpicati per l'erta salita che porta ai testi di un'antica fortezza. Il panorama da lì è splendido. C'erano studenti liceali in gita, ragazzi e ragazze, e facevano un chiasso che non aveva nulla da invidiare a quello delle scolaresche italiane. I ristoranti del posto avevano tutti un'aria sconsolatamente turistica; abbiamo optato per la vista e ci siamo fermati in un posto tranquillo a metà altezza: mediocri i calamari fritti, ma piacevolissimo il sole rinfrescato dal vento. Ora stiamo rientrando ubriachi di aria di mare; la figlia si è addormentata sulla panchina all'interno, il marito risponde frenetico a mail. L'hanno chiamato al telefono per problemi di casa (è quasi finita, ora emergono le ultime magagne) e problemi di lavoro. Mi sa che non ha staccato tanto. Io sì.

giovedì 26 aprile 2012

al bagno turco

Cemberlitas è un hamam che risale al 1584. All'ingresso le donne vengono separate dagli uomini e condotte in uno spogliatoio. Ognuna riceve una mutandina nera, un telo di cotone bianco e rosso e un paio di ciabatte di plastica. Entrando nel bagno turco vero e proprio si ha la sensazione di venir proiettate in un tempo e in un luogo lontani: donne grasse dai seni enormi, vestite anche loro di mutande nere fanno stendere le clienti su una piattaforma tonda e appena si sono scaldate le prendono in cura. Ognuna sceglie la sua vittima e con un guanto prima la striglia per bene, poi l'insapona vigorosamente dalla testa ai piedi. Il tetto è a cupola con tanti buchi da cui entra la luce; si è presi da un grande torpore, si torna bambini quando era qualcun altro a farci il bagno e a sciacquarci. La figlia, a disagio, si teneva stretta il suo costume a due pezzi, ma il donnone che la lavava a un certo punto le ha fatto togliere la parte di sopra. Scorgerla a breve distanza mi aiutava a restare con i piedi per terra, a non perdermi nel calore di quel rude accudimento. In confronto il narghilè alla ciliegia sperimentato subito dopo è stato molto meno stordente.

La bastarda di Istanbul

strano libro La bastarda di Istanbul, molto spiazzante dal punto di vista letterario. L'autrice Elif Shafak è nata nel 1971 da genitori turchi a Strasburgo e vive un po' negli Stati Uniti e un po' a Istanbul. Il romanzo racconta l'amicizia tra due ragazze, dopo averne raccontato le origini. La prima, Asya, nasce a Istanbul e cresce con quattro zie (una di loro è sua madre ma non le dispiace essere chiamata così dalla figlia) e le nonne; l'altra, Armanoush, vive in due Americhe, l'Arizona della madre e del patrigno turco e la San Francisco del padre e della sua famiglia armena. Armanoush decide di andare in Turchia per saperne di più dello sterminio del popolo armeno di cui ha sempre sentito parlare e va ospite della famiglia del patrigno. Il tono del libro è brillante, scanzonato, eppure temi leggeri (come la cucina, la convivenza tra donne, i contrasti tra usanze diverse) si intrecciano da subito a temi tragici, sia sul piano storico (l'eccidio degli Armeni sopra citato) sia sul piano privato (il suicidio, la violenza carnale, l'incesto, l'avvelenamento; a casa Kazanci non si fanno mancare nulla). La Istanbul messa in scena da Elif Shafak è un luogo folle e attraente: quale miglior viatico per questa città?

mercoledì 25 aprile 2012

arrivo a Istanbul

tra le proteste della figlia che considera un affronto andare a letto alle otto e mezza e continuava a invocare almeno un narghilè per festeggiare il compleanno del fratello, siamo tornati in albergo, stanchissimi, ma soddisfatti. Nel nostro primo pomeriggio turco, accolti da un bel sole, abbiamo visitato la cisterna romana con le sue meravigliose colonne, santa sofia e la moschea blu, mangiato un ottimo kebab, peperoni con il riso, saziki, salsa di ceci, e camminato camminato camminato. Ero passata per Istambul con quello che ora è mio marito a ventun anni; era il nostro primo viaggio insieme. Eravamo in camper e avevamo fatto moltissimi chilometri arrivando fino al sud della Turchia. Ne avevo un bellissimo ricordo, ma oggi, visitando questi luoghi, mi sembrava di non averli mai visti. Strani effetti della memoria: pensi di ricordarti un posto e invece ti ricordi un film che ti sei fatta da te, sulla base di immagini rielaborate nel tempo e di vecchie fotografie. A parte la bellezza di Istambul, è piacevole stare insieme noi quattro, avere tutto il giorno intorno i figli come a Roma non capita mai. È vero, protestano, ora hanno sete, ora fame, ora sono stufi di visitare, ma si ride, si chiacchiera, ci si fa compagnia e si ha lo stimolo a fare cose diverse. Domani il narghilè gliel'abbiamo promesso.

martedì 24 aprile 2012

Non ho bisogno di stare tranquillo


una grande figura di anarchico non poteva mancare nella galleria di ritratti-autoritratti ideali che Vittorio Giacopini sta allestendo romanzo dopo romanzo. Per raccontare la tumultuosa vita di Errico Malatesta, Giacopini parte dalla fine: dalla targa in via Andrea Doria a Roma che attesta la morte nel 1932 dell’”apostolo della liberta’”. Un Malatesta vecchio e malato, recluso in casa, circondato da spie e poliziotti, riva’ col pensiero alle sue scorribande in giro per il mondo, ai tanti esilii, alle speranze frustrate. Elettricista, meccanico, gelataio, uomo concreto, dotato di coraggio e ironia, alieno da compiacimenti oratori, Malatesta ha ben chiari i suoi obiettivi (l’abolizione della proprieta’ privata, la guerra alle religioni e al patriottismo, pane, liberta’, amore e scienza per tutti), meno i mezzi con cui arrivarci. Soprannominato Lenin d’Italia, dal Lenin vero prende le distanze, definendolo lo strangolatore della rivoluzione russa. Nel 1919, al suo rientro in Italia, spera che i tempi siano maturi per una grande rivolta popolare. Crede nell’esempio e nel contagio, la storia gli da’ torto. Resta in ombra in questa storia il Malatesta privato, si accenna alla donna che gli rimane accanto alla fine, a un menage a’ trois a Londra, ma nient’altro, nel pieno rispetto di un uomo del tutto restio a parlare di se’. A conclusione di quest’appassionato excursus sul Malatesta rivoluzionario, scrive Giacopini: “nel pensiero libertario c’e’ questa costante assurda, una condanna. Si perde avendo ragione; si continua a perdere e si continua ad avere ragione, sempre e comunque. Si vive di schiaffi in faccia e omaggi postumi.” Perlomeno Non ho bisogno di stare tranquillo come omaggio postumo e’ molto riuscito.

segreta


pastarelle in piscina

domani il figlio compie quattordici anni. Quattordici anni fa ero precaria a Uomini e profeti, avevo una bambina di due anni, una mamma che mi aiutava molto con lei, un marito sempre occupato. Tranne il lavoro stabile non mi mancava niente. Ora mi manca mamma (mi manca parlarci, confrontarmi con lei, ma pur se a distanza non ho smesso di farlo), il lavoro ce l'ho, e la vita che faccio, pur molto imperfetta, mi piace. Sara' perché domani partiamo tutti insieme e ne ho una gran voglia, oggi sono animata da un insolito ottimismo. Mi piace che il figlio abbia preso l'iniziativa di festeggiarsi da se': e' andato in un bar e ha comprato un vassoio di paste (lui dice pastarelle come si usa a Roma) per i compagni della pallanuoto. E' cresciuto, ed e' cresciuto bene.

raccolta differenziata


lunedì 23 aprile 2012

a casa di Silvana Gandolfi

Silvana Gandolfi e' con Bianca Pitzorno e Roberto Piumini tra i migliori scrittori per ragazzi che ci siano in Italia oggi. E' nata nel 1940, e' alta, magra, ha i capelli ricci e gli occhi vivaci. Ci ha accolto nella sua casa dietro piazza Navona: saliti quattro piani di scale strette e senza ascensore si arriva in una stanza luminosa con sopra un soppalco, un cucinino nascosto da una porta scorrevole. Mentre Carlo preparava la telecamera ci siamo messe a parlare di libri: lei aveva appena finito Vedi alla voce amore ed era rimasta colpita dalle pagine su Bruno Schultz, io le ho consigliato A un cerbiatto somiglia il mio amore. L'intervista e' partita da Io tra gli spari, il suo libro dedicato alla mafia, che e' stato premiato in Francia. La storia di un bambino che aveva assistito all'omicidio del padre e del nonno le e' stata riferita da un magistrato: ne e' rimasta molto colpita, pensava che bisognasse scriverne, non pensava di farlo lei che aveva sempre scritto romanzi di fantasia. Poi lo ha fatto, studiando libri su libri sull'argomento, subissando di domande quel magistrato suo amico e lo ha fatto bene. Abbiamo parlato del Club degli amici immaginari, il suo libro più recente, con cui e' tornata a una storia di pura immaginazione con tanto di sirene e cannibali, della sua passione per i viaggi in paesi lontani. Le ho chiesto alla fine la sua ricetta per un libro che possa interessare i ragazzi. Non seguire la moda del momento, niente fantasy, piuttosto un po' di mistero, un'esplorazione, un'avventura e dei personaggi credibili, preferibilmente un po' impopolari, con un difetto fisico, una difficoltà da superare. A telecamera spenta abbiamo continuato a parlare fitto fitto di libri: si e' ricordata del primo Dostoevsky comprato di nascosto a undici anni, attirata dalla copertina trucida con l'assassino con l'ascia, dei suoi tre fratelli che la prendevano in giro perché non faceva che leggere. E' stato un bellissimo incontro.

domenica 22 aprile 2012

Cosa piove dal cielo


il Roberto di Cosa piove dal cielo va ad allungare la lista dei cuori in inverno raccontati dal cinema: e’ un uomo chiuso a riccio nella sua esistenza abitudinaria e il ronzargli intorno periodico di una giovane donna esplicitamente desiderosa di lui lo turba ma non abbastanza da smuoverlo. Ogni giorno apre il suo negozio di ferramenta e riceve i suoi radi e noiosi clienti, ogni giorno si cucina i suoi pasti di carne (siamo a Buenos Aires), ogni giorno cerca su giornali locali notizie per una sua collezione di ritagli, ogni giorno spegne la luce alle 23 in punto. E’ devoto solo alla mamma morta alla sua nascita: in una vetrina aggiunge ogni anno un oggetto di vetro a quelli che lei raccoglieva. A scardinare le sue certezze sara’ un ragazzo cinese scaraventato giu’ da un taxi. Roberto ha un animo buono, non puo’ non dargli un asilo temporaneo, una volta scoperto che parla solo la sua lingua e cerca uno zio sparito nel nulla. La convivenza si prolunga e Roberto perde la pazienza: cacciare di casa il cinese, pentirsi, andarlo a cercare, farsi raccontare la sua storia terribile e paradossale aiuta finalmente il protagonista a scrollarsi di dosso le paure di cui si e’ nutrito per anni. Non possiamo metterci al riparo da nulla, possiamo solo vivere e l’unica cosa per cui vale la pena farlo e’ amare, stare con gli altri, o almeno provarci. Che bel film questo di Sebastián Borensztein, che bravo attore e’ Ricardo Darín.

sabato 21 aprile 2012

L'affare Kurilov


come si fa a odiare tanto un uomo da pianificare un attentato contro di lui e da mettere in conto anche la morte degli innocenti che lo circondano? Nell’Affare Kurilov Irène Némirovsky mette in scena un giovane rivoluzionario nella Russia di primo Novecento. Ha perso presto i genitori, e’ cresciuto in Svizzera, allevato dal Partito e nutrito della sua propaganda, ha poca salute, nessun legame affettivo. Gli viene affidato il compito di uccidere Kurilov,  il ministro della Pubblica Istruzione: deve introdursi in casa sua come medico, stargli a fianco per mesi, aspettare l’ordine e poi eliminarlo in modo plateale. Vivendo con Kurilov, mangiando alla sua tavola, conoscendo i suoi figli e la sua amatissima seconda moglie, il finto medico non scopre la bonta’ dell’uomo (che in effetti non ha: e’ un cinico assetato di potere, e invece di prevenirla, non esita a sfruttare una strage di studenti per riprendersi la carica che gli era stata tolta; costringe la figlia a un matrimonio di interesse) ma scopre la sua umanita’: e’ malato di cancro al fegato, e’ pieno di dubbi e di sofferenze. A un certo punto del libro il protagonista incontra Fanny, la sua complice tutta certezze; lei lo incalza per sapere che si sono detti Kurilov e il principe Nelrode, prima che questi fosse ucciso: “capivo quanto fosse inutile spiegarle che quei due uomini di Stato, temuti e detestati con i loro errori, la loro incoscienza e i loro sogni, mi erano sembrati creature limitate e patetiche come ogni altro essere umano, come me stesso… Avrebbe cercato nelle mie parole un significato oscuro e nascosto, che non avevano.” Nessuna ideologia giustifica la morte di un uomo: il magnifico racconto di Irène Némirovsky dovrebbe volare sul comodino di ogni aspirante terrorista.

venerdì 20 aprile 2012

Titanic. Nascita di una leggenda

non sono mai stata un'appassionata di Titanic e mi stupisce l'attrazione che la storia di quel naufragio esercita sui ragazzi che non si stancano di vedere e rivedere il polpettone romantico di James Cameron. Da domenica Raiuno propone in sei serate una fiction che prende spunto dal Titanic per focalizzare l'attenzione sulla Belfast d'inizio Novecento. E' la storia della costruzione della celebre nave, realizzata con grandi mezzi da una coproduzione internazionale e ideata in Italia. C'e' (come potrebbe mancare?) una travagliata storia d'amore, quella tra l'ingegnere Mark (Kevin Zegers: molto antipatico, non capiva il mio inglese) e la copista Sofia (Alessandra Mastronardi, ormai onnipresente, recita pure con Woody Allen, ma sempre misurata e cortese), ci sono gli scontri tra cattolici e protestanti, c'e' la lotta di classe, ci sono i morti sul lavoro e le prime femministe. Per una volta una serie non ambientata a Roma nei dintorni di piazza Mazzini, tra cucina e salotto. Chissa' se il pubblico apprezzerà.

giovedì 19 aprile 2012

ma non chiamatela letteratura

Massimo Gramellini è una persona simpatica, o almeno risulta tale in tv. Come giornalista è acuto. Come scrittore è un disastro, perché ci tenga tanto a scrivere romanzi è un mistero. Prendiamo il suo ultimo libro, il bestseller Fai bei sogni. La storia è forte ed è autobiografica: la madre di Gramellini è morta quando lui aveva nove anni e a quarant’anni lui ha scoperto che la causa della morte non era stato un infarto come gli avevano raccontato, ma il suicidio, dovuto alla paura di non sopportare altre cure per il cancro. Leggendo il libro ho provato a fare un elenco delle metafore che mi disturbavano e ora ve ne propongo qualcuna: “la quercia della mia infanzia piegato come un salice”, “sentii un cucchiaio di ghiaccio penetrarmi nella pancia e svuotarla tutta”, “la maestra aveva un cervello a forma di cuore”, papà russava come un orso strafatto di miele” “non sapevo andare a cavallo, la mente mi disarcionò” e infine questa “la vita ha incominciato a risorgere dalle caviglie come una corrente d’aria fresca”. Sarà un libro terapeutico, sarà un libro che vende, ma non chiamatela letteratura. 

mercoledì 18 aprile 2012

la grandezza di Primo Levi

salgo in macchina frastornata dalla mia giornata di lavoro. Da un po' alle cinque su radiotre c'e' la lettura integrale. Ho fatto fatica ad abituarmi al cambio di orario, guidando per me e' più facile concentrarmi su un dialogo che sulla pagina letta, a volte mi capita di distrarmi e di non riuscire a sentire nemmeno una delle parole pronunciate dall'attore di turno. E' già la seconda o terza volta pero' che La tregua di Primo Levi riesce a calamitare tuttta la mia attenzione, scacciando via qualsiasi altro pensiero. L'episodio di oggi ruotava intorno a una gallinella: Levi e il suo compagno romano volevano farsene dare una dai contadini russi, ma questi non capivano il loro coccodè. Alla fine una vecchietta ci arrivava e lo scambio tra i piatti degli ex prigionieri e il pollo veniva festeggiato con grandi risate. Un momento felice che spezzava la fatica del lungo ritorno, una storia semplice, così ben scritta da restarci con le orecchie incollate.

martedì 17 aprile 2012

da un medico all'altro

da qualche anno a questa parte papa' e' cambiato. Non e' mai stato ipocondriaco; ora passa da un medico all'altro. Quando non e' dall'oculista, e' dal dentista, quando non si fa analizzare i trigliceridi, e' a farsi una visita dermatologica. Un po' lo fa per passare il tempo, come le visite in banca, un po' per paura: amici e conoscenti si ammalano e muoiono e lui somatizza. Per fortuna che c'e' Virginia che appena e' libera dalla scuola va con lui in giro per il mondo; ora partono per Londra; i medici di papa' tirano un respiro di sollievo.

lunedì 16 aprile 2012

professori esasperati

arrivo trafelata al cancello del liceo della figlia alle cinque e ventiquattro, un minuto prima che chiudano. Mi scapicollo per le scale, scrivendo il mio nome in fondo a liste piene di nomi. Poi mi metto pazientemente davanti a una porta e aspetto il mio turno per i colloqui. Il prof d'inglese di fronte al nome di mia figlia, apre le braccia con un gesto eloquente e pronuncia con enfasi, pessima. Dopo una pausa, riprende: l'inglese per lei non e' un problema, se la cava, ma il comportamento.... Disturba, chiacchiera, non ha proprio capito come si sta a scuola. Mi scuso come posso e me ne vado. Quella di chimica, se possibile, e' ancora più avvelenata: gliela do' la mia materia, gliela do', anche se ha solo cinque. Pretende di essere interrogata, vuole togliersi il pensiero, ma non gliela do' questa soddisfazione, deve fare il compito scritto, aspettare che senta tutti i suoi compagni e se voglio, alla fine gliela do' chimica. Con lei non e' possibile dialogare, mi alzo, la saluto. Con le prof di Italiano, Matematica e Francese risaliamo la china: la prima riconosce che e' intelligente, ma la trova molto svogliata, la seconda ha imparato a prenderla per il suo verso e non si arrabbia più del suo toccarsi i capelli, la terza l'adora e la considera molto dotata. A casa la sgrido, esprimendole tutto il mio disappunto e la mia delusione, lei dice che quelli di inglese e di chimica sono due pazzi, ce l'hanno con tutta la classe. Avevo deciso che le avrei tolto la macchinetta per una settimana, ora vacillo. Il padre le urla, lei risponde, che volete da me, mamma peggiora la mia situazione raccontando i fatti miei ai professori (in questo ha ragione non avrei dovuto farlo e soprattutto non avrei dovuto riferirglielo) e dandomi contro, tu a scuola mia non ci hai mai messo piede, ne' mi spieghi chimica. Che meraviglia quelle famiglie in cui ai genitori non si ribatte.

sabato 14 aprile 2012

Romanzo di una strage

mi e' piaciuto molto Romanzo di una strage. Racconta, come nel libro di Mario Calabresi, il rapporto tra Luigi Calabresi, commissario di polizia (misurato, bravissimo Valerio Mastandrea) e Giuseppe Pinelli (un intenso Pier Francesco Favino), anarchico: il primo indagava sul secondo, ma tra loro c'era un dialogo aperto. La bomba che scoppia nel 1969 nella Banca dell'Agricoltura innesca, come sempre in Italia, la caccia al capro espiatorio: il mite Pinelli viene trattenuto per tre giorni in questura, si vuole che incastri il suo ex amico Valpreda. Le indagini si concentrano solo sulla pista anarchica, restano nell'ombra i fascisti di Ordine Nuovo, il principe Borghese, i servizi segreti. Aldo Moro (Fabrizio Gifuni) si avvicina alla verità attraverso un'inchiesta parallela, ma si lascia convincere a far prevalere la ragione di stato. Al centro del film di Marco Tullio Giordana ci sono Pinelli e Calabresi, entrambi vittime collaterali della strage: il primo buttato giù dalla finestra del commissariato, il secondo lasciato solo dai suoi superiori a rispondere di un atto avvenuto in sua assenza. Inquietante squarcio sul nostro passato recente, Romanzo di una strage ha anche il pregio di ricordarci che non stavamo meglio prima, che dal punto di vista politico bene in questo paese non siamo mai stati.

prima delle mestruazioni

mattina di pioggia prima delle mestruazioni: sei gonfia, hai i capelli arruffati, inguardabile. Continua a risuonarti nelle orecchie l'azzeccata definizione di carlo, siamo in un marchettificio, del nostro lavoro, della sua qualità, non importa a nessuno. Ti avvii in palestra con l'ombrello, più che saltellare vorresti sprofondare. E sei solo al prima.

venerdì 13 aprile 2012

Davide Enia al Piccolo Eliseo

sul palcoscenico Davide Enia si sente a casa sua. Ci aspettava impaziente. Carlo ha montato la sua telecamera sul cavalletto, lui ha comunicato al suo musicista quali brani del suo libro Così in terra intendeva leggere ed e' partito a recitare e a cantare. Tra una lettura e l'altro mi guardava felice del mio apprezzamento. Uno spettacolo tutto per me, prima che arrivasse il pubblico vero. Così in terra racconta di Davidu', un ragazzino di Palermo che si cimenta con il pugilato sulle orme del padre morto prima che lui nascesse. La narrazione si dipana tra presente e passato, tra le bombe della mafia e quelle della seconda guerra mondiale. E' un libro pieno di personaggi e pieno dei dialoghi tra di loro.  E' scritto in una lingua inventata, un po' italiano un po' siciliano, una lingua carnale che e' bello sentire dalla bocca del suo autore. Carlo, siciliano anche lui, ma di Agrigento, era entusiasta; di solito per rai educational gli tocca riprendere noiosi monologhi di professori, qui aveva davanti un conterraneo creativo, un palco, la luce, la musica: pane per i suoi denti di videomaker. Il punto più alto e' stata l'ultima lettura: il discorso dello zio Umbertino al prete che deve mandargli clienti per la sua palestra, un crescendo parossistico di confuse nozioni di cristianesimo, volto a certificare la fede cristiana. Geniale e divertentissimo

giovedì 12 aprile 2012

malumori adolescenziali

la nuova cupezza del figlio mi sconcerta. Più si alza in altezza, più si sforza di fare il duro, di rispondere male, di apparire scocciato da tutto e da tutti. Alle ondate di aggressività della figlia ormai sono abituata, all'aria triste del figlio non ancora. Vorrei che uscisse e lui sta in casa, vorrei che vedesse gli amici e lui guarda la tv. Se per crescere bisogna opporsi alla madre, i miei figli stanno crescendo moltissimo.

reazione

per reagire alla sensazione da pugile suonato che mi ha lasciato l'infausta intervista a Nekrosius, oggi sono stata colta da un insolito fervore. Mentre ero al montaggio per il pezzo sui film del ciclo Mai per amore, ho cominciato a pianificare interviste. Domani vado al piccolo Eliseo per Davide Enia e il suo libro Così in terra, mercoledì a casa di Silvana Gandolfi a farmi raccontare la sua storia di scrittrice per ragazzi. Questo secondo lavoro non e' riconosciuto (manco firmiamo i pezzi sul web), ne' retribuito (il mio stipendio e' sempre lo stesso), eppure non riesco a farlo con distacco, tanto per farlo: mi appassiono e mi stanco, mi diverto e mi stresso. Sto sempre con un libro in mano (ci starei lo stesso) a immaginare domande. Finche' dura.

mercoledì 11 aprile 2012

il più grande regista contemporaneo

stamattina dovevo intervistare il regista lituano Eimuntas Nekrosius. Era a Roma per presentare il cartellone del teatro Olimpico di Vicenza, che dirigerà nella prossima stagione. Cercando notizie su di lui, ho scoperto che odia le interviste e chi le fa, quindi non sono andata a questo incontro a cuor leggero. Speravo che avesse voglia di illustrarmi le sue scelte e che una volta scaldatosi su questo terreno mi avrebbe parlato anche del rapporto che ha con i classici e dell'impegno che richiede al suo pubblico. Mi sono trovata di fronte un omone con la faccia del boia nei film ambientati nel Medioevo. Mi ha chiesto bofonchiando in inglese quanto sarebbe durato il nostro colloquio. Ho detto poco, cinque, sei minuti. Lui ha detto, facciamo quattro. Non voleva parlare in inglese, troppo diretto, c'era una signora lituana che faceva da interprete e parlava un incerto italiano. Gli ho chiesto perché avesse scelto il Paradiso di Dante come primo spettacolo. Ha risposto, non e' vero che parto dal Paradiso, ho già fatto l'Inferno e il Purgatorio. La seconda domanda riguardava un laboratorio che farà sulle Lettere a Lucilio di Seneca con attori di cinema e televisione: ha risposto che non ha ancora avuto il tempo per pensarci. Sul perché abbia scelto testi teatrali con forti figure femminili da Antigone a Fedra, ha parlato di un puro caso. A questo punto, sudata dalla testa ai piedi, con i suoi occhi crudeli fissi nei miei, ho buttato li' la domanda sui classici e sull'evoluzione del suo rapporto con loro. Questo argomento lo interessava e ha parlato un bel po', ma nella traduzione si e' perso quasi tutto. Allo stesso modo ha reagito sullo sforzo che deve fare il pubblico per seguirlo, ma il mio tempo era scaduto così come le mie domande. E' il più grande regista teatrale contemporaneo? La prossima volta che passa per Roma io ho la febbre alta.

martedì 10 aprile 2012

ingiustizie

in palestra sono sempre di corsa, ma non mi e' sfuggita la storia di Francesca, l'insegnante più brava e più seria. Francesca e' arrivata in palestra sulla scorta del suo fidanzato istruttore, allora molto innamorato di lei. Poi si sono lasciati e lui e' salito di grado, diventando direttore dei corsi. Ora che lei si e' conquistata un pubblico di fedelissime che affollano i suoi orari, lui ha deciso di farla fuori. Le ha tolto le lezioni di zumba, affidandole a uno pseudo cubano, solo perché lei aveva fatto notare che c'era troppa gente e lo stereo non funzionava. Vuole toglierle anche le ore di ginnastica per darle ad un'altra. Francesca, che e' sottile come un giunco, continua a deperire; non le resta che andarsene: altrove non mancherà di farsi apprezzare. Protestare non serve. L'unico lato positivo della faccenda e' che non dovra' più avere niente a che fare con un uomo così meschino.

lunedì 9 aprile 2012

era stufo

negli anni Umberto Bossi ci ha abituato alle sue sparate, un po' come il suo sodale Berlusconi. Abbiamo imparato a non ascoltarlo. Ora che gli manca la terra sotto i piedi non rinuncia al suo atteggiamento da bullo da strapazzo. L'autista di Renzo, suo figlio, per paura di venire coinvolto nell'inchiesta ha messo su internet un video in cui si vede che procurava al giovane mazzette di contanti per il suo uso privato prelevandole dal tesoriere della Lega. Renzo da' le dimissioni (che altro poteva fare per evitare il linciaggio da parte degli ultimi militanti del partito?) e il padre dichiara, bene, erano già due mesi che mi diceva che era stufo. Un incarico, quello in Regione, ben retribuito (dodicimila euro al mese) ma evidentemente non adeguato all'intelletto del Trota. Quando si farà un'antologia dei detti bossiani, non bisogna dimenticare era stufo.

Le vergini suicide

nella mia scoperta di Jeffrey Eugenides sono partita dalla Trama del matrimonio per poi risalire a Middlesex fino a Le vergini suicide che lo scrittore di origini greche ha scritto a trentatre’ anni. La mia pasquetta e’ stata completamente assorbita dalla lettura della storia del suicidio multiplo delle sorelle Lisbon. Un noi maschile racconta la vicenda: sono i coetanei delle ragazze, i compagni di scuola che ronzano loro intorno, attratti dalla loro bellezza, ma ancor piu’ dalla segregazione che subiscono per opera di una madre ottusa, spaventata non si sa da che. C’e’ una villetta trasandata, c’e’ un padre inerme che fa il professore nel liceo delle figlie, c’e’ un’ambulanza che si specializza nel macabro compito di intervenire dopo i suicidi tentati o quelli riusciti; c’e’ un piccolo centro che non parla d’altro, e poi ci sono loro: Cecilia, Mary, Therese, Bonnie e Lux, diversissime, ma unite tra loro da qualcosa che non si capisce. E’ un libro che suscita mille domande e non da’ neanche una risposta. C’e’ dentro uno spaccato di vita americana, dei suoi riti, delle sue ipocrisie, c’e’ il mistero dell’adolescenza femminile con i suoi furori e i suoi slanci, c’e’ una famiglia da incubo che colpisce per la sua scialba normalita’, e c’e’ lo sguardo originalissimo dello scrittore che si moltiplica in tanti punti di vista, curiosi ma non troppo coinvolti. Ora non mi resta che andarmi a cercare il film di Sofia Coppola, chissa’ come ha letto lei questo libro.

domenica 8 aprile 2012

Steve McCurry, Viaggio intorno all'uomo

meravigliosi bambini con gli occhi spalancati, vittime di guerra, paesaggi da favola e luoghi devastati, il gioco, il sonno, la fatica, la lettura: la mostra del fotografo Steve McCurry al Macro di Roma fino al 29 aprile è un invito a guardare il mondo con occhi nuovi, a stupirsi e commuoversi di fronte alla varia umanità che lo popola. Dal catalogo della mostra, Steve McCurry: "la maggior parte delle mie immagini trova radici nelle persone, e io sono sempre in cerca del momento inaspettato, l'essenza dell'anima che si affaccia per una frazione di secondo, le storie di vita incise sui volti. Voglio capire esattamente cosa significhi essere quella persona, una persona colta in quel contesto universale che puoi definire la condizione umana".

benedetti avanzi

cielo coperto, nessuna fretta di partire per il mare, nessun impegno pasquale. Ci alziamo tardi, finisco di leggere il libro per Giunti sulla ragazzetta inglese che vuole fare la paleontologa e viene scelta come testimonial da una famosa stilista (perché continuo a dire di sì a queste letture sceme che mi sottraggono tempo?), colazione con torta. In un attimo arriva l'ora di pranzo e abbiamo gli avanzi del pranzo di ieri: tagliatelle e cotolette della suocera, non devo far nulla. Ora è spuntato il sole, possiamo partire. Sembra di essere alla vigilia di una lunga partenza e invece martedì lavoriamo. La vera vacanza sarà il 25 aprile in Turchia, per una volta i ragazzi non vedono l'ora. Che bella quest'aria primaverile.

sabato 7 aprile 2012

Piccole bugie tra amici

stretta tra due amiche molto critiche e insofferenti per la lunga durata del film, avrei potuto non godermi troppo Piccole bugie tra amici, invece ero così concentrata nelle vicende del gruppo di parigini in vacanza che non mi sono neppure accorta che a loro non piaceva. Max (Francois Clozet, il protagonista di Quasi amici) e' il ricco proprietario di un hotel. Non si rilassa mai: d'estate al mare ha il computer sintonizzato sulle telecamere dell'albergo. Ci tiene a invitare nella sua bella casa e sulla sua barca un gruppo variegato di amici, ma gli da' fastidio quasi tutto quello che fanno. In particolare e' scioccato dalla dichiarazione di amore che ha ricevuto prima di partire: il suo amico fisioterapista, sposato e con un figlio, gli ha detto di pensare solo a lui; lo ha invitato lo stesso con la famiglia, ma solo sentirsi addosso il suo sguardo lo fa impazzire. Ognuno degli invitati ha una sua nevrosi: l'attore rubacuori non riesce a tenersi nessuna donna; l'antropologa carina e' sempre in fuga; quello lasciato dalla sua compagna non fa che scambiarci messaggi. Si beve molto, si ride, si litiga, ci si consola a vicenda. Su tutti incombe il pensiero di Ludo (Jean Dujardin), l'amico in ospedale per un gravissimo incidente di moto: peccato che ci si debba accontentare di una rapida apparizione di quest'attore. Senza pretendere di spiegare alcunché sulla vita, Guillame Canet mette in mostra con humour la difficoltà dei rapporti, il girare a vuoto, le fragilità che ci contraddistinguono e che non possiamo non accettare.

il valore della laurea

altro aspetto sociologico di grande interesse nel crollo della Lega: la storia delle lauree comprate. Molti dei soldi del finanziamento pubblico al partito sono finiti nell'acquisto di lauree: non solo quella per il figlio di Bossi (che si e' aggiunta all'acquisto del diploma), ma anche quella per l'attuale vicepresidente del senato Rosi Mauro e quella per il suo fidanzato poliziotto. Una banda di ignoranti che, non contenti di occupare cariche pubbliche lautamente retribuite, hanno voluto aggiungere al loro striminzito curriculum il "pezzo di carta", mai come in questo caso carta straccia, e per massimo sfregio, l'hanno ottenuto a spese dei contribuenti. Almeno Lusi, il capo scout, con i soldi pubblici si pagava pranzi da favola e ville, si vede che la Margherita ha un'altra classe.

venerdì 6 aprile 2012

asociale

piu' invecchio, più divento asociale. Gli auguri, i convenevoli, le chiacchiere inutili, a volte persino i saluti mi pesano. Vorrei, e spesso lo faccio, sgusciare tra la gente non vista. L'unica cosa che in questo periodo mi manca e' più tempo per stare con me. Non a caso da una mamma così e' uscita una figlia che non sta sola un minuto, che e' amica di tutti e, se potesse, tornerebbe a casa solo per dormire.

the family

nel crollo di Umberto Bossi, dimessosi dalla guida della Lega da lui fondata, c'e' più di un aspetto tragico. E' tragico lo sconcerto del popolo lombardo, di quelle anime semplici che in lui vedevano il loro faro e non immaginavano che a contatto con "Roma ladrona" il primo a diventare ladrone sarebbe stato proprio lui, ed e' tragico il trattamento che gli ha riservato la sua famiglia dopo l'ictus che l'aveva ridotto in fin di vita. Si era a suo tempo elogiata la dedizione della moglie, che incurante dei tradimenti che il campione del celodurismo le aveva inferto, aveva speso tutte le sue energie per rimetterlo in piedi e si erano elogiati i figli per essergli stati vicini. Ora emerge che il Bossi malfermo sulle gambe con l'eloquio spezzato era una specie di burattino nelle mani di chi gli stava intorno: la moglie, i figli, la segretaria grassa, la vicepresidente del Senato Rosy Mauro detta la "Nera" o la badante, il tesoriere ricattatore. Nelle mani di quest'ultimo pare ci fosse una cartellina con sopra scritto "the family" in cui si teneva la contabilità dei soldi della Lega che i congiunti del senatur spendevano per case, macchine e persino dentista. A quando una fiction finalmente realistica su come una famiglia italiana distrugge il patrimonio di credibilità che il capostipite con tanti anni (tante balle) e tanto impegno personale ha costruito?

giovedì 5 aprile 2012

Benvenuti a tavola


un cuoco del Nord che litiga con un cuoco del Sud: hanno messo entrambi gli occhi su un locale nel centro di Milano. Una fiction per canale cinque in otto puntate, ambientata in cucina, con grande attenzione alla preparazione dei piatti e poi le storie di due famiglie con figli bambini e adolescenti: amicizie, rivalita’, amori. Sulla carta un’emerita schifezza, ma il produttore e’ Pietro Valsecchi, l’idea e’ sua e lui e’ snobbissimo, istrionico, egocentrico; banale no, banale mai. Tant’e’ che nei panni del cuoco del Nord c’e’ Fabrizio Bentivoglio. Nell’intervista che gli ho fatto (uno dei privilegi di questo futile lavoro e’ trovarsi per cinque minuti a tu per tu con belle persone), Bentivoglio ha detto che aveva proprio voglia di non fare un depresso o un malato terminale, di giocare tutto sulla leggerezza. Ha un modo di parlare Bentivoglio, pacato e sorridente, che incanta; vorresti ascoltarlo ancora, fargli raccontare qualsiasi cosa. Chissa’ se per amor suo riusciro’ anche ad appassionarmi a questa serie.

mercoledì 4 aprile 2012

Il vecchio pozzo


due eccentrici maghi: cosi’ descrive i suoi genitori la scrittrice ungherese Magda Szabo’ in Il vecchio pozzo, romanzo in cui evoca la propria infanzia e la propria famiglia. Magda e’ una bambina malaticcia, spesso costretta a letto, che gode pero’ di grandissima attenzione da parte della madre e del padre. Entrambi scrittori mancati, poveri, colti e ricchi di fantastia, i due costruiscono intorno alla figlia un universo fatato, in cui gli oggetti e le persone sono polidimensionali, rimandano ad altro. La sera a casa Szabo’ si passa raccontando: “per forgiare gli eroi delle fiabe in parte inventavamo, in parte attingevamo ai nostri stessi caratteri, a parenti, amici, nemici, quando uno dei tre doveva iniziare la storia, gli altri lo aiutavano con precisazioni, lo sostenevano con consigli, e la trama si ampliava”. Una parente decide di prendersi in casa la piccola Madga per una villeggiatura. Lei, offesa perche’ si e’ sentita definire  troppo magra e bruttina, si vendica sforbiciando tutte le sedie di un prezioso salotto: ottiene cosi’ di essere rimandata subito da suoi. E’ un libro magico Il vecchio pozzo: chiunque abbia vissuto un’infanzia senza molti accadimenti, ma piena di letture e fantasticherie ci ritrova un pezzo di se’. Una prosa davvero bellissima.

martedì 3 aprile 2012

tutta colpa di Troisi

domani devo montare una sintesi di Maria di Nazareth. Il conduttore ci tiene molto e al telefono ci confrontiamo sulla scelta delle scene. Gli dico che non mi e' piaciuto quando Giuseppe viene visitato in sogno dall'angelo: un conto e' l'annunciazione a Maria; che bisogno aveva lui di un angelo quando aveva la parola di lei? Il conduttore trattiene il respiro, vorrebbe insultarmi; si limita a dire, guarda che e' il Vangelo a parlare del sogno di Giuseppe, non e' una licenza degli sceneggiatori. Si', impapocchio io, ma non era meglio che Giuseppe mostrasse di tenerci tanto a Maria da prendersela così com'era? Lui glissa e passiamo ad altre scene. Che figuraccia. Poi mi torna in mente quando in Ricomincio da tre Massimo Troisi dice alla sua donna che non importa se il figlio che aspetta non e' il suo, gli vorrà bene lo stesso, e si mette a pensare al nome da dargli. Troisi si' che aveva capito tutto della paternità.

Bentornato Nero Wolfe

com'e' questo Nero Wolfe interpretato da Francesco Pannofino e affiancato da Pietro Sermonti nel ruolo del suo assistente Archie? Dal poco che ho visto stamattina mi pare un prodotto dignitoso, con una bella fotografia, sceneggiature in bilico tra la fedeltà ai testi di Rex Stout, il desiderio di attualizzare, la necessita' di contestualizzare gli accadimenti in una Roma anni cinquanta, e due attori divertenti e capaci. Riuscira' l'impresa di accontentare sia i vecchi nostalgici di Buazzelli sia i giovani fanatici di Boris? Io oggi mi sono goduta le interviste a Pannofino e Sermonti.